Menu principale:

Le Vie della Sardegna :: partendo da Sassari Turismo, Sagre Paesane, Cultura e Cucina Tipica Sarda. Turismo in Sardegna, itinerari enogastrononici e culturali. B&B, Agriturismi, Hotel, Residence, Produttori Prodotti Tipici, informazioni e itinerari su dove andare, cosa vedere, dove mangiare, dove dormire sul Portale Sardo delle Vacanze. Tutto per le tue Vacanze in Sardegna. Informazioni turistiche e curiosità sui comuni della Sardegna e le attrattive turistiche offerte nei vari territori isolani.


Vai ai contenuti

Aritzo :: paese della Provincia di Nuoro famoso per la Carapigna un gelato col marchio doc tipico di Aritzo, e per il monumento naturale Su Texile. Informazioni turistiche come arrivare ad Aritzo e cosa vedere, musei e monumenti. Turismo ad Aritzo.

Località Sarde > Nuoro


Aritzo, ragazza in abito tradizionale di gala, foto del 1927 del fondo Guido Costa. Bellissima donna del Nuorese in costume primo ventinnio del novecento.
Murale ad Aritzo.

Aritzo
Aritzo è uno dei più importanti centri turistici montani della Sardegna. Situato a 800 metri sul livello del mare, è dotato di ottime strutture turistiche ed impianti sportivi all'avanguardia. Il paese ha fatto della bellezza dei suoi boschi alle pendici del Gennargentu e del suo centro storico ben conservato i punti di forza della sua economia.


Abitanti: 1.477
Superficie: kmq 75,28
Provincia: Nuoro
Municipio: corso Umberto I, 48 - tel. 0784 62721
Guardia medica: corso Umberto I, 60 - tel. 0784 629621
Biblioteca: corso Umberto I - tel. 0784 627223
Ufficio postale: corso Umberto I, 92 - tel. 0784 629230

Come arrivare: Aritzo si trova al centro della Sardegna, ai piedi del Gennargentu e si raggiunge da Laconi lungo la SS 195.


Al tempo dei governi aragonese e spagnolo, questo paese aveva ottenuto il privilegio di essere amministrato da persone del luogo, scelte dalla popolazione stessa. Della Aritzo di allora, rinomata per il commercio della neve che, rinchiusa in casse foderate di paglia, veniva portata ai mercati più lontani e venduta a caro prezzo durante i caldi mesi dell'estate, rimangono molte tracce. Alcune case presentano ancora la facciata di pietra e i lunghi balconi tradizionali. Tra le costruzioni di maggior rilievo sono da annoverare la Casa degli Arangino (di forme neogotiche) e la cosiddetta ''prigione di Aritzo'', imponente edificio secentesco in pietra. In paese sopravvive la tradizione della lavorazione artigianale dei mobili in legno (le ''cascie'' nuziali intagliate) che si possono anche acquistare presso le botteghe artigiane. Il clima, la quota e l'esposizione panoramica fanno di Aritzo una meta di villeggiatura animata e piacevole in estate. Partendo da qui è possibile scegliere tra varie gite possibili - a piedi o a cavallo - verso il Gennargentu e l'alta valle del Rio Flumendosa dove, in condizioni idriche particolarmente favorevoli, si può praticare la canoa. Nelle vicinanze del paese si trova la sagoma rocciosa del Tacco di Texile, dal quale lo sguardo può spaziare sugli sconfinati panorami della Barbagia e da dove, nei secoli dell'Alto Medioevo, il mite sant'Efisio predicò a lungo fino a convertire gli abitanti dell'interno dell'isola.

Aritzo, castagni lungo la strada per Funtana Cungiada.

Territorio di Aritzo In mezzo a un meraviglioso bosco di castagni e di noccioli, sulle pendici di Genna ’e Crobu è situato Aritzo, nella Barbagia di Belvì, rinomato centro turistico. Confina a nord con Desulo, a est con Arzana e Gadoni, a sud con Laconi e a ovest con Belvì e Meana. La sua posizione abbastanza centrale all’interno della Barbagia di Belvì ne ha fatto una vera e propria piccola capitale, frequentata sin dall’inizio del Novecento dai turisti di tutte le parti dell’isola e, soprattutto, cagliaritani: ancora oggi, infatti, si conservano all’interno dell’abitato le ville Fossataro e Asquer, costruite attorno agli anni 1910-1920. Il paesaggio montano è quanto mai vario: compaiono, infatti, i tacchi calcarei (bellissimo il Texile, di fronte al paese, inserito nell’elenco dei Monumenti naturali della Sardegna), e le montagne del Gennargentu: la più bella è, sicuramente, Funtana Cungiada, la “fontana chiusa”, a 1400 metri di altezza, un territorio di oltre duemila ettari comprato dai desulesi nel 1913.
L’industria della neve Questa fontana “chiusa” non aveva niente a che fare né con la legge delle chiudende né con qualsiasi altro cervellotico piano idrico: si trattava più specificatamente d’una costruzione a mezzo tra il nuraghe e il pozzo che in inverno veniva riempita di neve che, ricoperta di paglia e felci, veniva conservata per l’estate quando, tagliata in blocchi divenuti ormai ghiaccio e riposta in grandi scatole di legno, veniva portata nelle sagre di tutta la Sardegna dagli ambulanti aritzesi: tritata con un po’ di limone e zucchero diveniva la Carapigna, un gelato col marchio doc. In tempi andata la carapigna era una delle risorse principali di Aritzo: moltissime sono le neviere delle quali ancora si conservano i resti: la più importante, sicuramente, è Funtana Cungiada; ma importanti sono anche quelle di Genna ’e Crobu e Sa Serra; altre, Montes d’Iscudu, Erbas Birdes e Bruncuspina, sono in territorio di Desulo. L’appalto delle neviere era detenuto da una società composta da quattro printzipales aritzesi: Giovassanto Fancello, Vincenzo Arangino, Giovanni Maria Vargiu e Michele Vincenzo Devilla. Fino alla seconda Guerra mondiale l’industria della neve era, sicuramente, la ricchezza per quattro famiglie e per almeno altre cinquanta la sopravvivenza sicura. Addirittura un appaltatore aveva l’incarico di fare “le piazze” a Cagliari: si pagavano fortissimi dazi e tasse di concessione allo Stato. In estate, poi, quando la neve era finita (settembre, ottobre, novembre), le neviere venivano usate come unturgiàias, trappole mortali per gli avvoltoi che venivano
catturati usando come esca carne putrefatta. Le penne di questi uccelli venivano vendute a Cagliari e in continente per gli usi più svariati, specialmente per ricavarne penne per scrivere.

Aritzo, preparazione della carapigna
Aritzo, preparazione della carapigna gelato tipico di Aritzo a marchio doc.

Aritzo preparazione della carapigna
Descrizione: E' un prodotto tradizionale dalle antiche origini, tipico delle zone interne della Sardegna, in particolare Aritzo. Si presenta come un un sorbetto al limone, di colore bianchissimo e dalla caratteristica consistenza simile a quella della neve fresca. Si prepara con l'utilizzo di una sorbettiera in alluminio al cui interno si versa una limonata preparata con acqua, zucchero e limone. Una volta chiusa con un coperchio munito di maniglia, la sorbettiera si introduce all'interno di "su barrile", una tinozza in legno aperta nella parte superiore. Sul fondo del barilotto e nell'intercapedine intorno alla sorbettiera viene disposto ghiaccio tagliato a pezzi che viene poi cosparso di sale. Il movimento rotatorio impresso manualmente alla sorbettiera contro la superficie fredda, grazie anche all'azione del sale, fa si che la limonata a contatto delle pareti si solidifichi. La sorbettiera viene aperta e il contenuto lavorato con l'ausilio di differenti tipologie di palette, in acciaio e in legno, affinché il prodotto sia il più soffice possibile, di consistenza simile a quelle della neve fresca. L'origine della carapigna risale a tempi molto antichi, quando il commercio della neve costituiva una voce importante dell'economia per quelle zone, Aritzo in particolare. Nel periodo invernale la neve veniva raccolta all'interno di "neviere", apposite strutture dove veniva costippata e coperta di paglia, felci e terra. Nel periodo estivo il ghiaccio, sottoforma di blocchi, veniva trasportato e commercializzato in tutto il Campidano per i diversi usi e per la produzione del sorbetto. La carapigna rientra fra i "prodotti tradizionali"; con questo termine si intendono quei prodotti agroalimentari le cui metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura risultino consolidate nel tempo, omogenee per tutto il territorio interessato, secondo regole tradizionali, per un periodo non inferiore ai venticinque anni. Il "sistema" dei prodotti tradizionali è regolamentato dal decreto del 18 luglio 2000.


Aritzo, preparazione della carapigna, gelato tipico di Artizo venduto  durante del Sagre della Sardegna, col marchio dop.

I monumenti Vicino all’abitato (in prossimità del bellissimo parco comunale esteso dodici ettari) si possono notare alcune domus de janas: pare che non si conservino, invece, tracce di nuraghi. La vivacità economica che Aritzo dovette possedere dal Cinquecento all’Ottocento è dimostrata dalle numerose costruzioni che distinguono questo paese dagli altri centri limitrofi: prima fra tutte la chiesa di San Michele, del 1500, di struttura tardo-gotica, che custodisce all’interno una croce processionale di oreficeria cagliaritana del ’400, una statua lignea policroma con Pietà, di arte locale, del ’700, e un’altra statua lignea raffigurante san Cristoforo, probabilmente del ’600. Ancora, inoltre, si conserva qualche tela del celebre pittore aritzese Antonio Mura. Altra interessantissima costruzione è il “castello” Arangino, al centro del paese: l’edificio, che risale al ’700, fu realizzato, tutto in schisto, da artigiani locali ma su un progetto sicuramente di scuola non sarda. La costruzione (rifatta, forse, ai primi dell’800) con tutta probabilità dovette sorgere su resti più antichi, probabilmente del 1200-1300. La bellissima casa della famiglia Arangino (una delle più ricche e conosciute di tutta l’isola: grande emozione suscitò, nel 1951, il duplice assassinio del capofamiglia don Vincenzo e del figlio Antonello, trucidati presso Tonara), ha la forma d’un vero e proprio castello, con la torre che domina il paese e tutta la vallata, a memoria del passato potere feudale che la famiglia esercitava sul territorio.
Il paese Moltissime altre ville ed eleganti palazzetti dell’Ottocento si inseriscono all’interno d’un tessuto urbano composto da classiche abitazioni barbaricine, col ballatoio in legno, tutte in schisto. Ancora si conserva quasi intatto il vecchio carcere, chiuso da due secoli. Il paese si articola lungo la strada principale per la lunghezza di almeno due chilometri. Dentro l’abitato ci sono molte, rinomate fontane (Funtanedda ’e Idda, Sant’Antoni). L’Amministrazione comunale e la Pro Loco tentano di sviluppare il settore turistico in modo dinamico e intelligente. Già da vari decenni Aritzo ha perso tutte quelle caratteristiche che contraddistinguono gli altri paesi della Barbagia: non si vedono più né velluto né gambali, gare di morra, risse. Il paese si muove in funzione dello sviluppo turistico e chi viene da fuori ha la garanzia della tranquillità. Sono in funzione alcuni modernissimi alberghi che offrono una ricettività turistica di quasi 250 postiletto; molti ristoranti, bar, trattorie, tavole calde, laboratori artigiani, discoteche, riescono a dare al turista ciò che non si può pretendere in un centro montano. Una serie di strutture sociali e pubbliche riescono a dare un aspetto moderno a questo piccolo centro della Barbagia: funziona infatti un ottimo istituto tecnico per ragionieri e un centro di assistenza per spastici.
L’economia e la società Ormai da parecchi decenni Aritzo ha smesso gli abiti rustici, la pastorizia è stata notevolmente ridimensionata, l’unico tipo di allevamento che pare aver avuto un certo incremento è quello dei cavalli che hanno anch’essi una utilizzazione soprattutto turistica. Molto sviluppata la forestazione. Moltissimi aritzesi sono impiegati nel terziario (insegnanti, servizi pubblici) e negli uffici e ospedali del vicino Sorgono. Il paese ha avuto negli ultimi anni (come è destino di quasi tutti i comuni della Barbagia) un lento calo demografico, di minore entità, comunque, rispetto ai paesi limitrofi. Gli aritzesi hanno scelto la via dell’emigrazione nell’immediato dopoguerra e si sono stabiliti, oltre che a Cagliari, sul continente italiano e all’estero. L’artigianato è abbastanza fiorente ed in veloce ripresa: da notare la lavorazione del legno (cassepanche, mobili, sedie) e dei dolci (il torrone e le buonissime caschettes, dolci di pasta finissima ripieni di nocciole e miele, di raffinatissima fattura), un abilissimo artigiano costruisce coltelli usando ancora, per il manico, le rarissime corna di montone.
Le tradizioni Il dialetto parlato ad Aritzo è quello classico della Barbagia centrale, originato dal latino ecclesiastico del quale conserva perfettamente la pronuncia. Il paese ha dato i natali al celebre poeta estemporaneo Bachis Sulis, autore di bellissime poesie ancora cantate a cuncordu e a tenore. Il Sulis ebbe una vita sfortunata, raccontata in un bel libro curato da Fernando Pilia (Bachis Sulis, Poesias, Cagliari), e avventurosa: divenuto bandito per motivi imprecisati, venne ucciso sulla porta di casa da due acerrimi nemici (la voce popolare additò due desulesi, Frucone e Orbada, arrestati qualche anno prima a causa del Sulis) nel 1838, a 43 anni. Nell’Ottocento Aritzo era paese di banditi famigerati: primo fra tutti “Ballellu” Manca, impiccato sulla piazza principale del paese di fronte a tutti gli uomini della sua banda, che dovettero baciare il piede della forca prima di essere condotti al carcere a vita. Alla fine del secolo venne alla ribalta delle cronache un altro pericolosissimo latitante: “Liberau” Onano, compagno dell’ancora più terribile Michele Moro “Torracorte”, di Gadoni: imperversarono per qualche decennio in tutta la Barbagia. Nel Novecento, invece, il paese non è più salito alla ribalta della cronaca nera dimostrandosi, in alcuni periodi, una vera e propria eccezione nella zona, tormentata da problemi legati alla piaga dell’abigeato e della violenza del mondo pastorale. Alle feste aritzesi accorre da ogni parte della Barbagia e dell’isola un grandissimo numero di visitatori: la sagra in assoluto più frequentata è sicuramente quella delle castagne, nel mese di ottobre, alla quale accorrono oltre tremila visitatori. Altre feste tradizionali molto belle sono la festa di San Basilio (prima domenica di settembre), quella di Sant’Antonio (13 giugno) e quella del patrono San Michele, in primavera.

Testi di Antonangelo Liori



Appuntamenti e Sagre ad Aritzo

Festa di Sant'Isidoro e festa de "Sa Carapinna", seconda domenica di agosto
Per questa festa è prevista la preparazione e degustazione dell'antico e famoso sorbetto al limone ottenuto con una particolare tecnica di conservazione della neve.
Festa di San Basilio, prima domenica di settembre. Processione in costume, antichi canti sacri di origine spagnola, i gosos, musica tradizonale e moderna animano questa importante festa.
Sagra delle castagne, ultima domenica di ottobre. Aritzo è da sempre conosciuta come la capitale delle castagne, celebra questo suo primato con la grande sagra annuale che si svolge in tre giorni, dal venerdì alla domenica. Per questa occasione è possibile degustare questo prodotto tipico e assistere a spettacoli musicali e folkloristici.


L’INCETTA DELLA NEVE Elevansi in questo territorio non pochi monti, che a ragione si pongono afra i più alti dell’isola. Primeggia fra questi la montagna di Funtana-cungiàda (fontana chiusa o cinta) a sirocco del paese, la quale nella sua sommità presenta sotto al meridiano una linea non minore di 5 miglia. Dal suo piano superiore scorgesi a ciel sereno un terzo circa dell’isola nella parte meridionale, ed ove non fosse frapposta la catena di Genn-e argentu potrebbesi vedere maggior estensione. La montagna di Genn-e-entu, così detta, perché passando al suo piede nella strada reale, che mena alla capitale, vi si sente l’influenza d’un vento, che spira costantemente, sorge a libeccio dello stesso paese. Questo monte è nell’Aritzese il secondo per elevazione. Nella stessa direzione, e più vicino alla popolazione, sorge il colle Tixili di considerevole altezza, e di figura conica, nel cui vertice osservasi un grande ammasso di pietre, il quale, sebbene guardato da presso sia di figura irregolare, rassomiglia in distanza a un cilindro perfetto, la cui altezza sul posto può mi surarsi da cinquanta piedi parigini, con un semidiametro di circa quaranta. Nell’anzidetta montagna di Funtana-cungiàda si suole regolarmente ogni anno fare l’incetta della neve per provvisione della capitale, e delle altre parti del regno, tolto il caso straordinario d’una insolita serenità anche in queste parti, sebbene allora si supplisca dai medesimi aritzesi, che vanno a raccoglierla nella vicina montagna di Monte argentu, ove può dirsi, che stiano perpetuamente le nevi. È relativamente a questo ramo di industria, che da tempo immemoriale costituisce un diritto esclusivo di regalìa, perché spettante come i sali e i tabacchi al regio patrimonio, non può lasciarsi di dire, che questo provento all’erario devesi unicamente alle fatiche dei soli aritzesi, che si impegnano a promuoverlo travagliando studiosamente per sei mesi. Sta a loro l’esclusiva incumbenza di raccogliere e incettare la neve nei mesi di marzo e aprile nelle due dette montagne di Funtana-cungiàda, e di Monteargentu, distante quella due ore dal paese, e questa tre, sotto la direzione degli appaltatori, che in questo senso, e con non pochi obblighi verso il regio patrimonio soscrivonsi per un sessennio. Le nevi raccolte si conservano in piccoli magazzini appositamente edificati sino a tutto ottobre, e dentro questo tempo la maggior parte di questi paesani, quasi per torno, e anche due volte alla settimana quei di Belvì, sono tenuti di trasportarne le some, dove, secondo reciproci concerti con gli appaltatori, è stato stabilito.

Vittorio Angius

Aritzo, scorcio del paese con due donne in abito tradizionale, foto del 1927 fondo Guido Costa.

I musei di Aritzo



Carcere spagnolo "Sa bovida"
Indirizzo: via Guglielmo Marconi - 08031 Aritzo tel. 0784 629801
Ente titolare: Comune di Aritzo
Gestione: Società Cooperativa Giuramentu snc di Aritzo
Orari: 10.00 - 13.00 e 15.00 - 18.00 (da ottobre a maggio); 10.00 - 13.00 e 16.00 - 19.00 (da giugno a settembre); lunedì, Natale e Pasqua chiuso
Biglietto: € 2,50 (visita museo e carcere spagnolo). Esenzione per bambini fino a 10 anni
e-mail: aritzo.segreteria@tiscali.it
Il museo Di fronte alla parrocchiale si inerpica una stretta scalinata che conduce ad una vecchia e massiccia costruzione del Seicento adibita, fino agli anni Quaranta del secolo scorso, a carcere di massima sicurezza. Nel 1793 vi furono tenuti prigionieri alcuni ufficiali francesi, catturati durante un tentativo di sbarco da parte di Napoleone. L'edificio, realizzato con pietra scistosa, fango e legno di castagno, è caratterizzato da un sottopassaggio a sesto acuto, di origine spagnola, chiamato "sa bovida" (la volta). Gli ambienti interni, oggi completamente ristrutturati, comprendono quattro locali che anticamente erano utilizzati come postazione di sorveglianza e come celle femminili e maschili. Uno di questi ambienti è privo di qualunque apertura alle pareti, tant'è che in tempi recenti è stato aggiunto un portone che ne permette l'utilizzo. Nel cortile interno si trova un'antica meridiana. Il percorso espositivo si sviluppa nei vari ambienti e comprende l'allestimento di una mostra permanente intitolata "Bruxas", dedicata alla magia e alla stregoneria in Sardegna tra XV e XVII secolo. Un'approfondita ricerca storica ha consentito di incentrare la scelta espositiva su oggetti rituali di tipo religioso, magico e stregonesco che coinvolgono emotivamente il visitatore e lo introducono al mondo delle credenze popolari e delle più terribili maledizioni. Una parte della mostra è dedicata all'Inquisizione e comprende una collezione di strumenti di tortura, utilizzati per secoli su migliaia di innocenti, accusati di stregoneria e di malefici. I suggestivi locali delle vecchie carceri spagnole fanno rivivere le drammatiche condizioni dei carcerati, al tempo in cui il prigioniero viveva in assoluta privazione di qualsiasi diritto umano. La visita guidata permette di approfondire la conoscenza sulle antiche storie e i racconti di diavoli e streghe in un crescendo di magia, fascino e mistero.
Servizi Esiste un servizio di visita guidata (compreso nel prezzo del biglietto), condotto da personale specializzato in Storia della cultura materiale e Pedagogia. Esiste un percorso didattico per bambini. È attivo (su prenotazione) il laboratorio per il restauro ed il recupero del legno. Non esistono barriere architettoniche. Il museo organizza (su prenotazione) visite guidate al Sistema museale che comprendono l'escursione, a piedi, a "Funtana Cugnada" dove si trovano le "neviere"; il giro del Centro storico, con la Torre Campanaria, alta una quarantina di metri, dalla quale è possibile spaziare su un suggestivo panorama, e il Palazzo comunale che contiene le opere del maestro di pittura e incisione Antonio Mura.

Museo della montagna sarda o del Gennargentu
Indirizzo: via Guglielmo Marconi - 08031 Aritzo tel. 0784 629801
Ente titolare: Comune di Aritzo
Gestione: Società Cooperativa Giuramentu S.n.c. di Aritzo
Orari: 9.00 - 13.00 e 15.00 - 18.00 (da ottobre a maggio); 10.00 - 13.00 e 16.00 - 19.00 (da giugno a settembre); lunedì, Natale e Pasqua chiuso
Biglietto: € 2,50 (visita museo e carcere spagnolo, visita guidata compresa nel prezzo). Esenzione per bambini fino a 10 anni
e-mail: aritzo.segreteria@tiscali.it
Il museo Situato in una delle parti più incontaminate e suggestive del massiccio del Gennargentu, Aritzo è un importante centro montano che mostra un'architettura interessante, caratterizzata da facciate in pietra scistosa e lunghi balconi anticamente in legno, oggi in ferro battuto. La collezione museale è collocata provvisoriamente nei locali al pianterreno della scuola elementare di via Marconi, un caseggiato degli anni cinquanta ubicato nel centro del paese. Le singole stanze ospitano un patrimonio straordinariamente ampio e variegato delle attività più rappresentative della cultura barbaricina. Il criterio scelto per la disposizione dei reperti, all'interno del museo, è stato quello per tematiche e mestieri. Il percorso museale si articola in due sezioni. La prima ospita una rassegna di costumi tradizionali maschili e femminili e una collezione di maschere ferine locali quali "su mamutzone", "s'ulzu" (l'orso), "sa maltenica" (la scimmia) e "su boe", tutte realizzate con pelli di capra o di pecora. Nell'altro spazio il materiale esposto fa parte della tradizione agro-silvo-pastorale, e così troviamo gli attrezzi del contadino, del boscaiolo, del falegname-intagliatore, del pastore, del fabbro e del bottaio, ma anche gli oggetti relativi alla tessitura, all'artigianato e alla sfera magico-religiosa. Importanti anche gli strumenti destinati alla lavorazione e produzione delle candele e alla loro decorazione e un'intera raccolta di campanacci, dalle forme e sfumature sonore più varie. C'è poi un settore interamente dedicato alla produzione della "carapigna", sorbetto al limone che un tempo veniva confezionato con la neve raccolta sui monti e custodita nelle "neviere", profonde fosse ricoperte di paglia o arbusti. Aritzo, infatti, famosa per l'industria della neve, aveva ottenuto dal fisco spagnolo il monopolio della raccolta della neve e, per ben cinque secoli, rifornì di ghiaccio l'intera isola e il Palazzo reale di Cagliari. Chiude il percorso la ricostruzione della cucina tradizionale, con il camino a fuoco centrale e arredata con tutti gli attrezzi dell'epoca. Qui è documentata la catena operativa della panificazione e dell'essiccazione e lavorazione delle castagne e si trova esposta anche una collezione di giocattoli. Lungo il percorso museale è possibile vedere anche le opere del maestro di pittura e incisione Antonio Mura collocate, temporaneamente, nell'attuale Palazzo comunale. Oltre la quadreria, rivestono grande importanza la ricca collezione di casse lignee intagliate e i mobili di un'intera camera da letto, realizzati su disegno del pittore che li ha poi dipinti. Il museo ricostruisce con particolare accuratezza gli ambienti tipici della civiltà contadina e pastorale degli inizi del secolo e le attività artigianali e commerciali legate alla cultura della Barbagia - Mandrolisai, esponendo oggetti e arredi originali. Tra gli oggetti più rari della raccolta, una collezione di antiche cassapanche adibite alla conservazione del pane, della biancheria, del grano e delle castagne note, più comunemente, col nome di "cassa di Aritzo" o "barbaricina". Da segnalare anche la presenza di sorbettiere in stagno del XVII secolo e un torchio, per vinacce, realizzato a mano, in legno di rovere.
Servizi Esiste un servizio di visita guidata, condotto da personale specializzato in Storia della cultura materiale e Pedagogia, compreso nel prezzo del biglietto. Esiste un percorso didattico per bambini. È aperto il bookshop. È attivo il laboratorio per il restauro e il recupero del legno (su prenotazione). Non esistono barriere architettoniche. Il museo organizza visite guidate al Carcere spagnolo "Sa Bovida" e (su prenotazione) al Sistema museale che comprende l'escursione, a piedi, a "Funtana Cugnada" dove si trovano le "neviere"; la visita al Centro storico dove sopravvivono ancora i resti delle "domos de nie", le case della neve; alla Torre Campanaria, alta una quarantina di metri, dalla quale è possibile spaziare su un suggestivo panorama; al Palazzo comunale che contiene le opere del maestro di pittura e incisione Antonio Mura.

Aritzo, Euforbia cespugliosa in localita Funtana e Silia.

I monumenti di Aritzo



Castello Arangino
Come arrivare: Aritzo si trova al centro della Sardegna, ai piedi del Gennargentu e si raggiunge da Laconi lungo la SS 195.
Il singolare edificio è situato lungo il corso Umberto, nella parte Sud dell'abitato.
Descrizione L'edificio risale al 1917. Appartenente alla famiglia Arangino, estintasi nel 1954 per un tragico fatto di sangue, rientra nel modello del castello di tipo medioevale, ampiamente diffuso nelle abitazioni signorili e nelle ville costruite tra XIX e XX secolo, con riferimenti più o meno evidenti all'architettura storica. La costruzione ha una pianta asimmetrica, corrispondente all'aspetto esterno irregolare: l'uso della pietra a vista del prospetto principale è reso meno pesante dalle aperture e soprattutto dalla loggia retta da mensole e colonnine nell'angolo. L'apertura principale ad arco a sesto acuto è affiancata da due colonne su mensole che reggono la cornice coperta con le tegole. Un bel cancello in ferro battuto immette nell'atrio scoperto dove sono visibili sia gli archi acuti che contengono piccole aperture rettangolari, sia i merli nella parte alta dei muri. All'interno sono presenti decorazioni dipinte e a stucco. Un tempo dietro l'edificio si apriva un parco con interessanti specie botaniche, ora smembrato e venduto per una lottizzazione.
Storia degli studi Una rassegna degli studi si trova nella bibliografia relativa alla scheda nel volume della "Storia dell'arte in Sardegna" sull'architettura otto-novecentesca (2001).

F. Masala, Architettura dall’Unità d’Italia alla fine del ‘900, collana “Storia dell’arte in Sardegna”,
Nuoro, Ilisso

Castelli neomedioevali
Trascorso il primo decennio del XX secolo approdava in Sardegna il neoeclettismo alla Coppedè (i fiorentini Mariano, capostipite, e i figli Gino e Adolfo), tendenza architettonica assai gradita all’alta borghesia, specie quella imprenditoriale, che aveva come epicentri Genova, Milano e Roma. Sfogliando il ricco repertorio della loro produzione non è difficile rintracciare le matrici che portarono all’edificazione dei Castelli Arangino, ad Aritzo, e Lostia (Villa Antonietta), nel capoluogo barbaricino. La tipologia a pianta asimmetrica del castelletto turrito, in pietra, con merlature aggettanti su beccatelli, le coperture in tegole rosse dei tetti a padiglione, le bifore e monofore ogivali, unitamente al ricorso a elementi di ornamentazione architettonica mutuati dal repertorio italiano tre-quattrocentesco, la sagoma delle mensole, delle cornici e degli archetti pensili, i portoni in ferro battuto (che nel Castello Arangino risentono della lezione di Alessandro Mazzucotelli) rendono l’apparato architettonico e decorativo dei due edifici assai affine a quello degli antecedenti costruiti dai Coppedè nell’area ligure (Mackenzie, Türke), pur con le dovute differenze che derivano da un’interpretazione periferica, che frena sul gusto per il pittoresco e, soprattutto, sulla carica fantastica. Anche la Villa Jole nel piccolo centro di Ittiri, vicino a Sassari, attinge allo stesso repertorio, mentre è decisamente più semplice e singolarmente sul mare la Villa Sant’Elia ad Alghero nella località Las Tronas. Qui il “castello” si fa più contenuto e squadrato, rivelando i merli, gli archi acuti e la torretta tradizionali, ma anche la sopraelevazione di due piani che hanno alterato volume e aspetto originari.

Le neviere
Come arrivare: Aritzo si trova al centro della Sardegna, ai piedi del Gennargentu e si raggiunge da Laconi lungo la SS 195. Le neviere sono situate in località Funtana Cungiada a circa 1300 m tra felci e ginepri, non lontano dalla chiesa di Santa Maria della Neve, ricostruita intorno al 1925 su un edificio preesistente.
Descrizione Le neviere o case della neve ("domos de su nie") sono pozzi circolari profondi parecchi metri e resi visibili all'esterno attraverso muretti a secco. Esse sono situate lungo i canaloni, dove la neve si depositava, permettendone la raccolta con secchi e cestini. Il prezioso carico veniva poi stivato nella neviera mediante dei pali e ricoperto con uno stato protettivo di paglia, felci e terra. Durante l'estate, blocchi di ghiaccio venivano trasportati nelle varie località isolane per le feste paesane dov'era prodotta "sa carapigna", una specie di sorbetto al limone precursore degli odierni gelati. Dalla metà del Seicento il fisco spagnolo deteneva il monopolio della neve, imponendo tasse sull'attività che è durata fino all'impianto della prima fabbrica di ghiaccio di Cagliari alla fine dell'Ottocento.
Storia degli studi Le neviere sono segnalate in studi su Aritzo o di taglio demoetnoantropologico.

Aritzo, castello Arangino, come arrivare, cosa vedere ad Aritzo, turismo ad Aritzo.
Aritzo, la processione, 1955, foto storica dal Portale del turismo Le Vie della Sardegna. Turismo ad Aritzo.
Monumento naturale in Sardegna SU TEXILE Aritzo, Aritzo provincia di Nuoro, informazioni turistiche, come arrivare, cosa vedere, musei di Aritzo, monumenti di Aritzo, turismo ad Aritzo.

SU TEXILE
Monumento Naturale Aritzo

L’emergenza naturale e il suo ambiente Su Texile, o meglio il Meseddu de Texile, è un taccu calcareo del Giurese, che sorge, come un blocco a forma di fungo sbrecciato, dalle pareti verticali ed in parte strapiombanti, su un rilievo coniforme modellato nel complesso scistoso del Paleozoico. Il taccu, dalle pareti molto ripide, verticali o anche strapiombanti, alveolato da cavità carsiche, appare fortemente inclinato sul versante della valle del Rio S’Iscara, versante al quale si raccorda con un piedistallo conico inciso nelle arenarie sottostanti i calcari. Le sue dimensioni sono ragguardevoli: la superficie è di 0,8 ha, con una larghezza massima di 60-70 m e minima di 50 m. La sommità ha una quota di 974 m e il piede di 950 m slm. Le bancate di calcari e calcari dolomitici del Giurese che lo costituiscono poggiano su un imbasamento composto da una formazione conglomeratico - arenacea, attribuita al Permo-Trias, trasgressiva sul complesso metamorfico del Paleozoico pre - ercinico, rappresentato da metarenarie, filladie metaconglomerati del Cambro-Ordoviciano. Il Texile è uno dei testimoni dell’antica copertura calcarea giurese (Dogger - Malm inferiore), risparmiati dall’erosione, nella depressione che orla il margine occidentale del massiccio del Gennargentu, lungo l’asse Tonara - Belvì- Aritzo. La serie giurese si depositò in ambiente circumlitorale con mare poco profondo, raggiungendo lo spessore massimo di circa 50 m. Il blocco è profondamente fessurato, con esemplari di Quercus ilex radicati nelle spaccature. Il Texile, come gli altri tacchi, ospita una flora prevalentemente calcifila e adattata a condizioni altamente xerotermiche, che contrasta con quella delle valli e dei monti circostanti, dove il bosco è formato da specie caducifoglie. Questa peculiarità dipende non solo dalla posizione sommitale, ma anche dal supporto calcareo. Il leccio qui sale ad una altitudine inconsueta nel massiccio del Gennargentu. Sono presenti anche endemismi risalenti ad una flora prequaternaria, che vi ha trovato rifugio (MARTINOLI, 1956). L’insieme è singolare e la visione che se ne ha all’improvviso dai pressi della cantoniera Cossatzu, provenendo da S, non si dimentica facilmente. Forme simili costituiscono attrattive famose in altre regioni italiane: per esempio la Pietra di Bismantova, un testimone isolato di calcarenite sovrastante argille marnose mioceniche, menzionato da Dante nel Purgatorio (IV, 25-27). Altre emergenze naturali prossime sono Su Campanili di Gadoni, proposto come monumento naturale, e la grotta di Su Stampu e’Tùrrunu presso Seulo. In località Riu Brebegargius di Gadoni si trovano graptoliti in argilloscisti neri del Siluriano. Le bancate della serie trasgressiva del Permo - Trias - Giurese, discordante sull’imbasamento scistoso del Cambro - Ordoviciano (Paleozoico), sono mediamente dirette N40°E-S40°0 ed immergono verso S50°E con inclinazione di 20°. I sistemi di fratture, verticali o subverticali, sono in prevalenza diretti NO-SE e NE-SO. La morfologia del Texile è tipica anche di altri rilievi della regione circostante, come il Tònneri di Belvì, indicato sulla cartografia come Pitzu ‘e Pranu (846 m), e il Tònneri di Tonara, che insieme rappresentano gli avamposti di altopiani calcarei che diventano più ampi verso S. L’unità paesaggistica originaria è quella di un ambiente sub-montano, la cui morfologia relativamente morbida, modellata sugli scisti filladici paleozoici, è stata ringiovanita dalla sovrapposizione di un reticolo idrografico molto ramificato impostato secondo le principali linee strutturali. La zone boschive si estendono soprattutto sui versanti vallivi più acclivi, mentre i dossi arrotondati sono prevalentemente a pascolo. La lecceta originaria è stata in parte sostituita dal castagneto e dal noccioleto. Nelle aree limitrofe al Texile è stato attuato un rimboschimento di conifere. Il paesaggio agrario varia notevolmente a seconda dell’altitudine, esposizione e clinometria dei versanti vallivi. Sono tuttora diffuse, anche se in diminuzione, le colture del castagno, del noce, del ciliegio e del nocciolo. Sui fondovalle erano particolarmente imponenti i grandi alberi di noce, di cui restano alcuni esemplari. Rimangono lembi degli orti di Belvì, la cui coltivazione era favorita dalle numerose sorgentelle di contatto fra la serie mesozoica, permeabile, e i sottostanti scisti praticamente impermeabili. Il nome di Iscara di Belvì indica infatti un fondovalle umido e fertile (da insula, cfr. PAULIS, 1987). L’interesse culturale Il termine meseddu, diminutivo di mesa, la parola spagnola per tavola, indica lo sgabello formato da un tronco d’albero (PAULIS, 1987) e descrive quindi la forma del monumento. Secondo DELLA MARMORA, il quale ne fece un disegno con il profilo geologico (cfr. Emendamenti..., p. 95 e Itinerario..., vol. I, p. 230), il nome texile è una variante di setzile e significa quindi sedile; un’altra interpretazione lo fa coincidere con tezile, termine barbaricino di origine preromana che indica un cocuzzolo isolato (PAULIS, 1987). Il popolo lo chiama anche Sa Trona de Santu Efis, che da lì avrebbe predicato la fede (DELLA MARMORA). Alla base del Pitzu e’Pranu di Belvì si apre una grotta, secondo la tradizione abitata da una fanciulla intenta a tessere su un telaio d’oro. Nei pressi sono stati individuati insediamenti preistorici, un frammento di vaso decorato della cultura di Bonuighinu (Neolitico) e ceramiche di età romana. La posizione del Tacco del Texile ha destato l’attenzione dell’uomo a partire dalla preistoria. Recenti movimenti di terra hanno portato alla luce resti di muri incassati in una depressione naturale nel versante orientale del Tacco. I muri delimitano un ambiente irregolare all’interno del quale sono stati rinvenuti frammenti ceramici riferibili all’età del bronzo e all’alto e basso impero, che testimoniano una continuità d’uso del sito, punto di controllo del territorio circostante. Nell’area del Texile non mancano tracce di insediamenti dall’età neolitica a quella nuragica: una tomba di giganti si trova presso il Rio Melanusé e domus de janas sono intagliate in un masso del Rio su Fruscu. In agro di Belvì si segnalano le domus de janas di Tonitzò (F. 12, M. 157 e 185, vincolate con D.M. del 28.3.1969). Un’altra domu de janas si trova a Baccu’e Forros (F. 28, M. 7, vincolata con DM del 24.11.1969). Una tomba dei giganti si trova a Su Furreddu’e Carraxioni, presso il nuraghe Su Nuraxi Liustra (F. 29, M. 27, vincolati con DM del 12.12.1969). Va ricordato il Nuraghe Su Nuracciolu. Si ha notizia anche del rinvenimento di una navicella bronzea nuragica. Nella località Gidilao, tra Aritzo e Belvì, è stato ritrovato un tesoretto di monete puniche; presso il Texile ne è stato ritrovato uno di monete romane del I e II secolo d. C., attualmente conservato nel Museo G. A. Sanna di Sassari. Presso la scuola elementare di Aritzo esiste una raccolta etnografica che sarà presto ospitata in un nuovo museo. L’ambiente montano ha prodotto in quest’area attività economiche particolari, in parte ancora vive, come la confezione di dolci, il commercio di castagne, noci e nocciole, la fabbricazione di mobili, legata soprattutto al legno di castagno e di noce, tutte destinate a produrre beni per la vendita, che veniva poi effettuata nei paesi, con una notevole integrazione del reddito derivato dalle risorse locali. I segni del lavoro in questi ambiti meritano attenzione. Tra l’altro si ricorda la raccolta e conservazione della neve per il commercio estivo. Rimangono, a Funtana Cungiada, i resti delle domus de nie o niargios, ampie fosse che venivano coperte con assi e frasche per conservarvi la neve. Non mancano sul posto le iniziative di appassionati naturalisti. Il Museo di scienze naturali di Belvì contiene fra l’altro vari reperti utili per conoscere la fauna locale. Nello stesso paese si è avuto anche un tentativo di costituire un orto di piante medicinali. Presso Aritzo esiste un recinto per i mufloni. Tutela e valorizzazione Questa emergenza, con le altre simili della zona, è menzionata in tutte le guide turistiche della Sardegna. Essa è una popolare meta di escursionismo essendo avvicinabile dalla ss 295 e facilmente raggiungibile con un sentiero pedonale che si diparte dalla ss 125, al km 20,300, per una lunghezza di 1,5 km e superando un dislivello 100 m circa. D’inverno tuttavia l’accessibilità è ridotta. I pericoli di compromissione sono rappresentati dal naturale processo di erosione della base, aumentato in passato da scavi condotti per cercare lenti di minerali ferrosi, argillosi e carboniosi. Sono possibili distacchi e crolli di blocchi, per cui è necessario controllare periodicamente la stabilità del monumento. Sono compatibili con la tutela del monumento l’escursionismo, attività sportive quali l’ascensionismo in roccia purché senza strutture fisse, le attività di ricerca scientifica quali rilievi geologici e osservazioni naturalistiche e le attività forestali miranti al ripristino della vegetazione locale spontanea. Una forestazione attuata con essenze non originarie (pino) compromette la naturalità del paesaggio. Si dovrebbe ripristinare la vegetazione spontanea che si è anche dimostrata più resistente agli incendi. Il Texile dovrebbe rientrare nella zona del parco del Gennargentu, perlomeno secondo la perimetrazione della LR 31/89. Per ora, è stata istituita l’Oasi naturalistica del Texile, che prevede una zona di tutela assoluta per una superficie di circa 100 ha, dalla sommità del monumento fino al fondovalle del Rio Su Arase ed alla ss 295.


Monumento naturale di Texile, Aritzo provincia di Nuoro, informazioni turistiche, come arrivare, cosa vedere, musei di Aritzo, monumenti di Aritzo, turismo ad Aritzo.
Cortes Apertas Aritzo, Autunno in Barbagia ad Aritzo programma evento.
Cartina Cortes Apertas Aritzo, Autunno in Barbagia ad Aritzo programma evento.

Sagra delle Castagne e Nocciole - Aritzo 2016
46° sagra delle castagne e delle nocciole. Due giorni di gastronomia, arte, cultura, divertimento


Dal 29.10.2016 al 30.10.2016
La Sagra delle Castagne e Nocciole, giunta alla sua quarantaquatresima edizione, è una vera e propria fiera dei prodotti della montagna di Aritzo, conosciuta da sempre come il paese dei parchi e delle castagne. La manifestazione si svolge in due giornate, sabato 29 e domenica 30 ottobre, con distribuzione di castagne, cucinate e offerte ai visitatori, degustazione di vini novelli e dolci tipici. Durante la Sagra, è possibile assistere a mostre dell’artigianato tipico locale, esposizioni di opere d’arte, spettacoli di musiche tradizionali e sfilate dei gruppi folkloristici in maschera. Sempre in queste due giornate è possibile un’escursione guidata tra i castagneti secolari di Geratzia.


Durante la Manifestazione nel centro storico del Paese, verranno distribuiti prodotti tipici Aritzesi, inoltre i parchi comunali saranno aperti sia per la raccolta gratuita di castagne sia come area pik nik.




Autunno in Barbagia ad Aritzo 29 e 30 ottobre 2016
Cortes Apertas Aritzo 2016


Da ''Le impressioni di un artista'' 1891, di Gaston Vuillier.

Ben presto, appoggiato alla montagna, in una profonda vallata sì mostra Arltzo col suo campanile pisano e le sue case rosa, gialle nerastre, ornate di vecchi balconi di legno lavorato, circondato da boschi tendenti al giallo. Come è bello questo villaggio che appare sotto un Sole primaverile in mezzo a colorazioni autunnali! Percorrere le stradette dl questo paese è realizzare il sogno di un artista. Le case, costruite con lastre di schisto di color ardesia, sono come lamellate d'argento, il sole vi accende riflessi di diamante, le tegole rosse dei tetti scintillano, i balconi di legno sono aggrappati come nidi: vi si sentono gioiosi cinguettii di bambini e di giovani madri. Scale ormai logore, fissate al tetto da qualche pezzo di legno, formano nei piani come delle verande, senza alcuna ricerca di effetto; ma pittoresche e attraenti, specialmente quando vi si affaccia un visetto dolce e grazioso. Talvolta appare anche qualche figura tutta rossa, con le maniche aperte come nei costumi del Medioevo, ed un raggio di luce, attraverso qualche spaccatura, mette in risalto i galloni dorati di un corsetto di velluto.

Se volete godervi un delizioso spettacolo, bisogna assistere all'uscita della messa solenne di Aritzo. Potrete osservare le donne in costume rosso porpora, orientale e medievale allo stesso tempo, di una sorprendente ricchezza, mentre si avanzano tutte scintillanti di broccato. Scendono la scalinata esterna tenendo in mano rosari di madreperla o d'argento e reliquari cesellati e spariscono lentamente nell'ombra diafana delle viuzze, mentre le vedove vestite di nero passeranno poi con aria compunta. Si è portati a credere che tutta la corte di qualche principe delle ''Mille e una Notte'' si sia trasferita in questo villaggio.




Sabato 29 Ottobre

DALLE ORE 9 ALLE ORE 18 Escursione guidata ai castagneti secolari di Geratzia.
Per informazioni: Proloco 334 9090340 - Ritrovo piazza Bau Ponte, incrocio scuole
ORE 10:00 Apertura stand dell’artigianato e agro-alimentari. - Lungo le vie del paese
ORE 10:15 Apertura mostre di pittura e scultura ed esposizione delle opere del pittore Aritzese A. Mura. - Sala consiliare del comune
ORE 17:00 Esibizione itinerante del coro polifonico Bachis Sulis di Aritzo. - Lungo le vie del paese
ORE 17:30 Distribuzione gratuita di caldarroste e degustazione del vino novello. - Piazza Bastione
ORE 22:00 Concerto live con Danilo Sacco, ex voce dei Nomadi. - Piazza Bastione.

Domenica 30 Ottobre
ORE 9:00 Apertura stand dell’artigianato e agro-alimentari. - Lungo le vie del paese
DALLE ORE 9 ALLE ORE 18
Escursione guidata ai castagneti secolari di Geratzia. - Ritrovo piazza Bau Ponte, incrocio scuole
ORE 10:30 Sfilata ed esibizione della banda musicale di Sant’Antioco. - Corso Umberto I e via Kennedy
ORE 11:00 Sfilata ed esibizione dei musici e sbandieratori Santa Lucia di Iglesias. - Lungo le vie del paese
ORE 11:15 Distribuzione gratuita di caldarroste e degustazione del vino novello. - Piazza Bastione
ORE 14:00 Spettacolo Note di Sardegna con Giuliano Marongiu (folk, cabaret, musica).
- Piazza Bastione
ORE 19 Conclusione della festa e saluti
istituzionali.

Durante la Sagra potranno essere visitati:
Eco Museo della montagna sarda e del Gennargentu. - Parco Comunale Pastissu.
La chiesa di San Michele Arcangelo con la torre campanaria.
Casa padronale Devilla del XVII secolo. - Via Caserma
Carceri spagnole. - Via Carceri

INFO
Ulteriori informazioni potranno essere richieste presso l’infopoint turistico tel. 0784 628205 corso Umberto I




Artizo Cortes Apertas, Autunno in Barbagia ad Aritzo, Sagra delle Castagne e Nocciole. Cortes Apertas Aritzo, Autunno in Barbagia Artizo Sagra delle Castagne e delle Nocciole.

DOVE MANGIARE E DORMIRE AD ARITZO

Hotel Sa Muvara: Tel. 0784 629336
Hotel Moderno: Tel. 0784 629229
Hotel Castello Tel. 0784 629517 – Cell. 329 9745288
Hotel La Capannina: Tel. 0784 629121 – Cell. 349 1273494
Ristorante Pizzeria S’iscriscione: Cell. 333 2879824
Ristorante Pizzeria “Da Daddo” Cell. 333 2774619
Agriturismo Aradonì: Tel. 0784 629786 – Cell. 329 8826809
Chalet Su Foxile: Tel. 0784 629251 – Cell.338 1405558
Room and Breakfast La Baita: Cell. 338 2484172 – Cell. 327 1277738
B&B Is Alinos: Tel. 0784 629130 – Cell. 333 8988090
B&b Al Rifugio: Cell. 333 6290747 – Cell. 331 3064890


* Se prenoti avvisa che arrivi dal Portale leviedellasardegna.eu


Monumento naturale di Texile, Tramonto su Aritzo. Tutto su questo Monumento Naturale della Sardegna, informazioni turistiche, come arrivare cosa Vedere ad Aritzo e dintorni, musei e monumenti.
Aritzo, scorcio del paese con le tipiche architetture, foto ante 1927, fondo Guido Costa.jpg

Home Page | Località Sarde | Piatti Tipici | Cultura Sarda | Territorio | Spazio Aziende | Musica Sarda | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu