Menu principale:

Le Vie della Sardegna :: partendo da Sassari Turismo, Sagre Paesane, Cultura e Cucina Tipica Sarda. Turismo in Sardegna, itinerari enogastrononici e culturali. B&B, Agriturismi, Hotel, Residence, Produttori Prodotti Tipici, informazioni e itinerari su dove andare, cosa vedere, dove mangiare, dove dormire sul Portale Sardo delle Vacanze. Tutto per le tue Vacanze in Sardegna. Informazioni turistiche e curiosità sui comuni della Sardegna e le attrattive turistiche offerte nei vari territori isolani.


Vai ai contenuti

Enrico Costa :: è stato giustamente definito un poligrafo, per la diversità dei generi letterari da lui praticati, unificati tutti però dal motivo ispiratore di illustrare la Sardegna. Pur concordando totalmente con questa affermazione, per intenderla appieno, le si deve aggiungere il peso che nella formazione del Costa ha avuto l’attività professionale di archivista, svolta presso l’Archivio Storico Comunale di Sassari, collegata a sua volta col nuovo significato che gli archivi avevano assunto nell’Ottocento.

Cultura Sarda > Personalità Sarde


Enrico Costa
Letterato e storico (Sassari 1841-1909).
Il padre, musicista, si trasferì a Sassari poco tempo prima che vi nascesse Enrico; tornato a Cagliari, vi morì nel 1851. Costa crebbe così orfano e povero. Nel 1865 trovò un impiego nella Banca Nazionale, e lavorò poi in altri piccoli istituti di credito (la Banca Commerciale, la Banca Agricola Sarda, la Cassa di risparmio di Sassari). Nel 1879 fu assunto in Comune, dove lavorò prima nella Tesoreria municipale e quindi nell’Archivio. L’approdo a quell’archivio che Costa avrebbe riordinato pubblicandone in volume la storia e l’inventario fu in qualche modo il riconoscimento dei meriti e della stima che aveva acquisito negli ambienti culturali sassaresi. Letterato, narratore, scrittore di bozzetti e novelle, romanziere, poeta, autore di libretti di teatro ma anche di documentati saggi storici, Costa è il più prolifico poligrafo dell’Ottocento sardo e forse (con Giovanni Spano) uno dei più prolifici scrittori di tutta la storia letteraria (e più altamente culturale) della Sardegna. Dotato di una straordinaria capacità di lavoro, fu – tra il 1870 e il 1909, anno della sua morte – infaticabile animatore di ogni iniziativa culturale d’un qualche rilievo. Amico di Sebastiano Satta, Luigi Falchi e Pompeo Calvia, sebbene tutti di qualche anno più giovani di lui, ma soprattutto amico e consigliere di Giuseppe Dessì, il grande tipografo-editore della Sassari di quella fine secolo, Costa stimolò una serie di imprese culturali: dai libretti d’opera scritti per Luigi Canepa alle collane di narrativa (in una delle quali esordì la stessa
Grazia Deledda, che lo considerava il suo maestro, o comunque un suo ‘‘scopritore’’), dalle cantate e le commedie per le intense stagioni teatrali alla rivista ‘‘La Stella di Sardegna’’, uscita a meta` degli anni Ottanta.

Enrico Costa, letterato e storico Sassarese (Sassari 1841-1909), autore di Il Muto di Gallura e Sassari. Enrico Costa Raffigurato dal Cubeddu.

Sassari(1873/1880), Piazza d’Italia, la foto di Wagner Max Leopold riproduce l’immagine-simbolo del capoluogo, una panoramica del “salotto buono” della città, quella piazza d’Italia che è tra le più scenografiche della Sardegna. Lo spianamento dell’area ebbe inizio nel 1872. Lo spazio, quadrato di 100 metri per lato, è scenograficamente chiuso dalla bella facciata del palazzo della Provincia edificato, a partire dal 1873 e concluso 7 anni dopo, da Giovanni Borgnini e Eugenio Sironi. Manca ancora la terrazza balaustrata aperta verso la piazza mediante scale di collegamento innalzata alla fine degli anni Venti, così come non compare alcuna traccia di pavimentazione nella spianata antistante, solo al termine del secondo ventennio del ’900 rivestita con mattonelle quadrangolari in cemento e bordata da una fila di granito. Decentrato sulla sinistra è, opera dello scultore Giuseppe Sartorio, il monumento a Vittorio Emanuele II inaugurato il 19 aprile del 1899 alla presenza del re Umberto e della regina Margherita.

Sassari, piazza d’Italia, datazione soggetto: 1873 - 1880. Di Wagner Max Leopold.

La sua opera principale e` pero` "Sassari", frutto di una serie lunghissima di ricerche, destinate a mettere insieme, talvolta con qualche problema nell’ordinamento, migliaia di schede e di notizie tratte da quotidiani scavi d’archivio. Oltre 2000 pagine, nelle diverse edizioni che ne sono state fatte, per raccontare la storia della citta` dalle origini fino al 1900: la storia ma anche i movimenti, la societa`, i personaggi, le chiese e le istituzioni religiose, in un’ansia di comprendere tutto nella pagina che costituisce il fascino del libro. "Sassari" ebbe, per questa stessa sua dimensione – e anche per gli affanni in mezzo ai quali Costa la veniva componendo: in quegli anni fu anche commissario di governo al Comune di Budduso`, all’Ospizio di Ozieri, al monte di soccorso di Porto Torres – , una storia editoriale complicata. Nel 1885 uscì, presso la tipografia Azuni, il primo volume, che conteneva la storia (in senso stretto) della citta`. Nel 1909, alla vigilia della morte, l’editore Gallizzi pubblico` le prime 6 parti del secondo volume; rimasero inedite le parti 7-20, che gli eredi Gallizzi pubblicarono nel 1937, ristampando nel 1939 le prime sei. Solo nel 1959, in occasione del centenario della morte, l’Ente provinciale di Sassari affido` a una commissione (di cui facevano parte il presidente dell’E.P.T. Sergio Costa, Aldo Cesaraccio, Manlio Brigaglia, Salvator Ruju ed Eugenio Tavolara) l’incarico ripubblicare l’opera per intero: così, tra il 1959 e il 1974 uscirono presso Gallizzi 6 volumi in brossura. Nel 1992 lo stesso editore ne fece curare da Enzo Cadoni una nuova edizione, in tre volumi rilegati e riccamente illustrati, dotati di un indice dei nomi che permette di orientarsi in un’opera così multiforme. Tra i suoi numerosissimi scritti: Arnoldo, scena e cori (per la musica di Luigi Canepa), 1868; Il tesoro delle famiglie, scherzo comico, 1871; L’Orfanello, versi, 1871; David Rizio, dramma lirico (e` un libretto d’opera per L. Canepa), 1873; Il bacio, racconto, ‘‘Rivista sarda’’, I, 1875; Ultimi giorni di Gaetano Donizzetti, elegia, 1875; Rosalia, idillio in versi, 1875; Gli organetti, commedia, 1875.
Tra il 1875 e il 1878 segue una serie di ‘‘bozzetti’’: Il castello misterioso, 1876; Cause senza effetti, 1876; L’albero del riposo, 1877; Maggiorana, 1878; Ninetto, 1878; Fior d’arancio, 1878; Un garofano, 1878; L’assassinio di Albertino Renouf, romanzo, 1879; Le donne d’altri, commedia, 1879; Da Terranova a Sassari, 1880; Le rovine di Trequidda, racconto, 1881; Sulle rive del Po, bozzetto, ‘‘Gazzettino sardo’’, 1881; Da Macomer a Bosa, 1883; Da Sassari a Cagliari, guida-racconto, 1883; Sassari, 1-2, 5 tomi, Sassari 1885-1909-1937, ripubblicata in 3 voll. a cura di Enzo Cadoni, 1992; Il bombardone, racconto, 1885; Il Muto di Gallura, racconto storico, 1885; Ombre nella luce, racconto, 1886; Maria Stuarda, pagine storiche, 1886; La bella di Cabras, romanzo, 1887; Racconti, 1887; Laly, storia di una cagnetta, 1888; Le rocce di Santa Lucia, racconto storico, 1889; Alla grotta di Alghero, 1889; Carlo V in Alghero, ‘‘La Stella di Sardegna’’, XI, 1886; Due studenti dell’Universita` di Sassari: Giovanni Maria Angioy e Domenico Alberto Azuni, 1893; In autunno, versi, 1894; Sui monti di soccorso in Sardegna dal 1624 al 1894, 1895; L’esposizione artistica sarda a Sassari, 1896; Giovanni Tolu, storia di un bandito sardo, 1897; Album di costumi sardi con note, 1897-1901; Rosa Gambella, romanzo, 1897; Un giorno ad Ardara, 1899; Adelasia di Torres, 1898; Prime donne, romanzo, 1900; L’Archivio del Comune di Sassari, 1902; Gli Statuti del Comune di Sassari nei secoli XIII e XIV, Sassari, 1902; Michele Zanche e Corrado Trinchis, ‘‘Archivio storico sardo’’, I, 1905; Arte nuova, 1905; Giovanni Maria Angioy e l’assedio di Alghero, ‘‘Archivio storico sardo’’, IV, 1908; Costumi sardi, 1913; Archivio pittorico della citta` di Sassari (a cura di M. Antonio Aimo ed Enzo Espa), 1976.



Sassari, fontana del Rosello, foto di Wagner Max Leopold, il tipo di inquadratura consente di apprezzare le caratteristiche stilistico-strutturali del monumento: dai due parallelepipedi sovrapposti di cui il superiore appena rientrato, al coronamento ottenuto dall’incrocio di due arconi sui quali si imposta la statua equestre di S. Gavino; dai riquadri rettangolari realizzati in materiale lapideo di colore scuro alle torri merlate quadrangolari agli angoli simbolo della città; dalle teste di leone lungo i lati e quattro di delfino sul basamento di statue raffiguranti le stagioni; fino alla personificazione di una divinità fluviale distesa lungo il fronte meridionale. Oltre alla valenza storica e architettonica del monumento, non manca la raffigurazione di una delle più schiette espressioni di vita sassarese. Donne e bambini muniti di anfore e barili per attingere l’acqua, nonché asinelli a cui é affidato il trasporto dei contenitori pieni destinati ad incidere profondamente dell’iconografia della città.

Sassari Fontana di Rosello inizio secolo 900.

"L'interesse per il romanzo storico, in Sardegna, continua a essere molto vivo così come la ricerca dell'identità e delle radici. Emblematica, a questo proposito, è l'opera di Enrico Costa. Nasce a Sassari nel 1841 e lavora dapprima come impiegato presso il Comune, poi come archivista, attività che svolge con passione. Il suo amore per la narrativa lo spinge a cimentarsi nella scrittura. Temperamento eclettico e dotato di una fervida curiosità intellettuale, ha una produzione che abbraccia diversi campi: documentario, narrativo, poetico e storico. Quanto al primo, è notevole l'opera "Costumi Sardi", scaturita da un'approfondita indagine sul folclore isolano. Tra i romanzi che più hanno contribuito a farlo conoscere si segnalano "Giovanni Tolu", scritto sulle memorie dettategli personalmente dal leggendario bandito logudorese, e "Il muto di Gallura", anch'esso evocante una figura di torva grandezza. Non sempre curati nella prosa, ma arguti nel gusto popolaresco, questi romanzi ebbero molti estimatori. La stessa Grazia Deledda amava definirsi "discepola ammiratrice e seguace" del loro autore. Costa pubblica anche la raccolta poetica "In autunno", ma viene ricordato perché diede il meglio di sé in campo storico, con la monumentale opera "Sassari". Il volume, dedicato all'amata città natale, gli costa trent'anni di lavoro. Ne pubblica una parte in vita ma la versione completa (la parte già pubblicata più la parte inedita ricavata sulla base dei suoi manoscritti) sarà fruibile al pubblico solo nel 1939. Esso fu lodato da qualificati storici come Arrigo Solmi. Enrico Costa muore nella sua città natale nel 1909, all'età di quasi 68 anni."

Veduta della città di Sassari, data di realizzazione1827.

Enrico Costa e l'Archivio Storico di Sassari

Solo un personaggio poliedrico come Enrico Costa (archivista del Comune di Sassari dal 1895 al 1909, scrittore versato nel disegno e nella pittura) avrebbe potuto realizzare il quadro che, emblematicamente, rappresenta le traversie vissute dalle carte dell’archivio storico cittadino. Non a caso, nel dipinto dedicato da Enrico Costa alla distruzione della memoria civica trovano posto, allegoricamente, due monumenti simbolo di una Sassari che scompare con la seconda metà dell'Ottocento: la Chiesa di S.Caterina e l'antico Castello Aragonese. Il dipinto rappresenta le mutilazioni più grosse subite dall'archivio comunale: per secoli la città ha ricordato la quema de los franceses, l’incendio appiccato alla città dai francesi capeggiati da Renzo Ursino nel 1528, nel quale bruciarono le carte più antiche. Anche la cosiddetta “rivolta del pane” del 1780 contribuì alla dispersione degli atti comunali, distrutti come emblema del potere dalla folla affamata. Ma più di tutto pesarono la negligenza e il disinteresse dell’uomo, che lasciarono le carte civiche in pasto ai ratti e preda degli agenti atmosferici. Si deve proprio all’opera di Enrico Costa il recupero e il riordinamento del cosiddetto Archivio Antico che abbracciava la documentazione della Sassari repubblicana, aragonese, spagnola e piemontese sino al 1848. Durante la direzione di Enrico Costa, le carte dell’Archivio Antico vennero trasferite negli spazi della cappella del Palazzo Ducale; per l’occasione il Costa aveva curato anche la progettazione degli scaffali. Per preservare le carte dell'Archivio Antico dalla dispersione e al fine di garantirne un’idonea conservazione e valorizzazione, nel 1969 vennero acquisite in deposito temporaneo dall’Archivio di Stato di Sassari, insieme con alcune altre serie archivistiche che arrivavano sino al 1900.
Viceversa, la parte più consistente dell’ Archivio Moderno, paragonabile con le dovute eccezioni, ad una sezione post unitaria, rimase negli uffici del Comune ed ora è conservata a Palazzo Ducale.

Palazzo Ducale Sassari, disegno storico archivio di Sassari.


Dal 1878 l’Archivio, come tutti gli uffici civici, trova collocazione nella nuova sede del Comune: il Palazzo Ducale, fatto edificare dai duchi dell’Asinara tra il 1775 e il 1806.

Nel corso del ‘900, le aumentate funzioni della macchina comunale e l’assenza di una figura di assoluto prestigio come tutore delle carte civiche, ruolo che aveva avuto in
Enrico Costa un campione indiscusso, aprirono la strada ad un lungo periodo di dispersione della documentazione.

Enrico Costa Poligrafo Sardo

Enrico Costa è stato giustamente definito un poligrafo, per la diversità dei generi letterari da lui praticati, unificati tutti però dal motivo ispiratore di illustrare la Sardegna. Pur concordando totalmente con questa affermazione, per intenderla appieno, le si deve aggiungere il peso che nella formazione del Costa ha avuto l’attività professionale di archivista, svolta presso l’Archivio Storico Comunale di Sassari, collegata a sua volta col nuovo significato che gli archivi avevano assunto nell’Ottocento. Senza inoltrarsi nella notte dei tempi, è sufficiente soffermarsi sul periodo in cui visse il Costa (1841-1909), quando i documenti archivistici, favoriti da una nuova concezione della storia diffusasi in Europa dopo il trattato di Vienna (1814-15) ed ispirata alle imperanti ideologie romantica e nazionalista, assumono una posizione primaria, come fonti delle vicende delle “piccole patrie”, nelle quali ricercare le proprie origini ed identità, se non un passato glorioso, da contrapporre alla storia degli Stati dominanti. Gli archivisti, compresi i sardi, vengono favorevolmente investiti dall’inusitato senso di valore, avendo alle spalle secoli di silenzio e di frustrazione, interrotti solo dalle visite dei funzionari del regime alla ricerca di documenti a suo favore o, tutt’al più, degli agiografi di Corte, quali Girolamo Zurita, a cui si deve una storia generale della Corona d’Aragona nella quale è più volte citata la Sardegna, ad usum delphini. L’entusiasmo della nouvelle vague suggerisce agli archivisti anche eccessi straordinari, come la beffarda falsificazione delle c.d. Carte d’Arborea ordita nel R. Archivio di Cagliari da Ignazio Pillito, che attribuiva alla Sardegna primati nazionali in ogni settore politico e culturale. Enrico Costa vive appieno la stagione felice degli archivisti e, sia per il livello assunto dal suo ruolo e sia per inclinazione naturale, diviene un accanito ricercatore, non solo in campo storico, ma in qualunque campo volga la sua attenzione, che può essere la minuta descrizione di un tessuto abitativo come la palpitante rievocazione del suono di una campana. Può stupire (e stupisce) la meticolosità, unita alla prolissità, con cui, ad esempio, ritrae il mondo che rappresenta nella Bella di Cabras. Ma si deve considerare che, oltre ad un caldo nazionalismo, ciò che lo spinge è la natura della sua formazione archivistica, assunta da autodidatta, non affinata criticamente, più analitica che volta alla sintesi, e perciò tesa a valorizzare ogni minimo elemento, sia esso documento archivistico, testimonianza folklorica, sociologica o ambientale. Va sottolineato, però, che, col decorso del tempo, la sua preparazione professionale si viene affinando e sul piano archivistico e su quello, ad esso complementare, della storia del diritto. Al pieno della maturità, pubblica infatti l’Archivio del Comune di Sassari (Sassari 1902), che si pone al livello della coeva ma più nota produzione dei colleghi cagliaritani Silvio Lippi e Michele Pinna. Contemporaneamente dà alla luce due lavori sugli Statuti sassaresi del 1316, dei quali per primo precisò la natura di riduzione in volgare di contro alla credenza generale di statuti promulgati. L’empito nazionalistico, la passione per la ricerca tout court, uniti ad un carattere beffardo e fantasioso, trovano espressione genuina nelle opere storiche Sassari (1885 1909) e Rosa Gambella (1887), ed in quelle biografiche, specie Il muto di Gallura (1885) dove, è noto, condusse un’accurata esplorazione negli archivi parrocchiali per accertare i dati anagrafici del bandito Sebastiano Razzu Addis Tansu. Le due opere storiche, scritte allo spirare del secolo, sono frutto della maturazione che il Costa ha raggiunto nel campo, grazie anche agli studi storiografici che, seguendo i dettami del romanticismo, avevano visto la luce anche nell’isola. Per quanto il secolo che ci interessa sia l’800, posto che la realtà è una continua catena, non è fuor di luogo notare la scarsità di opere storico-politiche dei secoli antecedenti, che aveva addirittura spinto l’intellettuale Domenico Simon a rampognare nel 1788 gli scrittori sardi per la loro pigrizia. A parte gli scritti specialistici, pochi in verità, che qui non interessano specificamente, la rottura del silenzio si ebbe con la monumentale Storia di Sardegna (1825-27) edita da Giuseppe Manno, magistrato algherese, segretario privato del re Carlo Felice. Benché voluta dagli ambienti governativi, l’opera ha tutti i crismi dell’apologia della “piccola patria”, a confronto con le imperanti storie dei potenti Stati nazionali. Contemporaneamente, o di seguito ad essa, fioriscono numerose altre pubblicazioni di impianto regionalistico, tra cui le più importanti ad opera di Jean François Mimaut, Pasquale Tola, Pietro Martini e Vittorio Angius. Esse approfondiscono specifici temi di storia sarda, tra i quali principe il mito di Eleonora d’Arborea, l’“eroina” di tutta l’isola, statista, guerriera, legislatrice. Tutte queste opere, note al Costa, che ne cita più di una in Rosa Gambella, liquidavano con pochi tratti l’amatissima città turritana. Di certo frustrato da ciò, la brusca franchezza del carattere gli impedì di seguire l’esempio dei colleghi di Cagliari, operando falsificazioni, o di servirsi, come altri storici, di quelle cagliaritane, anche se smascherate. «Costretto da parechie forze irresistibili» – come egli le definisce nella dedica a Enrico Berlinguer di Rosa Gambella – si diede allora a raccogliere materiale documentario, edito dai Pillito, dal Tola e da altri, per completare quello originale dell’archivio comunale sassarese e dare vita al progetto ambizioso di pubblicare la storia della sua città. A tal fine si avvalse anche di dati conservati nell’Archivio di Stato di Cagliari, inviatigli da Giovanni Pillito, e da Michele Pinna e Silvio Lippi, altri archivisti cagliaritani. Nel 1885, uscì il primo volume di Sassari: la “piccola patria” aveva trovato il suo aedo, antesignano cultore di quella microstoria, che si affermerà nel secolo successivo. Per completare l’opera, secondo i dettami romantici, mancava “l’eroina”. Era però impossibile pensare ad una seconda Eleonora d’Arborea, sia perché godeva tutta la stima del Costa, che ne riconosceva l’unicità, sia perché l’invenzione totale non rientrava nel suo carattere, che era fatto di un amalgama in cui occorreva la realtà per sbrigliare la fantasia e, se del caso, l’ironia. Lo scenario storico sardo allora conosciuto scarseggiava di donne protagoniste, ancor meno quello sassarese, ma mentre scriveva la storia di Sassari gli si parò davanti una piccola figura femminile, che sollecitò il suo interesse, Rosa Gambella. Il Costa aveva finalmente trovato per la “piccola patria” anche l’“eroina”, non guerriera né statista come Eleonora d’Arborea, ma dolce, infelice e sventurata, secondo i migliori canoni dei tralicci romantici. Rosa Gambella è realmente esistita ed a lei il Costa ha dedicato un c.d. “racconto storico”, dove, su uno sfondo di fatti realmente accaduti, si intrecciano invenzioni di fantasia. I fatti sono ambientati nella Sassari della seconda metà del XV secolo, periodo molto turbolento per l’isola, in cui si chiuse definitivamente l’epopea Arborea-Aragona.

Testo di Gabriella Olla Repetto

Sassari, Porta Sant'Antonio, 1854 foto realizzata da Delessert Édouard.

Titolo: Sassari, Porta Sant'Antonio, 1854
Autore: Delessert Édouard
Descrizione: Le mura di Sassari si conservano oggi solo in minima parte, ma evocano ugualmente il passato medioevale della città. La cerchia originaria risale ad anni anteriori al 1278 e fu certamente potenziata attorno al 1236. La cinta era costruita in pietre calcaree, aveva una forma pentagonale e una lunghezza di circa 2 km. Le porte si aprivano in corrispondenza dei quattro punti cardinali: a N la porta di Sant'Antonio, a E la porta Macello o di Rosello, a O la porta di Utzeri, a S la porta di Capu de Villa, poi denominata porta Castello. Il piano regolatore del 1837 causò l'apertura di numerosi varchi, ma fu solo nel 1844 che venne demolito il tratto presso porta Castello. Nel 1853-56 fu abbattuta la porta di Rosello, nel 1857 la porta di Utzeri. Nel 1863 si apri il portico del Carmelo. Seguirono nel 1866 la demolizione della porta di Sant'Antonio, nel 1874 quella di porta Nuova. Le fotografie ottocentesche del Delessert, mostrano ancora le porte del Rosello e di Sant'Antonio.

La vetrina delle Aziende Sarde

Home Page | Località Sarde | Piatti Tipici | Cultura Sarda | Territorio | Spazio Aziende | Musica Sarda | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu