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Samugheo :: Paese di indubbio fascino, sia per le tradizioni che ancora la sua gente conserva, come il carnevale e la lavorazione del pane, sia per gli importanti reperti archeologici e per i suoi tappeti.

Località Sarde > Oristano


Il costume tradizionale di Samugheo
Samugheo Museo Arte Tessile Sarda un telaio

Samugheo
Samugheo è situato nella zona chiamata "Brabaxianna", caratterizzata da monti solitari e selvaggi e da una successione di gole, dirupi e imponenti pareti rocciose. Paese di indubbio fascino, sia per le tradizioni che ancora la sua gente conserva, come il carnevale e la lavorazione del pane, sia per gli importanti reperti archeologici.

Abitanti: 3.475
Superficie: kmq 81,19
Provincia: Oristano
Municipio: piazza Sedda, 3 - tel. 0783 64023
Guardia Medica: via Della Pace, 24 - tel. 0783 64218 - 649053 Biblioteca: via S. Basilio, 5 - tel. 0783 631018
Ufficio postale: via Antonio Gramsci, 43 - tel. 0783 649037

Stemma Araldico del Paese di Samugheo provincia di Oristano
Arte della tessitura a Samugheo
Mamutzones nelle vie del paese di Samugheo, Carnevale a Samugheo.

Testi di Gigi Deidda

Il territorio Samugheo, comune di 3.475 abitanti, si trova a circa 40 chilometri dal capoluogo della sua provincia che è Oristano. È situato su un altipiano trachitico a 370 metri sul livello del mare, nella regione storica del Mandrolisai. Il territorio si estende per 81,27 kmq, è prevalentemente montano o collinoso e raggiunge l’altezza massima di 548 metri nella località detta Taccu, dove si trova anche il nuraghe omonimo. Confina a nord con Busachi, Ortueri e Sorgono, ad ovest con Allai e Ruinas, a sud con Asuni e ad est con Meana, Làconi e Atzara. Dal punto di vista paesaggistico Samugheo offre un territorio caratterizzato da una vegetazione folta e ricca; la circondano numerose grotte, meta ideale per gli amanti della speleologia. La zona è attraversata da numerosi corsi d’acqua che si riversano nel rio Araxisi, unico corso d’acqua perenne della zona, che va ad alimentare il vasto bacino imbrifero del Tirso.
Le origini Il territorio risulta abitato già dal III millennio a.C.: lo testimoniano le numerose domus de janas, distribuite in diversi siti in gruppi di tre o quattro. Le celle solitamente hanno forma rettangolare e soffitti piani. I gruppi degni di nota per estensione e stato di conservazione sono quelli di Linna ’e Cresia, Bingias, Barralla, Riu Maere e Ispelunch’e Orre. Sempre al periodo prenuragico risale il recinto fortificato de Sa Silida ’e Sa Cresia. In località Paule Luturru si trova una tomba megalitica, con corridoio ortostatico ed emiciclo frontale. Priva della stele centinata, la tomba è quasi intatta, mancano solo i lastroni di copertura. Anni fa attorno ad essa furono ritrovate un gran numero di statue menhir finemente lavorate. Per quanto riguarda i nuraghi, indagini effettuate nei primi anni Novanta ne hanno censito 14, dei quali alcuni andati distrutti: Nurachi, Nurache Aspu, Nurache Ureu e l’altissimo Nurache Longu già citato dal Lamarmora. Tra questi, due sono classificati a corridoio, Istui e Santa Maria, 8 a monotorre semplice e due complessi. Quello di Perda Orrubia o Noedda è il meglio conservato. In località Sa Mura, adiacente all’omonimo nuraghe, si trovano una Tomba di giganti ed un insediamento romano. In questa stessa località troviamo un ipogeo paleocristiano o giudaico; si tratta di un sepolcro scavato nella trachite rosata, risalente al IV secolo d.C. Sono piuttosto scarse le notizie riguardanti il periodo punico, mentre un po’ più consistenti sono quelle sulla presenza romana. Il territorio diversi ospitava abitati, con le relative necropoli: Santa Maria, Santa Miggianu, Travi, Mura Maere. Inoltre sono visibili i resti di un ponte in località Pont’Ecciu sul rio Accoro.

La vetrina delle Aziende Sarde

Samugheo castello di Medusa. Descrizione: Le indagini archeologiche hanno permesso di datare la prima fase dell'insediamento nel castello di Medusa al IV-V secolo d.C. Una seconda fase si colloca nel VI secolo, mentre la terza risale al VII-VIII secolo. Le strutture più recenti sono state realizzate tra il X ed il XII secolo.

Samugheo castello di Medusa

Castello di Medusa

Come arrivare Il castello di Medusa è equidistante da Samugheo e Asuni. Per raggiungerlo si lascia la SS 131 poco prima di Uras, prendendo la SS 422. Superato l'abitato di Nureci si imbocca a s. la SP 38 verso Asuni. Dopo qualche km si avvista il castello. Il castello di Medusa sorge a picco sulla gola formata dal Riu Araxisi. Scendendo più a valle questo fiume diventa Riu Majori e dà vita alla gola di "Mitza sa canna", dalle pareti calcaree ricche di grotte e vegetazione. L'importanza della fortificazione dipendeva dal ruolo di controllo del territorio e di protezione dalle scorrrerie operate dai barbaricini che abitavano l'interno della Sardegna, a danno dei ricchi centri della pianura e della costa.

Descrizione Le indagini archeologiche hanno permesso di datare la prima fase dell'insediamento nel castello di Medusa al IV-V secolo d.C. Una seconda fase si colloca nel VI secolo, mentre la terza risale al VII-VIII secolo. Le strutture più recenti sono state realizzate tra il X ed il XII secolo. La prima menzione archivistica potrebbe rintracciarsi in un documento del 1189, nel quale si fa riferimento a un ''Castrum Asonis'' che è probabilmente da identificare con la stessa struttura fortificata. In quell'anno il castello fu ceduto dal giudice Pietro I d'Arborea al comune di Genova e dopo poco recuperato dal sovrano dietro la promessa di un ingente pagamento. I resti materiali della fortificazione sono immersi in una fitta vegetazione, che ne rendono difficoltosa l'analisi in dettaglio. Restano solo tratti delle mura, che dovevano recingere un'area di circa 540 mq, una cisterna, e i resti di due torri. Numerose leggende circolavano e circolano tutt'ora sulla presenza, nel castello, di una fantomatica regina Medusa. Curiosa è fra l'altro la vicenda, a metà strada fra realtà e fantasia, narrata in un documento dell'Archivio di Cagliari. Durante la detenzione in un carcere piemontese nel XIX secolo un bandito, tal Pietro Perseu, raccontava di come durante la sua latitanza fosse capitato tra le rovine del castello di Medusa e, scendendo una scala di marmo, si fosse ritrovato in una sala meravigliosa piena di gioielli, armi e oggetti di valore. Il bandito scrisse al Ministro chiedendo la grazia nel caso fosse riuscito a trovare la stanza del tesoro, ma una volta accompagnato sul posto non ritrovò né le scale né la sala, non ottenendo la grazia e nemmeno riuscendo a fuggire.

Storia degli studi Sono pochissime le notizie storiche sul castello di Medusa, a dispetto delle leggende fiorite intorno alla sua origine. Alberto Della Marmora nel 1860 e il canonico Giovanni Spano nel 1861 diedero l'avvio all'analisi dei ruderi, seguiti dagli studi più recenti di Giorgio Cavallo nel 1981 e di Giorgio Farris nel 1988. Agli anni Novanta del secolo scorso risalgono i contributi di Foiso Fois e Mauro Perra; sempre del 1992 è la monografia di Dolores Turchi sulle leggende che aleggiano intorno al castello. Infine del 2003 è l'articolo di Joan Armangué y Herrero dal titolo ''Perseo e Medusa nell'immaginario tradizionale: ricerche di tesori nel castello di Samugheo''.

Bibliografia G. Spano, ''Castello di Medusa'', in Bullettino Archeologico Sardo, III, 1861, p. 7; G. Cavallo, ''Il castello di Medusa. Un antico castrum bizantino'', in Archeologia Sarda, 1, 1981; G. Farris, ''Nel castello di Medusa le impronte di una triste leggenda medioevale'', in Quaderni Oristanesi, 17-18, 1988, pp. 3-17; F. Fois, Castelli della Sardegna medioevale, a cura di B. Fois, Cinisello Balsamo, Amilcare Pizzi, 1992, pp. 147-151; D. Turchi, Samugheo: il fascino delle più arcaiche tradizioni della Sardegna centrale attraverso la storia, i racconti, le leggende e le preghiere del paese sul quale aleggia ancora il mistero del castello di Medusa, Roma, 1992; J. Armangué y Herrero, ''Perseo e Medusa nell'immaginario tradizionale: ricerche di tesori nel castello di Samugheo'', in Roccas: aspetti del sistema di fortificazione in Sardegna: atti degli incontri sui castelli in Sardegna (2002) dell'Arxiu de tradicions, a cura di S. Chirra, Oristano, 2003, pp. 105-120.

LA REGINA MEDUSA
Fra i numerosi
contos de forredda che si raccontano ancora a Samugheo una grossa fetta è dedicata al Castello di Medusa, l’antico maniero ancora avvolto dal più fitto mistero. La sua storia più antica è legata a dei famosi personaggi quali il Re Forco, la Regina Medusa e la famigerata Maria cantada, l’amante del sovrano che abitava nei pressi del paese, in località Papu de lei, in una rocca dove tesseva su telai d’oro. Si racconta che il sovrano, con orecchie d’asino e il naso posticcio, perché il vero l’aveva perso durante un combattimento, quando andava a trovare Maria cantada si premuniva di ferrare al contrario il proprio cavallo, così non poteva essere scoperto da chi avesse seguito le sue orme. Numerose altre leggende raccontano di favolosi tesori, di casse piene di gioielli e di monete d’oro giacenti nei saloni del castello, il cui custode eterno sarebbe stata sa musca manchedda. Si dice infatti che quest’essere, che ha forma di una mosca ma è grande quanto una pecora, sia rinchiusa in una cassa simile a quella del tesoro e che se, sbagliando ad aprire, fosse capitata quella con sa musca sarebbero morti gli abitanti di sette paesi del circondario. Si racconta ancora che nelle notti più buie si vedesse sfrecciare sul castello una figura luminosa dal volto di una bellissima donna; si tratta della Regina Medusa, ancora alla ricerca della giusta pace dopo il tradimento del consorte.


Ragazze di Samugheo

Testi di Gigi Deidda

Il Castello di Medusa Si conservano ancora i ruderi di un castrum, il Castello di Medusa, inscritto in un paesaggio aspro e tormentato, denso di storie e di leggende. Costruito su una rupe calcarea, con le pareti a picco per tre lati circondate dal rio Araxisi, costituiva un punto ideale di controllo della vallata sottostante. Nelle zone limitrofe al castello esistono numerose grotte, tra le quali la più interessante è Su stampu ’e barra detta anche Grotta dai mille colori. La roccaforte si trovava in un importante crocevia con i centri dell’Oristanese, soprattutto Forum Traiani (l’attuale Fordongianus), e con gli altri confinanti con le Civitates Barbarie. Nel periodo bizantino fu ricostruita secondo le direttive impartite da Giustiniano (534 d.C.). Il castello rappresenta il bisogno di difesa da parte delle popolazioni dell’interno che utilizzavano il territorio di Samugheo come zona di transito.
La storia Testimonianza della rilevante influenza di Bisanzio a Samugheo la troviamo sia in alcune usanze religiose che nei santi a cui erano dedicate le chiese del paese di San Gemiliano (Santu Migianu), Santa Croce (Santa Rughe), San Michele (Santu Miale), oggi scomparse, e le chiese di San Basilio (Santu Asile) e San Sebastiano (Santu Srebestianu), tutti appartenenti al menologio greco. Rivestono un certo interesse archeologico le zone dove un tempo sorgevano la chiesa di Santu Migianu e l’antica chiesa parrocchiale di San Michele, in cui le zone circostanti sono ricche di testimonianze interessanti. La chiesa di San Michele era ritenuta la più antica del paese e viene citata nei documenti parrocchiali già nel 1586. Con la formazione dei Giudicati, tra il XII e il XIII secolo, si hanno le prime notizie sul villaggio: Samugheo venne annesso al Giudicato di Arborea, nella curatoria del Mandrolisai. In epoca giudicale la “villa” doveva essere di dimensioni abbastanza rilevanti, dato che nel 1388 inviò ben dodici rappresentanti alla stipulazione dell’atto di pace tra la giudicessa Eleonora d’Arborea e Giovanni d’Aragona. In seguito il Giudicato venne trasformato in marchesato, costituito dai tre Campidani (Maggiore, di Milis e di Simaxis), mentre il Giudicato di Arborea si ridusse ad alcune curatorie logudoresi, più una gallurese; nel 1420 la villa di Samugheo, con tutto il Mandrolisai, passò definitivamente al demanio regio. Con il passaggio del Regno di Sardegna a casa Savoia, la situazione giuridica di Samugheo non cambiò. Risale al Quattrocento la chiesa di San Basilio. Essa fu edificata in seguito a un voto che gli abitanti fecero al santo affinché ponesse rimedio a una grave pestilenza che scoppiò nel paese provocando moltissime vittime. Intorno alla metà del Seicento l’edificio, costituito da un’unica navata, fu dotato anche di due piccole campane e nel 1780 furono costruiti gli altari nelle cappelle laterali dedicate a San Costantino e Sant’Isidoro. Nel 1878, in seguito ad alcune lesioni, fu ricostruita la facciata con un rosone circolare e un piccolo campanile con archi a sesto acuto, dopo che la chiesa venne allungata di sette metri circa. L’edificio ha scarsa rilevanza artistica, ma rappresenta un grande valore spirituale per la popolazione che ha conservato l’antica venerazione per questo santo protettore e guaritore. Non si sa con esattezza quando venne edificata la chiesa parrocchiale, dedicata a San Sebastiano; si suppone che ciò sia avvenuto nel Quattrocento. L’edificio si presenta in stile gotico-aragonese con qualche elemento romanico. Durante i secoli ha subìto numerosi interventi che ne hanno modificato l’aspetto originario: il campanile venne costruito alla fine del XVII secolo, il presbiterio è dell’inizio del XVIII. Attorno a questa chiesa esiste una leggenda popolare secondo cui, quando si stava per iniziarne la costruzione, il materiale appena scaricato veniva ogni volta ritrovato a circa trecento metri più ad ovest del luogo dove si trova attualmente la chiesa. Gli abitanti, ipotizzando che questo corrispondesse a un preciso desiderio del santo, decisero che la chiesa dovesse essere edificata nel punto in cui ogni mattina veniva trovato il materiale da costruzione. Secondo una ricerca, la prima pietra per l’edificazione della chiesa fu posta il 13 maggio 1577 alla presenza del mayor de villa Arquelau Zori e di tutti gli abitanti. I lavori vennero interrotti e ripresi più volte a causa dell’inclemenza del tempo e soprattutto a causa di una pestilenza scoppiata negli anni 1578-79; finalmente nel 1580 la consacrazione della chiesa dedicata a San Sebastiano martire fu celebrata dal vescovo mons. Francesco Figo. La chiesa di Santa Maria di Abbasassa sorge su un’altura di circa 450 metri sul livello del mare. Secondo i documenti parrocchiali più antichi, la chiesa esisteva già nel 1480 col nome di Santa Maria ’e Mesu Mundu. Nel 1931 fu riedificata sopra i ruderi di un tempio pagano, quando era rettore don Emanuele Macis, molto amato dai samughesi, in seguito ad un voto fatto da un giovane di Samugheo. Questi, un anno prima che scoppiasse la Prima guerra mondiale fece un sogno: vide la Madonna circondata da una luce abbagliante che gli preannunciò l’imminente guerra alla quale lui ed altri sei giovani del paese avrebbero dovuto partecipare. Il giovane raccontò il suo sogno agli altri e li convinse a fare assieme a lui il voto di riedificare al ritorno la chiesa fatiscente di Santa Maria di Abbasassa, condizione per rientrare sani e salvi dalla guerra. E così accadde.

La chiesa di San Sebastiano Samugheo

Testi di Gigi Deidda

Il paese Sull’origine del nome del paese sono state avanzate diverse teorie, nessuna però ha avuto dei riscontri sicuri. L’ Angius nel Dizionario geografico-storico-statistico- commerciale del Casalis (1833-1855), vuole che derivi dal nome dell’antica chiesa di San Michele, chiamata in catalano San Migueu a cui sarebbe seguita la corruzione “Samugheu”. Lo Spano invece ritiene che abbia un’origine fenicia, ossia derivi da Samach, che significa “fermo”, “sicuro”. Giovan Francesco Fara nel Cinquecento lo chiama Samugheum.
Il paese, malgrado l’esiguità della popolazione, offre ai suoi abitanti numerose strutture. Sono presenti le scuole materne, elementari e medie, queste ultime frequentate anche dagli studenti del vicino paese di Allai. È molto frequentata la biblioteca comunale, con un bacino di utenti diversificato per età e grado di istruzione. Per quanto riguarda le attività sportive, il paese possiede impianti per varie categorie, inoltre sta per essere aperta la piscina comunale, tra le più grandi in Sardegna. Un moderno poliambulatorio offre l’assistenza sanitaria essenziale, con la presenza alternata di medici specialisti in varie patologie. Molto attivo il settore della ricettività; vi sono infatti parecchi ristoranti e agriturismi e anche per chi decide di passare la notte in paese non mancano sicuramente gli alberghi, i bed and breakfast e gli agriturismi.
L’economia e la società Pur avendo un’economia prevalentemente agropastorale, sono infatti circa 100 le aziende agricole, Samugheo è uno dei paesi dell’entroterra che ha salvaguardato più di altri le tradizioni gelosamente custodite dalla comunità; l’artigianato tessile artistico è oggi uno dei settori trainanti della sua economia. Sono 140 le imprese artigiane, la cui buona parte è composta da imprese tessili. Quest’ultima si manifesta con la produzione dei famosi tappeti, tendaggi, tovaglie, cuscini e arazzi. L’artigianato a Samugheo si è diffuso con fortuna sempre maggiore intorno agli anni Cinquanta-Sessanta del Novecento permettendo al paese di affermarsi anche a livello internazionale come il maggior centro di produzione tessile in Sardegna. I laboratori tessili sono parecchi; all’interno di essi vengono utilizzati i telai meccanici moderni. Anche le attività commerciali sono abbastanza numerose, 83, e comprendono i diversi settori.
I costumi Il costume samughese è senza dubbio uno dei più caratteristici di tutta l’isola. La sua origine si perde nella notte dei tempi: la mancanza di una datazione certa non ha impedito che il costume si tramandasse fini ai nostri giorni, grazie a chi custodisce con grande amore i retaggi ed i cimeli degli avi. Specialmente il costume femminile si dimostra di grande originalità: ricche di coloratissimi ricami le due gonne d’orbace, oggi di colore nero, un tempo rosso vermiglio, come è originale il copricapo composto da ben sette fazzoletti tutti diversi. Risulta diverso dagli altri costumi anche quello maschile. Diverso risulta il corpetto, su cosso rivestito di velluto color turchese e gli smerli di panno scozzese. Originali sono anche due dei balli autoctoni che ancora i giovani samughesi eseguono con maestria: sa danza e s’orrosciada, in cui si mescolano eleganza e bravura nell’assoluto rispetto della tradizione.

La Processione per San Costantino Samugheo
Ragazzo con il Costume Tradizionale del paese di Samugheo in provincia di Oristano.

Testi e alcune immagini di Gigi Deidda

Le tradizioni La varietà del sardo parlato in Samugheo è nota come limba de mesanìa: si tratta di un mix delle lingue più parlate nell’isola: il campidanese, il loguderese ed il barbaricino. Molto ricco il calendario delle tradizioni popolari e delle feste, alcune purtroppo abbandonate nel secolo appena trascorso. Feste importanti quali Su nénnere, i Giardini di Adone, riservata alle vergini, si celebrava il 15 di agosto; nella festa di San Gemiliano, il giorno di Pasquetta, si disputava anche la corsa dei pastori ed al vincitore, per premio, veniva dato su tziri tziri, un formaggio a forma di limone; si andava “a candelare” l’ultimo giorno dell’anno, festa dal sapore delle feste romane delle calende di gennaio: tutte tradizioni schiacciate dal modernismo incontrollabile. Le prime feste dell’anno si tengono il 17 e il 20 gennaio in occasione di Sant’Antonio e San Sebastiano. Questi due santi vengono festeggiati con enormi falò preparati alla vigilia da cinque “obrieri” che portano il nome di Antonio o Sebastiano, a seconda del santo festeggiato. È compito degli obrieri radunare tutti coloro che portano il loro stesso nome affinché passino casa per casa per chiedere legna per su fogolone e organizzare su igiadorjiu, la veglia che si teneva per tutta la notte alternata da preghiera e da danze. Durante la festa di Sant’Antonio, nella notte di vigilia, fanno la prima comparsa le maschere tradizionali di S’urzu e dei Mamutzones, aprendo così il Carnevale. La seconda domenica di maggio si ricorda Sant’Isidoro, patrono degli agricoltori; in suo onore si tiene una processione verso la chiesa di San Basilio, in cui sfilano decine di trattori ornati con fiori e manufatti tessili, come si faceva un tempo con carri dei buoi. Molti trattori trainano carrelli allestiti per rappresentare i momenti più significativi della vita dei campi. Il simulacro del santo viene portato su un antico carro preceduto da numerosi cavalieri. Il 7 luglio è la volta di San Costantino, che a Samugheo non ha una chiesa a lui intitolata. In occasione della festa la statua del santo viene accompagnata in processione alla chiesa campestre di San Basilio. In suo onore si tiene una piccola àrdia, una corsa rituale a cavallo attorno alla chiesa in cui ipartecipanti mettono in evidenza la propria destrezza e il coraggio, sa balentìa. Una delle feste più antiche è quella di San Basilio, che si festeggia il 1° e il 2 settembre. In questa occasione il simulacro del santo viene portato il giorno del vespro nella omonima chiesa campestre dove trascorre la notte sino alla mattina successiva quando, dopo la messa solenne, fa rientro in parrocchia. Durante la festa per tradizione si corre un palio riservato a fantini professionisti ed un’altra corsa, Sa cursa ’e su pannu, per i cavalieri locali, in cui il primo premio consiste in una pezza di pregiato broccato molto usato per il costume delle spose. Come in molte località di religione cattolica l’8 settembre si ricorda Santa Maria. I festeggiamenti si svolgono presso la chiesetta campestre dedicata alla Vergine ed è la festa più amata dal popolo samughese, occasione di incontro e di divertimento. Oltre le feste religiose, un avvenimento molto importante per Samugheo è Su Carrasegare Antigu, la sfilata delle maschere tradizionali sarde, che si svolge due domeniche prima di Carnevale richiamando un grande numero di spettatori. Principali protagonisti sono le maschere locali: Is Mamutzones, maschere mute col volto annerito dal sughero bruciato, S’Urtzu, la vittima sacrificale della rappresentazione, e Su Omadore, il guardiano: vestito di un lungo pastrano nero ed il viso coperto di fuliggine, tiene in mano sa soga (il lazo di cuoio), il pungolo ed una zucca con del vino, necessario durante la rappresentazione. Il Carnevale di Samugheo affonda le sue origini nella cultura agropastorale e conserva parecchi elementi del culto di Dioniso, dio della vegetazione. Durante il mese di agosto si tiene la Mostra dell’Artigianato, una fra le più importanti in Sardegna, in cui vengono esposti i prodotti artigianali locali e di altre realtà dell’isola. Ad ottobre si svolge la Sagra del Pane tipico locale, su tzichi, il pane degli sposi. In questa occasione vengono esposte le varietà dei pani locali assieme ad altre provenienti da molte altre parti dell’isola e nello stesso tempo vengono riproposte le antiche tecniche della panificazione. Molto interessante è il patrimonio etnografico, quello dell’immaginario collettivo. I fantastici contos de forredda che narrano di esseri orribili temuti dai bambini e talvolta anche dai più grandi: is cogas, is janas, su carru ’e sa morte, su tragacorgios, su mortogiaiu, su maschinganna ecc. continuano a imperversare nelle notti invernali, magistralmente raccontati dai piu vecchi che tramandano le leggende ed una parte interessante di storia popolare, gioia degli studiosi del settore.
Personaggi illustri Il Dott. Emanuele Sanna, è forse il cittadino di Samugheo che più ha fatto conoscere il paese fuori dai propri confini. Ex presidente del Consiglio regionale, ex primario del reparto di Pediatria dell’ospedale Brotzu di Cagliari, nonché per due legislature deputato della Repubblica Italiana.

Antico telaio in esposizione al museo. Fotografia di Donato Tore
La figura carnevalesca di S'Urtzu. Fotografia di Gigi Deidda
 San Costantino Samugheo
Samugheo Museo Arte Tessile Sarda scialle nero con ricami
La chiesa campestre di San Bachisio Samugheo
MURATS



MUSEO UNICO REGIONALE DELL'ARTE TESSILE SARDA

Via Bologna - Samugheo (OR)
M.U.R.A.T.S.



Il Museo dell’Arte Tessile Sarda è nato grazie alla volontà di recuperare e conservare la memoria storica tessile della Sardegna. Il Museo si trova alla periferia del paese, centro rinomato per la fiorente produzione tessile, in una nuova costruzione su due piani e articolati in vari ambienti. Ha una struttura formata da tre sale espositive, due al piano terra e uno al primo piano per un totale di 750 mq circa. La sua attività si divide tra la realizzazione di mostre temporanee, con progetti dedicati al settore dell’artigianato sardo, e l’esposizione permanente della sua Collezione che è composta da un sostanzioso corpus di manufatti provenienti da diverse parti dell’Isola: si tratta di, coperte, lenzuola, biancheria per l’infanzia, biancheria per uso quotidiano, bisacce e teli per la campagna, abbigliamento per il pastore, costumi tradizionali per le feste e strumenti tra i quali telai tradizionali in legno, attrezzature e strumenti vari per la tessitura, capi samughesi di abbigliamento giornaliero e festivo, preziosi manufatti tessili del Settecento, realizzati artigianalmente in lana, cotone e lino. Tra i pezzi più rari figurano le “Affaciadas”, piccolissime strisce di tessuto finemente lavorato che si esponevano nei balconi durante la processione del Corpus Domini, mentre per rarità spiccano cinque “Tapinos ‘e mortu”, manufatti che venivano utilizzati per poggiarvi la salma al momento della veglia funebre. Tra i manufatti della collezione del Museo sono presenti anche quelli della collezione Cocco.

Le mostre temporanee vengono rinnovate ogni 1/2 mesi.

Orario di apertura:
10.00-13.00 e 16.00-19.00 (ora solare)
10.00-13.00 e 17.00-20.00 (ora legale),
tutti i giorni tranne il lunedì e il martedì. Aperto tutto l’anno tranne il giorno di Natale e il giorno di Capodanno.


Biglietti visita Museo:
Intero: € 2,50
Ridotto: € 1,00 (per scolaresche e gruppi di almeno 20 persone).

Le visite guidate sono comprese nel prezzo del biglietto.
Servizi aggiuntivi: saletta video, book- shop specializzato, sala convegni con 127 posti a sedere.

DURATA DELLA VISITA AL MUSEO: 40/45 minuti circa.



LABORATORIO DIDATTICO

“PICCOLI TESSITORI CRESCONO”
Il Museo Unico Regionale dell’Arte Tessile Sarda di Samugheo propone un’attività didattica nuova e divertente: ci si può cimentare in una vera e propria prova di tessitura, con lo scopo di evidenziare il difficile lavoro che si nasconde dietro la creazione di un manufatto tessile, per far meglio comprendere l’esperienza vissuta al Museo. Ad ognuno viene fornito un piccolo telaio sul quale realizzare, con l’aiuto delle operatrici museali, un bracciale in lana da portare via con sé, insieme al diploma di piccolo tessitore.

•DURATA DELL’ATTIVITA’ DIDATTICA: 1 ora circa.
•PERIODO: tutto l’anno
•COSTO ATTIVITA’ DIDATTICA: € 3,00 a persona
•MODALITA’ DI PAGAMENTO: in contanti o in anticipo tramite bonifico bancario

N.B.
•E’ richiesta la prenotazione
•Il Museo dispone di servizi per le persone diversamente abili



MURATS
Via Bologna, 09086 Samugheo (OR)
Direttore: Baingio Cuccu
Gestione Museo: La Memoria Storica
Telefono e fax 0783/631052
E-mail: museomurats@gmail.com
Sito web: www.murats.it


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