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Lodine :: centro agricolo della Barbagia, sorge nelle vicinanze del lago di Gusana e recentemente ha ottenuto la condizione di comune autonomo. Conta poco più di 400 abitanti.

Località Sarde > Nuoro


La chiesetta di San Giorgio comune di Lodine.

Lodine
Lodine, centro agricolo della Barbagia, sorge nelle vicinanze del lago di Gusana e recentemente ha ottenuto la condizione di comune autonomo. Da segnalare sul territorio comunale le domus de janas di Iscritzò e il santuario della Madonna d'Itria dove l'ultima domenica di luglio si tiene una festa con novena e corse di cavalli.

Abitanti: 406
Superficie: kmq 7,64
Provincia: Nuoro
Municipio: via Oristano, 9 - tel. 0784 53492
Guardia medica: (Gavoi) - tel. 0784 53145
Biblioteca: via Oristano, 9
Ufficio postale: via Dante, 19 - tel. 0784 52282

Lodine lago di Gusana

Testi di Luca Sedda

Il territorio Lodine sorge a un altitudine di 884 m slm su una zona panoramica dalla quale si dominano le vallate e gli altipiani circostanti, il vicino Gennargentu e il lago di Gùsana. Il comune conta oggi 400 abitanti circa e un’estensione territoriale pari a 7,67 kmq. Situato nella subregione della Barbagia di Ollolai, in provincia di Nuoro, Lodine è uno dei paesi più piccoli dell’isola. Il territorio di Lodine, stretto fra l’agro di Gavoi e l’agro di Fonni, è quello tipico delle pendici del Gennargentu: montagne, altipiani e graniti suggestivi immersi fra il verde dei pascoli e quello dei boschi di leccio e quercia che declinano verso la valle che ospita il rio Govosoleo, accompagnandolo fino al bacino artificiale del Gusana in territorio di Gavoi. Il paese occupa una posizione centrale fra le montagne della Barbagia, costituendo lo snodo fra i pascoli rigogliosi dell’altipiano di Lidana, le valli boscose di Gùsana e i costoni montani fonnesi. Il piccolo centro barbaricino dista da Gavoi, e quindi dalla strada statale 128 che lo attraversa, appena 4 km e in questo paese usufruisce dei servizi principali. Oggi, con l’apertura della strada Nuoro-Lanusei, Lodine dista dal capoluogo di provincia appena 28 km, percorribili agevolmente in meno di mezz’ora. Dai nuraghi a “sa musca machedda” Le antiche origini del centro sono testimoniate, oltre che dalle numerose vestigia già censite dal Taramelli e da altri studiosi, anche dal recente rinvenimento, durante la costruzione di un locale comunale, di una capanna nuragica all’interno dell’abitato. Ma tutto il territorio del paese è disseminato di tracce storiche importanti. Di grande rilievo è il villaggio tardo-nuragico di Soroeni, non molto distante dal santuario della Madonna d’Itria sull’altipiano di Lidana, nel quale il comune di Lodine ha iniziato da qualche anno una campagna di scavi, con la supervisione della Sovrintendenza Archeologica di Sassari e Nuoro. Durante i primi scavi promossi dal Comune sono stati rinvenuti oggetti di uso comune, ceramiche e anche piccoli oggetti di bronzo, sono state censite e riportate alla luce numerose capanne circolari e squadrate adiacenti a grotte-rifugio naturali. Visitando Soroeni si può, con un po’ di fantasia, immaginare il sito animato di vita, le donne e i bambini attorno al focolare, per altro ben visibile, in alcune grotte, in strati di cenere sedimentati, i forni in attività e gli uomini alla caccia o alla raccolta nelle campagne boscose. Attorno allo stesso sito si trovano anche alcune domus de janas a testimoniare la presenza umana da tempi remotissimi. Ben conservati sono anche i nuraghi di Ghivili e Arrana. In tutto il territorio si contano una dozzina di nuraghi, 11 domus de janas, 2 Tombe di giganti, una delle quali è facilmente visitabile perché si trova in località Su Gardosu, lungo la strada provinciale Lodine-Fonni, e altri insediamenti che sembrerebbero resti di villaggi: Ghivili, Ziu Andria, Su Tusorzu, S’iscoparzu. Su un rilievo granitico all’interno dell’abitato è stata costruita la piccola chiesa di San Giorgio, patrono di Lodine, risalente al XVI secolo e recentemente restaurata. A pochi passi dalla chiesa si trovano i resti del nuraghe de Trinta Battallas, arroccato su un cucuzzolo granitico che domina le valli circostanti e consente l’osservazione di una immensa fetta di territorio. Per valorizzare sia la chiesa che il nuraghe è stato costruito un belvedere in granito molto accogliente, dal quale si può godere di un panorama mozzafiato che consente allo sguardo di estendersi dal lago di Gùsana ai monti del Gennargentu, dal monte San Giovanni di Orgosolo al Corrasi di Oliena, ai paesi di Fonni e Teti. Si racconta che il paese di Lodine, in un lontano passato, fosse un centro popoloso e fiorente, ma a seguito di una terribile pestilenza, causata da sa musca machedda, che decimò i suoi abitanti, divenne il piccolo villaggio che è oggi.
Alla ricerca dell’autonomia Le origini del nome del paese si perdono fra ipotesi strampalate e misteriose. Una fra le più accreditate oggi è quella che lo riconduce alla radice semitica lod-, ma mancano studi approfonditi e scientifici che appurino la reale provenienza del toponimo. Nell’XI secolo Lodine, così come i paesi limitrofi, fece parte della curatoria di Ollolai compresa nel Giudicato d’Arborea. Il villaggio passò nel 1410, per concessione in feudo, nelle mani di Giovanni Deiana, nobile che apparteneva al marchesato di Oristano. A seguito della guerra fra Leonardo Alagon e gli Aragonesi che ebbe come evento risolutivo la sanguinosa battaglia di Macomer del 1478, il paese passò come molti altri villaggi dalla guida dei giudici a quella dei vincitori iberici. Nel 1604 il piccolo villaggio venne incluso nel ducato di Mandas, feudo dei Maza de Liçana che lo tennero fino al 1765 per poi passarlo ai Tellez Giron d’Alcantara che lo possedettero fino al 1839, anno della abolizione dei feudi. Da allora fino al 1929 Lodine fu comune autonomo, ma poi, in periodo fascista, venne annesso come frazione al Comune di Gavoi, che lo governò amministrativamente fino al 1988, quando, con un referendum popolare, le antiche spinte autonomistiche del villaggio sono tornate a farsi sentire e con un voto plebiscitario, confermato dalla legislazione regionale, si ricostituì il Comune autonomo di Lodine. La situazione di dipendenza amministrativa dal vicino Gavoi non ha certo favorito lo sviluppo del paese di Lodine che è avvenuto con grossi ritardi rispetto ai paesi del circondario. La luce elettrica, ad esempio, ha illuminato le case dei lodinesi solo dal 1958. La comunità lodinese si è battuta sempre per ottenere ciò che le era dovuto e spesso nel secolo scorso l’intera popolazione ha minacciato di non recarsi alle urne se non le fossero stati riconosciuti i diritti fondamentali: luce elettrica, agevoli vie di comunicazione, autonomia, servizi…

Domus de Janas Lodine

Per le antiche strade Da quando è tornato ad essere comune autonomo Lodine, grazie a un gettito crescente di finanziamenti pubblici si presenta al visitatore sotto un aspetto piacevole. Le amministrazione comunali succedutesi in questi anni hanno curato l’architettura pubblica e gli arredi urbani prediligendo uno stile che utilizza in larga misura il granito e crea oasi di verde soprattutto lungo la via principale. Alle fonti disseminate per il paese si approvvigionano d’acqua lodinesi e forestieri di passaggio. Il paese conta circa 100 case d’abitazione. Fra quelle del centro storico si snodano viottoli in selciato riproposti meticolosamente. Le case di nuova costruzione sono di buona fattura e negli ultimi anni sono apparse anche alcune villette con combinazioni di intonaci pregiati, graniti e giardini antistanti ben curati. Per quanto riguarda gli edifici pubblici e istituzionali si contano il Palazzo comunale, il Centro polivalente e di aggregazione sociale, la scuola elementare e un salone adibito a ricevimenti e feste che si trova nella piazza principale. Sono presenti e fruibili anche alcune strutture sportive, un campo di calcio, una palestra e alcuni campi da tennis. La comunità è unita e attiva nei settori del volontariato e dello sport. Esiste una squadra di calcio, una associazione culturale denominata “Sa Tèula”, in ricordo dell’antica attività di costruzione delle tegole che contraddistingueva il paese di Lodine, e un gruppo di canto a tenores che ha rispolverato la tradizione canora lodinese. I giovani, anche se molto legati alle tradizioni del proprio paese, si lasciano coinvolgere volentieri dalle musiche e dagli usi e modi di vita diversi. A Lodine crescono musicisti e artisti in genere, a dimostrare che la minuscola dimensione del paese non costituisce un freno per l’estro delle giovani generazioni.
Dalle tegole al Fiore Sardo L’economia di Lodine rispecchia quella degli altri centri della montagna barbaricina. L’attività prevalente è di gran lunga la pastorizia tradizionale che conta circa 50 addetti, per lo più allevatori di ovini (2100 pecore e 50 capre), ma anche di maiali (circa 300), alcuni cavalli e una cinquantina di vacche. I pastori di Lodine producono il formaggio Fiore Sardo, un alimento antichissimo e prodotto ancora oggi negli ovili con metodi arcaici. A protezione di questo derivato del latte è nato un consorzio che ha conquistato per il formaggio dei pastori della Barbagia il marchio DOP, di Origine Protetta. Una attività, oggi scomparsa completamente, che contraddistingueva l’economia di Lodine, era quella della produzione di tegole e mattoni a crudo che occupava numerosi operai fino agli anni Cinquanta del secolo scorso. Il modo di vita dei lodinesi è scandito dai tempi dettati dalle campagne e quindi si può definire rurale, pastorale e perfino tradizionale, ma non certo chiuso. I lodinesi sono stati, e sono ancora oggi, pastori transumanti; in gran numero emigrati, sia all’estero che in Italia, si spostano e hanno rapporti buoni con tutte le comunità del circondario. Oltre al settore agro-pastorale conta un discreto numero di addetti, una trentina, il settore del pubblico impiego e quello dell’industria, anche se Lodine, come tutti i centri della zona, soffre per il continuo stillicidio di serrate che contrassegna la crisi della piana industriale di Ottana. Anche se il paese è ancora privo di strutture ricettive e turistiche, escludendo due bar, e non usufruisce quasi per niente del flusso turistico, fiorente invece in altre zone della Barbagia; molti dei suoi abitanti, almeno 20, sono impiegati, quasi sempre con contratti stagionali, in questo settore, sia negli alberghi della Costa Smeralda che negli alberghi e ristoranti della zona. La disoccupazione giovanile, anche se non di dimensioni esorbitanti, spesso costringe i giovani a spostarsi e emigrare. Ma coloro che rimangono e scelgono di vivere in Barbagia possono essere impiegati, in attesa di una stabile occupazione, nei cantieri comunali operanti nella cura del verde e nella realizzazione di scavi e percorsi archeologici. Oggi gli occupati in questi cantieri sono circa 20.

Roverelle pressi di Lodine

“Sos muttos de harrasehare” A Lodine si parla un sardo barbaricino molto simile a quello parlato sia a Gavoi che a Mamoiada, caratterizzato dal cosidetto“colpo di glottide” e da una particolare intonazione. Durante le feste religiose più importanti e sentite, San Liberato, che si svolge dal 16 al 18 agosto, e San Giorgio, che si festeggia la seconda domenica di settembre, la popolazione si ritrova e si riunisce nei riti comunitari e conviviali che, accompagnati dalla musica dell’organetto, sfociano nel ballo tondo tradizionale. Il Carnevale è l’altro momento che coinvolge tutto il paese con le compagnie di maschere che vanno di casa in casa. Il Mercoledì delle Ceneri si porta per tutto il paese il fantoccio de Su Harrasehare e tutti gli uomini del paese, vestiti in genere con gli abiti scuri della vedovanza femminile, improvvisano sos muttos de harrasehare e vituperano il fantoccio che rappresenta in genere un personaggio pubblico che durante l’anno ha fatto parlare di sé. Il costume tradizionale di Lodine, per quanto riguarda gli uomini, assomiglia a quello di Fonni e Mamoiada con la sua pesante mastruca di pelle di pecora. Il costume femminile è conservato gelosamente in alcune case del paese ed è molto simile a quello indossato dalle donne di Mamoiada e a una delle vesti utilizzate a Gavoi. A Lodine nacque il 28 maggio 1774 padre Francesco Demelas, dei Frati Fatebenefratelli, morto a Cagliari in concetto di santità il 30 maggio 1851. Padre Demelas è sepolto sotto il pulpito della chiesa di Sant’Antonio Abate a Cagliari. L’Amministrazione comunale di Lodine ha promosso recentemente la pubblicazione di una raccolta di poesie in sardo scritte da poeti lodinesi di ieri e di oggi, fra i quali spiccano numerosi giovani. Da questa pubblicazione intitolata Dae sa bidda mia. Poesias de Lodine traiamo il componimento che Sarvadore Lai dedica al suo paese.

A sa bidda mia
A novighentos metros de altura,
Lodine est collocada in sa codina,
in mesu de funtanas cristallinas
chi finas su malaviu sana(n) e cura(n).

Logu distintu po villeggiatura,
de fronte a sa muntagna ‘e Bruncuspina,
respirande sa bella aria fina,
sa chi l’at regaladu sa natura.
Minore est sa comunidade,
appena battoghentos abitantes,
a causa chi meda che nd’at fora,
però, intro Lodine, a d’ogni ora,
semper cuntentos firman sos passantes
ca ses piena de ospitalidade.

Sarvadore Lai
da Autori vari,
Dae sa bidda mia. Poesias de Lodine


Su Harrasehare Lodinesu
Il Carnevale di Lodine si svolge il Mercoledì delle Ceneri (Merhulis de Lessia) e il protagonista del Carnevale è un fantoccio con una maschera di legno, scolpita da un artista locale, avente le fattezze o di un personaggio della comunità che durante l'anno si è distinto per un comportamento non ben accetto dal paese, oppure di un personaggio nazionale o internazionale che si è messo in evidenza con connotazioni negative. Il fantoccio è accompagnato da un corteo formato da un numeroso gruppo di uomini, per la maggior parte travestiti da vedove con gli abiti tradizionali locali, con il viso dipinto di nero che inscena una sorta di funerale. Sas Umpanzias vanno in giro con una maschera fatta di sughero che rappresenta un politico o un personaggio del luogo, sono vestiti di nero e si tingono il viso con il carbone. Sas Umpanzias durante il corteo portano il fantoccio, deriso e sbeffeggiato, di casa in casa dove si offre alla comitiva vino, pane, dolci e altri cibi (per lo più salumi) che arricchiranno il banchetto allestito in occasione del processo in seguito al quale il fantoccio sarà condannato al rogo. Secondo la tradizione solo la maschera di legno sarà salvata dalle fiamme, per essere conservata ed esibita nelle sfilate dei carnevali successivi.


Contatti

Comune di Lodine
via Oristano, 9 - tel. 0784 53492

Associazione culturale "Sa Teula e Su Harrasegare Lodinesu"
c/o Tomaso Crisponi
via Sardegna 3, Lodine - tel. 328 7027001 - 329 0533236




Murale a Lodine

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