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Loculi :: piccolo comune della Baronia, nella provincia di Nuoro, e si trova nella piana attraversata dal fiume Cedrino, sulla sponda sinistra del fiume.

Località Sarde > Nuoro


Panorama del paese di Loculi

Loculi
Loculi è un piccolo comune della Baronia, nella provincia di Nuoro, e si trova nella piana attraversata dal fiume Cedrino, sulla sponda sinistra del fiume. Il suo nome deriverebbe dal latino "locus", bosco sacro, come testimoniato dalla presenza in tutto il territorio di numerose zone di culto dell'epoca nuragica.

Abitanti: 532
Superficie: kmq 37,887
Provincia: Nuoro
Municipio: via Cairoli, 14 - tel. 0784 97452
Guardia medica: (Irgoli) - tel. 0784 97248
Polizia municipale: via Cairoli, 14 - tel. 0784 97452
Biblioteca: via San Pietro, 3 - tel. 0784 978203
Ufficio postale: via Carmine Angioi, 1 - tel. 0784 978217

Stemma araldico Loculi
Caratteristica architettura casa del paese di Loculi

Testi di Sebastiano Lai

Il territorio A 27 m slm nella Sardegna centro-orientale, lungo le coste del golfo di Orosei, a circa una decina di Km dalla costa, con i suoi 532 abitanti, Lòculi appartiene alla provincia di Nuoro, dal cui capoluogo dista 35 km. La regione storico-geografica alla quale il paese fa capo è la Bassa Baronia di Orosei, che comprende oltre a Lòculi e Orosei i paesi di Onifai, Irgoli e Galtellì. La superficie del territorio comunale si aggira intorno ai 38,28 kmq e la densità è pari a 14 abitanti per kmq. I confini sono delimitati a nord dal versante montuoso del Monte Albo di Lula, a sud dal fiume Cedrino, ad est dal territorio di Irgoli e infine a ovest da quello di Galtellì. La locale parrocchia, dedicata a San Pietro, fa parte della diocesi di Nuoro. Il comune è dotato di un suo stemma, che il linguaggio araldico descrive così: «Inquartato: il Primo, di azzurro, alla lettera maiuscola L, d’oro; il Secondo, di rosso, alla campana d’oro, legata di azzurro; il Terzo, di rosso, alla pecora d’argento, con la testa rivolta, riposante sulla campagna di verde; il Quarto, di azzurro, alla cornucopia d’oro, con fiori e frutti al naturale». La morfologia del territorio è costituita da aspri rilievi, piccoli colli e diverse vallate, solcate da vari corsi d’acqua di esigua portata. La pianura alluvionale è creata dal Cedrino, quinto fiume della Sardegna, che con il suo bacino imbrifero di 1089 kmq attraversa anche il territorio loculese. Nel versante nord-orientale sono situati i rilievi granitici più imponenti, denominati Bidonie (656 m), Preda Longa (579), Cùccuru ’e Costi (458), che per la loro maestosità e bellezza si differenziano dal territorio circostante. La vegetazione arborea comprende lecci secolari, olivastri, ginepri e corbezzoli, che formano un vero e proprio polmone verde che si è potuto preservare fino ai giorni nostri grazie alle particolari condizioni orografiche che hanno tenuto lontani gli interventi di antropizzazione. Non a caso, cinghiali e lepri arricchiscono ancora oggi i carnieri dei cacciatori della locale compagnia venatoria.
Il Cedrino portò i Fenicio-punici? Le numerose domus de janas presenti nel territorio dimostrano che la zona era popolata sin dalle epoche più antiche. Degna di nota è la “casa delle fate” in località Pira ’e Tusu, a meno di un chilometro dall’abitato, composta da un atrio e da una camera principale che riconduce a quattro stanze secondarie. Non meno importanti risultano i resti dei nuraghi Crastu Ruju, Aìtu ’e Muru e di Preda Longa, che testimoniano la presenza della civiltà nuragica. Per quanto attiene alla presenza fenicio-punica, la navigabilità del fiume Cedrino intorno al VII sec. a.C. sembra permettere l’ipotesi che le popolazioni autoctone avrebbero avuto degli scambi commerciali con i Cartaginesi. Il ritrovamento nel secolo scorso di un vaso colmo di dodici braccialetti di bronzo, di uno d’argento, di una corniola e di svariate monete puniche avvalorerebbe la tesi che nella zona della Bassa Baronia vi fosse una colonia fenicia. Non abbiamo invece insediamenti o reperti archeologici degni di qualche nota risalenti all’epoca romana, forse anche perché non sono state condotte valide campagne di scavo. Con la nascita dei Giudicati, Lòculi farà parte della Curatoria di Orosei e nel corso dei secoli passerà nelle mani dei diversi feudatari che avranno poca cura del piccolo borgo, vessandolo di tasse. In questo periodo la popolazione inizia a sfruttare le risorse delle pianure alluvionali intorno al Cedrino, attraverso la sistematica coltivazione di frumento, grano ed orzo. Nel 1946 il paese diverrà comune autonomo e potrà portare avanti le nuove iniziative di sviluppo locale.

La chiesa della Defensa. del paese di Loculi

Forse un “bosco sacro” Il nome del paese deriverebbe dal latino lucus nel significato di “bosco sacro”, oppure dal diminutivo loculus nell’accezione di “posticino” o “bara”. Lòcula è il nome con il quale viene chiamato in sardo il paese dai suoi abitanti e dai nuoresi in generale. Il centro abitato si dispone lungo la strada provinciale n. 25 che si collega alla statale 131 con diramazione per Nuoro, Olbia e Cagliari, permettendo agli abitanti di spostarsi facilmente in tutta l’isola. Le vie e le piazze del borgo sono ben tenute e pulite e si possono ammirare le numerose case storiche che recentemente sono state ristrutturate e che conservano integro il fascino dei tempi passati. Il campo di calcio è il punto d’incontro per i giovani, oltre al centro di aggregazione sociale in Piazza San Pietro. A causa dell’esiguo numero di alunni, non è presente la scuola media, che gli alunni frequentano nell’adiacente comune d’Irgoli, mentre si recano a Nuoro per proseguire gli studi superiori. Il Palazzo comunale si trova al centro del paese.
Le risorse dell’allevamento L’economia si basa, principalmente, sul settore agro-pastorale nel quale la gran parte della popolazione trova occupazione. Infatti sono presenti circa 23.000 capi di bestiame tra ovini e caprini e il latte prodotto non viene solo conferito alla vicina cooperativa lattiero-casearia “La Rinascita” di Onifai, della quale diversi allevatori sono soci, ma anche alle più importanti industrie isolane del settore. Sono presenti anche delle piccole imprese edili, che operano soprattutto nei vicini comuni costieri. Dal forte flusso turistico presente lungo le coste del meraviglioso golfo di Orosei la comunità loculese pensa di poter trarre dei benefici, offrendo ospitalità in una natura incontaminata propria delle zone dell’interno. I pochi agriturismi presenti registrano un cospicuo numero di presenze nell’alta stagione estiva.
Il ritorno della Madonna della Difesa La parlata di Lòculi appartiene alla variante linguistica logudorese, e più precisamente a quella che gli studiosi chiamano sardo-logudorese-nuorese, che per vocaboli, per morfo-sintassi e per pronuncia dei suoni risulta la più simile e affine alla lingua latina. Comunque il linguaggio del luogo viene chiamato dai sardi baroniesu dal nome della regione storica alla quale appartiene il paese. Gli abitanti oltre che essere devoti al loro patrono, San Pietro, sono particolarmente vicini al culto della Madonna della Difesa, festeggiata nell’ultima domenica di agosto. I gotzos struggenti a lei dedicati animano le funzioni religiose della novena, che culminano con la processione della Vergine, scortata dai cavalieri, lungo le vie del centro. È bene ricordare che la chiesa della Madonna della Difesa, originariamente, era ubicata all’interno del paese e che a causa dell’incuria e della scarsa manutenzione venne abbattuta negli anni 1963-1964, provocando sconforto e profondo imbarazzo tra gli abitanti. Questi non accettarono mai che il paese si privasse del luogo di culto mariano e con offerte e con diversi contributi, provenienti anche dalle comunità limitrofe, tra gli anni 1978 e 1981 edificarono nell’ingresso del paese una chiesa con un’unica navata e con abside pentagonale, riportando così agli antichi fasti la venerazione della madre del Cristo.

IL BOSCO E LA SPELONCA
Il territorio si estende nella linea austro-borea per più di quattro miglia, e più largamente da levante a ponente. Esso è nelle più sue parti montuoso, e nella regione settentrionale aggiace al gran bosco ghiandifero, cui da una distrutta chiesa han denominato s. Lussorio. In questa regione è una gran spelonca degna di vedersi per le molte svariatissime concrezioni di stelattiti e stelagmiti. La profondità dell’ingresso ritiene molti dall’osservarla. Appellasi su Santuariu per non so qual tradizione. Le acque non sono molto abbondanti, e però non si formano in questa regione, che alcuni piccoli ruscelli. Non vedesi che una sola paludetta, la quale deprava l’aria colle sue esalazioni estive ed autunnali, quando resta scoperta una gran parte del suo bacino. Il selvaggiume è copiosissimo, e dicesi di molto superiore nel numero agli animali domestici e rudi, che pascolano nel territorio. Si trovano tutte le solite specie. Popolazione. Sono in Loculi (anno 1839) circa 271 anime, delle quali 129 nel sesso maschile, 140 nel femminile, distribuite in famiglie 65. La vita è dubiosissima nella prima età, e come nelle altre terre insalubri del dipartimento di Galtelli muojono molti fanciulli. Quelli che evadono dal periodo pericoloso, vivono robusti ai sessant’anni, e non rari anche agli ottanta. Professioni. Sono applicati all’agricoltura uomini 72, alla pastorizia 22, alle arti meccaniche 6. Le donne lavorano in 72 telai la lana e il lino. Anche in Loculi fu istituita la scuola primaria; ma dopo quindici anni non erasi veduto un solo fanciullo che sapesse leggere e scrivere. Il vicario parrocchiale percepiva dalla comunità per questo insegnamento lire nuove annuali 75. La compagnia de’ barrancelli, o bargelli, che qui sono 12 uomini, perceve il cinque per cento di tutto il bestiame, che mandasi a pascolare nel prato, e due imbuti di grano, e quattro d’orzo per ogni giogo; e per questa retribuzione gli assicuratori restano obbligati a indennizzare i proprietarii degli animali, che fossero rubati, o del detrimento, che patissero ne’ predii.

Vittorio Angius

Cartina di Loculi provincia di Nuoro

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