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Il Trenino Verde della Sardegna :: Curiosità e informazioni sui tragitti, i luoghi raggiunti, tutto su queste locomotive che entrano nell'interno più sconosciuto dell'isola per mostrare ai turisti una Sardegna ancora inesplorata.

Territorio


Il trenino verde in Ogliastra


Il Trenino Verde della Sardegna


«È curioso come questa ferrovia sia semplicemente montata, non intacchi il suolo, e si snodi, su, giù, senza paura di salti e di curve, assecondando il capriccio della montagna. Dinanzi ad un ostacolo, gira, non ha badato a scavarsi una galleria. Su uno scoscendimento cala senz’altro, trascurando di incastrarsi, come le pretenziose ferrovie d’altrove, in un letto più agevole.»

Elio Vittorini,
“Sardegna come un’infanzia.”


Uno dei modi migliori per attraversare e conoscere i diversi aspetti del paesaggio dell’isola, soprattutto dell’interno, è attraverso un viaggio con il Trenino Verde. Tra le linee di Trasporto Pubblico Locale e quelle Turistiche, la rete si sviluppa per oltre 600 km, percorrendo e collegando tra loro quasi tutte le regioni geografiche dell’isola. La linea ferrata, i ponti, le stazioni, le case cantoniere sembrano far parte da sempre del paesaggio, perfettamente inseriti in un contesto ambientale, a volte, raggiungibile solo con la ferrovia. E il treno si sposta alla giusta velocità, consentendo al viaggiatore di osservare e conoscere al meglio il paesaggio, la vegetazione, che lentamente cambiano così come si procede sulla linea. Nel nome sono sintetizzati due concetti importanti di questo servizio.

Trenino perché è un mezzo di dimensioni più contenute rispetto ai convogli ‘ordinari’: la ferrovia venne costruita a fine ‘800 con criteri economici per collegare le zone dell’interno montuoso alle principali città e al mare, e quindi al resto del mondo.
La linea venne realizzata a scartamento ridotto, cioè con la distanza tra le rotaie più piccola rispetto a quella dello scartamento ordinario (945 mm invece di 1435 mm); ciò consentì da un lato di contenere le spese di costruzione e dall’altro di affrontare con maggiore agilità le asperità del terreno e i versanti delle montagne.
Verde perché per lunghi tratti il treno viaggia attraverso paesaggi selvaggi (‘wilderness’), dove non si avverte la presenza dell’uomo e il verde dei boschi avvolge il treno nella sua corsa.
Tra i desideri del turista moderno, vi è quello di immergersi totalmente nella realtà della località in cui si trova a viaggiare. Gli piace immedesimarsi nelle azioni della vita del luogo, respirare e vivere le sensazioni, i
profumi, l’atmosfera di un mondo diverso da quello in cui vive quotidianamente.

Uno dei fattori di successo del Trenino Verde è proprio il riuscire a donare queste emozioni.

A bordo di questi romantici treni il passeggero viene trasportato in un viaggio speciale, fisico ma anche mentale, ricco di immagini sospese nel tempo, di gesti dimenticati, di piccole stazioni in piccoli paesi, di ricordi, di richiami di usi, costumi e vite passati. Il viaggio rappresenta il racconto di un territorio, letto e compreso rimanendo seduti, guardando fuori dal finestrino.

«Prendiamo il trenino delle Secondarie,… ovunque esso vada.»

Questa frase sintetizza il giusto spirito che animava D.H. Lawrence e sua moglie Frieda, turisti ante litteram del Trenino Verde, durante il loro viaggio per l’isola: al desiderio di conoscenza e curiosità si univa un animato spirito di avventura. Viaggiarono sul treno delle ‘Secondarie’ (così si chiamava allora la compagnia ferroviaria) nell’inverno del 1921, ed ecco un’altra caratteristica positiva di questo servizio turistico: può essere utilizzato durante tutto l’anno e lo stesso viaggio, fatto in periodi diversi, sembra svolto su un’altra linea, così come cambia il paesaggio al variare delle stagioni.
Ecco, quindi, come il Trenino Verde possa rappresentare un’importante componente dell’offerta turistica dell’intera Sardegna, valida per conoscere l’interno dell’isola e da utilizzare per tutto l’arco dell’anno, come sanno bene le scuole, gli stranieri e gli intenditori del bel viaggiare.

«L’isola è collegata con una serie di romantici treni, da dove si possono ammirare favolose vedute spesso non osservabili dalla strada.»

Forbes, 2006


Fin dentro l'anima dell'isola

Questo viaggio è destinato a coloro che amano visitare la natura nei suoi angoli e luoghi più suggestivi e incontaminati, ma anche per chi non teme i viaggi lunghi e non particolarmente comodi. La ricompensa è un viaggio nell'anima della Sardegna, attraverso località meravigliose difficilmente accessibili. Il paesaggio cambia aspetto continuamente: dalle colline alle valli del Flumendosa, dalle foreste di leccio all'asprezza delle montagne del Gennargentu. La linea turistica è la più lunga d'Italia, ben 159 km.
Oltre a poter ammirare un incantevole panorama si ha l'opportunità di viaggiare su vecchie locomotive e carrozze a vapore o diesel. La linea ferroviaria oggi attraversata dal Trenino Verde nasce da un progetto di Cavour per potenziare l'industria siderurgica e del legname. Successivamente questo mezzo venne utilizzato per collegare le coste con il centro dell'isola. La linea ferroviaria del nostro viaggio venne inaugurata nel 1893. È consigliabile non fare il percorso in una sola giornata, è preferibile effettuare pernottamenti nei paesi lungo linea.


Paesaggio tra i boschi del trenino Verde. Sardegna
La vetrina delle Aziende Sarde

Ferrovie storiche: il Trenino verde
SARDEGNA IN CARROZZA
La rete ferroviaria sarda a scartamento ridotto propone straordinari
itinerari nel cuore della regione, altrimenti inaccessibile.
DI AURETTA MONESI

"La Sardegna è grande, dall’interno a tratti montuoso, con villaggi a rischio d’isolamento. Per evitarlo e dar loro uno sbocco verso le coste e le città maggiori ci vuole una rete ferroviaria”.
Questo fu il ragionamento dei piemontesi quando decisero d’impegnarsi nell’isola. Così, sul finire del XIX secolo, si misero d’impegno a costruire reti ferroviarie che collegassero le zone interne agropastorali e quelle minerarie – allora importantissime per l’economia isolana – con i porti costieri. Vennero tracciate direttrici di ferrovia su rotaie a scartamento ridotto, una rete di oltre 600 chilometri, in parte sempre attiva e gestita dalle Ferrovie dello Stato, in parte riconvertita a “Trenino verde”: ovvero un servizio turistico di successo decisivo per la sopravvivenza della ferrovia storica sarda che entusiasmò passeggeri illustri come D.H. Lawrence e Elio Vittorini.
Il fascino di un percorso sul Trenino verde è dato dal fatto che la ferrovia penetra in aree assolutamente prive di strade, spesso impervie e selvagge, comunque altrimenti irraggiungibili. La scoperta è garantita, gli scenari naturali inediti: insomma, dai finestrini scorre una Sardegna quale mai si potrebbe immaginare, tra boschi fitti e plaghe semidesertiche, stazioncine che spuntano nel bel mezzo del nulla, ponti su orridi, un interminabile girotondo di curve, laghi placidi, nuraghi sparsi, gallerie anguste e buie, soste improvvise per lasciar passare pecore o famigliole di cinghiali, e infine il mare, terminal conclusivo di quasi tutti i tracciati. Alcuni trenini sono mossi da locomotive a vapore, autentici pezzi d’antiquariato perfettamente funzionanti. I tratti operativi, in stagione estiva, sono i seguenti:
Mandas-Arbatax, Isili- Sorgono, Macomer-Bosa e Nulvi-Palau.
Il primo itinerario attraversa la piana del Flumendosa, lambisce il Gennargentu e sfocia verso il mare dopo aver sfiorato borghi come Orroli, Sadali e Seui ai margini della Barbagia con il Museo della Civiltà contadina, poi, sempre tra le foreste, Ussassai e Lanusei. Tortolì è già in presagio di mare, tra vigneti e frutteti, Arbatax è a soli 3 chilometri. Si calcolino 5 ore di tragitto, spezzabili a piacimento.
Nel secondo, da Isili a Sorgono, vi sono 83 chilometri di montagna con infinite curve, ponti e qualche sbandata. Si passa per Laconi, Meana, Belvì, Aritzo, Desulo e Tonara, insomma la vera Barbagia.
In quanto alla linea
Macomer-Bosa, è breve e tortuosa: 46 chilometri tra nuraghi e l’altopiano di Campeda da dove inizia la discesa a mare.
Il meno conosciuto dei quattro tragitti ferroviari è forse il
Nulvi-Palau, di ben 116 chilometri distribuiti tra la pianura dell’Anglona, il monte Limbara e la Gallura. Si parte da Nulvi (da vedere il nuraghe Irru) per giungere a Martis dove giacciono al suolo i tronchi pietrificati di Caruana, risalenti al Miocene, oltre alla bella chiesetta romanica campestre di San Pantaleo. Un panorama da Far west, con piramidi basaltiche mozze all’orizzonte della pianura. Dopo qualche viadotto è la volta di Laèrru e di Perfugas, paesi agricoli. A Perfugas, mentre la locomotiva (battezzata Elsa) fa scorta d’acqua, si visitino il Museo Archeologico e la chiesa di Santa Maria degli Angeli con il prezioso retablo spagnolo di San Giorgio. In località Bortigiadas la locomotiva si esibirà nella salita di gallerie elicoidali e nell’attraversamento su viadotto del fiume Coghinas. È zona di vigneti e sughereti, siamo già in piena Gallura e lo si denota dalle rocce modellate dal vento, identiche a quelle della Costa Smeralda, copie naturali d’opere di scultori contemporanei. Ad Aggius sono così incredibili che la zona battuta dal trenino è detta valle della Luna, con grotte e cavità nelle quali si rifugiavano i fuorilegge; la leggenda vuole che fossero le dimore del diavolo. A Tempio Pausania la stazione è eccezionale: decorata dal pittore sardo Giuseppe Biasi, rappresenta un museo a sé stante. Prossima fermata: Arzachena e poi Palau, cioè lo straordinario mare che guarda negli occhi l’arcipelago della Maddalena.

Articolo tratto da
Bell'Italia Sardegna nr. 31/2002

Le vecchie carrozze in legno sono state perfettamente restaurate. Interno di uno scompartimento del Trenino verde di Sardegna.
Cartina con i tragitti del Trenino Verde della Sardegna
Trenino verde nelle montagne ogliastrine
Trenino verde al tramonto.

In treno con David Herbert Lawrence:
racconti di viaggio sui vecchi binari

Un viaggio senza fotografie è come un vinile raro che va in frantumi. I suoni e le parole sfumano via via nella memoria come immagini che passano una volta sola. Rimane l’emozione del ricordo ma si perdono i contorni della percezione originaria: l’istantanea stampata nel cervello degrada e un sipario di nebbia si interpone fra l’oggetto catturato dai propri sensi e quello che è realmente possibile richiamare alla mente. Fin quasi a scomparire. Riguardare le fotografie di un viaggio, come riascoltare un settantotto giri dimenticato, significa aver consegnato qualcosa all’immortalità della memoria. Propria e di altri.
All’emozione del ricordo si aggiunge la consapevolezza di poter rivivere e condividere quell’istante. Non è dato sapere se
David Herbert Lawrence, fra i maggiori scrittori inglesi del ‘900, autore di L’amante di Lady Chatterley, avesse questa consapevolezza quando, nel 1921, durante un viaggio di 9 giorni in Sardegna con l’inseparabile moglie Frieda, percorreva la ferrovia a scartamento ridotto Cagliari-Mandas. Acutissimo osservatore, Lawrence dedicò due capitoli del suo Sea and Sardinia ai paesaggi, ai personaggi, alle peculiarità del territorio e della “razza” sarda.
La sua penna riempiva il taccuino di appunti quasi in un bisogno patologico di immortalare con l’inchiostro della sua abilità descrittiva tutto ciò che incontrava. Il racconto, come l’incedere del trenino che dal capoluogo sardo porta ancora oggi i turisti a Mandas (centro di 2.700 anime a 55 chilometri da Cagliari), è un lento e piacevole fluire, un percorso che consegna all’umanità un patrimonio naturalistico e storico altrimenti indistinguibile.
Dopo quasi un secolo, come un’eco lontanissima che ritorna, la giunta della Provincia di Cagliari, a braccetto col comune di Mandas, ha intitolato a Lawrence un premio dedicato alla letteratura di viaggio in Sardegna. E ciò che lo scrittore inglese ha magistralmente e minuziosamente riportato dell’Isola in
Sea and Sardinia meglio che in un reportage fotografico, andrà a costituire il territorio di un parco letterario di imminente apertura che porterà il suo nome.
La memoria viaggerà sui binari. Quelli delle ex ferrovie complementari che dal capoluogo sardo hanno portato Lawrence e signora attraverso le campagne – che al romanziere ricordavano la Cornovaglia – fino alla Trexenta di cui Mandas (antico ducato) è capitale. Il progetto, presentato a gennaio, andrà a integrare il già esistente servizio turistico del Trenino Verde (che, come allora, percorre quei 70 chilometri ferrati con una locomotiva diesel e due carrozze d’epoca fra luoghi selvaggi) con il restauro della locanda dei Ferrovieri, adiacente alla vecchia stazione di Mandas dove Lawrence soggiornò. Inizialmente la locanda avrà 5 posti letto e un ristorante che ospiterà almeno 60 persone. L’idea, finanziata dall’assessorato regionale al Turismo, decollerà a ottobre per la prima edizione. Il premio letterario intitolato a Lawrence potrebbe essere presentato anche a Londra e Nottingham e avrà cadenza annuale.
Un progetto culturale che non avrà difficoltà a suscitare interesse per una Sardegna ancora aspra e selvaggia. Intatta così come raccontata dall’autore di
L’amante di Lady Chatterley. Con il valore aggiunto costituito dall’identificazione dell’Isola come punto di riferimento europeo per la letteratura di viaggio.
Merito della penna di Lawrence, capace di tramandare e catturare con parole e frasi quello che nemmeno una telecamera sarebbe stata in grado di fare.

di Edoardo Pisano


Articolo tratto da
Bell'Italia Sardegna nr. 37/2006

Il convoglio a vapore con le carrozze del Trenino Verde.jpg
David Herbert Lawrence (1885-1930).
In treno con David Herbert Lawrence, trenino verde sardegna

ELOGIO DELLA LENTEZZA
Quattro linee turistiche che coprono oltre 400 chilometri
consentono la scoperta di paesaggi affascinanti e di opere
artistiche ospitate nelle stazioni-museo

DI LELLO CARAVANO - FOTOGRAFIE DI OLIMPIO FANTUZ/SIME

C'è David Herbert Lawrence con i suoi libri di viaggio e L’amante di Lady Chatterley.
Ci sono Giuseppe Biasi, il grande pittore sardo del Novecento, e le creazioni di Maria Lai, la più importante artista isolana vivente. Opere da ammirare nei musei? No, sui treni. Da qualche anno la grande arte viaggia sui binari del Trenino Verde, le linee turistiche delle Ferrovie della Sardegna.
Più che nelle vecchie carrozze che hanno fatto la storia delle zone interne dell’Isola, nelle stazioni e nei caselli sparsi tra boschi, montagne e cascate. Spesso isolati, in splendide posizioni panoramiche, piccoli gioielli dell’ingegneria ferroviaria che si vanno trasformando in luoghi d’arte, sede di mostre e spettacoli, ma anche in alberghi e punti di ristoro.
ALanusei, capitale montana dell’Ogliastra e capolinea della più suggestiva linea ferroviaria turistica, la vecchia sala d’attesa della stazione è stata trasformata in un bar-taverna, “Sa Caffettera”, in omaggio alle sbuffanti locomotive a vapore. A Mandas, il Comune ha ottenuto i finanziamenti per trasformare la stazione che ospitava il vecchio albergo Lunetta nella “Locanda Lawrence”, dedicata allo scrittore inglese che qui soggiornò nel gennaio 1921 e che al paese e alla strada ferrata ha dedicato molte pagine del suo Sea and Sardinia. “Entro l’estate realizzeremo dieci stanze e nella terrazza una sala ristorante”, dice il sindaco Umberto Oppus. “Inoltre recupereremo le vecchie locomotive ormai in pensione”.
Una sorta di parco-hotel ferroviario in memoria dei viaggiatori di un tempo e per offrire nuovi servizi ai vacanzieri di oggi. Una vera rivoluzione, per le Ferrovie della Sardegna, una svolta che completa l’impulso dato negli anni passati alle linee del Trenino Verde, come ricorda l’ingegnere Alessandro Boccone, direttore Ufficio marketing. Oltre 400 chilometri di binari nelle quattro linee turistiche (Mandas-Arbatax, Isili- Sorgono, Macomer-Bosa Marina e Nulvi-Palau), con 54 stazioni e 217 caselli, molti dati in concessione anche solo per esposizioni di prodotti locali o a società di servizi turistici, come a Seui, Nurallao e Sadali.
Arte lungo i binari
Un vero gioiello custodisce la linea Nulvi-Palau, itinerario sui binari nella Gallura tra sughere e graniti. Nella bella stazione di Tempio è possibile ammirare un’opera di Giuseppe Biasi, il più importante pittore sardo del Novecento, cantore su tela della vita contadina e pastorale. Ospitati nella sala d’attesa, i dipinti furono commissionati nel 1928 e toccano i temi cari all’artista: le donne che vanno alla fonte, la festa paesana, il suonatore di fisarmonica. E all’arte è dedicata un’altra bella stazione (in gran parte già ristrutturata), quella di Jerzu, nel territorio di Ulassai, il paese costruito sotto un incombente tacco, i grandi torrioni di calcare che caratterizzano l’Ogliastra. In una straordinaria posizione panoramica, è stata concessa dalle Fs al Comune per trasformarla in centro culturale nel segno di Maria Lai. Entro la fine dell’estate ospiterà le opere dell’ottantacinquenne artista che anni fa legò il suo paese,
Ulassai, alla montagna con chilometri di nastro azzurro. “Questa stazione dell’arte sarà un centro propulsore, non un museo”, dice Alberto Cannas, presidente della Fondazione dell’arte. “Ci sarà spazio per la musica, la poesia, la pittura. Sarà un simbolo. Da quella stazione da dove partivano tanti nostri giovani per andare a studiare e lavorare a Cagliari, oggi parte uno stimolo per far conoscere l’arte e le opere degli artisti”.

Articolo tratto da
Bell'Italia Sardegna nr. 35/2005

Maria Lai, Presepio.
Stazione di Tempio Pausania
la sala d attesa della stazione di Tempio Pausania,dipinti di Giuseppe Biasi.

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