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Ulassai :: Paese della Sardegna nella Provincia dell'Ogliastra ricco di attrattive paesaggistiche e culturali. I Tacchi d'Ogliastra e l'artista Maria Lai, scopri tutto di questo Paese sul Portale del Turismo Le Vie della Sardegna

Località Sarde > Ogliastra


Arte della tessitura.
Veduta dei tacchi di Osini e Ulassai.

Ulassai
Ulassai sorge nel cuore dell'Ogliastra, inerpicata sui rossi tacchi calcarei, a 700 metri sul livello del mare. Il suo territorio offre a chi ama la natura mete diverse e ricche, dalla scoperta di splendide grotte, alle passeggiate, al freeclimbing. Centro agricolo e pastorale, ha valorizzato tradizioni antiche, come l'arte della tessitura a mano.


Abitanti: 1.602
Superficie: kmq 123,31
Provincia: Ogliastra
Municipio: via Garibaldi, 41 - tel. 0782 79123 - 79690
Guardia medica: (Jerzu) - tel. 0782 70170
Biblioteca: corso Vittorio Emanule II - tel. 0782 79149
Ufficio postale: via Vittorio Emanuele, 155 - tel. 0782 79818

Stemma Ulassai

Ulassai sorge nel cuore dell'Ogliastra, nella gola che unisce due montagne, a 700 metri sul livello del mare. Dalla sua posizione domina un paesaggio suggestivo e ricco di bellezze naturali. Il territorio di Ulassai ha ospitato diverse popolazioni sin dai tempi più antichi. Sono infatti presenti numerose tracce della presenza umana risalenti al periodo preistorico, con il ritrovamento di un villaggio megalitico risalente al terzo millennio. Ad esso, si aggiungono un agglomerato nuragico e numerose domus de janas che testimoniano una costante presenza umana in questo territorio. È probabilmente del periodo medievale la costruzione di una cinta muraria eretta a protezione del villaggio. Di questa rimane, all'ingresso del paese, la porta della cinta, chiamata Arco di Barigau, dalla quale si diramano tutte le strade del paese. Per via dell'isolamento geografico, anche le tradizioni e la cultura tipica di quest'area territoriale sono rimasti intatti ed invariati nel corso del tempo. L'architettura del paese è tipica per la presenza di alte case e strade strette che si intersecano in continuazione. Inoltre la presenza di numerose opere d'arte contemporanea sparse nel paese, rendono possibile la denominazione del comune "Museo a cielo aperto". Il visitatore sarà dunque affascinato dalla visita dei diversi luoghi del paese contornati da una vegetazione che funge da splendido contorno. Il paese inoltre, ha dato i natali alla famosa pittrice Maria Lai, molto conosciuta per le sue opere anche fuori dall'isola. Nel 2006 l'artista ha donato ad Ulassai un centinaio di opere, oggi alloggiate nella Stazione dell'Arte, la vecchia stazione ferroviaria riadattata a museo d'arte contemporanea.

Cavalli nella campagna di Ulassai.
Ponte di san Girolamo.

Museo d'Arte Contemporanea a cielo aperto


Informazioni:
tel. 0782 79149 - 334 9695939
Ente titolare: Fondazione Stazione dell'Arte
Gestione: Fondazione Stazione dell'Arte, località ex Stazione Ferroviaria, S.P. 11 - 08040 Ulassai
Orari: invernale (ottobre-aprile) 09.00 – 12.00 (tutti i giorni compresi i festivi); estivo 9.00 - 21.00
Biglietto: € 5,00 (intero) € 3,00 (ridotto, per scolaresche, ragazzi dai 12 ai 21 anni, gruppi oltre le 10 persone, ultrassessantacinquenni). Esenzione per disabili, bambini fino ai 12 anni.

Il lavatoio di Maria Lai e Nivola Ulassai.
Opera di Maria Lai la casa delle inquietudini.

Il museo

Ulassai è un suggestivo paese situato al centro dell'Ogliastra, ad un'altitudine di circa ottocento metri, ma a breve distanza dalle spiagge della costa orientale. Il territorio racchiude un paesaggio molto vario che va dai caratteristici "tacchi" calcarei, meta degli scalatori di free-climbers, alle grotte di "Su Marmuri", tra le uniche ancora "vive" per le concrezioni di stalattiti e stalagmiti in lenta ma costante crescita e dalle altissime e spettacolari cascate di Lequarci, ai boschi di querce e corbezzoli dell'altopiano di Taccu. In questo contesto naturalistico, ma anche lungo le architetture tradizionali del centro storico, troviamo inserite, e fuse armoniosamente con esso, numerose ed importanti opere d'arte di Maria Lai e di altri artisti contemporanei, che accompagnano e scandiscono i ritmi della vita quotidiana del paese. Nella chiesa parrocchiale, dedicata a Sant'Antioco, si può ammirare la stupenda "Via crucis" che rappresenta, nell'intersecarsi armonico dei fili, il faticoso cammino del Cristo durante l'ascesa al monte della crocifissione. Sempre nel centro abitato sono collocate la "Lavagna" che reca incisa la frase "l'arte ci prende per mano", il "Gioco del volo dell'oca" e i piccoli "Libri di terracotta" inseriti nella facciata di una scuola. Di grande valore poi il Lavatoio, un edificio in stile impero, costruito nei primi anni del Novecento, detto anche "fontana che suona" a seguito dell'intervento di Costantino Nivola. Egli ha ideato una struttura in coppi di rame che, conducendo il flusso dell' acqua verso dodici vasche sottostanti, amplifica la melodia dell'acqua che sgorga. Sopra la fontana del Nivola, sono tesi i telai di Maria Lai, fili e corde che si intrecciano in un intrico sullo scorrere musicale dell'acqua nella fontana della vita. Due fontane sono state infine realizzate, sulle pareti esterne del lavatoio, da altri due grandi artisti quali Guido Strazza e Luigi Veronesi che hanno voluto rappresentare una trasfigurazione artistica degli antichi lavatoi pubblici, per ricordare un luogo dove, per secoli, si è svolto il duro lavoro quotidiano delle donne sarde. Tra i lavori di Maria Lai, dislocati nel territorio, si trovano "Le capre cucite", un'opera dove sono state realizzate delle lenzuola al vento e delle capre cucite, un animale simbolo per l'artista ulassese perché "capace di camminare sulle orme della fantasia", oppure i calchi in cemento raffiguranti la moltiplicazione dei pani e dei pesci, fissati sui muri della strada per Santa Barbara, diventata la "Strada del rito". Invece lungo la strada di montagna che porta alle grotte di "Su marmuri" si possono ammirare opere come "La scarpata" dove sassi, cemento e metalli parlano dell'evoluzione dell'umanità, il "Muro del groviglio" dove sono incise le massime di Salvatore Cambosu e Maria Lai sull'arte e la "Casa delle inquietudini" con tanti draghetti neri. La visita alle opere di Maria Lai, sparse nel territorio ulassese, permette di approfondire la conoscenza con un'artista che, con le sue scritte sull'arte tracciate sulle pietre, i grovigli di fili disegnati sul cemento, i telai che parlano di una lavoro di donne operose e infaticabili, dà la voce a tutti i paesi della Sardegna. Lei sogna che l'arte "possa prenderci per mano" e "come il cibo è destinato a diventare sangue, l'arte possa diventare coscienza". Infatti "senza l'arte l'uomo arriva cucciolo alla vecchiaia e le sue energie o si addormentano o si sprigionano nella violenza, nella depressione e nell'infelicità".

Attività su prenotazione
Esiste un servizio di visita guidata, con prezzo da concordare, che comprende la visita al museo Stazione dell'Arte; escursioni nel territorio alle grotte di "Su Marmuri", considerate tra le più estese d'Europa grazie all'ampiezza delle sale; escursioni alla chiesetta campestre di Santa Barbara di stile tardo romanico, affianco alla quale si trovano degli antichi loggiati risalenti al XII secolo.

Maria Lai, Mondo incandescente, 1988.
Maria Lai, Presepio.

Maria Lai


Biografia

Nasce a Ulassai il 27 settembre 1919. Nel 1939 lascia la Sardegna per iscriversi al liceo Artistico di Roma con Marino Mazzacurati. Dal 1943 al 1945 frequenta il corso di scultura dell'Accademia di Belle Arti di Venezia con Arturo Martini e Alberto Viani. Nel 2004 le viene conferita la Laurea Honoris causa in Lettere dall'Università degli Studi di Cagliari, discutendo la tesi: Sguardo, Opera, Pensiero.
Negli anni Sessanta si verifica un importante mutamento nella ricerca artistica di Maria Lai, la sperimentazione si estende a nuove materie e nuovi linguaggi: telai, libri e tele cucite, pani e terrecotte, fino alla partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1978. Con gli anni Ottanta la ricerca sui segni e sui materiali assume una più accentuata connotazione ambientale: 1981, il suo straordinario intervento ambientale: Legarsi alla montagna, Ulassai (NU); 1983, La disfatta dei varani, Camerino(MC); L'alveare del poeta, Orotelli (NU). In questo periodo iniziano le collaborazioni con il teatro: 1983, Mare-Muro scenografia del concerto Strazza-Rizzo La Scaletta, Roma; 1985 Nello spazio di Euclide, Prato; 1986 Lettere al lupo, Prato, Alessandria, Trieste. Negli anni Novanta partecipa a numerose mostre nazionali e internazionali, mentre proseguono le sue operazioni sul territorio, come: 1988 Il Telaio nel lavatoio comunale, 1992 La strada del rito e Le capre cucite, Ulassai; 1993 Su barca di carta m'imbarco, Atelier sul mare, Messina; La scarpata, Ulassai; 1997 L'albero del miele amaro, Siliqua (CA); Il Tempo dell’arte, Su logu de s'iscultura, Tortolì (NU); 1999 Olio di parole 1, Museo dell'Olio Della Sabina, Castelnuovo di Farfa (RI); 2003 Quanti mari navigare, Località Sa Illetta, Cagliari; Il volo del gioco dell'oca; 2004 Libretti murati di terracotta; 2005 La casa delle inquietudini, Ulassai (Ogliastra).

Mostre personali
2006 - Ulassai (OG), Inaugurazione Fondazione Stazione dell'arte Museo d'Arte Contemporanea Maria Lai
2002 - Nuoro, Man, "Come un gioco"
2002 - Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, "Venticinque anni di libri d'artista"
2000 - Cuneo, Convento dei Cappuccini, "Lo scialle della luna"
1999 - Sassari, Aula Sciuti – Palazzo Ducale, "Olio di parole2"
1994 - Cagliari, Cittadella dei Musei, "Inventare altri spazi"
1988 - Cagliari, Galleria Comunale, "Maria Lai a matita"
1975 - Cagliari, Arte Duchamp, "Tele e collages"
1971 - Roma, Galleria Schneider, "Telai"
1957 - Roma, Galleria L'Obelisco, "Disegni"

Mostre collettive
2005 - Roma, San Donato Milanese, "Per-Turbamenti", Quadriennale.
2003 - Trento-Bolzano, MART, "Il racconto del filo"
2000 - Roma, Calcografia Nazionale, "Tirannicidi"
2000 - Torino, Palazzo Reale, "Tirannicidi"
1996 - Roma, Biblioteca Casanatense, "Segno e segno"
1996 - Venezia, Biennale di Architettura, "Segno e segno"
1990 - Cagliari, Il Librismo 1896-1990,
1983 - Nuoro, "Venticinque anni di ricerca artistica in Sardegna"
1981 - Parigi, Centre Pompidou, "Livres d'artistes"
1980 - Cagliari, Arte Duchamp, "Filo, genesi, filogenesi"

Testo critico
"Legarsi alla montagna.
Tela celeste. Nastro celeste. La leggenda diventa realtà, vita vissuta. Come la bambina rifugiatasi nella grotta, la comunità di Ulassai si salva dal crollo della montagna ritrovando le proprie radici etniche e la propria memoria storica. Questa volta, il nastro celeste non viene da chi sa dove, ma è offerto da un'artista che è nata qui e a questo luogo è rimasta profondamente legata, anche se ora vive lontano. Ma poi è stato l'intero paese a ricostruire una rete di relazioni legando casa a casa, porta a porta, finestra a finestra e soprattutto persona a persona superando nell'evento estetico del Legarsi alla montagna rancori e inimicizie e diffidenze remotissime. Forse che il grande sogno ad occhi aperti dell'arte moderna di cambiare la vita si è realizzato, sia pure una volta soltanto, proprio qui, in questo luogo lontano dove i nomi prestigiosi dell'avanguardia artistica non sono altro che nomi? Credo di sì: qui, l'arte è riuscita là dove religione e politica non erano riuscite a fare altrettanto. Ma c'è voluta la capacità di ascolto di Maria Lai che ha saputo restituire la parola a un intero paese e rendersi partecipe della memoria e dei fantasmi della gente comune, aiutandola a liberarsi della parte distruttiva di sé e ad aprirsi con disponibilità nuova al colloquio e alla solidarietà."

Filiberto Menna, Roma, 1982


Maria Lai, Il telaio di fuoco.jpg
Maria Lai, Ermafrodito Il dio distratto
Maria Lai, Maria Pietra.
La vetrina delle Aziende Sarde
 Museo stazione dell'arte Ulassai
Museo d arte contemporanea Maria Lai.

Museo Stazione dell'Arte

Informazioni

Indirizzo: loc. ex Stazione Ferroviaria. S.P. 11 - 08040 Ulassai (OG)
tel. 0782 79149 - cell. 334 9695939
Ente titolare: Fondazione Stazione dell'Arte
Gestione: Fondazione Stazione dell'Arte, loc. ex Stazione Ferroviaria. S.P. 11 - 08040 Ulassai
Orari: invernale (ottobre-aprile) 9.00 alle 12.00 (tutti i giorni compresi i festivi);
estivo 9.00 alle 21.00
Biglietto: € 5,00 (intero) € 3,00 (ridotto, per scolaresche, ragazzi dai 12 ai 21 anni, gruppi oltre le 10 persone, ultrassessantacinquenni). Esenzione per disabili, bambini fino ai 12 anni

Il museo

Nella zona periferica di Ulassai, su un isolato e vasto pianoro che si affaccia a strapiombo sulla valle, circondato dallo splendore dei massicci "tacchi" calcarei, si trovano i tre edifici della vecchia Stazione ferroviaria, restaurati dopo una cinquantina d'anni di abbandono. In questi locali è ubicato il museo, inaugurato l'8 luglio 2006, chiamato Stazione dell'Arte, che espone una selezione delle opere donate al paese dalla sua figlia più illustre Maria Lai.
Il percorso museale parte dall'edificio che ospitava la sala d'aspetto e l'abitazione del capo stazione. Attualmente, al piano terra, sulle luminose pareti bianche spiccano i verdi, i neri profondi, i rossi e i gialli incandescenti dei velluti delle Geografie astrali, che raccontano di lontani mondi siderali, in continua trasformazione, percorsi da un reticolo di meridiani e paralleli che si intersecano formando infinite geometrie, così come le varie tonalità di azzurro della tela jeans descrivono l'universo di "Terra e Cielo". E gli aghi con i fili sospesi, infilati nelle tele, restano a significare che il filo può essere sempre ripreso dall'uomo per riscrivere e reinterpretare la storia dell’infinito.
La visita prosegue al piano superiore dove l'ambiente, diviso in sezioni, è dedicato ai personaggi che hanno influito profondamente nel percorso artistico di Maria, quali Giuseppe Dessì, Salvatore Cambosu e Arturo Martini.
Qui si spazia dal libro cucito che racconta la fiaba del "Dio distratto" e delle piccole janas che insegneranno alle donne nuragiche a filare e tessere tessuti col ritmo della memoria e del sogno, ai telai con la capretta, ansiosa di libertà, che percorre i difficili sentieri della vita sulle orme della fantasia. E poi ancora la terracotta smaltata di Maria Pietra, la "Scultura che respira" e le "Pietre quotidiane" i quadri che contengono stralci delle lezioni tenute dal Martini a Venezia tra il 1943 e il 1945 che parlano dell’arte e della scultura che deve diventare lieve come pane che lievita.
L'altro edificio, l'ex rimessa dei treni, accoglie attualmente, al piano terra, l'installazione dell'Invito a tavola, presentato la prima volta a Pitti Immagine Casa nel 2002. Questo il titolo della suggestiva opere della Lai, che si presenta come una lunga tavola ricoperta da una tovaglia di lino, dove l'artista ha appoggiato libri e pani di terracotta. Nella tavola, pronta ad accogliere numerosi invitati, i piatti sono sostituiti da libri aperti con le pagine pronte ad essere sfogliate e scoperte, a significare che il cibo che li attende sarà, innanzitutto, nutrimento per l'anima e la mente.
Il percorso si conclude al primo piano dell'edificio che accoglie, su pannelli in forex, le riproduzioni dei "Luoghi dell'arte a portata di mano", con le cinque S. Si tratta degli ingrandimenti di alcune carte da gioco, Sasso, Solco, Sole, Scure e Sale, appartenenti a mazzi di carte didattici, che contengono un alfabeto di immagini, dove ogni immagine ha un riferimento simbolico con l'arte e nasce dall'esigenza di stimolare i giocatori alla lettura dell'opera d'arte.
Al centro dell'ultima parete è collocato il quadro "In sa mat'e s'olia" che simboleggia, con il suo filo di ottone che s'interseca, si arrotola e si aggroviglia all'infinito, l'albero dell'olivo come albero che più di ogni altro ha in sé la sacralità di un rito e, inoltre, è rappresentazione di una cultura locale che può diventare arte contemporanea. L'opera è stata ispirata dai versi dell'immenso poeta spagnolo Federico Garçia Lorca "Olio di parole".
Il museo è unico nel suo genere, in quanto possiede la più ampia collezione, un centinaio di opere, di una delle più grandi artiste contemporanee, realizzate con tecniche e materiali diversi come terrecotte, telai, ceramiche, tele e libri cuciti. Il museo si propone non solo come luogo di esposizione, ma come luogo che dal chiuso delle sue stanze si apre all'esterno, dilatandosi nel paese e nel paesaggio, verso i suoi abitanti.
Il museo si occupa anche della organizzazione di mostre, laboratori ed eventi artistici che possano promuovere la conoscenza dell'arte contemporanea.
Servizi
Esiste un servizio di visita guidata, altamente specializzata, compreso nel prezzo del biglietto. È presente il bookshop. Esiste un servizio di guardaroba.
Attività su prenotazione
Esiste un servizio di visita guidata, con prezzo da concordare, che comprende la visita al centro storico e nel territorio, dove è possibile ammirare le sculture a cielo aperto di Maria Lai ed altri artisti contemporanei; escursioni nel territorio alle grotte di "Su Marmuri", considerate tra le più estese d'Europa grazie all'ampiezza delle sale e tra le uniche ancora "vive" per le concrezioni di stalattiti e stalagmiti in lenta ma costante crescita; escursioni alla chiesetta campestre di Santa Barbara di stile tardo romanico, affianco alla quale si trovano degli antichi loggiati risalenti al XII secolo.
Accessibilità
Esistono barriere architettoniche.

Panorama della campagna di Ulassai.

TERRITORIO
Il territorio comunale, di forma molto allungata da nord a sud, si estende per 122,11 km2 e confina a nord con Osini e Gairo, a est con Jerzu e Tertenia e un’isola amministrativa di Elini, a sud con un’isola amministrativa di Jerzu e con Villaputzu, a ovest con Perdasdefogu, Esterzili, Seui e Ussassai.

Qui possiamo ammirare, accanto agli estesissimi boschi di querce, elci, agrifogli, corbezzoli, lentischi, ginestre, essenze tipicamente mediterranee etc., numerosissimi ruscelli e corsi d'acqua che danno luogo, durante la stagione delle piogge, alla formazione di laghetti e cascate.

Nella parte alta del paese un posto di primo piano spetta di diritto al suggestivo ''Tisiddu'', una struttura calcarea, quasi dolomitica, con pareti vertiginose che cadono a picco sul centro abitato raggiungendo in certi punti quasi i cento metri di altezza.

Di notevole importanza un ricchissimo patrimonio carsico ed ipogeico ancora poco conosciuto e non sufficientemente valorizzato in cui spiccano le bellissime grotte ''Is Lianas'' e ''Su Marmuri'', tra le più estese in Europa e tra le uniche ancora ''vive'' con maestosi stalattiti e stalagmiti in lenta ma costante crescita.

A poca distanza dall'area denominata Santa Barbara si ergono, da un'altezza a strapiombo di circa 100 mt. e per una larghezza che può raggiungere anche i 60 - 70 mt, le altissime cascate ''Lequarci'' che, con la loro austera imponenza, costituiscono un mirabile spettacolo di maestosità da cui, nella stagione delle piogge, si riversano nella valle sottostante una serie ininterrotta di minuscoli laghetti che si perdono in lontananza tra le essenze odorose, agri e pungenti del sottobosco mediterraneo.

Si tratta di una regione montuosa, caratterizzata da cime anche oltre i 1000 m (punta Corongiu, 1008); nella parte settentrionale comprende le pendici del Gennargentu, piu` a sud ne fanno parte alcuni rilievi piu` modesti ma molto estesi del salto di Quirra. Il paese si affaccia dal versante meridionale sulla profonda incisione scavata dal rio Pardu, che confluisce poi nel fiume Pelau. Ulassai si trova, come Osini e Jerzu, lungo una strada che in una quindicina di chilometri di percorso collega la statale 198, a nord, con la 125 Orientale sarda, a sud-ovest; nei pressi del paese se ne distacca la secondaria che si dirige nella regione poco popolata a sud per raggiungere Perdasdefogu ed Escalaplano.

Vista delle cascate Lequarci
Vista delle cascate Lequarci.jpg
Tisiddu
Piazza Barigau.

STORIA
Il territorio conserva numerose testimonianze archeologiche del periodo nuragico. L’attuale villaggio, di origine medioevale, appartenne al giudicato di Cagliari ed era incluso nella curatoria dell’Ogliastra. Quando nel 1257 cesso` di esistere il giudicatodi Cagliari e il suo territorio fu smembrato, Ulassai fu incluso nella parte toccata ai Visconti e unito al giudicato di Gallura. Una volta estinta questa famiglia, a partire dalla fine del secolo XIII fu amministrato direttamente dal Comune di Pisa. Dopo la conquista aragonese, il villaggio fu incluso nel feudo concesso a Berengario Carroz e nel 1363 entro` a far parte della contea di Quirra. Scoppiata la seconda guerra tra Mariano IV e Pietro IV, i suoi abitanti si ribellarono e si schierarono col giudice d’Arborea. Solo dopo la battaglia di Sanluri Ulassai torno` in possesso dei Bertran Carroz; nei secoli successivi passo` da questi ultimi ai Centelles, ai Borgia, ai Catala` e infine agli Osorio ai quali fu riscattato nel 1838.Nel 1821 fu incluso nella provincia di Lanusei; nel 1848 entro` a far parte della divisione amministrativa di Cagliari e nel 1859 della ricostituita omonima provincia.
Di questo periodo storico abbiamo la testimonianza di
Vittorio Angius:
«
Popolazione. Notasi nel censimento del 1846 il numero di anime 1288, distribuite in famiglie e case 332. Si distinguono poi i totali de’ maschi e delle femmine secondo la condizione domestica in quest’altro modo: il totale maschi 677 in scapoli 414,ammogliati 236, vedovi 27; il totale femmine 611 in zitelle 320, maritate 229, vedove 52. Le medie del movimento della popolazione sono: nascite 55, morti 25, matrimoni 12. Agricoltura. L’ampia estensione che si coltiva a cereali e` divisa in tre parti, su ciascuna delle quali si semina successivamente per due anni, per poi lasciarla quattro anni a maggese. Così praticossi finora; ma pare che per le novita` che portarono le nuove leggi si cangiera` tenore. La quantita` ordinaria della seminagione annuale si computa di starelli 800 di grano, 400 d’orzo, 100 di fave. La fruttificazione e` dall’8 al 16, secondo che la meteorologia sia piu` o meno propizia. Si semina in alcune parti del lino, tanto che si abbia quello che domandasi dal bisogno delle rispettive famiglie. Delle diverse specie di legumi poche son coltivate, e non si vuol piu` di quello che vuolsi per la consumazione. Anche l’orticoltura e` ristretta a poche specie ed al quanto amasi nel vitto della famiglia.
Le vigne sono distese in una mite pendenza solcata in molte parti al levante del paese. Le uve vi prosperano e producono abbondantemente. La vendemmia da` circa 200 carratelli. Il superfluo della consumazione si trasporta in Tortolì per venderlo ai genovesi e ad altri che frequentano quel porto. Se ne suol vendere una parte ai paesi bassi dellaBarbagia. Il vino e` stimato per la sua bonta` come quello di Jerzu e di altri paesi dell’Ogliastra.
Pastorizia. Il bestiame di servigio consiste in circa 350 buoi per l’aratro ed il carreggio, cavalli e cavalle per basto ed alcuni per sella 100, giumenti 120. Il bestiame rude ha nelle solite specie i seguenti particolari numeri: vacche 1200, cavalle 150, capre 6000, pecore 4000, porci 1000. I formaggi, sebbene non lavorati con buon metodo, hanno della bonta`. Se ne fa gran quantita` di bianchi per venderli ai napoletani».
Quando nel 1927 fu ricostituita la provincia di Nuoro, Ulassai fu compreso nel suo territorio. Quando poi inizio` il dibattito sulle nuove province Ulassai aderì alla provincia dell’Ogliastra.
ECONOMIA
Le attivita` di base della sua economia sono l’allevamento del bestiame, in particolare di ovini, caprini, suini e bovini, e l’agricoltura, in particolare la viticoltura, l’olivicoltura, la cerealicoltura e la frutticoltura.
Negli ultimi decenni si sta sviluppando anche una modesta attivita` industriale nei settori edile e tessile. E` poco organizzata la rete di distribuzione commerciale. Vi operano anche due alberghi con 24 posti letto.
Artigianato. Di antica tradizione e` la tessitura di tappeti, coperte e arazzi di grande tolinee agli altri centri della provincia. E` dotato di Pro Loco, stazione dei Carabinieri, medico, farmacia, scuola dell’obbligo, sportello bancario.
DATI STATISTICI
Al censimento del 2001 la popolazione contava 1646 unita`, di cui stranieri 1; maschi 782; femmine 864; famiglie 750. La tendenza complessiva rivelava una diminuzione della popolazione, con morti per anno 18 e nati 16; cancellati dall’anagrafe 17 e nuovi iscritti 15. Tra i principali indicatori economici: imponibile medio IRPEF 16 277 in migliaia di lire; versamenti ICI 462; aziende agricole 209; imprese commerciali 80; esercizi pubblici 1; esercizi al dettaglio 27; ambulanti 2. Tra gli indicatori sociali: occupati 446; disoccupati 122; inoccupati 78; laureati 57; diplomati 197; con licenza media 445; con licenza elementare 470; analfabeti 28; automezzi circolanti 615; abbonamenti TV 395.
PATRIMONIO ARCHEOLOGICO
Il territorio e` particolarmente ricco di testimonianze archeologiche del periodo nuragico; in particolare conserva i nuraghi Cea Arcis, Cea Usasta, Comida Caboni, Crabas, Cresia, de Seoni, Fiorentina, Forru, Luccheddu, Lesse, Nuragheddu, Pauli, Pittu, Pranu, Sano, SantaMaria, Sterzu e S’Ulimu.

PATRIMONIO ARTISTICO, CULTURALE E AMBIENTALE

Il centrostorico, addossato pittorescamente alle pendici dei ‘‘tacchi’’,ha conservato numerose antiche case in pietra a piu` piani; nel cuore del paese sorge la parrocchiale di Sant’Antioco, che fu costruita nel 1503. In origine aveva un’aula a tre navate con copertura in legno a capriate; a partire dal 1948 ha subìto una radicale modifica, l’interno e` stato trasformato in un impianto a navata unica con copertura a volta a botte; la facciata e l’esterno sono attualmente in forme di romanico moderno. Nell’interno custodisce una statua lignea di scuola spagnola del Seicento e i bellissimi pannelli della Via Crucis di Maria Lai, artista nativa del luogo. Altro interessante monumento e` la chiesa di San Sebastiano, costruita nel 1776 nello stesso luogo in cui nel secolo XIVera stata costruita la chiesa di Santa Margherita da Cortona.
Nel 1908 l’edificio fu sottoposto a un radicale rifacimento; oggi ha l’impianto a una navata e la copertura a volte a botte. La facciata ha un coronamento a doppia curvatura e si apre su una suggestiva piazzetta. Poco fuori dal paese, alle pendici dei ‘‘tacchi’’, si trova la chiesetta di Santa Barbara, circondata da ripari per i novenanti (cumbessìas) e da casette che nel complesso formano un suggestivo villaggio religioso.
Le campagne sono ricche di siti pieni di fascino come la grotta di Su Marmuri, che si apre con le sue meravigliose stalattiti e stalagmiti e le sue alte pareti di grande effetto subito dopo l’abitato, in un territorio dominato dai ‘‘tacchi’’ di Bruncu Pranedda e Tisiddu, in unoscenario panoramicamente suggestivo.
Altro luogo di grande bellezza e` Baccu de S’Assa Arruda, strapiombo che si apre a poca distanza dall’abitato; e` percorribile attraverso un impervio tratturo lungo il quale si puo` udire una eco particolare che secondo una leggenda popolare sarebbe l’urlo di una donna che sarebbe stata schiacciata da un masso gigantesco. Hanno valore panoramico e paesaggistico in se´ gli stessi ‘‘tacchi’’, pareti calcaree che si levano in verticale in piu` punti e costituiscono la caratteristica dominante di questa parte dell’isola.
FESTE E TRADIZIONI POPOLARI
Una delle feste popolari piu` suggestive si tiene la terza domenica di maggio in onore di Santa Barbara; si svolge presso l’omonima chiesetta e dura due giorni durante i quali il complesso delle cumbessìas si anima. La festa, legata alle piu` antiche tradizioni pastorali, culmina con una suggestiva cerimonia nel corso della quale viene offerto ai fedeli del latte.

Il Lavatoio


Come arrivare
Si lascia la SS 125 (Orientale Sarda) svoltando per Jerzu. Superato il paese si giunge a Ulassai.
Il lavatoio è nell'abitato.

Descrizione
L'edificio, costruito tra il 1903 e il 1905 su progetto dell'ing. Ernesto Ravot, è una semplice costruzione a forma di parallelepipedo conclusa da una cornice aggettante che la circonda completamente. Nella facciata principale sono collocate tre aperture ad arco, forma che viene ripetuta sulla cornice in corrispondenza della finestra centrale.
All'interno sono visibili due file di vasche separate da un muro, oggi completate dall'intervento di due artisti,
Costantino Nivola e Maria Lai.
All'esterno su ciascuno dei lati sono invece visibili due arcate che contengono altrettante fontane realizzate dagli artisti Luigi Veronesi e Guido Strazza.
Il nome odierno di "La fontana che suona" deriva dall'intervento di Nivola consistente in una serie di coppi in rame che convogliano l'acqua verso le vasche, amplificandone il suono.

Il lavatoio di Maria Lai e Nivola
Il lavatoio di Maria Lai e Nivola

Grotta di Su Marmuri

Ad un solo chilometro dal paese di Ulassai, in Ogliastra, nella porzione orientale dell'Isola, si schiude agli occhi dei visitatori una delle grotte più interessanti del territorio sardo, quella di Su Marmuri.
Si apre a 880 m di altitudine e si distende per ben 850 m interamente visitabili con un dislivello di -34 m. La visita ha una durata di un'ora circa, preceduta da una scalinata di 500 gradini.
Il nome ricalca la particolare colorazione e l'aspetto della roccia calcarea, che in alcuni tratti del percorso si innalza ad altezze vertiginose, fino a 70 m, al punto da far considerare questa grotta la più imponente di tutta l'Europa.
Le magnifiche e preziose concrezioni che arricchiscono l'interno costituiscono un considerevole motivo di attrazione, per il visitatore spinto verso un viaggio immaginifico.
Gli altissimi saloni fitti di straordinarie concrezioni, i laghetti sotterranei, alimentati dall'incessante gocciolio, le vaschette, le stalattiti, le enormi stalagmiti e le colonne sono circondati da una temperatura costante di circa 10 gradi C e creano un ambiente speciale che suscita profonda ammirazione.
Tra i numerosi ambienti si segnalano la Grande Sala, a forma rettangolare, la sala dell'Organo, le cui concrezioni ricordano le canne dello strumento musicale, la sala del Cactus, con alte stalagmiti simili a piante cactacee, la sala dei Pipistrelli, la Galleria delle Vaschette e la sala Terminale.
Come arrivare
Scavata nel massiccio calcareo che si erge sopra il centro abitato di Ulassai, da cui dista 1 km circa, la grotta è raggiungibile dal paese lungo una strada asfaltata, attraverso un emozionante percorso tra le rocce e i tacchi separati da immense gole.
Informazioni utili e servizi
La temperatura all'interno della grotta si aggira costantemente intorno ai 10 gradi C.
La grotta è aperta da maggio a ottobre ed è visitabile solo in gruppo ad orari fissi (aprile e ottobre: ore 11.00, 14.30; maggio, giugno, luglio, settembre: ore 11.00, 14.00, 16.00, 18.00; agosto: ore 11.00, 13.00, 15.00, 17.00, 18.30)



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