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Nuorese Le Vie del Gusto :: Viaggio nei più bei centri della Provincia di Nuoro alla ricerca dell'enogastronomia locale, cosa vedere, dove mangiare cosa bere, cosa visitare.

Piatti Tipici > Itinerari Enogastronomici in Sardegna


Divisorio Le Vie della Sardegna

Nuorese Le Vie del Gusto

Le Tappe del Gusto
"Partendo da Dorgali, passando per Oliena e Gavoi,
attraversando Mamoiada, Desulo e Aritzo.
Tutti i sapori e le specialità Enogastronomiche del Nuorese."


Le Vie del Gusto, delle specialità tipiche della Sardegna, prodotte grazie alla ricchezza del territorio che offre, in ogni stagione, gusti delicati e intensi, ma anche alla capacità di agricoltori e pastori di attendere pazientemente il momento giusto per cogliere i frutti di quanto seminato o allevato, al clima che lascia maturare l'uva nei filari, all'abilità degli chef sardi riconosciuta anche a livello mondiale, conducono il viaggiatore alla scoperta di affascinanti quanto saporiti itinerari. L'olio e la pasta nelle sue tante varietà, le lumache come ingrediente principale di saporite pietanze, lo zafferano che colora di giallo primi e secondi piatti della tradizione e il dolcissimo torrone, arricchito di frutta secca e miele, ma anche i vini a marchio DOC e i liquori che ricordano i profumi delle campagne, inseriti in un circuito di cantine che sapientemente mescolano tecniche tradizionali a metodi innovativi sempre all'insegna della genuinità, caratterizzano territori della Sardegna, rendendoli unici e deliziosamente suggestivi.

Dorgali Il pane "carasau" viene panificato da farine e da semole di alta qualità derivanti da grano duro coltivato in Sardegna, fermenti di tipo naturale, sale marino proveniente dalle saline della Sardegna e acqua, senza nessuna aggiunta di prodotti chimici e/o biologici. Il "carasau" viene ottenuto attraverso diverse fasi di lavorazione. Gli ingredienti vengono impastati fino ad ottenere una pasta elastica e liscia e la lievitazione dura circa mezz’ora. Da qui vengono ricavate sottili sfoglie che subiscono un ulteriore processo di lievitazione su teli di lino per circa due ore. Il disco di pane così ottenuto viene poi introdotto nel forno caldo e si gonfia come una palla: questa viene tagliata a metà altezza e le due sfoglie che si ricavano vengono impilate e pressate. Successivamente sono ripassate in forno per ottenere la cosiddetta "carasatura", cioè la doratura del pane. Ottimo il pane "carasau" prodotto a Dorgali, ma ancora più caratteristico di questo centro è il "moddizzosu". Si tratta di una sorta di spianata, ossia un pane di forma circolare di 20 cm massimo di diametro, alto 1 cm con poca mollica; il colore è dorato, tendente lievemente al rosa, lucido sulle superfici. Questo pane si differenzia rispetto a quello prodotto nel resto del territorio sardo, sia per la forma e la pezzatura, sia per il fatto che il "moddizzosu" dorgalese contiene nell’impasto delle patate che lo rendono particolarmente morbido e gustoso.
Oliena Nel paese celebrato anche da Gabriele D’Annunzio per il Nepente, una varietà locale di Cannonau, niente di meglio che abbinare alla degustazione di questo vino qualche sfoglia di pane "carasau", magari insieme a qualche altro tipico prodotto locale, come il formaggio pecorino o gli insaccati. Anche a Oliena è diffusa la produzione di pane "carasau", che i pastori usavano anticamente portare con sé durante gli spostamenti in campagna, per la innata capacità di questo pane di resistere a lungo, per settimane e anche mesi, senza perdere le proprie caratteristiche. Una gustosa variante del carasau è il pane "guttiau". Si tratta delle sfoglie di "carasau" "gocciolate" (questo il significato del termine) con olio extravergine d’oliva, spolverate con un pizzico di sale e poste sulla graticola nel camino o nel forno a legna per alcuni secondi. Ne risultano sfoglie estremamente croccanti e saporite che trattengono il gusto delle essenze arboree impiegate per accendere il fuoco. Oliena è bandiera arancione del Touring Club Italiano. Oliena è un paese dedito all’agricoltura conosciuto per le sue bellezze paesaggistiche e per un ottimo vino che ha inebriato anche i più grandi personaggi. Il nome del paese è infatti legato al corposo Nepente, un'ottima qualità di Cannonau prodotto nella cantina sociale di Oliena e nella cantina Gostolai. Questo pregiato vino viene ricordato anche da G. D'Annunzio in una lettera del 1909: ancora oggi sulle etichette delle bottiglie compare la sua famosa citazione:
"Non conoscete il nepente d'Oliena neppure per fama? Ahi lasso! Io sono certo che, se ne beveste un sorso, non vorreste mai più partirvi dall'ombra delle candide rupi, e scegliereste per vostro eremo una di quelle cellete scarpellate nel macigno che i Sardi chiamano Domos de Janas, per quivi spugnosamente vivere in estasi fra caratello e quarteruolo. Io non lo conosco se non all'odore; e l'odore, indicibile, bastò a inebriarmi."
Gavoi Sulle sponde del lago di Gusana, in un territorio ancora in parte incontaminato, è disposto il grazioso paesino di Gavoi, uno dei centri turisticamente più attivi della Barbagia. Sono numerosi gli appuntamenti e le attrattive che il paese offre ai turisti, come il Festival della Letteratura che, ormai da alcuni anni, rappresenta una tappa fissa per lettori e semplici curiosi tra il mese di giugno e quello di luglio. In quei giorni le macellerie si aprono ai visitatori e allestiscono numerosi banchetti per le strade del borgo nei quali è possibile acquistare e consumare, per pochi euro, le tipiche preparazioni o tagli di carne locali. Questi vengono accompagnati dal gustoso pane "carasau" e dalle spianate prodotti localmente, profumati di cereali appena macinati e di legna tagliata. Gavoi sorge in un territorio in cui si alternano monti, vallate e altipiani, mitigati dall'influsso benefico del lago di Gusana. Il paese, disposto ad anfiteatro sul versante di una montagna, nel 2005 ha ricevuto la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, prezioso riconoscimento di qualità per il contesto ambientale in cui il paese è inserito e per le risorse archeologiche e storiche distribuite sul territorio. Rinomato per la produzione del gustoso formaggio pecorino "Fiore sardo" (marchio DOP), Gavoi propone fra le sue specialità gastronomiche anche quella ottenuta dalla preparazione della pecora, preparata arrosto oppure in brodo. Si chiama “sa minestra de brodu ‘e ervehe” questa pietanza a base di brodo di carne magra di pecora insaporita da cipolla o finocchietto selvatico e poi cosparsa di formaggio pecorino stagionato grattugiato. Gavoi è bandiera arancione del Touring Club Italiano.
Mamoiada Nel 1770 i viceré sabaudi dell'isola notarono il paese di Mamoiada per la copiosa quantità di vigneti presenti. Nel paese si produce un ottimo Cannonau, dall’aroma speciale e dall’elevata gradazione alcolica. Mamoiada è un centro conosciuto per le sue tradizionali maschere carnevalesche dei "Mamuthones" e degli "Issohadores" e per il meraviglioso contesto ambientale di boschi di querce e castagni che circondano il centro abitato.
Desulo Desulo è un paese montano situato a circa 888 metri di altitudine, circondato dall’imponente Gennargentu, disegnato da cime dolci e tondeggianti e colorato da una verdeggiante vegetazione e da distese di pascoli. Questo è lo scenario di provenienza del maialetto. Cucinato arrosto su un fuoco nutrito da legni aromatici (cisto, ginepro, mirto e lentisco), il maialetto fa di Desulo una tappa fondamentale per degustare il pregio di un carne dal sapore intenso. Nel paese è inoltre possibile assaporare ed acquistare il pregiato prosciutto locale, insaccato dal sapore sopraffino. Caratteristico borgo montano, situato sul versante occidentale del massiccio del Gennargentu. È un paese di pastori transumanti che hanno percorso tutta l'Isola per vendere i prodotti della terra e quelli artigianali. Merita attenzione il Museo Etnografico "Casa Montanaru", che ha sede nella casa del noto poeta Antioco Casula, considerato il maggior poeta lirico in lingua sarda. Desulo vanta la tradizione dell'intaglio del legno, della tessitura dell'orbace e della lavorazione del cuoio. A cavallo tra ottobre e novembre viene organizzata la manifestazione "La Montagna produce", occasione per gustare il tipico torrone di miele di corbezzolo e di castagno.
Aritzo Aritzo è un importante centro turistico montano della Sardegna situato a 800 m sul livello del mare. Il nucleo abitativo storico è ricco di case in pietra e conserva ancora le carceri spagnole. Il comune ha dato vita al Museo della montagna sarda o del Gennargentu che documenta la cultura agricola e silvo-pastorale del paese. Nei monti circostanti è presente una rigogliosa flora di lecci, roverelle e castagni ed è di notevole interesse paesaggistico il monumento naturale di Su Texile, oltre a queste ricchezze culturali e naturali non si può tralasciare l'arte culinaria. È sicuramente nei dolci che la creatività degli aritzesi sa esprimersi al meglio, soprattutto con il tradizionale torrone di noci e nocciole. Caratteristica e tipica ad Aritzo è la produzione della famosa "carapigna", sorbetto al limone realizzato con metodi tradizionali.

Balente, Cantina Carboni, Ortueri, Le Vie della Sardegna Consiglia
Nepente di Oliena, Cantina Gostolai Oliena, Le Vie della Sardegna Consiglia
Maialetto arrosto alla Sarda
Pane Carasau, il pane dei pastori sardi

Siniscola
Mare da sogno nella patria
del “pesce di terra”

Dall’ oasi marina di Biderosa, sotto la protezione dell’imponente cappellone calcareo del Monte Albo, si entra in un vasto e multiforme territorio che mostra una sostanziosa tradizione culinaria di provenienza agropastorale. Di nuovo, un po’ a dispetto del fantastico mare, solo da pochi anni ha introdotto il pesce nel menu. Ci si limitava alla cucina delle trote (di taglia ridotta), delle anguille e del muggine.
Il mare, quindi, era ed è, soprattutto, un corroborante dell’anima, come la spiaggia di Berchida, considerata dai promotori turistici (e non solo) una delle più belle del mondo. Da qui si va al faro abbandonato di Capo Comino con le sue dune candide, patrimonio dell’Unesco, dove ci si abbandona alla “turrata”, l’abbronzatura veloce: c’è un’insenatura minuscola che, grazie ad un ponte di Posidonia, si collega d’inverno ad uno scoglietto, l’Isola rossa. Si procede verso il villaggio di pescatori ponzesi di Santa Lucia, con la sua immancabile torre aragonese. Poi, si supera un rio che scorre dalla montagna, e si arriva al porto moderno di La Caletta. Ventotto chilometri di costa appartengono a Siniscola: alternanza di scorci da incorniciare, sabbie finissime e pinete, ginestre, ciottoli come confetti. Pianura e montagna, e sapori di terra... La tradizione si legge nel pane, perché l’abbondanza di grano era la fortuna dei luoghi, ai tempi di Roma antica: Carasatu; o de simula per Loricas (pane cilindrato); Pintatu (decorato a mano per le grandi occasioni); Chiarju (di crusca). Cuocere, ovvero cochere su pane Carasatu, è una festa per tutti, soprattutto per i più piccoli: con sas Frichinitas (le briciole) biscottate nel miele, con l’aggiunta di mandorle sminuzzate finemente si fanno gli Ziddinos tagliati a rombi. Su pane indoratu è il perfetto spuntino: è pane Carasatu passato nell’uovo, poi fritto con olio extravergine d’oliva e spolverato di zucchero. La tavola quotidiana è riscaldata da minestre di lenticchie, fagioli, fave, piselli, mentre le occasioni di festa e le cerimonie impongono sa Suppa siniscolesa ma anche macarrones de busa, farina di semola di grano duro, acqua, sale, lavorati rigorosamente a mano con sas busas, i ferri da calza, come a Dorgali. Per il minestrone e le frittelle c’è ancora chi utilizza Ozu de Listìnchinu, l’olio di Lentisco, intenso e molto profumato. E i formaggi? Pecorino sardo, caprino, ricotta, e Ischidale, come viene denominato qui il formaggio acido di pecora o di capra: se secco, va grattugiato nella minestra, altrimenti si mangia fresco al naturale. Il Casu urriatu è il pecorino fresco arrostito, mentre il Catzu de Crapittu è il caglio di capretto allevato allo stato brado allattato solo naturalmente. Consuetudini baroniesi che si ripetono. Su porcu è il maiale; la Petha chin Ajolu Pithutu è la carne di maiale con ceci, immancabili in sagre e feste paesane. Si prepara anche la Pecora in cappotto, che è d’impronta gallurese: carne di pecora bollita con aromi di stagione con l’aggiunta delle patate bollite a parte. Il maialino si serve sull’ajone, il vassoio di sughero anche qui e, ovviamente, l’agnello e il capretto sono rigorosamente cucinati allo spiedo o, altrimenti, seguendo la stagione, con cardi selvatici e/o piselli. I dolci siniscolesi, oltre alla Pompia ed alla Aranzata de Pompia, si chiamano amaretti, gueffus e sa Timballa, un flan di latte.
Verso il Monte Albo, entrano in cucina pernici, colombacci e tordi. Ci si ferma in paese, per una visita alla parrocchia di San Giovanni Battista o alla chiesa della Madonna dell’Assunta, si sosta nella piazza del mercato. C’è un’atmosfera barbaricina, che si avverte tutta quando si dà il via al “Canto a tenores”, con le quattro voci maschili senza strumenti musicali: Sa oche (il solista) accompagnato da una base armonica (Su Bassu); poi Sa Contra (voce gutturale) e Sa Mesu Oche, voce più alta che accompagna il duo gutturale. Mito da ascoltare.

Sa Pompia, un frutto e un dolce
che si identifica con Siniscola

È UN AGRUME dall’origine misteriosa: è il Citrus Monstruosa, sorta di cedro bitorzoluto dalla buccia spessa e deforme che raggiunge i settecento grammi di peso. Forse è un ibrido naturale, selezionatosi all’interno degli agrumeti locali: è un albero molto resistente, dai rami spinosi.
Il dolce caratteristico di Siniscola che porta lo stesso nome dell’agrume, molto ricercato (si offriva ai notabili; al testimone di nozze o al padrino di battesimo), è un candito e impone una lunga lavorazione (di almeno sei ore).
Si lavora così: si priva della buccia gialla e della polpa interna, molto amara, praticando un foro sulla sommità, e si fa sobbollire nel miele millefiori. Si serve fredda a intrea, (intera), o come "sa pompia prena", riempita di mandorle tritate.

Lavorazione

La pompia intrea si presenta di forma rotonda e schiacciata, colore ambrato (che può andare dal chiaro allo scuro), consistenza compatta e gommosa, sapore molto particolare, agrumato e leggermente amarognolo. Si ottiene attraverso un processo di lavorazione piuttosto lungo e meticoloso, svolto prevalentemente a mano e con l’ausilio di pochi utensili da cucina. Gli ingredienti utilizzati, oltre a questo frutto, sono miele millefiori e, a volte, sciroppo ottenuto con zucchero semolato e acqua. Il frutto viene lavato accuratamente; utilizzando una grattugia o un piccolo coltellino, viene asportata la parte gialla delle scorza. Successivamente vengono praticati due fori sui lati schiacciati del frutto, sufficientemente grandi da permettere l’introduzione di alcune dita che dovranno staccare e asportare la polpa interna senza che il frutto si rompa. Eseguita questa preliminare operazione la pompia viene fatta lessare per circa 10 minuti in acqua bollente e quindi messa a sgocciolare e quindi ad asciugare su dei canovacci per almeno 12 /15 ore. A questo punto, la pompia è pronta per la fase di canditura che, secondo tradizione, richiede il solo utilizzo di miele millefiori (questo ingrediente garantisce infatti anche una migliore conservazione). Alcuni, candiscono il frutto con lo sciroppo di acqua e zucchero, cui si aggiunge, circa a metà cottura, il miele.
Per la canditura, le pompie vengono adagiate in un tegame, dove in precedenza è stato messo a scaldare il miele (o lo sciroppo di zucchero). Il miele deve ricoprire interamente i frutti e deve essere rabbocato man mano che viene da questi assorbito. A fuoco lento, le pompie devono cuocere per almeno 5/6 ore, tempo necessario a far si che le scorze della pompia assorbano il miele, del quale prenderanno il caratteristico colore ambrato. Estratte dal fuoco, le pompie vengono fatte raffreddare per essere poi sistemate per la conservazione dentro vasi chiusi di vetro, ceramica o terracotta. Nel contenitore di conservazione, vanno ricoperte con lo sciroppo di cottura e all’occorrenza altro miele.
Per preparare s’Aranzata, con mandorle e confettini di zucchero, sa pompia è tagliata a filetti.

La ricetta "Sa Suppa Siniscolesa" LA CARNE DI VITELLO, di castrato e di maiale, per il brodo; ed il pane cilindrato, Loricas, di semola di grano duro, sono le basi di una ricetta che è molto diffusa da queste parti: ce la raccontano Ernesto Cotza e Maria Grazia Cordazzu del ristorante “Sa Veletta”. Occorrono anche un po’ di concentrato di pomodori; dei pomodori pelati; e formaggi quali il Pecorino sardo fresco, il Fiore sardo ed il Dolce del Montalbo. Poi, spezie e profumi della Baronia: alloro, timo, erba cipollina, aglio selvatico; ed anche basilico, prezzemolo, pomodori secchi; infine, naturalmente, del sale e del pepe. La carne va sminuzzata a dadini e soffritta in olio extravergine con cipolla, aglio, carote e sedano; si fa rosolare bagnando poi con vino Cannonau. Aggiungere il concentrato e i pelati sminuzzati a coltello, salando, pepando e insaporendo con le erbette preziose: deve cuocere per due ore a fuoco lento. Poi, si passa al pane. Si unge a parte un tegame, dai manici in ferro, con strutto di maiale nostrano: sul fondo si mette il sugo e si sistemano le fette di Loricas dello spessore di un centimetro; versare ancora sugo, quindi i diversi formaggi tagliati a dadini ed a rondelle, fino alla formazione di tre strati. Dopo aver adagiato il tegame su un fornello a tre piedi sulle braci ardenti, che vanno sistemate anche sul coperchio, si aggiunge il brodo e si fa ancora cuocere lentamente per due ore. Prima di servirla, è opportuno che Sa Suppa riposi una decina di minuti.

Sa Suppa siniscolesa
suggestiva veduta del golfo di Orosei.
la meravigliosa spiaggia di Berchida, che si incon
Alba a Cala Luna

Dove Mangiare e Dove Dormire

"Locanda Tipica Sa Corte"

Il Ristorante e B&B Sa Corte è situato all'ingresso di Oliena, il locale è di gusto rustico e raffinato, con le caratteristiche linee architettoniche del posto spendidamente inserite in un vasto giardino mediterraneo. Posto ideale per chi ama la buona cucina e vuole gustare gli antichi sapori della Tradizione. La Struttura è attrezzata per Congressi e Cerimonie, dispone infatti di una grossa cucina con forno a legna per piatti tradizionali, il pane carasau e pizze, ampie sale con aria condizionata e caminetti tradizionali, dispone di servizio wireless e organizza escursioni guidate.

Dove siamo Via Nuoro - Oliena (NU)

"L'Oasi Hotel"
L'Hotel è una categoria 3 Stelle, e dispone di 30 camere.
Crediamo fermamente che l’ambiente, ed in particolare il territorio dove noi viviamo, debba essere rispettato.
Aderiamo all'Ecolabel "LEGAMBIENTE TURISMO" e ci siamo impegnati a svolgere azioni semplici ma molto efficaci per ridurre l'impatto sull'ambiente e migliorare il confort degli ospiti.
La Reception e il Ristorante sono le parti della struttura esistenti già dagli anni 70. La nostra è un esperienza decennale di accoglienza e servizi dedicati ai clienti.
Le Camere: l'Hotel dispone di 30 Camere, tutte con balcone, bagno privato con doccia, phon, telefono diretto, tv, cassaforte. Le Camere Vista mare inoltre sono dotate di Frigo..

Dove siamo Via G.Lorca 13, Calagonone (NU)

"B&B della Provincia di Nuoro"






"Hotel in Provincia di Nuoro"







"Agriturismi della Provincia di Nuoro"





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