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Parco dell'Asinara : Isola dell'omonimo Parco Nazionale, famosa per i suoi asinelli bianchi.

Località Sarde > Sassari


Descrizione: Cala S. Andrea vista in tutto il suo splendore e incanto, quasi una laguna tropicale punteggiata da atolli di granito in un mare di limpido cristallo d'infinite sfumature di turchese.

Asinara
L'Asinara (in sardo S'Asinàra), è un'isola con una superficie di 52 km², disabitata. Amministrativamente fa parte del comune di
Porto Torres. Geograficamente è situata di fronte a Stintino a nord di Capo Falcone, nella Sardegna nord-occidentale, dalla quale è separata da uno stretto canale. Morfologicamente è montuosa, con coste alte e frastagliate, tra le quali si inframezzano spiagge, cale e calette ancora integre tra le quali cala Arena e cala Sant'Andrea. La vegetazione è scarsa anche per la mancanza di corsi d'acqua.

Il Parco dell'Asinara

L'Asinara è sede dell'omonimo parco nazionale dal 28 febbraio 1998, giorno in cui la Cantiello, la nave dell'istituto Penitenziario lasciava per l'ultima volta Cala d'Oliva con gli ultimi funzionari del carcere e gli agenti di polizia penitenziaria. Nonostante le origini storiche leghino Stintino all'Asinara, questa località non è mai stata ammessa a far parte del comitato di gestione ma è stata invitata comunque a far parte della "Comunità del Parco", altro organo previsto dalla Legge quadro sulle aree protette.

Parco Nazionale dell'Asinara

Ricchissima di avifauna e di ittiofauna, non è invece più presente la foca monaca. Sono presenti allo stato brado molti asinelli bianchi. Grazie alla permanenza del carcere di massima sicurezza nell'ultimo secolo, l'Asinara è ad oggi una delle isole maggiori del mar Mediterraneo nelle quali vi è stato minore sfruttamento e consumo di territorio.

La Cala d'Oliva si trova a nord est dell'isola dell'Asinara
L'isola dell'Asinara è una frastagliata formazione granitica e scistosa che si estende sulla punta nord occidentale della Sardegna, sopra Capo Falcone, estesa per 52 km quadrati che vanno dallo stretto di Fornelli, di fronte alla spiaggia Pelosa, alla punta dello Scorno, a settentrione.

Asinelli Bianchi dell'Asinara
 Asinara, panorama di cala d'Oliva

Con l'Isola Piana, da cui è divisa dalla rada dei Fornelli, e gli isolotti Rospo e Bocca, rappresenta l'estrema propaggine della penisola di Stintino, una sua continuazione al di là del mare. Oggi è Parco Nazionale: le sue spiagge di mare limpido, le sue “popolazioni” di mufloni e asinelli bianchi, le sue rare specie vegetali si possono apprezzare nelle visite regolamentate dall'Ente Parco. La Cala d'Oliva ospita l'importante porticciolo omonimo, uno dei principali approdi dell'Asinara insieme a Cala Reale e a Fornelli. È una zona molto importante per due motivi. Il primo è rappresentato dalle due splendide spiagge che vi si trovano, formate da sabbia bianca lambita da mare favoloso: una a sud del promontorio, detta Sa Murighessa o dei Detenuti; l'altra a nord, vicino al paese e al porticciolo. Inoltre, presso Cala d'Oliva sorge il paese, unico centro abitato dell'Asinara. Proprio dietro le abitazioni si ergono gli edifici dell'ex colonia penale, oggi adibiti a sede dell'Ente Parco e del Centro di Educazione Ambientale.
Come arrivare A Cala d'Oliva e all'isola dell'Asinara si arriva con le imbarcazioni autorizzate dall'Ente Parco, in partenza da Stintino e da Porto Torres.


La vetrina delle Aziende Sarde
Accesso dal mare a Cala dei detenuti, Isola dell'Asinara, Sardegna


L'Asinara, per dimensioni la seconda isola sarda dopo Sant'Antioco, presenta una forma stretta, allungata in senso Nord-Sud con un andamento della linea costa molto frastagliato, indice di una notevole varietà di habitat. L'Isola presenta una situazione storica, ambientale e giuridica estremamente singolare. Sebbene i primi resti della presenza umana risalgano al neolitico, la natura si é potuta conservare grazie ad un susseguirsi di eventi che le fecero assumere il nome poco accattivante di Isola del Diavolo.

Asinello albino dell'Asinara
Isola dell'Asinara, il Castellaccio

Uno sguardo in anteprima

L'isola dell'Asinara, lunga poco meno di 18 km e larga fino a 6, si trova nel territorio del Comune di Porto Torres in provincia di Sassari: è una delle più suggestive isole del Mediterraneo avendo mantenuto inalterato il proprio fascino naturalistico. E' stata a lungo sede di una colonia penale: questo ha fatto sì che i visitatori fossero, nel tempo, numericamente limitati, preservando quindi l'ambiente naturale. Dal 1997 è diventata Parco Nazionale e meta consueta di piccole crociere lungo la costa.
Il toponimo potrebbe derivare dalla presenza del caratteristico asinello sardo albino, o dal latino Sinuaria cioè dotata di insenature che rendono facile l'approdo via mare. Le piccole insenature si trovano nel lato orientale particolarmente ricco di spiagge suggestive come quelle di granito rosa, Cala Scombro di Dentro e di Fuori e la Cala Sant'Andrea. Il versante occidentale dell'isola è invece caratterizzato dall'altezza delle coste: Punta dello Scorno, il suo punto più alto, è segnalato dalla presenza di un faro.
Il paesaggio è decisamente vario: la presenza di un bosco di lecci nella Vallombrosa arricchisce la caratteristica vegetazione della macchia mediterranea, che fa da cornice anche specie di piante rare come la Evax rotundata e la Nananthea perpusilla, esemplari che incantano gli appassionati di botanica. Oltre agli asinelli albini nell'isola si trovano numerosissimi uccelli marini, mufloni e cinghiali.
Come arrivare
L'isola dell'Asinara è raggiungibile dal Porto Nuovo di Stintino e da Porto Torres: in entrambi sono presenti punti di informazione e vendita dei biglietti.




Ingrandisci la Mappa dell'Asinara




Storia

La prima presenza umana antica sull’isola sembra essere di origine protonuragica, con le domus de janas (letteralmente case delle fate: tombe o dimore?) costruite negli anfratti dell’unica lente di calcare morbido presente sull’isola, nei pressi della ex-diramazione carceraria agricola di Campu Perdu. Coevo è il bronzetto nuragico, raffigurante il bue stante, che pare sia stato ritrovato sull’isola e che ora è esposto all’Antiquarium Turritano di Porto Torres, ma la sua provenienza è tuttora incerta.
Oltre cento chilometri di coste, secche e rocce affioranti costituiscono un ambiente quasi inesplorato della storia marina dell’isola; i fondali non sono solo ricchi di pesci e alghe, ma anche di relitti di navi di tutte le epoche, affondate per eventi naturali di particolare intensità, per l’insidia dei fondali o per le numerosissime e cruente battaglie navali. Recente è il ritrovamento di un relitto di epoca romana, che trasportava anfore contenenti prodotti a base di pesce, ora visibile a pochi metri di profondità, a poca distanza dal molo di Cala Reale. Sul terreno, inoltre, non è difficile imbattersi in un coccio di tegola o anfora romana, segni espliciti di una diffusa presenza anche sulla terraferma. E’ certo dunque che i romani abitarono l’isola, tenendo stretti contatti con la vicina colonia di Turris Lybisonis, l’odierna Porto Torres. E diedero all’isola il nome di Sinuaria, per via delle numerossissime insenature.
Le prime incursioni degli Arabi in Sardegna a all’Asinara risalgono al 700 d.C. e sono caratterizzate da furibonde battaglie con i fieri Sardi, popolo intenzionato a difendersi ma assolutamente sprovvisto di mezzi adatti. La ritirata verso l’interno da parte delle popolazioni costiere lasciò scoperte coste e isole, che diventarono teatro di battaglia delle Repubbliche marinare, in particolar modo di Genova e Pisa.
Dopo la vittoria del 1015 contro Mugahid, l’ultimo invasore islamico, la Sardegna si aprì al continente, favorendo lo stanziamento delle diverse famiglie, specialmente liguri e toscane, attirate dai facili guadagni che la Sardegna allora prometteva. Fra queste casate vi furono anche i malaspina, marchesi di Lunigiana, che pare abbiano fatto erigere il castello situato nel massiccio che sovrasta lo stretto passaggio marino di Fornelli. La storia di questo castello, che dal basso della collina si confonde quasi con le rocce granitiche, appare tuttora comunque controversa: alcuni, ad esempio, ne fanno risalire la costruzione interno al 1590.
I coraggiosi monaci camaldolesi, provenienti dall’Abbazia pisana di San Michele in Borgo, interno alla metà del 1100 eressero il loro convento e lo dedicarono a Sant’Andrea, nelle alture antistanti la spiaggia tuttora nota con quel nome. In piena stagione di incursioni vanadaliche e di scorrerie di pirati, il questo luogo incantevole non lontano da postazioni strategiche, con la presenza di acqua dolce e fertili prati, i monaci costruirono la loro dimora servendosi delle pietre garnitiche del luogo. Oggi di quei manufatti non si trova traccia visibile; esistono solo ruderi di case, forse ricostruzioni di pastori eseguite nello stesso punto nel 1700. I monaci rimasero lì per secoli, ad osservare timidamente dal loro Cenobio le navi genovesi e pisane, e poi aragonesi e anche saracene, alla fonda nella rada della Reale, foriere di lutti e rovine.
Tra le varie battaglie navali nelle acque dell’isola tra Aragonesi, con base ad Alghero, e i Genovesi, di stanza all’Asinara, si ricorda quella avvenuta nel 1409, che alla fine vide vincitori questi ultimi, pur se numericamente inferiori, in quanto in possesso delle bombarde, che in questa battaglia, per la prima volta, vennero usate nelle acque sarde.
Negli anni intorno al 1500, per il perdurare delle incursioni dei turchi e dei mori cominciarono al edificarsi sulle coste sarde le torri di avvistamento e difesa; ma, almeno in un primo momento non bastarono a difendersi dai pirati, primo fra i quali il Barbarossa, che fece dell’Asinara la sua base per le scorrerie nel Tirreno, arroccandosi nel fortilizio del castellaccio, nella zona di Fornelli. A partire dal 1600 gli aragonesi costruirono le torri di Cala d’Arena, di Cala d’Oliva e di Trabuccato, tuttora visibili anche se non in ottimo stato. E i loro custodi, gli alcaici e gli artiglieri, esercitarono la loro indispensabile funzione anche contro i nuovi corsari del Mediterraneo, i francesi.
Quando la Sardegna nel 1720 passò ai Savoia, l’Asinara cominciò a popolarsi con pastori provenienti dalla Corsica e rifiutati dai sardi della Gallura e del Logudoro. Anche la tonnara di Trabuccato, in funzione da secoli e temporaneamente dismessa, riprese la sua produttività. Si arrivò in quel periodo a circa 100 abitanti, tra pastori, pescatori e torrieri. Uno dei più clamorosi tentativi di colonizzazione avvenuti nel passato fu quello dei fratelli francesi Gioacchino e Felice Velixandre. I due, speculatori di professione, fecero di tutto pur di avere la concessione dell’isola dal Governo Sardo, col preciso impegno di popolarla e colonizzarla. E’ stata sempre questa la storia dei Sardi, sempre incapaci di valutare le risorse locali, sempre animati dal desiderio di trovare un colonizzatore capace di farli rinascere. Insomma, nel 1767, i due francesi vararono il primo piano dell’isola dell’Asinara; i Velixandre allontanarono i 69 abitanti locali e vi insediarono 150 coloni francesi, i quali, però, si arresero alle difficoltà ambientali e agli imbrogli dei due fratelli che rinunciarono,nel breve volgere di due anni, al tentativo di colonizzazione.
1775: Arrivano i nobili sardi.
L’iniziativa dei Velixandre servì se non altro a richiamare l’attenzione, sempre tutt’altro che disinteressata, di molti; fra questi, un nobile sassarese, Don Antonio Manca Amat, Marchese di Mores, riuscì a convincere l’allora Re di Sardegna Vittorio Amedeo II di Savoia, che nell’anno 1775gli concesse l’isola con il titolo di Duca dell’Asinara. Sotto questo nuovo regime feudale migliorò la situazione dell’isola. Don Antonio fece arrivare dei Liguri che, forti delle loro esperienze, diedero segni concreti di sviluppo nell’agricoltura e nella pesca. Questo travaso di popolazione ecultura ligure venne reso più facile dall’unione politica tra la Repubblica Marinara di Genova e il Regno di Sardegna. Comunque, anche in questo caso l’incremento demografico che tutti si aspettavano non si verificò. La soppressione dei Feudi dell’Asinara e dell’isola Piana, venne regolata da una legge del 1837. Nel 1883, sette anni prima che avesse termine tale regime feudale, gli abitanti dell’isola non superavano le 250 unità.
1885 – L’istituzione della colonia penale e della stazione sanitaria.
La Legge n.3183 del 28 giugno 1885 autorizzò l’espropriazione dell’Asinara per stabilirvi una colonia agricola ed un lazzaretto, con uno stanziamento di ben 600.000 lire per la prima e di 400.000 per il secondo. La Legge passò non senza contrasti e non senza la ferma, tenace ed ostinata reazione degli abitanti della piccola isola. Trasferire in Sardegna gli abitanti dell’Asinara non fu cosa di poco conto: dovette intervenire la forza pubblica e navi da guerra traghettarono forzatamente i più ostili. La maggior parte del bestiame perì nelle operazioni di trasporto, mentre più tardi gli ex Asinaresi furono decimati dalla fame e dalla tubercolosi. Le 45 famiglie provenienti dall’isola trovarono un luogo adatto nella vicina Nurra e fondarono il borgo di Stintino.
Il Novecento: Il secolo del carcere.
Dopo la fine della grande guerra, l’isola risulta divisa tra tre Ministeri: Ministero della Marina, per i fari di Punta Scorno e della Reale; Ministero della Sanità, dalla Stazione Sanitaria Marittima della Reale a Trabuccato; Ministero di Grazia e Giustizia, tutto il restante territorio, utilizzato come casa di lavoro all’aperto. In quegli anni venne istituito il primo servizio di posta, effettuato con una barca a vela latina, il Postalino.
Negli anni dopo la campagna di Etiopia, tra il 1937 e il 1939, furono deportati all’Asinara centinaia di confinati etiopi, per essere sottoposti a “osservazione e bonifica sanitaria”. Tra essi anche la figlia del Negus Ailè Selassiè, che morì poco dopo a Torino, dopo aver perduto il figlioletto proprio all’Asinara. E’ sempre di quel periodo la costruzione di fortini e postazioni antisbarco, tuttora visibili in tutta l’isola.
Nella seconda guerra mondiale, l’Asinara non fu direttamente coinvolta in alcuna azione bellica, anche se non mancarono episodi rilevanti, come l’affondamento della corazzata italiana Roma avvenuto al largo di Punta Scorno esattamente il giorno dopo l’armistizio. In quegli anni cessa l’attività della Stazione Sanitaria, che viene in parte destinata ad ospitare persone in soggiorno obbligato per sospetto di mafia.
Dopo la seconda guerra mondiale l’amministrazione carceraria riprese il controllo dell’isola, con la colonia agricola impegnata nella coltivazione di cereali, ortaggi e vigneti e con l’allevamento di bestiame. E’ degli anni ’60 la costruzione di importanti opere e infrastrutture, quali bacini artificiali e interventi portuali.
Si arriva così alla metà degli anni ’70, quando una diramazione del carcere fu destinata a detenuti di particolare pericolosità. Erano questi gli “anni di piombo”, quelli in cui il fenomeno del terrorismo rappresentava un pericolo per lo Stato. In particolare l’art.90 del Nuovo Ordinamento carcerario del 1975 destinava un particolare trattamento ai terroristi reclusi, che durò sino alla sua revoca nel 1984. Soggiornarono allora nel supercarcere di Fornelli i maggiori esponenti del gruppo terroristico delle Brigate Rosse, quali Renato Curcio e Alberto Franceschini, oltre a una nutrita rappresentanza di detenuti appartenenti all’Anonima Sarda.
1991: La legge sui Parchi.
Proprio quando sembra prendere consistenza l’idea del “carcere leggero”, se leggero può definirsi un carcere, il Senato approva il disegno di legge sulle aree protette: fra queste, oltre al Gennargentu e Golfo di Orosei, a sorpresa viene inserita, con un emendamento del Senatore Montresori, anche l’isola dell’Asinara. La legge quadro sulle aree protette n.394 viene approvata dal Parlamento e con l’art.34 viene istituito il Parco nazionale del Golfo di Orosei, Gennargentu, e Isola dell’Asinara, con la clausola che entro sei mesi si perfezioni la prevista intesa con la Regione Sarda, pena l’istituzione di un altro Parco nazionale in luogo del Parco sardo. Nel febbraio 1992 si riunisce a Cagliari la commissione mista incaricata di studiare la proposta Amato per la creazione di un villaggio penitenziario sull’Asinara, che si conclude però con un nulla di fatto proprio a causa di diversità di vedute nella gestione del territorio dell’isola tra Ministero di Grazia e Giustizia e comunità locali. Nel giugno 1992 si firma comunque l’intesa Stato-Regione che sancisce l’istituzione del Parco Nazionale sardo.
1995: Un compromesso per l'Asinara.
In ottobre, in un incontro Stato-Regione, si ribadisce la proposta di una possibile suddivisione in due settori del territorio dell’isola: da una parte il carcere (ancora per due anni) e dall’altra le prime basi per la creazione del Parco nazionale. Insomma, una soluzione compromissoria rispetto a quanto dettato dalla legislazione vigente, ed in particolare dalla Legge 422/92 che fissava il termine della dismissione completa del carcere al 31 dicembre 1995. Il 28 ottobre Federico Palomba, presidente della Regione Sarda, annuncia che l’indomani si sarebbe firmato l’accordo fra Stato e Regione per l’istituzione del Parco nazionale. Ma, contemporaneamente, proprio lo stesso giorno, ritornano all’Asinara “ospiti” di rilievo fra i quali spiccano i nomi di Totò Riina e Leoluca Bagarella. In dicembre il Consiglio dei Ministri vota una proroga di altri quattro anni per la presenza del carcere, facendo slittare alla fine del 1999 la creazione del Parco.
1996: La reazione di Porto Torres
Nel gennaio 1996, dopo l’arrivo nell’isola dell’Asinara di un altro detenuto di spicco, Renato Vallanzasca, la reazione della comunità locale si fa sentire: il Sindaco Dessì e l’intero Consiglio Comunale minacciano le dimissioni nel caso in cui il Governo non ottemperi agli impegni presi e il deputato sardo Giampaolo Nuvoli invita gli altri parlamentari sardi a fare altrettanto. Nel frattempo, i Verdi di Porto Torres, organizzano un “Comitato di liberazione” ribadendo la loro contrarietà per il metodo di politica moderata che non aveva portato fino ad allora a risultati concreti. Il 5 gennaio si svolge in città, in silenzio ma con una larga partecipazione popolare, una fiaccolata per la liberalizzazione dell’Asinara, nell’ennesimo tentativo di sensibilizzazione. Il 7 febbraio 1996, il Consiglio Comunale, dopo ripetuti tentativi di dialogo istituzionale, si riunisce in piazza Montecitorio a Roma, davanti alla Camera dei Deputati, per manifestare tutta la rabbia nei confronti del Governo che non ha ottemperato alla data di scadenza del 31 dicembre 1995 per la dismissione del carcere. Il 22 febbraio però il decreto scade e viene reiterato il testo originario. In giugno arriva anche il parere negativo ai requisiti della necessità e urgenza dell’utilizzo delle carceri di Pianosa e Asinara: le azioni popolari e istituzionali evidentemente portano i loro benefici effetti ma ancora il Parco non c’è. E si notano le prime manifestazioni di preoccupazione da parte dei 330 agenti di custodia sardi ancora presenti all’Asinara, 150 dei quali abitano a Porto Torres.
1997: Finalmente il Parco.
Il 1997 è l’anno decisivo per la creazione del Parco. Già dal mese di gennaio il Ministro dell’Ambiente Edo Ronchi conferma la volontà di istituire un sottocomitato per l’Asinara, che opererà in maniera autonoma data la sua specificità e poca omogeneità rispetto al Parco del Gennargentu. Il primo passo per lo scorporo dell’Asinara si concretizza con la Legge 344 del 1997, nella quale all’art.4 viene istituito il Parco Nazionale dell'Asinara.
Durante la Conferenza Internazionale sulle Isole Protette del Mediterraneo, organizzato in aprile dall’Amministrazione Comunale di Porto Torres e dall’Associazione Mediterranea per l’Avifauna Marina Medmaravis, i rappresentanti dei parchi insulari e marini del Mediterraneo, scienziati e ricercatori di levatura mondiale, uomini politici e cittadini, si recano sull’isola dell’Asinara per quella che può essere considerata la prima visita turistica autorizzata ufficialmente nell’isola.
Nel giugno del 1997, il neoeletto sindaco Eugenio Cossu, indica al Sottosegretario del Ministero dell’Ambiente Valerio Calzolaio, in visita sull’isola, le priorità per l’inizio dell’avventura Parco: viabilità, trasporti e vigilanza.
Nel novembre del 1997 viene emanato il Decreto di perimetrazione provvisoria del parco e le prime norme di salvaguardia. Nel gennaio dell’anno successivo, successivamente alla partenza degli ultimi agenti della Polizia Penitenziaria, si insedia sull’isola il primo nucleo del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione Sarda, con precisi e impegnativi compiti di controllo dell’isola a terra e a mare, in collaborazione con la Capitaneria di Porto Torres. In attesa dell’istituzione di un organo di gestione del Parco, le strutture e gli animali domestici dell’Amministrazione Penitenziaria vengono affidati all’Azienda Foreste Demaniali della Regione, già presente con il personale sull’isola con compiti di riqualificazione ambientale.
Nel marzo del 1998 viene nominato Presidente del Parco Eugenio Cossu, sindaco di Porto Torres, insieme agli undici componenti del Comitato di gestione Provvisoria, in rappresentanza della comunità locale, degli Enti territoriali istituzionali, delle Associazioni ambientaliste, dell’Università e del Ministero dell’Ambiente.
Il Parco comincia effettivamente ad operare a metà del 1999, con la creazione di una struttura operativa composta da tecnici e personale amministrativo, struttura indispensabile per un’impresa ambiziosa e mai sperimentata in Sardegna e forse in altre parti del mondo: recuperare un’isola e il suo ambiente, per oltre 100 anni interdetti al pubblico e destinati ad usi diversi, ripristinando soprattutto le condizioni naturali e ambientali, la vivibilità e l’efficienza delle infrastrutture di servizio, ma salvaguardando in particolar modo l’atmosfera e l’anima del luogo.
2000: L'Asinara diventa proprietà Regionale.
Nel giugno 2000, l’intero compendio dell’Asinara comprendente terreni ed immobili viene trasferito dal Demanio dello Stato alla Regione Sardegna, così come previsto dallo Statuto Sardo per le dismissioni demaniali. Restano comunque allo Stato, in capo a vari Ministeri, alcune limitate porzioni di territorio per usi governativi: oltre al faro di Punta Scorno ed alcune zone sommatali di Punta Maestre Serre, affidate ai Ministeri di Difesa e delle Comunicazioni, sono affidate al Ministero dell’Ambiente a al Ministero dei Beni Culturali le strutture più importanti dell’area di Cala Reale. Altre strutture vengono affidate al Ministero delle Finanze, della Giustizia, della Difesa e dell’Interno.

Acque smeraldine di Cala dei Ponzesi e Cala Sabina


IL CARCERE
Durante la fase di transizione legislativa, nella quale si passa dai codici degli Stati preunitari alla promulgazione del codice Zanardelli, in Italia viene proposta l’istituzione delle Colonie Agricole, prendendo in considerazione il modello dell’isola di Pianosa (istituita nel 1858) e tra le diverse aree viene scelta in modo quasi incidentale l’isola dell’Asinara, è il 16 giugno 1885.
Il regolamento delle Colonie Penali Agricole entra in vigore il 1 marzo 1887 e prevedeva la suddivisione in due categorie, quelle destinate ai condannati ai lavori forzati e quelle per i condannati a tutte le altre pene.
La permanenza dei detenuti nella colonia era legata principalmente alla buona condotta e alle capacità nei lavori di coltivazione, dissodamento e bonifica dei terreni, nonché nella costruzione di strade e fabbricati.
Nel caso specifico dell’Asinara, i detenuti venivano trasportati con delle spedizioni effettuate dalle forze dell’ordine, denominate in gergo militare “traduzioni”; ogni traduzione accompagnava un numero di detenuti che variava dalle 10 alle 40 persone.
Una volta arrivati sull’isola, i detenuti affrontavano un colloquio con il comandante militare e dopo una prima valutazione, in base alla condanna riportata ed al tipo di reato, venivano ripartiti nelle varie diramazioni.
All’ingresso del carcere nel quale erano stati destinati, venivano sottoposti ad una visita sanitaria; solo il medico poteva disporre l’isolamento dell’individuo, così come poteva stabilire di metterlo nel letto di “contenzione”, nel quale doveva rimanere supino e dove gli venivano bloccati gli arti con appositi anelli, regolabili in base alla circonferenza di polsi e caviglie, per consentire un accurato controllo; il medico aveva inoltre il compito di redigere il diario clinico, una sorta di registro nel quale annotava le eventuali malattie e cure alle quali il soggetto veniva sottoposto.
Successivamente affrontavano il colloquio con lo psicologo e l’assistente sociale; anch’essi valutavano l’individuo e poi riportavano il loro giudizio in apposite cartelle.
Tutti i detenuti che soggiornavano all’Asinara venivano trattati allo stesso modo, senza preferenze e quelli considerati “buoni” avevano la possibilità di lavorare all’interno del carcere, come ad esempio nelle cucine o nelle foresterie.
Ognuno poteva usufruire del “sopra-vitto”, ovvero una quota da poter spendere all’interno dell’isola per acquistare libri e qualsiasi oggetto che avesse uno scopo culturale. Tale quota veniva stabilita dal Ministero di Grazia e Giustizia e ad esempio, nel 1985, non poteva superare le 350.000 lire mensili.
I familiari potevano andare a trovare i loro parenti periodicamente; per i detenuti del 41 bis, cioè tutti i mafiosi e i brigatisti, le visite erano concesse una volta al mese ed il colloquio avveniva tramite citofono separati da un vetro antiproiettile. Per tutti gli altri il colloquio era settimanale e senza nessun vetro.
La Colonia Penale Agricola, che divenne successivamente Casa di Reclusione, ossia luogo di soggiorno per i detenuti con condanna definitiva, era organizzata in diversi insediamenti residenziali, denominati “diramazioni” o “distaccamenti”.
Ogni diramazione era una sorta di piccolo carcere, costituito dai dormitoi per i detenuti, dalla caserma e alloggi per le guardie e dalle stalle per il ricovero degli animali.
Per quanto riguarda l’amministrazione carceraria, ogni distaccamento era composto da un direttore amministrativo, un capo diramazione, un comandante militare, educatori ed educatrici (in tutto sei), un assistente sociale, un psicologo, un psichiatra e diversi militari.
Le varie diramazioni erano dislocate in tutto il territorio dell’isola.
A Fornelli era ubicato il carcere di massima sicurezza, ampliato alla fine dell’ottocento e utilizzato come tubercolario durante la seconda guerra mondiale.
Gli anni del carcere di massima sicurezza iniziarono il 25 giugno 1971 con l’arrivo di 15 presunti mafiosi, ai quali, nel mese di settembre, se ne aggiunsero altri 18. Con il passare degli anni il numero dei criminali aumentava sempre più e così i reclusi iniziarono ad essere destinati ad altre diramazioni e solo quelli più pericolosi restavano a Fornelli.
La sera del 2 ottobre del 1977 vi fu una ribellione molto violenta che venne sedata solo il giorno successivo.
La struttura venne così rinforzata con nuove sbarre alle finestre ed alle porte, molto più robuste e sicure rispetto alle precedenti; venne ricostruita la volta ed anche il pavimento. Venne posta un’asta per bloccare la porta che dava l’accesso al cortile per “l’ora d’aria” e che consentiva l’ingresso dei detenuti solo uno alla volta ed inoltre, onde evitare contatti tra le stesse persone, di volta in volta veniva cambiata la provenienza di cella, ciascuna delle quali ospitava al massimo due individui. Gli armadietti in legno vennero sostituiti con degli armadietti in metallo fissati al muro, così come le scrivanie ed i letti. Nei corridoi vennero messi dei cancelli che separavano nel braccio un numero minimo di celle e, per ogni cancello, rimaneva una sentinella a fare il suo turno.
I corridoi, i cortili, nonché i punti più nevralgici delle aree più frequentate, venivano sorvegliati con dei sistemi di telecamere; vi era anche un circuito elettronico esterno, costruito su una recinzione molto vasta ma poi, a causa delle frequenti intrusioni da parte di animali selvatici, venne disabilitato.
Nel 1983 soggiornò nell’isola anche Raffaele Cutolo, appartenente alla Nuova Camorra Organizzata. In quel periodo i detenuti venivano suddivisi nelle carceri anche a seconda della “famiglia” di appartenenza: quelli che stavano dalla sua parte e quelli contro, questi ultimi appartenevano alla così detta “Nuova Famiglia”.
Santa Maria è stata una delle diramazioni più recenti e moderne; qui veniva praticata l’agricoltura utilizzando gli aratri a trazione animale; venivano allevati cavalli, maiali, capre e vitelli. Questa diramazione veniva anche denominata “legione straniera” perché il 95% dei detenuti erano stranieri, provenienti da tutto il mondo, algerini, peruviani, portoricani, egiziani, iracheni, tutti incriminati per spaccio di sostanze stupefacenti.
A Tumbarino, in un’area priva di terreni coltivabili, si ospitavano 10-15 detenuti che avevano il compito di fare provviste di legna e carbone. Qui soggiornavano detenuti con pene molto elevate, persone condannate soprattutto per violenza carnale, i così detti “mangiabambini”, cioè i condannati per pedofilia ed altri crimini a sfondo sessuale.
La diramazione di Stretti nacque intorno agli anni ’20; aveva vocazione agricola e vennero utilizzate le strutture realizzate dall’Amministrazione Militare. Ebbe vita fino agli anni ’60, fu poi abbandonata a causa delle avversità meteorologiche e dei forti venti che colpiscono questa parte dell’isola.
Campu Perdu fu istituito dopo il primo conflitto mondiale, riutilizzando le strutture già esistenti e di appartenenza dell’Amministrazione Militare, furono allestite delle stalle molto moderne con lo scopo di sfruttare i terreni limitrofi molto fertili.
Campo Faro venne realizzata nei primi anni del novecento, accanto al cimitero italiano.
Il distaccamento di Trabuccato fu istituito dopo la prima guerra mondiale e qui venivano mandati i detenuti pericolosi, ma non come quelli che soggiornavano a Fornelli, vi erano inoltre detenuti con pene meno gravi e sconsegnati, che coltivavano una vigna di circa 5 ha; qui le celle, come anche a Campu Perdu, potevano ospitare 10-15 persone ma nei periodi di massima affluenza, con l’utilizzo di letti a castello, vi potevano soggiornare anche 30 detenuti.
Nel villaggio di Cala d’Oliva si trovavano la direzione del carcere, gli alloggi degli impiegati, la chiesa, la scuola e la diramazione denominata centrale. Quest’ultima è stata realizzata nei primi anni del secolo scorso come struttura di alloggio per i carcerati della colonia penale. Nel corso degli anni sono stati effettuati numerosi interventi di ampliamento e ristrutturazione, in relazione all’utilizzo del carcere.
Inoltre vanno ricordate le piccole diramazioni di Case Bianche ed Elighe Mannu che permisero di avviare l’attività della Casa di Lavoro, con cui poté iniziare l’opera di consolidamento post-bellica. A Case Bianche i detenuti erano prevalentmente pastori e venivano denominati “sconsegnati” in quanto non erano sottoposti ad una vigilanza continua. A questi, veniva dato il “vitto in natura”, ossia delle provviste settimanali, poiché dovendo controllare il bestiame non potevano rispettare gli orari della mensa e a volte rimanevano a dormire in apposite strutture situate in prossimità del luogo di lavoro.
Successivamente, venne utilizzato anche il “bunker” di Cala D’Oliva, un ulteriore distaccamento creato agli inizi degli anni ’80. Era composto da poche celle di sicurezza, una delle quali ospitò Totò Riina.


Geografia e clima

Geografia
L'isola dell'Asinara è situata all’estremità nord-occidentale della Sardegna, tra Punta Colondri a sud (40°59’ N), Punta dello Scorno a nord (41°07’ N), Punta Salippi ad ovest (4°15’ E) e Punta Sabina ad est (4°06' E)
L'isola ha una superficie di circa 51 chilometri quadrati ed una lunghezza in linea retta di oltre 18 km. La larghezza varia da 290 m di Cala di Scombro ai 7 km nella parte più settentrionale dell'isola. Il perimetro costiero é di circa 110 km.
L’isola è caratterizzata da vaste superfici di roccia affiorante, con scarsa copertura vegetale a prevalente macchia arbustiva; solo l’area di Elighe Mannu, dove è localizzata l’unica formazione boschiva a leccio, presenta una piccola parte ricoperta da vegetazione arborea.
L'isola é composta da quattro piccoli rilievi montuosi collegati da istmi.
Quello settentrionale é il maggiore, sia per estensione che per altitudine, e comprende il rilievo più alto di Punta della Scomunica (408 msm), che si raccorda a meridione con la piana di Campu Perdu.
A sud di questo pianoro affiora il complesso scistoso del Monte Ruda (215 msm), il quale occupa una zona collinare di circa 2 chilometri quadrati, delimitata dall'istmo sottostante di Punta Marcutza (195 msm). In questo nucleo sono importanti i sistemi filoniani ed i depositi calcarei tirreniani.
Nella parte centro-meridionale dell’isola, a sud della zona denominata Stretti, è situato un altro gruppo di rilievi, tra i quali quelli di Punta Tumbarino (241 msm), Punta Romasino (215 msm) e Guardia del Turco (128 msm). La linea di cresta di questo rilievo è orientata in direzione NO-SE, similare ai rilievi di Capo Falcone e Monte Forte nella Nurra. Questo settore é delimitato dalle due rias di Cala Scombro di Dentro e Scombro di Fuori e risulta il punto più stretto dell'isola.
Il nucleo meridionale é costituito principalmente dall'intrusione granitica di Punta Maestra Fornelli (265 msm) e dagli scisti grigi identici a quelli della penisola di Stintino. Il raccordo tra quest'area e l'Isola Piana é interrotto dallo stretto di Fornelli le cui batimetrie non superano i 5 metri.
Lungo le coste è evidente una differente azione erosiva che rispecchia le esposizioni dei suoi litotipi: infatti la costa occidentale é ripida e rocciosa, quasi totalmente inaccessibile dal mare a causa delle falesie che in alcuni punti raggiungono i 200 metri. Qui la costa, che risente della forte azione delle correnti marine e del moto ondoso dei venti del IV quadrante, è caratterizzata dall’assenza di depositi sabbiosi e solchi di battente che si approfondiscono per qualche metro.
La costa orientale é al contrario generalmente bassa e rocciosa, con delle spiagge localizzate principalmente a Fornelli, Sant’Andrea, La Reale, Trabuccato, Punta Sabina e Cala Arena.
Esistono anche degli stagni retrodunali, nel litorale di Fornelli, a Cala Sant’Andrea e a Cala Arena.
Clima
La piovosità è caratterizzata da valori tra i più bassi di tutta la Sardegna, evidentemente influenzati dalla situazione di insularità e raramente raggiunge il valore medio annuo di 500 mm di pioggia.
Per quanto riguarda la temperatura, il mese più freddo è quello di febbraio con valori medi di circa 10 °C, mentre quello più caldo è agosto con una media di 23 °C.
I venti che spirano con maggiore frequenza sono il ponente, presente per circa il 35% dei giorni, e il maestrale, per circa il 13%: insieme questi venti di nord-ovest sono presenti per circa la metà dei giorni dell’anno. Il levante soffia circa il 20% delle volte, ma quando arriva è difficoltoso l’approdo sull’isola e la navigazione verso i vicini porti di Stintino e Porto Torres.
Il clima dell’isola è considerato semiarido e l’acqua è poca ma sufficiente; in inverno addirittura sussiste una piccola eccedenza idrica.

Per maggiori informazioni visita il Sito http://www.parcoasinara.org/


Cala D'olivaAsinelloFauna ProtettaMufloniTartarugaPesciFauna MarinaGabbianiAsinaraMufloniPorticciolo
Asinelli Bianchi Asinara
Asinelli Bianchi Asinara
Asinara punta Scorno

Asino dell'Asinara

Le sue misteriose origini sono ancora oggetto di studio. Secondo la leggenda gli asini sarebbero giunti accidentalmente a seguito del naufragio di una nave egizia, mentre secondo altri direttamente importati dall’Egitto ad opera del Duca dell’Asinara (1800). Recenti testimonianze raccontano della presenza di asini bianchi dalla fine del secolo scorso probabilmente abbandonati dagli abitanti dell’isola quando si trasferirono sulla terra ferma per la decisione di ospitare sull’isola un lazzaretto ed una colonia penitenziaria.
Una specie “a rischio” d’estinzione, come risulta dall’ultimo censimento del 1996 che indica la presenza sull’isola di soli 73 soggetti. La bassa fertilità delle femmine associata a problematiche di ordine sanitario (parassitosi intestinali, infezioni secondarie) e alla mortalità neonatale, spesso correlata alla forte consanguineità, sono fattori che non garantiscono la salvaguardia dell’asinello. Inoltre alcuni aspetti etologici (continue molestie, spesso letali, dei maschi nei confronti dei giovani nel periodo dei calori) contribuiscono certamente a rendere “critica” la sua sopravivenza.
Ricerca e tutela è quello che attualmente si propone l’Istituto Incremento Ippico della Sardegna allevando, presso il centro di Foresta Burgos, l’unico gruppo di animali numericamente consistente al di fuori dell’isola dell’Asinara.

Standard di razza

Area di origine: Isola dell’Asinara (Sardegna nord-occidentale).

Caratteri tipici:
- mantello: bianco con cute rosa e occhi celesti
- conformazione:
testa: quadrangolare con profilo rettilineo
collo: proporzionato
spalla: dritta e corta
garrese: poco pronunciato
dorso: leggermente disteso
lombi: forti e ben attaccati
groppa: corta e lievemente inclinata
petto: con scarse masse muscolari
torace: stretto ma abbastanza alto
arti: esili
articolazioni: esili con scarsi piani articolari
andature: corte con attitudine prevalente al passo
appiombi: regolari
piede: bianco, piccolo e poco resistente

- temperamento: timido, ma di buona indole
- altre caratteristiche: rustico e frugale

Dati biometrici a 30 mesi:


Maschi
altezza al garrese 80 – 115 cm
circonferenza torace 100 cm
circonferenza stinco 11 - 13 cm

Femmine
altezza al garrese 80 – 115 cm
circonferenza torace 100 cm
circonferenza stinco 11 cm

Asinara, veduta panoramica.
Asino dell'Asinara
Asino dell'Asinara

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