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Storia delle Saline in Sardegna :: Il sale ha rappresentato, fin dal tempo dei Fenici, uno dei prodotti più importanti dell’economia della Sardegna.

Cultura Sarda > Cultura Sarda e Tradizioni


Storia delle Saline in Sardegna, foto storica del 1905 delle Saline di Cagliari.

Storia delle Saline in Sardegna

Il sale ha rappresentato, fin dal tempo dei Fenici, uno dei prodotti più importanti dell’economia della Sardegna. Le strutture attraverso le quali veniva prodotto e i modi della sua commercializzazione hanno avuto sempre un ruolo importante nella storia dell’isola. L’archeologia testimonia l’esistenza delle saline e del commercio del sale dalla Sardegna verso diversi approdi europei continuativamente dalle età più remote fino al tardo Impero romano.


Cagliari Stagno e Saline Wagner Max Leopold 1927.

Cagliari stagno foto di Wagner Max Leopold

Sulla destra dello scatto, in parte coperto dalla vegetazione in primo piano, emerge l'inconfondibile rilievo della Sella del diavolo ed del relativo promontorio di S. Elia. Nell'area umida sottostante va invece riconosciuto il sistema degli stagni di Quartu e Molentargius, la cui storia è legata alle attività di estrazione del sale già iniziate in epoca fenicia. Wagner ebbe diverse occasioni di visitare questa zona nel corso dei suoi viaggi in Sardegna: la presenza di numerosi scatti relativi allo stesso soggetto è riconducibile al fascino dei luoghi, rispetto ai quali lo studioso non rimase insensibile.

Wagner visitò il sistema degli stagni di Quartu e di Molentargius in diverse occasioni: tuttavia ci sono buone probabilità che lo scatto sia relativo al periodo compreso tra il 1925 ed il 1927: in questi anni lo studioso tedesco si fermò nell'isola per raccogliere un immenso patrimonio di forme lessicali e grammaticali per conto dell' AIS (Atlante Italo-Svizzero).

LA STORIA Sappiamo che durante la dominazione romana furono costituite delle società di Pubblicani che associarono i mercanti addetti al commercio del sale tentando di regolarlo. Poichè questo sistema si mostrò inadeguato, in un secondo tempo l’intera attività fu controllata dal Corpus salariorum, un’istituzione pubblica che ne disciplino` la produzione e la commercializzazione. Dal secolo Vall’XI molto poco conosciamo sull’industria del sale in Sardegna; si ha ragione di credere che, con le invasioni barbariche prima e con il costante pericolo delle incursioni arabe in seguito, ogni forma di commercio del sale sia scomparsa e che quindi con essa sia diminuita di molto la produzione. Probabilmente in questo periodo il sale continuò a essere prodotto in piccole quantità per sopperire alle necessità locali; quando agli inizi del secolo XI le fonti a nostra disposizione ci consentono di vedere con sufficiente chiarezza la vita e le istituzioni che regolavano i quattro giudicati, scopriamo che la produzione del sale nell’isola rappresentava un’attività importante, guardata con interesse anche dall’esterno della Sardegna. Nel Medioevo, quindi, il sale fu uno dei motivi per cui i mercanti stranieri presero a frequentare stabilmente l’isola e a cercare di controllare la produzione della preziosa merce. Nel secolo XI le saline appaiono incluse nel demanio dello Stato che i giudici amministravano direttamente. Data l’importanza e il valore del prodotto, essi presero a concederle a stranieri per ricavare così le somme di denaro che servivano per perseguire i loro interessi politici. In un primo tempo le saline furono concesse all’ordine dei monaci di San Vittore di Marsiglia che, dalla fine del secolo XI e per tutto il secolo XII, esercitò quasi una forma di monopolio; successivamente si interessarono al sale anche i mercanti pisani e genovesi già presenti nell’isola per lo sfruttamento di altre ricchezze. Ilmeccanismodelle concessioni delle saline divenne una delle principali vie per instaurare la dipendenza politica della Sardegna, soprattutto da Pisa. Il sistema di sfruttamento delle saline, pur passando dalle mani dei giudici a quelle dei nuovi padroni dell’isola, mantenne il suo carattere pubblico. La conquista catalano-aragonese, quindi, non modificò la situazione: per i nuovi venuti il sale era un prodotto strategico che il re volle conservare direttamente nelle proprie mani, avviando un sistema di sfruttamento monopolistico.

Cagliari auto ritratto presso Su Siccu Wagner di Max Leopold.

Cagliari autoritratto presso Su Siccu di Wagner Max Leopold

Autoritratto di Wagner presso una struttura portuale. Sullo sfondo si leva il profilo inconfondibile della Sella del diavolo e del relativo promontorio di S. Elia. Sono inoltre presenti dei natanti di grossa stazza alloggiati lungo strutture portuali, forse da ricollegare al commercio ed al trasporto del sale.


Max Leopold Wagner è riconosciuto oggi come uno dei più grandi studiosi di lingue romanze del Novecento e come il massimo esperto della lingua sarda, alla conoscenza della quale ha contribuito con opere che fanno parte ormai della bibliografia classica della nostra isola. Meno note forse sono le sue "Immagini di viaggio", affresco del passaggio sull'isola di un uomo dalla cultura vastissima, straordinario poliglotta, che vi approda per iniziare i suoi studi linguistici, ma che si rende presto conto dell'importanza di conoscere innanzitutto la regione e la sua gente: "mi proposi lo scopo di conoscere in primo luogo il territorio, le sue antichità, la sua vita e le sue usanze, piuttosto che quello di realizzare ricerche linguistiche. Tuttavia con il procedere del viaggio gli interessi linguistici vennero in primo piano". Così sostiene il bavarese in un saggio scritto alcuni anni prima della morte, avvenuta a Washington nel 1962. Anch'egli dunque è innanzitutto un viaggiatore, percorre l'isola in lungo e in largo a cavallo di una bicicletta e, come molti prima di lui, osserva, prende nota, conosce fatti e persone: "L'aver viaggiato nell'isola - mi ha messo in stretto contatto con la gente sarda e mi ha dato l'opportunità di conoscere il suo carattere riservato, ma nobile e fiero di sé, e di sperimentarne innumerevoli volte in prima persona la tradizionale ospitalità". Wagner, nato a Monaco di Baviera nel 1880, giunge nell'isola appena ventiquattrenne, nel 1905, grazie ad una borsa di studio dell'università di Monaco, e da questa prima esperienza trae una serie di articoli che compaiono nella rivista tedesca di etnografia e geografia "Globus", tra il 1907 e il 1908. Giunge come prima tappa a Cagliari e vi si trattiene per circa sei mesi. Apprende il dialetto della capitale e poi si sposta nel Sulcitano e nella regione del Gennargentu. Nel 1906 amplia i suoi orizzonti spaziali e percorre tutte le altre regioni sarde, visitando oltre settanta località. Ha con sé una macchina fotografica e realizza una serie di immagini che, assieme alle descrizioni del paesaggio e delle usanze, costituiscono una testimonianza importante di aspetti e strumenti della cultura materiale. Un Wagner quindi in parte sconosciuto, capace di descrizioni colorate e poetiche, inedite rispetto alla veste più nota del grande e scrupoloso studioso di lingua sarda.


Storia delle Saline della Sardegna.

L’ORGANIZZAZIONE Il sistema posto in essere dagli Aragonesi si mantenne immutato anche in periodo spagnolo e nel periodo sabaudo. Alla conduzione delle saline venivano comandati dei funzionari reali, chiamati ‘‘salinieri’’, cui erano demandati tutti i compiti relativi alla gestione dell’intero ciclo attività. Essi erano affiancati dal sobreposat, uno scrivano che aveva il compito di rilasciare le licenze di esportazione. Il lavoro di questi funzionari veniva integrato da quello della guardia dels estanys. Quest’ultimo aveva compiti tecnicie provvedeva alla manutenzione e alla conservazione degli impianti, si serviva di personale subalterno edera lautamente pagato perchè era dalla sua capacità tecnica che dipendeva il livello della produzione. Anche l’attività di estrazione fu regolamentata minutamente; a garantirla furono chiamati gli abitanti dei villaggi più vicini alle saline che, in una sorta di pubblica dipendenza assimilabile alle prestazioni di natura feudale, furono chiamati a lavorarvi periodicamente e gratuitamente (mandai a tirai sali). Questo regime aprì una delle piaghe più dolorose della gestione delle saline e fufonte di terribili tensioni soprattutto negli anni successivi alla conquista. Il sistema, a partire dal secolo XV, fuparzialmentemodificato emolte saline furono date in appalto a privati, dando così vita a una situazione nuova, che però entro la fine del secolo fu regolamentata da Ferdinando II il Cattolico, che istituì formalmente il monopolio del sale, primo moderno strumento di disciplina totale dell’attività delle saline. Le funzioni dei salinieri e dei loro collaboratori furono minutamente regolamentate: furono definite le unità di misura del sale e fu fissato il loro prezzo unitario; furono regolati gli appalti e le quote che gli appaltatori avrebbero dovuto garantire all’amministrazione reale; inoltre fu regolamentato il sistemadel commercio sulla base di un prezzo ufficiale del sale che avrebbe potuto essere venduto solo nei magazzini controllati dai funzionari reali nelle località di produzione. In considerazione della particolare situazione di alcune comunità furono fatte anche delle eccezioni, in base alle quali agli abitanti di Cagliari venne garantita una porzione gratuita del sale. Fu però mantenuto l’obbligo del servizio pubblico nelle saline per gli abitanti dei disgraziati villaggi chefossero vicini agli impianti (le cosiddette ‘‘comandate del sale’’), che divenne ancor più gravoso a partire dalla fine del secolo XVI quando fu esteso ad altri centri del Campidano. Questo sistema fu praticamente mantenuto fino alla fine del periodo spagnolo. Passata l’isola ai Savoia, i principi che avevano governato il monopolio del sale furono mantenuti e venne costituita la Reale Azienda del sale che ebbe il compito di presiedere a tutte le attività di produzione e di commercializzazione. Con questo sistema il porto di Cagliari divenne l’esclusivo luogo di caricamento del prodotto e tutta la produzione vi fu convogliata e concentrata. Anche il sistema delle odiate ‘‘comandate del sale’’ fu mantenuto, anzi venne esteso a molti altri villaggi gravitanti intorno a Cagliari, a Oristano e in misura minore a Sassari e ad Alghero. Un’altra preoccupazione costante dell’amministrazione sabauda fu quella della lotta all’evasione dal pagamento della dogana, azione che fu condotta con grande efficacia. Agli inizi del secolo XIX finalmente si cominciò a pensare di liberare gli abitanti dei villaggi da questa antica servitù, che fu abolita nel 1836 in concomitanza con l’abolizione del feudalesimo. Da quel momento in poi il lavoro delle saline fu assegnato ai forzati. Il regime pubblico della produzione del sale si mantenne inalterato anche dopo il 1861, ma solo dopo il 1922 cominciarono a svilupparsi alcune saline gestite da privati.




I LUOGHI Data la particolare natura delle coste, le saline in ogni tempo furono sviluppate nelle zone delle grandi lagune e degli stagni costieri. Le principali di cui abbiamo notizia sono: Saline di Bertica, secolo XIII, che erano nella Nurra e appartenevano a San Michele di Salvenor; Saline di Cabu Mannu, nell’Oristanese, attive dal secolo XVI; Saline di Cagliari, di cui si ha notizia già in epoca romana: si svilupparono in diversi luoghi del golfo e furono continuativamente attive; nel secolo XVI erano divise in due zone, quella di Quartu e quella del Lazzaretto; Saline del Capo Mannu, attive a partire dal secolo XVII nell’Oristanese; Saline di Carloforte, che iniziarono la loro produzione nel 1738 ma si svilupparono compiutamente nella secondameta` del secolo XIX; Saline dello stagno di Casaraccio, lungo le coste della Nurra, che furono abbandonatenel corso del secolo XVI; Salina del Fangario, presso Alghero, attiva fin dal secolo XV, poi concessa in feudo alla famiglia Abella; Saline dello stagno di Genano, lungo le coste della Nurra sul golfo dell’Asinara, in funzione già in età giudicale rimasero attive fino al secolo XV; Saline di Nuri Ermi, nell’Oristanese, presso lo stagno di Mari Ermi, attive a partire dal secolo XVII; Saline di Palmas, attive dal secolo XIV fino al secolo XVI, poi riattivate nel 1743; Saline del golfo dell’Asinara, attive dal secolo XVI; Saline di Guturu de Panjone, di cui si ha notizia nel secolo XIII: si trovavano nella Nurra ed erano di proprietà del monastero di San Michele di Salvenor; Saline dello stagno di Mistras, nell’Oristanese, attive nel secolo XVII; Saline di Pauli Marigosa, nella zona di Cabras, attive dal secolo XVII; Saline di Pauli Pirastu, nell’Oristanese, attive dal secolo XVI; Saline dello stagno di Pilo, nelle vicinanze di Porto Torres sulle rive del golfo dell’Asinara, attive fino al secolo XVI; Saline di Plaiano, nella Nurra nel secolo XIII, appartenenti a San Michele di Salvenor; Saline di Posada, attive fin dal Medioevo; Saline di Terralba, attive fin dal secolo XVI; Saline di Terranova, attive dal Medioevo; Saline di Teulada, attivate nel secolo XVII; Saline di Vertigues, nel Sassarese, di proprietà di un ordine religioso.

Storia delle Saline in Sardegna. Cultura e Tradizioni della Sardegna.

Saliniere Funzionario delle saline. Istituito dopo la nascita del Regnum Sardiniae, aveva il compito di sorvegliare e di amministrare le saline reali dell’isola. Il primo saliniere fu nominato dal re nel 1324; in seguito continuò a essere di nomina regia e venne sottoposto al procuratore reale, al quale era tenuto a presentare annualmente il rendiconto della sua attività. Egli doveva inoltre preoccuparsi di provvedere a tenere efficienti gli impianti delle saline, a rifornire i magazzini reali del sale e a sovrintendere alle operazioni di vendita del prodotto sia al minuto che all’ingrosso. Per svolgere i suoi compiti si serviva di una schiera di funzionari minori con responsabilità specifiche diamministrazione e di gestione.


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