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Loceri :: Piccolo centro nei monti dell'Ogliastra, Loceri è circondato da colline in cui la fitta vegetazione spontanea si alterna a vigneti e uliveti. Il suo territorio è ricco di sorgenti e ad est si protende in una valle che degrada fino al mare.

Località Sarde > Ogliastra


Loceri festa di San Bachisio
Loceri festa di San Bachisio

Loceri
Piccolo centro nei monti dell'Ogliastra, Loceri è circondato da colline in cui la fitta vegetazione spontanea si alterna a vigneti e uliveti. Il suo territorio è ricco di sorgenti e ad est si protende in una valle che degrada fino al mare. Paese a tradizione agropastorale, ha conservato nel tempo le antiche tradizioni che sono rimaste nelle attività quotidiane degli abitanti. Nel centro abitato diverse case sono decorate con murales policromati.

Abitanti: 1.316
Superficie: kmq 20,92
Municipio: via Roma, 18 - tel. 0782 77051
Cap: 08040
Guardia medica: (Bari Sardo) - tel. 0782 29478
Biblioteca: via Eleonora d'Arborea, 3
Ufficio postale: via Roma, 12 - tel. 0782 77061

Stemma Araldico Loceri
Loceri donna in abito tradizionale
Loceri donna in abito tradizionale

Testi di Luisanna Usai

Il territorio Il paese, sito in un vario scenario di rocce e creste granitiche iniettate da rossi filari porfirici, è chiuso da colline intensamente coltivate. I punti più elevati del territorio sono costituiti dal Monte Tarè e il Monte Cuccu. Abbondano le sorgenti e sono numerosi i piccoli rii (Tarastus, Bau Isti, Giossu, Malumattuteni, Bau Eri) che provengono in gran parte dal territorio di Lanusei. Una parte del territorio di Loceri è una enclave in Quirra divisa in due tronconi, vicini ma non contigui: uno confina col territorio di Tertenia e con un segmento staccato del territorio di Lanusei, l’altro è ugualmente contermine ai territori di Tertenia e di Lanusei e confina ad est col mare. Questo consistente tratto di territorio è stato donato al paese dall’ultimo conte di Quirra. L’altro troncone di territorio, contiguo al centro abitato, confina con Lanusei, Ilbono e Bari Sardo.
Dai Romani ai Carroz Nel territorio, specie ai confini con Ilbono e Bari Sardo, esistono numerosi monumenti archeologici. Ad epoca prenuragica risalgono le domus de janas di Is Arceddas, che indicano una frequentazione del territorio a partire almeno dalla fine del IV millennio a.C.: il complesso è costituito attualmente da tre ipogei, ma testimonianze orali attestano l’esistenza di altre domus distrutte dai mezzi meccanici. Più numerose le testimonianze di età nuragica, che documentano un’intensa occupazione della zona nell’età del Bronzo Medio e Tardo, dal XVI al X sec. a.C. Si conservano i resti dei nuraghi Su Casargiu, Monte Nuraxi, Is Piroddis e Cea. Il nuraghe Cea, situato nell’area sud-orientale dell’altipiano di Taccu, circoscritta da due incisioni fluviali confluenti nel riu Calàvrigu, ha la tipica posizione di molte strutture nuragiche a controllo delle vie d’accesso, delle risorse d’acqua e dei terreni fertili per la difesa del territorio. Di tipo complesso, è costituito da una torre principale e da un corpo aggiunto assai lacunoso. In località Flùmini si conservano tracce di un insediamento rurale di età romana. Testimonianze materiali, prevalentemente di età romana, sono state, infine, rinvenute negli anni Cinquanta del Novecento in un ripostiglio scoperto in località Goene. Il ripostiglio, che data la diversità cronologica degli oggetti rinvenuti deve considerarsi di tipo secondario, costituito forse in epoca recente, conteneva un gruppo di circa 500 piccoli bronzi del Basso Impero, dodici armille bronzee e due anelli digitali a nastro in argento di epoca medioevale. Se i monumenti e i documenti archeologici testimoniano l’occupazione del territorio di Loceri in epoca preistorica, storica e medioevale, i documenti scritti ci informano che nel Trecento il paese era disabitato. Infatti in un documento redatto a Cagliari ai primi del 1316 troviamo la menzione di un paese chiamato Luccieri, che però allora risultava distrutto. Prima della sua distruzione il paese aveva fatto parte della curatoria di Ogliastra, appartenente al giudicato di Cagliari, come testimonia lo stesso documento citato. Si ignora il periodo in cui il paese venne ricostruito, ma certo esisteva all’inizio del Cinquecento perché figura nell’elenco dei paesi ogliastrini dati in allodio alla contessa Jolanda Carroz. Il paese seguì poi la sorte del resto della Sardegna, passando dalla Spagna prima all’Austria e poi al Piemonte.

Loceri Museo sa domu de s'olia il frantoio

“Sa domo de s’olia” Si vuole che il nome del paese derivi dal latino Locus eri, mentre Massimo Pittau asserisce che Loceri deriverebbe da una precedente denominazione ager o fundus o villa Loceri, facendo derivare Locer(i)us da Luceres, una delle tre tribù originarie di Roma, che rappresentava l’elemento etrusco. Il paese si sviluppa lungo la statale 390. Ben poco rimane dell’architettura tradizionale, mentre l’aspetto del paese va sempre più cambiando con la ristrutturazione delle vecchie abitazioni al centro e la costruzione di piccole palazzine alla periferia. In anni recenti sono stati realizzati numerosi murales, alcuni dei quali sono tra i più grandi della Sardegna. Se si esclude la strada principale, le altre vie sono tutte piuttosto strette e tortuose. Nella parte centrale del paese prevalgono le costruzioni alte e strette, mentre in periferia le case sono spesso affiancate da piccoli orti. Oltre al Municipio, con annessa una piccola biblioteca, vi sono le strutture delle scuole materna, elementare e media e una palestra comunale. La chiesa parrocchiale dedicata a San Pietro Apostolo è dovuta, nel suo aspetto attuale, ad una ristrutturazione della facciata e del pronao effettuata nel 1936 su un edificio più antico, probabilmente del Seicento. Nelle vicinanze della chiesa parrocchiale, all’interno di un vecchio frantoio risalente ai primi anni del Novecento, si trova il Museo “Sa domo de s’olia”. Vi sono ricostruiti i vari ambienti domestici e del lavoro, collegati alla produzione dell’olio ma anche al lavoro nei campi, alla cura del bestiame, alla preparazione del pane e del formaggio. Una parte dell’esposizione è dedicata all’abbigliamento tradizionale, maschile e femminile, e ai giochi dei bambini. Esistono due chiese campestri: l’antica chiesa di San Bachisio, ormai nel centro abitato, e quella del Sacro Cuore, costruita negli anni Cinquanta del secolo scorso in località Taccu. La chiesa di San Bachisio, databile al XVII secolo, è un edificio a pianta a croce latina, con porticato addossato lungo un fianco; all’interno è interessante la parete d’altare che si articola in nicchie, cornici modanate e colonnine, riproponendo in versione popolaresca una sorta di retablo. Il piccolo centro è collegato con i centri vicini e con le città di Cagliari e Nuoro da un servizio di autolinee, mentre per il traffico ferroviario si serve della vicina stazione di Lanusei. Nel paese esiste una farmacia e svolge la propria attività un medico; il servizio sanitario è, inoltre, assicurato dall’ospedale di Lanusei, sito a pochi chilometri.
Guardando verso il mare Data la fertilità del terreno e la mitezza del clima, l’attività prevalente è quella agricola, che produce ottimi vini, olio, mandorle, frutta, in particolare agrumi e fichi. La pastorizia e l’allevamento costituiscono il complemento maggiore all’attività prevalente, con una predominanza tra i capi di bestiame degli ovini, seguiti dai suini, bovini, caprini, equini. Ai tentativi di rivalutare l’agricoltura e la pastorizia, abbandonate in larga misura una trentina di anni fa, si va affiancando la ricerca di nuove forme di reddito. In particolare il fatto che Loceri disponga di un vasto territorio lungo la costa, non lontano da Tertenia, va costituendo una possibilità concreta per il turismo, con la realizzazione di numerose strutture ricettive. Il paese mantiene stretti rapporti con Lanusei, data anche la presenza in questa sede di strutture burocratiche e giudiziarie, oltre che ospedaliere, che servono l’intera zona circostante. Scarsi i rapporti con Tortolì, dovuti in gran parte al lavoro svolto da una parte di loceresi nelle fabbriche del Nucleo industriale, mentre più fraterni, data anche la notevole
vicinanza, sono i legami con Barisardo.
La fama delle “attittadoras” La parlata locale è il campidanese. La festa più importante è quella di San Bachisio, che si celebra il 10 maggio oppure la domenica più vicina. La festa dura tre giorni e si apre e si chiude con la processione dalla parrocchiale alla chiesetta di San Bachisio e viceversa: la statua del santo viene posta su un cocchio trainato da buoi. La festa di San Pietro, il 29 giugno, è legata alla preparazione artigianale del pane. Campestre è la festa del Sacro Cuore che si svolge ai primi di settembre. Per Pasqua si celebra, infine, il tradizionale rito di s’Incontru. Sino agli anni Cinquanta era diffusa l’usanza di onorare i defunti con s’attittidu; le attittadoras di Loceri erano spesso chiamate nei paesi vicini per l’agile vena poetica e l’armonia della voce.

La facciata della chiesa parrocchiale di Loceri
Loceri nuraghe a Serra Uleri

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