Menu principale:

Le Vie della Sardegna :: partendo da Sassari Turismo, Sagre Paesane, Cultura e Cucina Tipica Sarda. Turismo in Sardegna, itinerari enogastrononici e culturali. B&B, Agriturismi, Hotel, Residence, Produttori Prodotti Tipici, informazioni e itinerari su dove andare, cosa vedere, dove mangiare, dove dormire sul Portale Sardo delle Vacanze. Tutto per le tue Vacanze in Sardegna. Informazioni turistiche e curiosità sui comuni della Sardegna e le attrattive turistiche offerte nei vari territori isolani.


Vai ai contenuti

Oliena :: Importante Paese del Supramonte, famoso per la grotta Corbeddu, importantissima dal punto di vista archeologico e paleontologico e per la splendida valle di Lanaittu.

Località Sarde > Nuoro


Oliena, villaggio nuragico di Sa Sedda 'e  Sos Carros.
Grotta Su Entu, Oliena

Oliena
Oliena è un importante centro del Supramonte situato ai piedi del monte Corrasi, su un'ampia vallata caratterizzata da intense coltivazioni di uliveti, vigneti e mandorleti. Il paese è noto per le maestose sorgenti carsiche di Su Gologone, oltre che per i suoi rinomati vini come il Nepente, i pregiati gioielli in filigrana ed il tradizionale costume femminile.

Abitanti: 7.626
Superficie: kmq 165,51
Municipio: via Vittorio Emanuele - tel. 0784 280200 - 285217
Cap: 08025
Guardia medica: via Nuoro - tel. 0784 288014
Polizia municipale: tel. 0784 288299
Biblioteca: piazza Mercato - tel. 0784 280248
Ufficio postale: via Badu e Rivu, 11 - tel. 0784 287529

Stemma di Oliena
Valle di Oliena.

Informazioni turistiche e curiosità su Oliena

Per chi giunge da Nuoro sul far della sera, Oliena è uno spettacolo indimenticabile. Le luci del paese brillano ai piedi della mole bianca e vertiginosa del Supramonte, che da qui digrada verso oriente in direzione del Golfo di Orosei. Attorno al paese, i vigneti occupano tutti gli spazi disponibili e in paese non mancano i luoghi interessanti per il visitatore. L'architettura di Oliena offre qua e là degli scorci interessanti: le vecchie case sono cresciute attorno alle "corti" e presentano ancora scale esterne, pergolati e soprattutto i colori vivaci di alcune stanze, in cui ancora si possono trovare le deliziose cassepanche coi loro caratteristici intagli, spesso adibite alla conservazione del pane "carasau". Suggestiva l'origine del nome, che viene legato ad un leggendario gruppo di Troiani, che, dopo la caduta della loro città, approdarono sulle coste sicure della Sardegna dando vita alla popolazione degli Ilienses e stabilendosi in un luogo che fu chiamato Iliena, in ricordo della natia patria Ilio. Oggi Oliena, grazie al suo territorio ricco di sorgenti, è un paese dedito all'agricoltura, con una ricca varietà di colture che vanno dagli uliveti, ai frutteti, ai vigneti (da cui si ricava una pregevole qualità di Cannonau), che si alternano a vaste estensioni destinate al pascolo prevalentemente ovino e bovino. Nei campi di calcio di Oliena ha, inoltre, mosso i suoi primi passi nell'Olimpo dei calciatori Gianfranco Zola, celebre in tutto il mondo per il suo grande talento calcistico e oggi consulente tecnico della Nazionale di calcio Under 21. Salvatore Satta definiva il Monte Corrasi, ai cui piedi si adagia il paese di Oliena, come "il monte più bello che Dio abbia creato": il grande scrittore era rimasto colpito dai meravigliosi e candidi colori delle sue rocce calcaree, che al tramonto si accendono di sfumature magiche. Le sue bellezze naturali, archeologiche e artistiche ne fanno sicuramente uno dei paesi più belli della Sardegna, ogni anno meta di un gran numero di turisti. Caratteristica rilevante è l'alto numero di chiese che vi si trovano: già Vittorio Angius nel 1843 ne ricordava undici, tutt'ora visitabili, di cui sicuramente le due più interessanti per dimensioni e peso urbanistico sono la chiesa ex-gesuitica di S. Ignazio e l'antica parrocchiale di Santa Maria. La chiesa di Santa Croce, rimaneggiata nel '600, è la più antica di Oliena ed è sovrastata da un curioso campanile a vela; il complesso dei Gesuiti, su Corso Vittorio Emanuele II, conserva invece il ricordo dell'arrivo dell'ordine religioso che, dalla metà del XVII secolo, promosse la viticoltura e l'allevamento dei bachi da seta. La chiesa di Sant'Ignazio offre poi qualche interessante spunto per la visita, come le statue lignee di Sant'Ignazio e di S. Francesco Saverio e il retablo di San Cristoforo.

Oliena canyon di Badde Pentumas.

Fuori dal paese, ai piedi della scarpata della montagna, dal Rifugio Monte Maccione sono possibili varie escursioni sulle aride e spettacolari rocce del Supramonte di Oliena. Le imponenti masse calcaree che lo costituiscono e che degradano orgogliose sul mare della costa orientale danno vita a paesaggi lunari di rara bellezza, costellati di emergenze archeologiche, quali domus de janas, menhir e nuraghi, che li rendono unici al mondo. Partendo da Monte Maccione, da cui si può ammirare Oliena in tutta la sua estensione, si può attraversare la catena per scendere nella valle di Lanaittu, sulla quale si aprono numerose grotte, come quelle di Sa Oche e Su Bentu, e in particolare la grotta Corbeddu, che prende il nome dal bandito Giovanni Corbeddu, vissuto alla metà dell'800 e che aveva scelto il sito come suo rifugio segreto. Questa grotta, di non grande interesse dal punto di vista speleologico, è invece importantissima da quello archeologico e paleontologico: qui, per esempio, nel 1968 furono ritrovati i resti del cosiddetto Prolagus Sardus Wagner, un piccolo roditore estintosi ventimilioni di anni fa, oltre a resti umani e utensili in osso.
La valle di Lanaittu si conclude con
il massiccio calcareo di Tiscali, cui si accede tramite un ripidissimo sentiero. Salendo lungo i fianchi di quest'aspra dolina, il visitatore penetra in un mondo selvaggio e quasi intatto, coperto da fitte foreste e secolari ginepri, regno del muflone e del cinghiale e vegliato dal volo maestoso di grifoni e astori. Terminato il sentiero ecco aprirsi alla vista un pianoro desolato su cui sorge quello che era il regno degli Ilienses, dove le legioni romane non riuscirono mai a giungere. Sotto un grande sbalzo calcareo, antica volta di un'enorme grotta in parte crollata, trovano ospitalità i due villaggi di Tiscali e Iscali, ultimi baluardi della resistenza barbaricina contro l'ingerenza romana, caratterizzati da piccole costruzioni circolari e quadrate in pietra. Un'antica tradizione vuole che lungo l'impervio sentiero che porta ai villaggi i figli portassero gli anziani genitori e qui li abbandonassero quasi senza cibo, dopo essersi ubriacati insieme per superare meglio il distacco; l'usanza sarebbe stata completamente debellata con l'avvento del cristianesimo, anche se nelle zone più isolate dell'interno continuò a persistere per alcuni secoli ancora.
A qualche chilometro di distanza da Oliena troviamo poi la sorgente carsica di Su Gologone, da cui sgorgano le acque che hanno scavato la loro via attraverso le rocce della montagna. Attorno alla gelida sorgente, fresca nei mesi estivi e travolgente durante le piene invernali (la portata media è di ben 300 litri d'acqua al secondo, cifra che la pone al primo posto tra le sorgenti sarde), un piacevole boschetto permette tranquilli picnic lontano dalla calura. Per esplorare le profondità della grotta, sommersa da anni, gruppi di speleologi subacquei scendono ogni volta più in profondità nelle viscere invase dall'acqua. Oliena è anche un paese ricco di tradizioni e feste popolari, che richiamano ogni anno moltissimi visitatori: le più importanti, che culminano con grandi processioni, sono quelle dedicate a San Lussorio, il 21 agosto, e a "S'Incontru", la mattina della domenica di Pasqua. Entrambe le occasioni permettono di ammirare lo sfarzo dei colorati costumi tradizionali impreziositi dai caratteristici gioielli. Nei mesi invernali molto suggestiva è l'antichissima festa di Sant'Antonio Abate, che si tiene il 17 gennaio e che prevede l'accensione di diversi falò lungo le strade paesane. Il paese offre anche alcune interessanti possibilità di acquisti: un tempo era famosa infatti per i suoi gioielli, i dolci e la tessitura. Oggi sicuramente il nome di Oliena in tutta l'Isola è legato al Nepente, un'ottima qualità di Cannonau prodotto nelle cantine locali. Questo pregiato vino viene ricordato anche da G. D'Annunzio in una lettera del 1909: ancora oggi sulle etichette delle bottiglie compare la sua famosa citazione "Non conoscete il nepente d'Oliena neppure per fama? Ahi lasso! lo sono certo che, se ne beveste un sorso, non vorreste mai più partirvi dall'ombra delle candide rupi, e scegliereste per vostro eremo una di quelle cellete scarpellate nel macigno che i Sardi chiamano Domos de Janas, per quivi spugnosamente vivere in estasi fra caratello e quarteruolo. Io non lo conosco se non all'odore; e l'odore, indicibile, bastò a inebriarmi."

La Cantina Gostolai Il vino di Oliena


L'Azienda 1988 - 2008 Venti anni di Gostolai

Anni di lavoro, speranze, illusioni, gioie, quasi mai certezze, sempre alla ricerca di un “qualcosa” che motivasse la voglia di migliorare ed andare avanti. Oggi, quel “qualcosa” si individua nella scoperta delle origini della viticoltura sarda, che in base alle recenti scoperte archeologico-scientifiche possono farsi risalire a tre/quattromila anni.
Tali scoperte, unitamente a tecnologie che ne esaltano le peculiarità, possono permettere all’enologia sarda di intraprendere una strada propria, autoctona, che le dia una posizione ben definita nel panorama vitivinicolo internazionale, limitando i possibili rischi di omologazione. “Conosci te stesso per poi guardare il mondo esterno”, diceva il filosofo greco Socrate. Oggi, dopo oltre duemila anni, stiamo iniziando a conoscere la nostra straordinaria civiltà nuragica. Questo potrà aiutarci ad avere qualche certezza in più, crescere e migliorare acquisendo una sempre maggiore consapevolezza delle potenzialità legate al nostro territorio.

Tonino Arcadu

Oliena, Barbagia, Sardegna - Alle pendici del Supramonte - Oliena e il suo vino

OLIENA è un meraviglioso paese, ai piedi del monte più bello che Iddio abbia creato, e produce un vino nel quale si sono infiltrate tutte le essenze della nostra terra: IL MIRTO, IL CORBEZZOLO, IL CISTO, IL LENTISCHIO. Il vino di Oliena è un vino denso di rubino cupo, un vino calmo che sotto il rossore placido nasconde i tradimenti. Vi discende nello stomaco accarezzandovi il palato con certi vellicamenti di donna innamorata, accarezzandovi le papille del naso con certi profumi tentatori. Poi d'improvviso irrompe e vi invade la testa, e vi invade tutto il corpo, invincibilmente Oliena è in Sardegna, in provincia di Nuoro, nella Barbagia di Ollolai, ai piedi del Monte Corrasi, la cima più alta del Supramonte. Ha circa 7.700 abitanti che parlano il dialetto olianese della variante logudorese della lingua sarda. Ha forti tradizioni che preserva gelosamente nei campi della gastronomia, dell'enologia, dell'architettura, della sartoria, del canto, della poesia, dei riti collettivi. E' nota per il Cannonau, una cui variante si chiama per l'appunto "Nepente di Oliena", ma produce anche altri vini.






Scopri tutti i vini prodotti da Gostolai

Nepente Riserva. Cantina Gostolai di Tonino Arcadu Oliena Nuoro
I Vini Gostolai, Vini di Oliena, Tonino Arcadu Produzione e Vendita Vini Tipici Sardi di Oliena (NU).
Abbardente, Cantin Gostolai, i vini di Oliena prodotti e venduti da Tonino Arcadu.

Il filindeu (dentro il cesto a sinistra) è una tipica pasta secca, realizzata sovrapponendo tre strati incrociati di capelli di semola. Con questa pasta si prepara una zuppa tipica dell'area nuorese, a base di brodo di pecora, formaggio e pecorino fresco acido (casu axedu). Nella foto compaiono anche i maccarrones de busa: bucatini di semola di grano duro fatti a mano, il tipico pane carasau, e altri prodotti del grano.

Il bracciale nella foto presenta, oltre a un amuleto (cui si accompagna la funzione pratica di spuligadentes, 'stuzzicadenti, e nettaorecchie) inserti di pietre semipreziose. L' argento è generalmente impiegato per creare gli amuleti; nella tradizione popolare, infatti, si attribuiscono a questo materiale prezioso proprietà magiche e protettive.

Il ricamo eseguito a mano viene considerato una delle più importanti tecniche tradizionali da tramandare di generazione in generazione. Il ricamo si differenzia a seconda del territorio per metodologie e tipologie conferendo alle opere anche una caratterizzazione geografica e territoriale abbastanza precisa.

Filindeu, maccarones de busa, e altri prodotti del grano
Oliena, bracciale in argento.
Costume di Oliena.
Antico insediamento pastorale Oliena, storia tradizione ed economia di questo paese del supramonte.


Economia Oggi Oliena, grazie al suo territorio ricco di sorgenti, è un paese dedito all'agricoltura, con una ricca varietà di colture che vanno dagli uliveti, ai frutteti, ai vigneti, che si alternano a vaste estensioni destinate al pascolo, prevalentemente ovino e bovino. E' noto per la produzione dell' olio extra vergine d'oliva, dell'olio di lentischio, dei formaggi caprini e ovini, dell'ottimo vino come il "Nepènte", il classico rosso di uve cannonau elogiato anche da Gabriele D'Annunzio, dell'acquavite, del pane carasau, del miele, dei dolci, delle sevadas, dei biscotti e degli ottimi salumi. Oliena è famosa, inoltre, per l'artigianato locale ed in particolare per i pregiati gioielli in filigrana e i bei costumi femminili che si possono ammirare in occasione delle feste più importanti. L'elemento più elegante del costume tradizionale è lo scialle in lana, seta, o lino, finemente ricamato con disegni floreali ed intessuto da fili d'oro e argento e impreziositi dall'inserimento di pietre. Di notevole interesse la lavorazione del cuoio; in passato si producevano solamente utensili agro-pastorali, attualmente anche cartucciere, selle, cuscini, borse, borsette, servizi da scrittoio e altri oggetti decorati a mano.


Tradizioni Popolari

Superstizione e Amuleti Nella ricerca di rimedi in grado di salvaguardare da malattie, sfortuna e disavventure di ogni genere, si è fatto a lungo affidamento sugli Amuleti, tanto che il loro uso si è protratto fino al 1940, stando almeno a quanto affermano G.V. Arata e G. Biasi (1935) secondo i quali "amuleti dispensatori di salute, infallibili contro la jettatura e il malocchio, se ne incontrano in Sardegna di tutte le forme e per tutti gli usi; e la donna sarda li appende al collo dei propri figli o li indossa costantemente con soddisfatto compiacimente". Effettivamente, la donna riponeva molta fiducia negli amuleti, tanto da confezionarne di persona e trasmetterli alle figlie; l'uomo, pur mostrandosene superiore, non esitava a portarne qualcuno addosso, per lo meno un corno, spesso anche di notevoli dimensioni, attaccato all'abito con una catena d'argento. Comunque, in genere era la stessa donna a fornire l'uomo, non di rado a sua insaputa, di qualche oggetto, magari cucendoglielo sulla biancheria. Gli amuleti, infatti, si portavano sempre sulla biancheria intima, magari fissati con uno spillo, o appesi al collo con un cordoncino, in quanto si riteneva che la forza del malocchio fosse tale da passare attraverso gli abiti. Gli amuleti miravano principalmente a combattere il malocchio ed a scongiurare la morte. Per lo più erano in argento, ma poteva tornare utile il più impensato oggetto apotropaico, ossia quello al quale veniva genericamente attribuito il potere di allontanare un'influenza magica maligna.

Come si rileva dagli scritti di Arata-Biasi: "Qualcunque oggetto trovato o scoperto in determinate condizioni diventa un istrumento contro la mala sorte; una pietruzza ereditata da un'avola centenaria, il manico di un bicchiere spezzatosi in un caso fortuito, un frammento miracolosamente salvato da una catastrofe, un oggetto qualsiasi appartenuto ad un personaggio e mille altre cose, sono pretesti per mettere insieme un simbolo magico e poi conservarlo con religiosa cura: avanzo di un paganesimo remoto, ma così radicato nell'indole sarda che nemmeno la religione cristiana è riuscita a farlo totalmente scomparire, nonostante il seme della superstizione sia oggi meno vitale e il popolo più evoluto."
E' evidente che esistevano una gran varietà di amuleti e sarebbe impossibile una elencazione completa. Fra i più consueti
sa punga e sa foltìzza, sacchetti o borsette di stoffa in cui si sistemava l'oggetto apotropaico.

Vecchio di Oliena.
Oliena, altopiano di Sovana.

Storia Il territorio di Oliena fu abitato sin dal Paleolitico Superiore, come attestano i recenti ritrovamenti effettuati nella grotta Corbeddu, importantissima dal punto di vista archeologico e paleontologico. Nel 1968 furono infatti rinvenuti i resti del cosiddetto Prolagus Sardus Wagner, un piccolo roditore estintosi venti milioni di anni fa, oltre a resti umani e utensili in osso. Dalla medesima grotta e dalla grotta Rifugio provengono inoltre materiali fittili risalenti al Neolitico. Sono state identificate ben 42 domus de janas e 12 menhir riferibili al Neolitico Recente, mentre per quanto riguarda le testimonianze monumentali dell'età nuragica, oltre al ritrovamento della fonderia di Carros, sono stati rinvenuti nel territorio i resti di 33 nuraghi e dei villaggi ad essi riferibili, alcuni dei quali in buono stato di conservazione, come quelli di Gurpia, Pedra ispada e Gollei. Le prime documentazioni relative al paese risalgono al Medioevo. Agli inizi del 1300 risulta sottoposto al dominio di Pisa, nel giudicato di Gallura, prima nella curatoria di Posada, poi in quella di Galtellì. Nel 1325 la villa di Oliena venne assegnata a Berengario Carroz, inclusa nella curatoria di Dore, insieme al villaggio di Calagonis (Gologone), ormai scomparso. Nel 1388 compare tra le ville firmatarie del trattato di pace tra Eleonora D'Arborea e il re d'Aragona. Appartenne al marchesato di Quirra, da cui fu riscattato nel 1840. Nel XVI secolo la villa, come tutti gli altri paesi della Sardegna, venne interamente sottomessa al dominio spagnolo. A partire dal XVII secolo ebbe un notevole sviluppo collegato probabilmente all'insediamento dei Gesuiti, ai quali si deve la costruzione del seicentesco collegio e della parrocchiale di Sant'Ignazio di Loyola. L'insediamento dell'ordine religioso introdusse nel paese l'allevamento dei bachi da seta e i più avanzati metodi di coltura dell'olivo e della vite. Ancora oggi l'olivicoltura e la viticoltura costituiscono una proficua fonte di reddito per gli abitanti di Oliena. Nel 1680 il paese venne colpito da una grande carestia, che dimezzò il numero degli abitanti. L'origine del nome è legata ad un leggendario gruppo di Troiani, che, dopo la caduta della loro città, approdarono sulle coste sicure della Sardegna, dando vita alla popolazione degli Ilienses e stabilendosi in un luogo che fu chiamato Iliena, in ricordo della natia patria Ilio. Il centro storico conserva numerose casette dai muri bianchi in calce con piccole corti, scalette esterne, archi, pergolati, piccoli balconi e fumaioli dalle forme insolite, oltre che numerosi edifici religiosi. Il quartiere detto "Sa tiria", che si estende intorno alla chiesa di Santa Maria, risale alla fine del Settecento e fu fondato dagli abitanti di Locoe, costretti a trasferirsi per le frequenti scorrerie e rappresaglie dei pastori orgolesi.


Arile o sa mandra.

Territorio Il paese di Oliena è situato nel Supramonte ai piedi del monte Corrasi, il cui chiaro colore rivela la composizione calcarea. Il territorio presenta un ambiente naturalistico e archeologico di grande interesse. Il versante occidentale è caratterizzato principalmente da intense coltivazioni di uliveti, vigneti e mandorleti. Il versante sud-orientale si contraddistingue, invece, per la natura calcarea del complesso montano che ha dato origine ad imponenti fenomeni carsici. Partendo da monte Maccione, da cui si può ammirare Oliena in tutta la sua estensione, si può attraversare la catena per scendere nella valle di Lanaittu, sulla quale si aprono numerose grotte, come quelle di "Sa oche" e "Su bentu", "Elihes artas", e in particolare la grotta Corbeddu, che prende il nome dal più famoso bandito del circondario, Giovanni Corbeddu, che alla fine del 1800 aveva scelto il sito come suo rifugio segreto. Poco distante da "Sa oche" è situato il villaggio nuragico "Sos carros", il cui nucleo centrale era probabilmente costituito da una fonderia. La valle di Lanaittu si conclude con il massiccio calcareo di Tiscali, cui si accede tramite un ripidissimo sentiero. Sotto un grande sbalzo calcareo, antica volta di un'enorme grotta in parte crollata, trovano ospitalità i due villaggi di Tiscali e Iscali, ultimi baluardi della resistenza barbaricina contro l'ingerenza romana, caratterizzati da piccole costruzioni circolari e quadrate in pietra. A qualche chilometro di distanza da Oliena si trovano le spettacolari sorgenti di "Su gologone", ora monumento nazionale. Queste fonti carsiche sono le più scenografiche e conosciute della Sardegna, con una portata d'acqua di 236 litri al secondo (400 nella stagione invernale), che sgorga direttamente dalla parete granitica formando un laghetto. Unitamente a Sa vena confluisce nel fiume Cedrino, in una cornice di pareti a strapiombo e rigogliosa vegetazione. Sotto le pareti rocciose del Supramonte si stende il fitto bosco di lecci del monte Maccione e le fitte foreste di ginepri, spesso con esemplari vecchissimi e mai sottoposte a tagli. La vegetazione comprende anche tassi secolari, lecci, l'acero trilobo, il terebinto, la fillirea, il biancospino, il corbezzolo e numerose varietà di piante officinali, come il timo e il rosmarino. La rosa peonia è il fiore più bello del Supramonte, cui si affianca il Pancrazio Illirico. Una pianta unica al mondo, è il ribes sardo, la cui importanza deriva dal fatto che è una pianta di origine boreale, un vero e proprio relitto introdotto nell'area mediterranea in epoca remota. Le aspre cime rocciose del Supramonte ospitano rapaci in via d'estinzione come il grifone, l'avvoltoio monaco ed altri rapaci come l'aquila reale, l'astore, lo sparviero, il falco pellegrino, la poiana ed il corvo imperiale. La fauna della zona è particolarmente variegata: mufloni, ghiri, martore, conigli e gatti selvatici, lepri sarde, volpi, donnole e cinghiali.



Grotta Corbeddu
Come arrivare La grotta Corbeddu è attualmente chiusa ai visitatori e comunque difficile da individuare. È raggiungibile attraverso un sentiero che ha inizio a destra dell'ingresso della grotta "Sa Oche" e risale la montagna. La grotta Corbeddu è ubicata all'interno della valle di Lanaittu.
Descrizione La grotta Corbeddu deve il suo nome al famigerato bandito barbaricino Giovanni Corbeddu, vissuto verso la metà dell'Ottocento, che la scelse come rifugio. Si tratta di una cavità a sviluppo pressoché orizzontale, lunga circa 130 m, suddivisa in tre "sale" principali e terminante in un piccolo ambiente. Gli scavi archeologici hanno consentito il recupero di reperti di notevole importanza per la ricostruzione della storia sarda: è infatti da questo sito che provengono le prime attestazioni archeologiche che testimoniano la presenza umana in Sardegna nel Paleolitico superiore, assieme ad altri reperti forse inquadrabili nel Mesolitico e ad attestazioni relative al Neolitico antico. I reperti inquadrabili nel Paleolitico superiore sono un osso temporale ed uno mascellare umani, entrambi giacenti nel medesimo livello ed appartenenti ad uno stesso individuo, rinvenuti nella seconda sala. Sono databili, attraverso le analisi al radiocarbonio, a 13.500 anni dal presente (con un margine di errore di 140 anni). Sempre nella seconda sala della grotta è stato recuperato più recentemente un altro singolare resto fossile umano, consistente nella porzione prossimale della prima falange di una mano, datata circa 20.000 anni dal presente. A tutt'oggi questi reperti risultano essere i più antichi resti umani rinvenuti in un contesto archeologico insulare del Mediterraneo. Altra particolarità consiste nel fatto che queste ossa presentano caratteristiche morfologiche che evidenziano un marcato endemismo rispetto alle altre specie del genere "Homo" attestate in Europa in quel periodo. Dallo stesso strato in cui furono rinvenuti i resti ossei umani provengono fossili appartenenti ad un numero ridotto di specie endemiche di fauna selvatica, il cervide "Megaceros cazioti" e il roditore "Prolagus sardus", entrambi ormai estinti, in associazione a pochi manufatti del Paleolitico superiore. Di particolare rilievo è inoltre il ritrovamento, effettuato successivamente nel fondo della sezione di scavo della prima sala, di una porzione prossimale di un'ulna umana, assegnata ad un individuo diverso da quello a cui appartenevano le parti di cranio, che erano state rinvenute nella seconda sala. Anche questo interessante frammento osseo presenta una morfologia differente da quella dell'"Homo sapiens" e appare caratterizzato da un accentuato endemismo. Sono stati rinvenuti anche frustoli di carbone misti ad ossa di animali selvatici, con tracce di fuoco, databili a circa 25.700 anni da oggi. Significativo inoltre il rivenimento di industria in osso e litica: raschiatoi, lame, bulini, ecc., in selce, quarzo, calcare marnoso, databili tra i 14.500 e i 12.000 anni dal presente. Si segnalano infine reperti riconducibili alle fasi del Neolitico antico e medio.
Storia degli scavi Nel 1967 Bruno Piredda, uno dei fondatori del "Gruppo Grotte Nuorese", notò la presenza nella grotta di ossa di "Prolagus sardus", un roditore della taglia d'un coniglio, ormai estinto. Nel 1968 la paleontologa statunitense Mary Dawson del "Cornegie Museum" di Pittsburg (USA), venuta a conoscenza della scoperta, progettò una campagna di scavi scientifici. Nel 1982 vennero intrapresi scavi sistematici in alcuni ambienti della grotta, sotto la direzione di P.Y. Sondaar dell'"Instituut voor Aardwetensc-happen e Rijksuniversiteit" di Utrecht (Olanda), con la collaborazione della Soprintendenza alle Antichità di Sassari e di Nuoro, rappresentata dall'archeologo Mario Sanges. Gli scavi proseguirono negli anni 1983 e 1986.



I primi abitanti della Sardegna
"Il fossile umano più antico risale a 22.000 anni fa, ma l’evoluzione della fauna e i reperti litici indicano che la prima colonizzazione è avvenuta 500.000 anni prima."




di MARIO SANGES
A R C H E O L O G I A I N S A R D E G N A D A R W I N Q U A D E R N I


L’ingresso della Grotta Corbeddu.

UNA SERIE DI STRAORDINARIE SCOPERTE riguardanti la geomorfologia, la paleontologia, la paleobotanica, la paleoantropologia e l’archeologia preistorica hanno rivoluzionato, nel corso dell’ultimo quarto di secolo, il quadro conoscitivo della Sardegna nel Quaternario. Sono stati acquisiti nuovi dati riguardanti la morfogenesi della piattaforma continentale e del massiccio Sardo-Corso ed è quindi possibile correlare le linee di riva attuali con quelle sottomarine ed estendere, fino al limite inferiore delle regressioni dei periodi glaciali, il quadro dei paesaggi che sono andati evolvendosi nelle varie condizioni climatiche. Di tali evoluzioni sono più significative quelle lungo le coste, in cui, alla fine del Pleistocene medio, tra 160 e 150 mila anni fa (tardo glaciale di Riss) e nel Pleistocene superiore, tra i 70 e i 50 mila e intorno ai 20 mila anni fa, si sono avuti momenti di massima regressione marina, con un abbassamento del livello del mare di circa 130 metri rispetto a quello attuale. Tali regressioni sono avvenute ovviamente anche nel corso delle precedenti glaciazioni, durante il Pleistocene inferiore e medio. In questi momenti regressivi quindi il Tirreno ha subito importanti modificazioni. La Sardegna e la Corsica sono unite e fronteggiano l’arcipelago toscano, a sua volta diventato un’articolata penisola. Fra le due terre si è creato un canale largo mediamente una ventina di miglia, che, ridossato dai venti dominanti di ponente, diventa un vero e proprio mare interno, godendo di lunghi periodi di calma dal moto ondoso. A Nord, fra Capo Corso e Capraia, la distanza fra le due terre si riduce a circa 5 miglia, determinando un contatto “a vista” tra le due sponde opposte. Tali condizioni paleogeografiche hanno favorito il verificarsi di una particolarissima evoluzione delle faune insulari, che sarà determinante per la colonizzazione umana delle isole nel Pleistocene medio e superiore. In situazioni geografiche così favorevoli, con brevissimi bracci di mare con sponde a vista, si verificano migrazioni di faune dalla terraferma verso le isole. La maggior parte delle specie, come ad esempio i grandi carnivori predatori, non sono adatte a tali migrazioni: solo i bravi nuotatori, a condizione che siano animali da branco, e fra questi solo gli individui più dotati, raggiungono la meta. Quando queste specie giungono in un’isola, a causa del territorio limitato e quindi della scarsità di cibo a disposizione, e soprattutto in assenza di predatori naturali, si verificano profonde e rapide modificazioni nel loro organismo: la taglia si riduce notevolmente e le zampe diventano più corte e più robuste, al fine di accedere anche ai pascoli più interni e accidentati. In Sardegna, nella prima metà del Pleistocene è ben documentata una fauna nana, denominata “Nesogorale”, in cui sono presenti una piccola antilope (Nesogoral melonii), una piccola scimmia (Macaca maiori), un piccolo maiale (Sus sondaari) e un roditore della famiglia dei lagomorfi (Prolagus sardus). Nella seconda metà del Pleistocene, in un momento di massima regressione marina, questa fauna si estingue rapidamente e viene sostituita da un’altra, denominata “Tyrrenicola”, la quale conserva inalterati i caratteri che l’hanno distinta nell’area continentale. Fanno parte di essa un piccolo topo (Tyrrenicola henseli), un cervo (Megaceros cazioti) e un piccolo canide (Cynotherium sardous). Della vecchia fauna sopravvive solo il Prolagus sardus, che svolgerà un ruolo fondamentale nella dieta dell’uomo pleistocenico isolano. La repentina estinzione della fauna nana Nesogorale dell’isola e la mancata evoluzione della nuova fauna Tyrrenicola verso forme endemiche nane insulari presuppongono il contemporaneo arrivo di un grande predatore, il quale, per il solo fatto di cacciare e nutrirsi delle due faune insulari, ha determinato l’estinzione della prima e impedito alla seconda di evolversi verso le forme nane già note. Tale predatore secondo le evidenze paleontologiche può essere stato soltanto un uomo pleistocenico, giunto nell’isola appunto intorno alla seconda metà del Pleistocene.

Al momento le evidenze più antiche di presenza umana sono state trovate
nel nord dell’Isola, in Anglona, dove le ricerche durano da oltre vent’anni



L’uomo pleistocenico sardo Negli ultimi anni le teorie che vedevano la Sardegna colonizzata dall’uomo soltanto a partire dal Neolitico Antico sono profondamente mutate. Al momento, infatti, le fasi più antiche di frequentazione umana sono state accertate nel nord dell’isola, in Anglona, in cui ricerche sistematiche che durano da oltre un ventennio hanno consentito di mettere in luce una notevole quantità di manufatti litici su selce locale riferibili al Paleolitico Inferiore. Lungo il corso del Rio Altana (a Perfugas, in provincia di Sassari) è documentato un complesso di industrie litiche su scheggia, in giacitura secondaria, attribuibile al cosiddetto Clactoniano arcaico con elementi Protolevalloisiani. Il quadro tipologico dei manufatti ha permesso un confronto con i complessi protolevalloisiani garganici in particolare, ma anche con altri in diverse aree peninsulari. Recentemente analoghe industrie sono state rinvenute in giacitura primaria in località “Sa Coa de Sa Multa” (Laerru-Sassari). La cronologia di questa particolare facies è da far risalire a un momento antico del Pleistocene medio (fasi finali del Mindel, databili intorno a 500.000 anni da oggi), in accordo con l’ipotesi, già avanzata su basi paleontologiche, dell’arrivo dell’uomo in Sardegna al momento della sostituzione faunistica “Nesogoral-Tyrrenicola”, datata alla prima parte del Pleistocene medio. A un momento più avanzato sono da riferirsi gli altri strumenti litici scoperti nella stessa regione, che si ricollegano al tipo di industrie su scheggia, privo di bifacciali, detto genericamente “clacto-tayaziano”.
Essi sono stati rinvenuti in strato su un terrazzo fluviale la cui genesi è riferita alla glaciazione rissiana, con pedogenesi e alterazione durante l’ultimo interglaciale, in località “Sa Pedrosa-Pantallinu”, sempre nei pressi di Perfugas. Uno studio analitico preliminare ha permesso di correlare tipologicamente questo complesso con altre industrie peninsulari, soprattutto con l’aspetto abruzzese di Madonna del Freddo e con alcuni complessi “tayaziani” della Francia meridionale. Resta, al momento, insoluto il problema di questa differenziazione di fasi clactoniane arcaiche ed evolute presenti nel Paleolitico Inferiore sardo. La si potrebbe spiegare con una derivazione filetica tra le due o con l’arrivo di nuovi gruppi umani dal continente. La ricerca è ancora in corso e, se opportunamente allargata ad altre aree dell’isola, potrà in futuro fornire risposte esaurienti anche su altre problematiche che emergono da questo nuovo straordinario capitolo della preistoria sarda. Al momento non si ha in Sardegna alcuna testimonianza riferibile al Paleolitico Medio, e non poche decine di migliaia di anni intercorrono tra le industrie più recenti del Nord dell’Isola e i livelli riferibili al Paleolitico Superiore, venuti alla luce nella Grotta Corbeddu di Oliena, nella valle di Lanaiddu. Secondo le evidenze paleontologiche, l’assenza dell’uomo come predatore, per un tempo così lungo, avrebbe fatto scattare il processo di riduzione della taglia anche nella fauna Tyrrenicola, che invece resta inalterata fino alla sua estinzione, alla fine del Pleistocene. Si può dedurre quindi che forse si tratta più di una lacuna nella ricerca che di effettiva assenza di popolamento umano. Al Paleolitico Superiore sono invece da riferire le tracce di insesudiamenti umani “in situ” venuti alla luce nella Grotta Corbeddu di Oliena (Nuoro) nella Sardegna centro-orientale, oggetto di scavi sistematici dal 1982 al 2000.


Osso temporale umano, dalla sala 2 della Grotta Corbeddu


Particolarmente significativa appare la situazione della sala 2 della grotta, in cui, in netta successione stratigrafica, sono presenti uno strato con fauna olocenica e con livelli riferibili al Neolitico Medio e Antico, uno strato di breccia con abbondanti resti di Prolagus sardus e un terzo strato di argilla con migliaia di resti di fauna Tyrrenicola, per la maggior parte di Megaceros cazioti. Anche la microfauna presente negli strati 2 e 3 è rappresentata da specie pleistoceniche.


Grotta Corbeddu, sala 2, veduta generale dello scavo


Dallo strato 2 della sala 2, in associazione stratigrafica con fauna Tyrrenicola, provengono un temporale e un mascellare superiore umani. La datazione radiometrica ottenuta su ossa di Prolagus raccolte nello stesso livello dei fossili craniali umani, è di 8.750 ± 140 da oggi. Questi reperti sono quindi fra i più antichi resti fossili umani rinvenuti in Sardegna. Inoltre per la prima volta l’uomo compare in associazione alla fauna endemica insulare preneolitica. Per certi caratteri la morfologia di questi fossili umani, in particolare del mascellare, sembra essere estranea alla variabilità dell’Homo sapiens in generale e dell’Homo sapiens sapiens europeo in particolare. Questa morfologia anomala può essere segno di endemismo, il risultato cioè dell’isolamento in Sardegna di un gruppo umano.


Cranio fossile di Macaca majori proveniente dal Monte Tuttavista.
Pleistocene inferiore e medio.


Un sondaggio stratigrafico della potenza di sei metri è stato successivamente effettuato nella sala 2 della grotta Corbeddu nel corso di una delle ultime campagne di scavo, e ha consentito, attraverso una meticolosa successione stratigrafica sostenuta da seriazioni radiometriche ed esami pollinici per ciascun livello, di ricostruire tutte le variazioni climatiche degli ultimi 40.000 anni, e quindi le modificazioni del paesaggio con le diverse specie vegetali. In un livello datato intorno ai 22.000 anni fa è presente un frammento di falange umana: il più antico fossile umano dell’isola e dell’ambiente insulare mediterraneo.


1)Industria litica su supporti naturali di calcare locale proveniente dalla grotta Corbeddu (Paleolitico superiore)
2)Veneretta in basalto proveniente dal riparo sottoroccia di S'Adde (Paleolitico superiore)


Un clima alpino La presenza di pollini di Pinus silvestris e di mirtillo (Vaccinum sp.), oggi non più presenti in Sardegna e relegati nelle zone alpine, attesta che, quando l’uomo pleistocenico era presente nell’isola, il clima era particolarmente freddo, dato che queste specie ora presenti in alta quota potevano vegetare anche a quote molto basse. Particolarmente interessante è la situazione osservata nella grotta. Le ossa di cervo appaiono in giacitura non naturale ed è evidente una loro selezione intenzionale; alcune presentano tracce di usura per una possibile utilizzazione come strumenti e sono osservabili sulle sudiamenti perfici i cosiddetti “cut-mark” e “toolmark” (segni di taglio e di strumenti) dovuti ai processi di scarnificazione e disarticolazione. Alla grande quantità di resti faunistici fa riscontro un’industria litica poco copiosa che utilizza supporti naturali di calcare marnoso locale e fa scarsissimo uso della tecnica detta del “debitage” (la produzione di schegge dalla pietra). Si tratta essenzialmente di raschiatoi e bulini, con scarso ritocco marginale, che al momento sembrano avere un aspetto indifferenziato, privo di elementi tipologici caratterizzanti, confrontabili con le coeve industrie peninsulari. Sulla base delle datazioni radiometriche dei livelli di provenienza, tutta l’industria litica nel suo insieme è inquadrabile tra 14.600 e 12.500 anni fa circa. Al momento, quindi, in accordo con i dati antropologici, paleontologici e paletnologici, l’ipotesi più attendibile è quella che vede in Sardegna in questo periodo, e fino all’avvento dei neolitici, un uomo con caratteristiche fisiche particolari, con un regime alimentare basato sulla raccolta e sulla caccia a una fauna insulare endemica, che ha prodotto probabili strumenti su osso poco specializzati, per ora non segnalati nelle coeve fasi continentali, e un’industria litica al momento non raffrontabile con i contemporanei complessi della terraferma. Resta aperto il problema della denominazione di questi complessi industriali, paleolitici e mesolitici per età, ma, almeno fino a ora, non per i caratteri tecno-tipologici, mentre i regimi economici richiedono ulteriori studi e approfondimenti. Il termine “preneolitico” adottato per le industrie coeve corse sembra per ora la migliore definizione provvisoria. È comunque fondamentale, ai fini della continuità di presenza di nuclei umani in un ambiente insulare per tutto il Paleolitico, la presenza tra le pochissime specie di mammiferi di un roditore di media taglia, quale il Prolagus sardus, estremamente prolifico e facilmente cacciabile, che ha consentito alle popolazioni della Sardegna, e forse della Corsica (in quest’isola le ricerche sono ancora in corso), una sostanziale integrazione della dieta, in termini di proteine necessarie alla sopravvivenza, a differenza delle altre isole del Mediterraneo, ma in accordo e analogia con modelli similari in altri ambienti quali gli arcipelaghi indonesiani e australiani. Alla luce di queste nuove emergenze archeologiche trova ora un corretto inquadramento cronologico e culturale il piccolo idoletto femminile in basalto, ritrovato nei primi anni ‘50 del ‘900 nel riparo sotto roccia di “S’Adde” presso Macomer, erroneamente considerato neolitico e che ora può essere definitivamente collocato nell’ambito della grande corrente delle rappresentazioni plastiche femminili che nel Paleolitico Superiore ha interessato l’intero continente europeo.




1 Mascellare inferiore di Sus sonaari, Monte Tuttavista Pleistocene inferiore e medio.
2 Cranio di Nesogoral melonii, Monte Tuttavista, Pleistocene inferiore e medio.

3/4 Scheletro e ricostruzione di Prolagus sardus, Grotta Corbeddu, Pleistocene inferiore, medio e superiore.





5/6 Scheletro e ricostruzione di Megaceros cazioti, sala 2, Grotta Corbeddu, Pleistocene medio e superiore.
7/8 Ricostruzione e scheletro di Cynotherium sardous, sala 2, Grotta Corbeddu, Pleistocene medio e superiore.


I Sardi del Pleistocene avevano caratteristiche fisiche particolari, vivevano
di raccolta e di caccia, disponevano di tecnologie poco specializzate


Mario Sanges, Soprintendenza per i Beni Archeologici
per le province di Sassari e Nuoro

Il bandito Giovanni Corbeddu di Oliena, vissuto a fine ‘800, che elesse a suo rifugio la grotta che porta il suo nome.

Il bandito Giovanni Corbeddu di Oliena, vissuto nel fine 800, che elesse a suo rifugiola grotta che porta il suo nome.

Panorama della Valle di Lanaittu, Oliena (Nuoro).

Panorama della Valle di Lanaittu, Oliena (Nuoro)

Salis Giovanni Battista (detto Corbeddu o Crobeddu) Bandito (Oliena 1844-ivi 1898). Accusato di diversi delitti, riuscì a sfuggire alla cattura e si diede alla macchia, raggiungendo una notorietà sinistra per la sua ferocia. In diciotto anni di latitanza, abitò in inaccessibili rifugi della valle di Lanaittu, dove si trova quello che viene considerato, forse senza grande probabilità, il suo rifugio, e che da lui ha preso il nome: la Grotta Corbeddu, nella quale sono stati trovati reperti che hanno fatto retrodatare la presenza dell’uomo in Sardegna a oltre il 10 000 a.C. nel Paleolitico superiore. Terrore delle popolazioni del Nuorese, spesso si spinse anche nel Campidano. Per la temerarietà delle sue imprese finì per essere conosciuto come il ‘‘re del bosco’’, una sorta di Robin Hood pastorale: in effetti, l’altro soprannome di ‘‘Nestore dei banditi’’, che gli fu dato, voleva riferirsi all’opera di mediatore e in qualche modo di pacificatore che in diverse occasioni veniva chiamato a svolgere. Così, quando nel 1884 nel suo territorio vennero sequestrati (a scopo d’estorsione) due commercianti francesi di legname, Paty e Pral, è documentato che il sottoprefetto di Nuoro si rivolse a lui perchè si adoperasse per la loro liberazione. E quando questa avvenne, è fama che C. rifiutasse le 20 000 lire di compenso che gli furono offerte: accettò in cambio un orologio d’oro, che portava ancora con sè quando nel 1898 fu ucciso in un conflitto a fuoco dal carabiniere Aventino Moretti.

Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola



Come arrivare
Dopo Nuoro si prosegue per la SS 127, seguendo le indicazioni si passa sulla SP 22 e si raggiunge Oliena. Il complesso dell'ex-convento gesuitico e la parrocchiale di Sant'Ignazio si trovano nel centro storico, percorrendo la via principale si arriva facilmente agli edifici.
Descrizione I Gesuiti, giunti in Sardegna nei primi decenni del Cinqucento, nel 1588 avevano già quattro collegi corrispondenti a quattro delle sette città regie (Cagliari, Sassari, Iglesias, Alghero). Dalla seconda metà del Seicento a questi centri si aggiunse quello di Oliena, fondato grazie al lascito testamentario di due Olianesi. La chiesa fu edificata alla fine del Seicento dal capomastro ligure Domenico Spotorno ma il suo assetto è fondamentalmente settecentesco. La facciata è suddivisa in tre parti da lesene verticali e si conclude con un timpano curvilineo. Il prospetto ha portale e finestra in asse. Una doppia scalinata permette l'accesso al Santuario mentre molto curiosa è la cupoletta del campanile che richiama stilemi d'Oltralpe. Nell'interno ben calibrato viene rispettato il cosiddetto "modonostro" gesuitico, cioè una certa normativa secentesca che regola il numero e la disposizione delle cappelle, tre per parte. Anche la funzione di collegamento con la casa del Collegio è sottolineata dal matroneo-cantoria che si affaccia sul presbiterio sopraelevato. Gli altari sono schiacciati contro le pareti di fondo delle cappelle e costruiti in stucco chiaro su disegni di schema manieristico. Un cornicione aggettante percorre tutto il perimetro della navata; un arco trionfale immette nella zona presbiteriale, dove, all'interno di una nicchia d'altare di gusto neoclassico, è collocata la statua di Sant'Ignazio eseguita secondo un modello iconografico molto diffuso nel Seicento nell'isola. Nelle nicchie degli altari si trovano statue lignee databili dal XVII al XVIII secolo, come il San Michele Arcangelo dello scultore Monserrato Carena, o la statua di San Francesco Saverio, compatrono del paese, proveniente dalla Campania e databile alla seconda metà del XVII secolo. Nelle pareti spiccano alcune tele eseguite da artisti contemporanei. Nel Convento annesso alla parrocchiale, durante il recente restauro sono state ritrovate tempere murali, alcune delle quali lasciate incompiute, probabilmente per l'improvvisa partenza dei Gesuiti. Nella sala dove si trovava l'antico refettorio, oggi è ospitata una preziosa pinacoteca con tele del Seicento e importanti manufatti seicenteschi dell'artigianato locale. All'interno dell'ex-collegio è conservato il retablo di San Cristoforo, ascritto al maestro di Oliena e datato al secondo quarto del XVI secolo. Inoltre vi è una galleria di statue lignee di notevole importanza, come il Cristo de s'iscravamentu, datato tra la fine del XV e la prima metà del XVI secolo, opera forse di scultore catalano.
Bisogna ricordare che dentro il paese di Oliena si trovano undici chiese, ma solamente in due si officia la messa: nella parrocchiale e nella chiesa di Santa Maria che conserva intatte le strutture gotico-aragonesi, risalenti al XV secolo.
Storia degli studi Notizie sulla chiesa si trovano nel volume di Salvatore Naitza dedicato all'architettura dal tardo Seicento al classicismo purista.

Oliena, Su Gologone.

Oliena "Su Gologone"

Come arrivare Partendo da Oliena si segue la SP per Dorgali per circa 5,8 km; a quest'altezza si svolta a destra in una diramazione in lieve discesa, segnalata da cartelli che indicano la fonte e il famoso hotel-ristorante. Dopo circa 8 km si giunge in un ampio piazzale, da cui la sorgente è facilmente raggiungibile a piedi.
A qualche chilometro dal paese di Oliena, sulle falde del Supramonte e presso la riva destra del fiume Cedrino, si trova la sorgente carsica de Su Gologone. Da cui sgorgano le limpidissime acque oligominerali che nel corso dei millenni hanno scavato la loro via attraverso le rocce della montagna. Chi arriva in questo luogo si trova davanti uno spettacolo straordinario e fortemente scenografico grazie all'imponente massa d'acqua, che sgorga da una vasta e complessa gola calcarea e che durante le piene si trasforma in un torrente impetuoso che, dopo un breve percorso, confluisce nel Cedrino, costituendone nel periodo estivo l'unica fonte di alimentazione. Attorno a questa gelida fonte, fresca nei mesi estivi e travolgente durante le piene invernali (la portata media è di ben 300 l d'acqua al secondo, cifra che la pone al primo posto tra le sorgenti sarde), un verdeggiante e piacevole boschetto di eucalipti consente di effettuare tranquilli pic-nic lontano dalla calura. Per esplorare le profondità della grotta sotterranea, sommersa da anni, gruppi di speleologi scendono ogni volta sempre più in profondità nelle viscere invase perennemente dall'acqua. La discesa più famosa è quella del francese Olivier Isler, che ha raggiunto la profondità di 108 m (ancora non superata), senza però raggiungere il fondo. Dalla zona de Su Gologone si può poi proseguire per raggiungere non lontano la splendida valle di Lanaittu, ceduta nel 1993 insieme a tutto il Supramonte dal comune di Oliena all'Azienda Foreste Demaniali.
Attività praticabili La sorgente è continuamente oggetto di escursioni speleologiche, consigliate però a persone già esperte in questo genere di attività, vista la pericolosità delle gole interne. Nelle vicinanze della sorgente, invece, possono essere effettuate numerose passeggiate o a piedi o a cavallo, immersi in una natura quasi incontaminata e di grande bellezza e suggestione.
Informazioni utili e servizi Prima di arrivare a Su Gologone si incontra un ampio parcheggio dove è possibile lasciare il proprio mezzo per raggiungere poi la sorgente a piedi. Nella zona, immersi nel boschetto di eucalipti, si trovano dei tavolini in pietra dove è possibile fermarsi per dei piacevoli pic-nic.





Oliena Dove Mangiare e dove Dormire

• Su Gologone Hotel**** Ristorante Loc. Su Gologone-0784287512/0784287552
Coop. Enis Hotel*** Ristorante Loc. Monte Maccione – 0784288363
• Ck Ristorante Pizzeria C.so M.L.King, 2 – 0784288024/3477947858
Locanda Sa Corte Ristorante via Nuoro – 3498407466/3472633784
• Pighetti Ristorante via Galiani – 0784286112
• Ristorantino Masiloghi via Galiani – 0784285696
• Camisadu Agriturismo Loc. Logheri – 3683479502
• Guthiddai Agriturismo Bivio “Su Gologone” Loc. Guthiddai – 0784286017/3382007579
• Su Mugrone Agriturismo Loc. Gantine Selis – 3405642725
• Janna ‘e Ventu turismo rurale, S.P. 38 Loc. Predu ‘e Serra – 3420512418/3483508717
• Il Quadrifoglio Pizzeria al taglio via Regina Elena, 4 – 0784285123
• Pizzeria Santa Rughe via Mariano IV, 20 – 0784286111
• Su Cursu Pizzeria via Vitt. Emanuele – 3459141034
• La Sfiziosa – Paninoteca rosticceria pizzeria via Grazia Deledda – 3272092685
• Mares e Montes Gastronomia via Cesare Battisti – 3471660658
• Le Fonti chiosco-ristoro, Loc. Su Gologone – 3285649983/3923925165

*Se chiami avvisa che arrivi dal Portale Le Vie della Sardegna.

Oliena Autunno in Barbagia 2013, dolci tipici di Oliena
Oliena Cortes apertas, Autunno in Barbagia 13/14/15 settembre 2013

Cortes Apertas Oliena
9/10/11 settembre 2016

Venerdì 9 Settembre

ORE 16 Aprono le cortes.
Sas carrelas si rianimano e rivivono dei saperi e dei lavori del passato: massajas e massajos, pastores e mastros intenti nelle antiche arti. Apertura mostre ed esposizioni. - Lungo le vie del paese.
ORE 18 Inaugurazione mostra
Giovanni Ciusa Romagna, maestro della pittura sarda del ’900. - Ex Collegio dei Gesuiti.
ORE 19:30 Inaugurazione mostra inedita
Hòro: esposizione di dolci artistici, a cura dell’artista Anna Gardu.
ORE 21 Vent’anni di Cortes, serata dedicata ai racconti, ai ricordi e ai percorsi evolutivi delle venti edizioni
della manifestazione, in collaborazione con l’Associazione Pro-Loco. - Piazza Berlinguer.
ORE 23 Serenada pro sos isposos, rappresentazione della serenata tradizionale dedicata agli sposi, con canti e balli tradizionali. - Lungo le vie del centro storico.

Sabato 10 Settembre

ORE 9:30 Seminario
Innesti urbani – innovazioni nella pianificazione paesaggistica. Inizio lavori ore 9:30 - termine ore 17.
DALLE ORE 10 Esposizioni, laboratori e rappresentazioni nelle cortes e in sas carrelas. Le massaie sfornano il pane, preparano la pasta e i dolci, con le antiche presse si pigia l’uva e nelle cantine si assaggia il vino. I pastori fanno il formaggio e gli artigiani lavorano la pelle e il legno. Le ricamatrici sono intente nella creazione degli scialli del costume. - Lungo le vie del paese.
ORE 11 Rappresentazione del tradizionale Matrimonio olianese: raffigurazione dei preparativi e degli antichi riti celebrativi dell’antico matrimonio olianese. - Chiesa di San Lussorio e aree circostanti.
ORE 20:30 Gran Serata Musicale, concerto di musica etno-pop e tradizionale, a cura di
Maria Luisa Congiu. - Piazza Berlinguer.

Domenica 11 settembre
DALLE ORE 10 Riaprono le cortes ed è tutto un brulicare di attività quotidiane. Si sforna il pane, si preparano la pasta e i dolci, si pigia l’uva e si assaggia il vino. I pastori fanno il formaggio e gli artigiani lavorano la pelle e il legno. Le ricamatrici creano meravigliosi scialli e fazzoletti. - Lungo le vie del paese.
ORE 11 Reading letterario Alda...Fior di poesia, a cura di Valentina Loche. - Biblioteca comunale, via V. Emanuele.
DALLE ORE 18 Musiche, canti e balli della Sardegna, a cura del gruppo folk Battos Moros, con la partecipazione di artisti locali e non. - Piazza Berlinguer.

ESPOSIZIONI E MOSTRE

  • Mostra Giovanni Ciusa Romagna, maestro della pittura sarda del ’900. - Ex Collegio dei Gesuiti.
  • Hòro, mostra di dolci artistici a cura di Anna Gardu.
  • Bellos pethos, esposizione di costumi e monili sardi a cura del gruppo Battos Moros. - Via Misericordia.
  • Amarcord Sardinia, Sardegna anni ’70. Mostra fotografica di Ferdinando Longhi.- Sala esposizioni Comune di Oliena, via Misericordia.
  • Vent’anni di Cortes Apertas, mostra fotografica a cura di Salvatore Mussone.- Saletta Ciusa della Biblioteca Comunale, via V. Emanuele.
  • Zieddas, sculture di carta di Bruno Marongiu.- Saletta Ciusa della Biblioteca Comunale, via V. Emanuele.




Informazioni

• Servizio transfer per i disabili lungo l’itinerario a cura dell’ASO Oliena.
• Servizio navetta dai punti d’accesso del paese verso il centro.
• Segreteria organizzativa e info Presidio Turistico Galaveras. Tel. 0784 286078 - fax 0784 286324 galaveras.oliena@gmail.com

Autunno in Barbagia a Oliena 2012, Tonino Arcadu della Cantina Gostolai offre degustazioni di vini da lui prodotti agli ospiti della Manifestazione.
Cartina della Manifestazione: Oliena Cortes apertas, Autunno in Barbagia 12/13/14 settembre 2014

Home Page | Località Sarde | Piatti Tipici | Cultura Sarda | Territorio | Spazio Aziende | Musica Sarda | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu