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Il martirio di Sant'Efisio 15 gennaio :: Il 15 gennaio la Chiesa ricorda il martirio di Sant'Efisio avvenuto nello stesso giorno dell'anno 303 presso la città punico-romana di Nora, in territorio di Pula.

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Primo piano del simulacro di Sant'Efisio, Il martirio di Sant'Efisio si ricorda il 15 gennaio a Cagliari, Capoterra, Pula, Seui, Tramatza.

Testo di Gian Paolo Caredda

Il martirio di Sant'Efisio si ricorda il 15 gennaio
a Cagliari, Capoterra, Pula, Seui, Tramatza


Il 15 gennaio la Chiesa ricorda il martirio di Sant'Efisio avvenuto nello stesso giorno dell'anno 303 presso la città punico-romana di Nora, in territorio di
Pula. Nato ad Elia, in Oriente, Efisio venne inviato in Italia dall'Imperatore Diocleziano per combattere i cristiani. A Gaeta, però dopo aver visto comparire un segno di croce sul palmo della propria mano, si convertì e fu batezzato. Da quel momento iniziò a battersi in favore del cristianesimo ed a questo scopo si trasferì in Sardegna dove venne incarcerato per ordine dell'imperatore. Sopravvissuto alle torture, fu condannato a morte dal comandante romano Flaiano e decapitato a Nora.
Queste notizie sono contenute nella "Passio" di Sant'Efisio, ma non trovano piena conferma nei fatti storici e geografici, tanto che per taluno il martirio sarebbe avvenuto nel 286. La venerazione per il Santo è tale che, soprattutto a
Cagliari, gli vengono attribuiti numerosi interventi miracolosi: fra i più importanti, uno nel 1657, in occasione di una grave pestilenza, ed un altro nel 1793, quando avrebbe favorito la vittoria dei sardi contro i francesi che assalivano la città sottoponendola ad intensi bombardamenti.
La ricorrenza della morte viene festeggiata a Cagliari ed a Pula esclusivamente con riti religiosi.


Sant'Efisio maestro dirige il coro in abito tradizionale

A Cagliari tutto il Capitolo metropolitano celebra una messa solenne nella chiesa intitolata al Santo, nel rione Stampace. La costruzione risale al XIII secolo ma è stata ampliata nel 1780 con il rifacimento della facciata attraverso l'introduzione di qualche elemento barocco. L'interno è ad una navata con sei cappelle in cui è evidente lo stile barocco soprattutto nell'altar maggiore ed in un altro altare dove è collocata la statua del Santo che il 1° maggio viene trasportata fino a Nora in occasione della Tradizionale Sagra. Nel tempio si conservano altri due simulacri del santo: uno dello scultore Giuseppe Antonio Lonis da Senorbì, l'altro noto come Sant'Efis sbagliau (Sant'Efisio sbagliato) perché regge la palma del martirio con la mano destra anziché con la sinistra, mentre nel palmo della sinistra spicca il segno della croce. Vi sono, inoltre, reliquie del santo, dipinti pregevoli e molti oggetti di gran valore tra cui una spilla con 35 brillanti. Nel sotterraneo è presente una cisterna punica che si ritiene sia stata la prigione del Santo.

La Chiesetta di Nora, dove partecipano ai riti gli abitanti di
Pula, sorge nel punto in cui Sant'Efisio sarebbe stato decapitato. Il piccolo edificio in stile Bizantino primitivo è di origine imprecisata, ma verso la metà dell'XI secolo su ricostruito dai monaci Vittorini in stile franco-catalano, lasciando intatta la cripta bizantina.
Il tempio è a tre navate divise da pilastri, con volta a botte.

A
Seui ogni anno si rinnova la consuetudine di trascorrere la notte che precede la ricorrenza intorno a is fogoronis, grandi cataste di legna che vengono accese in tutti i rioni, ciascuno dei quali si impegna per realizzare il falò più imponente e crearvi attorno il massimo di allegria. In effetti, l'usanza vuole essere un simbolo di unione fra compaesani.

Anche a
Tramatza, fin dai primi del settecento, è cioè nel periodo in cui venne portato in paese un simulacro di Sant'Efisio, un falò resta acceso per tutta la notte fra il 14 e il 15 gennaio. Tale usanza sarebbe stata introdotta da uno sconosciuto il quale, come ringraziamento per grazia ricevuta avrebbe acceso un grosso falò al centro di una piazza allo scopo di fornire un po' di caldo alla popolazione tanto povera che si poteva proteggere dal freddo invernale solo con fuochi di canne dalla combustione rapidissima. La consuetudine viene rispettata ogni anno: si inizia il pomeriggio dell'antivigilia con un incontro fra compaesani nella piazza della chiesa. La raccolta della legna è affidata ai giovani, ma c'è sempre qualche anziano che mette a disposizione la propria esperienza. Ad offrire la legna sono i proprietari dei comuni circostanti, in particolare Paulilatino, Bonarcado e Seneghe. La raccolta dura tutto il giorno della vigilia ed i taglialegna, alcuni dei quali partecipano per sciogliere un voto, si adoperano per realizzare un carico quanto più grosso possibile. Il privilegio di guidare il corteo dei carri che tornano in paese spetta a chi offre la maggior quantità di vernaccia da consumare durante la festa. Un privilegio che comprende anche l'omaggio de su strumbu, un pungolo ornato con fiori variopinti, simile a quello adoperato per incitare i buoi. La prioressa e le sue collaboratrici donano ai taglialegna is panderas, antichi fazzoletti legati in cima a canne ed inalberati, a mo' di vessilli, sui carri carichi della legna raccolta. Per tutta la notte attorno al falò si ritrovano gli abitanti di Tramatza e quelli dei paesi vicini nei quali molto viva è la devozione al Santo. Le ore trascorrono fra abbondanti bevute.

A
Capoterra di cui il Santo è patrono, un'altra festa ha luogo la terza domenica di maggio.

Altrettanto avviene il 15 maggio a
Guamaggiore che ha eletto Sant'Efisio a patrono.

Cagliari chiesa di Sant'Efisio quartiere Stampace.

Chiesa di Sant'Efisio Cagliari

Come arrivare Dall'estremità alta della piazza Yenne, si segue verso O la via Azuni, fiancheggiando la Chiesa di Sant'Anna, e si svolta a d. nella via Sant'Efisio. Percorrendo la salita si incrocerà, sulla s., la chiesa. Situata nella parte alta del quartiere di Stampace, la chiesa è collocata in uno slargo dell'omonima via.
Descrizione La chiesa del santo patrono della Sardegna sorge su un'antica fabbrica, secondo la tradizione luogo della sua carcerazione, che dovrebbe risalire intorno al 430 d.C. L'edificio venne ampliato e modificato nel 1538, quando fu affidato all'appena nata Confraternita di Sant'Efisio, e poi nel XVIII secolo, quando fu edificato l'Oratorio, consacrato nel 1726, come testimonia una lapide murata alla parete di un ingresso laterale di questo ambiente. Secondo il Cabras e il Naitza, l'Oratorio, coperto da volta a botte, sarebbe stato costruito dall'architetto piemontese Antonio Felice De Vincenti, che negli stessi anni si trovava impegnato a Cagliari nella ristrutturazione dell'ex Collegio Gesuitico di Santa Croce. Sul finire del XVIII secolo vi furono nuovi interventi che conferirono alla chiesa l'aspetto attuale, proprio della produzione architettonica piemontese del Settecento. L'edificio presenta un'unica navata coperta da volta a botte, sulla quale si innestano delle cappelle laterali, e presbiterio rialzato. L'aula è scandita da elementi decorativi di gusto classicheggiante, quali paraste e trabeazioni, mentre all'imposta della volta trovano posto delle finestre quadrate, che con quelle del tamburo ottagonale della cupola che si eleva sopra il presbiterio, danno luce all’interno. La semplice facciata, segnata da tre ordini di lesene ioniche, reca al centro il portale, inquadrato da una cornice e sormontato da un timpano curvilineo, cui corrisponde, nell'ordine superiore, la finestra della cantoria. Il terminale della facciata "a cappello di carabiniere" è un elemento presente in altre chiese sarde già a partire dal XVI secolo, ma qui arricchito da volute e altre decorazioni tipiche del gusto architettonico piemontese del '700. Il campanile, a canna quadrata, risale al rifacimento cinquecentesco dell'edificio.
Storia degli studi Notizie sulla chiesa si trovano in diverse pubblicazioni su Cagliari.

Bibliografia
G. Spano, Guida della città e dintorni di Cagliari, Cagliari, A. Timon, 1861;
A. Taramelli, "La chiesa sotterranea detta il carcere di S. Efisio", in Nuovo Bollettino di Archeologia Cristiana, XXVII, 1921;
R. Salinas, "L'evoluzione dell'architettura in Sardegna nel Seicento", in Studi Sardi, XVI, 1958-59;
M. Cabras, "Le opere del De Vincenti e dei primi ingegneri militari piemontesi in Sardegna nel periodo 1720-45", in Atti del XIII Congresso di Storia dell'Architettura. Sardegna, Roma, 1966;
R. Salinas, "Lo sviluppo dell'architettura in Sardegna dal Gotico al Barocco", in Atti del XIII Congresso di Storia dell'Architettura. Sardegna, Roma, 1966;
S. Naitza, Architettura dal tardo '600 al Classicismo purista, collana "Storia dell’arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1992.


Chiesa di Sant'Efisio di Nora a Pula

Pula Chiesa di Sant'Efisio di Nora

Come arrivare Si lascia il paese di Pula e si percorrono circa 3 km lungo la strada che conduce al litorale. Sulla s., a ridosso della spiaggia e poco prima dell'ingresso agli scavi di Nora, sorge la chiesa di Sant'Efisio. La chiesa, praticamente in riva al mare, fu costruita nella zona cimiteriale extraurbana della città fenicio-punica di Nora, dov'erano il tofet e una necropoli. Corrisponde al sito in cui secondo la tradizione fu martirizzato Sant'Efisio, guerriero romano convertitosi al cristianesimo. Qui fu edificato in epoca altomedievale un primo santuario, completamente ricostruito in età giudicale. È il luogo di arrivo della processione devozionale che ai primi di maggio onora il martire Efisio conducendolo qui dall'omonima chiesa cagliaritana di Stampace, dove dimora per il resto dell'anno.
Descrizione La chiesa di Sant'Efisio deve il suo fascino ambientale al contrasto fra la calda arenaria di costruzione e i colori del mare che lambisce la spiaggia, e quello architettonico alla suggestione arcaica emanata dall'interno, dove ancora si respira un'atmosfera pregna di devozione. Dal piano pavimentale del presbiterio emerge una struttura cupolata, accessibile oggi dalla cripta, nella quale si è proposto di riconoscere i resti del martyrium altomedievale in cui il santo trovò sepoltura, prima che le sue reliquie fossero traslate a Pisa. Il santuario fu ricostruito ex novo in forme protoromaniche, dopo che il giudice cagliaritano Costantino Salusio II de Lacon Gunale nel 1089 donò il Sant'Efisio all'abbazia benedettina di San Vittore di Marsiglia. Probabilmente il cantiere fu affidato da un architetto di formazione catalana. La chiesa fu edificata in conci di arenaria e calcare di pezzatura massima, recuperati dalle mura dell'antica Nora. Nel fianco S venne riutilizzata una stele funeraria fenicio-punica. La pianta è a tre navate, tutte con volte a botte irrobustite da sottarchi. Le navate sono divise da arcate che si impostano su robusti pilastri. L'abside, disposta a S/E, è priva di monofore, pertanto la luce penetrava solo da quelle aperte lungo i fianchi.
La facciata romanica si trovava dove oggi si innalza il superstite campanile a vela, ma fra il XVII e il XVIII secolo fu sfondata e le fu addossato un atrio porticato.

Storia degli studi La chiesa è citata da Vittorio Angius (1847) e nell'"Itinerario" del generale Alberto della Marmora (1860). La sua importanza ai fini della storia dell'architettura medievale in Sardegna risalta nell'opera di Raffaello Delogu (1953). Dopo l'articolo di Foiso Fois (1964), che ne pubblicò il rilievo, i contributi più recenti si devono a Renata Serra (1989) e a Roberto Coroneo (1993).

Bibliografia
V. Angius, voce "Pula", in G. Casalis, Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il re di Sardegna, XV, Torino, G. Maspero, 1847, pp. 779-780;
A. Della Marmora, Itinerario dell'isola di Sardegna, Cagliari, Alagna, 1868, pp. 101-102;
R. Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, La Libreria dello Stato, 1953, pp. 54-55;
F. Fois, "Una nota su tre chiese vittorine del Cagliaritano", in Archivio Storico Sardo, XXIX, 1964, pp. 277-284;
M. Botteri, Guida alle chiese medievali della Sardegna, Sassari, Chiarella, 1978, p. 113;
R. Serra, La Sardegna, collana "Italia romanica", Milano, Jaca Book, 1989, p. 336;
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1993, sch. 5;
R. Coroneo-R. Serra, Sardegna preromanica e romanica, collana "Patrimonio artistico italiano", Milano, Jaca Book, 2004, pp. 248-249;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico culturali, Cagliari, AV, 2005, p. 100.

Chiesa di Sant'Efisio di Nora a Pula Navata centrale
Chiesa di Sant'Efisio di Nora a Pula Arcate

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