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Poesia estemporanea in musica :: La passione per la poesia ha in Sardegna una diffusione e un peso antropologico paragonabile a pochi altri ambiti dell'attività umana nell'isola.

Musica Sarda


La raccolta di fotografie dedicata alla poesia estemporanea è stata realizzata nella primavera del 2005 da Antonia Dettori su commissione del Comune di Villanova Monteleone (SS) in occasione del centenario della nascita di Remundu Piras, poeta improvvisatore nato a Villanova Monteleone il 29 ottobre 1905. Per la commemorazione dell'evento fu allestita a "Su Palatu e sas iscolas" la mostra fotografica di immagini in b/n, intitolata "Logos de ammentu / Luoghi della poesia improvvisata". Attraverso il linguaggio delle immagini, l'autrice ha cercato di dare una lettura personale e contemporanea dei luoghi che hanno visto crescere e svilupparsi la cultura dei "cantadores". Il reportage è organizzato su tre livelli: i ritratti dei poeti, i paesaggi dei luoghi dove è nata la poesia estemporanea e l'atmosfera che l'ha ispirata. Un viaggio attraverso i luoghi, i paesaggi e gli uomini, dai più giovani agli anziani, che si dedicano tuttora al verso ritmato.

Bolotana Badde Salighes foto di Dettori Antonia

Una rilevante componente antropologica
La passione per la poesia ha in Sardegna una diffusione e un peso antropologico paragonabile a pochi altri ambiti dell'attività umana nell'isola. Il coinvolgimento affettivo e il rilievo sociale connessi all'esercizio della poesia, vuoi per l'impatto culturale dei messaggi che veicola, vuoi per la profondità del legame che l'uso della lingua esercita, ne individuano una collocazione su un piano di assoluta priorità nella cultura isolana. Per un verso parlare di poesia per musica in Sardegna significa, in senso lato, parlare di tutte le forme di canto tradizionale. I testi verbali che vengono intonati nell'ambito di generi come il canto a chitarra logudorese e gallurese o nel canto a tenore, ad esempio, appartengono nella maggioranza dei casi al patrimonio di poesia, concepita originariamente nell'ambito della scrittura, dal Settecento in poi. Ma parlare di poesia cantata in senso stretto significa parlare da un lato delle tradizioni di poesia d'improvvisazione, dall'altro delle forme poetiche che seppure in origine scritte, vengono concepite essenzialmente ai fini di un'esecuzione orale e cantata, e dunque, al di là del supporto cartaceo, hanno una forma di esistenza primaria come poesie memorizzate. Fanno parte di questa seconda categoria, ad esempio, i diversi tipi di "canzonis" diffusi nell'area meridionale dell'isola, i cui testi ricordano e commentano episodi clamorosi, o hanno scopi satirici o diffamatori (spesso le canzoni venivano utilizzate per infangare o denigrare determinati soggetti), o anche intenti morali; i "goccius" (o "gozos"), cantati in occasione di solennità sacre e a tema religioso, ma anche usati, come le canzoni, per scopi profani e in particolare in chiave satirica; le "modas", componimenti anch'essi in massima parte memorizzati e per lo più a tema sacro. La poesia per musica per eccellenza in Sardegna, nel senso della forma che coinvolge il maggior numero di persone, che riveste, nell'immaginario collettivo e nella memoria culturale, il peso maggiore, e che determina i riflessi più significativi sul piano sociale, è tuttavia la poesia estemporanea. La poesia estemporanea cantata si esprime da un lato in forme collegate a occasioni più o meno private. Si tratta di canti per addormentare i bambini ("anninnias"), di canti di lamentazione funebre ("attittidos"), di canti di lavoro ("cantus a s'opu, lairellellara"), di canti tipici dell'atmosfera della convivialità festosa ("trallallera"), ecc. Dall'altro lato, la poesia improvvisata e cantata vive nella dimensione pubblica della gara poetica, in genere in coincidenza con le feste religiose celebrate, e nell'opera di poeti professionisti o semiprofessionisti. Questo secondo tipo di poesia, seppure oggi in parte in decadenza, è la punta di diamante della poesia sarda, la forma più apprezzata e incisiva, quella che dà luogo ai processi culturali e sociali di maggior rilievo. Oggi vi sono nell'isola quattro tradizioni di poesia improvvisata cantata. Si distinguono per il tipo di forme metriche e musicali adottate, ma anche in relazione alla lingua adottata, all'area di diffusione e al tipo di impostazione tematica che governa la gara poetica stessa, ecc. Elencate in relazione al parametro geografico, secondo l'asse Nord-Sud, le tradizioni sono quella dell'area centro-settentrionale, principalmente in ottave in lingua logudorese; quella dell'area centrale, a "muttos"; quella del medio e alto Campidano, della "repentina"; quella campidanese e sulcitana, a "muttettus" e a "versus".

Silanus chiesa di Santa Sabina foto di Dettori Antonia

Gosos e rosari

Con il termine "gòsos" e le sue varianti ("gòccius, còggius, gòzos, gròbbes, gòsi, làudi" ecc.) si indicano in Sardegna dei canti di tipo devozionale dedicati ai Santi o alla Madonna. Tali denominazioni derivano dal catalano "goigs" e dal castigliano "gosos", i quali a loro volta debbono la propria origine al latino gaudium, "gioia". Proprie dalla penisola iberica, in cui sono attestabili a partire dal XIV secolo, queste forme si sono diffuse in Sardegna dalla fine del XVI secolo. Sebbene con le dovute eccezioni, quelli dei "gòsos" sono solitamente testi tramandati oralmente o in forma scritta, attribuibili perlopiù ad esponenti del clero che hanno ricoperto l'ufficio di parroci nei paesi della Sardegna. Aventi come tema la vita dei santi o della Madonna, sono per lo più costituiti da quartine o sestine in metro ottonario. Di norma presentano in apertura una quartina dai cui due ultimi versi si ricava il distico riproposto come ritornello alla fine di ogni strofa. Dal punto di vista musicale l'esecuzione dei "gòsos" presenta una struttura melodica piuttosto ricorrente. Si tratta di un profilo molto semplice, perlopiù sillabico, che viene riproposto con varianti più o meno significative ad ogni strofa. Su questa base, sono però assai diversificate le modalità di esecuzione a seconda dell'area geografica: è infatti possibile ascoltare i "gòsos" cantati dalle quattro voci dei gruppi a cuncordu o dai gruppi di canto a tenore ciascuno con le modalità esecutive sue proprie; da una assemblea dei partecipanti ad una novena o dai fedeli durante le processioni per le vie di un paese che cantano a più voci all'unisono (o a due-tre parti parallele); in forma monodica oppure come canto solista con accompagnamento strumentale affidato all'organo o alla fisarmonica, o armonium, launeddas, organetto o, ancora, in una versione diffusa esclusivamente nel Campidano, con l'accompagnamento alla chitarra. Un'altra pratica musicale assai diffusa in Sardegna è quella dei rosari cantati. L'esecuzione, basata su versioni in lingua campidanese o logudorese dei più diffusi testi di preghiere cattoliche, di norma prevede l'alternanza di due cori, ognuno dei quali canta, a più voci all'unisono - una metà di ciascuna preghiera (Ave Maria, Padre Nostro, Gloria Patri e le Lodi). Riscontrabile nella maggior parte dei centri dell'isola in occasioni connesse a differenti celebrazioni religiose (novene, funerali, processioni, ecc.), quella del rosario cantato è una pratica non specialistica ed esclusivamente contestuale. A fronte di un'apparente semplicità e monotonia, il rosario cantato appartiene a quelle pratiche cultuali (assai numerose in Sardegna) le quali, oltre ad assolvere la loro specifica funzione (la preghiera, nel caso dei rosari) possono essere considerate un mezzo di espressione di microidentità locali. Ogni paese caratterizza il proprio rosario in base alle occasioni (rosario "di gioia" per le novene o rosario "di morte" per i funerali), alle modalità esecutive (soli uomini, sole donne, alternanza di uomini e donne, di confratelli e resto dei fedeli, ecc.), alle linee melodiche (differenti, in maniera più o meno marcata, da quelle dei paesi vicini) ai tratti fonetici (che identificano il paese all'interno della più vasta area linguistica) e così via. Tale varietà mette in evidenza una realtà assai ricca, segno dell'importanza della musica nella vita dei sardi, che attende ancora oggi uno studio sistematico e comparativo. Le più importanti occasione per l'ascolto di esecuzioni contestuali di Rosari e "gosòs" sono le feste patronali di numerosi centri della Sardegna: fra le altre quelle di San Bernardino a Mogoro (il 20 maggio), di San Costantino a Samugheo (6 luglio), del Beato Fra Nicola a Gesturi (5 agosto).


Osilo Chiesa di Santa Vittoria di Dettori Antonia

La gara poetica logudorese
Nel centro nord della Sardegna, intorno alla regione del Logudoro, si è affermata una forma di poesia estemporanea in ottava rima basata sul confronto dialettico tra poeti ("sa gala, sa gara") intorno ad un tema fissato da terzi. I poeti cantano i loro versi accompagnati da un coro a tenore realizzando un felice connubio tra poesia e musica, che costituisce una complessa forma d'arte originale, di grande impatto ed efficacia comunicativa. La poesia estemporanea logudorese ha radici profonde e, anche se non numerose, diverse testimonianze attestano le sue origini antiche, nonché l'importanza, per la cultura sarda tout court, della sua grande diffusione nel passato. Le competizioni in versi, caratteristiche degli incontri conviviali tra amici - come gli "spuntini" (o "rebottas") e i ritrovi a carattere familiare -, avevano ed hanno ancora quale teatro privilegiato le feste paesane. Pare che dalla fine dell'Ottocento e per iniziativa di alcuni tra i più noti "cantadores" la gara abbia assunto la struttura formale che è ancora (con alcune lievi modifiche) in auge. Al giorno d'oggi i poeti (generalmente in numero di due o di tre), seduti su un palco al centro della piazza dove si svolge la festa, uno accanto all'altro, si alzano a turno per cantare i loro versi con fare serio e misurato. Per riscaldare la voce ed allenare la rima iniziano la loro competizione cantando una serie di ottave improvvisando a tema libero: questa parte, con termine mutuato dall'italiano, viene detta "esordiu". Si passa quindi a cantare il primo tema proposto dagli organizzatori della gala che viene sviluppato da ciascun poeta in 25-30 ottave, per una durata complessiva di circa un'ora. Il tema è concepito come confronto dialettico tra tesi o concetti contrapposti come ad esempio "sa pinna e s'aradu" (lavoro intellettuale e lavoro manuale), "sa rughe e s'ispada" (potere temporale e potere spirituale), "tempus presente, passadu e benidore" (presente, passato e futuro). Terminato il canto del primo tema segue una breve pausa e si passa quindi al canto del secondo tema che, con le stesse modalità prima descritte, tratta argomenti spesso meno impegnativi e dal carattere scherzoso come ad esempio "sa sogra" e "sa nura" (suocera e nuora), "Fiza, babbu, pretendente" (figlia, padre, pretendente). La forma poetica utilizzata per cantare l'esordio ed i temi è "s'ottava serrada", strofa di otto versi endecasillabi che chiude con una rima baciata ("serrada"). Quest'ultimo distico spesso racchiude l'essenza del messaggio, dell'intera ottava. Dopo aver svolto i due temi, la gara passa ad una fase interlocutoria, di più facile interpretazione e fruizione, nella quale i poeti cantano "ottavas" a tema libero alternandosi ad ogni distico. Questa fase si completa e conclude con "sas battorinas", quartine a rime obbligate dal carattere scherzoso e satirico. La gara si conclude con un componimento generalmente dedicato al Santo che viene celebrato nella festa nella cui cornice essa si svolge. Questo componimento poetico è di norma un sonetto al quale si aggiunge una "coa" (coda) di versi "retrogados" ossia ripetuti scambiando l'ordine delle parole per generare nuove rime e reiterare il messaggio.
Il canto dei poeti è, come detto, accompagnato da un coro a tenore ("bassu, contra e mesu boghe") e la sua struttura corrisponde a "s'istèrrida" del canto a tenore in cui il poeta è il solista ed il tenore lo accompagna alternando i suoi accordi ("corfos") ad ogni verso o distico proposto. Le "galas" sono seguite da un pubblico abbastanza numeroso di appassionati che spesso seguono i poeti nelle loro esibizioni anche negli altri paesi della zona. Si tratta di un pubblico competente e partecipe, indispensabile protagonista della gara poetica logudorese. Fra i poeti più rinomati e più di frequente chiamati ad esibirsi dagli organizzatori delle gare vi sono: Bernardo Zizi, Mario Masala, Bruno Agus, Giuseppe Porcu, Celestino Mureddu, Giuseppino Donaera, Salvatore Scanu. I nomi di alcuni poeti del passato hanno un'aura mitica: è il caso di Raimondo Piras, Salvatore Tuccone, Antonio Cubeddu, Giuseppe Pirastru, Sebastiano Moretti, Gavino Contini e Giuseppe Sotgiu (quest'ultimo ritiratosi dalle gare da qualche anno). Assistere ad una gara di poesia logudorese è piuttosto normale in estate, nell'ambito dei festeggiamenti per il santo patrono di molti paesi. Fra le piazze che dedicano una particolare cura alla gara poetica si possono ricordare: Atzara, Meana Sarda, Buddusò, Samugheo, Dorgali, Irgoli, Galtellì, Orgosolo, Oliena, Silanus, Bortigali e Torpè. Diverse gare poetiche sono state incise e commercializzate da etichette discografiche regionali.

Mucche al pascolo
Pecore nella campagna sassarese

La cantada campidanese

La poesia cantata d'improvvisazione tipica dell'area meridionale dell'isola si realizza, principalmente, nelle forme metrico-musicali del "muttettu longu" e del "versu". Il "muttettu longu" si esegue con l'accompagnamento di due voci gutturali, che vengono chiamate "basciu" e "contra"; il "versu" si realizza, tipicamente, con l'accompagnamento della chitarra. Se la forma del "versu", agile e metricamente abbastanza semplice (si tratta di una coppia di distici), è molto comune ed è usualmente praticata anche da appassionati dilettanti in occasioni informali, la forma del "muttettu" è invece estremamente complessa e richiede un livello che solo pochi sono in grado di offrire, e che dunque è praticamente riservata ai poeti "professionisti" - nel senso che ricevono un compenso per le esibizioni su palco - e all'occasione ufficiale della gara poetica che si svolge tradizionalmente in occasione delle feste religiose dedicate ai santi patroni o comunque intestatari di chiese che si trovano all'interno dei paesi o nelle campagne circostanti. La gara poetica campidanese viene comunemente chiamata "cantada" e i suoi protagonisti sono detti "cantadoris". Il termine mette l'accento sulla natura "sonora" della poesia, e la molteplicità e la ricca elaborazione degli stili di canto che oggi troviamo rende pienamente ragione di questa sottolineatura. La cantata campidanese può avere diversi tipi di impostazione tematica. Nella forma più peculiare e caratteristica, la cosiddetta "cantada a fini serrau", il discorso poetico si articola su diversi piani, secondo un meccanismo decisamente complesso. Uno dei poeti - in genere quattro - ha il ruolo di "fundadori" (fondatore), cioè ha il compito di impiantare la cantata. Egli stabilisce un argomento che propone attraverso un'immagine allegorica, e dunque in forma criptata, agli altri poeti e al pubblico. I poeti si esibiscono a turno secondo un ordine ciclico, e il loro compito è innanzi tutto quello di cercare di decifrare i messaggi, sempre metaforici, che il fondatore progressivamente elargisce. I loro commenti o le loro domande, dunque, devono essere pertinenti rispetto al soggetto proposto, ma devono pure essere coerenti con il senso nascosto ("su fini") che progressivamente si intravede con il procedere della cantata. Questo è il binario principale su cui si sviluppa il discorso poetico nel corso della cantata. Accanto a questo piano, però, ve ne sono altri, che si mescolano al primo e che solo una conoscenza del codice, dei meccanismi che disciplinano il far poesia secondo questa tradizione, permette di decifrare e di collocare in un orizzonte di senso complesso e articolato, sì, ma lucidamente coerente. I poeti, infatti, oltre a inseguire e dibattere il "fine" della cantata, da un lato stabiliscono un intreccio, ovvero una controversia in relazione al tema principale della cantata, dall'altro si pronunciano - in modo assolutamente libero, ma non esente da convenzioni e modelli solidamente affermati - su qualsiasi argomento (dalla storia alla poesia, dalla caccia alla religione, ecc.), irrelato rispetto al tema centrale. Molto vivo all'interno della tradizione è il ricordo di alcuni grandi poeti del passato quali Pasquale Loddo, Efisio Loni, Francesco Farci, Massimino Moi, Giovanni Broi e Raffaele Urru. Tra i poeti attualmente in attività si possono menzionare Antonio Pani, Emanuele Saba, Eliseo Vargiu e Paolo Zedda. Si può assistere ad una "cantada campidanesi" durante una festa di piazza dedicata ad un santo patrono: fra queste si possono ricordare quella di Santa Barbara di Sinnai (terza domenica di luglio) e quella di Sant'Elena patrona di Quartu Sant'Elena (14 settembre).

Testi tratti dal sito della Regione Sardegna

Osilo castello dei Malaspina

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