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Produzione Tessile Tradizionale in Sardegna :: I Tappeti Sardi, le lavorazioni tessili sarde, informazioni e curiosità sull'artigianato tessile sardo.

Cultura Sarda > Artigianato di Sardegna


Arte del ricamo e della tessitura. Produzione e vendita tessitura sarda.

Tessitura in Sardegna
Un'attività specializzata a livello familiare

La produzione tessile tradizionale in Sardegna è strettamente connessa a quelle che, nei secoli, sono state le principali attività produttive: l'allevamento e l'agricoltura. Le fonti storiche documentano, dall'età romana in poi, l'esistenza di una notevole attività tessile diffusa su tutto il territorio e soprattutto le fonti ottocentesche danno conto di una produzione radicata e diffusa a livello familiare, anche se non mancavano donne "specializzate" nell'una o nell'altra delle lavorazioni. I filati sono di origine animale - lana ovina e caprina, seta, bisso - o vegetale: lino, canapa, cotone. Per la colorazione si utilizzavano in origine piante locali. I telai erano di tipo orizzontale o di tipo verticale. Le tecniche sono varie, come pure la tipologia dei manufatti e dei motivi ornamentali, legati alla tradizione locale. Importanti raccolte di tessuti d'epoca fanno parte delle collezioni di numerose istituzioni pubbliche che le espongono in occasione di mostre temporanee. Sono esposte stabilmente le collezioni di alcuni Musei.


La vetrina delle Aziende Sarde
Fonni, donne al telaio, primi del novecento, tessitura e tradizioni in Sardegna.
Desulo, ragazza al telaio. Foto Storica 1908.
Museo Archeologico di Sassari è annessa una sezione etnografica

I TESSUTI E I RICAMI
Al Museo Archeologico di
Sassari è annessa una sezione etnografica, a termine dell` itinerario” che ha inizio coll’eneolitico. Il visitatore è tentato di collegare i contrappesi di telaio, venuti alla luce nello scavo della cosidetta ziqqurath di Monte d’Accoddi, risalente all’età del rame, con il normale telaio ancora in uso in quasi tutta l’area isolana. Certamente, però, il telaio con i contrappesi del “luogo alto” era di tipo verticale, giacchè il telaio verticale, meno complesso, è nato prima di quello orizzontale. Il visitatore è tentato di collegare altresì i resti di quell’antichissimo telaio con le produzioni artigianali che fanno nelle sale bella mostra di sè. In genere, quando si pensa alla Sardegna, si pensa a questi suoi prestigiosi manufatti, detti impropriamente “tappeti”. Senza volerci spingere tanto indietro nel tempo, la donna sarda non dovette tardare a tessere qualcosa che non riguardasse esclusivamente gli indumenti familiari. Il cosidetto “tappeto” non era altro, all’origine, che un copricassa o un coperta da letto. E poichè i letti, fino al secolo scorso, erano piuttosto rari, è da pensare che il tema principale fosse la decorazione da disporre sulla severa arca tradizionale, il cassone nuziale, che custodiva il piccolo tesoro domestico. Poi c’era la bisaccia, portata da tutti gli uomini, sulla spalla o a cavallo, e quei ricchi collari per la bardatura a festa dei cavalli e dei buoi. (Già qualche bronzetto nuragico raffigura il bue o il toro con il grande collare, forse per il suo carrattere sacrale). Proporci di svelare le origini di questi manufatti sarebbe certamente una fatica vana. Si possono intessere raffronti, come è già stato tentato, con analoghe produzioni umbre, abruzzesi e di altre regioni, nelle quali compaiono analoghi motivi decorativi e certi accostamenti di colori, per altro senza giungere a nulla concludere. È difficile, perfino, il raffronto tra le produzioni delle varie subregioni, perchè i motivi si intrecciano. Cercheremo di individuare quali sono i centri di produzione più caratterizzati, ricordando che quest’arte era un tempo non lontano diffusa in tutta l’area isolana. Su tutti spiccano, per la fantasia compositiva e la vivacità del colore, due centri della Marmilla. L’esuberante produzione di Mógoro e di Morgongiori da una lezione di struttura e compostezza rinascimentali, del tempo delle grandi ancone che inondano di luce le chiese. Se il loro denso, sfavillante cromatismo è di gusto che si potrebbe definire postrinascimentale, non di meno le composizioni non possono dirsi di derivazione barocca, per via, appunto, del rigore geometrico e della compostezza dell’impianto. L’Arata, che ha studiato con serietà l’arte popolare della Sardegna, ha saputo leggere bene in questi manufatti: “I tappeti di Morgongiori sono a cromatismi bassi: il rosso bruno con sfumature di turchino si frammischia col nero e con i gialli, qualche tocco d’oro e d’argento ben distribuito fra i meandri, cosparge di un luccicante tremolio tutta la composizione decorativa. Gli sprazzi vivissimi e di gustoso effetto si alternano con tonalità scure, come se il colore passasse dalla gioia alla tristezza”. Nei manufatti della vicina Mógoro si avverte un crescendo di gaiezza, un trionfo di colori che ricordano per pastosità le colline infiorite a primavera (rossi, gialli, turchini, verdi, viola) ei cortili–giardino delle dimore, giardinetti densi, dove si trovano accostati rose, gerani, violaciocche, dalie, zinie, garofani, gelsomini, gladioli. I manufatti di Mógoro e di Morgongiori (e, una volta, di altri centri non da questi distanti, come Santa Giusta e Siamanna, ma in minor misura) sono i più ricchi di armonie cromatiche e compositive, i più festosi dell’Isola: probabilmente, perchè la geometria non è così rigida come può riscontrarsi in altre produzioni, sia di centri vicini, come Isili e Senis, o nei tipi “a fiamma” della lontana Nule. Sembra spontaneo il modo di disporre nelle evanescenti forme geometriche, coppie speculari di uccelli, di animali, di fiori stilizzati. La tecnica “ad ago” impegna l’artigiana al telaio orizzontale uniposto, favorendo le qualità individuali. La riproduzione di antichi modelli, trasmessi da madre in figlia, è la classica perfezione alla maniera greca, perfezionando insensibilmente con successivi apporti, un modello accettato per valido, dominato da ritmi semplici, come nella musica e nelle danze popolari.

Testi tratti da "Artigianato Sardo"
Vico Mossa
Cardo Delfino Editore


I filati La principale materia prima impiegata nella tessitura è la lana ovina e, in misura quasi irrilevante, quella caprina. Le fibre tessili di origine vegetale sono il lino, la canapa ed il cotone. Un caso del tutto particolare è costituito dalla tessitura della seta e del bisso marino. Fino al primo Novecento la colorazione dei filati si effettuava sfruttando le proprietà tintorie di piante locali e, più raramente, ricorrendo a prodotti naturali d'importazione. Nella seconda metà dell'Ottocento si diffonde anche l'uso di coloranti all'anilina che non soppiantano completamente i coloranti tradizionali, impiegati fino ad oggi soprattutto per ottenere diverse tonalità di giallo, marrone, bruno e rosso. Si ricorre anche all'utilizzo di filati di produzione industriale, già colorati. La produzione laniera è sempre stata abbondante anche se di qualità piuttosto scadente in quanto la varietà di pecora allevata è dotata di un vello di media lunghezza, piuttosto duro.
Ad eccezione della tosatura annuale tutte le fasi di lavorazione della lana erano di competenza femminile. Dopo il lavaggio e l'asciugatura si separava la lana di prima da quella di seconda e terza scelta mediante la cardatura. Un'ulteriore scelta veniva fatta per colore, separando la lana candida da quella di colore grigiastro e nero che veniva filata separatamente in vista della colorazione e della utilizzazione finale. Il lino, coltivato nell'isola fino ai primi del Novecento, subiva un faticoso processo di gramolatura per liberare le fibre tessili da quelle legnose. Con la cardatura si separavano le fibre di diversa qualità che venivano filate separatamente per svariate utilizzazioni. Le matasse di filato subivano anche operazioni di sbiancatura ed eventualmente di tintura. Il filato di canapa, meno pregiato, si otteneva con un procedimento simile a quello del lino. La produzione della canapa, assai diffusa in età medievale, cessa quasi completamente nel primo Novecento. La fibra di cotone, pure ampiamente impiegata nella tessitura tradizionale, è raramente prodotta in loco. Falliscono più volte i tentativi di coltivazione estesa della pianta mentre sul mercato aumenta l'offerta a costi contenuti dei filati di cotone già pronti per l'uso in campo tessile.

Filati di lana, tessitura tradizioni e cultura sarda.
Tessitura Sarda
La vetrina delle Aziende Sarde
Sarule, tessitura del tappeto
Tonara, particolare di un tappeto

I telai Nell'isola vengono usati due tipi di telai, quello verticale e quello orizzontale. Si attribuisce un'origine più arcaica a quello verticale, anche in virtù della sua struttura estremamente semplice, ma non si può escludere che telai orizzontali più elementari rispetto a quelli tradizionali con pedaliera e gruppo di licci, il cui uso è tuttora vitale, fossero coevi a quello verticale. Quali che siano le loro origini il telaio orizzontale è diffuso in tutta l'isola fino ai primi decenni del Novecento mentre il telaio verticale, che doveva avere una diffusione molto più estesa, è attualmente in uso soltanto in alcuni centri della Barbagia e del Goceano, zone nelle quali è comunque presente anche il telaio orizzontale sul quale si realizzano manufatti tessili di diverso genere.

Telaio orizzontale Il telaio orizzontale tradizionale ("teláriu, telárzu, telárgu"), in legno, è costituito da due pesanti cavalletti paralleli che fungono da supporto per le parti mobili poste trasversalmente: un subbio anteriore, detto "subbio del tessuto", ed uno posteriore detto "subbio d'ordito". I fili che costituiscono l'ordito vengono tesi tra i due subbi passando attraverso un pettine di canna o metallo collocato in posizione mediana rispetto ai subbi, insieme al gruppo delle canne dei licci collegati, mediante cordelle, alla pedaliera che viene ancorata al pavimento. I cavalletti devono essere perfettamente paralleli e tutta la struttura centrale deve essere posizionata ad angolo retto rispetto ai cavalletti per evitare irregolarità del tessuto.
La tessitrice opera sull'ordito teso in posizione orizzontale, seduta su un'asse posto parallelamente al subbio anteriore, sul quale viene via via avvolto il tessuto prodotto, lanciando la spola ed agendo sui pedali che sollevano l'uno o l'altro gruppo di licci in base alla tecnica di tessitura che si intende realizzare, per la quale sarà anche stato preparato preventivamente l'ordito. La larghezza media dei tessuti prodotti su questo tipo di telaio va da un minimo di 50 a un massimo di 75 cm. I manufatti di grandi dimensioni sono risultato dell'unione di più teli. La tessitura avviene introducendo la spola che porta la trama attraverso i fili dell'ordito. Ciò rende il lavoro assai rapido se si producono tessuti piani a trame lanciate. Per ottenere particolari effetti decorativi le trame ornamentali supplementari possono essere introdotte direttamente con le mani, mediante grossi aghi o avvolte in piccole spolette. Sul telaio orizzontale possono essere realizzati teli di orbace, tele e tessuti spigati per la biancheria personale e della casa, teli per la panificazione, per sacchi, per bisacce. Sullo stesso telaio vengono anche realizzati gran parte dei manufatti più noti della tradizione sarda: bisacce ("bertulas"), ornamenti per buoi e cavalli ("collànas") copricassa ("coberibancu") e coperte ("mantas, fanugas") caratterizzati da complesse decorazioni policrome realizzate su fondi di diverso genere con la tecnica delle trame lanciate ("a lìtsus, a briàli, a mos'te pèi"), a riccio o a grani ("a pibiònis, a rànu"), a faccia di trama ("un'indente"), a trame sovrapposte ("a bàgas, a làuru, a punt'e agu"). I motivi decorativi sui manufatti più complessi sono i più vari e riflettono e reinterpretano i motivi iconografici propri delle culture succedutesi nell'isola. L'elenco dei motivi decorativi e delle loro combinazioni è vastissimo e in molti casi se ne è perso il significato: motivi geometrici alternati a motivi antropomorfi, zoomorfi, fitomorfi , motivi religiosi e araldici.
Telaio verticale Il telaio verticale ("teláriu, telárzu") è costituito da due montanti verticali fissati tra pavimento e soffitto, posti tra loro alla distanza di circa 2 m. Tra i due montanti vengono fissati due assi mobili: quello superiore che costituisce il subbio di ordito e quello inferiore che costituisce il subbio del tessuto. L'ordito viene avvolto sull'asse superiore e quindi teso su quello inferiore; due canne ed un asse con un ordine di licci, posti in posizione mediana, regolano l'apertura del passo tra i fili pari e dispari dell'ordito per permettere l'inserimento della trama. Questa viene avviata verso il basso con una sorta di grosso punteruolo d'osso ed infine battuta con un pesante pettine in legno fino a serrare e nascondere completamente i fili dell'ordito. Il telaio verticale tradizionale è costruito interamente in legno, mentre in esemplari recenti alcune parti strutturali sono fatte in ferro e varia anche la larghezza complessiva del telaio.
Sul telaio verticale, che consente limitate variazioni tecniche, si producevano grandi coperte policrome, qualche tipo di bisaccia e un particolare tappeto funebre detto "tapinu e mortu", la cui produzione è cessata nei primi anni del Novecento. La produzione attuale ha rifunzionalizzato le coperte in tappeti adattandone le dimensioni a questo scopo. I colori vivacissimi del passato sono stati sostituiti da tonalità smorzate e lo stesso apparato decorativo è stato modificato e sostanzialmente semplificato per adattarlo al gusto della committenza perdendo, in molti casi, le peculiarità locali.

Donna al telaio nell azienda di Corea
Dorgali, telaio orizzontale

Le tecniche di tessitura
La tecnica che caratterizza i manufatti tessuti sul telaio verticale è la tessitura piana con trama a vista. Si realizza inserendo i fili di trama che vengono battuti con forza sui fili di ordito fino a nasconderli completamente. Dato che il colore del tessuto è in questo caso determinato dai soli fili di trama, l'ordito può essere di colore diverso, monocromo, screziato o grezzo. Gli stacchi cromatici tra colori adiacenti sono ottenuti utilizzando diverse tecniche. La tessitura a fessure è caratterizzata da una piccola asola verticale in corrispondenza dello stacco tra due colori. In genere i motivi decorativi prevedono una lunghezza di fessure limitata; quando eccezionalmente gli stacchi creano fessure molto lunghe, che potrebbero indebolire eccessivamente il tessuto, si provvede in un secondo tempo a fissarle con piccoli punti di rinforzo. Questa tecnica di tessitura è caratteristica della produzione dei tappeti funebri detti "tapinu 'e mortu" ma viene anche impiegata per creare piccoli motivi decorativi delle coperte tradizionali di alcune località del centro Sardegna. La tessitura a coda di rondine è caratterizzata dal fatto che, ad ogni cambio di colore in senso longitudinale, ogni corso di trama avvolge il primo filo dell'ordito interessato da un altro colore condividendolo a corsi alternati con le trame di diverso colore. In questo modo non si creano fessure e il tessuto risulta compatto e completamente a doppio diritto, sebbene il disegno risulti meno definito nei passaggi cromatici. Nella tessitura a trame allacciate le trame colorate si intrecciano sul rovescio del tessuto tra le due catene di ordito che limitano il passaggio cromatico dei diversi blocchi di colore. In questo modo si crea un cordone, sul rovescio del tessuto, lungo la linea di confine dei colori; la struttura è solidissima e i contorni del disegno sono nettissimi sul diritto del lavoro. Tale tecnica era caratteristica dei manufatti antichi di Nule dove è stata abbandonata, a partire dal 1960, in favore della tecnica a coda di rondine.

I manufatti
Se l'abbondanza della materia prima, la lana, potrebbe giustificare la quantità dei tessuti prodotti in tale abbondanza da essere oggetto di commercio fin dall'età romana, non è sufficiente a dar conto, invece, della grande qualità, varietà e pervasività della produzione tessile tradizionale quale si manifesta con chiarezza almeno a partire del medioevo. Le ragioni di tanta varietà e ricchezza sono da ricercarsi in quello stesso "humus" che dà luogo alle straordinarie varietà di abiti come di pani e di intrecci. In tutte queste attività, proprie del lavoro femminile, si modula un gusto estetico, uno stesso "ritmo etnico" che si coglie in uguale misura nelle tessiture e nella danza come nel canto e nell'intaglio. La riconoscibilità e il carattere della produzione tessile isolana e infine il suo stesso valore sono dovuti a questa impronta etnica, che interpreta in modo del tutto personale tradizioni, motivi, tecniche e materiali che sono, per il resto, comuni a tutta l'area del Mediterraneo. I manufatti tradizionali antichi mostrano un'identità e un carattere esclusivi del gruppo produttivo da cui provengono. Diverso il caso di alcuni tessuti sardi moderni, ridotti a semplici complementi d'arredo, dai cromatismi avviliti ed addomesticati e dai moduli decorativi persi nell'ignoranza della tradizione e perciò facile preda di imitazioni extraisolane. Varrà forse la pena di riconsiderare scelte e indirizzi produttivi di una parte dell'attuale produzione tessile, davvero troppo standardizzata e banalizzata e forse per questo così vulnerabile, imitabile e poco competitiva.

Arte del ricamo e della tessitura
Lavorazione della seta
Lavorazione della seta
Samugheo, Museo dell Arte Tessile Sarda sala espositiva



Tessile D'Autore
di Giovanni Mariotti


30 ANNI DI TESSUTI DI QUALITA'.

La passione per i tessuti da sempre una tradizione di famiglia che ha portato Giovanni Mariotti a costituire negli anni novanta l'azienda omonima. La sua esperienza è tratta dal vero lavoro di fabbrica nella sua città d'origine, Prato. Arrivato in Sardegna, (grazie al matrimonio con una sarda), accresce il suo bagaglio con le tessiture sarde e la storia che le accompagna.



Informazioni di Contatto

TESSILE D'AUTORE
DI MARIOTTI GIOVANNI

VIA PIRASTU 10 - 08048 TORTOLI'


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