Menu principale:

Le Vie della Sardegna :: partendo da Sassari Turismo, Sagre Paesane, Cultura e Cucina Tipica Sarda. Turismo in Sardegna, itinerari enogastrononici e culturali. B&B, Agriturismi, Hotel, Residence, Produttori Prodotti Tipici, informazioni e itinerari su dove andare, cosa vedere, dove mangiare, dove dormire sul Portale Sardo delle Vacanze. Tutto per le tue Vacanze in Sardegna. Informazioni turistiche e curiosità sui comuni della Sardegna e le attrattive turistiche offerte nei vari territori isolani.


Vai ai contenuti

Orgosolo :: Paese della Provincia di Nuoro famoso in tutto il mondo per i Murales e per la rivolta contro lo Stato Italiano nel caso di Pratobello 1969.

Località Sarde > Nuoro


Orgosolo, chiesa di San Pietro Apostolo
Panorama di Orgosolo

Orgosolo
Le tracce della presenza umana nel territorio di Orgosolo risalgono al periodo del Neolitico Medio. Il paese, immerso nel cuore del Supramonte, è caratterizzato da uno spettacolare paesaggio naturale, da costumi di gran fascino e dai tipici murales che abbelliscono e arricchiscono i muri delle case. Alla tradizionale attività pastorale si è affiancato il turismo.

Abitanti: 4.513
Superficie: kmq 222,64
Provincia: Nuoro
Municipio: via Sas Codinas - tel. 0784 400901
Cap: 08027
Guardia medica: via Angioi - tel. 0784 403285
Polizia municipale: via Sas Codinas - tel. 0784 400926
Biblioteca: piazza Caduti, 1 - tel. 0784 402087
Ufficio postale: via Locoe, 1 - tel. 0784 402130

Stemma di Orgosolo
Montes, panorama. Orgosolo.

Orgosolo, paese della Barbagia di Ollolai, a 18 km da Nuoro, è situato a un’altezza di circa 620 metri sul livello del mare e ha una popolazione residente di 4.513 abitanti (ISTAT 2007). Il territorio comunale, con una estensione di 223,66 kmq (densità 20 abitanti per kmq), è uno dei più vasti della provincia: comprende la piccola frazione di Galanoli, a 6 km dal centro abitato, lungo la provinciale che porta a Mamoiada. La località, già convento dei frati Camaldolesi e sede di una scuola media negli anni Sessanta del Novecento, attualmente ospita il Centro di Spiritualità “Antonia Mesina” e la chiesa dello Spirito Santo, ma è pressoché disabitata.
Il territorio Sulle carte geografiche il territorio orgolese disegna una forma vagamente romboidale, le cui propaggini meridionali giungono fino ai limiti della provincia dell’Ogliastra. I confini sono delimitati a nord dal comune di Nuoro, a est dai comuni di Oliena e Dorgali, a sud dai comuni di Villagrande, Urzulei e Talana, a ovest dai comuni di Fonni e Mamoiada. La parte nord è occupata dalla vallata di Locoe, densamente coltivata a vigneti e oliveti, nella quale scorre il Cedrino. Risalendo la strada provinciale che viene da Nuoro il terreno assume un carattere più collinare verso il confine con Mamoiada, mentre sul lato opposto risale gradatamente dalla vallata di Sorasi verso le prime cime del Supramonte, fra le quali svetta Punta Sa Pruna (1416 m). Più a sud, oltre il centro abitato, la quota sale rapidamente, fra fitti boschi di leccio, fino all’altopiano di Pradu posto a un’altitudine di circa 1000 metri. La zona è intensamente utilizzata a pascolo e allevamento e si estende a sud-ovest verso i salti di Mamoiada e Fonni. Il confine ovest segue quasi interamente il tracciato della strada Nuoro-Lanusei fino a raggiungere la zona del Passo Correboi, limite meridionale del territorio, vicino al quale si trova la cima più alta, il monte Armario (1433 m). A sud-est l’agro continua oltre l’altipiano di Olài per giungere fino alla foresta demaniale di Montes, porta di accesso al Supramonte di Orgosolo. Tutto il territorio è ricco di sorgenti e corsi d’acqua. Oltre al Cedrino si segnalano il Flumineddu, il Rio Olài, il Rio Sorasi e il Rio Ilòle.
Il Supramonte La parte orgolese del Supramonte ha una estensione di oltre 3000 ettari ed è caratterizzata da paesaggi incontaminati e di rara bellezza. Il terreno è generalmente abbastanza arido e alterna ampie distese di roccia calcarea a grandi foreste, mentre la fauna è ricca di specie rare. Il Supramonte di Orgosolo include uno degli ultimi probabili residui di foresta primaria d’Europa, caratterizzata da lecci, tassi e ginepri, e ospita numerose piante endemiche. Abbondante è anche la fauna, con la presenza di cinghiali, mufloni, ghiri, martore, gatti selvatici, oltre a diverse specie di rapaci come l’aquila reale, l’aquila del Bonelli, il falco pellegrino, l’astore e la poiana. Sono scomparsi dal territorio il grifone, l’avvoltoio monaco e il gipeto, che fino a qualche decennio addietro popolavano le pareti rocciose. Per quanto riguarda il gipeto, è in fase attuativa un progetto finalizzato alla reintroduzione della specie. Fra le vette più elevate le cime gemelle di Monte Novo San Giovanni e di Fumai (1316 m). Da un punto di vista geologico l’area è caratterizzata da imponenti fenomeni di carsismo che danno origine a numerose grotte e doline: notevole è di Su Sielhone, che ha un diametro di circa 500 metri. Un altro spettacolare paesaggio naturale è quello costituito dalla gola di Gorropu, un canyon creato dal Rio Flumineddu con pareti verticali alte fino a 400 metri. Le testimonianze archeologiche del Supramonte sono altrettanto importanti e confermano la presenza umana nel periodo prenuragico e nuragico. Numerosi sono i nuraghi, fra i quali il complesso di Mereu, dal caratteristico colore bianco, composto da una torre principale e due torri secondarie.

Foresta di Montes. Orgosolo.
Gennargentu, Monte Novu. Orgosolo.

La preistoria La presenza umana nel territorio orgolese coincide con i primi insediamenti in Barbagia e nella valle del Cedrino. Le numerose grotte calcaree offrivano infatti un riparo sicuro alle popolazioni che risalirono il fiume penetrando all’interno del territorio, come testimoniano i reperti rinvenuti nella Grotta Corbeddu, nel vicino salto di Oliena. Anche nella zona di Orgosolo sono probabili insediamenti in caverna, tra le zone di Locòe e Pradu. Alcune tracce umane risalgono al Paleolitico medio, anche se ipotesi più certe si possono avanzare a partire dal Neolitico. Risalenti al Neolitico medio sono le tombe ipogeiche de Sa Lhopàsa e alcuni ritrovamenti nella zona di Orùlu. Numerosi i dolmen, i menhir e le domus de janas, soprattutto nelle zone di Sa Lhopàsa, Orehàrva, Oleìli, Sirilò, Gorthène, Locòe e Galanoli. In queste aree sono presenti circa 60 domus e una ventina di menhir, alcuni dei quali fra i più alti dell’isola con oltre 6 metri di altezza. Nel periodo prenuragico, nuragico e fenicio-punico tutta l’area fu interessata da una intensa attività di costruzione, di cui restano tuttora tracce imponenti. Nell’area orgolese sono presenti circa 16 nuraghi, numerose Tombe di Giganti, insediamenti, circoli megalitici e fontane sacre. Notevole, per importanza delle costruzioni e per l’abbondanza di reperti recuperati, il deposito votivo di Orùlu, a pochi km dall’abitato.
La storia In epoca romana la zona fu sempre turbolenta e mai del tutto pacificata, con continue incursioni e attacchi alle legioni. Le tracce di una stazione militare romana sono visibili a Sorabile, a qualche km dal confine del salto orgolese, vicino a Fonni. I barbaricini, favoriti dalla conoscenza dei territori montani, riuscirono a lungo a mantenere la loro indipendenza, impegnando l’esercito romano in operazioni di guerriglia fino in età repubblicana. I primi nuclei del paese attuale si sviluppano in epoca medievale, dopo il Mille. Nel periodo giudicale Orgosolo fece parte prima della curatorìa Dore-Orotelli del giudicato di Torres poi di quella di Othan-Sarule. Alla caduta del giudicato il villaggio fu inglobato nei territori del Giudicato di Arborea e i suoi rappresentanti parteciparono nel 1388 alla firma della pace fra Eleonora d’Arborea e il re Giovanni I di Aragona. Nel 1420 il villaggio passò al Regno di Sardegna per diventare nei secoli feudo di varie famiglie nobiliari isolane, dagli Alagon ai Cubello, dai Carroz fino ai Da Silva, dai quali venne riscattato nel 1838. Nel 1724, pochi anni dopo il passaggio dell’isola ai Savoia, Orgosolo ottenne la cessione perpetua dei terreni del villaggio di Locòe, disabitato già dalla fine del Seicento. Il duro regime feudale aveva lasciato in Sardegna un’economia poverissima, soprattutto a Orgosolo dove l’agricoltura era quasi inesistente e la pastorizia si basava sulla transumanza e sullo sfruttamento dei pascoli, spesso compromessi dalle cattive annate. L’“Editto delle Chiudende” del 1820 non cambiò la realtà del pastore orgolese, che avrebbe continuato la propria attività seguendo la consuetudine secolare del godimento comunitario delle terre pubbliche. Anche per questa ragione le differenze socio-economiche sono state sempre poco evidenti nel paese e la presenza di una vera e propria classe sociale agiata o nobiliare è pressoché nulla, a differenza di altri centri del circondario.

Montes, Monte Novo San Giovanni. Orgosolo.

Il “mito” Nella Sardegna interna (non solo in essa, ma soprattutto in essa) l’estrema povertà, il sottosviluppo e il malessere sociale favorirono la nascita o l’inasprirsi di fenomeni endemici come l’abigeato e il banditismo. A Orgosolo queste manifestazioni furono particolarmente gravi e portarono sul finire del Settecento a forti inimicizie tra famiglie e feroci vendette che causarono più di venti omicidi in quattro anni. Oltre alle attenzioni delle autorità la situazione del paese attirò anche l’interesse di vari scrittori e giornalisti dell’epoca, contribuendo a far nascere quello che sarà per lungo tempo il “mito” di Orgosolo, l’immagine di una sua particolare diversità rispetto ad altre comunità della stessa Sardegna interna, pur soggette anch’esse a episodi di violenza. Alla base del mito, secondo G.B. Salis, «l’audacia banditesca dei suoi abitanti, ma anche le loro grandi risorse umane», che hanno sempre tenuto vivo l’interesse dei media nazionali e internazionali per le vicende orgolesi: una «rispettosa venerazione», come scriveva Pasquale Cugia nel 1892. Nell’Ottocento i vari giudizi sul paese e la sua gente sono spesso discordanti, nel 1834 l’Angius descrive un popolo «assai sfavorevolmente conosciuto, per lo spirito di vendetta, per le rapine», ma ne esalta anche la fierezza e la lealtà: «Fra molti prezzolati che servon di guida e di spia per gli arresti non credo si possa nominare un solo orgolese».
Dal canto suo Cugia elogia l’ospitalità orgolese: «È ospitale nella sua rocca ed, entrati nel suo territorio, voi gli siete sacri e gli son sacre le cose vostre. Al di là del salto di Mamoiada, di Oliena e di Nuoro, non è più la stessa cosa». È il ritratto di un popolo temuto eppure ammirato, consapevole di appartenere a una comunità ben definita, fortemente legato ai suoi luoghi, alle sue tradizioni e ai suoi costumi, impegnato da secoli a difendere la propria autonomia e la propria identità.
Il banditismo e la “disamistade” Anche dopo l’Unità d’Italia molti orgolesi – come molti barbaricini – si davano alla latitanza per sfuggire alla leva militare e non abbandonare le greggi, anche se Lamarmora sottolinea la buona partecipazione dei giovani di Orgosolo alla leva obbligatoria del 1850. In quegli anni nelle campagne del paese erano frequenti gli scontri a fuoco fra i contingenti militari e i latitanti asserragliati nelle boscaglie. Uno di questi, descritto anche nel libro Caccia grossa di Giulio Bechi, è passato alla storia come la battaglia di Murguliài (o “Morgogliài” secondo le cronache ufficiali). I fatti risalgono al luglio del 1899, quando in quella località ai piedi del Supramonte furono uccisi quattro fra i banditi più famosi dell’epoca (nello scontro morirono anche un carabiniere e un soldato di fanteria). La repressione sistematica a cui lo Stato ricorreva non evitava le cicliche esplosioni di violenza, le vendette, le inimicizie. Una di queste fasi si ebbe a Orgosolo fra il 1906 e il 1916, quando una grande disamistade, causata soprattutto da motivi di interesse, coinvolse molte famiglie, provocando la morte violenta di oltre trenta persone. Nella faida rimase implicata anche una donna, Paska Devaddis, che si diede alla latitanza e morì di stenti e di tubercolosi. I fatti ebbero larga risonanza in tutta Italia. La Prima Guerra Mondiale costò a Orgosolo, come a molti altri paesi della Sardegna, un grande numero di caduti; molti furono i decorati al valore. Il dopoguerra segnò qualche cenno di ripresa e il paese poté disporre di alcune infrastrutture che alleviarono in qualche misura l’isolamento del territorio. Oltre alle strade Orgosolo-Oliena e Orgosolo-Mamoiada, costruite fra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, negli anni Venti fu aperto un asilo infantile e nel 1928 fu istituita la corsa giornaliera di autobus sulla linea Orgosolo-Mamoiada-Nuoro. Negli anni Trenta sorse il primo caseggiato scolastico, un moderno edificio dotato di un impianto di riscaldamento a termosifoni fino ad allora sconosciuto in molte scuole dell’isola (e forse anche d’Italia). Nel 1931 un altro fatto importante segnò la storia di Orgosolo, allorché le autorità decisero di permutare alcuni terreni comunali a favore dell’Azienda Foreste Demaniali. La notizia trapelò con una serie di scritte anonime apparse sui muri delle chiese che dicevano «Svegliati popolo dormente, Comunale venduto!», provocando l’immediata reazione della popolazione. Centinaia di donne si radunarono per prime in municipio, cacciarono gli impiegati e sigillarono la porta, mantenendo il presidio per diversi giorni. Le autorità dispiegarono un gran numero di forze dell’ordine, ma evitarono di impiegarle preferendo annullare la decisione e non toccando il territorio. Su Cummonale, il territorio comunale pubblico, è uno dei valori ai quali l’orgolese è più legato, perché è una delle fonti di sostentamento dell’economia del paese oltre che il simbolo della libertà e dell’indipendenza. La gente di Orgosolo da sempre difende questa risorsa da tutti i tentativi di ingerenza esterna.
Inchieste e film: Cagnetta, Volta, De Seta
Dopo la Seconda Guerra Mondiale le condizioni di vita rimanevano estremamente dure e l’economia del paese continuava a basarsi principalmente sulla pastorizia, praticata in maniera immutata da secoli. Negli anni Cinquanta la società orgolese viene analizzata e studiata da vari autori che hanno lasciato testimonianze memorabili della loro attività sul campo. L’antropologo
Franco Cagnetta realizzò una serie di indagini sul paese, che troveranno la luce nei saggi La disamistade di Orgosolo del 1953 e Inchiesta su Orgosolo del 1954. Quest’ultimo, apparso sulla rivista “Nuovi Argomenti”, ebbe un impatto dirompente sugli studi antropologici italiani e fu osteggiato dalle autorità dell’epoca, che denunciarono per vilipendio e turbamento dell’ordine pubblico sia l’autore che la rivista. Il saggio riproponeva tutta l’attualità della “Questione meridionale” segnalando la sistematicità dell’azione repressiva e violenta dello Stato nell’area barbaricina e il tentativo di manipolazione ed espropriazione culturale da parte delle classi dominanti ai danni delle classi sfruttate. L’eco provocato sulla stampa italiana ed estera fu enorme per la straordinaria valenza scientifica dell’indagine, che oltre a studiare in profondità il fenomeno del banditismo sardo documentava la realtà di una società ancora estremamente sottosviluppata. In quegli stessi anni il paese continuò a salire alla ribalta grazie all’interesse che continuava a suscitare in tanti studiosi e artisti, fra i quali il fotografo Pablo Volta che riprese col suo obiettivo le attività, i luoghi, le persone. Ma anche il cinema si occupò di Orgosolo per merito di Vittorio De Seta, documentarista antropologico già attivo in Sicilia e in Calabria. Dopo il documentario Pastori di Orgosolo girato negli anni Cinquanta, il regista decise di realizzare un film ambientato nel paese. L’opera vide la luce nel 1961 e fu intitolata Banditi a Orgosolo. La pellicola fu girata interamente nel paese e nelle sue campagne con attori locali non professionisti, che dimostrarono grande sensibilità e buone capacità drammatiche. Il film narra in finzione una vicenda reale, ambientata nella civiltà agro-pastorale, ma rappresenta anche uno straordinario documento storico ed etno-antropologico che gli valse il Premio “Opera prima” alla Biennale di Venezia. De Seta ha sempre mantenuto un forte legame con la comunità: recentemente il Comune gli ha concesso la cittadinanza onoraria. La situazione dell’ordine pubblico nel paese continuò a essere critica anche negli anni Sessanta, a causa di frequenti omicidi e sequestri di persona, legati anche alla presenza di diversi latitanti. Era il tempo dei baschi blu e la massiccia presenza delle forze dell’ordine era una costante, le battute e le perquisizioni una triste consuetudine. Ma in quegli stessi anni la realtà sociale, economica e politica orgolese iniziava a cambiare in maniera silenziosa ma profonda. In ambito scolastico nacquero diversi corsi per l’istruzione superiore, alcuni gestiti anche dalla POA, la Pontificia Opera Assistenza presente nel paese già dal 1956.

La lotta di Pratobello e il Parco del Gennargentu

Queste scuole furono per anni molto attive e frequentate, sia dai giovani orgolesi che da tanti pendolari provenienti dai centri vicini. I grandi movimenti internazionali dell’epoca favorirono anche la diffusione della passione politica, che contribuì a far nascere diversi circoli giovanili e culturali molto frequentati. Fra essi il “Circolo Giovanile” svolse fra il 1967 e il 1970 un ruolo di primo piano nella vita politica e sociale della comunità. Furono i suoi soci, infatti, fra i primi a sensibilizzare i concittadini sui problemi legati al progetto di istituzione del Parco del Gennargentu, a essere in prima linea nella lotta di Pratobello, a essere spesso controparte dei partiti politici e dell’amministrazione comunale di allora. A cavallo degli anni Sessanta e Settanta anche l’economia del paese tende a cambiare, alla pastorizia si affiancano i cantieri per la forestazione e il miglioramento dei pascoli, si formano alcune cooperative nel settore edile e agricolo, e il turismo.
I “murales” Nel 1969 vengono realizzati a Orgosolo i primi murales, ad opera del gruppo teatrale anarchico milanese “Dionisio”. Il fenomeno muralistico si afferma però definitivamente a partire dal 1975, grazie soprattutto all’artista senese Francesco Del Casino. All’epoca docente presso le scuole medie del paese, Del Casino e altri insegnanti decisero di coinvolgere gli alunni per realizzare una serie di manifesti in occasione del trentennale della Resistenza e della Liberazione. La novità e la buona riuscita dell’iniziativa fecero sì che dai manifesti cartacei si passasse alla trasposizione sui muri dei messaggi da veicolare. Da allora in poi l’attività muralistica orgolese non si è mai fermata, arricchendosi anno dopo anno di nuovi dipinti, legati quasi sempre a tematiche sociali. Numerosi e vari gli argomenti trattati, dai fatti di Pratobello ai problemi legati alla pastorizia, dalla guerra di Spagna al Vietnam e al golpe cileno, dall’emancipazione femminile alla storia degli indiani d’America ecc. I murales costituiscono un importante patrimonio per la storia e la cultura del paese nonché per la sua economia, essendo uno dei principali motivi di richiamo e di interesse per i turisti.


Murales. Orgosolo.
Murales. Orgosolo.

Il paese Secondo Max Leopold Wagner, uno dei massimi studiosi della lingua sarda, Orgosolo deriverebbe il suo nome dal toponimo di probabile origine protosarda ma di etimologia incerta orgòsa, cioè “luogo acquitrinoso, ricco d’acqua”. L’ipotesi, seppur dubbia, appare comunque la più accreditata e potrebbe trovare conferma nella presenza di numerose falde acquifere nel sottosuolo del paese. Infatti erano e sono ancora presenti nell’abitato diverse fontane, alcune tuttora attive come Patteri, Cunzimu, Pinnihài e Sos Hàntaros, altre ormai esaurite o raccolte nelle reti fognarie come Sa ’e Tzia Mele, Dòhana, Cantìca e Gùshana. Oltre alle fontane esistono ancora oggi all’interno di alcune abitazioni gli antichi pozzi per la raccolta dell’acqua. Il termine orgosa o comunque il prefisso org-, è del resto ancora presente in alcuni toponimi dell’agro come Orgoài, S’Orgosa ’e s’Elihedda, Su Gùtturu de Orgosa ecc., anche se tutti sembrano individuare luoghi caratterizzati più dalla presenza di spiazzi e radure che dall’umidità del terreno.
Il paese è adagiato nella parte inferiore del monte Lisorgòni (918 metri), digradante verso la vallata di Sant’Eléne. Visto dall’alto, l’abitato assume la forma di un arco, disposto lungo un asse est-ovest e diviso in maniera quasi simmetrica dal Corso Repubblica, che è la via principale. Il nucleo abitato più antico risulta essere attestato nel rione di Sant’Antoni ’e Su Ohu, a valle del corso, nei pressi della chiesa dedicata a Sant’Antonio Abate, risalente probabilmente al XIV secolo. Oltre a Sant’Antoni, alcuni trihinzos (rioni) del nucleo storico sono Matzài, Haspiri, Monte Isòro, Puntzone, Zarinu, Hurvulihài a monte del corso, Sa Harrera, Piritzia, Minnimòe, Cantìca, Gùshana a valle. Orgosolo si presenta ai visitatori come una cittadina animata e vivace, abbellita dai murales e con un intenso traffico soprattutto nel Corso Repubblica. Lungo la via sono distribuiti molti esercizi commerciali: bar, punti di ristoro, gelaterie, negozi di artigianato e prodotti tipici, eleganti negozi di abbigliamento, gioiellerie e mercerie. Il centro storico, pur nella sua particolarità, non presenta uniformità nelle costruzioni, alternando ottimi esempi di restauro e recupero delle antiche case in pietra ad alti edifici intonacati realizzati a cavallo degli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso. Da un punto di vista architettonico, con le limitazioni imposte dalle leggi sui centri storici, si tende ora a un sempre maggiore uso della pietra, soprattutto come rivestimento esterno. Numerose le chiese, sia nell’abitato che nelle campagne circostanti. Nel paese ve ne sono sette: San Pietro Apostolo, patrono di Orgosolo e già chiesa parrocchiale, Santa Croce, la citata chiesa di Sant’Antonio Abate, Sant’Antonio da Padova, San Nicola di Mira, l’Assunta e la chiesa parrocchiale del Santissimo Salvatore, aperta al culto nel 1971. Tutte ospitano funzioni religiose e novene, anche grazie alla presenza di quattro compagnie di prioresse (Sas Briurissas), che partecipano a tutte le messe e alle onoranze funebri. Fra le chiese campestri si ricordano quelle di San Marco, di San Michele Arcangelo e la chiesa dedicata ai santi locali Anania ed Egidio: secondo l’Angius i due martiri avrebbero sofferto la morte forse per mano dei barbaricini pagani, presso il santuario che sorge in località Berghìe, a pochi km dal paese.
L’economia e la società La pastorizia continua a essere una delle voci principali dell’economia di Orgosolo. Le aziende agropastorali sono oltre 200 e contano un buon numero di addetti. Il patrimonio zootecnico comprende oltre 18.000 capi ovini, 4000 bovini, 3000 suini, 2254 caprini e oltre 400 equini. Alla pastorizia si è affiancato il turismo, sempre più sviluppato e diffuso in tutto il territorio comunale. Orgosolo, con circa centomila presenze annue, è il centro più frequentato della Sardegna dell’interno, una tappa ormai obbligata per chi visita l’isola. La fama del paese, le sue tradizioni, i murales e le ricchezze ambientali sono le maggiori attrattive per il turista. Allo sviluppo turistico sono legate numerose attività commerciali, negozi, alberghi, ristoranti, bed & breakfast, società operanti nel turismo ambientale e nell’organizzazione dei pranzi all’aperto, con un indotto rilevante. Un’altra voce importante dell’economia orgolese è quella della cantieristica forestale. Una parte dei terreni comunali viene gestita dall’Ente Foreste della Sardegna attraverso due cantieri di lavoro che occupano stabilmente circa 250 persone. Molto attivi anche i settori edilizio, artigiano, delle costruzioni stradali e del movimento terra. Recentemente si è avuto un buon incremento del settore vitivinicolo, mai pienamente sviluppato nonostante l’ottima qualità dei terreni e dei vitigni. Attraverso un consorzio e alcune cantine private si vuole promuovere sul mercato il vino locale di qualità. Il paese ha una vita sociale intensa e vivace: le vie sono sempre animate, soprattutto dai giovani. Diverse associazioni sono impegnate nel campo sociale, nel volontariato e nello sport, mentre l’impegno politico, dopo le vibranti stagioni degli anni Sessanta e Settanta, segna oggi un po’ il passo. La gente orgolese è dotata di un’innata intelligenza e vivacità, è cortese nei modi e rispettosa nei confronti degli ospiti, è amante del bello e mostra buon gusto nel vestire e nella cura personale. I ragazzi hanno un aspetto gradevole, sono fisicamente eleganti ed esuberanti, anche se conservano una certa timidezza comune a tutti gli orgolesi. Le ragazze sono spesso slanciate e mostrano ancora quei caratteri che nel 1954 Cagnetta così descriveva: «Hanno visi quasi sempre belli, scuri e delicati. Lo sguardo è cupo, intenso, ardente. Di statura alquanto più alta della media delle donne sarde, le orgolesi hanno corpo slanciato, agile nel sedersi e nell’alzarsi da terra senza l’aiuto delle mani».



Particolare del costume tradizionale di Orgosolo.
Processione dell'Assunta a Orgosolo.

La lingua, il costume e le tradizioni Orgosolo è certamente uno dei centri che meglio conserva l’uso della lingua sarda, utilizzata dalla totalità pressoché della popolazione in tutti i contesti della vita sociale. La parlata orgolese è fra quelle contraddistinte, secondo i linguisti, dal “colpo di glottide”, un fenomeno fonetico che porta a eliminare la consonante velare k a favore di un suono secco e gutturale che viene espresso graficamente con la lettera h. Pertanto a Orgosolo, come accade in altri centri della zona, parole come casu (formaggio), luche (luce), pache (pace) ecc. diventano hasu, luhe, pahe. La variante orgolese presenta anche altre peculiarità che creano pronunce molto complesse nelle sillabe che includono le consonanti c e r. In questo caso, il suono diventa lh, che cambia vocaboli come crai (chiave), cresia, (chiesa), porcu (maiale) in alhài, lhesia, polhu. Tali particolarità, unite alla velocità della parlata corrente, rendono il dialetto orgolese non immediatamente comprensibile a chi proviene da aree più distanti o non abbia familiarità con quei suoni. Il costume tradizionale, soprattutto quello femminile, è considerato uno dei più belli e ricchi dell’isola. L’abito maschile è costituito da su zippone, una giacca in panno rosso e blu con ricami e inserti in broccato, sa hamisa, la camicia con maniche e collo ricamati (collanas), sa vraha, il gonnellino, sos carzones e sas harthas, le uose, entrambe in orbace (uresi). Completano l’abito sa berritta, sa vrentiera, una cintura in cuoio, e sas peddes, la mastruca di pelle di agnello. Il costume femminile è complesso e ha un grande numero di elementi: sa careta, una cuffia in broccato, raccoglie e dà forma ai capelli, mentre tutto il capo è avvolto da su lionzu, la benda in seta gialla che copre anche parte del volto. Su zippone è di colore rosso ed è ricoperto da un corpetto nero aperto (sas palas). La camicia ha una serie di ricami sul collo e sulle maniche (su horo e sas collanas) e una pettorina interamente ricamata (sa pitturina). La parte inferiore è composta da tre gonne, due in orbace (su sahittu) e una in panno (sa veste), indossate una sopra l’altra, e da un grembiule, s’antalena. Il grembiule è abbellito da broccati e disegni floreali stilizzati dai colori sfavillanti (sas trìppides, sas pesadas e sos lizos), ricamati interamente a mano. S’antalena è il pezzo forte del costume femminile, un capo unico per la sua particolarità, ammirato in tutte le occasioni in cui l’abito viene indossato. Alla presenza del costume è legata la bachicoltura, un’attività antichissima che trova a Orgosolo uno degli ultimi centri della Sardegna, se non l’unico, in cui è ancora presente. L’allevamento dei bachi da seta (su ermeddu), registrato a suo tempo anche dall’Angius, è un’attività esclusivamente femminile che continua a essere praticata in maniera tradizionale da un ristretto numero di famiglie che si tramandano l’arte di madre in figlia. La coltivazione dei bachi serve soprattutto per ricavare la seta necessaria alla tessitura della benda del costume tradizionale femminile. Purtroppo l’antica tradizione è a rischio di estinzione per il numero sempre più esiguo di praticanti, anche se vi sono attualmente dei validi progetti per la sua salvaguardia. La festività principale è quella della Beata Vergine Assunta (Nostra Sennora) che si festeggia il 15 agosto. Le celebrazioni religiose si svolgono nella chiesa omonima e prevedono due novene distinte. Il culmine della festa è la processione della statua della Vergine che, traslata da un’urna in legno dorato, viene portata a spalla su un baldacchino riccamente adornato. La processione si snoda lungo le vie del paese e vede sfilare tra due ali di folla un gran numero di fedeli in costume tradizionale che recitano il rosario in sardo. La sfilata è preceduta dai cavalieri, che dopo la celebrazione danno vita allo sfrenato galoppo e pariglie de Sa Vardia. Accanto alle festività religiose viene organizzato un ricco programma di manifestazioni folcloristiche che durano diversi giorni. L’Assunta è particolarmente venerata dagli orgolesi, che ad essa offrono da sempre numerosi doni e si raccomandano invocandone la protezione. Su Mes’austu orgolese vede la partecipazione di un numero enorme di turisti e visitatori. Fra le altre ricorrenze religiose, il patrono San Pietro viene festeggiato il 29 giugno con una serie di cerimonie religiose e civili, il 25 aprile si celebra la festa di San Marco, mentre la prima domenica di giugno ricorre la festa dei Santi Anania ed Egidio. Una tradizione che si perde nella notte dei tempi è la festa de Sa Candelarìa, celebrata il 31 dicembre. La ricorrenza vive di due momenti distinti: al mattino i bambini, muniti di un sacco di tela bianca, si recano nelle case a chiedere Sa Candelarìa, costituita da un pane tipico, Su Coccone ’e Sa Candelarìa, frutta, dolci e soldi; il rituale prevede la richiesta con la frase: «A no’ la dazzes Sa Candelarìa?» (“Ci date la Candelarìa?”) e, una volta ricevuti i doni, il ringraziamento con la formula: «Deus bo’ lu pahede e a atteros medas annos!» (“Dio vi ricompensi e ad altri molti anni”); alla sera la festa si sposta nelle case delle coppie sposatesi nel corso dell’anno e Sa Candelarìa viene chiesta con gli auguri di Buon Anno e di prosperità per la nuova famiglia. Le vie si animano di giovani e adulti che intonano, spesso a tenore, motivi tradizionali come «Biva biva s’allegria» e «Dazzenollu su coccone» (“Dateci il pane”). Gli sposi ricevono gli auguri e offrono agli ospiti un ricco rinfresco con bevande e dolci. La visita si conclude con altri canti augurali per il futuro, «Bona notte e bonos annos!».
Il canto a tenore Orgosolo ha una grande tradizione nel canto a tenore, una delle grandi passioni dei giovani del paese. Su tenore orgolese conserva caratteristiche peculiari e autonome, soprattutto per il suono, fornito da un’apertura vocalica non riscontrabile in altre tradizioni, e per il grande senso poetico e musicale di alcune sue voci. Fra queste non si può non citare quella di Giuseppe “Peppino” Marotto, figura carismatica e voce solista in alcuni dei più conosciuti cori del paese, ma anche poeta, attivista politico e sindacalista. Marotto, scomparso tragicamente alla fine del 2007, ha rappresentato indubbiamente uno dei massimi interpreti del canto a tenore orgolese. Nei suoi testi, intensi ed ispirati, emergono il profondo amore per Orgosolo e la passione per l’impegno politico e sociale. Verso la metà del Novecento alcuni gruppi orgolesi sono stati fra i primi a diffondere questa antica forma musicale oltre i confini regionali, caratteristica comune ad altri cori sardi negli anni successivi. Il Coro di Orgosolo incideva già agli inizi degli anni Sessanta per una etichetta nazionale, esibendosi sia in Italia che all’estero. Nel 1969, a seguito della lotta di Pratobello, il Gruppo Rubanu scrive uno dei primi testi a sfondo politico, il famoso canto Pratobello. L’eredità dei gruppi storici viene continuata dai tenores più giovani, molto attivi e presenti in tutte le piazze della Sardegna, del continente e all’estero.
Pratobello 1969 Alla fine degli anni Sessanta il Ministero della Difesa decise di occupare una vasta porzione dei terreni comunali di Orgosolo, circa 13 mila ettari, per destinarli a poligono di tiro ed esercitazioni militari. Questa frazione di terreno ricadeva nel territorio comunale pubblico, da sempre adibito a pascolo e allevamento del bestiame. La decisione delle autorità fu oggetto di varie discussioni e dibattiti fra la popolazione, alimentati dalla fervida attività del “Circolo Giovanile” che con una serie di volantini ciclostilati sensibilizzò la popolazione e organizzò la prima assemblea. La situazione precipitò rapidamente alla fine di maggio del 1969 e conobbe la sua massima crisi nel mese di giugno. Dopo varie assemblee popolari e interventi politici e sindacali più o meno infruttuosi, i reparti dell’esercito iniziarono a disporsi sulle aree interessate per organizzare quello che sarebbe dovuto diventare un poligono permanente per il tiro e le manovre militari. Orgogliosi e legati in modo quasi morboso alle loro terre, unica fonte di sostentamento e di lavoro per molte famiglie, gli orgolesi insorsero e occuparono in massa le località interessate dalle esercitazioni. Il 9 giugno, in località “Pratobello”, quasi ai confini col salto di Fonni, circa 3500 persone iniziarono l’occupazione dei campi, cercando di far capire ai militari il punto di vista della popolazione. Più di tutti furono le donne a instaurare un dialogo privilegiato con i soldati. Molti di loro inizieranno a capire le ragioni della gente e impareranno anche a diffidare di chi aveva descritto gli abitanti del paese come banditi. Fu una occupazione pacifica ma frenetica, con i manifestanti che per tanti giorni corsero sotto il sole tenendo occupato l’esercito per impedire le esercitazioni e chiedendo, attraverso i volantini, «concimi, non proiettili» per quelle terre. Nonostante la tensione, che portò a qualche screzio con i soldati, si trattò di una protesta assolutamente incruenta ma anche assolutamente intransigente, che vide interi nuclei familiari uniti per impedire lo sgombero e l’accesso alle zone di tiro. Gli avvenimenti assunsero una grande risonanza, provocando interrogazioni parlamentari e diventando un caso politico nazionale, e catapultarono Orgosolo nuovamente all’attenzione dei media, questa volta per motivi ben diversi dai soliti episodi di malessere. La maggior parte dei giornali assunse però un atteggiamento critico nei confronti della lotta, tentando di politicizzare gli avvenimenti ma allo stesso tempo anticipando quello che sarebbe diventato con gli anni un importante problema per la Sardegna, quello delle servitù militari. La decisione e anche la testardaggine degli orgolesi, oltre a evidenti accordi fra le forze politiche, ebbero alla fine la meglio. Il ministero fece marcia indietro, comunicando il 26 giugno che il poligono di tiro non sarebbe stato più permanente ma limitato a un periodo di due mesi. Pratobello è stato un avvenimento-cardine nella storia recente di Orgosolo: una grande mobilitazione di massa e insieme un segno di civiltà e di senso profondo della comunità. In un’epoca in cui le notizie e le informazioni correvano certamente meno veloci di oggi e senza l’ausilio di un grande movimento solidale, il paese dimostrò nella vicenda coraggio e lungimiranza opponendosi a una decisione sconfessata poi dalle stesse autorità. La vicenda ha lasciato strascichi indelebili su coloro che l’hanno vissuta in prima persona, sulle generazioni future orgolesi e in tutta l’opinione pubblica della Sardegna dell’epoca. Pratobello ha sancito l’affermazione di Orgosolo come simbolo di ribellione e di protesta di tutta l’isola contro uno Stato distante dai reali interessi di un territorio bisognoso allora come oggi di politiche economiche adeguate, investimenti e infrastrutture. Nicolò Giuseppe Rubanu commenta così l’episodio nei suoi versi:

Orgòsolo pro terra de bandidos
fin’a eris da-e totu’ fis connota
ma oe a Pratobello tot’ unidos
fizos tuos falado’ sun in lota
contra s’invasione militare
ki a inie fi faghende lota...

Testi di Nicola Rubanu







Cartina di Orgosolo.

Dove dormire Dove mangiare Cosa fare a Orgosolo e dintorni

Sa Corte Locanda Tipica e Bed and Breakfast, Dove Siamo Via Nuoro - Oliena (NU).
Il Parco bed and breakfast Dove siamo Via Monte Ortobene 3, Nuoro (NU), dove dormire a Nuoro.
Cara a Monte Bed and Breakfast, dove dormire a Orgosolo, Sp Orgosolo - Mamoiada - Orgosolo (NU).

Cara a Monte Bed and Breakfast

Il B&B si divide in due strutture: la prima adibita all'accoglienza e alla sala colazioni, nella seconda si tromano le 5 camere. L'arredamento delle due sale richiama nei dettagli lo stile tipico sardo, che si inseriscono in un ambiente semplice e fresco. Ogni camera ha due posti letto, è arredata con cura e buon gusto, sempre nello stile della sala accoglienza e colazioni. In ognuna delle camere si può usufruire inoltre della presenza di un televisore e di un minifrigo e una di esse è attrezzata con un bagno per disabili.

Dove siamo Sp Orgosolo - Mamoiada - Orgosolo (NU)

Contatta "Cara A Monte B&B"

Sa Corte Locanda Tipica e Bed and Breakfast
Il Ristorante Bed & Breakfast Sa Corte è situato all'ingresso del paese, il locale è di gusto rustico e raffinato, con le caratteristiche linee architettoniche del posto splendidamente inserite in un vasto giardino mediterraneo. Il complesso è attrezzato per congressi e cerimonie, dispone infatti di una grossa cucina con forno a legna per i piatti tradizionali, il pane carasau e pizze. I servizi del Bed e Breakfast e turismo rurale comprendono sia i pernottamenti che le offerte di cucina tipica del territorio. Si suggeriscono poi trekking a cavallo nel Supramonte e nel Monte Ortobene.
Dove Siamo Via Nuoro - Oliena (NU)

Contatta "Sa Corte"

Il Parco bed and breakfast
Il B&B dista pochi minuti dal Corso Garibaldi, dai giardini di Piazza Vittorio Emanuele e dallo storico quartiere di San Pietro. La sua posizone inoltre permette di raggiungere in breve tempo i siti di interesse culturale. Una casa curata ed accogliente, offre agli ospiti tre camere da letto e due bagni in comune. A disposizione dei clienti una grande sala per le colazioni, veranda e giardino
Dove siamo Via Monte Ortobene 3, Nuoro (NU)

Contatta "Il Parco B&B"

L'Oasi Hotel
L'Hotel
"L'OASI" si affaccia sul golfo di Orosei, a picco sul mare, contornato da uno splendido contesto paesaggistico possiede un vasto giardino e una meravigliosa pineta circonda la struttura. L'Hotel si articola in diversi corpi separati, dispone di 30 camere con servizi, balcone, telefono, cassaforte, aria condizionata,TV/SAT, inoltre potrete usufruire di una sala congressi molto capiente e di parcheggio privato.
La Terrazza dove si trova il Ristorante si affaccia su un mare cristallino di incomparabile bellezza, in assoluto una delle più belle panoramiche di tutto il golfo. Massimo e Caterina vi aspettano con disponibilità e cordialità per rendere gradevole e confortevole il Vostro soggiorno all'Hotel.
Territorio Cala Gonone è famosa per la Grotta del Bue Marino e la spiaggia di Cala Luna, inoltre il territorio circostante all'Hotel "L'OASI" offre la possibilità di praticare trekking, free climbing, e visitare itinerari archeologici nelle zone più suggestive dell'isola come Tiscali e la spettacolare Gola di Su Gorropu, nei pressi di Dorgali. L'Hotel, già da due anni si fregia del marchio di Legambiente Turismo Sardegna
Dove siamo Via G.Lorca 13, Calagonone (NU)

Contatta "L'Oasi Hotel"

Quasar Hotel Ristorante
L'Hotel Ristorante Quasar, situato in un angolo di Sardegna dove le bellezze naturali sono ancora intatte, si affaccia sull’incantevole golfo di Orosei, a 500 mt. circa dalla spiaggia principale di Cala Liberotto. La cucina offre le specialità marinare e i piatti tipici regionali e internazionali. L’apertura è stagionale da maggio a ottobre. Quasar dispone di
22 camere, posizionate su due piani, equipaggiate con tutti i servizi che si convengono a un hotel che si pone l’obiettivo di soddisfare ogni esigenza dei propri clienti, Ogni stanza è dotata di ampi servizi privati e di balcone che permette di godere appieno la vista dell’inconfondibile panorama del mare di Orosei.
Dove siamo Localita' Sos Alinos - Orosei (NU)

Contatta il "Quasar Hotel Ristorante"

L'Oasi Hotel  Via G.Lorca 13, Calagonone (NU), dove dormire a Calagonone.
L'Oasi Hotel  Via G.Lorca 13, Calagonone (NU), dove dormire a Calagonone.
Cortes Apertas a Orgosolo, Autunno in Barbagia a Orgosolo, dove mangiare e dove dormire a Orgosolo.
Cartina Cortes Apertas a Orgosolo, Autunno in Barbagia a Orgosolo, dove mangiare e dove dormire a Orgosolo.

Cortes Apertas a Orgosolo 2016
GUSTOS E NUSCOS

Autunno in Barbagia
15 e 16 Ottobre 2016


La comunità di Orgosolo si è distinta negli anni per la grande forza d’animo e combattività dei suoi abitanti che ancora nel secolo scorso dimostrarono come un piccolo stuolo di uomini animati da una forte volontà possa cambiare le sorti della storia. Paesaggi mozzafiato, foreste incontaminate e grandiosi fenomeni naturali caratterizzano il complesso montuoso del Supramonte nel territorio di Orgosolo. Si tratta di un esteso altopiano di calcari e dolomie con eccezionali formazioni rocciose arricchito da una ricca vegetazione alimentata dagli abbondanti corsi d’acqua sotterranei. L’area è compresa nel Parco Nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu. Terra di artisti e culla di arcaiche tradizioni Orgosolo rivela uno spirito vivace e un profondo legame con le sue radici. Il paese è noto per laproduzione di su Lionzu , la raffinata benda che incornicia il viso delle donne quando indossano l’ abito tradizionale orgolese . Per la realizzazione del copricapo si utilizzano fili di seta prodotta da una selezionata varietà di baco allevato esclusivamente per questo utilizzo da una famiglia di artigiane che lo eredita di generazione in generazione. Orgosolo è uno dei centri della Barbagia in cui si tramanda l’arcaico canto a Tenore, proclamato dall’UNESCO Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità.

SABATO 15 E DOMENICA 16 OTTOBRE 2016
Ore 10.00 – APERTURA CORTES, ESPOSIZIONI, MUSEI.



SABATO 15 E DOMENICA 16 OTTOBRE

Nelle due giornate del 15 e 16 ottobre 2016, date di svolgimento delle manifestazioni di Gustos e Nuscos, il nome con cui a Orgosolo da sempre si identificano le date delle Cortes Apertas nell’ambito del circuito Autunno in Barbagia, le attività che la comunità orgolese offre agli ospiti sono molteplici. Coinvolgendo numerosi operatori e con la collaborazione dei cittadini si organizzano ricostruzioni del vivere consuetudinario all’interno delle cortes, con dimostrazioni sui mestieri e i lavori della tradizione i cui segni sono rimasti finora a caratterizzare la produzione orgolese. Nell’arco delle due giornate diversi eventi scandiscono il tempo con il teatro, la musica degli strumenti del ballo sardo e del canto a tenore, le sfilate col costume tradizionale. Il tutto coordinato dall’organizzazione delle associazioni di volontariato, da sempre partecipi a questo genere di attività.

ORE 10 Cortes, esposizioni, musei. Artes anti’has. L’artigianato a Orgosolo - Lungo le vie del paese

Sor ballos anti’hos. I balli della tradizione.
Sar domos anti’has. Le vecchie case e i loro arredi aperte per gli ospiti.
Sor dul’hes a s’anti’ha. I dolci preparati con le ricette di una volta.
Su hasu a s’anti’ha. I formaggi autentici e genuini dei pastori orgolesi.
Sos hustumenes anti’hos. I colori del costume più bello della Sardegna.
Sar maneras anti’has. I modi del “fare” consuetudinari.
Su pane a s’anti’ha. I diversi tipi di pane lavorato nei forni a legna.
Sa petha a s’anti’ha. La carne preparata per l’arrosto o gli insaccati.
So’ sonos anti’hos. I suoni del canto a tenore, dell’organetto e dell’armonica a bocca.
Sa’ sedas anti’has. L’esclusiva lavorazione della seta orgolese.
Sos tri’hinzos anti’hos. Le tipicità delle contrade che formano il centro abitato.
Sor vinos anti’hos. I vini sinceri e la loro produzione per accompagnare gli assaggi.

ESCURSIONI
Ai Monti del Gennargentu, tel. 0784 402374
Equitours, cell. 348 3500724
Excursionatura, cell. 320 2745951
Il portico, tel.0784 402929
Monni Pietro Natale, cell. 347 7446322
Ristorante Supramonte, tel. 0784 401015
Sa ‘E Jana, tel. 0784 402437
Sandalion, cell. 339 1176775
Gian & Assu & C, cell. 339 4502978

SERVIZI DI RISTORO E SOGGIORNO A ORGOSOLO
Ai Monti del Gennargentu - Tel. 0784/402374
Equitours - Cel. 348/3500724
Excursionatura - Cel. 320/2745951
Monni Pietro Natale - Tel. 347/7446322
Il Portico - Tel. 0784/402929
Sa e’ Jana - Tel. 0784/402437
Sandalion - Cel. 339/1176775
Hotel Sa ‘e Jana - Tel. 0784/402437
Ristorante Supramonte - Tel. 0784/401015
Trattoria A Dommo - Tel. 333.4458788
Azienda Agricola Olèttana - Cel. 3290394043 -3491538462 - 3404158468
Agriturismo Locoe - Cel. 3489736398 - 3202892673
Ristorante Sos Tenores - Tel. 0784/402607
Supramonte Camping - Tel. 0784/401015
B&B Da Antonio Tel. 0784/402592 - Cel. 340/2705047
B&B Turre Tel. 0784/402347
B&B Veranos Cel. 348/0602310
B&B Cara a Monte Cel. 349/4121202
Internet caffè - Kebab Via Nuoro, 7 - Tel. 0784/402165

PERCORSI E LABORATORI DIDATTICI A ORGOSOLO
Tramas de seda, la seta nella tradizione tel. 0784 403207
Azienda Agricola Olèttana cell. 329 0394043 - 349 1538462 - 340 4158468
Fattoria didattica Locoe cell. 348 9736398 - 320 2892673

INFORMAZIONI
Biblioteca comunale tel. 0784 402087
Comune di Orgosolo
www.comune.orgosolo.nu.it
info@comune.orgosolo.nu.it

* Se prenoti avvisa che arrivi dal Portale leviedellasardegna.eu

Orgosolo Cortes Apertas degustazioni dolci tipici orgolesi.
Orgosolo particolare abito tradizionale Cortes Apertas, Autunno in Barbagia promozione turistica di Orgosolo.
Orgosolo 2012 Autunno in Barbagia Cortes Apertas Murales.
Orgosolo 2012 Autunno in Barbagia Cortes Apertas 20 e 21 ottobre 2012, Gustos e nuscos

Home Page | Località Sarde | Piatti Tipici | Cultura Sarda | Territorio | Spazio Aziende | Musica Sarda | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu