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Arbus :: Paese del Medio Campidano Famoso per le sue meravigliose spiagge e per la miniera di Ingurtosu, nel paese è presente anche il Museo del Coltello Sardo.

Località Sarde > Medio Campidano


Arbus Capo Pecora
Arbus, panorama.

Arbus
Arbus ospita uno tra i più affascinanti territori della Sardegna. Le sue bellezze paesaggistiche e storico-culturali derivano da un passato ad economia mineraria. Il patrimonio è ricco di tradizioni e di incantevoli scenari, dalle località minerarie di Ingurtosu e Montevecchio, alle spiagge come la Costa Verde, Piscinas, Torre dei Corsari e Scivu.

Abitanti: 6.980
Superficie: kmq 269,34
Provincia: Medio Campidano
Municipio: via XX Settembre, 17 - tel. 070 975691
Guardia medica: via Mentana, 15 – tel. 070 9759035
Polizia municipale: via Cavallotti, 85 - tel. 070 9759067
Biblioteca: piazza Immacolata, 1 - tel. 070 9754006
Ufficio postale: via Cav. Caddeo, 20 - tel. 070 9756177

Arbus Stemma

Territorio

Il Comune di Arbus è uno dei più estesi della Sardegna (il secondo dopo Sassari) e d'Italia. Ha 47 chilometri di costa, che si estendono dalla penisola di Capo Frasca fino a Capo Pecora. Il nome Arbus ha un'etimologia incerta e le ipotesi proposte sono tutte prive di documentazione sicura. Una prima fa risalire il nome ad albus, con allusione al colore bianco della neve che tingerebbe le montagne circostanti o, più verosimilmente, al colore bianco (o quasi) della roccia nuda (priva di vegetazione) che affiora sulla cima delle montagne. Il colore della roccia è in netto contrasto col colore verde intenso della macchia mediterranea e dei boschi che si sviluppano sui versanti. Una seconda ipotesi è riferita ad arburis, per l'abbondanza di alberi che in passato avrebbe caratterizzato il territorio. Debole appare l'ultima possibilità che fa derivare il nome da arabus, con riferimento alle orde barbaresche che un tempo avrebbero invaso le coste.

Arbus, due turisti ammirano la spiaggia di Torre dei Corsari.


Arbus da Scoprire

Arbus è famoso per la lavorazione dei coltelli a lama ricurva, arrasoias, che vengono prodotti da artigiani locali. Nei dintorni il borgo minerario abbandonato di Ingurtosu, costruito dalla società francese Pertusola, ex proprietaria delle miniere. Le case, la chiesa e la palazzina della direzione sono circondate dal verde della macchia mediterranea e della pineta.
Una strada sterrata scende tra miniere, edifici abbandonati e gigantesche discariche fino a Narcauli con le rovine della caveria costruita nel primo dopoguerra.
Un tempo un trenino decauville portava il materiale estratto fino al mare dove veniva caricato sulle navi. Alcuni tratti delle vecchie rotaie con i carrelli si possono vedere sulla spiaggia di Piscinas nei pressi dell'albergo Le Dune, ricavato da un vecchio edificio minerario. Alle spalle una catena di bianche dune, formate dal vento ma ricoperte dal verde della macchia mediterranea. La spiaggia si estende per 9 km verso sud fino a Capo Pecora, mentre a nord lascia posto a una costa rocciosa che prende il nome di Costa Verde.
Famose in tutto il mondo sono le località minerarie di Ingurtosu e Montevecchio. Le spiagge della Costa Verde, di Piscinas, di Torre dei Corsari e di Scivu hanno spesso ottenuto il massimo riconoscimento di Legambiente: le 5 Vele. Nel Comune di Arbus si trovano le frazioni di Sant'Antonio di Santadi e di Ingurtosu. La piccola frazione di Montevecchio invece appartienea due amministrazioni comunali: quella di Guspini e quella di Arbus.

Museo del coltello sardo


Informazioni
Indirizzo: via Roma, 15 - 09031 Arbus
tel. 070.9759220
Titolare: Paolo Pusceddu
Gestione: privata
Orari: 09.00 – 12.00 e 16.00 – 20.00 (dal lunedì al venerdì); 08.00 – 12.00 ( sabato); sabato pomeriggio e domenica si apre solo su prenotazione
Biglietto: ingresso libero
sito internet: www.museodelcoltello.it
e-mail: arburesa@tiscalinet.it

Il museo
Creato dal famoso coltellinaio Paolo Pusceddu, sorge attiguo al suo laboratorio chiamato, come il coltello tipico del territorio, Arburesa. Oltre che per le dune di Piscinas, Arbus è conosciuta nel mondo per i suoi coltelli, chiamati nel dialetto locale "arresojas", compagni inseparabili dell'uomo che abita le campagne sarde. Nel museo è possibile rivivere la storia della coltelleria in Sardegna, a partire dal neolitico. Il percorso museale ha inizio nella sala dove si trovano i coltelli più antichi, tra cui spicca la riproduzione di un pugnale in ossidiana, una roccia vetrosa utilizzata sin dal neolitico antico per realizzare arnesi da caccia, ma è possibile ammirare anche pezzi del XVI secolo. Alcuni coltelli sono vere e proprie opere d'arte, coltelli con manici in corno di ogni forma e colore, intarsiati e scolpiti in forma di cervo, cinghiale, muflone e aquila, a rappresentare la fauna sarda. Sono poi esposti i prodotti dei più rappresentativi coltellinai sardi contemporanei (Francesco Trudu di Villacidro, Sebastiano Spanu di Dorgali e Barore Brundu di Pattada). L'ultima sala è la ricostruzione dell'antica bottega del fabbro "su ferreri", nella quale sono visibili arnesi originali del secolo scorso: un mantice, un trapano a volano, una mola a pedale, un'antica incudine. All'interno del Museo si proiettano filmati dedicati alle fasi ed alle tecniche della costruzione del coltello e trovano spazio anche alcune sculture del pittore Archimede Scarpa di Selargius e di Efisio Pisano di Villacidro. Il Maestro coltellinaio Paolo Pusceddu è stato inserito nel Guinness dei primati per aver creato, nel 1986, il coltello più grande del mondo, lungo 3 metri e 35 centimetri per un peso di 80 chili. Questo record è stato battuto, nel 2002, quando il maestro Pusceddu ha costruito un coltello a serramanico lungo 4 metri e 85 centimetri, del peso di ben 295 chilogrammi.
Per accedere al primo piano sono presenti barriere architettoniche.
Servizi
Visite guidate dal maestro Pusceddu.

Coltello Sardo
Coltello di Nuoro.

Arbus, Colonia marina "Francesco Sartori"


Come arrivare

Arbus si raggiunge da Guspini lungo la SS 126.
L'edificio sorge su un'ampia e suggestiva insenatura della marina di Arbus, allora non antropizzata, che fu completata per l'occasione con 18 km di strada e con un rimboschimento di pino domestico per 8 ettari, oltre che servita da un acquedotto collegato a quello di Montevecchio.
Descrizione
La colonia marina "Francesco Sartori" di Funtanazza fu inaugurata nel 1956 ed è l'ultimo grande intervento della società mineraria di Montevecchio a favore dei figli dei dipendenti.
La costruzione è realizzata con tre corpi distinti ciascuno con funzioni differenti: il principale e più imponente ha diversi livelli, sottolineati da finestre a nastro che corrono per tutto la facciata, e si segnala soprattutto per il porticato anteriore su due piani, che richiama il classico rapporto tra pieni e vuoti, qui perfettamente funzionali alle necessità di utilizzare ampi spazi anche aperti e nello stesso tempo protetti. L'edificio, costruito in cemento armato con nervature, è corredato da due piscine, una delle quali omologata alle norme CONI, che hanno a disposizione anche un fabbricato di servizio.
Gli interni funzionali e luminosi comprendevano tutte le strutture ricettive per il soggiorno temporaneo dei bambini, utilizzando arredi prevalentemente metallici.
Storia degli studi
Una rassegna degli studi si trova nella bibliografia relativa alla scheda nel volume della "Storia dell'arte in Sardegna" sull'architettura otto-novecentesca (2001).

Arbus, miniera di Ingurtosu
Ingurtosu, palazzo della Direzione.

Arbus, Miniera di Ingurtosu



Come arrivare
La miniera di Ingurtosu è raggiungibile da Arbus tramite la SS 126 verso S per circa 7 km fino al bivio per il villaggio minerario.
La miniera si inserisce in un'area di grande interesse ambientale.
Descrizione
I filoni della miniera piombo-zincifera furono concessi alla Sociétè Anonime des Mines de Plomb Argentifère de Gennamari et Ingurtosu fino a vari passaggi di proprietà. Ci furono più volte momenti di crisi, legati anche alle periodiche crisi economiche internazionali e culminati nella seconda guerra mondiale, per giungere infine al trasferimento nel 1964 alla Società Monteponi-Montevecchio, che chiuse gli impianti quattro anni dopo.
Il villaggio si inserisce in un paesaggio che gli accumuli dei materiali nelle discariche contribuiscono a rendere decisamente interessante e, spesso, suggestivo anche per la morfologia mutevole del territorio. Nell'insediamento principale emerge il palazzo della direzione, il cosiddetto "Castello", realizzato intorno al 1870 dall'ingegnere tedesco Georg Bornemann. La facciata più importante, rivestita in pietra e conclusa da una sequenza di archi pensili sotto la copertura, si affaccia sulla valle e mostra una forma compatta sottolineata da finestre ad arco anche bifore, disposte simmetricamente su diversi piani. Attraverso una breve galleria ad arco si entra nella corte retrostante dove spiccano una balconata in legno in forme neogotiche, aggettante, e i paramenti esterni di mattoni con una controventatura lignea, caratteristiche entrambe che richiamano con evidenza le origini nordiche del progettista.
La chiesa di Santa Barbara è una semplice costruzione a capanna con un arco trilobato cieco e un ingresso sormontato da una lunetta che reca tracce di un dipinto deteriorato. L'interno è decisamente più interessante ed ha tre alte navate con pilastri di ordine dorico e coperte da soffitto piano con affreschi e marmi decorativi. Poco lontano, ai piedi della scalinata esterna è il monumento in forma di guglia neogotica, che commemora uno dei proprietari, Lord Brassey, morto nel 1919.
Proprio al gentiluomo inglese è intitolata la laveria Brassey, raggiungibile dal villaggio verso Naracauli: il grandioso edificio riuniva vari fabbricati, ordinati secondo la successione della lavorazione dei minerali. Oggi rimangono poderosi e suggestivi resti su cinque livelli, che unendo pietra, calcestruzzo e mattoni testimoniano i vari momenti di realizzazione. La parte più significativa è la grande bifora con un oculo che la sovrasta.
Raggiungendo il mare lungo le dune di Piscinas, si scorgono i semplici fabbricati della colonia per i dipendenti, ristrutturati a partire dal 1985 per uso alberghiero.
La miniera fa parte del Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna, riconosciuto dall'UNESCO.
Storia degli studi
Gli impianti minerari di Ingurtosu sono menzionati in diverse opere sull'archeologia industriale in Sardegna.

Ingurtosu, Monte Arcuentu.
Ingurtosu, il villaggio

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