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Nurachi :: Nurachi, paese di origine antichissima, si trova nella zona centro occidentale della Sardegna.

Località Sarde > Oristano


Nurachi panorama

Nurachi

Nurachi, paese di origine antichissima, si trova nella zona centro occidentale della Sardegna. Il suo territorio si estende nella penisola del Sinis, sino allo stagno di Cabras. Di notevole interesse naturalistico la zona di Mare 'e pauli, inserita nella Convenzione di Ramsar come zona umida da salvaguardare. Da visitare l'antica chiesa di San Giovanni Battista.

Abitanti: 1.634
Superficie: kmq 15,98
Provincia: Oristano
Municipio: piazza Chiesa, 12 - tel. 0783 412085
Cap: 09070
Guardia medica: (Riola Sardo) - tel. 0783 410147
Polizia municipale: tel. 0783 412085
Biblioteca: via Trieste, 18 - tel. 0783 412085 - 412015
Ufficio postale: corso Eleonora 5/B - tel. 0783 410875

Nurachi, immagine d epoca del corso Eleonora, 1960.
Nurachi, parata premilitare, 1935.

Informazioni e Curiosità su Nurachi

Paese di origine antichissima, si trova nella zona centro occidentale della Sardegna. La sua superficie territoriale si estende dalla penisola del Sinis sino allo stagno di Cabras. L'economia è prevalentemente agricola. Il suo nome presenta la radice "nur" che significa pietra o roccia, tipica di diversi toponimi di paesi in Sardegna. Abitato fin dalla preistoria, presenta insediamenti a partire dal neolitico. Nel territorio di Nurachi si trovano infatti diversi villaggi risalenti a questo periodo: "Mare e Pauli", "Paule e Fenu", "Cuccuru e Mari" e "Gribaia". In questi siti sono state rinvenute frecce e piccole accette in ossidiana, piccole statue in marmo e in terra cotta, altri materiali fittili e litici, tutti riconducibili alla cultura di San Michele di Ozieri e di San Gimiliano di Sestu. La frequentazione proseguì con la popolazione nuragica che si insediò e costruì il nuraghe "Nuraci de Pische" dal quale il paese ha preso il nome e di cui oggi rimangono poche tracce.
Con l'arrivo dei romani nel 238 a.C. anche il territorio di Nurachi fu interessato alla colonizzazione. Resti di una necropoli indicano l'ampia frequentazione nel periodo. Sono state ritrovate diverse lucerne, anfore, monete, lacrimatoi e macine nonché un cippo funerario di notevole interesse che presenta una raffigurazione di strumenti lustrali. In epoca medievale fece parte del Giudicato di Arborea, nella Curatoria del Campidano Mayore. Passò quindi al Marchesato d'Oristano nel 1410. Successivamente, nel 1478, Nurachi passò sotto il dominio spagnolo. Attualmente il paese conta 1600 abitanti e ha un'economia che si basa prevalentemente sull'agricoltura. Diverse sono le aziende agricole che gravitano nel territorio. Le coltivazioni si dividono in cerealicole, ortive, foraggere. Sono presenti diversi agrumeti e vigneti. Grande importanza riveste anche la pastorizia con allevamenti ovini, equini, avicoli, bovini e suini.
Il centro storico del paese presenta le caratteristiche case a corte costruite con mattoni di fango detti "ladiri" in sardo. La parrocchiale è dedicata a San Giovanni Battista ed è ubicata al centro del paese. Durante lavori di ristrutturazione eseguiti nel 1983 dalla soprintendenza di Cagliari-Oristano, al di sotto del pavimento è stata portata alla luce una chiesa tardoantica con annessa fonte battesimale. Questi edifici sono stati datati al VI secolo d.C. La piccola aula di culto rinvenuta sotto l'area pavimentale ha una pianta a croce latina e risulta costituita da un'unica navata absidata e da due ambienti di forma quadrata posti ai lati del presbiterio. Al centro del battistero è stata ritrovata ancora "in situ" una vasca circolare contornata all'interno da quattro lobi disposti a croce, contenenti un gradino. La vasca, rivestita di intonaco bianco, era dotata di un canale che consentiva il deflusso dell'acqua in eccesso. Il pavimento del vano era costituito da un semplice piano di calce. Alla chiesa tardoantica si sovrappose un'unica aula romanica che doveva originariamente presentare un pavimento realizzato con mattoni a spina di pesce visti i frammenti rinvenuti in loco. Intorno alla chiesa si estendeva una necropoli, con sepolture databili al VI-VII secolo d.C.
Nurachi conserva tradizioni e testimonianze storiche di grande interesse raccolte nel museo archeologico e etnografico "Peppetto Pau". Fra i prodotti locali, notevole è la produzione enologica della vernaccia, vino bianco pregiato che viene prodotto in tutta la valle del Tirso.

Nurachi, questua di San Giusto, 1923
Nurachi, un momento della processione, 1950

Storia Nurachi è un comune dalle antiche origini, lo si evince dai numerosi ritrovamenti risalenti all'età neolitica come la stazione all'aperto di Mare 'e pauli, Paule 'e fenu, Cuccuru 'e Mari e Gribaia. In questi villaggi preistorici sono state rinvenute frecce e accette in ossidiana, piccole statue in marmo e in terra cotta, tutti ascrivibili alla Cultura di San Michele di Ozieri e di San Gimiliano di Sestu. Verso il 1500 a.C. arrivarono i Nuragici, come testimoniano i resti del nuraghe trilobato, dal quale prese il nome il paese. Era chiamato "Nuraci de pische", forse perché in quel periodo le 19 paludi che lo circondano erano pescosissime. Del nuraghe non restano che poche tracce vicino alle torri-serbatoio dell'acqua potabile. Alcuni frammenti ceramici svelano la presenza dei fenici nel territorio che si insediarono, anche se solo per un breve periodo, a Is ollaius e Sa manenzia. In periodo romano Nurachi era una importante stazione di sosta lungo la strada che univa Tharros a Cornus. Nelle località di San Giacomo, Is ollaius, San Giusto e Crabeddu sono stati rinvenuti materiali ascrivibili a questo periodo, quali lucerne, anfore, monete, lacrimatoi e macine. Il centro fece parte del giudicato di Arborea, nella Curatoria del Campidano Myore. Vi sono tracce nel trattato di pace sottoscritto a Solarussa l'11 gennaio 1388 tra Eleonora d'Arborea e Pietro IV d'Aragona. Dal 1410 appartenne al marchesato di Oristano e successivamente, nel 1478, passò sotto il controllo spagnolo. Della dominazione spagnola resta la torre di avvistamento di Pischeredda.
Fino al 16 luglio 1974, data in cui fu costituita la provincia di Oristano, apparteneva alla provincia di Cagliari.
In passato il nome del paese ha subito varie modifiche: Noraig, Noracis, Norachi, Nuraci de pische, Nuraqui, Nuraki, Nuraghi. Il suo nome presenta la radice "nur" che significa pietra o roccia, tipica di diversi toponimi di paesi in Sardegna. Il suo centro storico è caratterizzato dalla tipica casa campidanese, costruita con i mattoni di terra cruda denominati "ladiri" o "ladrini". La casa padronale è costituita da una corte e da locali congiunti ed è suddivisa in due zone: la prima comprende la casa, i locali di servizio ed un cortile, il tutto racchiuso da muri di mattoni crudi, mentre la seconda comprende un cortile retrostante che veniva utilizzato come orto. La tettoia è in cannicciato coperto da tegole siliesi, costruite a mano una per una. La parrocchiale, risalente al secolo XVII, è dedicata a San Giovanni Battista ed è sita al centro del paese. Durante i lavori di ristrutturazione, eseguiti nel 1983, venne portata alla luce una preesistente chiesa romanica, databile al VI secolo d.C., con annessa fonte battesimale. Il comune conserva tradizioni e testimonianze storiche di grande raccolte nel museo archeologico ed etnografico "Peppetto Pau".
Tradizioni Secondo una vecchia leggenda gli abitanti di Cabras, intorno al 1700, derubarono la popolazione di Nurachi della festa di San Giovanni. Si racconta che durante il trasporto dei simulacri di Sant'Agostino e San Giovanni verso Nurachi, i membri del comitato, sorpresi da un violento temporale, si ripararono nella chiesa di Cabras. Passata la tempesta i cabraresi pretesero che le due statue rimanessero nella chiesa, i fedeli di Nurachi rifiutarono l'ipotesi con fermezza e vi fu una lite furibonda. I nurachesi, usciti vittoriosi, si riappropriarono solo del simulacro di Sant'Agostino perchè quello di San Giovanni fu sottratto durante la ressa. Di questa disputa secolare vi è ancora traccia nei festeggiamenti in onore di Sant'Agostino, nel mese di agosto.
Territorio Nurachi è situato nella zona centro occidentale della Sardegna, distante circa 10 km da Oristano. Il suo territorio si estende nella penisola del Sinis, sino allo stagno di Cabras, una delle ricchezze ambientali più suggestive, del quale comprende alcune paludi periferiche. La zona di Mare 'e pauli, adiacente allo stagno, è stata inserita nella Convenzione di Ramsar come zona umida da salvaguardare. Questi luoghi sono ricchi di una variegata vegetazione palustre molto utile all'attività locale: con le cannucce di palude si realizzano delle particolari ceste, lo sparto delle dune può essere utilizzato per coprire le capanne, con le tamerici si intessono le nasse e infine con "su fenu" si realizzano i "fassonis". Questi ultimi, utilizzati dai pescatori dello stagno di Cabras, sono di origini antichissime e molto simili alle imbarcazioni primitive. Di notevole interesse naturalistico è il parco naturale di "Pischeredda" che offre ai visitatori la possibilità di ammirare varie specie di uccelli tra cui fenicotteri, gallinelle d'acqua, rapaci e gabbiani.
Economia L'economia è basata prevalentemente sull'agricoltura. Fra le produzioni locali merita una particolare attenzione la vernaccia, un vino bianco pregiato prodotto solo nella bassa valle del Tirso. Le coltivazioni si dividono in cereali, ortive, foraggere, vite, agrumi, fruttiferi. Grande importanza riveste anche la pastorizia con allevamenti ovini, equini, avicoli, bovini, suini. Un'altra fonte di reddito deriva dallo stagno di Cabras, dove trovano lavoro molti pescatori di Nurachi e di Cabras. Il comune, inoltre, vanta una forte attitudine turistica, merito della bellezza paesaggistica e della vicinanza del mare.

Nurachi, case in terra cruda.
Nurachi, piazza del Comune.

Museo di Etnografia Peppetto Pau

Informazioni
Indirizzo: Via Dante, 09070 Nurachi
tel. 0783 22136/22027/22032; 348 0411321
email: marinescience@tiscali.it
Ente titolare: Comune di Nurachi
Ente gestore: M.A.R.E. Sas
Orari: martedì, giovedì, sabato e domenica ore 17.00-20.00 orario invernale;
18.00-21.00 orario estivo
Biglietto: euro 5
Il museo
Il museo è dedicato alla memoria di Peppetto Pau, illustre cittadino oristanese e figura di spicco nel panorama culturale sardo del Novecento. Nato nel 1915 e scomparso nel 1989, Pau fu poeta, scrittore, studioso d'arte e di archeologia, ma soprattutto storico appassionato della sua città. L'edificio è una tipica casa padronale nurachese, con i locali di servizio e la corte rustica, il tutto racchiuso entro muri di mattoni crudi ("ladrini"). Le murature della casa, anch'esse di mattoni crudi, sono impreziosite da stipiti e architravi di porte e finestre in pietra lavorata. Le coperture sono in cannicciato ("cannizzada") poggiato su un'orditura di travi e travicelli di castagno. Il cortile retrostante alla corte, che fungeva da orto, ora restaurato, è attualmente adibito ad area spettacoli. L'esposizione, articolata in quattro sale, è dedicata all'ambiente naturale (diorami), alle tradizioni e ai prodotti tipici locali: architettura in terra cruda, lavorazione del pane, dei dolci, della bottarga, della merca; la sezione musicale mostra strumenti tradizionali ("launeddas") e si avvale di tecnologie multimediali.
Servizi
Visita guidata, laboratori didattici, bookshop.

Nurachi, il passaggio della prima automobile, 1911
Nurachi sotto la neve, 1934

Battistero e chiesa di San Giovanni Battista

Come arrivare
Da Oristano si percorre la SS 292 sino a Nurachi.
La chiesa è ubicata al centro del paese di Nurachi, di cui è la parrocchiale.
Descrizione
L'indagine archeologica effettuata al di sotto del pavimento dell'attuale edificio dedicato a San Giovanni ha riportato alla luce una chiesa più antica con battistero. Chiesa e battistero sono stati assegnati, sulla base dei confronti tipologici, al VI secolo d.C. La chiesa è probabilmente da mettere in relazione alle necessità delle popolazioni che abitavano le campagne circostanti questo piccolo centro situato lungo la strada Othoca-Cornus, forse una "statio", identificabile con l'Annuagras (Ad Nuragas) citata dall'Anonimo Ravennate. La piccola aula di culto (m 11 x 4) ha pianta a croce latina e risulta costituita da un'unica navata absidata e da due ambienti di forma quadrata posti ai lati del presbiterio. Il vano a S (m 2.30 di lato) fungeva da battistero e poteva essere raggiunto direttamente dal presbiterio, tramite una porta, oppure dall'esterno, percorrendo un corridoio parallelo al fianco meridionale della chiesa. L'altro ambiente sul lato N, speculare al battistero, era probabilmente un "pastophorium", cioè una sorta di sagrestia. Al centro del battistero è stata ritrovata ancora "in situ" una vasca circolare all'esterno (diam. m 1.50), mentre all'interno (diam. m 0,65) era contornata da quattro lobi disposti a croce, contenenti un gradino. La vasca, rivestita di intonaco bianco, era dotata di un canale che consentiva il deflusso dell'acqua in eccesso. Il pavimento del vano era costituito da un semplice piano di calce. Intorno alla chiesa si estendeva una necropoli, con sepolture di diverso tipo (tombe a fossa semplice, a cassone litico, "enchytrismoi", sarcofagi), databili al VI-VII secolo d.C..
Storia degli scavi Lo scavo nella chiesa di San Giovanni Battista è stato effettuato tra il 1982 ed il 1983 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici in collaborazione con la Soprintendenza ai BAAAS per le Province di Cagliari e Oristano. Le strutture messe in evidenza dall'indagine archeologica sono state ricoperte e risulta visibile, al di sotto di un vetro inserito nel pavimento moderno, solamente il fonte battesimale nella parte destra della chiesa.


Dalla collana “Storia dell’arte in Sardegna”, Nuoro, Ilisso, 1993
San Giovanni di Nurake (seconda metà XII sec.)
Giudicato di Arborea, curatoria del Campidano maggiore, Nurachi

La parrocchiale di S. Giovanni battista è compresa nell’abitato di Nurachi. Nel quadro del restauro del-l’edificio (1981-84), l’esplorazione archeologica del sito ha prodotto il recupero di sequenze stratigrafiche dall’età prenuragica a quella moderna. Dal toponimo latino della stazione romana di Ad Nuragas, lungo la strada fra Othoca e Cornus, derivò quello medioevale di Nurake, attestato nel “Condaghe di S. Maria di Bonarcado” (XII-XIII sec.). La chiesa occupa l’area di una necropoli, che ha restituito cippi funerari romani e fibule metalliche di età bizantina. All’interno dell’edificio, interamente ricostruito a partire dal XVII secolo, si è individuato il tracciato di fondazione di un’aula con annesso battistero, dov’era un fonte circolare con vasca quadrilobata, ascrivibile al VI secolo. A questa si sovrappose un’aula romanica mononavata con abside a nordest, di cui si è recuperato il tracciato delle fondamenta in conci di arenaria. Il tipo icnografico corrisponde a quello applicato al gruppo di chiese arborensi derivate dalla fase d’impianto della S. Maria di Bonarcado, nonostante l’esiguità delle strutture superstiti non consenta di confermare l’ascrizione dell’edificio romanico alle medesime maestranze. Del pavimento in cotto resta un lacerto (cm 120x80 circa), ritrovato in situ e composto da mattoni parallelepipedi (cm 30x3x4), accostati di taglio a spina di pesce.


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