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Gennargentu Ogliastrino :: Percorsi di trekking ed escursionismo nella Provincia dell'Ogliastra sul Portale Le Vie della Sardegna.

Territorio > Sardegna Escursionismo


Gennargentu Ogliastrino Sentiero Sorberine.j

6. Gennargentu
Ogliastrino



Un’Isola di sentieri
76 itinerari per il trekking in Sardegna



IL TERRITORIO

Sull’origine del nome Ogliastra esistono due diverse teorie. La prima lo ritiene diretta conseguenza della diffusa presenza sul territorio dell’Olivastro. La seconda, considerata più credibile, fa discendere il nome del territorio da quello dell’imponente guglia di Pedra Longa, chiamata Agugliastra che domina il mare a nord di Santa Maria Navarrese. L’Ogliastra è un territorio perlopiù montuoso compreso tra le coste del mar Tirreno e le vette del Gennargentu, che fanno assomigliare questa regione ad una sorta di immenso anfiteatro rivolto al mare. L’Ogliastra offre al visitatore un sistema costiero variegato che va dalla costa alta e le cale di Baunei, Cala Luna, Cala Sisine, Cala Mariolu (Ispuligidenìe) e Cala Goloritzè, alle spiaggie di Tortoli, Barisardo e Cardedu (Orrì, Cea e Museddu), fino a quelle più a sud di Gairo (Coccorrocci) e Tertenia (Sarrala). Al visitatore più attento basterà poi spingersi per qualche chilometro all’interno per poter ammirare territori montani di impressionante bellezza quali il Supramonte di Baunei ed Urzulei, i boschi e le montagne di Talana, Villagrande, Seui e Ussassai, il Gennargentu di Arzana, i tacchi e le valli monumentali di Gairo, Jerzu, Osini e Ulassai. La particolare conformazione del territorio ed il secolare isolamento hanno contribuito a creare un particolare insieme di valenze naturali, paesaggistiche, culturali e sociologiche
che meritano uno sguardo attento, curioso e profondo.

Tafoni
I tafoni sono delle cavità nella roccia, possono avere l'aspetto di piccoli fori, denominati alveoli, o di ampie cavità. Questo fenomeno interessa principalmente alcuni tipi di rocce come l'arenaria o il granito. Il tafone, che prende il suo nome dal greco taphos (tomba) o dal corso Taffonare (praticare fori), solitamente presenta delle pareti lisce ed è diffuso in diverse parti del mondo, è frequentemente riscontrabile nelle aeree costiere e nelle zone aride e desertiche. La Sardegna è la regione italiana dove è maggiormente concentrata questo tipo di formazione geologica. Vi sono diverse ragioni all'origine dei tafoni come l’erosione eolica (corrasione), l’erosione dovuta all’azione del sale, o l‘azione combinata di questi due fattori. Altre cause possono essere le differenze nella coesione interna e nella permeabilità della roccia arenaria, e la differenza di durata del periodo secco da quello umido. Tutto ciò dà spesso origine a fantasiose forme di scultura naturale. L’utilizzazione dei tafoni, come abitazioni e come sepolture, è attestata dalla preistoria fino ai nostri giorni, tanto che queste cavità hanno offerto un ricco bagaglio di contenuti culturali, materiali ed etnici.

Dispense e attività dei carbonai
Il termine o toponimo “dispensa”, che così di frequente si ritrova nello scorrere le carte geografiche e topografiche dell’Isola, sta ad indicare il sito in corrispondenza del quale sorgeva – ed in alcuni casi se ne individuano ancora i ruderi – la costruzione in muratura centro dell’attività forestale, e tappa obbligata del trasporto a dorso di mulo o di cavallo, ove veniva concentrato il carbone vegetale prima di lasciare la foresta su carri trainati da buoi o, in qualche caso, su piccoli convogli ferroviari. Il nome proprio che si accompagna talvolta al sostantivo indica invece il nome degli industriali boschivi che procedettero alle utilizzazioni forestali. L’attività interna delle imprese era semplice ma funzionale. Ogni impresa era costituita da un certo numero di compagnie di carbonai (con 2-6 operai) che dipendevano direttamente dall’impresario. Vi era il “capomacchina”, che dirigeva i lavori, il “capo imposto” che sovraintendeva all’ammasso del carbone a alla contabilità, il ”dispendiere” che provvedeva a viveri e alla dispensa. I ruderi delle vecchie dispense, fabbricati presso cui venivano concentrati la legna ed il carbone prima del trasporto per i luoghi di smercio, sono la testimonianza dell’intensa attività di taglio svoltasi nelle foreste della Sardegna tra la fine del secolo scorso e i primi decenni del ’900.


La Ginestra dell’Etna
La ginestra dell’Etna (Genista aetnensis) appartiene alla famiglia delle Leguminose. In lingua sarda è conosciuta anche come Adanu, Scova, Inistra. Si tratta di una specie endemica della Sardegna e della Sicilia. Mentre gli individui presenti in Sicilia sono caratterizzati da un portamento tipicamente arbustivo quelli presenti in Sardegna sono in genere dei veri e propri alberi. Qui la specie è diffusa nelle zone montane e sugli altipiani dei settori centro-orientali e meridionali. Questo arbusto o piccolo albero può raggiungere un’altezza di 6 metri. I rami sono giunchiformi, le foglie semplici, caduche e lineari, con lamina bianco-lanosa. I fiori sono gialli e profumati. Il frutto è un legume di forma ovale. La fioritura, di particolare bellezza, avviene tra giugno e agosto.




Tagli boschivi e produzione di carbone nel XIX secolo
Tutto il XIX secolo e parte del XX sono stati caratterizzati in Sardegna da forti tagli boschivi, finalizzati alla produzione di carbone destinato all’esportazione, soprattutto verso la Francia e la Spagna. La quantità di carbone vegetale richiesto in questo periodo è andata inoltre in crescendo a causa dello svilupparsi del processo di modernizzazione e parziale industrializzazione dell’Isola. Nel primo periodo dell’ottocento veniva vietato il taglio dei ghiandiferi, o boschi d’alto fusto, e degli olivastri, mentre si consentiva il taglio di tutte le specie della macchia mediterranea: corbezzolo, lentisco, cisto, fillirea, erica, mirto, etc.
Sempre nella prima metà del XIX secolo, a causa della bassa densità stradale, molte delle aree forestali erano state escluse dalle utilizzazioni. Con la notevole infrastrutturazione viaria, costruzione di ponti, strade e vie ferrate, avvenuta a partire dalla seconda metà del secolo, le superfici boschive interessate dalle utilizzazioni e l’esportazione del carbone vegetale, crebbero notevolmente. In questo periodo, a differenza del passato, l’aumento del quantitativo del carbone prodotto derivava anche dai forti tagli a carico delle leccete e dei querceti d’alto fusto risparmiati precedentemente. I picchi delle esportazioni di carbone si verificarono intorno al 1880, con valori superiori alle 170.000 tonnellate annue, equivalenti a circa 450.000 metri cubi di legname, di sole piante d’alto fusto. Tali quantitativi incidevano per più di un terzo rispetto alle esportazioni totali del regno. Nello stesso periodo in Sardegna le quantità di carbone prodotto dalle utilizzazioni provenienti da boschi non di alto fusto erano di sole 20.000 tonnellate annue (50.000 metri cubi di legname). In un arco di tempo assai breve, confrontato ai tempi di crescita degli ecosistemi forestali, interi complessi boscati furono trasformati in paesaggi brulli punteggiati da una miriade di aie carbonili. Ancora oggi a distanza di oltre cento anni, facendo una passeggiata all’interno delle aree boscate precedentemente utilizzate per la produzione di carbone, possiamo notare un numero elevato di piccole piazzole pianeggianti di forma circolare, ricavate da terrazze sostenute in muretti in pietrame, che venivano utilizzate per l’allestimento delle carbonaie. La provenienza delle compagnie di carbonai era prevalentemente tosco-emiliana e ligure, e le tecniche di lavoro adottate differivano di poco da quelle Appenniniche. La prima operazione consisteva nella messa in piano della piazzola o aia carbonile. La legna in pezzi di lunghezza media di un metro e diametro di 5-10 cm, che man mano giungeva ai bordi della piazzola, veniva accatastata, e successivamente attentamente sistemata per formare la carbonaia. La carbonaia veniva infine ricoperta con uno strato di terra e foglie, tale che impedisse all’aria di entrare dalla zona esposta al vento, ma veniva praticato un foro apposito nella parte opposta. Per consentire la lenta combustione e controllare che il processo di carbonizzazione non subisse anomalie, una volta accesa la carbonaia, veniva controllata giorno e notte fino al termine del processo. Le maestranze riconoscevano tale situazione osservando il fumo emesso.

La macchia mediterranea
La macchia mediterranea è una formazione vegetale caratteristica delle aree con clima di tipo mediterraneo. Essa è formata da arbusti ed alberelli che non superano i 5 metri di altezza. La macchia rappresenta generalmente una forma di degradazione delle foreste. In base all’altezza di questa formazione ed alle specie che la compongono si distinguono diversi tipi di macchia. In Sardegna essa occupa vaste aree ed è costituita principalmente da specie come: il corbezzolo, l’erica, il lentisco, la fillirea a foglie larghe, la fillirea a foglie strette, la ginestra spinosa, l’alaterno, l’euforbia arborea, etc. La macchia rappresenta un’importante habitat per numerose specie animali.
Il cisto femmina
Il cisto femmina è un arbusto appartenente alla famiglia delle Cistacee, presente anche in Asia minore e nella regione mediterranea. Il cisto ha fiori bianchi con sfumature gialle e foglie ovali, pelose e appiccicose (da 1 a 4 centimetri).
Il mirto
Il mirto, che fiorisce da maggio a giugno, produce i suoi frutti da ottobre a novembre e presenta fiori bianchi con numerosi stami e frutti rotondi e bluastri. É usato per produrre un liquore aromatico.
Il corbezzolo
Il corbezzolo è un arbusto sempreverde che fiorisce fra settembre e dicembre. Ha fiori bianchi campaniformi e produce frutti commestibili rosso-arancioni.
La quercia da sughero
La quercia da sughero, uno dei punti i forza dell'industria sarda, è un albero con foglie ovali usato per fare tappi, strumenti a fiato e nell'edilizia. Il sughero sardo è anche molto noto per la sua ottima qualità e resa.
La lavanda selvatica
La lavanda selvatica (Lavandula stoechas) è un arbusto perenne e odoroso che presenta piccoli fiori violetti in forma di spiga. É generalmente usata per ottenere profumi e oli profumati.





Nel territorio del Gennargentu Ogliastrino
si trovano 3 sentieri.


Regole di buon comportamento

  • Seguire il tracciato del Sentiero
  • Non gettare rifiuti
  • Non accendere fuochi
  • Non raccogliere piante e fiori
  • Non molestare gli animali
  • Non danneggiare alberi e rocce
  • Non provocare rumori molesti




Trekking percorsi



1/2) Sentiero dei Carbonai: Coe Serra - Thiu Predu Orrubiu
(doppio percorso, stesso punto di partenza diverso punto di arrivo)

Punto di partenza: Coa‘e Serra
Punto di arrivo: Dispensa Thiu Predu Orrubiu, Paule Mundugia
Lunghezza percorso: 8.3 Km, 5.3 Km
Tempo medio di percorrenza: 2 h 40 m, 2 h 40 m
Dislivello: 400 m

Il sentiero parte dalla “Strada Provinciale n. 56 Lotzorai-Talana”, a pochi km dall’abitato di Talana.
Successivamente continua lungo una strada sterrata comunale. Il percorso attraversa luoghi di particolare interesse naturalistico, etnografico, archeologico, antropologico, mineralogico e storico come la palude montana denominata Paule Mundugia, le dispense dei carbonai, il nuraghe monotorre Spidinie e i graniti monumentali sui quali è possibile ammirare numerosi tafoni. Lungo tutto il tracciato è possibile osservare diverse specie della macchia mediterranea.


3) Sentiero Sorberine

Punto di partenza: Coa‘e Serra
Punto di arrivo: Vedetta Olinie
Lunghezza percorso: 13 Km
Tempo medio di percorrenza: 8 h
Dislivello: 900 m

Il percorso attraversa luoghi di particolare interesse naturalistico come i canyon e le cascate, i boschi di leccio e le formazioni di ginestra e ha una visuale panoramica dalla Vedetta di Olinie punto d’arrivo di questo itinerario. Da essa si può infatti scorgere un ampio tratto della costa ogliastrina e dell’Ogliastra montana. Il principale uso del suolo è quello forestale e pastorale con copertura arborea e arbustiva prevalente. Il punto di partenza del sentiero, direzione da monte a valle, è raggiungibile dalla strada comunale di Talana che dal centro abitato porta sul monte Olinie, prima asfaltata e poi sterrata, facilmente percorribile anche con mezzi non fuoristrada. Qualora si decidesse di percorrere il sentiero da valle a monte, si può raggiungere la località Coa ‘e Serra usufruendo di un autobus di linea.



Carta 6. Gennargentu Ogliastrino

La vetrina delle Aziende Sarde
Palude temporanea di Paule Mundugia 2.jpg
Rocce monumentali.jpg
Panorama dalla Vedetta di Olinie.
Panorama lungo il sentiero Sorberine.
Gennargentu Ogliastrino Monti.

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