Menu principale:

Le Vie della Sardegna :: partendo da Sassari Turismo, Sagre Paesane, Cultura e Cucina Tipica Sarda. Turismo in Sardegna, itinerari enogastrononici e culturali. B&B, Agriturismi, Hotel, Residence, Produttori Prodotti Tipici, informazioni e itinerari su dove andare, cosa vedere, dove mangiare, dove dormire sul Portale Sardo delle Vacanze. Tutto per le tue Vacanze in Sardegna. Informazioni turistiche e curiosità sui comuni della Sardegna e le attrattive turistiche offerte nei vari territori isolani.


Vai ai contenuti

Orune :: Paese nella Provincia di Nuoro ricco di monumenti archeologici, durante piacevoli passeggiate infatti potrete visitare fonti e pozzi templari, come il tempio a pozzo di Su Tempiesu, un vero e proprio gioiello di pietra trachitica.

Località Sarde > Nuoro


Panorama parziale di Orune. Paese in Provincia di Nuoro, come arrivare, cosa vedere a Orune.

Orune

Centro caratteristico della provincia di Nuoro dista 25 km dal capoluogo. È situato a circa 800 metri sul livello del mare, in una posizione da cui è possibile ammirare l'intera vallata di Marreri. Il suo territorio, formato da altipiani granitici, è ricco di boschi di sughero, lecci e macchia mediterranea.


Abitanti: 2.997
Superficie: kmq 128,37
Provincia: Nuoro
Municipio: p.zza R. Gattu, 3 - tel. 0784 276518
Guardia medica: p.zza R. Gattu - tel. 0784 276468
Polizia municipale: p.zza R. Gattu, 3 - tel. 0784 276823
Biblioteca: p.zza Sebastiano Satta, 1 - tel. 0784 278015

Stemma di Orune, Provincia di Nuoro
La formazione rocciosa detta Nunnale, nei pressi del Paese di Orune


Informazioni Turistiche e Curiosità su Orune

«E' un paese antico e chiuso, dove permangono forse più che in ogni altro, gli usi, le abitudini, i costumi, le tradizioni popolari più lontane, e l'intelligenza e il valore di una vita tanto più energica quanto più limitata, piena di capacità espressiva, di potenza individuale e di solitudine.... ».
Con tali parole lo scrittore
Carlo Levi restituisce intense impressioni su questo affascinante e misterioso centro del Nuorese nel suo libro intitolato "Tutto il Miele è finito", uscito nel 1964.
Orune si adagia in un territorio protetto dalla punte di Cuccumache, Cuccureteti e Sant'Andria, sovrastando la vallata di Marreri, nella Sardegna centro settentrionale. La zona che circonda il paese, che alterna imponenti altipiani granitici e valloni profondi, è occupata da rigogliosi boschi di lecci e sughere irrorati da sorgenti. Qui è possibile incontrare diverse vestigia archeologiche che attestano gli arcaici insediamenti umani sviluppatisi nel territorio orunese. Questo vanta, infatti, una generosa configurazione naturalistica che assembla verdeggianti distese per il pascolo e imponenti rilievi protettivi. Dalla corona di montagne che circonda l'abitato deriva il toponimo stesso, che proviene dal greco "oros", vale a dire "montagna". Fra questi monti ha trovato i natali l'illustre intellettuale sardo Antonio Pigliari, nato nel 1922 e morto a Sassari nel 1969, al quale si devono profonde ed illuminanti riflessioni sul mondo barbaricino, con i suoi codici e ordinamenti d'onore. All'interno del paese si erge l'elegante casa Murgia, un palazzotto patrizio dei primi anni del Novecento. Da visitare i dolmen di Isthiti, che si ergono non distanti dalla tomba dei giganti omonima, i menhir e Sas perdas 'Ittas. Questi monumenti archeologici possono essere visitati durante piacevoli passeggiate fra fonti e pozzi templari, come il tempio a pozzo di Lorana, la fonte templare di Su Lidone e il tempio a pozzo di Su Tempiesu, un vero e proprio gioiello di pietra trachitica. Nella campagna circostante si dispone, inoltre, una serie di nuraghi e villaggi nuragici: il nuraghe di Santa Lulla, di Su Pradu, Salile, Curtu, Ederosu, Serra de Mesu, Ila e il villaggio nuragico di Sant'Efis. Ad Orune è molto rinomata l'attività artigianale della
lavorazione del sughero, tessitura di tappeti e confezione del costume tradizionale. L'abbigliamento storico orunese propone abiti di velluto ed elaborate calzature cucite a mano. Ma il paese è famoso anche per la sua sopraffina tradizione gastronomica, comprendente formaggio tipico accompagnato dal pane carasau, carne di porcetto arrosto, agnello e capretto, bollito di carne di pecora con patate e cipolle, pasta fatta in casa e dolci deliziosi. Il 3 febbraio le strade del paese ospitano la festa di Santu Biasu, il primo lunedì di agosto la festa di Su Cossolu e l'ultima domenica di agosto la festa di Su Carmini, tutte animate da partecipanti in abito tradizionale: quello maschile elegante nella sua semplicità, il vestito femminile ornato da un corpetto in panno rosso ricamato. Di notevole vivacità il rito di Sas animas, i cui protagonisti sono i bambini che si recano di casa in casa domandando frutti e dolci di stagione.


La fonte sacra di Su Tempiesu, particolare del vestibolo
Orune, Fonte sacra di Su Tempiesu.

Fonte sacra di Su Tempiesu

Come arrivare Lasciare l'abitato di Orune e seguire le indicazioni per Su Tempiesu. Giunti in prossimità del cimitero, svoltare in una stradina asfaltata che conduce, dopo pochi chilometri, all'ingresso dell'area archeologica. Si lascia l'auto e si procede a piedi per un sentiero in discesa che, dopo alcune centinaia di metri, termina davanti alla fonte. Il tempio è situato in località Sa Costa 'e Sa Binza, addossato a una ripida parete scistosa, dove sgorga la sorgente, in una selvaggia valletta del Nuorese, nella Sardegna centro-settentrionale.
Descrizione Su Tempiesu è un monumento di eccezionale interesse in quanto costituisce l'unica testimonianza originale delle strutture in elevato e della copertura dei pozzi e delle fonti sacri nuragici. In questo caso si tratta di una fonte sacra, in opera isodoma, edificata con conci di trachite e di basalto perfettamente lavorati e connessi con l'ausilio di grappe di piombo. Il materiale lapideo impiegato nella realizzazione del monumento è stato trasportato da lontano: la regione circostante, infatti, è interessata da affioramenti di granito e scisto. Il tempio (altezza m 6,85) è formato, secondo il consueto modulo architettonico, da un vestibolo, una scala e una cella che raccoglie l'acqua della vena sorgiva. Il vestibolo, quadrangolare in pianta (profondità m 1,60; larghezza m 1,85/1,30; altezza m 4,50) e con pavimento in leggera pendenza, presenta pareti aggettanti, realizzate con grandi lastre dai giunti perfetti. Due archetti monolitici, forse con funzione statica ma anche decorativa, sono inseriti nelle strutture murarie superiori. Eccezionale appare la copertura del monumento, costituita da un tetto a duplice spiovente con doppia gronda accuratamente scolpita nei blocchi di roccia vulcanica. Il tetto culmina in un timpano a triangolo acuto, con doppia cornice, sul quale poggiava un acroterio, costituito da un concio troncopiramidale, che sosteneva venti spade votive in bronzo infisse in altrettanti fori con piccole colate di piombo. Alla base delle pareti laterali del vestibolo sono presenti due banconi-sedile mentre due piccoli stipetti rettangolari per le offerte sono risparmiati ad una certa altezza nella muratura. Sulla parete di fondo l'ingresso immette in una scala di piccole dimensioni (profondità m 0,80; larghezza m 0,87-0,45), strombata verso l'esterno, composta da quattro gradini. La scala porta alla piccola camera a "tholos" (diametro m 0,90; altezza m 1,82), che protegge la vena sorgiva e che mostra un pavimento lastricato con al centro una fossetta di decantazione. Nei periodi di piena l'acqua che trabocca dal pozzo viene fatta defluire - attraverso un canale realizzato sui blocchi della soglia e sulle lastre del pavimento del vestibolo - in una seconda, piccola fonte realizzata all'interno di un struttura muraria antistante. Questa struttura, dall'andamento curvilineo molto irregolare, è costruita alla base con blocchi di trachite e basalto ben lavorati ai quali si sovrappone una struttura di sottili lastre di scisto, realizzata probabilmente in momenti successivi. Nel muro sono ricavate due nicchie e inserite alcune lastre sporgenti funzionali alla deposizione delle offerte. La seconda piccola fonte (diametro m 0,65; altezza m 0,90) è realizzata alla base di questo recinto esterno: si tratta di un pozzetto dotato di canaletta in steatite, provvista di gocciolatoio finemente lavorato. Il vano è sovrastato da un archetto monolitico di roccia vulcanica, oggi molto eroso, mentre sul fondo una fossetta, simile a quella presente nella fonte maggiore, consente la decantazione. Nel pozzetto sono state rinvenute numerose offerte votive in bronzo (spilloni, stiletti votivi, pendagli, bracciali, anelli, vaghi di collana, aghi crinali elementi di collana in ambra e, soprattutto, statuine raffiguranti offerenti, guerrieri, personaggi con mantello e bastone di comando). Altre offerte erano conservate in alcuni ripostigli realizzati in rientranze naturali della roccia rinforzate da muri di contenimento. I materiali hanno consentito di ricostruire le fasi di realizzazione e d'uso del complesso cultuale: il monumento venne edificato nelle fasi finali del Bronzo recente e fu frequentato sino alla prima età del Ferro, quando una frana ne causò l'abbandono.
Storia degli scavi Fu scavato per la prima volta negli anni cinquanta del Novecento da Godeval Davoli. Successivi interventi di scavo e restauro sono stati diretti da Maria Ausilia Fadda negli anni 1981-86 e nel 1998.

Orune, pozzo sacro Su Tempiesu

Testi di Francesco Mariani

Il territorio Orune fa parte della provincia di Nuoro. Il suo territorio, dal punto di vista altimetrico, è racchiuso tra i 99 metri sul livello del mare della valle di Isàlle ed i 914 metri di Cùccuru ’e su piràstru. La sua estensione è di poco meno di 13.000 ettari, di cui 6500 di terre pubbliche (su cumonale). Confina con Benetutti e Nule (entrambi in provincia di Sassari), Bitti, Lula, Dorgali e Nuoro, da cui il paese dista 25 chilometri. L’attività prevalente è la pastorizia, cui è destinata gran parte del territorio, mentre le coltivazioni, vigne ed uliveti, sono localizzate a Marreri. Sugherete, lecci, olivastri, corbezzolo, lentischio e ginepro si alternano a rocciai di granito. I fiumi più importanti sono Badesole, confluente del Tirso, e Marreri, che confluisce nel Cedrino. Sull’altipiano si trovano i torrenti di Can’e Cherbu, Campu ’e Peddes, Marras, Ortivirde, con le sorgenti di Unertore e Bonanotte (ai confini con Bitti). Verso Marreri scorrono i torrenti di Monte Cherbosu, Nidecorbu, Churrulai, sa Matta.
Le origini di Orune Come per la quasi totalità dei paesi sardi, le origini del paese si perdono nella nebbia dei secoli. Nella voce scritta da Vittorio Angius per il Dizionario storico-geografico del Casalis sono elencati i nuraghi Santa Giulia (Santa Lulla); Nunnale; Vergine d’Itria o del Prato; Sant’Efisio; Galile; Curtu; Ederosu; Serra de Mesu; Sos Nuraches; Istiti; Ilàila. Altre vestigia di epoca neolitica sono i dolmen e
la Tomba di giganti nella zona di Istiti, e i menhir che hanno prodotto il toponimo Sas Predas Ittas. La vera ricchezza archeologica di Orune sono comunque i pozzi sacri. Uno, in pietre di granito, si trova a Su Pradu, vicino all’omonimo nuraghe; a Lorana ci sono i resti di un tempio a pozzo che era coperto da una cupola. A Su Lidone c’è una fonte templare. Gioiello di inestimabile valore è il pozzo sacro di
Su Tempiesu (vedi sopra come arrivare), situato in località Sa Costa ’e Sa Binza, non lontano dal nuraghe di Santa Giulia (Lulla). Datato alla fine del II millennio a.C., fu frequentato sino all’Età del Ferro. Sepolto dalle frane e dai detriti della parete scistosa sulla quale si appoggia, venne portato alla luce, intorno alla metà del secolo scorso, da Godeval Davoli. I successivi interventi di scavo e restauro, a partire dagli anni 1981- 1986, sono stati diretti da Maria Ausilia Fadda. È l’unico esempio isolano di un tempio in elevato che copre un pozzo sacro del periodo nuragico. È edificato con file di grandi pietre di trachite e di basalto, perfettamente lavorate su tutti i lati, disposte in file orizzontali ad altezza regolare, e connesse tra loro con elementi di piombo: ogni fila è sfalsata rispetto a quella su cui si appoggia. Nel territorio di Orune non vi sono siti da cui estrarre questo tipo di pietre: pertanto esse furono trasportate da lontano. Il tempio è alto 6,85 metri e si articola secondo il classico modulo architettonico: il vestibolo, la scala e la cella che raccoglie l’acqua della sorgente. La copertura è costituita da un tetto a duplice spiovente con doppia gronda scolpita nei blocchi di pietra. Quando trabocca dal pozzo l’acqua raggiunge, attraverso un canale, un pozzetto esterno ubicato nel muro sinuoso antistante, dove due nicchie e alcune lastre sporgenti servivano alla deposizione delle offerte. Nel pozzetto sono state rinvenute numerose offerte votive in bronzo (spilloni, bracciali, pendagli, anelli, elementi di collana in ambra e, soprattutto, bronzetti raffiguranti guerrieri, offerenti, pastori con mantello e bastone).
Ai tempi di Roma La storia di Orune (ed in parte della Sardegna centrale) è tutta da riscrivere in seguito a quanto è emerso dalle campagne di scavi condotte dal 2004 da ricercatori dell’Università di Sassari nell’area archeologica di Sant’Efis (località Sant’Efisio), su un altipiano boscoso a circa 750 metri slm, nei pressi del km 81,900 della S.S. 389, nel tratto tra Orune e Nuoro. Il sito era già conosciuto per il nuraghe centrale con annesso villaggio, una fonte nuragica e cinque Tombe di giganti. Gli scavi hanno portato in luce oggetti di uso quotidiano, databili in un arco di tempo compreso tra il Bronzo Medio e la prima Età del Ferro (1500-800 a.C.). Ora è stato riportato alla luce un insediamento romano, in parte sovrapposto al villaggio nuragico, la cui estensione è di oltre due ettari. Su questo complesso, i cui resti erano ancora ben visibili molti secoli più tardi (probabilmente nel Seicento), venne costruita la chiesa di Sant’Efisio. L’insediamento romano risale alla media e tarda età imperiale (III-V sec. d.C.). Si tratta di un vicus che accoglieva una guarnigione militare e un centro commerciale. Il linguista Massimo Pittau è convinto che il vicus di Sant’Efisio fosse Caput Tyrsi, una delle tre guarnigioni romane conosciute, stabilite lungo la strada Olbia-Cagliari. Nelle campagne di scavo sono state rinvenute due monete: un follis bronzeo di Costantino coniato nel 316-317 ed un solidus aureo di Valentiniano III coniato a Ravenna fra il 426 ed il 431 d. C. Abbondanti le ceramiche comuni, anfore africane, giare, vasi in bronzo, reperti in ferro, etc. Tra gli oggetti di pregio è stato trovato anche un grande bicchiere di vetro con una incisione che raffigura Cristo e gli Apostoli: la sua presenza dimostrerebbe che il Cristianesimo è giunto in Barbagia prima di quanto si pensasse. Sul posto esisteva forse un luogo di culto già dedicato al guerriero martire di Nora, Sant’Efisio: su di esso sarebbe stata costruita la chiesa moderna.
Tra Medioevo ed Età moderna Dal Codice Diplomatico di Sardegna di Pasquale Tola risulta che nella seconda metà del Trecento Orune faceva parte della contea del Goceano, e più precisamente dei villaggi ricadenti nella curatoria di Anela. Infatti nell’atto della pace stipulata il 24 gennaio 1388 fra Giovanni d’Aragona ed Eleonora d’Arborea la “Villa di Oruni” è presente fra i Comuni di questa curatoria. Come parrocchia dipendeva dall’antica diocesi di Castro, soppressa con bolla papale dell’8 dicembre 1503, unita ad Ottana e quindi posta sotto la giurisdizione del vescovo di Alghero. Nel 1779, reintegrata la diocesi di Galtellì-Nuoro, passò a questa sede. Nel Cinquecento Giovanni Francesco Fara (De Chorographia Sardiniae) scrive: «Oppidum Orunis in monte conditum, copiam probatissimi casei praestans». Il paese viene dunque presentato come un centro pastorale noto per la qualità dei suoi formaggi. E aggiunge: «Regio Barbariae Bitti [...] pecorosa potius quam frumentaria». A questo periodo, secondo Fara, risale la scomparsa del villaggio di Dulussorrae, ai confini con Lula, forse a causa della peste e della carestia. In un censimento del patrimonio zootecnico svoltosi tra 1658 e 1662 a Giave, Cossoine, Sedini ed Orune, nella prima rilevazione Orune aveva 14.651 ovini divisi in 116 greggi con una media di 126 capi ognuno; seguivano 2063 caprini, 1993 suini, 3956 bovini, 173 buoi mansi e 53 equini. Un patrimonio enorme per una popolazione che non raggiungeva i 650 abitanti. Nella rilevazione del 1662 i capi ovini erano diventati addirittura 22.470, ma con sole 66 greggi e una media di 340 capi ciascuno. Orune aveva il 68% dell’intero patrimonio ovino dei paesi censiti. Nel 1688 Orune aveva 649 abitanti, nel 1751 erano 1386. La diffusione della pastorizia e la presenza di un esteso territorio comunale dove si poteva pascolare liberamente attrassero ad Orune molta gente dai punti più diversi della Sardegna: tra il 1770 ed il 1850 sono documentati circa 150 matrimoni di orunesi con persone provenienti da Benetutti, Pattada, Tempio, Sassari, Villacidro, Quartu, Talana, Tonara, Urbana, Burgos, Bonarcado, Donigala.
L’Ottocento L’Ottocento fu segnato dalla spinosa vicenda della privatizzazione delle terre e dall’egemonia esercitata da Bitti su Orune. La figura centrale del secolo è il rettore Francesco Angelo Satta Musio. Su Rettore, come veniva chiamato, era nato a Bitti nel 1809. Alle spalle aveva un parentado nobile, potente, ramificato: due suoi prozii, Bartolomeo e Domenico Antonico, avevano partecipato alla difesa di Cagliari nel 1793. Suo zio Giuseppe era senatore del Regno, segretario di Stato, membro della Suprema Curia di Cassazione, personaggio di primo piano nella politica isolana e nazionale. Un altro zio, Costantino, era avvocato fiscale della Reale Udienza e morì reggente di toga del Supremo Reale Consiglio di Sardegna. Erano imparentati con le più potenti famiglie di Benetutti, Busachi, Oristano, Alghero, Orosei, Bortigali. La prima opera del rettore fu un pozzo ubicato nel cortile della casa parrocchiale: pensava anche di collegare tutte le sorgenti presenti vicino al paese per realizzare una rete idrica, progetto che sarebbe stato realizzato nel 1899 con la costruzione dell’acquedotto e della Funtana Manna. Altra opera importante è il nuovo cimitero. Sino a qualche decennio prima si seppelliva ancora nelle varie chiese e quindi in un breve terreno antistante la parrocchia. Ma l’iniziativa che diede più lustro al rettore fu il Comitato d’agricoltura, creato l’8 agosto 1843: funzionò sino al 1848, quando venne sciolto per lo scoppio della prima guerra di Indipendenza. Il suo progetto era di trasformare un paese legato alla pastorizia esercitata sulle terre pubbliche in un centro agricolo e di allevamento razionale. Invogliò gli orunesi a «fare innesti di peri, olivastri, a piantare viti e mandorli, a seminare del grano, premiando i migliori di loro. Introdusse razza migliore bovina e porcina. Due Svizzeri, a sue spese venuti, fabbricarono il formaggio griviera, che previa analisi fatta per cura del Ministero di Sardegna, si è ritenuta non inferiore a quella di Polenzo, di Savoja e di Svizzera» (Giacomo Piredda, Orazione funebre in lode del Commendatore Francesc’Angelo Satta Musio, Cagliari 1874). Un progetto affascinante, che per la sua realizzazione presupponeva però due condizioni impossibili: la privatizzazione delle terre pubbliche ed il passaggio da un’economia di sussistenza a quella di mercato. Il rettore creò un predio modello a Marreri, dove vengono costruite le case padronali, i magazzini, il mulino per il grano, il frantoio per le olive, una chiesa con annesso campanile. Il rettore cullava addirittura il proposito di trasferire Orune in quella zona pianeggiante e fertile. Le proprietà terriere erano per il rettore e i suoi parenti una sorta di ossessione. I salti di Dulussorre saranno al centro di aspre contese tra suo fratello Gioacchino e il Comune di Orune: il primo aveva organizzato una cordata di bittesi, ma vinta l’asta non aveva pagato le rate dovute ed anzi aveva a sua volta venduto parti del territorio. L’opera alla quale resta legato il nome del rettore è la chiesa parrocchiale di Santa Maria, edificata tra il 1848 e il 1855. Venne affrescata dal pittore Giovanni Caboni di Cagliari. Il 29 giugno 1867 gli viene conferito il titolo di commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Sin da quando la parrocchia era amministrata da Giuseppe Musio, era stata istituita una scuola maschile le cui lezioni si tenevano in sacristia. L’insegnante principale era don Giovanni Chessa, che il re Vittorio Emanuele II insignì più tardi di una medaglia d’onore. Una visita ad Orune del senatore Giuseppe Musio e della moglie Mariannica Carta diede il via alla nascita della prima scuola femminile sarda, che arriverà a contare 200 alunne, animata dallo stesso Giovanni Chessa. L’8 febbraio del 1873 su Rettore viene ucciso mentre da Marreri torna ad Orune. Nel frattempo infuriava lo scontro tra Orune e Bitti. Di un’opera di pacificazione si facevano promotori Francesco Dore (medico di Olzai, che esercitava la sua professione ad Orune) e il vescovo mons. Demartis. La solenne cerimonia delle “Paci” fu celebrata nel dicembre del 1887, nella chiesa di San Giovanni, sull’altipiano di Bitti: alla cerimonia erano presenti numerose autorità ma soprattutto Pietrino Monni e Gioachino Satta Musio, i referenti principali delle fazioni in lotta.

Orune, sughereto.

Sugnero a Orune e in Sardegna

Il sughero rappresenta in Sardegna una risorsa economica e ambientale di grande importanza, da tutelare come patrimonio mondiale. E’ un prodotto naturale, dalle proprietà eccezionali e conosciuto fin dall'antichità, utilizzato per isolare, sigillare, proteggere. La Quercia da sughero è una quercia autoctona e coltivata in un areale ristretto del Mediterraneo occidentale soprattutto per la produzione di questo prezioso materiale: in Italia circa l'80% della produzione è concentrata in Sardegna. E' un tessuto vegetale secondario composto da microcellule morte che hanno generalmente una forma poliedrica e gli spazi intercellulari riempiti da un miscuglio gassoso simile all'aria. La composizione del sughero offre il vantaggio di ridurre le perdite d'acqua e di isolare i tessuti sottostanti, vitali, dall'ambiente esterno. La struttura alveolare del tessuto suberoso e la natura delle membrane cellulari creano un composto leggero, compatto e, nel contempo, resistente all’usura e immarcescibile, caratteristiche speciali che fanno di questo prodotto il materiale ideale per diverse applicazioni. Generalmente l'intervallo di tempo necessario tra un'estrazione e l'altra non può essere inferiore a 10 anni per legge. Una volta estratto viene portato in appositi “cortili” per la stagionatura che può variare dai 6 ai 24 mesi. La fase successiva è rappresentata dalla bollitura in caldaie per circa un'ora, alla temperatura di 120 °C. A questo punto il sughero è pronto per la lavorazione. La produzione del sistema forestale delle sugherete, che in parte è dote delle Foreste Demaniali sotto la gestione dell'Ente Foreste, alimenta ogni anno un giro d’affari che si aggira intorno ai 55-60 milioni di euro. Il prodotto trova applicazioni in diversi settori, dal comparto industriale all’edilizia: da qualche decennio è in ascesa la produzione di souvenir tipici della Sardegna e destinati al turismo, mentre recentemente è stato brevettato un tessuto, interamente in sughero, per la confezione di abiti. Il degrado delle sugherete mediterranee è causato principalmente da incendi frequenti, dal disboscamento in sinergia con un parassita (Lymantria dispar) costituisce una grave perdita.

Scure da decortica (foto sotto)
Tradizionale attrezzo per l'estrazione del Sughero dalla pianta: l’attività di estrazione del sugherone e del sughero gentile può avvenire sia tramite metodo tradizionale con la scure da decortica, e sia con il metodo moderno basato sull'utilizzo di un apparecchio elettrico. La scorza grigio-chiara dell'albero, spugnosa e spessa circa 5 cm, può essere rimossa da piante con almeno 25-30 anni di età ad intervalli non inferiori a 10 anni. L’asportazione avviene mediante scortecciamento ed incisione prestando particolare attenzione onde evitare lesioni profonde agli strati vitali dell'albero. Il sughero estratto per la prima volta (tramite la demaschiatura o decortica) viene chiamato sughero maschio o sugherone o sughero da macina: successivamente alla sua prima estrazione il tessuto si riforma con caratteristiche notevolmente diverse e migliore qualità, costituendo il sughero femmina (o sughero gentile) che presenta una struttura più regolare (più liscio, compatto, leggero).

Scure da decortica (per sughereti), Orune (NU).

Testi di Francesco Mariani

Il paese Orune tantos seculos fundadu / in d’una arta collina fazza a bentu /, in d’unu puntu de terrinu elevadu /, paret unu secundu Gennargentu... I primi insediamenti abitativi sorsero attorno a Monte Marche, vicino alla punta di Sant’Andria, dove sorgeva l’omonima chiesa parrocchiale. Il paese si è esteso progressivamente sino ad arrivare alla punta di Cuccureteti. La sua massima consistenza demografica venne raggiunta nel 1961 con 5591 abitanti. A partire dagli anni successivi la popolazione è progressivamente calata fino a raggiungere le 2693 unità del 2008. Nonostante il calo demografico e il forte innalzamento del tasso di anzianità, dalla fine degli anni Settanta è stato iniziato il nuovo insediamento abitativo nell’altipiano di Su Pradu, sotto la punta di Cuccumache. Conta 238 abitanti. La creazione di questa vera e propria frazione ha accentuato lo spopolamento del paese storico. Le chiese più importanti nel paese d’un tempo erano: Santa Lulla, quella di Badde Creja e di Lorana, Sant’Efis, Sa Itria, Sant’Andria (antica chiesa parrocchiale), Sos Anzelos, Santu Predu, Santu Luca, Santu Miale (Michele Arcangelo); Santu Sirine; Santa Ruche (in questa chiesa si festeggiavano San Gervasio e Protasio, medici), Santu Agostinu, Santu Bustianu, Santu Franziscu, Sos Disamparados (Madonna degli afflitti ), Santa Bonaera, Santu Bernardu. Oggi sono ancora attive Su Cossolu (La Consolata), Santa Caderina, la parrocchiale di Santa Maria. Le feste principali sono: Santu Biasu il 3 febbraio, Su Cossolu il primo lunedì di agosto, Su Carminu l’ultima domenica di agosto. Prodotti tipici sono il formaggio, il pane carasau, i derivati del maiale, la pasta fatta in casa: maccarrones de poddiche, lados e de arrittu. I dolci tradizionali sono: seadas, casadinas, papassinos, guelfos, amarettos, cupulettas, montecadas e aranzada. Molto bello e lavorato il costume, specie quello femminile.
L’economia La vita economica di Orune è incentrata per larga parte sull’allevamento ovino, che trova spazio nell’ampio territorio circostante. Negli ultimi decenni molte greggi sono emigrate, insieme ai loro proprietari, in altre parti dell’isola e della penisola, specie il Lazio e la Toscana, ma il patrimonio zootecnico rimane consistente, comprendendo circa 34.000 capi ovini, cui si aggiungono oltre 2000 caprini e 1100 bovini. Tra le attività artigianali si annoverano, oltre la lavorazione del legno e del ferro, quella del sughero e la confezione dei tappeti della tradizione locale. Negli ultimi anni hanno ripreso consistenza anche la confezione artigianale di calzature del tipo da campagna, quella dei costumi tradizionali e quella degli abiti cosiddetti “etnici” in velluto, fustagno e anche orbace. Sono attive manifatture di pani e dolci tipici e salumi, che esportano anche fuori del territorio comunale. La ricettività è assicurata da un’azienda agrituristica, specializzata nella confezione dei piatti della gastronomia locale.
Personaggi illustri Tra i personaggi illustri nati a Orune spicca Antonio Pigliaru (1922-1969), uno dei maggiori, se non il maggiore intellettuale della Sardegna del secondo Novecento. Figlio di due maestri elementari, rimase sempre legato al paese nel quale vedeva le radici della propria sardità, sebbene sin da bambino si fosse trasferito a Sassari. Di formazione gentiliana, nel dopoguerra divenne docente di Filosofia del Diritto, quindi ordinario di Dottrina dello Stato, maturando nel contempo una vera e propria “conversione” alla cultura democratica. Nel 1949 iniziò il suo lavoro all’interno della rivista “Ichnusa”, pubblicata sino al 1964, facendone un importante luogo di dibattito, strumento primario della cultura sarda negli “anni della Rinascita”. Si occupava intanto dei problemi delle zone interne: su questo tema fu autore di numerosi saggi di grande spessore, considerati un punto di riferimento imprescindibile per il dibattito sulla cultura sarda, tra i quali spicca il saggio La vendetta barbaricina come ordinamento giuridico, uscito nel 1959 e più volte ripubblicato con altri saggi. Scomparve prematuramente nel 1969, a Sassari. Gonario Cabiddu (1921-1986), divenuto sacerdote nel 1944, quindi viceparroco e parroco sino alla morte. Figura eminente della Chiesa nuorese, svolse intensa attività come giornalista, collaborò a “Radio Barbagia” e fu direttore del periodico diocesano “L’Ortobene” dal 1960 al 1978. Della importante famiglia Dore sono da ricordare Francesco (1861-1944) che, nativo di Olzai, fu medico a Orune; impegnato in politica, fu eletto deputato e si trasferì poi a Roma. A Orune nacquero i suoi figli Giampietro (1899-1974), vissuto a Roma, giornalista, editore e scrittore di orientamento cattolico; Peppina (1900-1970), suora benedettina, scrittrice, giornalista e biografa di santi; e Grazia (1908-1984), letterata e poetessa. Infine Margherita Sanna (1904-1974), maestra elementare, impegnata prima nell’Azione cattolica e in seguito nella Democrazia Cristiana. Eletta sindaco del paese nel 1946, fu confermata nelle due legislature successive e fu poi anche assessore alla Provincia.

Mungitura in un ovile, Orune (NU)

Nidiata di topo Quercino Eliomys quercinus sardus (foto sotto)

Scattata ad Orune (non si specifica la località in considerazione del livello di protezione della specie) la fotografia mostra una nidiata composta da tre piccoli ritrovati all'interno di un deposito d'acqua abbandonato nel quale la madre aveva partorito, rimandendovi poi intrappolata. I quattro piccoli ospiti sono stati poi liberati. Si tratta di un animale di piccole dimensioni, con occhi e orecchie grandi, mascherina nera facciale che parte dai baffi e arriva dietro le orecchie, passando sugli occhi. Le parti dorsali sono grigio castane, o fulvo rossicce, mentre le parti inferiori sono biancastre; le orecchie e la parte esterna delle zampe sono scure mentre i piedi sono bianchi e hanno 4 dita quelli anteriori e 5 quelli posteriori. Possiede una caratteristica lunga coda che termina con un ciuffo di peli bianchi e neri. La lunghezza testa-tronco è di 9-16 cm mentre la lunghezza della coda è di 8.5-13 cm. Alcune differenze del cranio e della mandibola distinguono questa sottospecie dalle altre specie di E. quercinus.

Nidiata di topo (Quercino Eliomys quercinus sardus)
La vetrina delle Aziende Sarde
Cortes apertas a Orune 12 13 14 Dicembre 2014, Autunno in Barbagia a Orune programma 2014
Cartina Cortes apertas a Orune 12 13 14 Dicembre 2014, Autunno in Barbagia a Orune programma 2014

Orune Autunno in Barbagia 2014
Belluju, tramas, mastrinos e massarizu
Cortes apertas a Orune 12-13-14 Dicembre 2014


Venerdì 12 dicembre 2014
Ore 15,30 - Sala Consiliare. Inaugurazione della manifestazione e presentazione del programma.
Ore 16,00 - Sala Consiliare. “Cortes Apertas e i bambini”.
Presentazione dei lavori degli alunni delle scuole elementari.
- Apertura de sas domos e de sas cortes.

Sabato 13 dicembre 2014
Ore 10,00 - Apertura delle mostre, delle esposizioni artigianali e dell’itinerario eno-gastronomico.
Ore 15,00 - Centro culturale Antonio Pigliaru (sala conferenze). Presentazione mostra fotografica “…manos“ a cura dei bambini, delle educatrici della ludoteca e dell’ULS.
Ore 17,00 - Casa Murgia. Inaugurazione mostra fotografica di Alessandro Spiga “Get Back - un ritorno al passato” a cura dell’Associazione di Promozione Sociale Libernauti.
Ore 18,00 - Aula Magna Scuola Media: “tenores in sos
tempos”.

Domenica 14 dicembre 2014
Ore 10,00 - Apertura delle mostre, delle esposizioni artigianali e dell’itinerario eno-gastronomico.
Ore 12,00 - Piazza San Bernardo. Lavorazione e degustazione dei prodotti locali a cura del comitato Beata Vergine del Carmelo.
Ore 15,00 - Dimostrazione scrematura del latte, preparazione della panna e del burro. (Corso Repubblica)
Ore 15,30 - Casa Murgia. Un caffè con Caterina… presentazione di L’ora più bella, raccolta di racconti di Caterina Sanna, casa editrice Zènia di Mario Murru.
Lungo corso Repubblica contos in sas cortes - frammenti di ricordi, con attori e tenores locali e gruppi folk.
Ore 16,30 - Parco delle Rimembranze
Ore 17,00 - Arjola Codinatza
Ore 17,30 - Su marcadu
Ore 18,00 - Piazza Remigio Gattu
Ore 18,30 - Cortile casa Murgia
Ore 19,00 - Partza de creja
A seguire grande finale di canti e balli c/o locali “Su Carminu” piazza S.Bernardo
.

Da vedere
Corso Repubblica, dimostrazione scrematura del latte, preparazione della panna e del burro.
Casa Murgia, creazioni tessili di Nietta Condemi De Felice.
Casa Murgia, creazioni artistiche e ceramiche di Simona Ciusa.
Casa Murgia, personale di pittura di Dina Montesu.
Casa Murgia, mostra fotografica di Alessandro Spiga “Get Back - un ritorno al passato” a cura dell’Associazione di Promozione Sociale Libernauti.
Casa Murgia “Istrumpeddos”, lavorazione del sughero a cura di Antonio Giovanni Barracca.
Centro culturale Antonio Pigliaru (sala conferenze). Presentazione mostra fotografica “…manos” a cura dei bambini, delle educatrici della ludoteca e dell’ULS.
Via Ennio Delogu, Centro Culturale A. Pigliaru, mostra fotografica “in Orune”. Raccolta di materiale fotografico dal 1800 al 1960, a cura del Comitato per la Tutela delle biodiversità.
Via Ennio Delogu, Centro Culturale A. Pigliaru, laboratori ludico-didattici con materiale di riciclo, a cura del Comitato per la Tutela delle biodiversità.
Corso Repubblica, bar Gattu, video feste locali e mostra fotografica con poesie di vari artisti orunesi.
Corso Repubblica, esposizione del ricamo Orunese a cura di Maria Lucia Monni
Via Duca D’Aosta, esposizione e dimostrazione lavorazione di “Sa burra”, tappeto tipico orunese.
Via Umbria, “Tramas de oro” di Carmela Filomena Monni, esposizione abiti tradizionali orunesi.
Corso Repubblica 130, personale di pittura di Antonia Monni.
Corso Repubblica, personale di pittura di Maria Bonaria Pala.
Corso Repubblica 64, “Sa cotta de sos biscottos”, presso panificio Bella.
Chiesa Santa Maria Maggiore, affreschi del XIX secolo del pittore Caboni.
Area archeologica Su Tempiesu, coop. L.A.R.C.O, visite guidate al sito, cell. 328 7565148.
Area archeologica Sant’Efis.
Sa Untana Manna, fonte monumentale inserita nell’itinerario Deleddiano.
Presepi artistici nei vari rioni storici del paese:
“Su Billoreddu de creja”, chiesa Santa Maria Maggiore
“Su Billoreddu de Padules”, via Deffenu, angolo via Asproni
“Su Billoreddu de s’abbadorju de Curren Palu”, Corso Repubblica
“Su Billoreddu de Monte Santu”, Piazza Monte Santu
“Su Billoreddu de casa Murgia”, via Meloni
“Su Billoreddu de Cadone”, via Ennio Delogu
“Su Billoreddu de Santu Bernardu”, Piazza San Bernardo

Dove dove mangiare e dormire a Orune
Punto Ristoro Leva 69, corso Repubblica
Punto Ristoro “Su Carminu”, piazza San Bernardo
Rosticceria Gastronomia “Le due A di Demelas Antonello”, corso Repubblica 115, tel. 0784 278002
Punto Ristoro “Pizzeria Due Archi” di Francesca Bellina via Andrea Chessa tel. 0784 278045, cell. 333 6068774
Agriturismo Budolio, località Su Tempiesu tel. 0784 276380. (pernottamento)
Punto Ristoro Mula Margherita, via Ennio Delogu 49 tel. 0784 861088, cell. 347 1398431
Punto ristoro“Salumifitziu su menzus aunzu” di Chessa Antonio, corso Repubblica 130
Punto ristoro di Franco Farina, corso Repubblica
Punto ristoro pizzeria di Mariani Giuseppina: pizze e prodotti tipici, corso Repubblica
Contena Nicola, piazza Santa Maria tel. 0784 276944, cell. 320 6149900. (pernottamento)
Da Ninia, corso Repubblica tel. 349 7054738. (pernottamento)

* Se prenoti avvisa che arrivi dal Portale "leviedellasardegna.eu"

INFO
Comune Orune
Piazza Remigio Gattu
tel. 0784 276823 / 0784 276518
Biblioteca Comunale
tel. 0784 278015
Associazione Turistica Pro Loco “Oronou”
cell. 349 7054738
email: proloco.orune@libero.it


Orune. Autunno in Barbagia 2012. Belluju, tramas, mastrinos e massarizu 14-15-16 dicembre 2012 Orune

Home Page | Località Sarde | Piatti Tipici | Cultura Sarda | Territorio | Spazio Aziende | Musica Sarda | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu