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Sanluri :: il cui territorio si estende tra Campidano e Marmilla, si trova a metà strada tra Cagliari e Oristano ed è oggi alla pari di Villacidro, capoluogo della nuova provincia del Medio Campidano.

Località Sarde > Medio Campidano


Sa Battalla, Sanluri pressi Castello, informazioni turistiche su Sanluri, come arrivare cosa vedere.
Su Civraxiu, pane tipico di Sanluri

Sanluri

Il paese di Sanluri si trova a metà strada tra la città di Cagliari e quella di Oristano. La sua fortuna e prosperità è dovuta all'ottima posizione geografica: strategica, sia dal punto di vista storico sia dal punto di vista economico. In passato la sua economia si basava sull'agricoltura, oggi sono in notevole sviluppo la piccola industria e i servizi.

Abitanti: 8.546
Superficie: kmq 84,18
Provincia: Medio Campidano
Municipio: via Carlo Felice, 217 - tel. 070 93831
Guardia medica: via Bologna - tel. 070 9307724
Polizia municipale: via Carlo Felice - tel. 070 9383222
Biblioteca: via degli Scolopi, 17
Ufficio postale: via Carlo Felice - tel. 070 9381631

Stemma di Sanluri
La vetrina delle Aziende Sarde


Sanluri Informazioni Turistiche e Curiosità

Il paese di Sanluri, il cui territorio si estende tra Campidano e Marmilla, si trova a metà strada tra Cagliari e Oristano ed è oggi alla pari di Villacidro, capoluogo della nuova provincia del Medio Campidano. Per la sua localizzazione ha sempre rivestito un ruolo strategico per le comunicazioni, soprattutto sul piano politico e militare. Per questo motivo Sanluri, collocata per giunta in un territorio di grande fertilità, divenne dal 1300 circa un importante centro fortificato a difesa del Giudicato di Arborea. Il territorio è stato abitato sin dall'epoca nuragica. In epoca romana si ipotizza l'esistenza di un tempio e un insediamento urbano. Il centro abitato si è sviluppato all'interno delle mura medievali, mentre fuori da esse la crescita è avvenuta seguendo il particolare sistema viario che, dalle mura stesse, si apriva a ventaglio verso i percorsi esterni.
L'origine del nome è controversa: l'ipotesi più probabile è che il nome (in sardo "Seddori") sia legato alle coltivazioni di grano della zona. "Lori" significa infatti grano per cui il nome Sellori che si ricava dai documenti storici sarebbe una forma accorciata di "su logu de su lori", "il territorio del grano".
Il monumento di maggiore importanza è indubbiamente il
Castello detto "di Eleonora d'Arborea". Fu forse eretto tra il XIII e gli inizi del XIV secolo e successivamente ampliato alla metà del Trecento. Esso è l'unico della Sardegna medievale a essere ancora abitabile, per quanto adibito ad esposizione museale dopo i restauri moderni. Ospita infatti nelle sue sale il Museo Risorgimentale ''Duca d'Aosta''. Ricco di spunti di sicuro interesse è anche il Museo Etnografico dei Cappuccini. Da non perdere la parrocchiale dedicata a Nostra Signora delle Grazie (XIV sec.) ed alcune altre chiese come S. Pietro, S. Lorenzo e S. Martino. Per quanto riguarda le tradizioni enogastronomiche, Sanluri è famosa per il "civraxu", squisito pane di farina di grano duro.

Castello Giudicale Eleonora d'Arborea, Sanluri, come arrivare cosa vedere, informazioni turistiche.
La parrocchiale dedicata a Nostra Signora delle Grazie, Sanluri, come arrivare cosa vedere a Sanluri.

Sanluri Stato

A pochi chilometri da Sanluri, nel mezzo della pianura del Medio Campidano, nasce un piccolo borgo di natura agricola denominato Sanluri Stato. Snodo ferroviario, collega l'asse ferroviario Cagliari-Sassari, all'importante comparto industriale di Villacidro e San Gavino Monreale. Il borgo deve la sua origine alla bonifica delle sue aree e all'insediamento di numerosi agricoltori che sfruttarono queste terre per la coltivazione di numerose specie agricole. La struttura urbanistica del paese rispecchia perfettamente l'architettura delle fattorie agricole, con grandi case circondate da grossi appezzamenti di terreno.
Vicino alla Parrocchia del Sacro Cuore nasce oggi un piccolo agglomerato che si sviluppa e si snoda intorno alla piccola chiesa. Si consiglia la partecipazione alla festa di Santa Maria, durante i primi giorni di settembre di ogni anno, durante la quale sono diverse le manifestazioni di natura sacra e civile.


Sanluri il Castello

Sanluri (8.546 abitanti) è al centro della nuova provincia del Medio Campidano. La ricchezza agricola delle sue terre e la favorevole posizione geografica le hanno storicamente conferito una notevole importanza. Emblema del suo passato è il castello: percorrendo il passaggio di ronda tra le quattro mura merlate, si può rivivere la celebre battaglia del 1409, in cui il giudicato d’Arborea cadde per mano degli Aragonesi con conseguenti dure rappresaglie dei vincitori sulla città. Edificato nel XIII secolo, è l’unico in Sardegna ancora abitabile e arredato con mobili d’epoca. Ospita un museo privato con quadri, porcellane, ceroplastiche, documenti rari e cimeli storici delle guerre del Risorgimento italiano e del Novecento. Sempre al periodo medievale risale anche la chiesa di San Pietro (XIV secolo). Di epoca più recente la parrocchiale di Nostra Signora delle Grazie, edificata negli anni ottanta del Settecento, su una preesistente chiesa di cui conserva il campanile gotico, modificato e adattato allo stile barocco dell’insieme. All’interno è custodito il Retablo di Sant’Anna, doppio trittico a olio su tavola, del 1576. Tra gli arredi un suggestivo crocefisso del Quattrocento.

Il Castello di Eleonora d'Arborea, Sanluri, Medio Campidano


Sanluri,
Castello giudicale Eleonora d'Arborea,
Museo del Risorgimento e
Collezione delle ceroplastiche




Informazioni

Indirizzo: via gen. Nino Villa Santa, 1
09025 Sanluri
Titolare: Alberto Villa Santa & eredi

Castello Giudicale Eleonora d'Arborea, Sanluri

Il museo

Sede del Museo è una suggestiva fortezza militare fatta costruire dai giudici d'Arborea, durante il regno di Pietro IV d'Aragona, con funzioni militari, quale caposaldo strategico del sistema difensivo, ma anche doganali. Edificato nel 1355, in soli ventisette giorni e ventisette notti, come riportato in un manoscritto conservato nell'Archivio della Corona d'Aragona di Barcellona, il castello è l'unico sopravvissuto degli ottantotto costruiti in Sardegna tra il periodo giudicale e medioevale. Fu adibito a museo risorgimentale nel 1927 in memoria dei sardi caduti in guerra per la realizzazione dell'unità d'Italia. Allora il duca d'Aosta Emanuele Filiberto decise di trasferirvi i suoi preziosi cimeli risalenti alla prima guerra mondiale e quelli delle precedenti guerre d'Indipendenza, che teneva custoditi nella reggia di Capodimonte. Nel salone delle milizie, al piano terra, sono in mostra, tra l'altro, archibugi settecenteschi, cimeli garibaldini ed il Tricolore che, nel 1918, sventolò nella Trieste riconsegnata all'Italia. Al primo piano sono esposti, nel salone di giustizia, numerosi ricordi delle guerre coloniali di Eritrea, di Libia e d'Etiopia, ma anche del periodo fascista e dell'ultima guerra mondiale. La presentazione include un'ampia raccolta di cimeli, libri, giornali e documenti del tempo. La Collezione delle cere comprende circa quattrocento pezzi, alcuni rarissimi, datati tra il XVI e il XIX secolo, di artisti italiani e stranieri come il Susini, Du Quesnoy, Zumbo o l'Ammanniti. Sono modelli in miniatura di monumenti tridimensionali, cammei, medaglioni, tondi della "Via Crucis" e scene di vita quotidiana, eseguiti per mostrare ai vari committenti le loro proposte da realizzare poi in scala maggiore. Le altre sale ospitano gli arredi originali del castello, tra questi lo studio del generale Nino Villa Santa dove è conservato il suo epistolario con Gabriele d'Annunzio, il salotto napoleonico che contiene sciabole, documenti e arredi appartenuti alla famiglia imperiale e la camera dei Doria, con un bellissimo letto settecentesco. Il percorso si conclude con una passeggiata nel terrazzo dal quale si gode una notevole vista che spazia fino al Castello di San Michele di Cagliari, distante una quarantina di chilometri, e poi nel parco dove si trovano esposti pezzi d'artiglieria, siluri e bombarde. Esistono barriere architettoniche ai piani superiori.
Servizi Visita guidata compresa nel prezzo del biglietto e su prenotazione anche nei giorni di chiusura. Percorso didattico per bambini.

Feste, sagre ed eventi nella città di Sanluri

Festa del Borgo Manifestazione paesana nata nel 1985, con l'intento di promuovere e far conoscere agli abitanti e ai numerosi visitatori, la cultura, le tradizioni, i prodotti artigianali, la musica e la gastronomia sanlurese. Musicisti di strada, launeddas, la banda, il coro del paese, sa repentina ed i gruppi folk allieteranno le vie di Sanluri. Inizialmente era un'iniziativa curata quasi esclusivamente dagli abitanti del borgo che si organizzavano per allestire alcune delle case piu' tipiche del centro storico di Sanluri perche' potessero essere visitate e per preparare piatti tipici sanluresi, fra cui i malloreddus con la salsiccia, il pane abbrustolito (arridau), e gli immancabili dolci. In pochi anni questa festa si e' trasformata in una vera e propria sagra, quasi un piccolo expo dentro le mura di opere di artigiani locali, commercianti e produttori agricoli, che viene visitata da migliaia di persone provenienti da tutta la provincia. Nonstante questo la manifestazione non ha perso il suo carattere iniziale e gli abitanti del borgo continuano ad essere i principali protagonisti e autori della festa che cerca di rievocare per un giorno l'atmosfera storica del borgo. Uno degli scopi dell'evento è quello di favorire il rinsediamento abitativo ed il ripristino di attività artigianali un tempo caratteristiche dello stesso borgo. Tra le vecchie professioni che verranno riproposte in occasione della festa, troveremo: su "ferreri" ossia colui che calzava il cavallo del contadino e su Barberi che "faceva" i capelli ed in cambio aveva assicurata la cena con delle uova o delle galline. Gli abitanti del borgo, veri autori di questa festa, saranno lieti di mostrare le loro corti, di accogliere i diversi visitatori che parteciperanno alla manifestazione e di far gustare i propri cibi tradizionali.

Sanluri, Festa del Borgo bancarelle.

Sa Battalla Domenica 30 giugno del 1409 diciasettemila fanti sardi, duemila cavalieri francesi e mille balestrieri francesi, sotto il comando del giudice di Arborea il visconte Guglielmo III di Narbona-Bas, affrontarono nel luogo ancora oggi chiamato Su bruncu de sa Battalla l'esercito aragonese, inferiore numericamente ma militarmente meglio addestrato, guidato da Martino il giovane, Re di Sicilia e Infante di Aragona. Uno scontro frontale che vide la vittoria aragonese e la fine del periodo giudicale in Sardegna. Uno scontro epocale in difesa della libertà e dell'indipendenza dell'ultimo Regno Sardo. Da anni la cittadina di Sanluri, sede dell'epica battaglia, rievoca questo momento fondamentale della storia della Sardegna attraverso una manifestazione di diversi giorni, ricca di incontri volti ad una conoscenza sempre più approfondita del periodo giudicale e aragonese, di degustazioni, menù medievali, concerti, mostre e tanto altro. Momento culminante è la ricostruzione storica della battaglia: Sanluri si trasforma per un giorno in un grande palcoscenico, dove ogni contrada fa rivivere un momento di quella campale giornata, per arrivare in serata alla rievocazione vera e propria della battaglia nella località dove essa si tenne originariamente. La ricostruzione dei fatti del 1409 si basa, come molti altri episodi della storia sarda, su documenti non isolani ma spagnoli. Questi, come è naturale che sia, tendono a enfatizzare le gesta aragonesi a discapito della strenua resistenza sarda. Reali o esagerate, le testimonianze spagnole ricordano comunque il grande tributo di sangue e di terra che i Sardi in generale e i Sanluresi in particolare versarono per la loro Isola. Una manifestazione dunque questa ricca di fascino e dalle profonde implicazioni culturali e identitarie che rappresenta per la sua città uno degli avvenimenti più importanti dell'anno.

Rievocazione della battaglia di Sanluri Sa Battalla.

Sa Die de Sa Sardigna





Il 14 settembre 1993 il Consiglio Regionale della Sardegna ha istituito "Sa die de sa Sardigna", che rappresenta la festa del popolo sardo. Le manifestazioni legate a questo evento si svolgono in tutta l'isola il 28 aprile di ogni anno per ricordare i cosiddetti "Vespri sardi", cioè l'insurrezione popolare del 28 aprile 1794, quando vennero allontanati da Cagliari i Piemontesi e il viceré Balbiano, in seguito al rifiuto del governo torinese di soddisfare le richieste dell'isola titolare del Regno di Sardegna. I Sardi chiedevano che venisse loro riservata una parte degli impieghi civili e militari e una maggiore autonomia rispetto alle decisioni della classe dirigente locale. Il governo piemontese rifiutò di accogliere qualsiasi richiesta, perciò la borghesia cittadina con l'aiuto del resto della popolazione scatenò il moto insurrezionale. Il movimento di ribellione era iniziato già negli anni ottanta del Settecento ed era proseguito negli anni novanta toccando tutta l'isola. Le ragioni erano di ordine politico ed economico insieme. Il motivo del malcontento popolare era dovuto anche al fatto che la Sardegna era stata coinvolta nella guerra della Francia rivoluzionaria contro gli stati europei e dunque contro il Piemonte. Nel 1793 una flotta francese aveva tentato di impadronirsi dell'isola, sbarcando a Carloforte e, successivamente, anche a Cagliari. I Sardi però opposero resistenza con ogni mezzo, in difesa della loro terra e dei Piemontesi che dominavano allora in Sardegna. Questa resistenza ai Francesi aveva entusiasmato gli animi, perciò ci si aspettava un riconoscimento ed una ricompensa dal governo sabaudo per la fedeltà dimostrata alla Corona.
La scintilla che fece esplodere la contestazione fu l'arresto ordinato dal viceré di due capi del partito patriottico, gli avvocati cagliaritani Vincenzo Cabras ed Efisio Pintor. Il 28 aprile 1794 la popolazione inferocita decise di allontanare dalla città il viceré Balbiano e tutti i Piemontesi, che nel mese di maggio di quell'anno furono imbarcati con la forza su delle navi e rispediti nella loro regione. Esortati dalle vicende cagliaritane, le città di Alghero e Sassari fecero lo stesso.

I 28 Comuni della Provincia
del Medio Campidano


ARBUS
BARUMINI
COLLINAS
FURTEI
GENURI
GESTURI
GONNOSFANADIGA
GUSPINI
LAS PLASSAS
LUNAMATRONA
PABILLONIS
PAULI ARBAREI
SAMASSI
SAN GAVINO MONREALE
SANLURI
SARDARA
SEGARIU
SERRAMANNA
SERRENTI
SETZU
SIDDI
TUILI
TURRI
USSARAMANNA
VILLACIDRO
VILLAMAR
VILLANOVAFORRU
VILLANOVAFRANCA

Civraxu pane tipico di Sanluri, caratteristiche, metodiche di lavorazione, ricetta.

Prodotto Tradizionale della Sardegna

Civraxiu

DATI SUL PRODOTTO
Denominazione del prodotto: Civraxiu
Categoria: Paste fresche e prodotti della panetteria, della biscotteria e confetteria.
Sinonimi: Viene anche chiamato “civràxu” (deriva dal latino cibàrius, ossia cibo per eccellenza) e civàrxu”.
Territorio interessato alla produzione: Tutto il territorio della Regione Sardegna con particolare riferimento alla zona del Campidano di Cagliari (il comune di origine è Sanluri).
Costanza metodo di produzione oltre 25 anni: Accertato*

Descrizione sintetica del prodotto
Pane di grossa pezzatura, oltre 2000 grammi (anche se si possono trovare di pezzatura inferiore, ma non al di sotto di 1 kg), ben lievitata, di colore grigio dorato, rispecchiante il colore della spiga matura del grano.

Ingredienti: semola di grano duro, sale, acqua e lievito naturale (“su fermentu” o “sa mamma”) che deve essere rinnovato quotidianamente. Attualmente nei panifici industriali vengono utilizzati anche lieviti chimici per poter ridurre i tempi di produzione.

Metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura.
La lavorazione avviene attraverso le seguenti fasi: - amalgama degli ingredienti: in questa fase l’impasto viene costantemente inumidito in modo da mantenere la necessaria elasticità; - lievitazione dell’intero impasto all’interno di una grossa madia per circa 60/90 minuti; - pezzatura a mano della pasta che viene riposta dentro i cestini, rivestiti di teli di lino o di cotone, che hanno la funzione di assorbire l’umidità della pasta e dare, di conseguenza, il tipico colore dorato alla crosta del Civraxiu.
Qui avviene la seconda e definitiva lievitazione della durata di circa due ore; - la cottura (che dura circa 60 minuti a 300°C) con clude il ciclo di produzione.

Materiali e attrezzature per la preparazione e il condizionamento.
Impastatrice, madia di lievitazione, cestini con panni di cotone o lino e forno. Originariamente la cottura avveniva nel forno sardo, costruito con mattoni refrattari capaci di non disperdere il calore, alimentato con fascine aromatiche tipiche della macchia mediterranea (cisto, lentischio, mirto).
Inoltre per evitare l’abbassamento della temperatura all’interno del forno, con una operazione rapidissima, le braci venivano asportate dall’interno, utilizzando una scopa di arbusti freschi, quali malva, ortiche, sambuco, lentischio, e depositate all’imboccatura del forno. Attualmente si utilizzano i forni elettrici, a vapore o a ciclo termico.

Metodiche omogenee e regole tradizionali da oltre 25 anni. *
Questo tipo di pane veniva consumato soprattutto da coloro che lavoravano in campagna, poiché era considerato il pane dei poveri e per il suo colore scuro era chiamato anche pane nero (pani nieddu) dal colore della farina scura.
L’archeologo Giovanni Lilliu nella prefazione del libro “In nome del pane” - Carlo Delfini Editore, afferma che tale lavorazione già prima della fine del ‘700 era fortemente connaturata nella realtà quotidiana.

Prodotti tradizionali e tipici.
I prodotti tradizionali agro-alimentari insieme ai prodotti DOP e IGP, ai vini DOC e DOCG e i vini IGT e ai prodotti meritevoli di riconoscimento comunitario per la cui realizzazione si usano materie prime di particolare pregio, rientrano tra i prodotti tipici.
Essi sono oggetto di particolare attenzione da parte dei governi locali, regionali, nazionali e dell'Unione Europa.

*
I prodotti tradizionali
Con il termine "prodotti tradizionali" s'intendono quei prodotti agroalimentari le cui metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura risultino consolidate nel tempo, omogenee per tutto il territorio interessato, secondo regole tradizionali, per un periodo non inferiore
ai 25 anni.
Il "sistema" dei prodotti tradizionali è regolamentato dal decreto del 18 luglio 2000.
“Prodotto Tradizionale" è un marchio di proprietà del Mipaf che si colloca al di fuori della normativa sulle attestazioni DOP, IGP e STG.


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