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Giovanni Lilliu :: Archeologo Sardo sul Portale Le Vie della Sardegna scopri tutto su Nuraxi.

Cultura Sarda > Personalità Sarde


Giovanni Lilliu

Giovanni Lilliu, archeologo, oltre a scavare la reggia nuragica di Barumini, ha contribuito con i suoi studi e la sua incessante attività di intelligente divulgazione a far conoscere e valorizzare il patrimonio culturale paleosardo in tutto il mondo.
Nato a Barumini nel 1914, allievo di Ugo Rellini alla Scuola Archeologica di Roma, dal 1943 al 1955 ha operato nella Soprintendenza alle Antichità della Sardegna. Professore ordinario di Antichità Sarde dal 1955, è stato per vent'anni Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Cagliari. È Professore emerito, e membro di numerosi Istituti scientifici sia italiani sia stranieri. Ha fondato e diretto la Scuola di Specializzazione di Studi Sardi dell'Università di Cagliari. Dal 1990 è stato chiamato, unico sardo, a far parte dell'Accademia dei Lincei. Tra le sue numerose pubblicazioni si segnalano "La civiltà dei Sardi dal neolitico all'età dei nuraghi" (Torino, 1963), "Sculture della Sardegna nuragica" (Cagliari, 1966), "La civiltà nuragica" (Sassari, 1982), "Cultura e culture" (Sassari, 1995), "Arte e religione della Sardegna prenuragica" (Sassari, 1999). Ha avuto una esperienza politica in qualità di consigliere regionale nelle fila della Democrazia Cristiana. Negli ultimi decenni è stato sempre attivo sul fronte della difesa dell'identità della Sardegna e, in particolare, della lingua sarda. In un famoso saggio degli anni Settanta ha coniato e definito il concetto della "costante resistenziale sarda". Nel volume "Sentidu de libertade" (2004) ha raccolto i suoi articoli e saggi "in limba".
GIOVANNI LILLIU
Barumini, 13 marzo 1914 - Cagliari, 19 febbraio 2012

L'archeologo Giovanni Lilliu


Ci ha lasciato oggi 19 febbraio 2012.

Lui non c'è più ma ci lascia in eredità un patrimonio di notizie e di passione per la Sardegna che lo renderanno immortale ai posteri.


La redazione
Le Vie della Sardegna



Biografia*

Giovanni Lilliu è nato a Barumini (Cagliari) il 13 marzo 1914 da Giuseppe e da Anastasia Frailis. Dopo le prime due classi elementari nel villaggio natale ha frequentato le tre restanti e i cinque anni del ginnasio nel Collegio Salesiano di Lanusei (Nuoro). Ha compiuto gli studi liceali a Frascati nel Collegio “Villa Sora”, sempre dei Salesiani. Si è iscritto poi nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma, frequentando il corso di Lettere Classiche e approfondendo gli studi archeologici e paletnologici. Si è laureato il 9 luglio 1938 discutendo – col professor Ugo Rellini – una tesi sulla religione primitiva in Sardegna. Nella stessa Facoltà ha frequentato per tre anni la Scuola di specializzazione in Archeologia, superando l’esame di diploma il 22 febbraio 1942 con una tesi sulle stele puniche di Sulci discussa col professor Giulio Quirino Giglioli. Sino al dicembre 1943 è stato assistente volontario alla cattedra di Paletnologia dell’Ateneo romano. Nel 1942 ha vinto una borsa di studio per frequentare un corso di perfezionamento in Preistoria e Paletnologia a Vienna, alla scuola del professor Oswald Menghin; borsa non
goduta a causa di una malattia. Rientrato in Sardegna, dal 1 febbraio 1943 è chiamato ad insegnare Paletnologia, in qualità di professore incaricato, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cagliari, con l’obbligo dell’insegnamento della Geografia. Dal 1 novembre 1943 al 31 ottobre 1947 ha insegnato Archeologia e dal 1 novembre 1950 al 31 ottobre 1951 Storia delle Religioni. Dal 1944 al 1955 Lilliu è stato Funzionario della Soprintendenza alle Antichità della Sardegna, prima come ispettore e poi come direttore. A cominciare dal 1939 ha effettuato numerose ricerche e scavi in Sardegna e nelle Baleari (Artà, Maiorca). Dopo alcuni rilievi preliminari (1940-49), la campagna di scavi più famosa, compiuta negli anni 1951-56, riguarda il complesso nuragico Su Nuraxi di Barumini (Cagliari). Il rilievo della scoperta permise a Lilliu di acquisire un’indubbia autorevolezza scientifica a livello internazionale. Risalgono a questo periodo alcune fondamentali monografie sulla preistoria, quali, ad esempio, I nuraghi. Torri preistoriche di Sardegna (1962), l’ampia opera di sintesi La civiltà dei Sardi dal Neolitico all’età dei nuraghi (1963), ristampata, ampliata e rimaneggiata nel 1967 e nel 1988, che resta una delle opere più importanti della storiografia sarda del Novecento e Sculture della Sardegna nuragica (1966).
Il nuovo incarico (dal 1 dicembre 1954) di Antichità Sarde gli consentì di vincere la cattedra presso la Facoltà di Lettere cagliaritana, che ricoprì prima come professore straordinario, dal 15 dicembre 1955 al 14 dicembre 1958, e poi come professore ordinario dal 15 dicembre 1958 alla sua andata fuori ruolo il 1 novembre 1984. Lilliu ha ricoperto numerose cariche accademiche: preside della Facoltà di Lettere per ben diciannove anni (dal 1959 al 1967, dal 1969 al 1978); direttore dell’Istituto di Antichità, Archeologia e Arte e del Corso di perfezionamento in Archeologia e Storia dell’Arte dal 1969 al 1983; membro del Consiglio d’amministrazione e dal 1979 al 1989 presidente della Commissione d’Ateneo. Dal 1970 al 1989 ha insegnato nella Scuola di specializzazione in Studi Sardi, di cui è stato animatore e direttore per diversi anni (nel 1979-82, nel 1984-87, nel 1988-89). Dal 1955 ha diretto la rivista, dell’Istituto e poi della Scuola, Studi Sardi. Dal 1983 dirige il Nuovo Bullettino Archeologico Sardo.
Accanto all’attività scientifico-accademica, Lilliu ha svolto un’intensa militanza politica, sin dagli anni universitari romani, nelle fila dell’Azione Cattolica e della FUCI e poi, dopo il rientro cagliaritano del 1943, della Democrazia Cristiana, di cui è stato consigliere e assessore nell’Amministrazione Provinciale di Cagliari. Cattolico democratico e antifascista, schierato con la sinistra democristiana, Lilliu è stato consigliere regionale dal 1969 al 1974, consigliere comunale di Cagliari dal 1975 al 1980. Ha svolto anche un’intensa attività pubblicistica su temi politici, sociali e culturali, collaborando sia alle riviste e ai giornali del dopoguerra, da Riscossa a Il Corriere dell’Isola, Il Corriere di Sardegna, Il Convegno, sia a quelli degli anni della “Rinascita”, come Autonomia Cronache e Rinascita Sarda, sia ai periodici più impegnati sui temi dell’“identità”, come Il popolo sardo. Collaboratore de L’Unione Sarda a cominciare dal 1947, dal 1994 Lilliu è collaboratore stabile de La Nuova Sardegna. Diversi suoi articoli sono stati pubblicati da quotidiani nazionali e stranieri, come Il Giornale d’Italia, Il Corrierem della Sera, il francese Le Monde.
Lilliu è stato sempre impegnato nella difesa dei beni culturali e ambientali della Sardegna dalla speculazione e dal degrado, sostenendo la necessità di un passaggio di competenze in questo settore dallo Stato alla Regione Autonoma: dal 1975 al 1980 è stato componente del Consiglio Nazionale dei Beni Culturali e Ambientali e membro del Comitato di settore archeologico presso il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Dal 1976 al 1986 è stato presidente del Comitato Stato- Regione per i Beni Culturali e Ambientali. Il 1 aprile 1985 è stato nominato presidente dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico con sede a Nuoro. Negli ultimi decenni, Lilliu ha continuato ad occuparsi della preistoria sarda – l’ultima sua corposa monografia, Arte e religione della Sardegna prenuragica, è stata pubblicata nel 1999 –, delle antichità puniche e romane e dell’archeologia altomedioevale, ma affrontando spesso anche tematiche di antropologia culturale, di sociologia e di lingua sarda. Dal 1975 al 1985 ha ripreso inoltre l’attività di scavo archeologico (Fonni: località Madau, Bidistili, Logomake ecc.). Dal 1953 è socio corrispondente dell’Istituto Archeologico Germanico in Roma, dal 1956 socio dell’Istituto di Studi Etruschi di Firenze, dal 1964 socio onorario della Sociedad Arqueológica Lulliana di Palma di Maiorca e, infine, dal 1990 – il riconoscimento più prestigioso – socio nazionale dell’Accademia dei Lincei di Roma. Dal 1989 è professore emerito della Facoltà di Lettere e Filosofia di Cagliari. Dal 1966 commendatore al merito della Repubblica Italiana, ha ottenuto il 2 giugno 1967 il diploma di prima classe di benemerito della scuola, della cultura e dell’arte. Dal 1994 Lilliu è decisamente schierato su posizioni progressiste e di centro- sinistra ed è impegnato, come presidente onorario della Fondazione Sardinia, nelle attività tese alla valorizzazione della cultura e della identità autonomistica dei Sardi. Vive e lavora a Cagliari, continua a coltivare gli studi storici e archeologici, e interviene regolarmente sul quotidiano La Nuova Sardegna sui temi di attualità politica, civile e culturale.


*La nota biografica, curata da A. Mattone,
è tratta dal volume di G. Lilliu,
La costante resistenziale sarda,
Nuoro, Ilisso, 2002.

La Redazione Consiglia


Titolo: I nuraghi.
Torri preistoriche di Sardegna

Autore: Lilliu Giovanni
Introduzione/Prefazione: Moravetti Alberto
Editore: Ilisso Edizioni
Data di pubblicazione: 2005
Luogo di pubblicazione: Nuoro
Collana: Bibliotheca sarda
Tipologia: monografie - saggi
Argomento: Archeologia, Architettura, Storia e tradizioni
Lingua: italiano
Descrizione: Nel volgere di pochi anni - dal 1962 al 1966 - Giovanni Lilliu dava alle stampe tre opere fondamentali sulla preistoria e protostoria della Sardegna, quasi un bilancio ed una riflessione sul lungo e faticoso cammino di studi e di ricerche compiuto dall'autore a partire dalla seconda metà degli anni Quaranta. Al volume I nuraghi. Torri preistoriche di Sardegna, che ora si ristampa per le edizioni Ilisso, seguivano La civiltà dei Sardi dal Neolitico all'età dei nuraghi e, a breve distanza, Sculture della Sardegna nuragica.

I Nuraghi di Giovanni Lilliu Copertina

La Redazione Consiglia


Titolo: Sentidu de libbertade

Autore: Lilliu Giovanni
Editore: CUEC
Data di pubblicazione: 2004
Luogo di pubblicazione: Cagliari
Collana: Biblioteca
Tipologia: Monografie - saggi
Argomento: Archeologia, Lingua sarda, Storia e tradizioni
Lingua: sardo
Descrizione: Il libro comprende i pù importanti saggi di Lilliu scritti in lingua sarda. I temi sono la storia, l'archeologia, la lingua, la cultura sarda. Comprende inoltre il famoso saggio "La costante resistenziale sarda" tradotto in sardo dal Prof. Giulio Paulis.



Sentidu de libbertade Copertina

La giovinezza
Nel 1983 Alberto Rodriguez, redattore della pagina culturale de L’Unione Sarda, e Manlio Brigaglia, collaboratore del quotidiano cagliaritano, chiesero al professor Giovanni Lilliu di raccontare come e quando avesse scoperto il villaggio nuragico di Barumini. Lilliu accettò di buon grado e scrisse un affascinante racconto nel quale le memorie dell’infanzia e dell’adolescenza, la ricerca delle proprie radici appaiono fuse con la prima, innocente, fantasiosa iniziazione archeologica e con un senso profondo e magico della vita.
L’esistenza delle antiche vestigia di Barumini era già nota agli studiosi dell’Ottocento, ma poi nel corso del tempo se ne era persa la memoria e quella collina artificiale ai bordi del paese sotto la quale dormiva nascosto il grande nuraghe veniva arata sino alla sommità.1 Quando, studente liceale, scorrazzava nei mesi estivi in bicicletta per i sentieri sassosi e per i campi, Lilliu provava una strana attrazione per quella misteriosa protuberanza: «Mi capitava – scrisse in quel 1983 – di salire dal “fosso” del paese […] al colle del nuraghe, arioso e battuto dal maestrale, e di fermarmi a guardarlo, fra lo stupore e il mistero ». Si diceva che i suoi sotterranei fossero abitati dalla terribile Mosca Macedda, un mostruoso insetto, annidato sotto terra, che un giorno, se disturbato, moltiplicandosi a dismisura, avrebbe invaso a sciami di locuste campagne e villaggi seminando fame e distruzione. «Beninteso, io non credevo in queste bubbole – ricorda Lilliu –, però mi piaceva che restasse quel brano di cultura tradizionale in cui il popolo riponeva cieca fede, perché era parte di se stesso». Ai primi del Novecento Su Nuraxi appariva come una sorta di montagnola di terra e di sassi, una collina naturale che di giorno costituiva un «punto di riferimento» per il paese e di notte appariva come «la casa dei fantasmi per tutto quel di arcano» che «vi immaginava la gente». Nelle notti d’estate Lilliu e i suoi giovani amici di Barumini, sdraiati sull’alto della «collina incentrata del nuraghe, sotto la luna, con la compagnia di quanto celava nel suo grembo», cantavano le canzoni alla moda: «In nessuno di noi entrava il sospetto che essa era una cosa somigliante, nelle stratificazioni dell’interno, ai meravigliosi e celebri tell di Troia e del Vicino Oriente; e che le nostre voci e suoni si levavano al disopra di altre voci e suoni cessati per sempre e sepolti nel luogo della nostra romantica sosta musicale e canterina ». I ragazzi erano attratti da una cavità in vista, il “pozzo”, l’unico punto di accesso in quel singolare ammasso di terreno: «Nel “pozzo” ci calavamo con funi […] per cercarvi e cacciarvi strias, ossia gufi e civette che si nascondevano, di giorno, nel buio di incavi aperti nella parete ricurva del vano […]. Sta di fatto che il “pozzo” a forza di frequentarlo mi era rimasto bene in mente. E proprio da esso, diventato io archeologo “soprintendenziale”, feci muovere la ragione dello scavo del contesto monumentale, basandomi sull’aspetto, il calcolo metrico e la posizione del vano de is strias della mia gioventù». Forse senza quella «scoperta prescientifica» del nuraghe di Barumini, senza quell’«impatto infantile, innocente, fantasioso e irrazionale, all’unisono con la cultura del paese», il dottor Lilliu, ormai funzionario della Soprintendenza alle Antichità, non sarebbe riuscito a «scegliere, scavare e divulgare uno dei monumenti protostorici più importanti e significativi dell’Isola e del Mediterraneo occidentale». C’era una sorta di predestinazione in tutto questo, nella singolare coincidenza che lo scopritore del monumento e gli antichi progenitori abitanti
del nuraghe, quasi tremila e cinquecento anni fa, fossero nati a poche centinaia di metri di distanza? Lilliu non l’ha mai negato: «Che nelle cose della storia sia presente, qualche volta, un filo rosso di continuità è possibile. Non di rado in me, quando penso a quel nuraghe del mio villaggio, dei miei morti vicini e lontani, sorge un quid sentimentale in cui si mescolano metastoria e scienza, “fattura” e ragione, destino e scelta, sorte e determinazione».
Il rapporto tra Lilliu e il suo villaggio d’origine è una delle chiavi di lettura per capire la sua complessa dimensione di studioso e di intellettuale cosmopolita, aperto, curioso, dotato di raffinati strumenti analitici ma al tempo stesso profondamente legato all’universo delle proprie origini e all’insieme dei valori più autentici del mondo popolare sardo. A paragonare Lilliu con uno studioso del passato viene spontanea la figura e l’opera del canonico Giovanni Spano, il grande archeologo ed erudito dell’Ottocento che ha rivoluzionato gli studi antichistici e demologici sardi. Entrambi originari di due paesi del profondo mondo agricolo isolano (Ploaghe, Barumini), entrambi hanno compiuto gli studi antichistici alla “Sapienza” di Roma, entrambi dotati di una vocazione per gli scavi e l’osservazione diretta dei siti, entrambi autorevoli esponenti del mondo accademico cagliaritano (Spano fu anche rettore di quella università), entrambi cattolici di idee liberali aperti al confronto con la cultura laica ed ai progressi delle scienze, entrambi grandi organizzatori della ricerca e direttori di importanti periodici storico-archeologici, entrambi appassionati studiosi e cultori (in modo addirittura soverchiante per Spano) delle tradizioni popolari e linguistiche della Sardegna. Lo stesso Lilliu ha riconosciuto il debito della storiografia antichistica sarda nei confronti del canonico ploaghese: con Spano infatti «l’archeologia mitica ed etnica, i cui motivi dominavano nel secolo XIX, si trasforma, in una certa misura, in archeologia tecnica razionale».
Egli introdusse il metodo di scavo stratigrafico non soltanto nell’ambito preistorico ma anche in quello dell’archeologia classica, lasciando precise descrizioni topografiche e considerazioni sulle origini, lo sviluppo e gli assetti delle città romane (Carales, Sulcis, Tharros). Oltre il capillare ricupero dei reperti ritrovati nelle campagne e l’opera di segnalazione di monumenti e di iscrizioni, Spano va valutato soprattutto, secondo Lilliu, come «maestro di vita e di amor patrio, amore della Sardegna ». Ricordando alcuni passi del Bullettino Archeologico Sardo del 1856 e del 1857, nei quali il canonico ribadisce il ruolo della memoria storica nella costruzione dell’“identità” di un popolo («Debito di ogni cittadino è di conoscere la propria terra»; «La memoria del passato forma il carattere delle glorie ed è l’impronta delle sventure dell’isola»), Lilliu sottolinea il valore di questa eredità ideale. Così come quel verso di Orazio, fatto proprio da Spano, che raccomandava: Quod magis ad nos pertinet agitamus. Non a caso la rivista che dirigerà dal 1985 al 1992, Nuovo Bullettino Archeologico Sardo, si porrà fin dal titolo in una linea di continuità col periodico di Spano.
Giovanni Lilliu è nato il 13 marzo 1914 a Barumini, villaggio agricolo della Marmilla, da una famiglia di estrazione contadina: «Nato – come ricorderà egli stesso – tra gli umori della campagna in una famiglia portata per necessità alla concretezza della vita e del lavoro». La mamma era morta durante l’epidemia di “spagnola” del 1917. Frequentate le prime due classi nelle scuole elementari del suo paese, incominciò quella lunga vita di collegio tipica per un bambino di un villaggio sardo negli anni Venti del Novecento. A sette anni e mezzo fu iscritto al collegio dei Salesiani di Lanusei, dove frequentò le tre ultime classi elementari ed il ginnasio. «Ci sono arrivato con una valigia grande il doppio di me e col corredo cifrato. Un incubo: quel letto da rifare ogni mattina; un incubo: i geloni nei piedi e nelle mani. Ma così doveva essere. Fino all’adolescenza. Come si conveniva ad un bambino “che può”. Per imparare: l’analisi logica, il latino, il freddo e la solitudine». D’estate il ritorno al paese. «I risvegli erano corali: campane all’unisono col canto del gallo, alle prime luci dell’alba. E blasfemi ragli d’asino in contraltare. Barumini: un universo totale. Lì è cominciata questa storia. Questa vita».



da "LA COSTANTE RESISTENZIALE SARDA"
a cura di Antonello Mattone


La Redazione Consiglia


Titolo: La costante resistenziale sarda

Autore: Lilliu Giovanni
A cura di: Mattone Antonello
Introduzione/Prefazione: Mattone Antonello
Editore: Ilisso Edizioni
Data di pubblicazione: 2002
Luogo di pubblicazione: Nuoro
Collana: Bibliotheca sarda
Tipologia: monografie - saggi
Argomento: Storia e tradizioni
Lingua: italiano
Descrizione: Nel clima culturale e politico della fine degli anni Sessanta e primi Settanta si inserisce così quello che, nonostante tutto, ha finito per diventare lo scritto politico più celebre di Lilliu, in cui sintetizza in una espressione felice e in un titolo indovinato il suo pensiero storiografico: La costante resistenziale sarda. È un intervento al convegno Resistenza individuale e collettiva. L'incipit del saggio è di rara efficacia. Lilliu ne sintetizza in modo icastico il contenuto: "La Sardegna, in ogni tempo, ha avuto uno strano marchio storico: quello di essere stata sempre dominata (in qualche modo ancora oggi), ma di avere sempre resistito. Un'isola sulla quale è calata per i secoli la mano oppressiva del colonizzatore, a cui ha opposto, sistematicamente, il graffio della resistenza". Egli è convinto che i Sardi, nonostante "l'aggressione di integrazioni di ogni specie", siano "riusciti a conservarsi sempre se stessi" nella "fedeltà alle origini autentiche e pure" [...] (dalla prefazione di Antonello Mattone)

La Costante Resistenziale Sarda


Barumini, Complesso di Su Nuraxi

Barumini, Su Nuraxi al tramonto.


Barumini è situato ai piedi della Giara di Gesturi, nella valle del fiume Mannu, in piena Marmilla. E' famoso nel mondo per la presenza del complesso monumentale di Su Nuraxi, oggi patrimonio dell'umanità tutelato dall'UNESCO.

Come arrivare
Lungo la SS 131, a pochi km di distanza da Sanluri, un cavalcavia permette di immettersi nello svincolo che porta sulla SS 197, direzione Villamar. Si attraversano Villamar e Las Plassas e si giunge a Barumini; dal centro del paese si svolta a s. sulla SP 44 in direzione di Tuili. Ad un km di distanza, l'area archeologica è subito visibile sul margine sinistro.
Il contesto ambientale
Su Nuraxi è situato su un breve pianoro marnoso, ai piedi della Giara di Gesturi, nella regione della Marmilla.


Barumini, Su Nuraxi.


Descrizione
Il monumento mostra un impianto planimetrico e architettonico tra i più straordinari che la cultura nuragica abbia prodotto. È stato dichiarato nel 1997 dall'UNESCO patrimonio dell'umanità.
La fortezza fu il caposaldo di un sistema strategico di cui facevano parte altri nuraghi scaglionati lungo le pendici della Giara, in un'area non priva di risorse naturali e in una posizione che consentiva il controllo dell'importante via di penetrazione che dal Campidano di Cagliari conduceva all'interno dell'isola. Il complesso presenta varie fasi costruttive caratterizzate dall'uso della pietra locale: il basalto della Giara, che prevale largamente, e la marna calcarea.
La prima fase, del Bronzo medio avanzato (fine XV sec. a.C.-inizi XIII sec. a.C.), vide la creazione di una torre centrale troncoconica (o mastio) circondata da un bastione.
Il mastio, oggi svettato, realizzato in opera poligonale, aveva un diametro basale di circa m 12, tre piani ed un terrazzo, e si sviluppava per un'altezza di quasi m 19. L'ingresso si apriva a S, le camere erano voltate a "tholos". Il bastione era costituito da quattro torri raccordate da cortine rettilinee. Le torri avevano due piani ed erano dotate di due ordini di feritoie. Mastio, cortine e torri erano coronati da mensole che sostenevano ballatoi-piombatoi.
Un complesso sistema di collegamento verticale, che utilizzava scale e passaggi inclinati intramurari, scale e ponti mobili per gli accessi sopraelevati, univa i piani interni del mastio e delle torri, e gli spalti delle cortine, con le torri marginali, il mastio ed il cortile interno. Questo aveva forma semiellittica ed era accessibile anche dal piano-terra attraverso un ingresso che si apriva nella cortina di SE. Sullo stesso cortile, dotato di un pozzo di m 20 d'acqua sorgiva, si affacciavano gli anditi d'ingresso alle camere inferiori del mastio e delle torri O, E, S, nonché l'ambulacro che conduceva alla camera della torre N. Risale a questa fase cronologica anche l'erezione di un primitivo antemurale di cinque torri.
Nel Bronzo recente (inizi XIII sec. a.C.-fine XII sec. a.C.), per problemi statici causati dal cedimento del supporto marnoso, si rese necessario rifasciare il bastione con una possente camicia muraria (m 3 di spessore) che ne occluse feritoie e ingresso. Venne aperto un nuovo ingresso sopraelevato nella cortina di NE, mentre ragioni difensive portarono all'erezione di un più ampio antemurale di sette torri. Intorno al monumento sorsero delle capanne. Da questi strati provengono significativi reperti micenei (1210-1100 a. C.).
L'agglomerato di 200 capanne, oggi visibile ad E e a S del fortilizio, all'esterno e all'interno dell'antemurale, si sviluppò a partire dal Bronzo finale (fine XII sec. a.C.-inizi IX sec. a.C.). Sono di questo periodo la capanna 135, che ha rivelato un rituale di fondazione; la capanna 80 (o "del consiglio"), dotata di un sedile circolare e nicchie alla pareti, che ha restituito un modellino di nuraghe e che era probabilmente destinata a riunioni dalle valenze politiche e religiose.
Il villaggio si sviluppò ulteriormente nell'età del Ferro (inizi IX sec. a.C.-inizi VII sec. a.C.), con un primitivo ma chiaro tentativo di ordinamento urbanistico: comparvero viuzze, sistemi di canalizzazione delle acque e di fognatura, mentre le case, del tipo "a corte" pluricellulare, vennero dotate di un atrio centrale, vani radiali e talvolta un pozzo (isolati 11, 20, 42, 162). Ambienti con sedili anulari e bacili al centro furono forse destinati a riti connessi con il culto dell'acqua.
Alla fine dell'età del Ferro il complesso fu in gran parte distrutto. A lungo disabitato, fu riutilizzato in età punica e romana (V sec. a.C.-III sec. d.C.) a scopo insediativo, funerario e sacro. Si ebbero sporadiche frequentazioni anche nel V-VII sec. d.C.

Storia degli scavi
Fu il primo tra i nuraghi ad essere scavato con criteri scientifici, ad opera di Giovanni Lilliu, negli anni cinquanta del Novecento. Negli anni ottanta Giovanni Ugas effettuò altre indagini stratigrafiche.


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