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Bari Sardo :: Comune dell'Ogliastra famoso per le Meravigliose spiagge ma anche per il suo patrimonio artistico e culturale.

Località Sarde > Ogliastra


Barisardo, chiesa di Nostra Signora di Monserrato.jpg
Oltre gli alberi, oltre la spiaggia.

Bari Sardo
Situato a quattro chilometri dalla costa e circondato da una fitta macchia mediterranea, Bari Sardo offre uno splendido mare e spiagge bianche. Il paese, che inizialmente sorgeva sul mare, fu ricostruito più all'interno per difendersi dalle incursioni dei pirati: a ricordo di questi episodi resta ancora oggi la torre voluta dal re di Spagna Filippo II.

Abitanti: 3.846
Superficie: kmq 37,49
Provincia: Ogliastra
Municipio: via Cagliari, 90 - tel. 0782 29523
Guardia medica: via Deledda, 1 - tel. 0782 29478
Polizia municipale: via Cagliari, 81 - tel. 0782 28321
Biblioteca: piazza Repubblica, 3 - tel. 0782 270070
Ufficio postale: via G. Verdi, 1 - tel. 0782 29513

Bari Sardo Stemma.

Scoprire Bari Sardo

Bari Sardo è un grosso borgo agricolo situato in una campagna lussureggiante di vigneti e frutteti. Il nome è di origine incerta: il toponimo Bari è forse di origine preromana. Il centro più antico si raccoglie intorno alla Chiesa di San Leonardo e alla Parrocchiale dedicata alla Beata Vergine del Monserrato, caratterizzata dal campanile in stile rococò. L'abitato si sviluppa in una rete di vie e viuzze cu sui si affacciano case rustiche e coloniche, antichi ovili, ville ma anche alberghi che garantiscono un'ottima fruibilità turistica. In seguito alla sua qualificazione come luogo ricco di attrattive turistiche, peraltro, il paese si è esteso con la conseguente nascita di nuovi rioni. Attraversa l'abitato la strada statale 125, conosciuta come Orientale Sarda, che segue un tracciato nord - sud.
Di sicuro interesse la parrocchiale di Nostra Signora del Monserrato, ricostruita tra il XVII e il XVIII secolo su un edificio di epoca catalano-aragonese, e le chiese di San Leonardo e Santa Cecilia.
Torre di Barì è una piacevole località balneare sviluppatasi intorno alla secentesca torre spagnola, costruita per difendere il paese dalle incursioni dei pirati. Bella la spiaggia sabbiosa e la piccola pineta. Piena di mistero la festa di San Giovanni Battista, detta "Su Nenneri". Con un rituale che propizia ricchi raccolti, vengono lanciati in mare i germogli di legumi e cereali fatti germogliare al buio.
Interessante l'artigianato della tessitura con laboratori che producono tappeti, arazzi, coperte e cuscini di lino.

Spiagge del comune di Bari Sardo


Foddini

Ultimo tratto sud della costa bariese al confine con il territorio della marina di Cardedu, si caratterizza per un’ampia spiaggia con fondo di sabbia sottile, orlato alle spalle da una comoda pineta e da fitta macchia mediterranea punteggiata qua e la da Eucaliptus.
Foxi
La spiaggia di Foxi si colloca tra la spiaggia di sa Marina, a nord, e quella di Pranargia, a sud. Si presenta con un fondo di sabbia bianca e sottile, acque di un verde cangiante per i giochi di luce creati dal sole riflesso sul fondale.
Pranargia
Pranargia si presenta come una distesa di sabbia chiara abbastanza sottile mista a sassi di varia grandezza. Si tratta di una spiaggia lunga diversi chilometri e larga un centinaio di metri alle cui spalle si estende un’ampia pineta.
Punta Niedda
Punta Niedda si trova nella omonima località nel comune di Bari Sardo, ed è facilmente raggiungibile – pur non essendo segnalata – percorrendo la strada che conduce all'aeroporto militare.
Punta Su Mastixi
Si tratta di una propaggine basaltica che unita a nord alla propaggine di Punta Niedda e a sud alla caletta di S’Abba e s’Ulimu costituisce il tratto di costa in cui l’altopiano Basaltico di Teccu degrada verso il mare. La località è molto caratteristica in quanto le rocce basaltiche molto scure disegnano questo tratto di costa con splendide insenature e piccoli golfi costituendo un unicum nella costa ogliastrina. Come Punta Niedda offre una visuale su tutta la costa che va da Capo Sferracavallo (S) a Capo Monte Santo (N), con una ampia panoramica sui monti di Baunei.
Il fondale si presenta a gradoni in successione, l’ultimo dei quali, adagiato sulla sabbia, è caratterizzato da anfratti e piccole grotte ricche di incrostazioni, vita vegetale e animale. Ben rappresentata è la Posidonia Oceanica che costituisce delle immense praterie sommerse, testimoniando con la sua presenza la limpidezza di queste acque; mentre tra le specie animali non è raro incontrare piccoli banchi di Ricciole, Occhiate e Barracuda. Le acque sono di una forte tonalità di azzurro. Alle spalle della scogliera si estende l’altopiano basaltico coperto di una fitta vegetazione a macchia mediterranea che, modellata dal vento, scende fin quasi a bagnarsi nel mare regalando alla scogliera un intenso profumo.
Come arrivare
La Scogliera di Punta Su Mastixi, pur non essendo segnalata, è facilmente raggiungibile scegliendo due differenti percorsi. Nel primo caso la località è raggiungibile percorrendo in direzione nord, nel tratto che collega Barisardo a Tortolì, la S.S. 125 "Orientale sarda" e svoltando a destra all’incrocio per Cea; dopo aver percorso alcuni chilometri e superato l’ingresso per Cea si prosegue dritti sull’altopiano basaltico di Teccu; giunti sull’altopiano e svoltando a sinistra si raggiunge la località.
Nel secondo caso la località è raggiungibile percorrendo il tratto di S.S. 125 che attraversa Bari Sardo e imboccando, seguendo l’indicazione Cea e Torre di Barì, la strada comunale Port’e Barì che conduce alla Marina di Bari Sardo; dopo circa tre chilometri si svolta a sinistra, seguendo l’indicazione Cea e si imbocca la strada che percorre in direzione nord l’altopiano Basaltico di Teccu; una volta percorso il tratto che attraversa l’altopiano si incontra un incrocio che a sinistra conduce alla località di Cea e Punta Niedda, proseguendo diritti si procede per Punta Su Mastixi.
Sa Marina
La spiaggia di Sa Marina si colloca tra il piccolo promontorio granitico che la separa dalla spiaggia della Torre e la spiaggia di Foxi. Si presenta con un fondo di sabbia chiara sottile mista a ciottoli e scogli.
S’Abba e s’Ulimu
Si tratta di una cala che unita a nord alle scogliere di Punta Niedda e Punta su Mastixi costituisce il tratto di costa in cui l’altopiano basaltico di Teccu degrada verso il mare.
Torre di Barì
La spiaggia denominata Torre di Barì si estende ai lati della famosa Torre spagnola che si erge su una piccola propaggine granitica protesa verso il mare . Lunga alcuni chilometri e larga 100 m, è divisa in due parti dal promontorio roccioso sul quale si erge la torre; la parte a nord denominata “Mare degli uomini”(Mari de is ominis) e quella a sud “Mare delle Femmine” (Mari de is femunas) denominazioni che risalgono agli anni del dopo guerra, periodo in cui le due spiagge erano frequentate separatamente da uomini e donne. La parte a nord della Torre spagnola, con fondo di sabbia a grana grossa come chicchi di riso di un colore leggermente ocra, con alle spalle una fitta pineta, si estende fino ai piedi dell’Altopiano basaltico di Teccu, assumendo diverse denominazioni man mano che ci si sposta verso nord: Mari de is ominis ai piedi della Torre; Il Fico in corrispondenza dell’omonima storica struttura recettiva; Bucca e Strumpu ai piedi dell’Altopiano di Teccu ove sfocia il Rio Mannu. La parte a sud della Torre, con fondo di sassolini grigi e sabbia sottile, si estende fino al piccolo promontorio granitico, che la separa dalla spiaggia di sa Marina.
La spiaggia è soleggiata fino al tramonto, splendida la cornice. Le sue acque sono di un intenso azzurro cangiante per i giochi di luce creati dal sole riflesso sul fondale sabbioso, vi abbonda la vita animale e vegetale, ben rappresentata quest’ultima dalla Posidonia Oceanica, pianta che costituisce un importante indicatore della limpidezza di queste acque. Essendo battuta da venti di Grecale e Scirocco, sui due versanti della Torre è meta ideale per surfisti e kiters, e, soprattutto la porzione di fondale roccioso intorno alla Torre, è amata da quanti praticano lo snorkeling e la pesca subacquea.
Come arrivare
Facilmente raggiungibile percorrendo la panoramica S.S. 125 "Orientale sarda" deviando all’interno del paese per località Torre di Barì che dista circa quattro chilometri dallo stesso.
Informazioni utili e servizi
La spiaggia è caratterizzata da un basso fondale che degrada rapidamente: è quindi necessario vigilare il gioco in acqua dei bambini. È dotata di servizi di supporto alla balneazione in spiaggia, accesso ai diversamente abili, ampio parcheggio, diving, hotel, residence, campeggi, bar, punti di ristoro e locali in genere, nei quali la vita notturna è particolarmente animata. È possibile noleggiare ombrelloni, sdraio e patini.




Bari Sardo, Punta Niedda
Torre di Barì

Il territorio comunale si estende per 37,53 km2: ha forma grosso modo rettangolare e confina a nord con Ilbono e Tortolì, a est con il mar Tirreno, a sud con Gairo, a ovest con Lanusei e Loceri. Si tratta di una regione per buona parte pianeggiante, per il resto occupata da colline di piccole dimensioni, alcune delle quali conservano le tracce di un’antica attivita` vulcanica: il Lamarmora vi trovo` delle belle colonne basaltiche e un materiale adatto per la produzione delle mole, allora utilizzate per la macinazione dei cereali. Il paese e` attraversato dalla statale 125 Orientale sarda, dalla quale si staccano in questo punto la statale 390 che attraverso Loceri si dirige verso Lanusei; e le secondarie che conducono rispettivamente alle
spiagge di Bari Sardo e a quelle di Marina di Gairo.

Storia Il centro attuale, che un tempo era conosciuto come Barì (e ha assunto il nome attuale per distinguersi dal capoluogo della Puglia), e` di origine medioevale: apparteneva al giudicato di Cagliari ed era compreso nella curatoria di Ogliastra. Quando il giudicato fu smembrato nella divisione del 1258, passo` ai Visconti che l’annetterono con tutta l’Ogliastra al giudicato di Gallura. Estinta la dinastia il villaggio passo` sotto il controllo diretto di Pisa che lo fece amministrare da propri funzionari in modo fiscale ma sostanzialmente rispettando le antiche autonomie della comunita`. Subito dopo la conquista, che fu portata a termine faticosamente dall’ammiraglio Francesco Carroz, il villaggio entro` a far parte del Regnum Sardiniae. Nel 1325 fu concesso a Berengario I Carroz e costituì il primo nucleo della contea di Quirra, formata nel 1363 da Berengario II Carroz. Nel corso del secolo i suoi abitanti,unitamente a quelli degli altri villaggi delle montagne, lottarono duramente contro i feudatari e, quando scoppio` la prima guerra tra Mariano IV e Pietro IV, si ribellarono apertamente schierandosi col giudice. In seguito, scoppiata la seconda guerra, il territorio fu occupato (1366) dalle truppe arborensi, e di fatto governato come se fosse di appartenenza giudicale, fino al crollo dell’Arborea.
Nel 1410 Bari Sardo, la cui popolazione non arrivava a 100 unita`, torno` in mano a Berengario Bertran Carroz erede degli antichi conti di Quirra; era oramai inserito nel grande feudo di Quirra ed ebbe sostanzialmente un rapporto accettabile col feudatario che nel 1416 concesse alcuni Capitoli di grazia che sono da considerare il nucleo dei regolamenti dell’Ogliastra. Il felice rapporto con i feudatari, che consentì di conservare le antiche autonomie, creo` anche le condizioni per uno sviluppo economico e sociale della comunita` la cui popolazione, alla fine del secolo, crebbe sensibilmente. I Bertran Carroz si estinsero nel 1511 con lamorte della contessa Violante II, e così Bari Sardo passo` ai Centelles; nel lungo periodo in cui il villaggio fu amministrato da questa famiglia, le condizioni di vita dei suoi abitanti non furono buone. I nuovi feudatari infatti fecero amministrare l’Ogliastra da un regidor e, pur non esasperando il carico fiscale, limitarono notevolmente l’autonomia della comunita` modificando il sistema di individuazione del majore che cesso` di essere elettivo. Si disinteressarono pero` completamente delle condizioni di vita degli abitanti e il villaggio si trovo` esposto ai pericoli delle incursioni dei corsari barbareschi. Infatti questi, approfittando della guerra tra Turchia e Spagna, in piu` di un’occasione fecero scorrerie lungo le sue spiagge danneggiando le fiorenti attivita` degli abitanti, il cui numero continuava a crescere; la sua popolazione, infatti, alla fine del Seicento aveva superato i 900 abitanti. L’ultimo Centelles morì nel 1676 lasciando eredi i Borgia, la cui successione fu contestata dai Catala` che, dopo una lunga lite, riuscirono a venire in possesso del feudo nel 1726. Nel corso del secolo XVIII le condizioni di vita di Bari Sardo rimasero quelle di sempre, il rapporto di dipendenza dal feudatario si fece molto piu` lento, e in piu` di un’occasione l’amministrazione reale, approfittando della lontananza dei feudatari, penso` di riscattarlo.
Frattanto nel 1766 il villaggio era passato dai Catala` agli Osorio; ormai la sua popolazione superava i 1200 abitanti e comincio` ad assumere un aspetto ordinato; piu` o meno negli stessi anni vi fu costruita in forme baroccheggianti la parrocchiale dedicata a Nostra Signora di Monserrato. L’istituzione del Consiglio comunitativo e del Monte granatico fecero crescere l’aspirazione a rompere definitivamente la dipendenza feudale; il tessuto sociale comincio` ad articolarsi con la comparsa di notai, medici e altri professionisti.
Nel 1821 il villaggio fu incluso nella provincia di Lanusei e nel 1840 fu riscattato agli ultimi feudatari. In questi
anni Vittorio Angius annotava:
«La situazione e` assai bassa. Quindi e` facile dedurre l’umidita` del clima, la quale rendesi maggiore dal piccol ruscello che scorre in mezzo al popolato. La temperatura e` assai dolce nell’inverno, finche´ l’atmosfera e` riscaldata dal sole, assente questo sentesi con l’umido anche il freddo. Nell’estate i calori sono assai forti. La nebbia domina in tutte le stagioni, ma e` piu` nociva nell’estate ed autunno. Raramente nevica, e rompono tempeste di grandine e fulmini. L’aria e` grossa e malsana. Il numero delle anime, come risulto` nel 1855 dal censimento parrocchiale, era di 1480, distribuite in 277 famiglie. Le generali professioni sono l’agricoltura e la pastorizia. Vi sono pero` dei fabbri ferrai, alcuni per manifatture fine, ed altri per opere grosse, dei quali si servono anche gli abitanti di alcuni dei vicini paesi; dei falegnami dell’arte grossa, come dicono, i quali provvedono di arnesi d’agricoltura e di carri i contadini del dipartimento, e alcuni ancora del Campidano. Nella manifattura del panno lino e forese [orbace] si impiegano circa 250 telai. La scuola normale frequentasi da 20 fanciulli. Si semina ordinariamente starelli di grano 300, d’orzo 200,di fave 100,di granone, ceci, fagioli, cicerchie, piselli, lenticchie in totale starelli 100. Il grano suol rendere per uno l’8, l’orzo il 15, le fave il 10, il granone il 5, le civaie [legumi] il 10, meno le lenticchie che danno il 5. L’erbe ortensi che si coltivano sono lattughe, coppette, cipolle, pomidoro, patate, aglio, bietola, indivia ecc.; le piante zucche, poponi, cocomeri, citriuoli, melingiane ecc. Nel generale il lino che si raccoglie somma a 30.000 manipoli. Nessun’altra terra e clima apre piu` a proposito di questo per le viti. Le varieta` delle uve bianche, rosse e nere sono molte, che si distinguono coi nomi volgari di moscatello, cannonato, sinzillosu, bovali, vernaccia, semidano, verdolino, rosa, argumannu, apesorgia bianca e nera, detta ancora triga, corniola, galoppu, manzesu, nieddera, monica, girone, moscatellone. Del moscatello, vernaccia e girone si fanno vini delicatissimi, che passano col nome di vin ibianchi. Il galoppu ed argumannu si secca per uve passe. L’apesorgia, ossia triga, si conserva fresca per la maggior parte dell’anno. Le altre uve servono pel vino nero, che gode nel commercio di molta riputazione. Si vende quasi tutti gli anni ai genovesi, che lo trasportano in vari porti. Se ne brucia ordinariamente poco per acquavite».
Soppressa nel 1848 la provincia di Lanusei, subito dopo Bari Sardo fu incluso nella divisione amministrativa di Nuoro; vi rimase fino al 1859, anno in cui fu inserito nella provincia di Cagliari; furono questi gli anni in cui venne costruito il bel campanile ottagonale della parrocchiale. Il villaggio rimase incluso nella provincia di Cagliari fino alla ricostituzione di quella di Nuoro e nel 1862, una volta fatta l’unita` d’Italia, prese il nome attuale. Le attivita` economiche e la possibilita` di sfruttare il mare fecero aumentare ancora la popolazione; nel 1927, quando fu costituita la provincia di Nuoro, Bari Sardo entro` a farne parte. Negli anni successivi due eventi determinarono una sua ulteriore crescita, in primo luogo il progressivo sviluppo delle attivita` turistiche che proiettarono definitivamente il villaggio verso il mare, in secondo luogo la partecipazione al dibattito locale sulla formazione della provincia dell’Ogliastra, che di recente si e` concluso positivamente.
Il paese e` oggi dotato di guardia medica, medico, farmacia, scuola dell’obbligo, Biblioteca comunale e sportello bancario.

Bari Sardo, parrocchiale della Beata Vergine del Monserrato.
Bari Sardo, casu axedu

Economia La sua attivita` economica e` basata sull’agricoltura, in particolare sono molto sviluppate la viticoltura con la produzione di un buon vino, l’olivicoltura e la coltura delle mandorle.
Notevolmente sviluppate sono le attivita` commerciali a integrazione di una fiorente attivita` turistica in costante crescita. Artigianato. In passato erano tradizionali la produzione dell’orbace e l’attivita` di tessitura della lana, della quale rimanememoria nell’attuale tessitura dei tappeti. Altre attivita` artigianali un tempo rinomate erano quelle dei fabbri e dei falegnami, noti per la fabbricazione dei carri.

Patrimonio Archeologico
Il territorio possiede numerose testimonianze archeologiche tra le quali le Tombe di giganti di Canali, le domus de janas di Su Pranu e i numerosi nuraghi:
Arbois, Boschinu, Gesperarci, Iba Manna, Luculi, Mattale, Mindeddu, Moru, Murei, Niedda, Sa Puliga, Sellersi, Su Crastu. Tra questi sono di particolare interesse i nuraghi di Sa Puliga e soprattutto quello di Mindeddu, che e` del tipo polilobato e conserva tracce di un villaggio nuragico che sorgeva attorno alla torre principale.
Patrimonio Artistico, Culturale e Ambientale Il villaggio conserva un tessuto urbanistico sviluppato attorno alla strada principale, un tempo detta de Mesu Bidda, sulla quale si intersecano le strade laterali, alcune delle quali conservano l’antico selciato e sulle quali si affacciano ancora le tipiche case in pietra che nell’impostazione ricordano quelle della Barbagia.
Sulla strada principale si apre una ariosa piazza dove sorge la chiesa di Nostra Signora di Monserrato, parrocchiale edificata in un lungo periodo a partire dagli inizidel secolo XVII e terminata nel secolo XVIII. Inizialmente l’edificio avrebbe dovuto ampliare una vecchia chiesa preesistente che pero`, col procedere della nuova costruzione, finì per essere demolita. L’edificio, a croce latina, ha una sola navata, le volte a botte e la cupola ottagonale che poggia su un tamburo con finestre. Le cappelle laterali furono completate nel secolo XVIII, come pure tra il 1760 e il 1777 fu completato il presbiterio con la scalinata d’accesso e furono acquistati a Napoli i marmi policromi per le decorazioni interne, in particolare quelli dell’altare maggiore, opera di Michelino Spiazzi.Nel 1780 la chiesa fu pavimentata e furono realizzati alcuni altari delle cappelle laterali; agli inizi dell’Ottocento il cagliaritano Giovanni Battista Franco edifico` l’altare di San Giovanni nel transetto. Il campanile, progettato dal Viana, fu edificato nel 1778 a cura del parroco Bernardino
Pes.L’interno conserva alcune statue lignee di scuola napoletana dei secoli XVII e XVIII; un dipinto attribuito al Mainas e alcune tele di Francesco Massa; accanto alla chiesa e` stato costruito nel 1802 dall’architetto Antonio Melis un bell’oratorio che richiama lo stiledell’edificio principale.
Poco distante dalla chiesa sorge il Palazzo rettorale di decorosa fattura settecentesca.
Altro monumento di notevole valore e` la torre di Sant’Antonio, nella marina di Baì: costruita tra il 1590 e il 1594, alta piu` di 12 m e larga 11 m, fin dai primi anni della sua edificazione sostenne attacchi da parte di corsari barbareschi; di particolare gravita` quello del 1748; nel 1798 e nel 1830 fu radicalmente restaurata e resto` attiva fin dopo il 1843. Di notevole bellezza sono le spiagge che fanno capo alla marina di Barì; ricche di stagni pescosi, popolate da specie rare di animali, da anni sono la base principale della crescente attivita` turistica.
Feste e Tradizioni Popolari Anche a Bari Sardo le feste popolari scandite lungo l’intero anno tramandano le usanze e le tradizioni della comunita`; le piu` antiche tra queste sono quelle della Madonna di Monserrato e di san Girolamo che si svolgono rispettivamente l’8 e il 30 settembre. La festa della Madonna di Monserrato si svolge nella parrocchia e dura tre giorni con un denso programma di momenti folcloristici alternati a quelli religiosi. La festa piu` suggestiva pero` e` quella in onore di San Giovanni Battista che da una cinquantina d’anni si svolge alla marina di Barì. La statua del santo vi viene accompagnata e poi collocata su un barcone, ha quindi luogo una processione a mare, durante la quale si svolge anche il rito propiziatorio di sune´nniri (Ne´nniri), che consiste nel gettare in mare le pianticelle coltivate al buio secondo un’antichissima tradizione.

Retablo di Lunamatrona
Retablo di Villamar

Titolo: Retablo di Lunamatrona
Autore dell'opera: Mainas Antioco
Descrizione: Attribuito ad Antioco Mainas. Doppio trittico, tempera e olio su tavola, m 4,50 x 4,00. Scomparti mediani: Madonna in trono col Bambino e angeli reggicortina, Crocefissione. Scomparti laterali: Arcangelo Gabriele, Vergine annunciata; S. Giovanni battista, Arcangelo Michele. Predella a cinque scomparti: Cristo risorto fra SS. Paolo e Pietro, SS. Antonio da Padova e Nicola di Bari, SS. Cosma e Damiano, SS. Lucia e Apollonia.
Lunamatrona, parrocchiale.

Datazione soggetto: 1537-1571

Titolo: Retablo di Villamar
Autore dell'opera: Cavaro Pietro
Descrizione: Polittico, tempera e olio su tavola con fondo d'oro, m 7,57 x 3,79. Nella nicchia: Madonna col Bambino, statua in legno. Ai fianchi della nicchia: sei tavolette con Angeli musicanti. Scomparto mediano: Crocefissione. Scomparti laterali: Arcangelo Michele, Stigmate di S. Francesco; S. Giovanni battista, Battesimo di Cristo. Porte: S. Pietro, S. Paolo. Predella, con tabernacolo centrale: Annunciazione, Natività, Epifania, Cristo risorto, Ascensione, Pentecoste, Dormitio Virginis. Polvarolo: S. Nicola di Bari, S. Onofrio, S. Anna con Maria bambina, S. Orsola con le vergini, Arcangelo Raffaele e Tobiolo, l'Eterno fra SS. Giorgio di Suelli e Lucifero di Cagliari, S. Gabriele arcangelo, SS. Cosma e Damiano, S. Caterina d'Alessandria, S. Cristoforo, S. Antonio abate. Villamar, parrocchiale di San Giovanni battista.
Datazione soggetto: 1518

Torre a Bari Sardo
Bari Sardo, quadro di Antonio Mainas

Bari Sardo, torre di Barì
Come arrivare
Bari Sardo si colloca lungo la SS 125 (orientale sarda), al km 136. Per raggiungere il monumento è necessario prendere un breve tronco stradale, verso E, lungo 4,5 km, che unisce il paese al mare. La torre sorge su un piccolo promontorio, che avanza dalla linea di costa, ed è orlata da una spiaggia sabbiosa.
Il fortilizio è nel territorio del villaggio di Barì, oggi Bari Sardo: l'area era conosciuta come "Punta Negra di Barì" o "Punta Negra de Sapione" . Successivamente, nei secoli XVIII e XIX la fortificazione fu dedicata a Sant'Antonio e perciò detta "de Sant'Antonio de Barì".
La torre aveva funzioni di vedetta e, con una visuale di circa 15 km, osservava la zona che si estendeva da Capo Bella Vista a Capo Sferracavallo; controllava anche la foce del Riu Mannu, meta possibile di barbareschi e pirati per l'approvvigionamento idrico. Era in contatto ottico con le torri di San Gemiliano e di Capo Bellavista, a Nord, e con la vedetta di Capo Sferracavallo, a Sud.
Descrizione
La torre è costruita con rocce granitiche e basaltiche locali. Troncoconica, ha un'altezza di 12,75 m e diametro di 11,4 m alla base e 8 m al terrazzo. È provvista di una piccola camera interna circolare, voltata a cupola, di circa 14 mq; conteneva una piccola guarnigione ridotta all'alcaide (il capitano della torre) e a due soldati. L'ingresso a questa camera era garantito da un'apertura a di 4 m dal suolo; frontalmente all'entrata era collocata una botola che portava alla cisterna, situata ad un livello inferiore, mentre sulla s. vi era la scalinata, interna al muro, che conduceva alla piazza d'armi.
La costruzione della torre nella zona di Barì fu consigliata nel 1572 dalla relazione del capitano di Iglesias, Marco Antonio Camos, che aveva compiuto un censimento delle coste della Sardegna in special modo dei siti più frequentati dai corsari. La realizzazione della fortezza si collocherebbe quindi fra questa data e il 1639, quando è citata per la prima volta dalla "Carta sulla descricion de la Isla Y Reyno de Sardena" di Francesco Vico.
Nel 1720 la torre, secondo la Relazione del I Commissario di artiglieria, fabbriche e fortificazioni, Cagnoli, era in buono stato. Nel maggio del 1748 vi fu uno scontro a fuoco con i mori che erano sbarcati nelle vicinanze. Alla fine del secolo sono documentate riparazioni del mastro Mameli, mentre un intervento più radicale fu effettuato nella primavera del 1828. Nello stesso periodo la guarnigione alloggiava a Bari Sardo, continuando i suoi compiti di guardia. Nei due anni successivi, su progetto dell'architetto Melis, si pose fine alla ristrutturazione.
Nel 1842, fu soppressa la Reale Amministrazione delle Torri e l'anno successivo la torre fu dismessa. Durante la seconda guerra mondiale fu nuovamente riutilizzata come posto di vedetta.
Storia degli studi
La torre è compresa nelle principali opere sulle fortificazioni costiere in Sardegna.

Torre di Bari Sardo

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