Menu principale:

Le Vie della Sardegna :: partendo da Sassari Turismo, Sagre Paesane, Cultura e Cucina Tipica Sarda. Turismo in Sardegna, itinerari enogastrononici e culturali. B&B, Agriturismi, Hotel, Residence, Produttori Prodotti Tipici, informazioni e itinerari su dove andare, cosa vedere, dove mangiare, dove dormire sul Portale Sardo delle Vacanze. Tutto per le tue Vacanze in Sardegna. Informazioni turistiche e curiosità sui comuni della Sardegna e le attrattive turistiche offerte nei vari territori isolani.


Vai ai contenuti

L'Età Bizantina e Giudicale :: Informazioni storiche e indicazioni Turistiche su come arrivare a bellissimi Monumenti di questi periodi storici.

Cultura Sarda > Storia Sarda


Chiesa di San Giovanni di Sinis, Cabras
Chiesa di San Giovanni di Sinis, Cabras

L’ETÀ BIZANTINA E GIUDICALE
dal 534 al 1326

Nel IV e nel V secolo si registrano notizie relative ai primi vescovi sardi e ai primi martiri. La presenza cristiana si intensifica all’arrivo dei Vandali e prosegue nei quasi cinquecento anni di controllo bizantino, iniziato nel 534 con la conquista della Sardegna da parte delle truppe di Giustiniano guidate da Belisario. A seguito della dipendenza politica dall’Impero romano con sede a Costantinopoli, l’isola fu affidata a due autorità: il praeses, che svolgeva un ufficio di tipo civile, e un dux, che si occupava degli affari militari e che, a partire dall’800 circa, dovette assorbire le prerogative del primo, generando la figura dello iudex (‘giudice’). Dell’arte bizantina si conservano prevalentemente architetture. Le più significative sono S. Saturnino di Cagliari, il santuario di Sant’Antioco e S. Giovanni di Sinis (Cabras), tutte chiese a pianta cruciforme ma differenti per gli elementi di raccordo della cupola col vano sottostante: nelle prime due si utilizzarono le trombe e nella terza i pennacchi, sistemi mutuati dall’architettura costantinopolitana.
Modelli per una serie di edifici minori a pianta cruciforme, queste chiese subirono ristrutturazioni nei periodi successivi. Mentre rimane poco in campo pittorico, risultano importantissime le testimonianze scultoree, per lo più in frammenti ormai fuori dal contesto originario. Nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari si conserva un bellissimo capitello del 525 circa e da diverse località del Cagliaritano, soprattutto da Sant’Antioco, provengono numerosi frammenti marmorei di pilastrini o lastre di recinzione del presbiterio e diverse iscrizioni in lingua greca.

L’architettura romanica è il momento più rappresentativo dell’arte isolana nel medioevo e si espresse in un periodo storicamente rilevante, quello giudicale. I giudici erano i rappresentanti locali dell’imperatore bizantino che, attorno al 1000, si resero autonomi. Ne derivò una partizione del territorio nei quattro regni (giudicati) di Cagliari, Arborea, Torres e Gallura.
Di pari passo si assistette alla riorganizzazione della Chiesa. Accanto a una massiccia presenza di ordini monastici chiamati dagli stessi giudici (le prime donazioni risalgono al 1065), le istituzioni della Chiesa si articolavano in diocesi rette da vescovi e arcivescovi. È in questo contesto che i giudici, attraverso donazioni, favorirono l’arrivo nell’isola dei Benedettini (da Montecassino, San Vittore di Marsiglia, Camaldoli, Vallombrosa, Cîteaux) che insediarono i propri monasteri nel territorio sardo. Si assistette a una rinascita della cultura sotto l’ala protettrice della Santa Sede. Da non trascurare anche la presenza sempre più stabile e radicata delle repubbliche di Pisa e Genova, la cui attività commerciale nell’isola portò a scontri ripetuti. La loro presenza interferì spesso anche a livello politico e arrivò a determinare la fine di tre giudicati (Cagliari, Torres e Gallura), che dopo il 1250 caddero in mano a signori pisani o genovesi.
Queste circostanze storiche contribuirono alla circolazione di nuove correnti artistiche nell’isola, che si innestarono nel sostrato locale e che hanno lasciato le tracce più significative nell’attività architettonica sia militare sia, soprattutto, ecclesiastica. Le chiese romaniche si dispongono prevalentemente lungo l’asse viario che da Cagliari conduce a Porto Torres, ma sono distribuite capillarmente su tutto il territorio. Ne deriva il diverso “colore” degli edifici a seconda della loro localizzazione. I costruttori, infatti, utilizzavano materiali reperibili nella zona geografica nella quale doveva sorgere il monumento, che così risultava armonicamente inserito nel paesaggio naturale e lo connota tutt’oggi: in Gallura troviamo edifici in granito, man mano che si scende verso il centro dell’isola prevale l’uso della pietra vulcanica, spesso associata a roccia sedimentaria; nei Campidani prevale il calcare dalle tonalità calde. Una distinzione in senso cronologico caratterizza le chiese giudicali. Si può individuare un romanico iniziale, collocabile tra il 1050 e il 1150 e caratterizzato dalla presenza di maestranze pisane, affiancate da quelle lucchesi (S. Giovanni di Viddalba) e da quelle catalane e provenzali giunte a seguito dei monaci del San Vittore di Marsiglia (S. Saturnino di Cagliari, S. Efisio di Nora presso Pula). In questo periodo si realizzano edifici di grandi dimensioni ed emerge la tendenza a privilegiare l’aspetto strutturale rispetto a quello decorativo. Gli edifici più significativi del periodo sono S. Gavino di Porto Torres, S. Maria del Regno di Ardara, S. Maria di Bonarcado e le cattedrali di Santa Giusta, S. Antioco di Bisarcio (Ozieri) e S. Simplicio di Olbia.

Cagliari, basilica di San Saturnino

Cagliari, basilica di San Saturnino
Comune: Cagliari
Descrizione: L'edificio sarebbe stato costruito come "martyrium" per onorare San Saturnino, martirizzato a Cagliari nel 304. L'impianto originario era quello di una chiesa altomedioevale cruciforme, a pianta centrale con quattro bracci uguali e corpo centrale cupolato. Di questa fabbrica rimangono il corpo cupolato e residui dell'abside a scarsella quadrangolare. La cupola è raccordata tramite scuffie a mezza crociera (che sostituirono forse trombe a quarto di sfera) al vano quadrato, definito da archi a pieno centro che scaricano su pilastri con colonne alveolate in marmo rosso d'Africa.

Nora, chiesetta di Sant'Efisio

Nora, chiesetta di Sant'Efisio
Comune: Pula Località: Nora Soggetto: CAGLIARI - Sagra di Sant'Efisio
Descrizione: La tradizione della processione del 1 maggio in onore di sant'Efisio nacque nel lontano 1657, come scioglimento di un voto fatto al santo dalla città di Cagliari. L'anno precedente la cittadinanza, colpita con particolare veemenza dalla peste propagatasi nell'isola dal 1652, aveva pregato il santo, promettendogli che, se l'epidemia fosse cessata, ogni anno si sarebbe svolta una processione in suo onore dal quartiere di Stampace fino a Nora, ove Sant'Efisio venne martirizzato il 15 gennaio del 303 secondo alcune fonti, secondo altre nell'anno 286. Per lo svolgimento della processione venne scelto il mese di maggio; momento di particolare rigoglio della natura, a significare sul piano simbolico la vittoria della vita sulla morte. La processione coinvolge oggi gruppi folk provenienti da tutta l'isola. Tutti indossano il costume tradizionale del proprio paese d'origine: è la festa di tutta la Sardegna. Non solo evento folkloristico, ma anche momento di forte coesione identitaria. Sfilano anche le traccas (carri a buoi decorati e addobbati a festa), che ospitano attrezzi da lavoro, oggetti di produzione artigianale, pani e dolci tradizionali finemente lavorati. Dopo il passaggio del cocchio col simulacro del santo, la processione prosegue,in tono più intimo e dimesso,fino a Nora, ove la statua resterà esposta alla venerazione dei fedeli fino a 4 maggio, quando farà rientro a Cagliari.

Arcate, Nora chiesetta di S. Efisio, Pula
Navata centrale , Nora chiesetta S. Efisio, Pula

Pula, Chiesa di Sant'Efisio di Nora

Come arrivare
Si lascia il paese di Pula e si percorrono circa 3 km lungo la strada che conduce al litorale. Sulla s., a ridosso della spiaggia e poco prima dell'ingresso agli scavi di Nora, sorge la chiesa di Sant'Efisio.

La chiesa, praticamente in riva al mare, fu costruita nella zona cimiteriale extraurbana della città fenicio-punica di Nora, dov'erano il tofet e una necropoli. Corrisponde al sito in cui secondo la tradizione fu martirizzato Sant'Efisio, guerriero romano convertitosi al cristianesimo. Qui fu edificato in epoca altomedievale un primo santuario, completamente ricostruito in età giudicale. È il luogo di arrivo della processione devozionale che ai primi di maggio onora il martire Efisio conducendolo qui dall'omonima chiesa cagliaritana di Stampace, dove dimora per il resto dell'anno.
Descrizione
La chiesa di Sant'Efisio deve il suo fascino ambientale al contrasto fra la calda arenaria di costruzione e i colori del mare che lambisce la spiaggia, e quello architettonico alla suggestione arcaica emanata dall'interno, dove ancora si respira un'atmosfera pregna di devozione. Dal piano pavimentale del presbiterio emerge una struttura cupolata, accessibile oggi dalla cripta, nella quale si è proposto di riconoscere i resti del martyrium altomedievale in cui il santo trovò sepoltura, prima che le sue reliquie fossero traslate a Pisa. Il santuario fu ricostruito ex novo in forme protoromaniche, dopo che il giudice cagliaritano Costantino Salusio II de Lacon Gunale nel 1089 donò il Sant'Efisio all'abbazia benedettina di San Vittore di Marsiglia. Probabilmente il cantiere fu affidato da un architetto di formazione catalana. La chiesa fu edificata in conci di arenaria e calcare di pezzatura massima, recuperati dalle mura dell'antica Nora. Nel fianco S venne riutilizzata una stele funeraria fenicio-punica. La pianta è a tre navate, tutte con volte a botte irrobustite da sottarchi. Le navate sono divise da arcate che si impostano su robusti pilastri. L'abside, disposta a S/E, è priva di monofore, pertanto la luce penetrava solo da quelle aperte lungo i fianchi. La facciata romanica si trovava dove oggi si innalza il superstite campanile a vela, ma fra il XVII e il XVIII
Storia degli studi
La chiesa è citata da Vittorio Angius (1847) e nell'"Itinerario" del generale Alberto della Marmora (1860). La sua importanza ai fini della storia dell'architettura medievale in Sardegna risalta nell'opera di Raffaello Delogu (1953). Dopo l'articolo di Foiso Fois (1964), che ne pubblicò il rilievo, i contributi più recenti si devono a Renata Serra (1989) e a Roberto Coroneo (1993). secolo fu sfondata e le fu addossato un atrio porticato.

 Nora chiesetta S. Efisio, Pula, pianta
 Nora chiesetta S. Efisio, Pula, pianta

A questo periodo di sperimentazione segue quello del romanico maturo, fra il 1150 e il 1250, nel quale si esprime un legame più profondo con Pisa, assicurato anche dalla presenza massiccia dei mercanti che svolsero un ruolo importante in campo economico e politico. Si aggiunge in architettura anche l’esperienza di maestranze pistoiesi. A partire dalla chiesa di S. Nicola di Ottana, edificio di mediazione tra i due momenti, si registra l’applicazione di nuove soluzioni, con la realizzazioni di edifici grandiosi nei quali trova sempre più spazio la tendenza alla decorazione architettonica. Più evidente nelle facciate, il nuovo sistema decorativo prevede la realizzazione di false logge sovrapposte, che nel S. Pietro di Sorres trovano l’espressione più compiuta. Dal 1160 interviene un’altra innovazione, con la diffusione dell’opera bicroma, consistente nell’alternanza di filari di pietra scura (vulcanica di diverse tonalità) e pietra chiara (calcarea). Gli esempi più noti e significativi di questa tecnica sono SS. Trinità di Saccargia, S. Pietro di Bulzi e S. Maria di Tergu. Una terza fase è quella del romanico tardo, fra il 1250 e il 1300, caratterizzata dall’inserimento di elementi decorativi gotici in un impianto ancora romanico. Ciò è giustificato dal fatto che in Sardegna l’avvento del gotico non ha mutato radicalmente le modalità costruttive, ma si è inserito nel tessuto culturale romanico in continuità con esso. In una fase iniziale i cambiamenti interessarono soprattutto elementi di superficie, come le forme degli archetti pensili o delle finestre o dei peducci, che assunsero un aspetto più allungato. L’ampliamento della S. Maria di Bonarcado è rappresentativo di quest’ultima fase, osservabile anche nella ricostruzione della cattedrale di S. Pantaleo di Dolianova, nel S. Pietro di Zuri (Ghilarza), nella cui fabbrica operò il maestro Anselmo da Como, e nella chiesa di S. Pietro extra muros a Bosa, dove si individua la presenza dello stesso Anselmo e delle sue maestranze. L’arte gotica si afferma in Sardegna in due filoni, quello italiano (in continuità col romanico) e quello catalano, legato all’arrivo degli Aragonesi. Nel 1323 l’infante Alfonso d’Aragona sbarcò in Sardegna per dare concretezza all’atto di infeudazione che il papa Bonifacio VIII fece a favore del sovrano aragonese Giacomo II, creando nel 1297 il Regnum Sardiniae et Corsicae. Nel giro di tre anni il Castello di Cagliari fu conquistato a discapito dei Pisani. Un nucleo di resistenza alla conquista dell’isola era costituito dai signori pisano-genovesi delle famiglie Doria e Malaspina e dal giudicato di Arborea, col quale l’Aragona ingaggiò una lunga guerra, dalla quale uscì vittoriosa soltanto nel 1410. Da questo momento in poi sarà la penisola iberica a costituire il principale punto di riferimento per l’isola, in particolare la Catalogna, sia dal punto di vista politico amministrativo (vengono infatti importate in Sardegna le principali istituzioni catalane), sia da quello culturale. Ma un taglio netto con la cultura italiana avvenne soltanto a Cagliari, mentre nel giudicato arborense e nel resto dell’isola il cambiamento fu più graduale. Allo stile gotico-italiano si riferisce la cattedrale di S. Maria di Castello a Cagliari, mentre il più antico edificio gotico-catalano è il santuario della Madonna di Bonaria, affiancato alla basilica monumentale. Nella cattedrale, dopo la conquista catalana del Castello di Cagliari, a destra dell’altare maggiore fu costruita una cappella gotico-catalana in segno di possesso della città, con gli stemmi catalani.

Codrongianos, Chiesa della Santissima Trinità di Saccargia, facciata e torre campanaria.
Codrongianos, Chiesa della Santissima Trinità di Saccargia, esterno.

Codrongianos, Chiesa
della Santissima Trinità di Saccargia

Come arrivare
Si imbocca da Sassari la SS 131 in direzione S, percorrendo circa 15 km fino ad avvistare l'alto campanile della chiesa, che svetta sulla campagna circostante.

La chiesa e la parte superstite del complesso monastico benedettino si trovano nella piana campestre di Saccargia. Il territorio rivela tracce di continuità insediativa fin dalla preistoria e dovette ospitare culti importanti, se alla zona fu assegnata la denominazione di Sacraria, continuata nella forma Saccargia. Qui secondo la leggenda si sarebbero fermati per trascorrere la notte il giudice Costantino di Torres e la moglie Marcusa, nel corso di un pellegrinaggio votivo alla basilica di San Gavino di Porto Torres, avendo poi una visione in base al quale disposero la costruzione della chiesa, intitolata alla Vergine e alla Santissima Trinità.
Descrizione
Santissima Trinità di Saccargia è senz'altro la più nota e spettacolare fra le chiese medievali dell'isola. Il suo alto campanile affiora dalla campagna circostante quando si giunge in prossimità del sito, immerso nel verde ma facilmente raggiungibile dalla strada statale. L'importanza del monumento risiede, oltre che nella rilevante scala dimensionale, anche negli affreschi che decorano l'abside, fra i pochi di epoca romanica superstiti in Sardegna.
Dal 1112 l'abbazia di Saccargia è annoverata tra i possedimenti sardi dei monaci camaldolesi. A S dell'edificio si possono notare le scarse strutture superstiti del chiostro e del monastero, oggi in corso di scavo. La chiesa (m 21 x 7, alta m 14 circa) ha pianta a croce "commissa", con transetto triabsidato a NE. Le murature sono in conci di calcare e di pietra vulcanica. La facciata è preceduta da un portico. A S si addossano il campanile e la sagrestia.
Si distinguono due fasi costruttive, in relazione a differenti tecniche murarie. L'impianto prevedeva il transetto triabsidato con volte a crociera e un'aula più corta di quella attuale. L'utilizzo di cantonetti calcarei e vulcanici sommariamente sbozzati è tipico delle maestranze operanti nel giudicato di Torres tra la fine dell'XI e gli inizi del XII secolo.
In seguito l'aula fu sopraelevata e allungata verso O, con una nuova facciata su tre ordini. Il portico con volte a crociera, il campanile e la sagrestia risalgono a questa seconda fase. La regolare opera bicroma è caratteristica delle maestranze di formazione pisano-pistoiese, operanti nella seconda metà del XII secolo.
Gli interventi di restauro dell'inizio del secolo scorso hanno compromesso la fisionomia originaria della chiesa. Il portico è stato demolito e ricostruito, il campanile sopraelevato, le decorazioni della facciata
Storia degli studi
La vicenda critica inizia con l'opera di Dionigi Scano (1907). Le prime ricerche approfondite sono di Raffaello Delogu (1953). Piero Sanpaolesi (1975) la considera nel suo studio sull'architettura toscana delle origini. Gli studi più aggiornati sono di Renata Serra (1989) e di Roberto Coroneo (1993). completamente risarcite.

Affreschi abside, Codrongianos, Chiesa della Santissima Trinità di Saccargia
Codrongianos, Chiesa della Santissima Trinità di Saccargia, Portico.
Codrongianos, Chiesa della Santissima Trinità di Saccargia

Chiesa della Santissima Trinità di Saccargia
Comune: Codrongianos
Descrizione: La chiesa e la parte superstite del complesso monastico benedettino si trovano nella piana campestre di Saccargia. Il territorio rivela tracce di continuità insediativa fin dalla preistoria e dovette ospitare culti importanti, se alla zona fu assegnata la denominazione di Sacraria, continuata nella forma Saccargia.
Datazione soggetto: sec. XI - sec. XII


Home Page | Località Sarde | Piatti Tipici | Cultura Sarda | Territorio | Spazio Aziende | Musica Sarda | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu