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Sardara :: Famosa per le sue Terme ha un suggestivo centro storico con strade in selciato e case in pietra dove sono presenti pregevoli portali.

Località Sarde > Medio Campidano


Acque delle Terme di Sardara
La Chiesa di Sant'Antonio, Sardara

Sardara
Sardara sorge al centro della pianura del Campidano. Il suo territorio è stato abitato sin da tempi antichi, lo dimostra la presenza del tempio di Sant'Anastasia, databile al IX secolo a.C. Le sorgenti di acque termali e l'equidistanza tra Cagliari ed Oristano ne hanno favorito lo sviluppo. Interessanti dal punto di vista geologico le discariche di due miniere situate in una zona poco distante dal centro abitato.

Abitanti: 4.341
Superficie: kmq 56,61
Provincia: Medio Campidano
Municipio: piazza Gramsci, 1 - tel. 070 934501/2/3
Cap: 09030
Guardia medica: via Fontana Nuova, 3 - tel. 070 9387263
Biblioteca: via Comune - tel. 070 9387138
Ufficio postale: via Principe Amedeo, 1 - tel. 070 9387026

Stemma Sardara
La vetrina delle Aziende Sarde
Santa Maria de is Acquas, il castello di Monreale.
Sardara, la chiesa di San Gregorio.

Informazioni Turistiche e Curiosità su Sardara

Comune della Provincia del Medio Campidano, conta 4.341 abitanti. Si trova a 155 m sul livello del mare lungo la superstrada Cagliari-Sassari. Il territorio, di forma grosso modo rettangolare, si estende per 56,11 kmq e confina a nord con quelli di Mogoro e di Collinas, a est con Villanovaforru e Sanluri, a sud con San Gavino Monreale e a ovest con Pabillonis. Parte di questo territorio si estende nella piana campidanese, parte sulle propaggini occidentali dei rilievi della Marmilla. Oltre che lungo la Carlo Felice, Sardara comunica attraverso strade secondarie per Collinas a est, per Pabillonis e per San Gavino Monreale a ovest.
La più vicina stazione, lungo la linea ferroviaria Cagliari-Oristano, è a San Gavino, 7 km. È un importante centro agricolo e termale. Molto suggestivo è il centro storico del paese, con le strade in selciato, le case in pietra e i pregevoli portali. Nella parte alta del villaggio fu costruita nel secolo XV la chiesa di Sant'Anastasia, di forme tardogotiche, proprio di fronte ad un tempio nuragico a pozzo risalente al Nuragico medio. Interessante anche la chiesa di San Gregorio, edificio che risale al primo quarto del secolo XIV ed ha forme chiaramente gotiche. Infine la chiesa della Beata Vergine Assunta, parrocchiale costruita nel XIV secolo in stile romanico e successivamente rimaneggiata in forme gotiche alla fine del secolo XVI. Presso lo stabilimento termale sorge la chiesa di Santa Maria delle Acque, costruita nel Settecento; ha un impianto ad una navata e una facciata molto semplice. La località è dominata da un colle a forma di cono al culmine del quale si scorgono i resti del castello di Monreale, che fu costruito dai giudici d'Arborea.
L'altura fortificata di Monreale, che ricade interamente all'interno del territorio del Comune di Sardara, è ricoperta da una fittissima vegetazione mediterranea, con specie vegetali particolari, come ad esempio la Quercus coccifera (quercia coccifera). La fortezza era la roccaforte del giudicato di Arborea e controllava il confine meridionale del Regno con il Giudicato di Calari (o Cagliari). Il titolo "Monreale" deriva dalla sua antica denominazione "Castrum Montis Regalis". Il castello veniva utilizzato come sede residenziale dei Giudici, come luogo d'avvistamento, come dispensa delle derrate alimentari e infine come carcere.
Qui vi soggiornarono importanti personaggi della storia del medioevo sardo come Eleonora d'Arborea, Mariano IV di Arborea, Ugone II.
Le Tradizioni del centro si conservano nelle feste popolari tra cui quella di Santa Maria delle Acque, articolata in due momenti: la penultima domenica di maggio quello Religioso, che culmina con una Processione; il penultimo lunedì di settembre la grande Sagra popolare.
Il Comune si trova in piazza Gramsci n° 1.

(testi tratti da "La Sardegna I tesori dell'Archeologia" a cura di Alberto Moravetti)




Sardara, chiesa di San Gregorio
Sardara, chiesa di San Gregorio

La chiesa di San Gregorio
Come arrivare
Si lascia la SS 131 svoltando per la SP 62 e dopo un km si arriva al paese di Sardara.
La chiesa di San Gregorio è nel centro storico, corrispondente alla parte alta dell'abitato di Sardara. Nel sito sorgeva un santuario nuragico con tempio a pozzo presso la chiesa di Sant'Anastasia. Nel territorio restano tracce di insediamenti punici e romani. In località Santa Maria is Acquas era ubicata una stazione romana lungo la principale via di collegamento fra Nord e Sud dell'isola. La presenza di acque sorgive vi determinò l'impianto di terme, attive ancora oggi. In epoca giudicale il territorio era guardato dal castello di Monreale, di confine fra il regno di Cagliari e quello di Arborea.
Descrizione La chiesa di San Gregorio, caratterizzata da raffinati dettagli architettonici, è uno dei monumenti gotici più integri e significativi in Sardegna. Nonostante manchino testimonianze documentarie, la fabbrica è ascrivibile al primo quarto del XIV. I paramenti murari sono in pietre calcaree e vulcaniche. La pianta è mononava con copertura in legno e abside a S/E. Quest'ultima, pur avendo profilo semicircolare all'interno, risulta esternamente squadrata. Si tratta di una soluzione di compromesso tra la radicata tradizione romanica e l'intento di aderire alle nuove forme gotiche italiane. La facciata a capanna è divisa in tre specchi da lesene a fascio e da due robuste paraste d'angolo. Nello specchio centrale si apre il portale architravato, sormontato da un arco di scarico ogivale e provvisto di stipiti modanati. In asse con il portale si apre un rosone gotico sormontato da una serie di archetti su peducci. Il campanile a vela con due strette luci conclude il prospetto. Nel fianco settentrionale si apre un portale con centina ad arco acuto. Nell'abside vi è una bifora archiacuta, molto risarcita nei restauri.
Storia degli studi La chiesa è citata da Vittorio Angius (1849) e da Giovanni Spano (1868). Le prime ricerche storico artistiche sono di Dionigi Scano (1907) e Raffaello Delogu (1953). Il più recente contributo viene da Roberto Coroneo (1993).


R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo ‘300, collana “Storia dell’arte in Sardegna”, Nuoro, Ilisso, 1993
San Gregorio di Sardera (primo quarto XIV sec.)
Giudicato di Arborea, curatoria di Bonorzuli

Sardara

La chiesa di S. Gregorio Magno è compresa in uno spazio verde nell’abitato alto di Sardara. Il sito corrisponde a un santuario nuragico con documenti della presenza commerciale fenicia, mentre nel territorio si recuperano tracce d’insediamenti punici e romani. A breve distanza dal S. Gregorio sorge la chiesa di S. Anastasia, impiantata su un tempio a pozzo di età nuragica (IX-VIII sec. a.C.), che ha restituito un bacile semitico in bronzo (fine dell’VIII sec. a.C.); nelle sue strutture sono reimpiegati alcuni elementi architettonici romani. In agro di Sardara sorge la chiesa di S. Maria de is Acquas, corrispondente alla stazione romana di Aquae Neapolitanae lungo il tracciato della “via Caralibus Turrem”. Mancano notizie documentarie sulla fabbrica gotica del S. Gregorio, ascrivibile al primo quarto del XIV secolo; il toponimo è attestato dal 1341. L’impianto è ad aula mononavata con copertura lignea e abside (a sudest) esternamente quadrangolare e internamente semicircolare, voltata a catino; si tratta evidentemente di una soluzione di compromesso fra il mantenimento dell’abside di tipologia romanica, dovuto alla persistenza della tradizione locale, e la volontà di qualificarne goticamente la volumetria esterna. Larghi tratti murari sono intonacati di restauro specie nei fianchi; in quello settentrionale si apre una porta con centina archiacuta. Restano interamente in vista la facciata e la testata absidale, in conci trachitici e calcarei di media pezzatura. Dallo zoccolo della facciata salgono larghe paraste d’angolo e lesene, che riquadrano tre specchi conclusi da archeggiatura orizzontale. La serie di archetti dello specchio mediano si innalza su quelle laterali, interrompendo la linea basale del frontone con spioventi archeggiati e campanile a vela bifora. Le lesene sono a fascio polistilo; gli archetti hanno ghiera ogivale filettata. Nello specchio mediano si aprono in asse un oculo con rosone e il portale architravato e lunettato, con stipiti e arco di scarico goticamente modanati. La finestra absidale, sopraccigliata, ha centina archiacuta e bifora ampiamente risarcita.


Sardara da Scoprire

Al centro della fertile pianura del Campidano, Sardara ha sempre rivestito un ruolo strategico nelle comunicazioni, particolarmente in età medievale, quando si trovò in posizione di confine tra i giudicati di Arborea e di Calari. Si conservano di quest'epoca scarsi resti di un robusto muro di cinta.
Il territorio del comune fu abitato fin da epoca preistorica e particolare importanza assunse in epoca nuragica, come testimonia il tempio a pozzo di S. Anastasìa, tra i luoghi di culto più importanti dell'Isola tra l'Età del Bronzo e quella del Ferro.

Da qui provengono materiali ceramici di grande eleganza, conservati nel Museo Archeologico Villa Abbas.


In epoca romana la presenza di sorgenti termali determinò la nascita del popoloso centro urbano noto dalle fonti come Aquae Neapolitanae.
L'importanza di Sardara nel tempo è testimoniata dalle belle chiese che punteggiano il tessuto urbano. Accanto al pozzo nuragico di S. Anastasia sorge l'omonima chiesa tardo-gotica (XV sec.), non lontana dalla parrocchiale chiesa della Beata Vergine Assunta, realizzata tra XIV e XV secolo in stile romanico-gotico. Da segnalare, in quest'ultima, i singolari rilievi scolpiti sugli archi e sulla volta stellare della prima cappella a destra, la statua di S. Bartolomeo e un organo a canne del 1758. Da non perdere anche la trecentesca chiesa ex parrocchiale di S. Gregorio, interessante per l'originalità delle forme e testimonianza della fase di transizione dallo stile romanico a quello gotico.
Numerose le feste religiose di sicuro interesse: S. Antonio a giugno, l'Assunta ad agosto, S. Gregorio a settembre e S. Anastasìa a novembre.
Ma la più importante è quella di
S. Maria de is Aquas che si svolge in coincidenza con il penultimo lunedì di settembre.
Per l'occasione la statua della Santa viene trasportata in Processione dal paese alla chiesetta campestre, a circa 4 km di distanza, su un carro a buoi.
A pochi chilometri dal paese ci sono le
Terme di Sardara, con due moderni complessi curativi.
A poca distanza i resti delle vecchie terme romane e le tracce della presenza dell'uomo sin da epoca eneolitica, come il nuraghe Arigau.
Il paese di Sardara, insieme ad Aggius (OT), Galtellì (NU), Gavoi (NU), Laconi (OR), e Oliena (NU), ha ricevuto la prestigiosa bandiera arancione del Touring Club destinata alle piccole località dell'entroterra che si distinguono per un'offerta di eccellenza e un'accoglienza di qualità.

Bandiera Arancione del Touring Club Italiano:
www.bandierearancioni.it

Feste, sagre ed eventi

Santa Maria Aquas

A Sardara, il penultimo lunedì del mese di settembre, durante quella che è chiamata "Sa festa manna", viene onorata "Santa Maria Aquas", patrona della diocesi di Ales-Terralba. I festeggiamenti si svolgono nel Santuario campestre, realizzato nel XVIII secolo, negli stessi luoghi in cui, nei secoli I-II a.C., durante l'epoca della dominazione romana, sorgevano le terme presso le cosiddette "aquae calidae neapolitanae".
La parte religiosa della festa inizia il sabato con la processione dei fedeli che, partendo dalla parrocchiale del paese, accompagna il simulacro della Vergine verso il Santuario. Il corteo viene arricchito dalla presenza di numerosi gruppi folkloristici, dei cavalieri e della banda musicale. La domenica nel Santuario vengono celebrate numerose messe, mentre il lunedì pomeriggio, presso l'Anfiteatro delle Terme il Vescovo della Diocesi di Ales-Terralba celebra solennemente la Santa Messa. Infine, il martedì sera si svolge la processione del rientro del simulacro della Madonna dalla chiesa di Santa Maria Aquas a Sardara, con il consueto corteo formato da cavalieri, gruppi folk e banda musicale. I festeggiamenti religiosi si concludono in paese con l'omelia finale del Vescovo.
I festeggiamenti civili iniziano, invece, dal giovedì precedente con numerose manifestazioni sportive e culturali, quali mostre, commedie dialettali, concerti.
Anche in maggio, mese dedicato alla Madonna, viene celebrata la festa di "Santa Maria Aquas", che in questa occasione è chiamata "festa dei pastori".


Sardara, pozzo sacro di Sant'Anastasia
Sardara, area archeologica nella chiesa di Sant'Anastasia.jpg

Sardara, pozzo sacro di Sant'Anastasia

Come arrivare
Il paese di Sardara, a metà strada tra Cagliari e Oristano, è lambito dalla SS 131, la principale arteria stradale della Sardegna. L'area archeologica è ubicata nel centro storico dell'abitato.
Il contesto ambientale
Il tempio di Sant'Anastasia sorge presso l'omonima chiesa, nella parte alta di Sardara, ai piedi del costone che sale verso il colle di Pran'e Cuaddus, nel Campidano centrale.
Descrizione
Il santuario, uno dei più importanti della Sardegna nuragica, ha come fulcro il tempio a pozzo.
Questo è realizzato con blocchi di basalto e calcare ed è orientato in direzione N-E/S-O. È costituito da un atrio con sedili (m 3,50 x m 2,20) parzialmente lastricato, da una scala di 12 gradini protetta da uno stretto corridoio e da una copertura a piattabanda degradante (lunghezza m 2,20), e da una camera circolare con copertura a "tholos" (diametro alla base m 3,55; altezza m 5,05), cui si accede, dall'ultimo gradino, con un salto di m 1,10. La vena sorgiva, convogliata in un cunicolo lungo 5-6 m, scaturiva da un'apertura munita di architrave alla base della camera del pozzo, nel lato opposto alla scala.
Il tempio, datato al tardo Bronzo (XIII-XII sec. a.C.), è inserito in un articolato insediamento a carattere civile e religioso ancora in fase di scavo. Esso comprende, a circa m 10 a S dal primo pozzo, un secondo pozzo sacro, in opera isodoma, del quale alcuni conci - ornati con motivi incisi e a sbalzo o a bozze mammillari in rilievo, uno in forma di protome taurina - sono murati nella facciata della chiesa di Sant'Anastasia.
Gli scavi hanno inoltre messo in luce il tratto di un grande recinto ad andamento curvilineo, simile al "recinto delle feste" del santuario nuragico di Serri, fiancheggiato - in parte - da un bancone di lastre di scisto, probabilmente collegabile con un porticato.
All'interno del recinto si individuano i resti di diverse capanne. Una di queste, la "capanna 5", dotata di un bancone-sedile e di due grandi nicchie rettangolari, presentava al centro una colonnina in arenaria sormontata da due dischi che fungeva da supporto di un altare a forma di torre nuragica. Presso l'ingresso, una fossa rettangolare scavata nel bancone roccioso conteneva un orcio ricolmo di manufatti in bronzo, tra cui strumenti da fonditore per attività artigianali e materiale frammentario destinato ad essere rifuso. Accanto all'orcio furono trovati tre bellissimi bacili di bronzo.
La capanna, probabilmente una "sala delle riunioni" per i capi del villaggio, fu realizzata alla fine del Bronzo finale (fine XI-X sec. a.C.), mentre i materiali del ripostiglio vi furono nascosti tra la fine dell'VIII sec. a.C. e l'inizio del VII sec. a.C.
Presso la soglia della "capanna 1", anch'essa del Bronzo finale, fu invece rinvenuto uno scodellone fittile contenente lingotti del tipo "ox-hide", deposto nell'età del Ferro.
Il rinvenimento di matrici di fusione in terracotta nell'area esterna alla "capanna 4" testimonia la produzione sul posto di manufatti metallici.
All'interno della chiesa è invece presente un pozzo nuragico d'uso, inserito originariamente in una capanna del villaggio, che ha restituito materiali databili tra il Bronzo finale e il VII sec. a.C.
L'utilizzazione dell'area per finalità religiose è dunque persistita dopo i tempi nuragici, come documentano la scarsa ma significativa ceramica punica rinvenuta negli scavi e i resti dell'edificio bizantino (intitolato a Santa Anastasia del menologio greco) sottostante alla chiesa oggi visibile e risalente al XV secolo.
I reperti di Sant'Anastasia sono esposti preso il Museo civico di Sardara "Villa Abbas" e presso il Museo archeologico nazionale di Cagliari.
Storia degli scavi
L'area fu scavata a più riprese, a partire dal 1913, quando Antonio Taramelli effettuò i primi interventi. Altre campagne di scavo sono state condotte nel 1980-84 da Giovanni Ugas in collaborazione con Luisanna Usai, nel 1988 da Giovanni Ugas e nel 2000-01 da Roberto Sirigu in collaborazione con Donatella Cocco.

Testi tratti dal sito della Regione Sardegna


Sant'Anastasia e il Museo "Villa Abbas"


Coppia di Lucerne

Lucerne



Tripode Campaniforme

Scodellone Campaniforme


Tazza Campaniforme


Tripode Campaniforme


Vasetto Globulare


Vaso in Ceramica Cardiale


Vaso Piriforme


Vaso Piriforme


Bollilatte con Supporto


Brocca


Bronzetto


Il Civico Museo Archeologico "Villa Abbas"


Anfore Conservate al Museo Civico Archeologico "Villa Abbas"


Piatto del Museo Civico Archeologico "Villa Abbas"


Sardara, interno della chiesa id Sant'Anastasia



Tomba


Pozzo Sacro Sant'Anastasia

Informazioni
Indirizzo: piazza Libertà - 09030 Sardara
tel. +39 070 9386183
Ente titolare: Comune di Sardara
Gestione: Villa Abbas Società Cooperativa di Sardara
Orari: 9.00 - 13.00 e 16.00 - 19.00 (dal 1 ottobre al 31 maggio); 9.00 - 13.00 e 17.00 - 20.00 (dal 1 giugno al 30 settembre); chiuso lunedì, aperto nelle festività
Biglietto: € 2,60 (visita museo), € 4,50 (visita guidata al museo e all'area archeologica), € 2,60 (visita guidata al museo e all'area archeologica per scolaresche e gruppi di almeno 15 persone); per visita guidata a gruppi è gradita la prenotazione. Esenzione biglietto per bambini con meno di 6 anni e disabili
sito web: www.coopvillabbas.sardegna.it
e-mail: coopvillabbas@tiscali.it

Il museo

Il museo è allestito nell'ex Municipio, risalente al 1914, e ospita reperti principalmente dal territorio di Sardara, ma anche dai Comuni limitrofi.
L'esposizione è interessante anche per l'impronta didattica che la caratterizza in quanto il corredo di pannelli illustrativi, le ricostruzioni di strutture tombali e dei processi produttivi, i plastici e la visione delle strutture antiche sottostanti l'edificio si prestano naturalmente a un percorso didattico.
L'occupazione del territorio sardarese in epoca nuragica è illustrata dagli importanti reperti del villaggio e del pozzo sacro visitabili presso la chiesa di Sant'Anastasia, nel centro storico, di cui è presente anche il plastico ricostruttivo. All'età romana rimanda la necropoli di Terr'e Cresia, nell'agro.
Di particolare importanza sono i materiali provenienti dagli scavi del castello medievale di Monreale e la ricostruzione di un'officina di produzione di laterizi con le fasi di lavorazione.
Non mancano i dati sull'insediamento antico nei Comuni vicini: di grande importanza, tra altri, il contesto funerario di età campaniforme di Padru Jossu a Sanluri, le ceramiche di cultura Monte Claro e gli ornamenti nuragici da Su Fraigu a San Sperate, gli ex voto fittili punici dalla città di Neapolis a Guspini.
Pregevoli sono anche i reperti databili dall'età nuragica all'Alto Medioevo dai territori di Serrenti, Samassi, San Gavino, Gonnosfanadiga e Arbus.
Perché è importante visitarlo
Visitare il museo significa ripercorrere la storia non solo del territorio di Sardara ma dell'intera Sardegna, dalla preistoria all'età medievale.
Servizi
Esiste un servizio di visite guidate compreso nel biglietto (preferibile la prenotazione). La biblioteca è accessibile su richiesta. Il bookshop è aperto. Il museo dispone di percorsi utilizzati nelle attività didattiche svolte con le scuole e di laboratori sulla ceramica per le scolaresche. Non esistono barriere architettoniche. Esiste un percorso tattile corredato da didascalie in Braille e audioguida.
Il museo organizza visite guidate al pozzo sacro nuragico di Sant'Anastasia.

Testi tratti dal sito della Regione Sardegna


Sant'Anastasia e il Museo "Villa Abbas"
di Paolo Melis


La scoperta dell'area archeologica di Sardara, nel centro abitato, risale al 1913, in occasione di una visita che l'allora soprintendente Antonio Taramelli fece per esplorare la tomba di Sa Costa, in cui erano stati rinvenuti i due noti bronzetti arceri muniti di gonnellino di stile orientale (oggi al Museo di Cagliari); in quella circostanza, gli venne segnalata la presenza di una sorgente che sgorgava all'interno di una celletta coperta a tholos, a pochi passi dalla piccola chiesetta di Santa Anastasia, officiata dall'omonima Confraternita.
Il Taramelli intraprese subito una campagna di scavi archeologici, concentrandosi prevalentemente sul tempio a pozzo che all'epoca insisteva in parte nell'area occupata dalla chiesetta; quest'ultima fu parzialmente demolita e riedificata, col consenso del Vescovo di Ales.
Nuove campagne di scavi a cura della Soprintendenza Archeologica di Cagliari e Oristano, a partire dal 1978 e sino ai giorni nostri, hanno messo in evidenza una parte dell'abitato nuragico che si estendeva attorno al tempio; sono state inoltre individuate le tracce di un probabile secondo pozzo (oramai distrutto) realizzato in tecnica isodoma, al quale vanno riferiti i vari conci perfettamente sagomati rinvenuti durante gli scavi e che il Taramelli, erroneamente, aveva attribuito all'edificio da lui scavato.
Il tempio a pozzo di Santa Anastasia, in realtà, è realizzato con massi in basalto appena sbozzati; si compone di un atrio rettangolare (m 3,50 x 2,20), parzialmente lastricato, seguito dalla scala di 12 gradini, con copertura a lastre gradonate, che discende alla camera circolare a
tholos (di m 3,55 di diametro per un'altezza du m 5,05) alla quale mancano gli ultimi filari della copertura.
Il pavimento della camera è ribassato di m 1,10 rispetto all'ultimo gradino della scala; l'acqua fuoriusciva, alla base della parete, da un'apertura architravata in comunicazione con uno stretto condotto lungo circa 6 metri.
Il monumento faceva parte di un più vasto insediamento di capanne, comprendente anche il secondo pozzo in tecnica isodoma che sorgeva a circa 10 metri di distanza dal precedente e la cui presenza è testimoniata sopratutto dai molti conci finemente lavorati rinvenuti nell'area archeologica.
Un altro pozzo d'uso (e forse anche cultuale), del consueto tipo a canna, è presente all'interno della chiesa e venne scavato dal Taramelli; in origine doveva essere inglobato all'interno di una delle capanne del villaggio nuragico.
Gli scavi più recenti hanno portato alla luce le tracce di un ampio muro di recinzione, analogo al "recinto delle feste", provvisto di loggiati per pellegrini, presente nel villaggio di Santa Vittoria di Serri. Fra le strutture del villaggio si segnala la capanna 5, un grande vano circolare provvisto di nicchie e sedile alla parete, che potrebbe essere identificato come "capanna delle riunioni".
Al centro era collocato un betilo-torre poggiato su una colonnina in arenaria sormontata da due dischi di pietra; lo scavo ha rilevato la presenza di materiali numerosi e ricchi, quali un ripostiglio di strumenti in bronzo, panelle di rame con probabili segni di peso e soprattutto tre straordinari bacili in bronzo.
Dalle altre capanne portate alla luce provengono ugualmente reperti significativi, come ripostigli di lingotti di rame, matrici di fusione, vasi e supporti fittili di varia forma.
I materiali rinvenuti nelle recenti campagne di scavi sono custoditi presso il Museo Archeologico di Sardara, mentre i materiali degli scavi Taramelli sono esposti al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.
Il Museo Archeologico "Villa Abbas" di Sardara, ubicato nella centralissima piazza Libertà (non lontano dall'area archeologica di Santa Anastasia), occupa i locali dell'edificio dei primi del '900 che fu sede del Municipio. Custodisce reperti che vanno dalla Preistoria sino al Medioevo, provenienti principalmente dal territorio di Sardara (soprattutto dall'area urbana) ma anche dai territori limitrofi.
L'esposizione si articola su due piani: il piano terra, oltre ad ospitare la sezione didattica (sala I), è dedicato prevalentemente agli scavi dell'area archeologica di Santa Anastasia (sala II) e, in parte, alla necropoli di Terr'e Cresia (sala III).
Nel piano superiore, nelle due sale IV e V prosegue l'esposizione dei corredi delle sepolture di Terr'e Cresia;
ancora nella V, sono esposti materiali provenienti da altri siti del territorio di Sardara, mentre la sala VI è interamente dedicata agli scavi del castello di Monreale.
Le sale VII e VIII espongono reperti rinvenuti nei comuni della Comunità Montana n. XVIII, soprattutto in siti portati in luce durante recenti lavori lungo la Strada Statale 131 (Padru Jossu, Corti Beccia e Bidd'e Cresia a Sanluri; su Fraigu a San Sperate).

(testi tratti da "La Sardegna I tesori dell'Archeologia" a cura di Alberto Moravetti)

I giardini delle Terme di Sardara
Massaggi nei giardini delle Terme di Sardara

Le sorgenti termali dell'isola
Vicino a Sardara, a 50 chilometri da Cagliari, al centro della pianura del Campidano, le sorgenti termali erano sfruttate sin dall'età del Bronzo, come testimonia la presenza di diversi nuraghi e del tempio a pozzo di Sant'Anastasia dedicato al culto delle acque.
Anche i fenici e i punici, insediati nella vicina Neapolis, frequentarono il luogo, che i Romani battezzarono poi Aquae Neapolitane. Il sito divenne un rinomato centro termale, dotato di numerosi stabilimenti, del foro e di un teatro, e fu fiorente fino al III secolo a.C., quando venne progressivamente abbandonato, riprendendo vita in epoca giudicale per un breve periodo. Fu nel 1898, grazie all'intervento di un industriale cagliaritano, che le sorgenti assunsero in parte l'aura di modernità che presentano oggi.
Gli stabilimenti termali, infatti, continuamente rinnovati, sono ancora attivi e oggi è possibile a Sardara come a Fordongianus, a Benetutti come a Tempio, ma anche in altre strutture ricettive dislocate nel territorio regionale, ritrovare e provare i benefici che le acque sanno offrire, magari accompagnate da un rigenerante massaggio.

Terme di Sardara
Le terme di Santa Maria Is Aquas costituiscono una componente di grande attrazione per il centro abitato di Sardara. Situate a pochi chilometri dal paese, si presentano come due moderni stabilimenti termali attrezzati di ampie e belle piscine, che propongono percorsi e servizi di benessere, estetici e curativi, anche in pieno inverno.
Le acque minerali-bicarbonato-alcaline ipertermali, che scaturiscono dalle cinque sorgenti ad una temperatura che varia dai 50 ai 68 gradi centigradi, simili per la loro composizione a quelle di Vichy, offrono piacevoli momenti di benessere soprattutto nelle piscine all'aperto praticabili anche a temperature esterne molto basse.
Le sorgenti termali erano frequentate sin dall'età del Bronzo, come testimonia la presenza di diversi nuraghi e la costruzione, sempre d'età nuragica, del tempio a pozzo di Sant'Anastasia. Anche i fenici e i punici, insediati nella vicina Neapolis, frequentarono il luogo, che i Romani trasformarono in un rinomato centro termale battezzandolo col nome di Aquae Neapolitanae. Gli attuali stabilimenti termali sono stati edificati nel XIX secolo.
Servizi
Il soggiorno alle terme può essere piacevolmente accompagnato da percorsi naturalistici nel territorio circostante e dall'esplorazione dei nuraghi, due dei quali interni ad uno stabilimento, e dalla visita ai resti delle antiche terme. Sono inoltre praticabili escursioni ai ruderi del Castello sul colle di Monreale e visite ad alcuni siti del centro abitato, tra i quali il Museo Archeologico Villa Abbas e il Santuario di Santa Anastasia. Oggi è possibile trascorrere momenti di relax impareggiabili usufruendo dei numerosi servizi offerti dalle terme di Sardara.


Sardara, Villa Diana
Sardara, Villa Diana
Sardara le terme e i servizi termali

Antiche Terme di Sardara
Loc. Santa Maria Acquas - 09030 Sardara (VS)
Tel. +39 070 9387025 - Fax +39 070 9387582
e-mail: info@termedisardara.it - sito web: www.termedisardara.it

Orario di apertura/Opening times 08.00-20.00
Servizi Bagno di vapore, Accesso diretto alle terme, Cure termali, 2 Piscine all’aperto, Area termale propria, Trattamento Ayurveda, Bagni chinesiterapici, Inalazioni, Fanghi, Massaggio Orientale, Shiatsu, Massaggio terapeutico, Bagno turco, Piscina con acqua termale, Bagno termale, Bagno minerale, Massaggio Classico, Massaggio Thai, Peeling corpo al fango, Trattamenti estetici viso Services Steam Baths, Direct access to the spa, Spa treatments, 2 Outdoor Swimming Pools, Own spa area, Ayurvedic treatments, Kinesiotherapeutic Baths, Inhalation treatment, Mud Baths, Oriental Massage, Shiatsu, Therapeutic Massage, Turkish Baths, Thermal Water Swimming pool, Thermal Baths, Mineral Water Baths, Classic Massage, Thai Massage, Body peeling with mud packs, Beauty Facial Treatments.


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