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Vittorio Angius :: Sacerdote e intellettuale nato a Cagliari nel 1798. Storico, scrittore, famoso per aver scritto oltre 300 voci sulla Sardegna che figurano nel Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna curato da Goffredo Casalis.

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Angius Vittorio
Sacerdote, intellettuale (Cagliari 1798 - Torino 1862). Storico, scrittore, deputato al Parlamento subalpino. Entrato nell’ordine degli Scolopi, completati gli studi si fece sacerdote. Dal 1832 fu nominato dapprima prefetto del collegio di San Giuseppe a Cagliari e successivamente direttore del Collegio di Sassari, dedicandosi con passione all’insegnamento e facendo le sue prime esperienze di letterato. A Sassari rimase fino al 1837 svolgendo il suo compito con un impegno che gli attiro` la stima generale. Le sue qualita` e il profondo interesse per la ricerca ne avevano fatto un personaggio di spicco negli ambienti culturali tanto che fu segnalato da Lodovico Baylle a Goffredo Casalis per la redazione delle voci sarde del Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna che l’abate torinese si proponeva di pubblicare per l’editore Maspero. Così nel 1833, pur tra mille difficoltà, inizio` a collaborare all’opera, raccogliendo grazie anche a una serie di lettere del Manno che lo raccomandavano alle autorita` dei diversi paesi le risposte alle schede che il Casalis gli inviava. Nel 1837 fu nominato bibliotecario dell’Universita` di Cagliari e il suo rapporto col Casalis mutò. Infatti fu lui stesso a redigere personalmente le voci sarde del grande Dizionario sulla base di uno schema indicato dall’abate. Condusse il suo lavoro fino al 1848, viaggiando moltissimo per tutta la Sardegna per raccogliere i dati statistici che gli servirono per redigere le voci dellamonumentale opera (solo le ultime voci, a causa di suoi ritardi, sono opera redazionale). Negli stessi anni scrisse su moltissimi argomenti, curando tutti i generi letterari; dal 1838 al 1839 diresse a Cagliari il periodico di cultura ‘‘Biblioteca sarda’’. Lasciato l’ordine nel 1842, in polemica soprattutto contro i metodi repressivi dell’educazione impartita nelle scuole dei Padri scolopi, divenne sacerdote secolare. Attento alle trasformazioni in atto, seguì con grande passione il dibattito sulla ‘‘fusione’’: eletto deputato al Parlamento subalpino, prese parte ai lavori della Camera dal 1849 al 1853. Da tempo si era ormai trasferito a Torino, dove visse anche negli anni successivi, in grande poverta` nonostante l’intensa collaborazione alla stampa quotidiana e periodica piemontese. Nel 1844 aveva scritto, per la musica del maestro Giovanni Gonella, l’Imnu sardu nazionale (il cui ‘‘Cunservet deus su re’’ ricalcava la battuta iniziale dell’inno nazionale inglese), per il quale gli fu assegnata da Carlo Alberto una pensione vitalizia, sfortunatamente soppressa per le difficolta` del bilancio sardo dopo la sconfitta di Novara (1849). La sua opera piu` importante resta l’insieme delle voci scritte per il Dizionario del Casalis, che contiene anche tre tomi (bis-quater del volume XVIII) interamente dedicati alla voce ‘‘Sardegna’’. Molti suoi versi o discorsi sono invece dicaratterefortemente occasionale.

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Tra i suoi scritti ricordiamo Per le solenni esequie di S.M. Vittorio Emanuele I celebrate in Cagliari li 4 marzo 1824, 1824. Nella celebre e lieta inaugurazione del teatro civico di Sassari, al cav. Don Gaetano Pes dei marchesi di SanVittorio, versi, 1829; Inno a Sardo Padre, fondatore del nome Sardo, poemetto, 1831; Nel primo viaggio da Genova in Sardegna del R. piroscafo sardo l’Ichnusa comandato dal cav. Seb. Sotgiu, carme, 1837; Lettera seconda all’estensore dell’‘‘Indicatore sardo’’ sulla questione delle donne accoppatrici, 1838; Corografia antica della Sardegna. Sistema stradale della Sardegna nell’epocaromana, in numerosi numeri della ‘‘Biblioteca sarda’’, 1838-1839; De laudibus Leonorae Arborensium reginae oratio, 1839; Notizie statistiche storiche dei quattro giudicatidella Sardegna, 1841; Cronografia del Logudorodal 1294 al 1841precedutadalladescrizione degli antichi dipartimenti del regno, 1842; I Tunisini all’isola di Sant’Antioco, 1843; Canzone a su re: conservet Deus su re musicata da G. Gonella, ‘‘L’Indicatore Sardo’’, 34, 1844; Leonora d’Arborea o scene sarde degli ultimi lustri del sec. XIV, romanzo, 1847; Inno sardo nazionale composto e dedicato al Consiglio civico di Cagliari da Giovanni Gonella capomusica, 1848; Cenno sulla lingua dei Sardi, 1855; La presa di Sebastopoli, poema, 1856; Nuovi studi sul problema aerostatico, 1857.



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Nota biografica
Vittorio Angius nacque a Cagliari il 18 giugno 1797. Del periodo della sua formazione sappiamo solo che nel 1812, all’età di 15 anni, vestì l’abito dell’Ordine di San Giuseppe Calasanzio. Le notizie sulla sua vita partono dal 1826, anno in cui inizia una fitta corrispondenza tra lui e i fratelli Ludovico e Faustino Baille, che durerà fino al 1834. Da questo epistolario sappiamo che nel 1826, giovane sacerdote, l’Angius si trovava a Sassari, docente nel Ginnasio delle Scuole Pie e iscritto alla Facoltà di Teologia per il conseguimento della laurea in Dommatica. Già prefetto delle Scuole Pie di Sassari, nel 1829 lo troviamo ascritto al Collegio di Belle Arti e Filosofia nell’Ateneo turritano e docente di Retorica; nel maggio dello stesso anno iniziò i suoi viaggi nell’isola, che diverranno frequenti a partire dal 1832, per conoscere e studiare le testimonianze archeologiche, storiche e demografiche. Già noto nell’ambiente letterario per le sue doti di oratore e di verseggiatore, nel 1827 fu incaricato dall’Università di Sassari di tenere la prolusione per l’anno accademico 1827-28 con l’elogio in latino in onore di Domenico Alberto Azuni; fino al 1835 in qualità di professore di Retorica, pronuncerà altre quattro prolusioni accademiche in latino in onore di tre illustri sassaresi, Giorgio Sotgia, Francesco Angelo Vico e Gian Francesco Fara, e della giudicessa Eleonora d’Arborea. Nel 1831 iniziarono i gravi contrasti con i superiori dell’Ordine: come prefetto delle scuole scolopiche di Sassari, chiedeva l’abbandono dell’uso delle punizioni corporali nei confronti degli allievi (lo strumento di punizione in uso era la famigerata palmetta) e l’introduzione di pratiche educative rispettose della personalità dell’allievo; promuoveva metodi più innovativi e moderni che, abbandonando l’apprendimento di carattere meramente mnemonico, facessero spazio a contenuti di carattere scientifico e pratico. Nel 1834 per decreto regio fu nominato prefetto delle Scuole Pie di San Giuseppe a Cagliari, dove si trasferirà nel 1835. Aggravatisi i contrasti con il padre Basilio Dettori, provinciale dell’Ordine, nel 1837 fu sollevato dall’incarico di dirigenza scolastica e nell’aprile di quell’anno fu nominato, in sostituzione del linguista Vincenzo Porru, da poco deceduto, vice-bibliotecario della Biblioteca Universitaria di Cagliari, diretta dal suo antico estimatore Ludovico Baille. Per interessamento dello stesso Baille nel 1832 l’Angius aveva ricevuto dall’editore Marzorati di Torino, l’incarico di collaboratore ed estensore delle voci relative alla Sardegna del Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, curato da Goffredo Casalis. Questa collaborazione si protrarrà fino alla conclusione della monumentale opera nel 1856; nel 1859, ad opera ormai conclusa, egli farà stampare a sue spese un volume integrativo della voce Sardegna. Nel complesso, l’apporto dell’Angius al Dizionario fu fondamentale in quanto scrisse pressoché tutte le voci sulla Sardegna, circa un terzo dell’intera opera. Nel 1838-39, riprendendo idealmente un progetto di Domenico Alberto Azuni, diede vita alla rivista mensile Biblioteca sarda, di argomento storico scientifico e letterario, che può a giusto titolo essere considerata la prima rivista scientifico-letteraria pubblicata in Sardegna. Questa passione per il giornalismo poté coltivarla anche, dopo il suo trasferimento a Torino, nel 1841-44, prima come collaboratore del settimanale Il Dagherrotipo, fondato da Angelo Brofferio, e poi come direttore del periodico Il Liceo. La sua partenza per Torino avvenne alla fine dell’estate 1840. Quello che in principio doveva essere un anno sabbatico richiesto per motivi di studio e per poter meglio seguire la pubblicazione delle voci del Dizionario del Casalis, divenne poi un trasferimento definitivo. A conclusione del permesso annuale, non essendo rientrato nell’isola, dovette rinunciare al posto di vice-bibliotecario della Biblioteca Universitaria di Cagliari. L’Angius si venne così a trovare in serio disagio economico in quanto poteva fare affidamento solo su un assegno di 450 lire che il governo gli corrispondeva per la sua collaborazione al Dizionario dei regi Stati; dovette quindi intensificare la sua attività di giornalista e la partecipazione a nuove imprese editoriali, tra cui quella ad una storia della nobiltà subalpina, che gli procuravano qualche ulteriore mezzo di sussistenza. Nell’ambiente letterario torinese, Angius, per il suo carattere scontroso e sospettoso, si procurò numerose inimicizie; particolarmente accesa fu quella con l’esule patriota e poeta trentino Giovanni Prati, che gli indirizzò alcuni sonetti molto salaci e offensivi. La decisione di stabilirsi definitivamente a Torino, dove egli trovò un ambiente più consono ai suoi interessi di studioso e un rapporto gratificante e assiduo con lo storico e magistrato algherese Giuseppe Manno, fu anche dettata dall’esigenza di stare lontano dall’ambiente dei confratelli scolopi sardi che l’avevano fortemente contrastato. A liberarlo dal legame dei voti religiosi con l’ordine di San Giuseppe Calasanzio, dopo un lungo periodo di sofferenza interiore, nel 1844 intervenne il decreto pontificio che lo restituiva al sacerdozio secolare. Come semplice sacerdote, senza un particolare incarico di cura d’anime, egli visse fino alla morte a Torino, dove officiava nella chiesa di San Francesco di Paola. Contrariamente a quanto è stato scritto da quanti ne hanno studiato l’opera, l’Angius non ricoprì mai né a Cagliari né a Torino un seggio canonicale. Visse appartato la fase calda del dibattito e della richiesta di “fusione perfetta” della Sardegna con gli Stati di Terraferma nel 1847. Dopo la concessione dello Statuto e l’istituzione del Parlamento subalpino, fu eletto deputato nella prima legislatura in rappresentanza del Collegio di Lanusei nelle elezioni suppletive dell’ottobre 1848. Durante questo primo breve mandato parlamentare l’Angius si segnalò per la presentazione di due progetti di legge, uno assai coraggioso di richiesta di abolizione delle decime ecclesiastiche, l’altro sul miglioramento della razza cavallina in Sardegna. Risultato non eletto nelle competizioni elettorali della seconda e della terza legislatura, l’Angius rientrò in Parlamento nella quarta legislatura come deputato del 1° Collegio di Cuglieri. In questo secondo mandato parlamentare, che si protrasse dall’aprile 1850 al novembre 1853, l’Angius fu molto assiduo alle sedute e tra i deputati sardi fu forse il più prolifico nella presentazione di disegni di legge sulla Sardegna e negli interventi in aula. A causa di uno stile oratorio fratesco, molto monotono e di una minuziosità eccessiva, fu spesso fatto oggetto di sarcasmo da parte dei parlamentari e degli organi di stampa dell’epoca, che ne diedero talvolta un ritratto caricaturale. Ecco, ad esempio, il malevolo ritratto fisico che ne dà il giornale di Urbano Rattazzi Espero: «Piuttosto alto, piuttosto grosso, testa piallata, capelli piatti, la faccia d’un beato, ma nera, le labbra grosse e viscose, l’aspetto totale d’un sagrestano che mangi gli avanzi della tavola episcopale».

Pastori presso il Nuraghe Losa Foto Storica

Se si prescinde da questi aspetti, occorre riconoscere che gli interventi dell’Angius in Parlamento interessarono la gran parte degli argomenti e in quelli relativi alla Sardegna spaziarono su tutti i temi sottoposti alla discussione e furono sempre caratterizzati da competenza e preparazione meticolosa. Ciò che lo rendeva poco accetto ai deputati era semmai, come ha scritto Bruno Josto Anedda, «la presunzione di Angius di conoscere, attraverso i suoi studi storico-statistici su ogni comune dell’isola, la reale situazione di tutta la Sardegna». Sotto il profilo delle aderenze politiche, si schierò in genere con i deputati filo-governativi, sebbene non abbia mai risparmiato critiche anche sprezzanti al governo soprattutto quando l’oggetto della discussione era la Sardegna; nelle discussioni e nei disegni di legge che investivano aspetti della dottrina cattolica, come la proposta di introdurre il matrimonio civile, votò invece con la destra estrema. Gli veniva comunque riconosciuta, al di là della istintiva antipatia per certa albagia del suo atteggiamento, onestà intellettuale e competenza anche nelle questioni di carattere tecnico-scientifico. Terminata l’esperienza parlamentare l’Angius ritornò interamente agli studi, che però non aveva abbandonato del tutto: nel 1851, 1853 e 1856 concluse la redazione e la pubblicazione dei tre tomi del Dizionario dedicati alla voce Sardegna, in cui nella parte storica attinse a piene mani dalle false Carte d’Arborea. Nel 1855 e nel 1857, a conferma della sua competenza e del suo interesse per gli argomenti di carattere tecnico-scientifico, pubblicò due saggi sul problema della direzione degli aerostati, L’automa aerio o sviluppo della soluzione del problema sulla direzione degli aerostati e i Nuovi studi sul problema dell’aerostato; non dimenticava intanto la sua attività di impenitente e impoetico verseggiatore, pubblicando nel 1855 un lungo e noiosissimo poema sulla spedizione delle truppe sarde in Crimea. Negli ultimi anni, conclusi gli studi storici sulla Sardegna, con la pubblicazione a sue spese nel 1859 di un opuscolo di integrazione del volume 18 quater del Dizionario, andava redigendo un’opera sui primordi dei popoli italiani, come integrazione e revisione critica dell’opera dello studioso precursore dell’etruscologia Giuseppe Micali. A fondamento di questi nuovi studi stava ancora la Sardegna; scopo di essi, che non portò a termine e che sono andati dispersi, era infatti quello di dare consistenza alle argomentazioni storiche relative alla diretta derivazione delle antiche popolazioni sarde dal ceppo italico. Vittorio Angius morì a Torino, in estrema povertà e solitudine, il 19 marzo 1862.


Ballo in fila con suonatore di launeddas Collezione Piloni

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