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Pau :: Paesino nella Provincia di Oristano famoso per i Museo dell'Ossidiana. Scoprilo sul Portale Le Vie della Sardegna.

Località Sarde > Oristano


Pau, ossidiana
 Pau, panorama da Vedetta Conca Mraxi

Pau
Pau è un piccolo comune della provincia di Oristano, situato nell'area geografica denominata Alta Marmilla, sul versante occidentale del massiccio vulcanico del Monte Arci. Il suo terreno è fertile e ricco di corsi d'acqua; si producono grano, orzo, fave e legumi.

Abitanti: 347
Superficie: Kmq 13,92
Provincia: Oristano
Municipio: via San Giorgio, 17 - tel. 0783 939002
Guardia medica: (Ales) - tel. 0783 91784
Polizia municipale: via San Giorgio, 17 - tel. 0783 939002
Biblioteca: via San Giorgio, 80 - tel. 0783 934014
Ufficio postale: via Funtanedda, 18 - tel. 0783 939219

Stemma di Pau

Si trova nel territorio storico della Marmilla, nel versante orientale dal Monte Arci, che incornicia il paese con i suoi folti boschi di roverelle. Il paesaggio è dominato da una dolce sequenza di rilievi collinari fra cui spicca quella "Su Ventosu", avente una quota di circa 681 metri. La zona di Pau vanta remoti insediamenti umani dovuti all'abbondanza di giacimenti di ossidiana, pietra vulcanica destinata alla lavorazione e commercio. Nel Medioevo Pau appartenne al distretto amministrativo o "curatoria" di Parte Usellus, facente parte del giudicato di Arborea. Successivamente, dopo la conquista aragonese divenne feudo dei Carroz, conti di Quirra. Il centro storico è articolato in una rete di strade in cui si affacciano antiche case in pietra e moderni edifici.
Il territorio «Facendo una piccola deviazione a destra passando vicino a due luoghi detti Conca ’e Chevru e Sennixeddu, si può prendere un sentiero incassato, che conduce alla cima del monte, verso la Trébina. Lungo il sentiero il viaggiatore ha qualche volta l’impressione di camminare sui cocci di una vecchia fabbrica di bottiglie nere, tanto sono numerose le scaglie di un vetro nero vulcanico che è chiamato ossidiana»: questo il ricordo del La Marmora (Itinerario dell’Isola di Sardegna, 1868), mentre attraversava il territorio di Pau. Pau è un piccolo comune del nord della Marmilla, adagiato su un costone acclive del Monte Arci, interessato da consistenti accumuli detritici di blocchi e noduli di ossidiana in giacitura secondaria, provenienti dagli affioramenti situati sui rilievi sovrastanti. È esposto ad est e il suo territorio è vagamente trapezoidale. Gli abitanti si chiamano pabesi (dal sardo pabesus). Confina con Ales (a ovest e a sud), Villa Verde (a est), Palmas Arborea (a nord) e Santa Giusta (a ovest). Raggiunge la sua massima altitudine a Perda Urias (743 metri s.l.m.). Il territorio declina dal Monte Arci verso la Giara e le colline tipiche della Marmilla. Il suolo è formato quasi completamente da materiali silicei di natura vulcanica, con accumuli di rocce basaltiche e ossidianiche, più evidenti nella parte alta. Le alture più significative, a parte la già citata Perda Urias, sono Genna Spina (732 m), Sa conca ’e su chevru (657 m), Sa cronta de s’àchibi (717 m) e le falesie de Is Passiabis (514 m). Le sorgenti sono numerosissime ed alcune di esse dissetano, durante tutto l’anno, buona parte della popolazione di Pau e di altri comuni vicini. Rinomata l’acqua de sa Mitza Fustiobau, importanti anche is mitzas Mereu e Abueu. Altre sorgenti note sono Pabodi, Sa Tellura, Niu Crobu, de s’Aqua vitania. Alcune di queste danno origine ai due rii principali, Sa cora de Juanni Corrias (o Mammaioni) e s’Arriu de su Craddaxiu, che insieme a diversi altri della zona costituiscono la sorgente del Rio Mogoro, che sfocia a Marceddì. A nord-ovest, in località Beda Manca, intorno ai 680 m, il territorio declina leggermente verso Palmas e la vista si proietta improvvisamente sul Golfo di Oristano. Il territorio è caratterizzato da un paesaggio rurale che persiste ancora in buona parte del paese, richiamando alla memoria un’economia agro-pastorale ancora diffusa: è dominato da boschi di leccio e sughera, ma a valle è stato impiantato a vigneto e frutteto.

Pau, La chiesa campestre di Santa Prisca
Pau, Scorcio del centro storico
La vetrina delle Aziende Sarde
Pau, La chiesa parrocchiale di San Giorgio, costruita nel XIV secolo

Cenni Storici su Pau La presenza dell’uomo nel territorio di Pau risale ad epoche remotissime, circa 5000 anni a.C. (Neolitico), ed è legata alla presenza dell’ossidiana, una ricchezza per tutte le comunità del versante orientale del Monte Arci. Si può immaginare l’intenso traffico che animava il monte in quei tempi. Quello che è stato chiamato l’“oro nero della preistoria” veniva in massima parte venduto e trasportato lontano, seguendo vie fluviali, e probabilmente trovava imbarco tra Porto Pistis e Marceddì, alla foce dei fiumi Mogoro e Mannu di Pabillonis. L’ossidiana, in parte, veniva lavorata sul monte per le necessità locali, da cui le numerose officine, stazioni di raccolta e di lavorazione di cui si sono trovate le tracce. Un’operazione laboriosa, giacché la pietra dura, quella utile, era ricoperta da strati di trachite. A Pau è stato individuato il giacimento di Perda Urias, un centro di raccolta, sei officine e dodici stazioni, diversi oggetti lavorati. Molti di questi siti sono situati in prossimità di nuraghi o sorgenti. I nuraghi individuati sono tre, uno monotorre (Su càstiu o Spàdua) e due complessi (Arruinas e Punta su Nuraxi: quest’ultimo, intatto, è completamente coperto). Altre tracce preistoriche si trovano in località su Forru de is Sinzurreddus, circa 350 m. a est dell’area di lavorazione di Sennixeddu, probabilmente un villaggio, ora in fase di scavo. Del periodo romano sono stati individuati alcuni siti dei quali restano solamente dei segni che dovrebbero corrispondere a sei abitati, per un’estensione complessiva di oltre 7 ettari, come l’abitato di Bruncu Perda Calloni al confine con Ales, ove abbondano i frammenti di embrici diffusi per una vasta area. A Sa Tellura è stata rinvenuta una tomba ben lavorata e abbondanti frammenti di ceramica; lo stesso a Pitzu sa Campana, Catzighera, Arruinas, dove l’abbondante presenza di massi lavorati fa pensare ad una villa padronale. A Perda Pastori è stato rinvenuto un cippo funerario in arenaria giallognola con la parte superiore a forma di testa umana stilizzata.
Il paese Un nucleo abitato sorgeva certamente intorno all’attuale chiesa campestre di Santa Prisca (Pinta). La chiesa, in cui si celebra la maggiore sagra paesana, si trova a qualche chilometro ad ovest del paese: è antica ed è stata ricostruita nel Settecento. Consta di tre navate, con copertura unica displuviata e portico antistante nel quale si aprono tre fornici, quello centrale più ampio dei laterali. Alla chiesa, poco elevata rispetto alla larghezza, si accede da un unico ingresso in facciata, architravato con cornice modanata, posto all’interno del portico. Vi è memoria di un’altra chiesa campestre, quella di Santu Luisu, citata in testi antichi, ma della quale resta solo il toponimo, appena fuori dell’abitato sulla provinciale che porta ad Ales. L’unica altra chiesa è la parrocchiale di San Giorgio, riedificata a fine Ottocento, sul crollo del tempio di stile gotico risalente al Seicento. È a navata unica, a croce latina con cupola all’incrocio dei bracci e copertura a capriate. Nel prospetto, delimitato da due lesene laterali, si apre un unico accesso architravato con cornice rilevata, mentre nella parte superiore, definita da una cornice modanata, è posta una finestra semicircolare. Il coronamento è timpanato. Alla sinistra un campaniletto a vela a due luci, con coronamento. Altre finestre semicircolari illuminano il transetto. Le uniche altre costruzioni di rilievo esistenti a Pau sono l’ex Monte granatico, che fino a pochi lustri or sono ospitava gli uffici comunali e uno sportello bancario; le ex Scuole elementari, dove ora sono ospitate attività laboratoriali del Centro di aggregazione sociale e la Biblioteca comunale; numerose case contadine a corte che conservano il loro antico aspetto e che, specie nel cuore dell’abitato, dove resistono ancora le antiche viuzze, infondono nel visitatore un senso di antico. Il nome Pau si pronuncia allo stesso modo sia in italiano che in sardo: deriva verosimilmente dalla parola latina pagus, “villaggio”, che a lungo andare ha identificato il villaggio romano rurale, il Gau dei popoli germanici. Difficile infatti farlo derivare più banalmente dalla parola sarda pauli (palude) o bau (guado), giacché la conformazione del territorio non mostra segni di antiche paludi o rilevanti corsi d’acqua. Il paese si raggiunge attraverso la strada provinciale 48 che si dirama sulla sinistra appena fuori l’abitato di Ales, abbandonando la S.S. 442. Si entra nel paese dopo 3 km attraverso un lungo rettilineo che prosegue per buona parte dell’abitato, diventandone la via principale. Dopo qualche curva si arriva alla piazza centrale, su cui sorgono la chiesa parrocchiale, il nuovo Municipio e il vecchio Monte granatico. Lungo la via centrale si osserva un paesaggio urbano tipico dei paesi della Marmilla, con abitazioni rurali, diversi portali ad arco che introducono ai cortili di antiche case contadine; sul lato sinistro diversi segni di discontinuità derivanti da diverse fasi riedificative verificatesi nel corso del Novecento. Dopo la piazza san Giorgio, cuore del paese, una lieve discesa conduce fuori dall’abitato verso Villa Verde e Usellus. L’unico altro sbocco viario è quello verso il Monte Arci, che si raggiunge lungo la via omonima, verso nord. Gli unici uffici, a parte quelli comunali, sono rappresentati dall’Ufficio postale, l’unico servizio è quello del medico di base. Altri servizi presenti nel recente passato sono stati persi; si è detto dello sportello bancario, stessa sorte è toccata alle Scuole elementare e materna; queste, già ospitate nell’ex-asilo vescovile, danno ora spazio al Museo dell’Ossidiana, che a breve avrà nuovissimi locali accanto al Municipio. In prossimità delle ex Scuole elementare e materna (due caseggiati frontali) sorgono alcuni impianti sportivi. Attualmente un gruppo di ragazzi pratica il tennis, organizzando e partecipando a tornei regionali. La vicina presenza del Monte Arci ha inoltre da sempre occupato i maschi locali nella caccia al cinghiale, per praticare la quale si è costituita da anni una Compagnia. Il paese può contare su due bar, due market, un panificio, una farmacia, alcune attività artigiane. Legati alla presenza dell’ossidiana sono il Camping Sennixeddu, attrezzato anche con bungalow e sala congressi e il vicino ristorante. Si contano infine anche due bed & breakfast.

Il paese dell’ossidiana Il Museo dell’Ossidiana, nato nel 1999, ha ravvivato la vita del paese, che si qualifica ormai come il Paese dell’Ossidiana. Sono stai ospitati diversi convegni internazionali, che hanno suscitato interesse per Pau da parte di altre comunità della Sardegna. Diverse scolaresche visitano ogni anno il Museo, venendo dalle zone più varie. Il tema ha suscitato l’interesse anche del turismo nazionale e internazionale, sia ambiental-naturalista (trekking), sia a livello di studiosi. Nel museo sono esposte opere di Carmine Piras, il primo e più apprezzato scultore dell’ossidiana, e dei fratelli Atzori di Oristano: due monoliti in ossidiana si levano nella piazza del Municipio. Oggi sa perda ’e pistoni (letteralmente “pietra da bottiglione”, come viene definita in sardo) ha acquisito anche un valore commerciale con la creazione artigianale di gioielli incastonati in oro, ricercati perché unici nella bellezza della colorazione naturale della pietra vulcanica.

La maggiore attrattiva culturale del paese è offerto dal Museo artistico dell'ossidiana, in via San Giorgio, in cui sono esposte le opere artistiche di Karmine Piras, rinomato scultore dell'ossidiana, ed altri manufatti realizzati dai fratelli Atzori di Oristano. Ma è in fase di allestimento anche la sezione archeologica relativa a questa lucente ed elegante pietra vulcanica. Dal museo è inoltre possibile partire per compiere un percorso naturalistico che conduce al monte Arci, fino a non molto tempo fa ricoperto da un tappeto di ossidiana nera, di cui alcuni frammenti tuttora sono visibili ad occhio nudo. E' quindi l'ossidiana l'elemento predominante del paese, ammirabile anche nella piazza antistante l'edificio del Municipio, in cui campeggiano imponenti monoliti di pietra lavorata: uno posizionato vicino all'ingresso, l'altro sistemato in una fontana, che si contraddistingue per le sue policromate lavorazioni. Con una breve escursione è possibile raggiungere "Sa Telluri", in cui sono visibili i segni della civiltà romana, da visitare attraversando punti di sosta panoramici di grande suggestione. Il paese vive un momento di festa collettiva in occasione di Santa Prisca Martire, celebrata il 1 settembre.



Museo dell'Ossidiana





Informazioni
Indirizzo: Via san Giorgio n. 8, Pau (OR).
Telefono: 0783934011.
Titolare: Comune di Pau (OR).
Gestione: Comune di Pau - Centro Italiano Cultura dell'Ossidiana (C.I.C.O.)
Orari: dal mercoledì alla domenica: 10.00 - 12.00 / 16.00 - 19.00.
Biglietto: intero € 4, ridotto € 3.
sito internet: www.museossidiana.it
e-mail: info@museossidiana.it

Il museo

Situato all'ingresso del paese, per coloro che provengono da Ales, è nato nel 1999 come museo artistico che valorizza l'ossidiana, roccia vetrosa che in Sardegna si trova esclusivamente sul Monte Arci.
Sono esposte le opere artistiche di Karmine Piras, il primo e più apprezzato scultore dell'ossidiana, e altre realizzate dei fratelli Atzori di Oristano.
Sono in fase di allestimento la sezione archeologica, con l'esposizione dei reperti degli scavi avviati nel territorio di Pau. e la sezione per la mostra permanente di minerali.
La visita al museo si completa con il percorso storico naturalistico, che conduce alla cime del Monte Arci, lungo il quale si trova il più antico giacimento di ossidiana di tutto il Mediterraneo, particolarmente suggestivo per le numerose scaglie reperibili lungo il sentiero. Il generale Alberto della Marmora, che nell'Ottocento visitò questi luoghi, ne rimase particolarmente colpito, tanto da scrivere nel suo "Itinerario" di non aver visto in nessun altro luogo una tale quantità della pietra nera e lucente.
Distribuite nell'area urbana si trovano alcune opere scolpite su roccia in ossidiana, di grandezza tale da poter essere annoverate nei guinnes dei primati.
Perché visitarlo
Il museo è unico nel suo genere nel bacino del Mediterraneo
Servizi
Esiste un servizio di visita guidata al museo, alla visione delle sculture distribuite nelle vie del paese, al sentiero dell'ossidiana, al laboratorio sulla lavorazione dell'ossidiana. È stato istituito un Centro documentazione studi sull'ossidiana. Presso il laboratorio artigiano in loco è possibile assistere (su prenotazione) alla modalità di lavorazione dell'ossidiana, con tecniche preistoriche e moderne, e acquistare i manufatti realizzati artigianalmente. Non sono presenti barriere architettoniche.


Pau, area dell'ossidiana






Il sito è localizzato geograficamente in una superficie fortemente acclive interessata da consistenti accumuli detritici di blocchi e noduli di ossidiana in giacitura secondaria, provenienti dagli affioramenti situati sui sovrastanti rilievi. Nel complesso vulcanico del Monte Arci il territorio di Pau è l'unico che abbia consentito, almeno per ora, di documentare attraverso resti archeologici di notevole entità, centri di riduzione e trasformazione della materia presso le sorgenti primarie.
Informazioni
Esiste un servizio di visite guidate lungo un itinerario che comprende il museo, il centro urbano, le quattro 4 sculture monumentali in ossidiana e il laboratorio di lavorazione dell'ossidiana. A Pau è possibile visitare il Museo dell'ossidiana, mente in località Sennixeddu si trova l'omonimo campeggio montano.
Telefono: 0783 934009 (museo), 0783 939002
Gestione: Geoparco Società Cooperativa a r.l. di Cagliari
Orario: estivo lunedì-venerdì 8,00-14,00 (il martedì ed il mercoledì anche pomeriggio 15,30-16,30); invernale lunedì-venerdì 8,00-14,00 (il martedì ed il mercoledì anche pomeriggio 15,30-16,30).
Biglietto: gratuito


Come arrivare
Dalla SS 131, al bivio di Uras si prende la direzione per Laconi e si percorre la SS 442 attraversando Morgongiori e Ales. All'uscita di Ales in direzione di Laconi, si svolta al bivio per Pau, SP 48. All'ingresso del paese si seguono le indicazioni per il sentiero dell'ossidiana. Il sito è localizzato geograficamente in una superficie fortemente acclive interessata consistenti accumuli detritici di blocchi e noduli di ossidiana in giacitura secondaria, provenienti dagli affioramenti situati sui sovrastanti rilievi.
Descrizione L'ossidiana, vetro di origine vulcanica largamente utilizzato dall'uomo neolitico per produrre utensili di varia natura, definita "l'oro nero" dell'antichità, fu di straordinaria importanza anche per lo sviluppo della preistoria sarda. Manufatti ottenuti con l'ossidiana del Monte Arci, sfruttata a partire dal IV millennio a.C., sono stati ritrovati in svariati insediamenti neolitici della Sardegna, dell'Italia settentrionale e della Francia meridionale. Nel complesso vulcanico del Monte Arci, di cui sono note almeno tre colate distinte di ossidiana: SA (Conca Cannas–Uras), SB1 e SB2 (Santa Maria Zuarbara–Marrubiu), SC (Perda Urias/Sennixeddu-Pau), il territorio di Pau è l'unico che abbia consentito, almeno per ora, di documentare attraverso resti archeologici di notevole entità, centri di riduzione e trasformazione della materia presso le sorgenti primarie. Il centro di lavorazione dell'ossidiana di Sennixeddu, localizzato lungo l'omonima valle, è uno dei più vasti del Monte Arci. Il Lamarmora scriveva: "Facendo una piccola deviazione a destra passando vicino a due luoghi detti Conca 'e Cervu e Sennixeddu, si può prendere un sentiero incassato, che conduce alla cima del Monteverso la Trebina. Lungo il sentiero, il viaggiatore ha qualche volta l'impressione di camminare sui cocci di una vecchia fabbrica di bottiglie nere tanto sono numerose le scaglie di un vetro nero vulcanico che è chiamato ossidiana". In quest'area sono state evidenziate ed analizzate grandi concentrazioni di noduli di ossidiana e, soprattutto, di prodotti di scheggiatura che si distribuiscono lungo entrambi i versanti del canale di Sennixeddu, su una superficie di oltre 20 ettari. Sezioni stratigrafiche occasionali dei versanti hanno messo in evidenza depositi di residui dell'attività di lavorazione dell'ossidiana di oltre m 1 di potenza. Recenti prospezioni di superficie hanno permesso di individuare, sotto il ciglione che da Perda Urias raggiunge il canale di Fustaiolu, altri centri di riduzione della materia prima (Mitza Fustiolau, Mitza Niu Crobu, Mitza Mereu). Inoltre, in località Su Forru de Sinzurreddus, a circa 350 m a est dell'area di lavorazione di Sennixeddu è stato individuato un potenziale sito di insediamento, ora in fase di scavo.
Storia degli scavi Gli scavi e le indagini sono in corso a cura di Carlo Lugliè.


Tradizioni a Pau La maggiore tradizione locale è legata alla sagra campestre di Santa Prisca. I festeggiamenti iniziano il primo settembre con la partenza della processione della santa, trasportata da un cocchio trainato da buoi. Viene raggiunta a piedi la chiesa campestre e là si dà inizio ai festeggiamenti, con funzioni religiose, canti e balli. Caratteristica della festa è Su giru de sa prama. La Palma della Santa viene fatta girare in mezzo ai fedeli per essere baciata e nel frattempo si cantano is coggius. Il giorno dopo si torna a Pau e la sera si tengono i festeggiamenti anche nel paese. È uso che per l’occasione vengano organizzate gare poetiche in lingua sarda, gradite a buona parte della popolazione. L’altra festa è quella del patrono, San Giorgio, che si celebra il 23 aprile; da anni si è introdotto l’uso di offrire, per l’occasione, un pranzo per tutta la comunità locale. Non si conserva memoria di un particolare abbigliamento tradizionale, anche se gli anziani ricordano che venivano usati quello ordinario maschile e femminile, come quotidianamente in tutta la Sardegna antica: berritta, camisa, cropettu e crazonis de arroda per l’uomo, blusa, pabisceddas e gonna prissada per la donna. A Pau si parla il sardo nella varietà del campidanese occidentale, ben conservato grazie al fatto che non vi sono state grandi contaminazioni dall’esterno. Tuttavia è da segnalare che in concomitanza con la persecuzione dei conversos da parte della Corona spagnola, alla fine del Quattrocento, si insediò a Pau una certa quantità non precisata di famiglie ebree, di cui si conserva memoria nella tradizione orale, ma anche in qualche toponimo: è il caso di Naretzi (o Marèzzi), un riferimento all’attività di lavorazione del piombo che si svolgeva lungo il fiume Giordano e confermerebbe la presenza di famiglie provenienti dalla Palestina. A Pau non sono nate persone particolarmente famose. Gli anziani ricordano predi Cotza, rimasto nell’immaginario popolare per il suo modo grottesco di incutere paura nei fedeli. Negli anni Novanta del Novecento, invece, in occasione del rientro della salma di un cittadino di Pau scomparso in Russia nella seconda guerra mondiale, si misero in luce alcuni poeti estemporanei locali, tra cui Vittorio Licheri e Angelino Floris. L’unica leggenda di cui si serbi memoria è quella del ritrovamento nella campagna di due campane: mentre le si voleva trasportare alla chiesa parrocchiale si videro i buoi impiantarsi e rifiutarsi di proseguire. Ma dopo, al nome di Santu Pedru, ruotarono su se stessi e si diressero verso Ales: ma questa è una storia che si sente raccontare, solo con poche varianti, in diverse località dell’isola.

Testi di Massimo Pistis






Pau, monumento posto all'ingresso del Museo dell'Ossidiana

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