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Argentiera il Mare e la Miniera (SS) :: Storia e bellezze paesaggistiche si uniscono in un connubio perfetto all'Argentiera che potrebbe diventare una località dalla grandi attrative turistiche.

Cultura Sarda > Monumenti in Sardegna


Sassari Argentiera mare.

Argentiera Centro abitato della provincia di Sassari, frazione di Sassari (da cui dista 40 km), con circa 100 abitanti, posto a 42 m sul livello del mare lungo rilievi digradanti verso il litorale intorno ai resti di un notevole stabilimento minerario. Regione storica: Nurra. Archidiocesi di Sassari.

Come arrivare L’Argentiera si trova nella costa nord occidentale della Sardegna, tra Alghero e Stintino. Dista 40 km da Sassari ed è a circa mezz’ora di macchina sia dal porto di Porto Torres che dall’aeroporto di Alghero- Fertilia. Se arrivate dalla SS 131 all’altezza di Sassari prendete il bivio per la SS 291 che porta ad Alghero. Dopo circa 3 km svoltate a desta per Argentiera/Bancali e poi subito a sinistra per Borgata Bancali SP18. Proseguite attraversando prima Palmadula e quindi La Corte. Ancora 5 km e e siete arrivati.

Attribuzione - Lavoro originale. di Gianni 0789 https://ssl.panoramio.com/photo/53366308

Argentiera frazione di Sassari, vi troverete un meraviglioso mare e la parte storica della miniera. Sassari Turismo cosa vedere come arrivare.

TERRITORIO Il territorio, non adatto alle colture, se non alla pastorizia nella parte interna, si compone di colline rocciose da cui fino agli anni Sessanta si estraevano piombo, zinco e argento. La frazione è collegata alla città da una strada provinciale che tocca le altre frazioni rurali di Campanedda, La Corte e Bancali e da un servizio giornaliero di pullman.



STORIA
Il luogo era conosciuto già in epoca romana: sono stati trovati i resti di piccoli forni per il trattamento del materiale di estrazione. Ma il primo documento ufficiale risale al 1131 ed è un atto di donazione del sito da parte di Gonario di Torres in favore della primaziale di Santa Maria di Pisa. Dopo secoli in cui si ha prova che le estrazioni continuassero, le notizie successive ci portano al 1838 quando il romanziere Honorè de Balzac tentò una speculazione, convinto della ricchezza del giacimento, ma non riuscì nell’intento. Nel 1867, grazie a una legge che favoriva la ricerca mineraria, l’Argentiera fu data in concessione alla nobile Caterina Angela Tola di San Saturnino che diede impulso alla miniera. Il maggiore sviluppo del centro avvenne però sotto la direzione dell’ingegner Eugenio Marchese della Compagnia Generale delle Miniere: nei primi decenni del Novecento vi lavoravano oltre 400 operai. Tra le due guerre mondiali ebbe grande sviluppo il centro abitato, dotato di tutti i servizi necessari, ma nel secondo dopoguerra la produzione andò sempre diminuendo fino alla chiusura degli impianti nel 1963. Negli anni Settanta fu tentata una ristrutturazione edilizia a fini turistici che però, dopo varie vicissitudini giudiziarie, fu abbandonata.


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Le più antiche strutture abitative dell’Argentiera, risalenti alla seconda metà dell’Ottocento, si trovano nella zona di Miniera vecchia, nella parte più interna della lunga vallata sovrastante la baia di San Nicolò. A dominare le casupole operaie, la cui tipologia ricordava gli stazzi della Nurra, era l’abitazione del direttore: qui fu ospitato Quintino Sella quando, nel 1869, accompagnato dall’ingegner Marchese, visitò la miniera. La casa del direttore, insieme agli altri uffici, venne poi spostata nel cosiddetto Centro-miniera, nei pressi delle officine e della laveria. In uno spiazzo intermedio tra le due zone, di fronte alla imponente struttura del pozzo Podestà costruita nel 1890, stava la cantina, ovvero lo spaccio che serviva non solo la borgata ma anche il vasto territorio pastorale che la circondava. Agli inizi del Novecento venne realizzato il villaggio di Cala Onano, situato sull’altura che sovrasta la spiaggia di Porto Palmas; l’insediamento, realizzato per ospitare le prime famiglie e iniziare una nuova strategia aziendale tendente al ‘‘fissaggio’’ della manodopera, fu indicato come esemplare villaggio operaio nella relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle miniere sarde svoltasi in età giolittiana. Tra le nuove strutture abitative realizzate nel ventennio fascista vanno segnalati il cinema, prospiciente la spiaggia, il dopo lavoro e la nuova residenza del direttore, tutte nel tipico stile dell’epoca. Risale a quel periodo anche la caratteristica laveria in legno, uno dei più singolari monumenti dell’archeologia mineraria sarda: progettata dall’ingegner Audibert, entrò in funzione nel 1936 dopo un periodo in cui l’attività estrattiva era stata interrotta. Nella fase dell’immediato secondo dopo guerra, quando l’Argentiera raggiunse la punta massima di residenti, furono infine edificati sulla collina sovrastante il quartiere denominato La Plata la nuova chiesa e un moderno albergo operaio. Gli stabilimenti e i pozzi della vecchia miniera rappresentano, comunque, il patrimonio storico e culturale del piccolo centro, ma versano in uno stato di grave abbandono e rischiano la distruzione. L'Argentiera ha le potenzialità per diventare un centro turistico, anche grazie alla natura selvaggia dei dintorni e alla presenza di due belle spiagge, quella cui si accede dalla vecchia laveria e quella già citata di Porto Palmas, nelle cui vicinanze è sorto qualche anno fa un grande camping. Il territorio è anche ideale per le escursioni lungo la costa, ricca di insenature e spiaggette incantevoli.

Testo di Sandro Ruju


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Miniera dell'Argentiera

La miniera è situata nella Nurra.Sfruttava uno dei più antichi giacimenti di zinco, piombo e argento conosciuti in Sardegna. Conosciuta con ogni probabilità dall’epoca romana e comunque dal Medioevo, rimase inattiva per secoli, ma agli inizi dell’Ottocento le montagne di scorie di lavorazione che erano nella località interessarono alcuni speculatori e attirarono anche Honorè de Balzac, che nel 1838, con la speranza di realizzare facili guadagni, vi fece un inutile e infelice viaggio. Pochi anni dopo, però, l’ingegner Candido Baldrucco individuò le reali potenzialità del giacimento e nel 1867 la miniera venne concessa alla marchesa di San Saturnino, Caterina Angela Tola. La nobil donna ne avviò lo sfruttamento, affidando la direzione dello stabilimento all’ingegner Gaudina. Nel 1880 l’attività diede i primi risultati positivi: in seguito, però, non essendo in grado di reperire i capitali necessari, la marchesa cedette la miniera alla Società Sardo Belga che avviò il miglioramento dei suoi impianti. Pochi anni dopo la Sardo Belga cedette la miniera a Luigi De Laminne, il quale la vendette a sua volta, vantaggiosamente, alla Compagnia Generale delle Miniere diretta da Eugenio Marchese. I nuovi proprietari svilupparono l’estrazione e gli impianti furono completati con la costruzione di una laveria a Cumpigneddus; per facilitare l’asporto del materiale le gallerie vennero inoltre dotate di binari. A partire dal 1886 la Compagnia Generale delle Miniere cedette la concessione alla società Correboi del finanziere genovese Podestà, che diede vita a un vasto impianto che impiegava più di trecento operai. L’estrazione venne incrementata dalla scoperta dello zinco; fu costruita un’altra laveria vicino al mare e nel 1911 fu aperto un nuovo pozzo. L’impianto, però, entrò in crisi durante la prima guerra mondiale per la mancanza degli operai, partiti per il fronte. Nel dopoguerra, attorno al 1920, l’attività riprese e fu costruito il pontile di San Nicolò, che consentiva di caricare più agevolmente il materiale. Nel 1924 la Pertusola francese rilevò una parte delle azioni della Correboi: ciò rese possibile nel 1929 la ristrutturazione della laveria. Intantoperò laproprietà, per il mutato clima politico, ebbe delle difficoltà di rapporti con il governo. Nel 1940 gli impianti vennero sequestrati e solo nel 1946 l’attività potè essere ripresa, ma ormai il filone andava esaurendosi, sicchè a partire dal 1963 l’impianto fu fermato e nel 1967 chiuso definitivamente.



Gli argentieri artigiani storia in Sardegna, gemelli in filigrana in argento
Gli argentieri artigiani storia in Sardegna,bottonii in filigrana d'argento.

Argentieri sardi

L’attività degli argentieri sardi, legata all’estrazione del minerale in loco, diede vita a un fiorente artigianato. Abbiamo notizia di essa già in epoca giudicale, ma solo nel 1331 fu regolamentata con l’emanazione di un privilegio che stabiliva che gli argentieri di Cagliari, di Iglesias e del giudicato d’Arborea avrebbero dovuto apporre il marchio civico sugli oggetti da loro realizzati a garanzia della rispondenza del prodotto al titolo dichiarato. A quei tempi l’attività degli argentieri era concentrata in determinate zone delle città: ad esempio a Cagliari era concentrata nel Carrer de los platers, l’attuale via Lamarmora, in Castello. Le botteghe erano a conduzione familiare e gli argenteri tendevano a mantenere segrete le loro procedure, che trasmettevano ai propri discendenti.Nel corso del secolo XV la disciplina venne estesa anche agli orafi di Alghero e nel corso dei secoli successivi la loro attività si svilupò ulteriormente. Nel secolo XVII fu costituito a Cagliari il Gremio degli argentieri e degli orafi che nel 1631 si dette un proprio statuto. Lo statuto, scritto in catalano, diviso in quaranta capitoli, regolamentava tutta l’attività di produzione degli oggetti d’argento, i rapporti di lavoro e ogni altro aspetto del lavoro degli argentieri, ivi comprese le relazioni commerciali. Il contenuto dello statuto rimase pressoche´ invariato fino all’Ottocento: solo nel 1834 il suo testo sarebbe stato tradotto in italiano. Passata l’isola sotto l’amministrazione dei Savoia, nell’ottobre del 1760 il vicerè Tana di Santena emanò un pregone che integrava il contenuto degli statuti dei gremi con norme dettate a garanzia dei compratori dei prodotti e delle lavorazioni. Fu stabilito che al marchio civico che garantiva la qualità avrebbe dovuto essere affiancato il marchio del maggiorale che attestava il titolo dell’argento.Nel 1768 un editto di Carlo Emanuele III introdusse anche l’obbligo del marchio dell’assaggiatore regio, un funzionario governativo che controllava la rispondenza alle norme dei prodotti degli a. L’attività venne regolata da questa normativa finoal 1873, quando entrò invigore la legge n. 806 che unificava il sistema di garanzia dei metalli preziosi in Italia.


Argentiera Mare - foto di Gianni 0789 - attribuzione CC - 53366265

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Sassari Argentiera giugno 2015 sopralluogo regione e comune per prossimi lavori nel sito dell'Argentiera.

Una rete di edifici per valorizzare l'Argentiera
Sassari, lì 28 giugno 2015

Sopralluogo dell'assessore Ottavio Sanna con l'assessore regionale ai Lavori pubblici Paolo Maninchedda. Illustrati i lavori di “incapsulamento” della collina sulla spiaggia Un sopralluogo alla laveria della miniera con l'assessore regionale ai Lavori pubblici Paolo Maninchedda. Quindi ancora, una visita al cantiere sulla spiaggia che vede gli operai della ditta Angius impegnati a "incapsulare" la collina che sovrasta l'arenile e che è formata dai materiali di scarto della vecchia miniera. Materiali giudicati inquinanti e pericolosi per la salute dell'uomo e che con questa operazione di “capping” vengono intrappolati e non più dispersi nell'ambiente. L'incontro con il rappresentante della giunta di Francesco Pigliaru era stato richiesto dal sindaco Nicola Sanna e dall'assessore ai Lavori pubblici Ottavio Sanna per far conoscere l'ex borgo minerario e i progetti dell'amministrazione comunale all'esecutivo regionale. Ad accompagnare l'assessore Paolo Maninchedda venrdì all'Argentiera c'erano l'assessore Ottavio Sanna, il direttore generale del Comune Maurizio Carìstia, ingegneri e progettisti del Comune e della ditta che sta eseguendo i lavori sulla spiaggia quindi i tecnici della ditta Pau e i professionisti che hanno lavorato al restauro della laveria, il consigliere di minoranza Enrico Sini e il consigliere della circoscrizione unica della Nurra Francesco Podda. L'assessore comunale ai Lavori pubblici ha fatto da Cicerone all'assessore Paolo Maninchedda e ha illustrato, con un primo passaggio in quello che secondo i progetti di ristrutturazione delle vecchie strutture minerarie sarà un ristorante, i lavori che sono stati eseguiti nel tempo. «L'idea – ha detto Ottavio Sanna – è quella di creare una vera e propria rete tra gli edifici ristrutturati. A partire da quelli della laveria, dove appunto abbiamo un ristorante, una sala convegni e un edificio che, per la sua stessa conformazione, rappresenta un vero e proprio museo dell'attività lavorativa della miniera. Sono ancora necessari dei fondi per concludere i lavori e mettere in sicurezza parte dello stabile. «A completare la rete degli edifici storici – ha aggiunto – quello di pozzo Podestà. Un ruolo importante lo potrà svolgere anche la struttura dell'ostello che consentirà un rilancio dell'area dal punto di vista della ricettività». A disposizione – è stato detto – ci sono i fondi della programmazione europea 2014-2020 ai quali l'amministrazione comunale di Sassari dovrà puntare per proseguire nella valorizzazione dell'ex borgo minerario. Il rappresentante della Regione ha quindi fatto un sopralluogo al cantiere sulla spiaggia. Qui, accompagnato dal direttore dei lavori e progettista Gavino Brau, ha preso visione dello stato delle opere che l'amministrazione comunale, in accordo anche con la Soprintendenza, ha avviato per mettere in sicurezza permanente l'area, con una tecnica chiamata di “capping”. Sono stati realizzati diversi gradoni di cemento che hanno “incapsulato” la collina formata dai detriti della miniera. Tra i vari terrazzamenti sono state predisposte numerose aree che consentiranno di ospitare piante tipiche della zona, donando così un aspetto più apprezzabile all'intera struttura. Ai piedi di questa è previsto uno spiazzo che potrà essere utilizzato per ospitare spettacoli o concerti.

L'intervento di “capping” Il terrazzamento in cemento ha ricoperto un enorme cumulo di inerti di miniera, cioè quei materiali residui dell'attività mineraria non abbastanza ricchi di metalli pesanti da essere riutilizzati industrialmente. Questi venivano riversati in queste aree, creando delle vere e proprie colline. «Questo – spiega il progettista e direttore dei lavori Gavino Brau – ha caratterizzato l'Argentiera per diversi anni e ha creato un grosso problema ambientale per l'inquinamento, dovuto anche all'esistenza di metalli pesanti presenti naturalmente nelle rocce del territorio, e per il rischio di crollo». Con l'intervento che si è voluto da subito risolvere il problema ambientale. I detriti sono stati “confinati” sotto una struttura in cemento armato che consente la fruizione dell'ambiente senza pericoli. I metalli pesanti restano così intrappolati e non si disperdono nell'ambiente, nell'acqua e nell'aria, sotto forma di polveri. «Abbiamo scelto una struttura in cemento armato – prosegue Gavino Brau – rispetto ad altre forme di “capping”, perché era necessario fornire una discesa a mare percorribile per i fruitori del parcheggio. La strada, infatti, non era più percorribile da anni, perché interdetta dal Demanio». La struttura prevede delle aiuole che avranno uno strato di ghiaia di colore scuro che ricorderà quello del territorio. Qui verranno messe a dimora specie vegetali autoctone, tra le quali elicriso e lentischio. «Alcuni dei materiali non sono stati posati all'interno della struttura – spiega ancora l'ingegnere – perché saranno portati a pozzo Podestà, dove è presente un'altra discarica di sterili di miniera e in cui sono presenti gli stessi contaminanti: piombo, zinco, cadmio. Qui sarà operata una bonifica con la tecnica del fito-risanamento. Si tratta di una tecnica innovativa che, da due anni, stiamo portando avanti attraverso uno studio pilota con l'università di Sassari». Miscelando il terreno con del compost e i fanghi di potabilizzazione si è visto che questi elementi hanno la capacità di mantenere i contaminanti al loro interno e renderli meno disponibili all'esterno. «Allora – riprende – piantumando in questi terreni con l'elicriso, si creerà un giardino con un percorso didattico, che dimostrerà come da un elemento di rifiuto si sia creato un'area che avrà la capacità di bonificare il terreno. Le piante assorbiranno i metalli pesanti presenti nel terreno, li porteranno nelle loro foglie, quindi le piante potranno essere potate e conferite in discarica. A lungo andare ciò comporterà una bonifica complessiva del territorio e una restituzione della valenza agronomica del territorio che non sarà più arido e brullo ma pienamente rivegetato».


Sassari Argentiera giugno 2015 sopralluogo regione e comune per prossimi lavori nel sito dell'Argentiera.
Sassari Argentiera giugno 2015 sopralluogo regione e comune per prossimi lavori nel sito dell'Argentiera.
Sassari Argentiera giugno 2015 sopralluogo regione e comune per prossimi lavori nel sito dell'Argentiera.

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