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Perda ‘e Liana e i Tacchi d’Ogliastra :: I Tacchi sono formazioni geologiche caratteristiche dell'Ogliastra, regione situata nella Sardegna centro-orientale. Sono zoccoli di calcare molto potenti che poggiano su un substrato scistoso più antico, risalente all'era paleozoica, testimoni dell'antico tavolato carbonatico, che ricopriva la Sardegna centro-orientale nell'era mesozoica.

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I tacchi di Ulassai. Foto di Maria Stefania Contini. Guida Escursionistica Ambientale. www.allascopertadi.it
La costa vista dal tacco di Ulassai.  Foto di Maria Stefania Contini. Guida Escursionistica Ambientale.

I Tacchi d'Ogliastra

I Tacchi sono formazioni geologiche caratteristiche dell'Ogliastra, regione situata nella Sardegna centro-orientale. Sono zoccoli di calcare molto potenti che poggiano su un substrato scistoso più antico, risalente all'era paleozoica, testimoni dell'antico tavolato carbonatico, che ricopriva la Sardegna centro-orientale nell'era mesozoica. Fenomeni tettonici successivi hanno frammentato e diviso il tavolato che, lavorato dall'erosione, attualmente si presenta in blocchi rocciosi isolati, più o meno estesi ma sempre molto spettacolari.

Uno di essi, il tacco di Perda Liana, ha da sempre costituito un punto di riferimento per le popolazioni per la posizione che ne fa un elemento di orientamento rassicurante e prezioso. Il tacco di Perda Liana è facilmente raggiungibile ed è possibile scalarlo sino alla cima con tecniche alpinistiche. Per chi ama invece più semplicemente camminare è comunque assolutamente consigliabile l'avvicinamento da una delle tante direzioni possibili; questo monolite vi catturerà con l'atmosfera di magia che lo avvolge. Il generale Alberto Della Marmora sostiene che sulla sua sommità si trovasse un nuraghe di cui oggi non abbiamo più tracce, ma, come allora, i Mufloni regnano incontrastati e così i Corvi imperiali e le numerose specie di rapaci, mentre sono ormai purtroppo estinte le diverse specie di avvoltoi.

Nel territorio di Ulassai il piccolo tacco di Tisiddu è un gioiello naturalistico, percorribile con sentieri che consentono di ammirarne i tesori naturali (rocce, vegetazione, segni di attività umane) e, giunti sulla sommità, i magnifici paesaggi circostanti con vista sulla sempre evidente e magica Perda Liana. Con partenza dai paesi di Ulassai, Osini e Ussassai si raggiunge "su taccu mannu", il cui territorio si divide tra i comuni di Osini e Ulassai; attraversato da una rete di sentieri che, in un paesaggio mutevole, regalano paesaggi di rara bellezza, è luogo ricco di natura e monumenti archeologici (nuraghi, tombe dei giganti, grotte).

Il Taccu Isara, situato a nord di quello di Ulassai, introduce al mitico Supramonte. Anche qui numerosi sentieri permettono di accedere ad un ambiente affascinante e selvaggio, nel quale non mancano incontri ravvicinati con specie selvatiche e l'opportunità di scoprire monumenti archeologici, spesso celati nella foresta o tra formazioni rocciose.

Come tutti gli ambienti carsici, i tacchi sono ricchi di grotte, alcune turistiche, come quella di Su Marmuri di Ulassai e quella di Gairo Taquisara, entrambe meritevoli di una visita.

Tutta l'area dei tacchi è ricchissima di natura, di testimonianze archeologiche e di antiche attività umane (preparazione del carbone, taglio della legna, preparazione della calce) in cui l'ambiente naturale, aiutato dall'attività di rimboschimento dell'Ente Foreste, ospita una ricca fauna, tra cui citiamo il Cervo sardo, reintrodotto dopo l'estinzione per mano umana.

Tacco Ulassai.


Testi e Immagini sono gentilmente offerti da

Maria Stefania Contini

Maria Stefania Contini
Guida Escursionistica Ambientale
iscritta al registro Regionale
Via dei Gerani 19, Sinnai (CA)

www.allascopertadi.it

Sentiero sul  Taccu Isara. Foto di Maria Stefania Contini, Guida Escursionistica Ambientale, www.allascopertadi.it
Niala.  Foto di Maria Stefania Contini, Guida Escursionistica Ambientale, www.allascopertadi.it

Territorio del Gairo caratteri geomorfologici

La particolare conformazione del suo territorio allungato che dalle propaggini del Gennargentu si spinge sino alla frastagliata Costa Tirrenica, determina la presenza di un patrimonio ambientale e naturalistico straordinario per l’eccezionale ricchezza di boschi ancora vergini, monumenti naturali come Perda ‘e Liana, montagna calcarea che domina sull’Ogliastra intera, grotte d’origine carsica, sia superficiali che profonde, attraversate o percorse da corsi d’acqua, litorali e calette selvagge sul mare azzurro ancora fra i più incontaminati del Mediterraneo, piscine naturali, punti panoramici e vallate di straordinaria bellezza. La conformazione orografica del territorio comunale si presenta, anche nelle quote più basse, irregolare, difficile e tormentata per affioramenti rocciosi che creano salti talvolta rilevanti.
Il confine Nord–Ovest con Arzana è segnato dal corso tortuoso del fiume Flumendosa. Infatti, bloccato dalla Serra Rugi del territorio di Arzana, si sviluppa ad angolo retto per oltre 500 metri verso il territorio di Gairo fino a Su Oddeu, dove la catena rocciosa de Sa Conca de Su Oi lo obbliga seccamente ad indietreggiare fino a Serra Sa Taula in territorio di Arzana.
Dalla riva sinistra del fiume il territorio di Gairo sale ripidissimo verso Sud–Est fino allo Spartiacque compreso tra Cuccuru de Muvronis, al confine Nord–Orientale con Arzana e Su Pirastu Trottu, al confine Nord– Occidentale con Seui.
La rete idrografica nel suo complesso scorre incassata con percorso rapido e tortuoso. I corsi d’acqua hanno un regime assai irregolare e presentano il classico carattere torrentizio. Va sottolineato che in ogni parte del territorio sia nell’ambito dell’altipiano sia lungo i versanti che da questo discendono, sono presenti affioramenti sorgivi che si assottigliano durante il periodo estivo ma che sono in grado di assicurare in ogni parte un sufficiente soddisfacimento del fabbisogno idrico sia a livello alimentare che per le esigenze d’irrigazione, anche, se negli ultimi anni, le annate siccitose aumentano d’intensità con conseguente nascita di disagi seppure, ancora, di piccola entità. Le sorgenti più importanti sono circa una quindicina tra cui si possono annoverare: Rio Cabu de Abba (risorsa idrica dell’acquedotto paesano), Abba Frida in località Taquisara; Moddizzi in località Castello Canali Enna; Sa Siligurgia in località omonima; S’Arettili in località omonima. Anche nel centro abitato sono presenti varie sorgenti d’acqua potabile a cui la popolazione si reca a prendere l’acqua da bere. Nonostante l’indiscutibile potabilità dell’acqua fornita dalla rete idrica si preferisce usufruire dell’acqua di sorgente per l’altrettanta indiscutibile freschezza e leggerezza di quest’ultima.
Tra Perda ‘e Liana e Cuccuru de Muvronis si apre verso Est la conca de S’argalloni e di Arrettilis, dove nasce la sorgente più lontana che si chiama Rio Su Sammuccu, il principale affluente di sinistra del Flumendosa, che si chiamerà successivamente Geddai, San Girolamo e Flumineddu, bloccato oggi dalla diga vicino a Perdasdefogu.
Vi confluiscono per lungo tratto del territorio di Gairo da Serra Sa Taula, Su Pitz’e Iligi, Genn’Orruali, Pruna, e quelli che uscendo dal territorio di Gairo vicino al nuraghe chiamato dai Gairesi Is Tostoinis e dagli Ussassesi Taccu Addai, formano in territorio di Ussassai il fiume Flumini de Tula.
Salendo da Su Sammuccu a S’Arcu de Genna ‘e Filigi ci si affaccia al bacino del Rio Pardu, che nasce nella valle alta e cupa di foreste chiamata perciò Baccu Nieddu. Il Rio Pardu riceve le acque degli affluenti di S’Accussadorgiu, Baccu Farucciu, Sarcerei, Concheddu, Arega Pira, Su Columbu, e Sidda dalla sua sinistra, mentre dalla sua destra quelli di Cobingius, Usartana, Sa Murta e Serr’e Porcus.
La valle stretta e profonda che si è scavata è coronata a destra dalla catena scistosa di Sa Silurgia alta 1.097 metri e da altri sedimenti dolomitici che si susseguono ininterrottamente coi nomi di S’Assa Orruda, Scala Acussa, Sa Scala de S’arena, fino a Perda Cuccu, con una parete altissima, che continua in territorio di Osini e fino alla gola dove sorge l’abitato di Ulassai; il coronamento della valle continua poi con i picchi altissimi che si succedono: il Tisiddu in territorio di Ulassai, poi Su Monti Lumburau, Spanalai, Porcu e Ludu e Gutturgionis in territorio di Jerzu. I Picchi dolomitici continuano anche nella valle del Rio Quirra, fino al castello omonimo. Chi guarda la valle da S’arcu de Genn’e Filigi o ne segue i tracciati nella carta geografica, osserva infatti che la valle del Rio Quirra è la continuazione geomorfologica di quella del Rio Pardu, che in tempi remoti continuava il suo corso attraverso il valico di Gennecresia. Per qualche fenomeno tellurico di difficile identificazione o per più semplice evoluzione erosiva della valle, si aprì un varco a sinistra, verso il Rio Pelau, così chiamato dal latino Pelagus che significa mare: con buona probabilità, anticamente questo era un fiordo del mar Tirreno che penetrava nel territorio Gairese fino ad arrivare alle campagne di Gustierì. Gairo trova in questo rio il quarto bacino imbrifero del suo territorio. Ne segna il confine per qualche tratto con il territorio del Paese di Jerzu e lo supera poi gradatamente fino a toccare Osini in Is Carcuris, e Tertenia lungo il corso del Rio Funtanas e poi sul ciglio di Genna Didu, dopo l’acquisto del territorio privato che si trovava nel territorio giurisdizionale di Tertenia. Il territorio di Gairo si estende verso la valle delle sorgenti del Rio Pelau, in Parendaddei, abbandonando la valle del Rio Pardu, e salendo gradatamente Sa Costa, fino alla chiesa campestre di San Lussorio e poi a S’Arcu de Serra.
La valle del Pardu è coronata gradatamente a sinistra dalle cime scistose di Serra Funtaneddas, Monte Piseddu, Perda S’Armidda, ai confini con Arzana, a Perda Aira, Tricoli, Bimbois e Gaddini ai confini con Lanusei.


 Veduta del sentiero Genna Filigi - Anello Perda Liana


All’altra sponda della valle orientale del Rio Tricoli agli scisti sottentrano i graniti di porfirei rosa, che l’accompagnano fino ai confini con Tertenia. A Monte Ferru, coperto di una vegetazione lussureggiante, sale a 875 m d’altitudine a solo qualche miglio dalla costa, costituendo la catena montuosa costiera più alta della Sardegna. Il verde della foresta s’incrocia con l’azzurro intenso delle acque marine ed alle varie gradazioni di rosso delle sue rocce porfiree e degli scogli che spuntano qua e là dal mare.
In generale la fascia altimetrica prevalente risulta essere quella compresa fra le quote 400 e 1.200 m. Pertanto il territorio è prevalentemente montuoso, con percentuali collinari minime e quelle pianeggianti ancora minori. Proprio in questa realtà montagnosa dell’Ogliastra, come anche nell’area della Barbagia di Seulo e nel Sarcidano, sono diffusi gli altopiani calcarei chiamati Tacchi o Tonneri.
Questi hanno avuto origine nel Giurassico medio–superiore (175 – 136 milioni d’anni) per sedimentazione, inizialmente in ambiente fluviale, di conglomerati e arenarie quindi d’argille palustri contenerti resti fossili vegetali (felci, equiseti, conifere). In ambiente marittimo, poi, la loro formazione continuava con calcare e dolomie, spesso contenenti fossili quali gasteropodi, coralli ed altri esseri viventi marini che sono andati via via fossilizzandosi. Questa tipologia di rocce presenta generalmente un colore grigio quando sono allo stato puro mentre sono giallastre o rossastre a seconda che contengano ossidi di ferro e d’alluminio. La serie giurassica ha uno spessore di circa 200 m e poggia su un complesso di rocce scistose d’età paleozoica. Queste rocce, ancora d’origine prevalentemente sedimentaria marina, sono costituite da scisti filladici, arenacei, neri graffitici del Siluriano, quarziti, calcari e marmi del Devoniano, porfirei derivanti da metamorfismo di lave vulcaniche o tufacee.
In tempi geologicamente remoti i movimenti orogenetici della crosta terrestre modellarono il complesso scistoso paleozoico facendolo emergere dal mare e portandolo a formare una catena montuosa. Contemporaneamente ebbe luogo anche la formazione di bacini lacustri nei quali si depositarono prodotti vulcanici e sedimenti del Carbonifero superiore quali argille e arenarie che “imprigionarono” imponenti quantitativi di resti vegetali ed animali, portandoli a fossilizzazione. L’attuale morfologia dell’area dei Tacchi o Tonneri si è plasmata durante l’era Terziaria e Quaternaria in conseguenza dei movimenti orogenetici della crosta che hanno causato soprattutto sollevamenti differenziali con conseguente fatturazione degli ammassi rocciosi. Tale sollevamento ha innescato fenomeni erosivi che hanno finito di plasmare l’antica piattaforma carbonatica giurassica, facendo affiorare porzioni del basamento scistoso paleozoico, anche questo scolpito da canaloni e valli fluviali. La morfologia del le rocce scistose e quella delle rocce calcareo – dolomitiche è caratterizzata per le prime da forme morbide, quali versanti non troppo ripidi e cime arrotondate; mentre per le seconde da superfici tabulari solcate da valli strette e profonde contornate da pareti quasi a picco, dando addito a vere e proprie valli, da torrioni isolati, come Perda ‘e Liana, da gradini e cornici contornati da cumuli di blocchi di roccia crollati, nonché da grotte e doline, classici fenomeni carsici originati all’erosione della roccia operata dalle acque meteoriche che finiscono con l’infiltrarsi nel sottosuolo. La dolina non è altro che una conca chiusa che si riempirebbe d’acqua se le pareti ed il fondo fossero impermeabili. Ma l’acqua filtra attraverso queste ultime attraverso delle spaccature che con il tempo possono allargarsi e dare adito alla formazione d’inghiottitoi, pozzi ed addirittura vere e proprie voragini. Fenomeni simili alle doline sono i polje. La differenza sta nel fatto che i secondi sono di dimensioni imponenti. Esistono anche forme carsiche legate a fenomeni costruttivi dovute, cioè, alla ricristallizzazione del carbonato di calcio.
Tale fenomeno può dare origine, in tempi geologici relativamente brevi, ad accumuli di travertino ondulati e frastagliati scolpendoli a volte in forme misteriose molto belle da osservare.

Perda Liana e a destra le cime del Gennnargentu innevate, Foto di Maria Stefania Contini, www.allascopertadi.it, guida escursionistica ambientale, via dei Gerani 19 Sinnai (CA).

Il Tacco calcareo Perda ‘e Liana

Della suddetta categoria di formazioni rocciose fa parte il succitato tacco calcareo Perda 'e Liana che si erge, a guisa di una rocca isolata, fino ad un’altezza di 1.293 metri sul mare dipartendosi dal centro dello spartiacque, in cima ad una collina a forma di cono. Essa costituisce la cima più alta del territorio di Gairo. La si vede torreggiare da lontano appena ci si affaccia dal valico di Correboi, venendo dal nuorese verso l’Ogliastra, dal valico di Arcuerì venendo da Seui.
Secondo
Alberto La Marmora, nell’“Itinerario dell’isola di Sardegna”, intorno alla cima di Perda ‘e Liana, vi sarebbe stato un nuraghe, ma oggi non vi sono ritrovamenti o altre prove o testimonianze che corroborino tale affermazione.
Vista la sua particolarità, Perda ‘e Liana fu cantata dal poeta nuorese
Sebastiano Satta che gli dedicò i seguenti versi:

"Perda Liana ai raggi
del sol morente è un’ara: la montagna
è rossa di garofani selvaggi.
Aquile nere vanno incontro al sole,
alte divine; Gennargentu splende
nella gran sera cinta di viole."


Il rilievo ricopre un altissimo interesse geologico per l’evidenza stratigrafica che dai calcoschisti cristallini del cono su cui poggia sale gradatamente a quelli di lignite e metaxite, al grès analogo a quello di Nurri, al calcare marmoso grigiastro ricco di fossili, al calcare che passa per gradi a quello magnesiaco, fino ad arrivare al magnesiaco perfetto, identico a quello di Nurri, Laconi e Tonara.

Come Arrivare
Vi si può accedere oggi per varie strade tracciate dalla Forestale, partendo da Sarcerei, da Gairo Taquisara, da Arcuerì, dalla stazione ferroviaria di Villagrande Strisaili.
Gairo è raggiungibile da Arbatax tramite la SS 198 per Seui in 34 Km, da Nuoro tramite la nuova arteria a scorrimento veloce che passa quasi parallela alla vecchia SS 389 in meno di 80 Km; da Cagliari con la SS 125 si arriva a Gairo in circa 135 Km. Inoltre, nella frazione di Gairo Taquisara fa scalo il famoso Trenino Verde che, attraverso un percorso tortuoso, ma tra i più selvaggi e suggestivi, si snoda nell’interno dell’isola e la collega con Cagliari e Tortolì.
Il territorio confina a Nord–Ovest con Arzana, a Nord–Est con Arzana, Lanusei e Bari Sardo, ad Est col mar Tirreno a Sud con Cardedu, a Sud–Ovest, nell’ordine, con Tertenia, Osini, Jerzu, ancora con Osini e Jerzu, nuovamente con Osini, Ussassai e, infine, Seui che chiude il perimetro dei confini.

Il suo apparire e scomparire frequente lungo la strada che viene da Nuoro in Ogliastra fa pensare che nell’antichità potesse ricoprire un ruolo importante come “segnaletica stradale”, quando la zona era coperta da foreste impenetrabili, in considerazione della sua altezza e, quindi, della visibilità a grandi distanze. Se l’altitudine massima è quella relativa a Perda ‘e Liana, quella minima è della località Perd’è Quaddu di 90 m s.l.m. Nella fascia costiera dove si hanno quote superiori ai 500 m, si raggiunge la quota massima di 598 m con Punta Cartucceddu.

PUNTE PIÙ ELEVATE
Ecco alcune fra le cime più alte che superano i 1.000 m s.l.m. oltre a Perda ‘e Liana:

Punta Armidda: 1.270 m s.l.m.
Punta Erdorrù: 1.236 m s.l.m.
Cuccuru ‘e Muvronis: 1.232 m s.l.m.
Punta Pisti Pisti: 1.221 m s.l.m.
Perd’Aira: 1.215 m s.l.m.
Punta Tricoli: 1.211 m s.l.m.
Punta Trunconi: 1.197 m s.l.m.
Punta Semida: 1.177 m s.l.m.
Punta Sa Silurgia: 1.097 m s.l.m.
Serra Perdu Isu: 1.088 m s.l.m.
Perdu Cuccu: 1.084 m s.l.m.
Punta Sarena: 1.079 m s.l.m.
Bruncu Matedi: 1.069 m s.l.m.
Punta Baccu e’Pira: 1.067 m s.l.m.
Punta S’Alinu: 1.062 m s.l.m.
Punta Genna ‘e Cossu: 1023 m s.l.m.



Gairo: cuore d’Ogliastra
Ricerca e stesura del presente elaborato curata da
Cabiddu Guglielmo – Gairo
Ligas Simonetta – Gairo


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