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Strumenti musicali di Sardegna :: Gli strumenti musicali tipici della Regione Sardegna.

Musica Sarda


Irgoli festival regionale organetto

Strumenti musicali di Sardegna

Gli strumenti musicali della tradizione (e la relativa musica) sono ancora oggi piuttosto presenti nella quotidianità di molte comunità sarde. Fino ad un recente passato non esisteva momento del ciclo dell'anno e del ciclo della vita che non fosse scandito dall'uso di uno strumento musicale. Nonostante le trasformazioni socio-economiche che l'isola ha attraversato negli ultimi cinquant'anni, in molti paesi è frequente trovarsi in situazioni, celebrazioni religiose, feste o sagre paesane, matrimoni, incontri tra amici, eccetera, nelle quale si ascoltano e si vivono le sonorità create dagli strumenti tradizionali. Conoscere gli strumenti studiando le tecniche costruttive, i materiali utilizzati, le occasioni d'uso, i repertori, i suonatori, la vitalità e la diffusione geografica, la terminologia locale e via dicendo, permette di esaminare a fondo il "fare musica" di una comunità e nel contempo di analizzare l'evoluzione del suo sistema economico-sociale e quindi di percepire le trasformazioni sullo sfondo dei cambiamenti culturali e dei modi di vivere. Ogni paese sardo possiede alcuni strumenti musicali (e relativi repertori e occasioni d'uso) che considera suoi propri, per quanto possano risultare simili a quelli di paesi vicini. Anche nel caso in cui si abbiano delle corrispondenze organologiche, vi saranno sempre delle peculiarità locali, relative, se non altro, alle definizioni linguistiche o ai termini tecnici associati all'uso. Ad esempio la raganella, insieme con "sa matracca", e "sas taulittas", è molto usata nella Settimana Santa: a seconda dei paesi viene chiamata "arranedda, 'urriaiola, furriadolza, furriolu, rana, reula, riu-rau, strocci arrana, tirriolu, tzaccarredda, tzirriaiolu", eccetera. Lo stesso per lo scacciapensieri "strumento ancora molto diffuso in tutta la Sardegna" i cui nomi variano da "trunfa, trumba, chitarredda a bucca, sona sona, tzampurra, biurdana, ribelvia", e così via. Molti strumenti sono scomparsi nei contesti della musica tradizionale ma vengono usati in spettacoli folcloristici oppure hanno trovato nuovo spazio in altri generi musicali (come ad esempio il jazz, la world music). Ascoltare musiche strumentali è del tutto normale durante le feste patronali, le feste campestri e i Carnevale di numerosi centri della Sardegna. Occasioni privilegiate sono le grandi sagre regionali che prevedono il raduno di gruppi folk, quali la sagra di Sant'Efisio a Cagliari (1 maggio), La Cavalcata Sarda di Sassari (penultima domenica di maggio), la sagra del Redentore di Nuoro (penultima domenica di agosto), la sagra degli Agrumi di Muravera (metà aprile). Importanti raccolte di strumenti musicali sardi sono a Nuoro, presso il Museo della Vita e delle Tradizioni Popolari Sarde e a Tadasuni, presso il museo privato "don Giovanni Dore". Alcuni strumenti isolani sono altresì conservati presso la Discoteca di Stato di Roma.

I campanacci, destinati a particolari esibizioni tradizionali come quella dei Mamuthones, sono realizzati con accorgimenti tali da rendere il loro suono distinto uno dall'altro. Nella tradizione popolare, non solo sarda, il tintinnio dei campanacci e dei campanelli esercita una funzione apotropaica contro le forze negative e gli spiriti maligni

Campanacci Sardi

Classificazione degli strumenti
Tra i numerosi strumenti della tradizione musicale sarda si segnalano aerofoni, idiofoni, membranofoni, cordofoni.

Aerofoni
- "s'ossu 'e barracocco, s'ossu 'e pruna", un piccolo fischietto realizzato con un nocciolo di albicocca o di susina;
- "sa chigula", realizzato con un rametto e una foglia di alloro;
- "su pipiolu, su sulittu", un flauto costruito con un unico pezzo di canna comune;
- "sas benas", una serie di strumenti ad ancia battente utilizzati soprattutto per l'accompagnamento del ballo;
- "sas launeddas, sonus de canna", il più noto strumento della musica di tradizione orale della Sardegna;
- "su sonette", l'organetto diatonico;
- "su sonetteddu a bucca", l'armonica a bocca;
- "su sonu", la fisarmonica.

Idiofoni
- "su triangulu", il triangolo;
- "s'affuente", piatto realizzato in ottone o rame sbalzato che viene percorso con una grossa chiave;
- "sa trunfa", lo scacciapensieri.

Membranofoni
- "su tumbarinu de Gavoi", il tamburo di Gavoi, che insieme a "su pipaiolu" e a "su triangulu" formano il complesso caratteristico di questo centro della Barbagia;
- "su tumbarinu de cointrotza", tamburo usato solamente nel paese di Aidomaggiore per il Carnevale, durante il quale, insieme al triangolo e alla fisarmonica semidiatonica, scandisce il ritmo de "sa cointrotza";
- "su tumbarineddu", tamburo di piccole dimensioni, il corpo è ricavato da un segmento di canna chiuso a un'estremità da una membrana ricavata da intestino di bue essiccato.

Cordofoni
- "sa serraggia", costruito con una lunga canna sulla quale viene tesa, tramite due piroli, una corda, mentre la cassa di risonanza è realizzata con una vescica di maiale;
- "sa chitarra", la chitarra.


Strumenti musicali della tradizione sarda, le Launeddas

Le launeddas

Con il termine "launeddas" si definisce l'aerofono ad ancia semplice costituito da tre canne, strumento molto antico e tipico della Sardegna meridionale. Le launeddas, rimaste per lo più inalterate nell'aspetto e nelle caratteristiche costruttive, possono essere inscritte nella famiglia di aerofoni policalami, tutt'ora presenti nel Mediterraneo, aventi come antenati comuni i clarinetti bicalami egizi e sumeri. Una delle caratteristiche peculiari delle launeddas è la presenza, oltre alla canna di bordone (la più lunga e priva di fori, denominata "su tumbu"), di due canne melodiche. La canna intermedia, detta "sa mancosa manna", è legata al "tumbu" con uno spago e assieme vengono tenute dalla mano sinistra; quella più piccola, "sa mancosedda", è tenuta con la mano destra. Le due canne melodiche sono provviste di cinque fori quadrangolari: quattro vengono diteggiati con le falangette delle mani, mentre sul quinto, detto "s'arrefinu", viene apposta della cera d'api per perfezionare l'intonazione dello strumento. All'estremità delle tre canne viene infisso un cannellino, "sa cabitzina", dal quale si ricava, per incisione di tre lati, l'ancia. Le launeddas vengono suonate con il fiato continuo (o respirazione circolare), particolare tecnica che consiste nell'accumulo, durante la fase di espirazione, di una riserva d'aria all'interno delle guance che viene gradualmente espulsa nel momento in cui il suonatore inspira col naso; in questo modo è possibile incanalare una colonna d'aria ininterrotta all'interno dello strumento. Il rapporto tra i suoni di base delle tre canne e tra le cinque note delle due canne melodiche non è costante. Ciò fa si che, al variare di tale rapporto, si costituiscano differenti "cuntzertus", ovvero diversi tipi di strumento. Ogni "cuntzertu" si differenzia dagli altri per il singolare modello scalare (comunque compreso all'interno della scala maggiore), e per il nome che lo identifica ("mediana, fiorassiu, punt'e organu", ecc.). Ad ogni "cuntzertu" corrispondono delle suonate specifiche non eseguibili con gli altri strumenti. Il repertorio delle launeddas è legato principalmente ai momenti della festa, occasione in cui, in passato più che oggi, svolgevano una funzione fortemente socializzante. Nelle occasioni religiose le launeddas vengono utilizzate per accompagnare la liturgia della Messa e le processioni. Ma è nelle feste profane, nell'accompagnamento delle danze e dei balli collettivi, che si manifesta la massima espressività di questo strumento. La struttura musicale dei balli, particolarmente ricca, è incentrata sullo sviluppo ritmico-melodico di moduli tematici noti (detti "nodas"), sulla base di un principio di variazione che qualifica le singole esecuzioni come eventi a cavallo tra la riproposizione di elementi già noti e la creazione di nuovo materiale musicale. In alcune occasioni le launeddas perdono il loro ruolo di strumento solista e vengono impiegate nell'accompagnamento della voce. Oggi il mondo delle launeddas è assai vitale ed in evoluzione. Sono infatti numerosi i giovani che si avvicinano a questo strumento anche grazie alla diffusione di numerose scuole. Se da una parte persiste ancora un utilizzo basato sul rispetto del repertorio e delle occasioni tradizionali; dall'altra non sono rari gli esempi di utilizzo delle launeddas in formazioni (isolane e non) aperte alle contaminazioni e in progetti di matrice jazzistica. Le launeddas dal vivo possono essere ascoltate nell'ambito di molte feste patronali in numerosi centri della Sardegna meridionale. Un'occasione privilegiata è costituita dalla sagra di Sant'Efisio di Cagliari (1 maggio), quando il suono di decine di launeddas precede il passaggio del santo lungo la sua processione verso il mare. Diversi "cuntzertos" sono contenuti nelle principali collezioni di strumenti sardi. Vi sono anche diverse raccolte private di launeddas quali quelle di Roberto Corona di Quartuccio e Orlando Mascia di Maracalagonis. Tutti i gradi suonatori dello strumento posseggono di norma un notevole numero di esemplari dello strumento: è il caso dei due grandi maestri Luigi Lai e Aurelio Porcu (a cui per altro viene riconosciuto il merito di aver assicurato la sopravvivenza dello strumento durante la crisi attraversata negli anni settanta). La continuità delle launeddas è altresì assicurata dalla presenza di un buon numero di costruttori specializzati come Giulio Pala, Luciano Montisci e Luigi Pili.

Villaputzu, ottobre 1965. Festa di Santa Vittoria. Antonio Lara e A.F.W.B

Festa di Santa Vittoria. Antonio Lara e Bentzon

Efisio Melis e Antonio Lara
La storia della documentazione sonora della launeddas parte da Efisio Melis e da Antonio Lara, esponenti della scuola del Sarrabus e considerati ancora oggi tra i massimi virtuosi dello strumento.

Efisio Melis (Villaputzu 1890-Cagliari 1970) iniziò la sua carriera come bambino prodigio: a soli dodici anni suonava nelle sagre paesane e nelle feste nuziali, reinvestendo i proventi per pagare le lezioni al suo maestro Giuanniccu Cabras. A sedici anni vinse il primo premio in una competizione tra suonatori di launeddas a cui partecipò, tra gli altri, lo stesso Cabras. La biografia di Melis stupì Andreas Fridolin Weis Bentzon, lo studioso danese che tra la fine degli anni Cinquanta e la prima metà degli anni Sessanta giunse in Sardegna per lavorare a quella che ancora oggi rimane la più importante monografia sulle launeddas. Ciò per cui ancora oggi Efisio Melis viene ricordato è soprattutto la sua musica. Ben prima delle numerose esecuzioni registrate da Weis Bentzon, egli nel gennaio del 1930, a Milano, per conto della casa discografica Grammofono, aveva cominciato ad incidere alcuni brani da solista e altri in cui accompagna la voce di Gavino De Lunas. Sono queste le prime registrazioni di launeddas mai effettuate, riprodotte su dischi 78 giri e destinate al mercato commerciale isolano. Altrettanto celebri sono le registrazioni, risalenti ai primi anni Sessanta, in cui Melis si cimenta in alcune suonate a "concordia", modalità esecutiva in cui un ballo viene suonato contemporaneamente da due strumenti della stessa tonalità ma di diverso taglio ("cuntzertu").

Le registrazioni furono effettuate assieme ad un altro noto suonatore,
Antonio Lara (Villaputzu 1886-1979). Appartenente ad una famiglia di suonatori, Antonio Lara , con il fratello Emanuele , apprese la tecnica e il repertorio delle launeddas dal padre Giuseppe, divenendo uno dei più rinomati esecutori della sua area. Lara, secondo Weis Bentzon, aveva"una conoscenza completa del repertorio musicale di tutti i "cuntzertus", cosicché si può essere assolutamente certi del valore delle sue esecuzioni come espressione di pratica corretta". Antonio Lara fu tra gli ultimi suonatori ad abbinare la pratica di suonatore di launeddas al mestiere di ciabattino, accostamento tradizionalmente assai diffuso e probabilmente dovuto alla maggior disponibilità di tempo libero che il mestiere artigiano ammetteva rispetto alle attività agro-pastorali, tempo indispensabile per l'apprendimento della tecnica strumentale. Gli stessi utensili impiegati per riparare le calzature venivano utilizzati da Lara per costruire le launeddas, attività alla quale si dedicò con particolare successo, tanto da essere considerato uno tra i più abili costruttori del suo tempo.

Fisarmonicista del gruppo Folk di San Vito

L'organetto e la fisarmonica
L'organetto ("su sonette,organittu, organette") e la fisarmonica ("sonu, fisarmonica") appartengono alla famiglia degli aerofoni, strumenti nei quali il flusso d'aria è generato da un mantice che attiva delle ance in metallo. L'organetto usa la scala diatonica, mentre la fisarmonica moderna utilizza la scala cromatica. L'organetto è uno strumento "bitonico": ogni tasto premuto emette due suoni a seconda della direzione del mantice, mentre la fisarmonica è "unitonica". L'organetto nasce nella prima metà dell'Ottocento attraverso vari esperimenti di Buschmann a Berlino, Demian a Vienna e Wheatstone a Londra. In Italia viene prodotto a livello industriale dal 1863 da Paolo Soprani e negli anni successivi arriva in Sardegna. Nel trentennio 1870-1900 si diffonde in tutte le zone dell'isola, entra velocemente nella musica sarda diventandone uno dei protagonisti, creando una rivoluzione nel repertorio e nel modo di fare musica. È nelle esecuzioni dei balli tradizionali che lo strumento (in particolare il modello a otto bassi) trova il maggiore impiego, ma è frequente il suo utilizzo anche per l'accompagnamento del canto. A sua volta, la realtà musicale sarda incide sostanzialmente sullo strumento che acquisisce una forte caratterizzazione regionale, manifestando tratti del tutto peculiari nel repertorio, nella posizione assunta dal corpo del suonatore all'atto dell'esecuzione, nei movimenti delle dita e della mano destra e in quelli della mano sinistra, specialmente nell'uso del mantice (fatto di rapidi movimenti - talvolta quasi impercettibili - di apertura e di chiusura) . Dagli anni trenta del Novecento si ha la prima generazione di suonatori professionisti o semi-professionisti sardi i quali rappresentano un punto di riferimento basilare per tutti i successivi interpreti dello strumento. Tale prima generazione è capeggiata da Pietro Porcu di Aidomaggiore e Mario Bande di Anela, ai quali fanno seguito Tonino Masala di Nughedu Santa Vittoria, Francesco Bande di Anela, Domenico Medde di Borore, Peppino Cocco di Busachi, Mondo Vercellino di Burgos. In un'ampia fascia meridionale della Sardegna, partendo dall'Oristanese e comprendendo tutto il Sud, l'arrivo dell'organetto è stato preliminare alla successiva diffusione della fisarmonica cromatica, che negli anni venti-quaranta è diventata il principale strumento per l'accompagnamento dei balli tradizionali. Indubbiamente la fisarmonica permette delle esecuzioni musicali che si approssimano maggiormente all'impianto musicale delle sonate per launeddas, e forse questa è la ragione della sua diffusione nel Sud dell'isola. Il confine tra l'area di diffusione dell'organetto e della fisarmonica rappresenta una sorta di zona mista nella quale entrambi gli strumenti vengono usati. Ad essi si aggiunge un terzo strumento a mantice nel quale si combinano alcune delle caratteristiche dell'uno e dell'altra: si tratta della fisarmonica semidiatonica, introdotta all'inizio del Novecento, che adotta per la mano destra la tastiera diatonica del canto e a sinistra i bassi cromatici. La fisarmonica semidiatonica si diffonde e si stabilizza, in particolare, nell'Alto Oristanese e nel Marghine. Tra i virtuosi della fisarmonica si ricordano: Ignazio Erbì, Mario Feurra, Raimondo Lepori, Pietro Madau, Macario Marras, Peppino Pipia, Fiorentino Piras, Tonino Putzolu, Giovanni Saderi e Luigino Saderi. Ascoltare esecuzioni di musiche all'organetto o alla fisarmonica è del tutto normale durante le feste patronali, le feste campestri e i Carnevale di numerosi centri della Sardegna, nonché i raduni dei gruppi folk. Negli ultimi anni si è assistito altresì al sorgere di vari festival e rassegne dedicate ai due strumenti come il Festival dell'Organetto di Irgoli (a metà agosto), organizzato da uno dei più rinomati suonatori dei nostri giorni, Totore Chessa. Una ricca collezione di organetti è quella conservata a Sassari in un piccolo museo dedicato al grande suonatore Francesco Bande.

Testi tratti dal sito della Regione Sardegna


Suonatore di Ollolai
Irgoli festival regionale organetto con suonatore
Gruppo di suonatori di launeddas

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