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Monti del Sulcis :: Tra i Comuni di Capoterra, Uta, Assemini, Domus de Maria, Santadi e Teulada, nella propaggine più meridionale della Sardegna, si estende un massiccio dalla morfologia complessa, piuttosto un insieme di rilievi non ordinati con variazioni di altitudine notevoli.

Territorio > I Monti di Sardegna


Paesaggio del Monte Arcosu. Monti del Sulcis.

Monti del Sulcis

Tra i Comuni di Capoterra, Uta, Assemini, Domus de Maria, Santadi e Teulada, nella propaggine più meridionale della Sardegna, si estende un massiccio dalla morfologia complessa, piuttosto un insieme di rilievi non ordinati con variazioni di altitudine notevoli. L'area dei Monti del Sulcis è delimitata dunque dal mare verso ovest, sud e sud-est, dalla vallata del fiume Cixerri verso nord e dal Campidano a nord-est. Questo complesso è costituito per lo più da graniti e da micascisti, ma anche da rilievi vulcanici e qualche rilievo calcareo. Se nelle aree granitiche il paesaggio è segnato da scarpate e versanti ripidi e spogli, quelle costituite da rocce metamorfiche sono invece fortemente modellate dalla forza degli agenti erosivi che hanno determinato la formazione di numerose e profonde vallate dai ripidi versanti. Tra le punte più importanti del massiccio ricordiamo Monte Arcosu (948 m), nel territorio di Assemini, nel quale ha sede un'importante oasi naturalistica del WWF, mentre la punta più alta è quella di Is Caravasius, con i suoi 1116 m. Di poco inferiore è il Monte Nieddu, di 1113 m, dal quale la vista spazia su buona parte delle montagne del Sulcis.

Nello stesso territorio ricade l'area di sei foreste demaniali, proprietà dell'Ente Foreste della Sardegna:
Gutturu Mannu, Is Cannoneris, Monte Nieddu, Pixina Manna, Pantaleo, Tamara Triccu, per un totale complessivo di oltre 24.000 ettari. Sui monti del Sulcis cresce la più vasta estensione europea di macchia mediterranea conformata come foresta e la seconda lecceta europea. Tra le specie botaniche sono presenti numerosi endemismi. Nell'area di Gutturu Mannu si possono osservare esemplari di sughere di dimensioni notevoli. All'interno di questi boschi risiede una popolazione di Cervo sardo di circa 2500 esemplari, la più grande esistente. Questo risultato è ancora più significativo se si considera che alcuni decenni fa tale specie era a rischio di estinzione. Tra gli uccelli si segnala la presenza di alcune specie di rapaci a rischio di estinzione che nidificano in questi boschi, per esempio l'Aquila reale, l'Aquila del Monelli, l'Astore sardo, il Falco pellegrino ed il Grillaio, ma sono ampiamente diffusi anche la Poiana, lo Sparviero ed il Gheppio.

L'area delle montagne del Sulcis ha subito nel corso dell'Ottocento un forte degrado. Una vasta porzione di territorio fu infatti data in concessione alla Compagnia delle Ferrovie, che tagliava gli alberi per ricavarne traversine per i binari, mentre il resto dell'area era sfruttata a scopo agricolo, pastorale e minerario. Anche quando l'area della concessione tornò al Demanio di Stato nel 1870 la situazione non migliorò, perché essa fu ceduta a privati che proseguirono nella sfruttamento illimitato delle risorse naturali, particolarmente per la produzione di carbone vegetale. A questo scopo venne costruito il villaggio di Pantaleo (nel territorio di Santadi, m 246 slm), sulle sponde del Riu Maxias, nel quale sono ancor oggi visibili i resti delle strutture edilizie ottocentesche adibite alle attività produttive e ad abitazione dei lavoratori. Nell'area del villaggio si può osservare un Eucalipto alto oltre 25 m e con un diametro alla base del tronco di oltre 5 m. L'unità produttiva di Pantaleo era poi collegata all'imbarco di Porto Botte, sul golfo di Palmas, mediante una linea ferroviaria privata. Solo a partire dal 1903 una porzione di territorio venne espropriata e cominciò una lenta opera di ripopolamento e rimboschimento che oggi è concretizzata in numerosi progetti.

Nell'area di Gutturu Mannu si conservano i resti dell'antico centro minerario di San Leone, ma da queste montagne provengono reperti di epoche molto più antiche. Dal territorio di Uta nella località di Monte Arcosu nel 1849 furono ritrovate 8 spade e 7 statuette bronzee di età nuragica, tra le quali il celebre "Capotribù" (il più grande bronzetto conosciuto, alto 39 cm), il "Fromboliere" ed i "Lottatori", oggi esposti al Museo Nazionale di Cagliari. Provenivano probabilmente da un tempio nuragico a pozzo, ma furono rinvenuti fuori contesto.

Come arrivare
Sono numerosi i punti da cui si può accedere alle montagne del Sulcis. In particolare i percorsi sono raggiungibili dalla SS 195 (Sulcitana), dalla SS 130 (Iglesiente) e dalla SP 2 (Pedemontana). Da Domus de Maria si possono poi raggiungere le aree montane attraverso la strada comunale per la riserva di Is Cannoneris e Punta Sebera, mentre Santadi e Capoterra sono collegate, attraverso l'area montana, da una strada provinciale sterrata. Da questi punti partono numerose altre strade di penetrazione sterrate.

Attività praticabili
Nella riserva del WWF di Monte Arcosu sono presenti due centri visite e una foresteria, da cui hanno origine itinerari naturalistici differenziati a seconda del grado di difficoltà. Altri percorsi allestiti per il trekking e per passeggiate a cavallo in aree tra le più suggestive della regione si trovano nel territorio di Monte Nieddu.

Informazioni utili e servizi
I principali servizi turistici esistenti sono localizzati all'interno della riserva di Monte Arcosu, con i suoi centri per i visitatori con progetti didattici, una foresteria e diversi itinerari naturalistici con vari gradi di difficoltà.

Monti del Sulcis. Le poderose pareti della gola di Villa Moras.

I MONTI DEL SULCIS

Geomorfologia: L'area dei monti del Sulcis si trova nel quadrante sud-ovest della Sardegna meridionale ed è compresa nel Foglio IGM 1:100.000 233 Carbonia e nel 234 Cagliari. La zona confina a nord-ovest con la piana alluvionale del rio Cixerri, che continua col Flumentepido. Appartengono al Sulcis anche le isole di San Pietro e Sant'Antioco, a ovest, mentre il confine sud ed est è delimitato dalla linea di costa. I monti del Sulcis si possono dividere agevolmente in due vaste aree separate dalla valle del Riu Gutturu Mannu e cosi definite:

1) Sulcis settentrionale: comprende le cime più elevate, come monte Is Caràvius. 1116 slm, monte Tiriccu, 1104 slm, monte Nieddu, 1014 slm, le frastagliate creste del monte Làttias, 1086 slm, monte Arcosu, 948 slm;

2) Sulcis meridionale: a sud della valle di Riu Gùtturu Mannu verso il mare, dove si trovano le due gole oggetto della descrizione, poste fra Capoterra e Pula. Il territorio di questa vasta regione è composto in gran parte da graniti, scisti e calcari; le rocce più antiche risalgono al precambriano, mentre appartengono al cambriano le arenarie e i calcari. La parte granitica è successiva, risale al paleozoico e per ottenere gli attuali contorni stenografici, alle enormi e possenti azioni delle forze endogene si è aggiunto il lavorio degli elementi esogeni che, nel corso di decine di migliaia di anni, hanno modellato la regione. I1 paesaggio montano è quindi assai vario nei suoi aspetti e nella struttura: è un continuo alternarsi di varie pendenze, di valli più o meno profonde, di valichi, di cime dalle forme tipicamente aspre dove regnano i graniti e più dolci e morbide dove si trova lo scisto.




Monti del Sulcis. Aspetti del canale Spagnolu
Monti del Sulcis. Aspetti del canale Spagnolu

Flora Tutti i monti del Sulcis, eccettuata la cresta di granito del monte Lattias e qualche dorsale, sono ricoperti da una coltre verde che può apparire uniforme ma, percorrendo i sentieri ed inoltrandosi nelle vallate e nelle forre, si scopre che il bosco è ben differenziato e comprende lecci, sughere, ginepri, filliree, lentischi, splendidi esemplari di corbezzolo, viburno, numerosi carrubi. Nei ripidi canaloni del versante est di M. Lattias si trovano due piccole stazioni di taxus bacata, lungo i rivi vegetano pioppi, ontani, salici, moltissimi oleandri dalla fioritura estiva. Gli alti versanti soleggiati ospitano boschetti di olivastri. Nei pressi delle rive dei torrenti prosperano bei cespugli di mirto, alternato al cisto e a distese di felci Osmunda regalis. Troviamo l’edera abbarbicata alle pareti di alcune gole o a tronchi d’albero e nelle leccete presso i corsi d’acqua frequenti macchioni di rovo e smilace strappabrache. L’ambiente è rallegrato dalla fioritura primaverile di ginestre, biancospini, eriche, cisti rosa e bianchi, crochi, ciclamini, ranuncoli gialli, caprifogli, pruni selvatici, giacinti, garofani selvatici. astri. Sul Monte Santo di Pula abbiamo trovato bei cespugli di peonie selvatiche in fiore. Nelle alte dorsali si trova I’elicriso, il timo, I’achillea.
Fauna La varietà degli eco-sistemi presenti nel territorio, la diversità dei boschi e di altitudine, che varia da zero a oltre mille metri, la presenza di anfratti, dirupi, radure, praterie, torrenti, stagni, boschi e zone coltivate, permette a numerose specie di animali di trovare cibo e rifugio. Si notano con frequenza le tracce di cinghiali e di volpi. Sono presenti il gatto selvatico, la martora e la donnola, conigli selvatici e rare lepri. Attualmente è presente il cervo sardo. Dopo essere stato prossimo all’estinzione a causa dell’inteiiso bracconaggio, è stata creata a cura del WWF un’oasi faunistica fra i monti Arcosu ed il selvaggio Lattias, che ne ha permesso la tutela ed il ripopolamento. Sulle creste aguzze di questo monte e quelle di Is Portas Santas si può ancora seguire il volo dell’aquila reale, del falco pellegrino, del gheppio, della poiana, del corvo imperiale. Nel fitto dei boschi esistono alcuni astori e sparvieri, diversi barbagianni e civette. Nelle radure si possono osservare ghiandaie, merli, pettirossi, cardellini, cinciarelle, fringuelli, verdoni, averle. L’abbondanza di frutti spontanei della macchia, come il mirto, il corbezzolo, il lentisco, attira tordi, cesene e storni che si fermano durante le migrazioni. Purtroppo in queste zone è attivo il tradizionale barbaro bracconaggio con trappole di crine di cavallo fra i rami di alberi, cespugli e sul terreno. Persino cervi e cinghiali vengono insidiati e catturati con nodi scorsoi fatti con cavetti d’acciaio. Nelle acque dei ruscelli vivono la testuggine acquatica, la biscia viperina, il geotritone, rospi, raganelle, trote ed anguille. Attività umane L’area del Sulcis è stata interessata da un’antropizzazione remota, con testimonianze del Neolitico antico, circa seimila anni fa, nel riparo sotto roccia di Tattinu, Santadi, di comunità di cacciatori, riutilizzato anche verso il quarto millennio a.C. Al tremilacinquecento a.C. risalgono gli insediamenti di S'Arriorgiu e la splendida necropoli ipogeica di Montessu, Villaperuccio. Il periodo nuragico è ben rappresentato in tutto il territorio con villaggi, nuraghi a torre semplice e complessi, tombe di giganti, templi a pozzo, come quello di Tattinu, Santadi. Fra i nuraghi ricordiamo quelli di Antigori e Domu de S'Orcu a Sarroch. Un deposito di bronzetti è stato trovato a S'Arcu su Schisorgiu, presso Santadi. A Pani Lòriga, Santadi, si trova un insediamento militare punico. Ai Fenici si deve la fondazione di alcune città nella costa: Nora, la più antica, Bithia, Sulci, la più grande, attuale S.Antioco. Nora e Bithia sono state utilizzate dai Romani che vi hanno lasciato le loro testimonianze. Nel medio evo le città costiere sono state abbandonate a causa delle incursioni saracene. Abbiamo notizie di un centro permanente di boscaioli e carbonai a Pantaleo, presso Santadi, nel 1700. Anche l''attività estrattiva di minerali ferrosi ebbe il suo centro a San Leone, a Gutturu Mannu. Nel 1863-64 fu costruita una ferrovia a scartamento ridotto per il trasporto del minerale da S. Leone a Capoterra. Dopo il 1940 cessarono sia le attività minerarie che quelle dei carbonai.

Monti del Sulcis gola di Catamixi
Monti del Sulcis. Gola  di Villa Moras

CANALE DI VILLA MORAS - CANALE SPAGNUOLU

Accesso: da Cagliari prendere la SS nr. 195 per Sarroch, Pula, Chia. Poco prima dell''abitato di Sarroch si trova, a destra, una deviazione indicata come "Strada pedemontana" che si awicina alla dorsale dei monti retrostanti alla piana di Sarroch. Dopo percorsi quattro km., superato un dosso nei pressi di un ponte, si svolta sulla destra imboccando una sterrata che s''inoltra, in direzione NOW, lungo la valle del rio di Monte Nieddu. La sterrata porta in tre km. ad un primo guado, subito dopo si trova un altro guado ed un bivio: a sinistra la sterrata prosegue per il Medau di M. Nieddu, a destra per il Medau de Spagnuolu. Sulla costa, in alto, si vede un arrugginito cartello che indica entrambe le direzioni. Svoltiamo a destra e risaliamo la valle del rio Pampinaxiu. Si tralascia il bivio a destra che porta nella valle del rio sa Stiddiosa. Ancora diversi guadi e si raggiunge il Medau de Spagnuolu dopo circa 2,500 km. Si parcheggia negli spazi antistanti la confluenza del canale Spagnuolu con il canale di Villa Moras. Nella zona sono in corso lavori per il contrastato progetto di costruzione della diga di Monte Nieddu, del cui rio i canali di Villa Moras e Spagnuolu sono affluenti. Al momento non si possono dare notizie sulle modalità di accesso dopo la realizzazione del progetto.

- Località di partenza: Medau Spagnuolu per entrambe le gole.
- Puntipanoramici per l’osservazione: le gole si visitano percorrendole.
- Dislivello della gola di Villa Moras: a monte slm 200; a valle slm 180.
- Dislivello della gola del canale Spagnuolu: a monte slm 180, a valle slm 150. Strutture ricettive e di ristoro: si trovano alberghi e ristoranti a Pula.
- Cartografia: tavolette I.G.M. 1:25000 "S.Barbara" F II N.E. 233.
- Descrizione: canale de Villa Moras. Il canale de Villa Moras delimita il lato NO del gruppo di Pta Tiriaxeddu. Per visitarlo e raggiungere l’imponente gola si parte dal Medau de Spagnuolu, vecchio ovile dove vegetano alcuni antichi esemplari di lentisco, ora protetti dagli stessi pastori. Si prosegue in direzione NE, seguendo una sterrata lungo il torrente che non presenta alcuna particolarità. La vegetazione è composta di lecci, eriche, corbezzoli, ginepri ed alcuni oleandri. Qui il territorio ha subito un forte degrado dovuto all’allevamento del bestiame. Proseguendo lungo il torrente, la valle si restringe e ci sono due possibilità : raggiunto uno spiazzo dove vegeta un immenso leccio, si stacca un sentiero che s'inerpica lungo la sponda destra, e si rivela una vecchia mulattiera ben sostenuta in alcuni tratti da grossi muri. La mulattiera corre alta sulla valle, permettendo di ammirare l’inizio della gola di Villa Moras: due pareti verticali alte circa 5 metri e assai vicine fra loro. Proseguendo sulla sinistra, lungo l’alveo, si raggiunge lo stesso punto. In questo inizio di gola si è formato un laghetto, per superarlo bisogna risalire le rocce sulla sinistra, raggiungendo una larga cengia dove transitano gli animali. Qui la valle piega a nord ed il sentiero continua verso l’alto, ma ci sono alcune tracce che scendono seguendo la curva del torrente fino a raggiungere un ampio anfiteatro dove, sbucando dalla fitta vegetazione, ci appaiono grandi, verticali, lisce pareti di roccia, alte fino a 200 metri, in mezzo alle quali s'intravede la stretta gola, con alla base l’acqua del canale di Villa Moras. Per chi osserva dal belvedere naturale, posto a quota 230 slm circa, sulle rocce della sinistra, la morfologia del fenomeno è altamente suggestiva. Alla destra esiste una formazione rocciosa a forma di piramide, diversi lecci e ginepri sono abbarbicati alla parete e si possono osservare i segni delle pressioni orogenetiche. La piramide sulla destra ospita sulle ripide pareti essenze mediterranee fra le quali primeggiano l’olivastro e la fìllirea. Le pareti della riva sinistra sono più alte ed ombreggiate nel primo tratto, ospitano vetusti esemplari di edera che, talvolta, le tempeste fanno precipitare sul greto ghiaioso del rivo. Queste pareti presentano un andamento semicircolare che segue l’ansa del rio entro la sottostante gola. La parete più suggestiva presenta una verticalità non interrotta di 200 metri, terminando poi nella Punta Is Cioffus. Dal belvedere si può scendere fino alla spiaggetta all’imboccatura della gola, e godere della severa bellezza del luogo, con le pareti scure e molto vicine fra loro, che si elevano parallele per 50 metri per aprirsi successivamente a V. La gola vera e propria è lunga circa 80 metri, a metà del percorso piega a gomito verso sinistra, in corrispondenza di due spuntoni di roccia che la stringono maggiormente. Il chiarore che s’intravede lascia intuire che termina non lontano. Poiché nel fondo della gola è presente, per tutta la lunghezza, un laghetto oblungo che nel punto più profondo supera i due metri d’acqua, è consigliato l’uso di un canotto per attraversarlo, particolarmente d’inverno. Per raggiungere il tratto di gola a monte si percorre un sentierino che risale la sponda destra, costeggia la base della piramide, supera un valico e discende aggirando la piramide medesima. Il bosco di lecci in questo luogo è dawero solenne. Si trova un guado in corrispondenza della confluenza del rio Is Cioffus con il canale di Villa Moras, inizia ora un tratto di gola disseminato di grossi massi accatastati l’uno sull’altro, dove bisogna muoversi con agilità per raggiungere la spiaggetta di ghiaia a monte della gola, dove termina la piscina naturale stretta tra le alte pareti. Ci troviamo sul greto del canale di Villa Moras, attorno a noi si elevano le verticali pareti della Punta Is Cioffus, una grande edera cresce abbarbicata sulla parete, lecci ed eriche vegetano tra i massi, il silenzio è mosso soltanto dai gridi dei colombacci e dal tubare delle tortore. Descrizione: canale Spagnuolu. Il canale Spagnuolu delimita il lato est del triangolo montuoso comprendente la Punta Tiriaxeddu. Le acque di questo torrente scorrono tranquille verso sud, tra due rive quasi sempre praticabili, tranne per alcuni tratti impenetrabili per i roveti e I’intricata vegetazione che cresce sulle rive. In questo caso il sentiero, una vecchia mulattiera che risale i fianchi della sponda sinistra, consente la vista dell’intera vallata percorsa dal canale Spagnuolu. All’interno del percorso non ci sono vere gole con alte pareti verticali, ma piuttosto il torrente è fiancheggiato da ripide rive formate, per la destra, dall’aspro rilievo delle coste del gruppo di Punta Tiriaxeddu, coperte da fitta vegetazione fino a quota 300-350 e, sulla sinistra, dalle alte ma meno aspre pareti di Serra Perdosa, ugualmente ricoperte da una fitta vegetazione. Partendo dalla piana dove il canale Is Scillaras diventa canale Spagnuolu ci si immette sulla sterrata che attraversa, in direzione sud, un largo pianoro erboso. Scendendo la valle si restringe ed il bosco avanza verso il torrente. La mulattiera diventa un sentiero ben evidente e prosegue in leggera discesa raggiungendo il tratto centrale del canale Spagnuolu, dove il sentiero scompare più volte per la violenza di diverse alluvioni. Qui il bosco è formato da lecci, corbezzoli ed innumerevoli eriche. Attraversato un piccolo rivo, affluente di sinistra, il sentiero risale un dosso erboso e prosegue alto sul torrente, permettendo di ammirare le frastagliate, ripide scarpate del gruppo di Punta Tiriaxeddu, in zona S’Arcu de Antoni Sanna. Ora il sentiero scende verso il fondovalle ed in corrispondenza si trova la parte più interessante del corso del canale Spagnuolu: una serie di vasche scavate nella roccia granitica e perfettamente levigate, in modo particolare una delle vasche è perfetta, tantoché sembra levigata ad arte. Poco dopo il sentiero passa sulla sponda destra e la valle si apre in una larga piana, delimitata dalla confluenza del canale Spagnuolu con il canale di Villa Moras.



Monti del Sulcis.

GOLA DI CALAMIXI

Accesso: da Cagliari ci si immette nella SS 195 per Teulada. Dopo circa 56 km si raggiunge l’abitato di Domusdemaria, poco prima di Teulada. A Domusdemaria si lascia la SS e si svolta a destra lungo una strada che costeggia la periferia nord del paesino, come una breve circonvallazione che prosegue con fondo asfaltato, inoltrandosi nella campagna verso il Monte Santo di Pula, il cui punto sommitale è Punta Sa Cresia a q. 864, poi verso la Caserma Forestale di 1s Cannoneris. a q. 725, ed ancora verso Punta Sebera, a q. 979. Dopo km 10,500 da Domusdemaria si perviene al bivio che porta verso due diverse direzioni: la strada di destra porta al Monte Santo di Pula; la strada di sinistra prosegue dritta verso nord, verso la Caserma di 1s Cannoneris che raggiunge dopo altri 5,6 lun: in totale krn 16,100. Superati il sito ed i recinti della caserma, si parcheggia la vettura negli spazi accanto ad un’area attrezzata con tavoli e panche fra gli alberi, e si prosegue a piedi lungo un sentiero molto chiaro ma non segnalato che si dirige verso nord.
Dislivello della gola: da q. 761 a q. 454, totale m. 3 17.
Cartografia: IGM 1:25000 F. 233 I1 SE "Punta Sebera".
Descrizione: la Caserma Forestale di Is Cannoneris ed i suoi recinti, al centro di una estesa foresta mediterranea, potrebbero costituire motivo per una visita di istruzione per scolaresche e gruppi familiari, che, accompagnati da guide, potrebbero riconoscere esemplari della flora e della fauna dei Monti del Sulcis. I suoi dintorni presentano fenomeni naturalistici di rilievo, quali sommità rocciose, profonde vallate percorse da vecchie mulattiere, gole, siti archeologici, sicuramente interessanti per gli escursionisti. Per visitare la gola di Calamixi ci si inoltra a piedi lungo un sentiero non segnalato rivolto a nord. È opportuno, per non sbagliare, chiedere al custode della caserma forestale di farsi indicare il punto di partenza. Questo punto si trova fra il retro di una casetta in muratura ed una presa d’acqua accanto al bivio fra la strada forestale che sale diretta a nord ovest verso Punta Sebera, e una strada forestale chiusa alle auto da una sbarra, che si dirige verso est, lungo le alture che dominano il versante destro della profonda vallata del rio S’Iscra ‘e Calamixi. Parallela al versante di sinistra di questa valle si trova la gola di Calamixi che s’immette a q. 454 nella valle citata, il cui rio confluisce, insieme ad altri due, in località Dispensa Landiri, nel canale Is Canargius che più a valle diventerà rio Su Lilloni e poi rio di Pula. Dopo la partenza il sentiero attraversa un fitto bosco di lecci, perde quota fino ad incontrare il greto di un torrente che scende da sinistra, lo si attraversa e si prosegue. Dopo circa venti minuti di cammino in leggera salita, il sentiero raggiunge un bivio. Un ramo prosegue in quota verso destra, lascia la base di alcune alture rocciose alla sua sinistra e scende fino alla confluenza fra la gola di calamixi, a sinistra, ed il rio S’Iscra ‘e Calamixi, a q. 454. Noi, per visitare la gola di Calamixi, seguiremo il sentiero che sale ripido verso sinistra e raggiunge in pochi minuti una sella di fronte ad aspre guglie rocciose, a q. 725. Dalla sella, a q. 680, guardando verso sinistra, a nord, si osserverà la stretta e profonda gola fra le pareti di Punta Calamixi, a q. 826, a sinistra, e le guglie di q. 725, a destra. In fondo alla gola, settanta metri sotto la sella, scorre nel periodo invernale il rio Porcile di Sebera che scende dai fianchi di Punta Sebera. I1 rio, a regime torrentizio, salta fra i massi di granito in fondo alla gola, formando diverse spumeggianti cascatelle alte da uno a quattro metri, alla base delle strapiombanti pareti di destra. Un sentierino, percorso dagli animali del bosco per abbeverarsi, scende dalla sella fino al fondo della gola, a q. 600 circa, con alcuni zigzag lungo il ripido versante destro. Con alcune acrobazie fra i massi scivolosi si potrà discendere il fondo della gola per circa cento metri, fino ad una pozza d’acqua fra le strette pareti di granito, da dove scendono due salti nella roccia che durante le piogge formano scroscianti cascatelle. Proseguire da qui, anche in periodi asciutti, per motivi di sicurezza a causa della scarsità di appoggi e appigli, richiederà l’uso della corda e tecniche alpinistiche. La gola scende ripida fino alla q. 454, dove s’immette nella valle più ampia percorsa dal rio S’Iscra ‘e Calamixi, lungo il quale si trovano i resti di una mulattiera che permette di raggiungere la sterrata che dalla strada pedemontana presso Sarroch porta a Dispensa Landiri, dopo aver attraversato numerosi guadi del rio Su Lilloni. La gola è profondamente incisa fra le strette pareti, è dominata dagli strapiombi delle guglie del lato destro che precipitano sul fondo della gola con oltre 130 metri di salto. La bellezza selvaggia, le rocce scure, l’acqua che scorre impetuosa durante le piene, la luce scarsa nei punti più angusti, le danno talvolta un aspetto sinistro. Durante e dopo le piogge è pericolosa da percorrere, sia per la scivolosità delle rocce e l’impeto del torrente, che per la caduta di sassi dalle pareti. I1 tratto più angusto e ripido è di circa un chilometro. Si consiglia la visita da 1s Cannoneris alla sella a q. 680, eventualmente la discesa al fondo della gola, senza inoltrarsi lungo il greto del torrente. Tempi per andata, ritorno e visita: circa 1 ora e 30’.



Monti di Uta.

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