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Monte Pulchiana, Tempio Pausania :: Si tratta di un inselberg originatosi dal disfacimento della roccia per un processo di idrolisi.

Territorio > I Monti di Sardegna


Monte Pulchiana, Tempio Pausania

Monte Pulchiana Aggius (OT)

Monumento Naturale della Sardegna

Si tratta di un inselberg originatosi dal disfacimento della roccia per un processo di idrolisi. Ha una caratteristica forma tondeggiante, “a panettone” (diametro base 120 m; altezza 110 m), ed è parzialmente coperto da macchia bassa e rada; la superficie rocciosa ha un colore giallo-rosato dovuto a processi di ossidazione. Il monumento si inserisce in un paesaggio granitico la cui spettacolarità non trova riscontro in altre aree dell’isola: tafoni, thor, cataste di blocchi, inselberg a cupola. Il manto vegetale è caratterizzato da macchia e boschi di Quercus suber.

L’interesse culturale
Pulcheddu è una variante del nome Pulchiana, la cui radice linguistica si ritrova anche nella vicina collinetta di Polcu (q. 470 m) dove sorge un nuraghe. Il significato sarebbe ‘monte del porchetto’ (cfr. MIGLIOR, 1987) ma un’altra interpretazione lo riconduce al termine gallurese "pul’tseddu", che significa polso o collo del piede e deriva da pursu, per la sua somigliamza ad una zampa.

Numerosi sono i siti archeologici nei pressi. Si ricordano le domus de janas di Viddalba, i nuraghi Nuracheddu, Paltitoggiu, Avru Mannu, Bastinacciu, Santa Barbara, Su Nuraghiddu, Su Mantigiu, Nuraghe De Li Reni, Monti Longu, Monti Maccioni, di Polcu, e due altri nuraghi senza nome.
Vicinissime al Monte Pulchiana si trovano tombe preistoriche
in tafone. Le cavità dei tafoni sono state spesso usate come sepoltura e conservano ancora resti dei muri a secco che chiudevano gli ambienti funerari. Nella stessa zona rimangono resti di originali nuraghi a corridoio, che, a differenza dei nuraghi a pianta circolare, meglio si adattano alle irregolarità delle rocce.

Tutela e valorizzazione
L’uso attuale del Monte e dei dintorni è a pascolo e diffusa è la caccia al cinghiale. Il rischio maggiore che il monumento corre è l’apertura di cave per l’estrazione del granito. Si tende infatti a situare i cantieri in siti dove ci sono affioramenti estesi di roccia integra ed in prossimità di strade camionabili. Scavi abusivi poi vengono facilmente aperti in punti meno visibili. Dannosa dal punto di vista paesaggistico è anche l’asportazione di massi isolati per la decorazione di giardini.
Situato a breve distanza (200 m) da una strada vicinale che si collega alla ss Tempio-Palau, la zona si trova al margine del Parco regionale del Limbara. Il monumento è pertanto facilmente accessibile.

L’emergenza naturale e il suo ambiente
Nella Gallura settentrionale, a breve distanza dalla ss133, si erge Monte Pulchiana, su un altopiano posto a circa 400 m slm, cosparso di piccoli dossi. A forma di bassa collina tondeggiante, è il monolite granitico più grande della Sardegna, con una base di 120 m di diametro e un’altezza di circa 110 m. Il colle, parzialmente coperto da macchia bassa e rada, va da una quota base di 550 m slm ad una massima di 673 m ed occupa una superficie di 0,78 ha.
Situato poco a NE di Aggius, ma in comune di Tempio Pausania, in un settore dell’isola interamente costituito da rocce granitiche del basamento ercinico, il Monte, formato da leucograniti rosati a biotite, generalmente equigranulari, rappresenta un’intrusione post-tettonica domiforme del complesso plutonico ercinico. La roccia appare debolmente alterata in superficie per l’ossidazione dei minerali di ferro-magnesiaci che la compongono, il che è causa del suo caratteristico colore giallorosato. Si tratta di un Inselberg, la cui genesi è dovuta al
disfacimento della roccia granitica per un processo di idrolisi in ambiente più caldo e umido dell’attuale.

Il paesaggio sul quale spicca il grande Inselberg di Monte Pulchiana è caratterizzato da forme arrotondate in roccia affiorante a tratti ricoperta di granito arenizzato. In parte degli Inselbergen di dimensioni più modeste che si trovano nelle vicinanze sono state aperte cave per l’estrazione del granito con una sostanziale modifica del paesaggio originale.
Il monumento si inserisce nel paesaggio morfologico del granito dell’area marginale del massiccio del Limbara, dove varie forme sono state modellate nelle rocce granitoidi in condizioni di clima tropicale.

L’area dove sorge Monte Pulchiana è situata a breve distanza dalla costa settentrionale della Gallura dove è possibile ammirare vari esempi di morfologia costiera del granito come la famosa Isola Rossa, costituita da micrograniti. La sua visita può essere inclusa in un itinerario comprendente la Piana dei Grandi Sassi e le Pietre Ballerine della Gallura (area da destinare a riserva), l’Orso di Palau e le rias.


Testi tratti da:
I monumenti naturali della Sardegna
Barroccu Giovanni - Gentileschi Maria Luisa -
Carlo Delfino Editore - 1996.



L’ambiente granitico

Come indica la toponomastica, le forme delle rocce granitiche, fra le più varie per singolarità e grandiosità di forme, ricordano spesso immagini antropomorfe, di animali o di manufatti. I processi che le hanno generate lentamente nei tempi geologici sono molteplici. I graniti della Sardegna, come quelli della Corsica, si formarono nel Carbonifero (ca. 300 milioni di anni fa) in varie fasi dell’orogenesi ercinica, per intrusione e lento consolidamento di un magma di tipo persilicico variamente differenziato in condizioni di alte pressioni, al di sotto di una spessa coltre di rocce scistose di vario metamorfismo, con le quali costituiscono l’imbasamento cristallino dell’Isola, scomposto per fratture in diversi blocchi variamente sollevati e depressi.
Del grande corpo granitico soggiacente il massiccio sardo-corso affiorano oggi le parti culminanti, dove l’erosione ha squarciato e smantellato le potenti formazioni rocciose di copertura. Nelle grandi finestre di origine tettonica e geomorfologica che così si aprirono nell’imbasamento cristallino possiamo ora osservare l’intima struttura del substrato e ricostruire le fasi dei processi che lo hanno generato. Le rocce granitiche, che già avevano subito deformazioni meccaniche molto intense contemporanee e successive al loro consolidamento, indicate da giunti e fratture di diverso tipo, venute a giorno furono a loro volta esposte alle azioni combinate della degradazione meteorica, principalmente data dall’idrolisi, e dell’erosione selettiva operata dall’azione delle acque continentali e marine e del vento.


LA DEGRADAZIONE DEL GRANITO

L’idrolisi è il processo di degradazione meteorica per il quale i silicati, componenti essenziali del granito, ed in particolare i feldspati (feldspato potassico e plagioclasio sodico-calcico) e i minerali ferromagnesiaci (biotite e anfiboli), aggrediti dalle acque di precipitazione leggermente acidule per la presenza dell’anidride carbonica dell’atmosfera, si decompongono, con desquamazione ed esfoliazione sferoidale di superfici compatte, il che può comportare, per erosione selettiva, l’approfondimento e l’allargamento delle discontinuità, costituite da lesioni e fratture di origine meccanica della roccia, prodotte dagli agenti fisici della degradazione (dilatazioni termiche differenziali, azione di cuneo delle radici) e dalle forze tettoniche. Il processo dell’idrolisi dei silicati è massimo in condizioni di clima caldo-umido. La deflazione eolica ed eventualmente l’abrasione marina possono nel tempo rimuovere le parti rocciose distaccate, determinando nel blocco ancora inalterato la formazione di cavità tipiche, note come tafoni. Spesso i tafoni sono stati ulteriormente ingranditi per corrasione, l’azione di smeriglio determinata dal turbinio dei frammenti nelle depressioni cieche della roccia ad opera del vento. La formazione dei tafoni procede come una carie, principalmente dal basso verso l’alto, fino a causare il distacco ed il crollo anche di blocchi integri di roccia, per eccessivo assottigliamento delle loro parti di sostegno ed intercettazione di superfici di lesione. I processi combinati dell’idrolisi e dell’erosione selettiva possono col tempo determinare l’esposizione di un ammasso di roccia isolato, il tor, testimone dell’antica struttura, scomposto da giunti in diversi blocchi di forma e dimensioni diverse. Il termine tedesco di Inselberg (montagna isolata) è generalmente usato per descrivere un rilievo compatto con fianchi abrupti, che si eleva bruscamente su un piano. È caratteristico di paesaggi tropicali, particolarmente delle savane, e si compone generalmente di rocce granitiche. Si ritiene che la forma derivi dal processo di ritiro parallelo dei versanti orlati dal pedemonte, sul quale si raccolgono per gravità i detriti prodotti dalla disgregazione per idrolisi ed esfoliazione delle parti alterate. In condizioni di clima caldo-umido bordi taglienti e guglie di rocce granulari vengono presto arrotondati a causa dell’attacco chimico da parte delle acque meteoriche e per le variazioni di temperatura che possono riguardare parti più profonde. Lo smantellamento superficiale finisce col mettere a nudo una struttura sottostante più compatta e resistente, una specie di esumazione di una struttura sepolta.

Degradazione del Granito
Le cave di granito minacciano la qualità del paesaggio intorno a M. Pulchiana e nel resto della Gallura.
La valle della Luna, tra Aggius e Trinità d’Agultu rappresenta il paesaggio derivato dalla degradazione ed erosione del granito
Monte Pulchiana di Aggius, inserito in un ambiente pastorale.
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