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Mario Delitala :: Artista Sardo nato anche lui a Orani, paese di nascita di Nivola Costantino che fu allievo del Delitala. Scoprilo sul Portale Le Vie della Sardegna.

Cultura Sarda > Personalità Sarde


Mario Delitala
Artista Versatile e Innovativo

Ormai non pare dubbio che Mario Delitala, dopo recenti indagini, vada considerato una delle figure più rappresentative nel panorama dell’arte in Sardegna del secolo scorso. Questa posizione di primo piano è assicurata da diversi aspetti che contribuiscono a definire la sua figura e a darle una personalissima connotazione. Anzitutto va rilevato che ebbe una lunga vita, di oltre un secolo: nato nel 1887 a Orani, un paese della Barbagia, nel cuore della zona centrale dell’Isola, muore nel 1990 a Sassari. Non si tratta di un semplice dato anagrafico perché ci consente di comprendere a fondo la sua formazione e maturazione artistica, influenzate dalle varie correnti che nella Penisola, in un così lungo lasso di tempo, sono nate, si sono sviluppate, sono tramontate, lasciando traccia di sé. Importante è la sua grande versatilità nell’operare artistico, sempre coadiuvata da lunghi studi e ricerche approfondite. È stato un grande pittore, attratto soprattutto da due soggetti che lo accompagneranno per tutta la vita: la sua Sardegna, che egli ha trovato ancora immersa nel prediletto paesaggio e nei luoghi incontaminati della Barbagia, e la figura umana, il ritratto, che ha costituito una delle sue note preferite. Un altro aspetto importante del suo fare artistico è determinato dai lunghi soggiorni nella Penisola, i quali hanno contribuito in modo decisivo alla sua formazione: quello di Milano nel 1907-11, di Venezia nel 1920-23, di Urbino nel 1934-42, di Palermo nel 1949-61, oltre ad un breve soggiorno in Africa, a Bengasi, nel 1930-31.

Mario Delitala

Così, nella sua opera sono identificabili i vari influssi che hanno contribuito a formare il suo stile, da quelli delle Secessioni, soprattutto quella viennese, fino agli altri movimenti del secolo. È stato inoltre impegnato a lungo come decoratore di grandi edifici pubblici e privati: in particolare le opere eseguite a Nuoro per l’Aula Consiliare, e a Sassari per l’Aula Magna dell’Università e per quella del Liceo Azuni. Ma la sua attività in questo campo è molto più ampia di quella di un semplice decoratore: egli studia gli edifici, ne chiede, quando necessitano, modifiche, adatta l’attività pittorica alla struttura architettonica, comprendendo nel suo disegno finale anche la progettazione di mobili e di arredi. È una composizione globale, che rivela le sue grandi capacità volte ad una complessiva visione d’insieme. Infine, per definire la sua originalissima figura di artista, ricorderemo l’attività incisoria, soprattutto la xilografia, scelta perché il legno costituiva per lui il materiale più idoneo ad esprimere figure e stati d’animo suoi personali: un’attività che ne fa, assieme a Stanis Dessy, Carmelo Floris, Remo Branca, Giuseppe Biasi, uno dei maestri nell’incisione in Sardegna e che ha portato la sua fama fuori dell’Isola, fino a fargli ottenere grandi riconoscimenti anche in campo nazionale.

di Maria Luisa Frongia


CORTILE DI CASA 1905, Mario Delitala
AUTOMOBILE IN CORSA (1908-09), Mario Delitala
TRIANON. TEATRO DI VARIETÀ, 1909, Delitala Mario
IL GUARDIANO DELLA VIGNA, 1913 Soggetto originale per il manifesto della Ditta vinicola Zedda-Piras, Mario Delitala

Dalle prime esperienze in Sardegna alla Stagione Milanese

Delitala vive la sua fanciullezza a Sassari dove, nel 1907, consegue il diploma di perito commerciale. Questi anni vedono maturare scelte diverse da quelle aperte dagli studi appena ultimati, scelte che avrebbero poi determinato la sua vita: non è certo l’attività di amministratore che lo affascina, ma è quella libera e creativa dell’artista. Sono infatti di questo periodo i primi taccuini di disegni nei quali annota, con abile tecnica e particolare sensibilità, le impressioni che gli suscita il mondo paesano che lo circonda, con le sue modeste abitazioni, spesso aperte su un cortile, ravvivato dalla quotidianità della vita. Da intelligente autodidatta qual è, si esercita anche negli studi di nudo, facendo posare il fratello che ritrae in atteggiamenti naturali, per poterne delineare le fattezze con abilità realistica, lontana da vieti convenzionalismi accademici. Nel 1907 si trasferisce a Milano; nella grande e lontana città lombarda ha trovato un modesto posto di impiegato in una ditta che produce manifesti pubblicitari, ma non si lascia cogliere dallo sconforto della routine. Approfitta dell’ambiente che lo circonda e ne trae stimoli per la progettazione di bozzetti per manifesti e locandine che esegue durante il tempo libero: il mondo della pubblicità lo affascina e i suoi studi dimostrano che ne conosce i metodi di comunicazione, di immediato impatto visivo e di efficace leggibilità. Così il rosso dell’abito della signora, che sorseggia il suo liquore da dessert al tavolo di un bar, esalta il blu del nome Talismano, attirando immediatamente l’attenzione e invogliando chi guarda a fare altrettanto; il gesto di invito quasi imperioso del personaggio in costume, sollecita la curiosità e il desiderio di assistere alle rappresentazioni di varietà del Teatro Trianon. In altri studi si identificano i primi influssi delle esperienze europee, quella della Secessione viennese soprattutto. Ma ciò che più colpisce è la tempera Automobile in corsa, che lo ricollega direttamente alle contemporanee sperimentazioni futuriste del giovane Umberto Boccioni. La conoscenza della produzione artistica di quest’ultimo è evidente anche in alcuni piccoli ritratti realizzati a matita nel 1909, seguiti nel 1910 da alcuni disegni a china che rappresentano scene di vita quotidiana dalle quali emerge l’immagine di una ricca borghesia cittadina, ritratta con sapienza grafica, ma anche con sottile ironia. Alla fine del 1911, per motivi di salute, Delitala rientra in Sardegna.

Nell’Isola riprende i contatti col mondo agro-pastorale che ancora manteneva i caratteri di autenticità e di autonomia: ne sono la dimostrazione due opere con le quali decora la Sala Consiliare di Orani, Il seminatore e Il pastore, connotate dalla vigoria del tratto e da un’intima adesione ai soggetti dipinti. Trasferitosi a Cagliari nel successivo 1912, coglie l’occasione che andava cercando: conosce molti degli artisti più rappresentativi del tempo, Filippo Figari, Felice Melis Marini, i fratelli Melkiorre e Federico Melis, Francesco Ciusa. Al tempo stesso ottiene dall’Amministrazione di Cagliari di partecipare alla decorazione della Sala del Museo per la quale esegue un progetto per il soffitto con due immagini coerenti all’ambiente di esposizione e di studio: l’Arte e la Scienza. Gli avvenimenti bellici del 1943 hanno distrutto completamente l’opera della quale è rimasto solo il bozzetto preparatorio.

Nel successivo 1913 disegna il manifesto per la Ditta vinicola Zedda-Piras, con un contadino nel suo tradizionale costume, seduto per terra, appoggiato ad un bastone, illuminato dalla solare campagna ricca e produttiva che si stende in lontananza e che manda bagliori di luce attraverso i solchi, costruiti da pennellate sapienti. Delitala affianca a questa attività l’intensa collaborazione con le riviste sarde che si proponevano di rivalutare il mondo isolano: da segnalare sono soprattutto i suoi interventi in Sardegna, diretta da Attilio Deffenu, intorno alla quale si schierano alcuni fra i più noti intellettuali e uomini politici isolani, pur nel breve periodo della sua pubblicazione, esauritasi nel giugno del 1914 dopo soli quattro numeri.

Gli anni 1914-15 rappresentano, come afferma lo stesso Delitala, «un periodo di grande passione». Il 1915 lo vede chiamato alle armi e destinato a Lecce, una sede che muta più volte. Pur vivendo in pieno la drammaticità del periodo riesce a superare i momenti di sconforto con disegni ironici o con piccoli dipinti che invia ai familiari. Tra i bei ritratti di questo periodo, di grandi dimensioni, che hanno successo in esposizioni nazionali, quali la “Francesco Francia” di Bologna e la Biennale di Venezia, spiccano quelli della sorella Anita e della cognata Maria Sulis Delitala; l’artista, oltre a mostrare grandi capacità pittoriche, riesce a penetrare nell’animo dei personaggi. La tristezza che pervade la figura della sorella si irradia dal viso alle mani, languidamente appoggiate sulle ginocchia; l’impeto e la forza di carattere della cognata scaturiscono dalla gravità costruttiva della figura, in contrasto con lo scatto impresso alla testa: gli occhi diventano poi il fulcro e lo specchio di questi sentimenti.

Il sospirato congedo lo riporta nella pace della sua Isola dove riprende i contatti con gli amici artisti e, in particolare, col suo mondo di paesaggi incontaminati e di personaggi ancora tipici, che riscopre nel corso di una lunga peregrinazione nei paesi della Barbagia e della Baronia, durata sette mesi e compiuta col pittore di Olzai Carmelo Floris e con al seguito il bagaglio dei suoi strumenti per dipingere.

RITRATTO DELLA SORELLA ANITA (1915), Mario Delitala
IN TRINCEA (1918), Mario Delitala

Una pagina di grande interesse per intendere e valutare appieno la formazione artistica di Delitala è costituita dal suo lungo soggiorno a Venezia dal 1920 al 1923 per perfezionare il “mestiere”, come egli stesso scrive. Per approfondire lo studio della pittura dei grandi veneti del Cinquecento e per impadronirsi dei colori degli amati Tiziano, Paolo Veronese e Tintoretto, corre di calle in calle, di campiello in campiello, di chiesa in chiesa. Il soggiorno a Venezia, dove frequenta la Scuola Libera d’Incisione di Emanuele Brugnoli, è determinante anche per la sua futura attività di incisore. Rientrato in Sardegna negli ultimi mesi del 1923, Delitala deve dare il suo contributo a superare le difficoltà economiche della famiglia. Il 1924 è per lui un anno di notevole impegno che ha alla base la cultura e le tradizioni della sua Sardegna, viste con pienezza di coscienza, attraverso le opere dei grandi interpreti, Sebastiano Satta e Grazia Deledda. Sempre nello stesso anno Delitala illustra con tre disegni il romanzo di Grazia Deledda "Il vecchio della montagna", ove è vissuto il dramma di un cieco che perde la vita mentre, lasciato l’ovile, tenta di raggiungere il figlio a Nuoro. Le scene rappresentate sono cariche di un’alta drammaticità e fanno emergere dalla pagina scritta l’immagine figurata con vivezza realistica, accentuata dai segni che si addensano sul foglio, i quali sottolineano l’atmosfera carica di lugubri presagi.

L'inizio delle grandi Imprese Decorative.
La Sala del Consiglio Comunale di Nuoro.

Alla fine del 1923, il Comune di Nuoro concludeva l’iter burocratico per dare esecutività alla delibera per la decorazione e l’arredamento della Sala del Consiglio e della Giunta. Delitala vince il concorso con un progetto che, oltre a ispirarsi ai motivi dell’arte sarda e ad avvenimenti della storia isolana, come richiesto, risolve, con grande abilità e raffinata semplicità, i problemi decorativi e strutturali. Prevede quattro pannelli sulle porte antistanti il corridoio d’ingresso, posti, con geometrica razionalità, simmetricamente di fronte alle quattro grandi finestre che si affacciavano sul Corso. L’esperienza della pittura veneta, rinvigorita da qualche breve soggiorno a Venezia durante l’esecuzione dei lavori per Nuoro, si rivela in tutta la sua importanza nell’abilità con la quale Delitala riesce a far giocare, in un rapporto dialettico di scambio, luce e colore, evidente in tutte le lunette.

Nell’ottobre di quel 1924, il Consiglio Comunale di Nuoro, dopo aver sentito il parere di una nuova commissione, affida a Delitala il completamento della decorazione della Sala con una tela che avrebbe dovuto celebrare un episodio della storia sarda, possibilmente nuorese, da collocarsi nella parete soprastante il seggio elettorale. L’opera, ultimata nel gennaio del 1926, raffigura un avvenimento relativo alla storia di Nuoro che il pittore aveva scelto dopo ampie consultazioni di archivio: il 6 gennaio 1772 il sindaco, i consiglieri e la popolazione tutta si erano riuniti nella Casa Comunale per celebrare una sorta di processo all’arrendadore, l’avido esattore delle tasse, imposte dal feudatario, il marchese di Orani che risiedeva in Spagna. Il processo si era concluso con la cacciata da Nuoro dell’uomo che riscuoteva le arrende, un certo
Mureddu di Fonni, con la minaccia di morte per lui e per lo stesso marchese se avessero osato ritornare nel paese.

Terminata la tela de La cacciata dell’arrendadore, il Municipio di Lanusei affida a Delitala la decorazione della chiesa parrocchiale, oggi Duomo, dedicata a Santa Maria Maddalena, che egli realizza dal 1926 al 1927 e che rientra in quel processo di intervento globale nella struttura, dagli ornati agli arredi, iniziato con la Sala Consiliare di Nuoro, secondo una prassi che vedremo continuare e intensificarsi negli anni a seguire. L’artista distingue fra le opere da installare nello spazio che delimita l’altare e quelle della volta. Le prime sono costituite da tre grandi tele, raffiguranti la Natività, la Pietà e la Crocifissione.

Ancora nel 1926 si offre a Delitala un’occasione che avrebbe contribuito in misura notevole alla sua fama: la decorazione dell’Aula Magna dell’Università di Sassari. Le laboriose vicende che portano all’assegnazione dell’opera, documentate da dati archivistici, mostrano anche la tenace volontà dell’artista di mettersi alla prova in un’impresa di grande prestigio nella sua città di elezione. Ottenuto l’affidamento, nel gennaio del 1928 Delitala inizia i lavori che saranno ultimati nell’ottobre del 1930, il giorno precedente la solenne inaugurazione ufficiale. Nell’affrontare l’impegnativo lavoro, al quale partecipa come aiutante anche il giovanissimo
Costantino Nivola, egli esegue il suo progetto tenendo conto della grande dimensione della Sala e della forte e diffusa luce che si irradiava dalle finestre. È consapevole, infatti, di dover ottenere un giusto equilibrio tra la monocromia della decorazione a stucco e il colorismo di quella pittorica, realizzata ad olio su tela, tecnica preferita a quella dell’affresco, ritenuta dall’artista più idonea e duratura, considerate le condizioni delle pareti. Le suggestioni della pittura veneta sono, ormai, così profondamente radicate nell’artista che possono costituire una chiave di lettura della nuova impresa decorativa, permettendogli di esprimersi in modo originale, pur mostrandosi in sintonia col clima culturale diffuso dalla corrente Novecento: il culto per il realismo classico, propugnato in quegli anni di “ritorno all’ordine” si stempera, infatti, nell’opera di Delitala attraverso il suo connaturato istinto cromatico e la propensione per il ritmo architettonico, maturati attraverso lo studio degli accordi forma-colore del Rinascimento veneto. I dipinti ad olio su grandi pannelli hanno per soggetto quattro avvenimenti riguardanti la storia dell’Università di Sassari.

Durante le pause che interrompevano le grandi imprese, Delitala cerca la quiete nel suo studio per dedicarsi alle opere da cavalletto, ritraendo se stesso con il pennello e la tavolozza ricca di colori, ma soprattutto fissando sulla tela alcune care figure di familiari e di amici, tra le quali spiccano quelle di Enrico Berlinguer, della figlia Iole e quella di suo padre, ritratto nel 1929, poco prima della morte: un omaggio alla signorile figura dell’amato medico condotto che si staglia sullo sfondo di Orani, secondo uno schema iconografico caro anche a Carmelo Floris e a Stanis Dessy.

Nel 1931 il matrimonio con Delia Satta Branca. L’artista fa celebrare le sue nozze nella Cappella dell’Arcivescovado di Sassari, appena conclusa, per la quale aveva eseguito l’intero progetto di decorazione, dagli stucchi ai dipinti per l’altare, agli arredi lignei, con una ricchezza di soluzioni compositive attente, però, a conservare l’austerità dell’insieme attraverso una sobria unitarietà.
Nel 1934 inizia a realizzare il progetto di decorazione per la cattedrale di Alghero che sarà ultimata da Stanis Dessy.

Nell’aprile del 1934, Delitala lascia Sassari perché nominato direttore dell’Istituto d’Arte di Urbino, incarico che tiene fino al 1943 e che lo assorbe in notevole misura, lasciandogli poco tempo per la sua attività artistica. La guerra incombe e le operazioni belliche minacciano la vita sua e della famiglia: Delitala si trasferisce a Bologna dove il fratello Francesco dirige l’Istituto Ortopedico Rizzoli e qui rimane fino al 1945, quando rientra in Sardegna.

A Sassari riprende in pieno la sua attività: dirige l’Istituto d’Arte per quattro anni, fino al 1949, e il suo amore per la Sardegna, rinvigorito dalla lunga assenza, lo riporta a contatto diretto con la realtà del mondo delle sue radici. Non più, quindi, la pittura religiosa, le grandi decorazioni di pubblici edifici, ma opere nella quali l’artista rivive «la poesia della nostra terra» sognata, mentre era lontano, «come oasi di pace e di lavoro».

Nel corso del 1949 Delitala viene invitato a ripetere l’esperienza maturata ad Urbino: la direzione dell’Istituto Statale d’Arte Governativo di Palermo che egli terrà per dodici anni, fino all’anno scolastico 1960-61.

1961-1990 Ormai in pensione, rientra a Sassari. Rivisita periodicamente i paesi della Barbagia; per una grave limitazione nella vista non può più incidere, ma continua a dipingere.
Nel 1964 partecipa attivamente alle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della morte di Sebastiano Satta. Nel 1966 esegue un dipinto per la chiesa parrocchiale di San Giovanni a Orotelli. Realizza le illustrazioni per alcuni libri di poesie. La Provincia di Sassari, nel 1981, gli dedica una mostra antologica.
Il 28 agosto del 1990 muore a Sassari all’età di 103 anni.


Testi tratti dalla Monografia
I MAESTRI DELL’ARTE SARDA
Maria Luisa Frongia
by Ilisso Edizioni - Nuoro


Monografia Mario Delitala

Mario Delitala e i suoi lavori

DOVE VEDERE DELITALA

  • Sassari: Liceo Classico Azuni, Aula Magna, Università degli Studi, Aula Magna e uffici amministrativi, Chiesa di Santa Caterina, Cappella del Crocifisso, San Pietro di Silki, Museo Nazionale G. A. Sanna (una xilografia)
  • Orotelli: Parrocchiale di San Giovanni
  • Nuoro: Comune, Sala di rappresentanza , MAN, Museo d’Arte della Provincia di Nuoro
  • Sarule: Parrocchiale di San Michele, Altare Maggiore
  • Lanusei: Cattedrale di Santa Maria Maddalena)
  • Olia Speciosa: Parrocchiale di San Giovanni Battista, mosaici
  • Cagliari: Galleria Comunale d’Arte: Pinacoteca e Raccolta Valle (nucleo di 26 incisioni)
  • Orani: Parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo, Comune, Aula Consiliare
  • Alghero: Cattedrale
  • Agrigento: Cimitero, Sacrario dei Caduti
  • Caltagirone: Galleria “Luigi Sturzo”
  • Palermo: Parrocchiale di Nostra Signora della Consolazione
  • Roma: Calcografia Nazionale
  • Trapani: Camera di Commercio
LA CACCIATA DELL’ARRENDADORE, 1926, Mario Delitala
Aula Magna dell’Università di Sassari, lavori di Mario Delitala
AUTORITRATTO (anni Trenta), Mario delitala
LA SCUOLA DI ANATOMIA DEL COMUNE DI SASSARI (1930), olio su tela, Sassari, Aula Magna dell’Università
DONNA DI ORANI, 1953, Mario Delitala
La vetrina delle Aziende Sarde

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