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Ittiri :: Comune nella Provincia di Sassari che con un decreto del Presidente della Repubblica del 24 Aprile 2000, è stato riconosciuto il titolo di città.

Località Sarde > Sassari


Ittiri (SS), Olivastro sul lago del Cuga. Fotografia di Rossella Fadda

Ittiri
Ittiri, paese della provincia di Sassari, si estende nel territorio del Logudoro. E' circondato dai paesi di Ossi, Tissi, Usini, Uri, Putifigari, Villanova Monteleone, Romana, Banari e Thiesi. Fra le numerose chiese si segnala quella di S. Maria di Coros. Le attività economiche prevalenti sono l' agricoltura, la pastorizia e l'artigianato.

Abitanti: 9.016
Superficie: kmq 111,50
Provincia: Sassari
Municipio: via San Francesco, 1 - tel. 079 445200
Guardia medica: via Ospedale, 10 - tel. 079 440328
Polizia municipale: via S. Francesco, 1 - tel. 079 441444
Biblioteca: via Marconi
Ufficio postale: via Funtanedda, 9 - tel. 079 441420

Stemma di Ittiri
Chiesa di Nostra Signora del Carmelo, Ittiri
Panorama di Ittiri

Al Comune di Ittiri, con decreto del Presidente della Repubblica del 24 Aprile 2000, è stato riconosciuto il titolo di città. Il grosso centro sorge nel Logudoro, regione Coros, in provincia di Sassari a sud-est del capoluogo; il territorio comunale ha una superficie di Kmq. 111,56 e confina a nord con Usini e Ossi, a nord-ovest con Uri, a nord-est con Florinas, a sud con Romana, a sud–est con Banari, Bessude e Thiesi, a sud–ovest con Villanova Monteleone e Putifigari. Dista 18 km da Sassari, 28 da Alghero, 36 da Porto Torres. Ittiri è collocata su un altipiano a m. 450 sul livello del mare. Il territorio, formato da altipiani costituiti di rocce prevalentemente trachitiche e basaltiche, è accidentato, con andamento collinare e attraversato da vallate destinate alla coltivazione; di altezza non considerevole i numerosi rilievi montuosi,i più consistenti dei quali sono: a nord est sulla linea per Bessude M. Torru (m. 622 ), M. Uppas (m 567) e verso Banari M. Jana (m. 552); a sud verso Villanova M. Unturzu (m. 558), M. Alas (m 517), Punta S’Elighe Entosu (m. 522), M. Lacusa (m. 503).

Altri rilievi si attestano su quote inferiori ai 500 m con una diminuzione dell’altimetria media che sulla linea nord-nord-ovest verso Usini–Uri presenta numerosi altipiani (di 200-300 metri) che digradano fino a quote inferiori ai 100 m. in prossimità del
rio Mannu. Il territorio non è significativamente ricco di corsi d’acqua che sono pochi e tutti a carattere torrentizio, con consistenti quantità di acque nei brevi periodi delle piogge e scarsi d’acqua o pressoché asciutti nel restante periodo dell’anno. Il sistema idrografico nella zona settentrionale è imperniato sul rio Cuga e sui suoi affluenti che solcano la parte occidentale del territorio e sul rio Minore, affluente del rio Mannu,che nella parte alta prende i nomi di Camedda e Turighe. A sud scorre invece il rio Abialzu, che unendosi ad altri corsi d’acqua minori si dirige verso il bacino idrografico del Temo (unico fiume navigabile della Sardegna per circa Km 6, che attraversa la città di Bosa nella Provincia di Oristano). Tra i 300 e i 400 metri di altitudine nascono sorgenti numerose, ma di scarsa portata. Alcune di queste, che formano abbeveratoi nell’agro o fontane nell’abitato, servono agli usi agricoli e sono luoghi attrezzati di sosta per i visitatori: Pianu ‘e Monte sulla strada intercomunale Ittiri-Putifigari, Iscialoru (nei pressi dell’abitato) e Su Cadalanu sulla strada provinciale n. 28 Ittiri-Romana, Coros o Funtana ’e sa Irzine (Vergine) nei pressi del monastero cistercense di Coros, Sa Teula all’ingresso dell’abitato per chi viene da Thiesi, S’Abbadorzu dentro l’abitato nel rione Montesile. Altre fonti nel circondario sono Irventi, Bustaina, Binza Manna, Casavece; verso Usini Funtana Pesada, Pintu Canu,’Onnu Marras; verso Ossi-Florinas Sos Porchiles e Chentu Cheddas; verso Thiesi Abbarghente, Puttos de Lidone, verso Villanova Giundali, De Su Crastu, De Sa Multasa.
Sono presenti due importanti
laghi artificiali Cuga e Bidighinzu che sono bacini idrografici e dighe. Il primo, alimentato dal rio Cuga-Barca, è stato costruito nel 1965, si trova solo in parte nel territorio di Ittiri ed è destinato a scopi irrigui; il secondo appartenente al confinante comune di Thiesi riceve le acque del rio Mannu, è stato costruito nel 1956 e serve ad usi potabili.
Il clima di Ittiri è quello mediterraneo insulare, con temperature medie nel periodo invernale tra i 6 e i 10 gradi. Nei mesi di giugno (lampadas), luglio (triulas) e agosto (austu) ricorrono periodi di intensa calura che soprattutto nel passato, quando l’agricoltura e la pastorizia erano le attività prevalenti, recavano danno alle campagne e intimorivano gli abitanti; gli agricoltori allora impetravano un tempo più clemente con le rogassiones cantate in processione o invocando S. Narciso. Altrettanto perniciose potevano risultare le gelate (biddiadas).
Il territorio è attraversato da est a ovest dalla s.s. 131 bis che da Cabu Abbas sulla Carlo Felice porta ad Alghero, a nord dalla provinciale per Sassari, a sud dalla Ittiri-Romana; strade poderali costituiscono la viabilità minore.

di Leonarda Tola

La vetrina delle Aziende Sarde
Ittiri (SS), La processione di San Maurizio. Fotografie di Rossella Fadda

Perché visitare Ittiri

Centro rinomato per le tradizioni artigianali quali le attività tessili e di ricamo, Ittiri è anche un importante punto di elaborazione e lavorazione della trachite: periodicamente ospita, infatti, la Biennale della trachite, concorso scultoreo i cui elaborati sono esposti nel centro del paese. Da anni, fra l'altro, Ittiri è teatro di una rassegna internazionale di danza popolare che in estate vede partecipare artisti da tutto il mondo.




Chiesa di San Pietro


Come arrivare
La parrocchiale di San Pietro in Vincoli si trova a sinistra entrando nell'abitato di Ittiri.
La chiesa è nel centro storico del paese.
Descrizione
La parrocchiale di San Pietro in Vincoli è documentata per la prima volta nel resoconto della visita pastorale effettuata dall'arcivescovo turritano Salvator Alepus nell'anno 1553.
Nel 1881, su progetto dell'architetto Salvatore Calvia e con il concorso dei migliori professionisti ittiresi, si diede inizio alla demolizione dell'antica facciata, più arretrata, e alla ricostruzione dell'attuale neoclassico avancorpo in vulcanite rossa. I lavori di ristrutturazione della chiesa si conclusero quindici anni dopo nel 1895. Il 26 settembre del 1896, come attesta una lapide marmorea all'interno della chiesa, l'arcivescovo turritano Marongio Del Rio ne consacrava solennemente l'altare maggiore. La chiesa è a navata unica absidata, con cinque cappelle laterali per lato, alcune gotiche, con volta stellare, facenti parte della costruzione originaria (forse del XV secolo), altre con volta a botte. L'abside ha una bella volta stellare. Il campanile ha la parte bassa quadrata, e la parte alta ottagonale aggiunta in seguito.
Nelle cappelle del Cristo, di Sant'Antonio e nel presbiterio si vedono dipinti murali del pittore fotografo Baldassarre Manca (Ittiri 1886-1930), mentre la cappella di San Narciso è decorata con un dipinto di Mario Paglietti. Ancora nella cappella di Sant'Antonio, nel muro su cui poggia l'altare, nella parte esterna e in pratica nell'orto della casa parrocchiale, si trova una piccola apertura (ora murata) che immette in una cripta sotterranea della quale s'ignora la grandezza. Fino al 1835 si seppellì prevalentemente in questa chiesa o nel convento, raramente invece in quella di Monserrato e di Santa Croce. Negli anni 1946-48 si rifece completamente il pavimento interno con mattonelle di graniglia, sostituendo quello ottocentesco in mattoni ottagonali di lavagna, uniti con altri di forma quadrata in marmo bianco. Dall'interno della cripta, secondo la testimonianza di don Ignazio Carassino, è possibile notare che i pilastri cruciformi della chiesa poggiano direttamente sul pavimento del sotterraneo. In una delle tante ristrutturazioni, la chiesa deve aver subito un rialzamento del piano pavimentale.


Chiesa di Santa Maria di Coros



Come arrivare
Ittiri si raggiunge dalla SS 131 bis da Sassari. All'uscita del paese si trova la chiesa di Santa Maria di Coros. Il territorio di Ittiri offre un paesaggio che alterna dolci colline ad aspri rilievi di roccia sedimentaria. La chiesa di Nostra Signora di Coros è ubicata in un sito campestre, annessa a un monastero cistercense dipendente dalla vicina abbazia di Nostra Signora di Paulis, in agro tra Ittiri ed Uri.
Descrizione
Non si hanno attestazioni documentarie sulla fondazione del monastero cistercense, forse sede di priorato, né sulla costruzione della chiesa, che per via ipotetica si può ascrivere al XIII secolo. Nei secoli la chiesa subì pesanti interventi, l'ultimo dei quali tra il 1981 ed il 1987, quando fu inglobata da strutture sei-settecentesche. La facciata venne demolita per allungare l'aula. Della struttura medievale restano solo parte dei fianchi, realizzati in conci calcarei, e la copertura a botte ogivale percorsa da un sottarco che imposta su due mensole non decorate. Nel restauro moderno, l'abside è stata ricostruita sulla base delle fondamenta dell'originale.

Vedi la pianta e le sezioni del monumento


Storia degli studi

Gli studi sull'abbazia di Nostra Signora di Coros si intrecciano con quelli sulla presenza del monaci cistercensi nell'isola: si segnala la voce "Iteri-Cannedu" di Vittorio Angius, nel "Dizionario" di Goffredo Casalis (1841), seguita dalla voce "Sassari" sempre del medesimo autore, ma successiva di qualche anno (1849). Nel primo dopoguerra esce il lavoro di Raffaello Delogu (1948) sull'architettura cistercense in Sardegna, seguito nel 1976 da Ginevra Zanetti. Del 1990 sono gli atti del convegno sui Cistercensi in Sardegna tenutosi a Silanus nel 1987: fra questi si segnalano i contributi di Maria Cristina Cannas e Alma Casula. In ultimo si veda la scheda di Roberto Coroneo (1993) nel volume sull'architettura romanica in Sardegna.

Ittiri (SS), Ragazze in costume. 1958

Necropoli di Sa Figu

Come arrivare

Dall'abitato di Ittiri, uscire in direzione di Thiesi e quindi, subito dopo, voltare a sinistra nella Provinciale per Banari. Dopo poco meno di 2 km, si noterà sulla destra una stradina di campagna in salita che si diparte in corrispondenza di una fontana; la si percorre risalendo sull'altipiano, avendo cura di evitare una diramazione a destra che ridiscende alla Strada Provinciale. Dopo circa 1,5 km, poco prima di arrivare al santuario di San Maurizio (dove ha termine il tracciato), si lascia l'auto a margine della strada e si risale la collina a destra, sulla cui cima è ubicata l'area archeologica. La necropoli è situata sul ciglio Nord dell'altopiano calcareo di Coros, che domina la valle del Rio Mannu, nel Logudoro, regione della Sardegna nord-occidentale.
Descrizione
La necropoli comprende 11 ipogei: domus de janas e "domus a prospetto architettonico". La tomba I era composta in origine da cinque camere, ora un unico vano per l'abbattimento delle pareti divisorie. Un'anticella circolare (m 1,52 x 1,40 x 1,10) - con pareti decorate da pannelli verticali inquadrati da lesene e da una fascia alla base – immette nella cella principale, in origine rettangolare, sulla quale si aprivano tre vani disposti a croce: quello s. presentava due nicchie sopraelevate. La tomba II è una domus ristrutturata come "tomba a prospetto architettonico". La sepoltura originale era composta da una piccola anticella e da una cella principale sulla quale si aprivano, a s. e sul fondo, due ambienti secondari oggi riuniti in un unico vano. Sul fronte roccioso fu riprodotta l'esedra (corda m 6,00; freccia m 2,00), scavata e rivestita da lastre ortostatiche. Davanti al portello d'ingresso fu appoggiata una stele centinata della quale si conservano due frammenti della parte inferiore. Sopra la bancata di roccia è realizzato un tumulo delimitato da ortostati (lungh. m 10,40; largh. m 4,00/2,80). La tomba III era in origine composta da un breve padiglione, un'anticella e una cella con quattro vani secondari, in seguito trasformati in un unico grande ambiente. In età nuragica fu realizzata l'esedra, scavata sul fronte roccioso (corda m 6,00; alt. m 1,00) e rivestita da lastre ortostatiche. Al centro dell'emiciclo si ergeva una stele, della quale si conserva la lunetta superiore (largh. m 2,00, alt. m 1,80; spess. m 0,22) riversa sul terreno antistante. La tomba IV è di nuovo impianto. Presenta sulla fronte l'esedra - l'ala s. non è ultimata – con al centro la stele bipartita (largh. m 3,20; alt. m 3,20). Sulla sommità del fronte roccioso sono realizzati tre fori troncoconici e un tumulo a corpo trapezoidale (lungh. m 8,80; largh. m 2,80-2,00; alt. m 1,50-1,30), forse in origine absidato. L'ampia camera funeraria è circolare (diam. m 6,00; alt. m 2,00) e ha il soffitto a forno. La tomba V è scavata su un masso erratico che sembra riprodurre un tumulo rettangolare (lungh. m 1,72; largh. m 2,70; alt. m 2,00) sagomato a botte. La camera funeraria è rettangolare. La tomba VI, ristrutturata, presenta un ampio vano che introduce in tre ambienti minori. Sul fronte roccioso era riprodotta l'esedra originariamente rivestita di lastre. La tomba VII, di nuovo impianto e scavata su un'ampia parete rocciosa, riproduce l'esedra (corda m 7,00; prof. m 0,70) con ali di altezza decrescente verso i lati (alt. m 2,70). Sulla sommità è realizzato il tumulo. All'interno è presente un unico vano trapezoidale – con cinque incavi, una fascia rettangolare e un riquadro - preceduto da un breve corridoio. La tomba VIII, di nuovo impianto, conserva sulla fronte la rappresentazione della stele. Un breve andito introduce nel vano funerario. La tomba IX, pluricellulare, è stata danneggiata dalla realizzazione della tomba IV. È costituita da un "dromos", un'anticella con fossetta e una cella sulla quale si aprono vani secondari (in corso di scavo). La tomba X, è monocellulare con ingresso a pozzetto, mentre la tomba XI è appena individuabile.
Il complesso è inquadrabile tra il Neolitico finale e il Bronzo medio. Presso la necropoli sono presenti un nuraghe (protonuraghe?) e un circolo megalitico realizzato con macigni ortostatici, che delimita un'area cultuale semicircolare a ridosso del bordo precipite del pianoro. I materiali rinvenuti sono caratteristici della cultura eneolitica di Monte Claro. Poco più a valle sono scavate le domus de janas di Ochila, alcune riccamente decorate con elementi simbolici e architettonici in rilievo.
Storia degli scavi
È stata scavata da Ercole Contu nel 1961. Nuovi scavi sono curati dal 2001 da Paolo Melis.


Necropoli di Sa Figu, Ittiri


Biblioteca comunale
Indirizzo: Via Marconi, 13
Tel. 079 442563 - email: ittiri@corosfigulinas.it


La biblioteca comunale, aperta al pubblico dal 1979, si trova in via Marconi 13 in uno spazioso stabile su due piani. Ha un patrimonio librario di circa 15.000 volumi, 500 audiovisivi, abbonamento a 8 periodici e 4 quotidiani. È presente anche una consistente sezione multimediale con 10 PC a disposizione del pubblico, di cui 5 ricevuti tramite la partecipazione del Comune al progetto regionale @ll-in. Due di queste postazioni sono dotate di software e hardware per disabili. I PC possono essere utilizzati gratuitamente per il collegamento ad Internet, per la videoscrittura e per altre applicazioni open source.
In biblioteca è possibile trovare sempre le novità editoriali e può essere richiesto l'acquisto di documenti che si desidera prendere in prestito e non presenti all'interno del
CATALOGO del Sistema bibliotecario.
Tra i servizi è attivo anche il prestito interbibliotecario, sia interno al Sistema bibliotecario che nazionale ed internazionale.
Per accedere a tutti i servizi, che ricordiamo essere gratuiti, è necessario iscriversi in biblioteca. E' sufficiente compilare l'apposito modulo e presentare un documento d'identità. Per i minori il documento deve essere esibito da un genitore, il quale deve anche compilare il modulo di iscrizione.

Biblioteca Comunale di Ittiri
La vetrina delle Aziende Sarde


Manifestazioni

Religiose

  • Festa in onore di S. PIETRO IN VINCOLI, patrono della città, 29 giugno.
  • Celebrazioni religiose con processione in costume, serata folk con canti e danze a cura dell'Associazione folkloristica S. Pietro.
  • Festa in onore di S. PASQUALE, patrono dei pastori.
  • Festa in onore della MADONNA DEL CARMELO, patrona dei muratori, 16 luglio. Celebrazioni religiose con processione in costume (a cura del comitato).
  • Festa in onore della MADONNA DELLA SALUTE, patrona dei commercianti. Celebrazioni religiose con processione in costume (a cura del comitato).
  • Festa in onore della MADONNA DI COROS, 8 settembre (chiesa campestre).
  • Celebrazioni religiose con processione in costume e con cavalli. Pranzo offerto a tutti i partecipanti (a cura dell’Ass.ne Ippica Ittirese)
  • Festa in onore di S. MAURIZIO, patrono dei muratori, 22 settembre.
  • Celebrazioni religiose con processione in costume. Serate musicali (a cura del comitato).


Culturali – Folkloristiche

  • "NARAMI", Manifestazione dedicata alla cultura e alla letteratura Sarda organizzata dal Comune e dalla Pro Loco di Ittiri
  • FESTIVAL DI CANTANTI DILETTANTI DI MUSICA LEGGERA, prima settimana di luglio (a cura Ass.ne Mario Simula)
  • FOLK-FESTA, terza settimana di luglio.
  • Rassegna internazionale di canti musiche e danze popolari, sfilata nelle vie della città, mostra dell’antiquariato, esposizione e degustazione prodotti tipici locali (a cura Ass.ne Folk Ittiri-Cannedu ).
  • ITTIRITMI , prima settimana di agosto.
  • Rassegna internazionale di musica etnica (a cura della Pro Loco)
  • BIENNALE DELLA TRACHITE, settembre
  • Convegno, concorso di scultura (a cura della Pro Loco)
  • RADUNO BANDISTICO, in autunno.
  • Sfilata delle bande musicali partecipanti nelle vie della città, concerto (a cura dell’Ass.ne Banda Musicale di Ittiri )
  • Rassegna di teatro, mese di dicembre (a cura dell’Ass.ne Pro Loco e Ass.ne Iter Teatro)
  • CANTINCORO, mese di dicembre,
  • Rassegna di canto corale sardo (a cura dell’Ass.ne Boghes e Ammentos ).



Le tradizioni popolari

A Ittiri si parla il sardo logudorese nord-occidentale. Caratteristica è la soppressione della pronuncia della “l” nei nessi consonantici -lt- -lc- che hanno un esito fonetico identico ai gruppi di consonanti - rt-st-rc-sc- (bolta, bostha; colcare, coschare; parte, pasthe; custu, custhu; porcu, poschu; isco, ischo). Altra caratteristica è la trasposizione delle lettere o sillabe (metatesi): es. runaghe per nuraghe. Pur essendo ancora frequentemente usato, il sardo è ormai soppiantato nell’educazione familiare dall’insegnamento dell’italiano; i giovani comunque capiscono la lingua sarda e, sia pure in forme sempre meno proprie e creative, ancora la usano.
Il Costume. Vanto indiscusso di Ittiri è il costume femminile. L’abito tradizionale quotidiano non è più usato dalle ragazze, ma sino agli anni Settanta del secolo trascorso lo si portava ancora generalmente. In quegli anni si assistette ad una mutazione improvvisa che portò molte giovani donne che vestivano il costume tradizionale ad abbandonare sa munnedda, ad indossare abiti moderni, a vestirsi a signora. Oggi soltanto le donne più anzianemantengono il vestiario tradizionale, modificato tuttavia dall’abbandono dei capi divenuti inusuali e di difficile portabilità. La grande ricchezza e la varietà dei capi fanno del modo (o moda) femminile
ittirese di abbigliarsi un sistema complesso, che ha subìto trasformazioni nel tempo e che è oggetto di interesse e di studi specifici. Semplificando si può dire che il tipo di abbigliamento era diverso a seconda delle circostanze della vita familiare e sociale. Si distingue l’abito di gala dall’abbigliamento quotidiano; quest’ultimo comprende diverse tipologie di gonne giornaliere (munneddas) di teletta di cotone dai nomi diversi a seconda della stoffa usata, festive di stoffa blu o nera (munnedda calorina o niedda) che richiedevano un lungo lavoro di plissettatura (appigittare); un grembiule (su pannellu ’e falare) di teletta (giornaliero) o di seta, raso, velluto o pizzo (festivo), della lunghezza della gonna, copriva il grembo. Un fazzoletto (mancaloru a corru) poteva fungere da copricapo, mentre non mancava mai il grembiule (pannellu ’e cuguddare) che dalla testa cadeva sulle spalle: di raso di cotone generalmente su fondo nero era impreziosito da applicazioni stampate di decorazioni varie (foglie o fiori dorati, spighe, grappoli d’uva, trecce)
opera anche di artigiane locali; altri copricapo erano lo scialle (isciallu russu) giornaliero e invernale e lo scialle di seta nero (isciallu nieddu), ma anche di altri colori, con la pieghettatura mediana (su biccu) per dare compostezza alle due parti simmetricamente adagiate sulla testa e sulle spalle. Di un periodo più antico era l’uso di due gonne sovrapposte, una delle quali serviva da copricapo. Il costume di gala (’estire rugiu) è particolarmente bello e ricco; veniva indossato dalle spose e dalle ragazze del corteo nuziale e nelle cerimonie pubbliche; essendo davvero prezioso è ancora parte importante del corredo che si porta in dote ed è custodito gelosamente. Sono ancora molte le famiglie che lo posseggono: le ragazze lo indossano nelle processioni e nelle manifestazioni folcloristiche. È costituito da una cuffia ricamata (iscoffia), la camicia di cotone bianco (camija), il velo (tullu) e il grembiule (pannellu) bianchi in prezioso tessuto, il busto (imbustu e pettigliu), un bolero in velluto damascato e ricamato (corittu), una sorta di sciarpa generalmente dello stesso tessuto del velo e del grembiule che incrociandosi fascia il seno (pittiera), la gonna di panno rosso plissettata con la balza (forra) finemente ricamata o impreziosita da passamanerie dorate (gallones), lustrini e corallini. Una variante prevede l’elegante gonna plissettata di panno nero, il copricapo (muncaloru traforadu) e un grembiule di seta. Preziosi i gioielli che arricchiscono il costume femminile: la lunga catena d’oro con passante appuntata ai lati da due spille d’oro (fremmaglios), il medaglione d’oro, la collana e gli orecchini (racadas) di corallo. Smagliante l’ornamento dei venti bottoni in filigrana d’argento (buttonera) che in doppia fila chiudono su corittu intorno all’avambraccio e al movimento delle braccia graziosamente tintinnano. Grande è ancora il valore affettivo ed economico del costume di gala e viva è l’attività artigianale che ne conserva e riproduce la fattura. Il tradizionale costume maschile è scomparso dall’uso abituale molto prima di quello femminile; oggi è usato nelle feste e nelle manifestazioni folcloristiche e si conserva in due varianti: una prevede calzoni neri in panno di lana, la camicia di tela bianca (’entone), il corpetto di panno di lana rosso (cosso), il copricapo a sacco in panno di lana nero o orbace (berritta); la seconda comprende i calzoni a gonnellino corto arricciato in orbace o panno di lana (ragas) e le uose (ghettas), anticamente in cuoio o orbace ora in panno.





Ittiri (SS), Coppia in costume di Ittiri.
Ittiri (SS), Costume maschile.

Dove dormire e Dove mangiare a Ittiri

Agriturismo Su Recreu, Ittiri (SS),  Str. Prov. 28,  Ittiri-Romana - Reg. Camedda

"Agriturismo Su Recreu"

L'Azienda Agricola Agrituristica con possibilità di pernottamento "Su Recreu" si trova a 20 minuti da Alghero, sulle verdi colline di Ittiri, a circa 400 metri di altezza. Prima di lasciare Su Recreu potrete acquistare i nostri prodotti aziendali e portare con voi i sapori e gli aromi di una vacanza indimenticabile. Da noi potrete trovare: pane, pasta, formaggi e ricotta freschi e stagionati, salumi e salsiccie, dolci sardi, il vino, l'olio, le confetture artigianali, i sottoli, il liquore di Mirto e il Limoncello.


Visita Su Recreu





Immagini di Ittiri

Chiesa San Pietro Facciata, Ittiri

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