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Sebastiano Satta :: Nato a Nuoro nel 1867 è morto prematuramente nel 1914 è uno dei migliori poeti della Sardegna di tutti i tempi. Satta esprime una nuova figura di poeta: di estrazione borghese, laureato.

Cultura Sarda > Personalità Sarde


Sebastiano Satta
Avvocato e poeta Sebastiano Satta nasce a
Nuoro 1867. A causa della prematura morte del padre ebbe una giovinezza difficile; costretto a interrompere gli studi sassaresi al Liceo e all’Universita` per il servizio militare, si laureò in Giurisprudenza solo nel 1894. A Sassari aveva avuto come professore il Marradi, e aveva collaborato intensamente, anche con ‘‘articoli’’ in versi, alla ‘‘Nuova Sardegna’’. Subito dopo si dedicò con successo alla professione di avvocato nel foro di Nuoro, sorretto da un’oratoria brillante e da una grande capacità di cogliere gli aspetti umani di ogni vicenda. Fu uno degli animatori della vita culturale della città a cavallo tra l’Otto e il Novecento. Come poeta aveva esordito nel 1893 pubblicando a Sassari una raccolta, Versi ribelli, che aveva composto durante il servizio militare a Bologna. Nello stesso anno entrò nella redazione de ‘‘L’isola’’, un quotidiano sassarese moderato diretto da Gastone Chiesi. Nel 1894 riuscì a intervistare i banditi Derosas, Delogu e Angius, suscitando grande scalpore e diventando noto anche a livello nazionale. Nella sua Nuoro, dove visse dalla laurea alla morte precoce, ogni dibattito culturale lo vide protagonista accanto a Francesco Ciusa, del quale divenne amico fraterno, a Grazia Deledda, che muoveva i suoi primi passi e lo considerava suo maestro, ad Antonio Ballero e altri intellettuali che andavano imponendo la città, fino ad allora conosciuta come capoluogo d’un territorio di banditi, all’attenzione della Sardegna colta, che proprio in quegli anni cominciò` a chiamare Nuoro ‘‘l’Atene sarda’’.
Molti dei suoi versi di questi anni, pervasi da grande impegno civile, rievocavano entro una drammatica luce nuova gli aspetti della vita dei pastori e dei banditi, «belli feroci prodi». Contribuì così, con grande originalità, ad arricchire il dibattito sullo specifico della ‘‘sardità’’ che in quegli anni impegnava gli ambienti culturali dell’isola. Nel 1907 compose i
Canti della culla per la figlia Raimonda ma, dopo la morte della bambina, ne chiuse il manoscritto nella bara della piccola. Poco dopo, nel 1908, fu colto da un primo attacco di paralisi; comunque sembrò superarlo e continuò a lavorare con grande energia.

Sebastiano Satta Avvocato, poeta (Nuoro 1867-1914).
Panorama di Nuoro l'Atene Sarda.

Nel 1910, al culmine della notorietà, pubblicò a Roma una grande raccolta di versi, Canti barbaricini, che fu considerata il suo capolavoro. Continuò a scrivere con grande impegno, ma nel 1912 fu colpito da una nuova grave paralisi dalla quale non si ristabilì; passò gli ultimi anni della sua vita in solitudine e in silenzio. Muore a Nuoro nel 1914. Nel 1924 fu pubblicata postuma un’altra grande raccolta dei suoi versi, Canti del salto e della tanca; nello stesso anno, aperta la bara della figlioletta, furono recuperati e pubblicati i Canti della culla.
«Satta – ha scritto Paola Pittalis – esprime una nuova figura di poeta: di estrazione borghese, laureato. Inserito spesso dalla critica ufficiale in un regionalismo di maniera, negli ultimi anni è stato riportato a una cultura conflittuale di una terra di frontiera qual è la Sardegna tra Ottocento e Novecento. Satta non è, come voleva Petronio, un intellettuale ‘‘anacronistico’’ rispetto alla cultura italiana, volto al passato, uno dei tardi epigoni di Carducci: va ricondotto, seppure con qualche cautela, al Novecento. Anzitutto a D’Annunzio: in alcune sue liriche la Sardegna è simile ad un Abruzzo affatturato e decadente; infine a Pascoli, nei moduli narrativi e nei toni patetici. E` il socialismo di cuore più che di mente di cui parla Paolo Spriano per definire la discesa verso il popolo di alcuni intellettuali borghesi di fine Ottocento. Satta è stato popolare ed amato, fra i lettori sardi contemporanei, per il ribellismo anarchico, l’amore per l’uguaglianza e il progresso sociale». «Ai ‘‘sattiani’’ che lo ripeteranno – ha scritto Gabriella Contini – , lascia l’eredità di un repertorio di luoghi poetabili e di generi codificati: l’epopea storica carducciana, l’idillio rustico pascoliano e soprattutto un modello di canto facile, cioè abbondante, leggibile a senso unico e di immediato consumo, non toccato dal dubbio e dal travaglio tecnico, incapace di costituire interrogazione».

Nella bibliografia che segue sono citati molti componimenti poi confluiti nelle due raccolte maggiori, ma l’indicazione della sede in cui apparvero per la prima volta (in genere giornali, primo fra tutti l’amata ‘‘Nuova Sardegna’’) e la data offrono un’ulteriore indicazione sulla ‘‘carriera’’ poetica di Satta:

Amicis defunctis, ‘‘Vita Sarda’’, I, 17, 1891; Heu, miserande!, ‘‘Nella terra dei nuraghes’’, I, 1892; La notte di San Silvestro, ‘‘Sardegna letteraria’’, I, 1, 1892; Nuoro, in Guida della Sardegna (a cura di Costa Esperson), 1893; Versi ribelli, 1893; In Quaresima, ‘‘L’Isola’’, II, 1894; Intervista coi banditi Derosas, Delogu e Angius (con Gastone Chiesi), 1894; Notte di Natale, ‘‘L’Isola’’, 1894; Cucine economiche, 1895; Discorso in difesa dell’Universita` di Sassari, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1895; Per il centenario dell’ingresso di G.M. Angioy. La poesia della rivoluzione angioina, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1896; Primo Maggio. Ode a G.M. Angioy, 1896; L’Agnella. Erinni, ‘‘La piccola rivista’’, 1, 1898; Post nubila, ‘‘Il dovere’’, 1898; Duplice canzonetta d’un piccolo sì, ma monarchico ragazzetto sardo, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1899; Aristeo, ‘‘La piccola rivista’’, II, 2-3, 1900; Il cane, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1901; Saluto ai goliardi di Sardegna, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1901; Il canto della bonta`, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1902; I grassatori, ‘‘La Sardegna letteraria’’, I, 5, 1902; I derelitti, ‘‘La Sardegna letteraria’’, I, 17, 1902; Paesaggio di Barbagia, ‘‘Barbagia’’, 1902; ...E poi che tra le mistiche..., ‘‘Il Burchiello’’, 11, 1904; Sardinia mater, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1904; I tre Re, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1905; Il discorso per il centenario di Garibaldi, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1907 [pronunciato a Caprera]; La madre dell’ucciso, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1907; Il discorso di Tissi, ‘‘La via’’, 1908; Alle madri di Barbagia, ‘‘Il Burchiello’’, 1908; Canto dell’ombra, ‘‘Il Burchiello’’, 1908; Ode al Gennargentu [e altre poesie], ‘‘Nuova Antologia’’,XLIV, 896, 1909; Le prefiche, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1909; Ninna Nanna di Vindice, 1909; Canti Barbaricini, 1910; Epitalamio barbaricino. Nozze Ganga-Garganico, 1910; Murrazzanu.
Ortobene. Stella, ‘‘La Tribuna’’, 1910; Ai rapsodi sardi, frammento, ‘‘Il Logudoro’’, I, 2, 1911; Muttos [e altre
poesie], ‘‘Nuova Antologia’’,XLVI, 943, 1911; L’automobile passa, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1911; Cani da battaglia, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1911; Il presente, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1913; La madre di Orgosolo, ‘‘Il Giornale d’Italia’’, 1913; Muttos di Capodanno, ‘‘Il Giornale d’Italia’’, 1914; L’aquilastro, ‘‘Sardegna!’’ I, 1, 1914; Estate, ‘‘Il Giornale d’Italia’’, 1915; Barbadoro [e altre poesie], ‘‘Il Nuraghe’’, II, 22, 1921; Banditi sardi: Zulianu, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1924; Calendimaggio, ‘‘L’Isola’’, 1924; Caserma. Notte in caserma, ‘‘Il Nuraghe’’, II, 23, 1924; Muttos d’amore, ‘‘L’Isola’’, 1924.

Testi tratti da
LA GRANDE ENCICLOPEDIA DELLA SARDEGNA


Ritratto del poeta Sebastiano Satta. Foto di Piero Pirari

Sebastiano Satta è uno dei migliori poeti della Sardegna di tutti i tempi. Avvocato e giornalista, ha scritto apprezzatissimi versi in lingua sarda e italiana. Nasce a Nuoro nel 1867. Svolge il servizio militare a Bologna e conosce l'opera poetica di Carducci. Studia giurisprudenza a Sassari. Laureatosi, esercita la professione forense, distinguendosi per le profonde competenze e per l'eloquenza elegante. Sono particolarmente importanti i "Versi ribelli", raccolta di poesie con la quale esordisce nel 1893. L'ode "Primo maggio" è del 1896; i "Canti barbaricini" del 1910. I "Canti del Salto e della Tanca" vengono pubblicati postumi nel 1924.

Le poesie di Sebastiano Satta scaturiscono da una profonda umanità. Ama la
Barbagia, terra natale, rude e bellissima al tempo stesso, apprezzandone ogni suo aspetto, anche quelli più foschi. Impegnato su tematiche sociali, Satta non nasconde di nutrire sentimenti di simpatia e rispetto per la folta schiera di banditi che, per sfuggire alla cattura, si davano alla macchia. Secondo il poeta nuorese, i banditi altro non erano che degli uomini divenuti simili ad animali randagi, che manifestavano con le loro gesta fuorilegge una barbarica ribellione a un ordine sociale ingiusto e inaccettabile. La poesia sattiana mette dunque in luce tutta la tragedia della sfortunata Sardegna, immortalata come madre-prefica: "madre in bende nere che sta grande e fiera in un pensier di morte". Colpito da paralisi, il poeta vive gli ultimi sei anni in dolorosa immobilità, morendo a Nuoro, nel 1914, a soli 47 anni.

Testi tratti dal sito della Regione Sardegna

La piazza Sebastiano Satta a Nuoro progettata e realizzata da Costantino Nivola in ricordo del grande poeta nuorese.

La piazza Sebastiano Satta, progettata e realizzata da Costantino Nivola.

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