Menu principale:

Le Vie della Sardegna :: partendo da Sassari Turismo, Sagre Paesane, Cultura e Cucina Tipica Sarda. Turismo in Sardegna, itinerari enogastrononici e culturali. B&B, Agriturismi, Hotel, Residence, Produttori Prodotti Tipici, informazioni e itinerari su dove andare, cosa vedere, dove mangiare, dove dormire sul Portale Sardo delle Vacanze. Tutto per le tue Vacanze in Sardegna. Informazioni turistiche e curiosità sui comuni della Sardegna e le attrattive turistiche offerte nei vari territori isolani.


Vai ai contenuti

Aggius :: Adagiato tra il massiccio del Limbara e i rilievi del cosiddetto "Resegone sardo", il paesaggio di Aggius è dominato dalla roccia granitica, sia tra le alture del Parco Capitza che sovrastano il paese, che nel fantastico labirinto di massi della vicina Valle della Luna.

Località Sarde > Olbia Tempio


Aggius, Tappeto di pietra.
Aggius,  Centro Storico.

Aggius
Il comune di Aggius è situato sul versante sud orientale del monte della Croce; il suo territorio si sviluppa tra il massiccio del Limbara e i rilievi del cosiddetto "Resegone sardo", una serie di monti chiamati in questo modo per il loro profilo seghettato.

Abitanti: 1672
Superficie: kmq 83,38
Provincia: Olbia Tempio
Municipio: via Paoli, 39 - tel. 079 620339
Guardia medica: (Tempio) - tel. 079 631477
Polizia municipale: via Paoli, 39 - tel. 079 620339
Biblioteca: via Muto di Gallura – 079 620339
Ufficio postale: via Roma - 079 620794



Perché Aggius ha la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano
La località si caratterizza per la struttura del nucleo antico, armonico e per lo più intatto, e per la cura del verde pubblico. Molto buona è l'erogazione del servizio informazioni turistiche, sia attraverso l'apposito ufficio (accogliente, ben segnalato ed efficiente), sia attraverso il sito web dedicato alla località, orientato al visitatore.

Stemma di Aggius
Aggius, roccia di granito. Nello sfondo il monte Limbara.
Aggius, panorama del lago Santa Degna, Gallura.

Curiosità e Informazioni Turistiche su Aggius

Adagiato tra il massiccio del Limbara e i rilievi del cosiddetto "Resegone sardo", una serie di monti chiamati in questo modo per il loro profilo seghettato, il paesaggio di Aggius è dominato dalla roccia granitica, sia tra le alture del Parco Capitza che sovrastano il paese, che nel fantastico labirinto di massi della vicina Valle della Luna. Rimasto in passato sotto il dominio dei Doria prima e degli Aragonesi poi, il centro di Aggius ha un aspetto gradevole per la cura con cui vengono conservate le antiche case in pietra, forse tra le più belle dell'intera Gallura.
Il 22 luglio 2005 il paese di Aggius è stato insignito del rinomato riconoscimento "Bandiera Arancione" da parte del Touring Club Italiano per l'amoniosa distribuzione del centro storico, la presenza di aree verdi ben tenute e l'efficienza dei servizi turistici. La strada che dal paese va verso Isola Rossa raggiunge in breve il fondo della Valle della Luna, impressionante scenario dovuto all'enorme quantità di affioramenti rocciosi, resti dell'antico modellamento glaciale. Sicuramente da visitare il Nuraghe Izzana, nel centro della valle.Il paese deve oggi la sua prosperità all'estrazione e alla lavorazione del granito, ma è anche specializzato nella produzione di tappeti, eseguita in ogni sua fase utilizzando tecniche tradizionali.
La prima domenica di ottobre si svolge anche la festa "di li 'agghiani", cioè degli scapoli, nella quale si può gustare la "suppa cuata", tipica minestra gallurese.
Aggius è anche famosa per il suo coro, fondato da alcuni amici nel 1880, che ha portato in tournée per il mondo le melodie tipicamente sarde.
È qui ambientato il romanzo di Enrico Costa "Il muto di Gallura", che narra la storia di un bandito di fine Ottocento.

Aggius Chiesa B.V.Rosario.

Aggius è uno dei centri più antichi della Gallura, posto quasi ai margini di un territorio che a sud va subito a toccare i limiti territoriali di Tempio e di Bortigiadas mentre dalla parte opposta si allarga in direzione del mare sino a confinare con i comuni di Viddalba, Trinità d’Agultu e Aglientu. Ammassi granitici e colline tondeggianti danno i tratti predominanti al paesaggio del suo territorio. Fra questi trovano spazio vallate, come quella di Pianu, ad anfiteatro, e una distesa pianeggiante – chiamata appunto Li Pàrisi – che poi confina ed è racchiusa dai monti di Pulchiana, Padulo e Sfossato. Ma è il granito che conferisce a questo paesaggio i suoi caratteri di unicità. Sia che faccia parte del sistema di aspre creste del cosiddetto “Resegone” che sovrasta e circonda il paese, sia che si trovi a cumuli sparsi nella piana di Li Pàrisi – che la nuova pubblicistica turistica ha ribattezzato “Valle della Luna” – sia ancora che emerga dal folto di secolari boschi di lecci e di sugheri nei monti di Pianu, Boda e Battili, esso si articola nelle fogge più svariate: rientrando su se stesso per dar luogo a grotte e ad antri e modellandosi in figure in cui la fantasia può sbizzarrirsi a trovare le somiglianze più strane. Le cime più alte superano, nelle punte di La Lana e Salice, i 900 metri. Qui si trovano le sorgenti che alimentano gli acquedotti locali e i tre corsi d’acqua più importanti del territorio comunale: il rio Mannu, immissario del Liscia; il Turrali, che diverrà più a valle il Vignola; e il Fiminaltu che va a sfociare nel litorale, oltre Isola Rossa. L’intero territorio è costellato di sorgenti, mentre i terribili incendi del luglio 1983 hanno preservato solo l’ampia fascia intorno al paese di quei boschi secolari e di folta macchia che prima ricoprivano tutto. Sono scomparsi aquile e mufloni, ma sulle cime dei monti nidificano ancora corvi, falchi e sparvieri. Lepri, pernici e cinghiali resistono per quanto è loro concesso da eccessive campagne di caccia. Un’altra caratteristica del paesaggio del suo territorio, comune peraltro all’intera Gallura, è la presenza degli stazzi, casolari di campagna con annessi stalle e ovili, a capo di ampi terreni sfruttati nelle diverse forme (pascolo, seminativi, orticello, vigneto) che potevano garantire il sostentamento delle famiglie del contadino-pastore-padrone e del contadino-pastore legato al primo da un tipo di contratto particolare tutto gallurese. Essi ospitavano fino ad alcuni decenni fa gran parte della popolazione comunale, che veniva a risiedere in paese in occasione delle festività e per il capidannu (settembre, tempo di vendemmia). Se si escludono gli agglomerati rurali di Bonaìta, Pala di Monti e Pitrischeddhu, gli stazzi abitati sono oggi ben pochi.

Testi di Tonio Biosa
Dizionario Storico-Geografico Dei Comuni della Sardegna
Carlo Delfino Editore


Aggius,  Laghetto S. Degna.
Aggius,  Centro Storico, notturno.

Le origini Aggius vanta origini antichissime. Il suo nome potrebbe derivare dal greco haghios = sacrosanto, oppure dal latino agnus = agnello, per l’antica presenza di stazzi e ovili, o ancora da ajus = senza diritto né legge, per certo carattere indipendente e ribelle dei suoi originari abitanti, portati a regolarsi secondo codici propri, ad affidare le controversie a uomini saggi che esercitavano la tradizionale “giustizia sotto l’albero” e a rifiutare, spesso in forme violente, imposizioni tributarie e coscrizioni. Antica e importante “villa” della curatoria di Gemini, il suo territorio, fino alla recente autonomia comunale di Trinità d’Agultu, Badesi e Viddalba, era vastissimo, aprendosi a triangolo dal paese sino alle foci del Coghinas e del Vignola. Esso ha avuto sin dalle epoche più remote la presenza di numerosi abitatori che utilizzavano le caratteristiche del territorio svernando nelle zone prossime al mare e riparando poi verso l’interno per fronteggiare i disagi di estati secche e malariche ma anche per sfuggire a incursioni di ospiti poco graditi che giungevano dal mare. Molte sono le testimonianze di questa presenza: ripari sotto roccia utilizzati dai primi abitatori e via via, fino a epoche recenti, dai pastori: circoli megalitici, appartenenti presumibilmente alla “cultura di Arzachena” nella zona di Pitrischeddhu; i villaggi prenuragici di Boda e Li Pàrisi e il nuraghe Ìzzana, considerato, pur nella semplicità della sua struttura, unico nel suo genere per la caratteristica della sua tholos. Nei pressi di Aggius passava una delle strade romane che originandosi da Tìbula si dipartiva alla volta di Caralis. In zone che conservano nomi da esse derivati esistono i resti delle ville medioevali di Monticarello e Scalìa. Nelle immediate vicinanze del paese sorgevano le chiese di Sant’Agata, Sant’Ubaldo, San Sebastiano, Santa Degna, mentre nella campagna sono ancora in auge, specie per le annuali feste, le chiese campestri di Bonaita, di San Lussorio, San Pietro, San Filippo e San Giacomo, quest’ultima con un piccolo cimitero.

Testi di Tonio Biosa
Dizionario Storico-Geografico dei Comuni della Sardegna
Carlo Delfino Editore

Cartina di Aggius.
Aggius Laghetto Santa Degna.
Aggius paesaggio granitico.jpg

Da Nino di Gallura al “Muto” di Gallura.

Il nome del paese nella forma di Agios si incontra per la prima volta nella tabella fatta compilare dal re di Aragona nel 1358. La sua storia inizia praticamente da quel periodo, ed è pressoché comune a quella delle altre “ville” di Gallura. Spentosi Nino di Gallura e smembrato il giudicato, Aggius fu conteso dai Doria, dagli Arborensi e da Pisa che alla fine ebbe ragione sugli altri. Sopraggiunsero quindi gli Aragonesi, ma fu poi occupato da Eleonora finché, tornato sotto il potere degli Aragonesi, non passò, come il resto dell’isola, sotto gli Spagnoli. Questo dominio non fu un periodo felice: il paese subì carestie e pestilenze, mentre il suo litorale era di frequente sottoposto a incursioni barbaresche, genovesi e pisane. Tuttavia esso valse a influenzare in maniera indelebile dialetto, tradizioni, usi e costumi. Aggius seguì quindi il destino di tutta l’isola passando, nel 1720, sotto i Savoia. Ma accanto alla storia ufficiale non possono non essere ricordati fatti che allora ebbero grande risonanza.
Nella prima metà del Seicento Aggius divenne un centro di falsari. La “zecca” si sarebbe trovata su uno dei suoi monti – che per questo fu chiamato Fraìli (cioè officina del fabbro) –, ostico anche per la spedizione che don Matteo Pilo Boyl organizzò per debellare il fenomeno. I punti d’approdo dei suoi litorali favorirono inoltre gli scambi e i commerci abusivi con la vicina Corsica, sicché il suo territorio accolse di frequente banditi e contrabbandieri, contro le cui postazioni di terra e contro le cui imbarcazioni andarono quasi sempre a infrangersi le spedizioni delle forze di guarnigione. Così avvenne quando le truppe regie attaccarono ripetutamente il monte Cùccaro, covo del fior fiore dei fuorilegge dell’epoca, o quando quattro barconi venuti dalla Corsica a caricare bestiame quasi si presero gioco della “regia gondola” “Speronara”. Il ripetersi di questi fatti, assieme alla resistenza degli aggesi ai gravami imposti dai feudatari, impensierì il viceré Balio della Trinità che il 21 agosto 1776 emanò un pregone nel quale si minacciava di «schiantare affatto in una colla villa tutta la cagione di tanti pregiudizi che ne derivano alla quiete e agli interessi de’ pubblici e de’ privati». Per fortuna la terribile punizione non fu messa in atto, anche se gli aggesi non mutarono il loro comportamento. Nel 1801 due seguaci di Giommaria Angioy, il notaio Francesco Cilocco e il prete Sanna Corda, riparati in Corsica al momento della sconfitta dell’Alternos (1796), tentarono una spedizione nell’isola per affermarvi i principi della Rivoluzione francese. Fidandosi della promessa, poi non mantenuta, dell’appoggio del pastore-bandito Pietro Mamia e di altri, sbarcarono dalla Corsica nel litorale di Aggius per marciare alla volta di Cagliari. Il Sanna morì da valoroso ai piedi della torre di Longonsardo, che aveva occupato con un colpo di mano. Il Cilocco, riparato in uno stazzo, fu tradito da un pastore, trascinato in catene a Sassari e giustiziato. Di nuovo l’ira dei governanti tuonò. Il governatore di Sassari, conte di Moriana, il 12 luglio 1802, in una lettera suggerì al fratello Carlo Felice di ridurre in cenere il paese e disperdere la popolazione fuori dalla Gallura. Per tutto l’Ottocento la popolazione fu dilaniata da sanguinose faide familiari, la più famosa delle quali, quella tra i Vasa e i Mamia, causò settanta morti e ispirò a Enrico Costa il romanzo "Il Muto di Gallura". Paci solenni valsero però a ristabilire l’ordine e la situazione andò man mano normalizzandosi. Nel 1848, quel movimento che in Europa prese il nome di “primavera dei popoli”, pare avesse investito anche Aggius, che sarebbe stato “repubblica” per quarantotto ore!

Testi di Tonio Biosa
Dizionario Storico-Geografico dei Comuni della Sardegna
Carlo Delfino Editore

Aggius, abito tradizionale femminile, 1941
Aggius, il coro del paese.

La tradizione. I “cantori” di Aggius.

Con profonde radici nel passato, Aggius conserva un vasto patrimonio di tradizioni e di cultura popolare: leggende, proverbi, aneddoti, fiabe. La festa patronale, che cade la prima domenica di ottobre, ha ancora un’appendice tutta particolare nella festa di li agghjani (gli scapoli). In quel giorno le danze, sul sagrato del Rosario, hanno luogo la mattina. I riti della Settimana santa, di origine spagnola, le processioni e i funerali sono accompagnati dal canto delle confraternite.
Il costume tradizionale, di antico uso, compare nelle feste o per accogliere qualche illustre ospite, indossato dai ragazzi e dalle ragazze del paese. Ma dove la tradizione si mantiene più viva è nel ballo e nel canto. Il primo – a cerchio o a coppie – si esprime nelle forme de la danza, lu baddhittu, lu tre in zincu e lu baddhu a passu. Prima dell’avvento dell’organetto esso era animato da diversi cori che si alternavano. Il canto è stato sempre un momento centrale del vivere civile e religioso di una comunità legata al mondo agro-pastorale e ne ha scandito tutte le manifestazioni pubbliche e familiari. Esso è affidato all’accordo di cinque voci fra cui spicca lu falzittu (la quinta). La sua origine è prevalentemente religiosa: sul tono dello Stabat Mater, del Miserere, del Tibi e delle laudi si sono innestati temi di contenuto profano, opera talvolta di poeti locali quali il tempiese don Gavino Pes e il sacerdote aggese Michele Andrea Tortu. Sicuramente d’origine profana sono invece la Bruneddha e le famose disispirati (canti mattutini in onore dell’amata, dallo spagnolo despertar = svegliare). «Vecchio quanto l’alba» fu definito il canto aggese da Gabriele d’Annunzio allorché un famoso coro partì dal paese, nel lontano 1928, per esibirsi al Vittoriale. Fra quelle voci due sono restate quasi leggendarie per armonia e limpidezza: quelle di Giuseppe Andrea Peru e di Salvatore Stangoni, detto “il Galletto di Gallura”. La rinomanza dei cori e dei canti di Aggius ha superato i limiti nazionali e oggi la tradizione è affidata al coro di
Matteo Peru, che la mantiene a livello di fatto culturale autentico. Il dialetto aggese è il gallurese tipico, con la diversità di una parlata più spedita e vibrata, di alcune forme lessicali e con il caratteristico uso fonetico della Z invece della C palatale (tempiese = celu,‘‘ il cielo’’, aggese = zelu). In questo dialetto si sono espressi i numerosi improvvisatori locali per comporre “brindisi”, canti d’amore, di protesta, di spregio. Ma esso ha toccato livelli di alta poesia nei componimenti di preti Mical’Andrìa, Michele Andrea Tortu (1834-1888), sacerdote non sempre ligio al proprio ruolo e portato a vivere i piaceri del canto e della serenata, ciò che gli valse l’interdizione a celebrare messa e il definitivo allontanamento dal paese. Ma il figlio più illustre di Aggius è senz’altro Andrea Vasa, filosofo fra i più insigni del secondo Novecento. Nato nel 1914, morì nel marzo del 1980 mentre teneva un lezione all’Ateneo di Firenze, di cui era professore.

Testi di Tonio Biosa
Dizionario Storico-Geografico dei Comuni della Sardegna
Carlo Delfino Editore


Dove dormire, dove mangiare a Aggius


"Agriturismo Il Muto di Gallura"
*Azienda Agricola e Venatoria *Bed and Breakfast *Maneggio (Turismo Equestre)
L'Azienda Agricola Agrituristica "Il Muto di Gallura" e' il tipico esempio di "Stazzo gallurese", insediamento umano abitativo e produttivo che basava nell'antichita' remota, come del resto tuttora, la propria sussistenza ed economia con quanto prodotto in loco, attraverso le attività agricole e zootecniche. Esso offre agli ospiti il pernottamento e una sana e tradizionale ristorazione poiche' vi si allevano da generazioni mucche, pecore, capre, animali da cortile, I nostri prodotti sono genuini perche' derivano da un'agricoltura biologica che e' alla base del nutrimento dei nostri animali. Le strutture che consentono il pernottamento dei visitatori comprendono camere confortevoli nel corpo centrale dello "Stazzu" , oppure accoglienti casette in muratura, totalmente indipendenti, immerse in un bosco di querce da sughero. Per i buongustai l'Agriturismo "Il Muto di Gallura" offre, tra l'altro, i tipici prodotti della zona: cinghiale, pulcheddu, caprittu, gnocchi e ravioli di ricotta nonche' la rinomata Zuppa Gallurese. Il tutto innaffiato da gustosi vini della colline galluresi di produzione propria. L'agriturismo Il Muto di Gallura produce e vende direttamente anche ai privati Vino Rosso e Bianco di Sardegna, prodotto secondo i procedimenti tradizionali più genuini. L'azienda si estende in circa 500 ettari in un territorio misto di macchia mediterranea, boschi di sugherete e lecci, seminativi. In questa azienda si puo' cacciare la pernice sarda, la lepre, il cinghiale, la quaglia e il germano reale. Nella struttura è attualmente presente un'ampia piscina scoperta. L'azienda offre altri servizi, oltre a quello del pernottamento e ristorazione: si organizzano infatti escursioni guidate a piedi, in Land Rover, a cavallo, in carrozza e calessino, nonche' simpaticissime gite con gli asinelli. I responsabili del centro organizzano corsi di equitazione di base per principianti ed escursioni di vario livello.
Informazioni
Località Fraiga - Aggius (OT)

Visualizza l'Azienda


"B&B da Gianella"

Nel B&b Gianella troverete una calda atmosfera familiare, grande ospitalità e cortesia, vi faremo sentire a casa, da noi troverete relax e tranquillità, il B&B si trova infatti immerso nella quiete di Aggius, paese della Provincia di Obia Tempio che nel 2005 ha ricevuto il riconoscimento Bandiera Arancione da parte del Touring Club Italiano per il suo centro storico, per il suo contesto ambientale e per l'efficienza dei servizi turistici.
Informazioni
Via Brigata Sassari 12
Aggius (OT)

Visualizza l'Azienda

Cinghiali a Aggius.j

Home Page | Località Sarde | Piatti Tipici | Cultura Sarda | Territorio | Spazio Aziende | Musica Sarda | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu