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Le Vie della Sardegna :: Partendo da Sassari Turismo, Sagre Paesane, Cultura e Cucina Tipica Sarda. Turismo in Sardegna, itinerari enogastrononici e culturali, stagione 2014. B&B, Agriturismi, Hotel, Residence, Produttori Prodotti Tipici, informazioni e itinerari su dove andare, cosa vedere, dove mangiare, dove dormire sul Portale Sardo delle Vacanze. Sardegna Turismo 2014.


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Sassari :: Storia cultura e tradizioni della città dei Candelieri e della Cavalcata Sarda. Informazioni sull' enogastronomia e le ricette sassaresi.

Località Sarde > Sassari


Giardini Pubblici di Sassari, foto Le Vie della Sardegna.
Fontana di San Francesco, Giardini Pubblici Sassari, foto Le Vie della Sardegna.

Sassari
Città fondata nel XII secolo dalle popolazioni della zona costiera fuggite alle incursioni barbariche. Il suo nome è citato per la prima volta in un antico registro risalente al 1131. La cittadina è teatro di eventi festosi che ogni anno attraggono numerosi visitatori, come la famosa Cavalcata Sarda. L'economia è prevalentemente basata sul settore terziario.

Abitanti: 129.136
Superficie: kmq 547,38
Municipio: piazza del Comune, 1 - tel. 079 279337
Cap: 07100
Guardia medica: Via Sardegna 56 - tel: 079 2062222
Polizia municipale: via Carlo Felice, 8 - tel. 079 274100
Biblioteca: piazza Tola - tel. 079 2017500
Ufficio postale: via Brigata Sassari, 11 - tel. 079 2019311


Come Arrivare

Sassari - Olbia Strada statale 597: 100 km
Sassari - Golfo Aranci: 119 km
Sassari - Cagliari Strada statale 131: 210 km
Sassari - Porto Torres Strada statale 131: 18 km
Sassari - Alghero/Fertilia Strada statale 291: 35 km
Sassari - Cagliari/Elmas Strada statale 131: 200 km
Sassari - Palau Strada statale 200: 140 km
Sassari - S.Teresa Strada statale 200: 100 km

Stemma del Comune di Sassari

Sassari, capoluogo di Capo di Sopra, si è sviluppata in seguito ad un aggregamento di villaggi distinti, come dimostra la nomenclatura di alcuni monumenti quali San Pietro di Silki, San Giacomo di Taniga, San Giovanni di Boscove. Il nome della città è citato per la prima volta in un antico registro risalente al 1131, ritrovato nel monastero di San Pietro in Silki, ubicato in periferia. È indubbio che la città goda di una interessante stratificazione storica che la vede protagonista di ampliamenti e piani urbanistici susseguitisi fino agli anni contemporanei. L'eleganza delle sue vie commerciali, il fascino del centro storico con case medioevali su viuzze tortuose, le suggestioni degli altari barocchi in legno dorato all'interno delle chiese: numerose sono le attrattive di Sassari, distesa su un tavolato che guarda verso l'Asinara. Il tessuto del centro urbano gravita intorno alla cattedrale di San Nicola, la cui facciata fittamente ornata domina su un'area di recente interessata da scavi archeologici.
Sassari da Scoprire Città vivace, che alla bellezza unisce la virtù dell'ospitalità, Sassari è teatro di eventi festosi e animati che ogni anno attraggono numerosi visitatori. Il 14 agosto si celebra la festa dei Candelieri: i membri dei gremi - antiche corporazioni di arti e mestieri - accompagnano in processione da piazza Castello alla chiesa di Santa Maria di Betlem dieci imponenti ceri di legno decorati che rappresentano le rispettive categorie dei gremi. La festa, dalle origini antichissime, è dedicata alla Madonna Assunta. Sassari vive un appuntamento di puro spettacolo anche in occasione della celebre Cavalcata, che si svolge la penultima domenica di maggio in occasione dell'Ascensione, con esibizioni di abilissimi cavalieri impegnati in virtuosismi equestri. Non solo festa: la città è un rinomato centro di tradizioni enogastronomiche, che regalano piatti in grado di rendere indimenticabile una visita alla città. In primo luogo le lumache, preparate con ricette diversificate e saporite; ed anche la rinomata "ziminata", un prelibato piatto fatto con interiora di vitello arrosto.
La Città Sassari capoluogo della provincia più vasta d'Italia, è ubicata a nord ovest della Sardegna. Ha una popolazione Ab. 129.136 Estensione del territorio 546 kmq Altitudine 225 m l/m. E' la seconda città dell'isola per numero di abitanti ed è il terzo Comune d'Italia dopo Roma e Ravenna per estensione territoriale. Sorge su un tavolato calcareo inclinato verso il golfo dell'Asinara, ed è circondato da un territorio collinoso nella parte sud - est; tuttavia presenta anche un'ampia estensione pianeggiante denominata "Nurra" nella parte nord-ovest. Intorno ad un centro storico otto - novecentesco, la città dal 1837 si è estesa oltre le mura dando luogo a ben 13 borgate, con significativi insediamenti urbani, situate a raggiera verso il mare. La costa, che si estende per 32 km, è alta, frastagliata e sabbiosa e ricca di alcune note spiagge tra cui Platamona, Fiume Santo, Argentiera, e Porto Ferro che ne segnano i confini.Il clima è marittimo, mite e temperato. l suo territorio presenta vaste aree coltivate a orti, vigneti e uliveti, ed una parte ancora integra di macchia mediterranea. Qui si trovano alcune tipiche piante che caratterizzano l'intera isola, quali fra le altre il corbezzolo, il mirto, il lentischio e il cisto, che ne connotano il tipico profumo e il colore.
Il Territorio Essendo un Comune di considerevole vastità territoriale, Sassari presenta una varietà ambientale che alterna brevi tratti di spiagge bianche a decine di chilometri di scogliere aspre. Alcuni stagni offrono rifugio ideale per la riproduzione e la vita di rarissime specie di uccelli tra i quali il pollo sultano, ormai in estinzione nel resto dell'Italia, e presente qui e in poche altre zone dell'isola. A poca distanza dal centro urbano si apre il lago di Baratz, l'unico lago naturale della Sardegna, protetto da tamerici e pini, ambiente di un'avifauna simile a quella degli stagni, dimora del cinghiale sardo. Sul litorale nord - ovest si possono riscoprire antiche zone minerarie, sfruttate sin dai tempi dei Romani, quali l'Argentiera e Canaglia. Ma il mare è anche quello di Platamona, spiaggia tradizionale dei sassaresi, di Fiumesanto, di Lampianu, di Porto Palmas, di l'Argentiera e di Porto Ferro. Tra la città e il mare numerosi ambienti di notevole interesse naturalistico e le testimonianze archeologiche di un insediamento umano che risale almeno ai tempi del neolitico. A undici chilometri dalla città il monumento megalitico del Monte d'Accoddi, una grande struttura tronco-piramidale che non ha confronti nel resto dell'isola e in tutta l'area mediterranea, e che richiama l'architettura templare mesopotamica del terzo millennio a.C. E' facile inoltre apprezzare il fascino delle domus de janas (case delle fate) caratteristiche tombe ipogee e rupestri del neolitico e neoeneolitico sardo e degli innumerevoli nuraghi presenti nel territorio comunale. Interessanti inoltre i resti della presenza romana del II secolo d.C. e le numerose testimonianze medioevali presenti anche all'interno della cinta urbana.

Le Aziende di Sassari

I Bed and Breakfast, gli Agriturismi, i Ristoranti, le Attività Turistiche, le rivendite di Prodotti Tipici, i Percorsi Enogastronomici e le Degustazioni che offre il Comune di Sassari e i paesi vicini. Turismo Equestre e Diving, Le Fattorie Didattiche e tanto altro ancora................


Cantine Pisoni Via G.Garibaldi, 95  USINI (SS), Vini della Provincia di Sassari, dove comprare il vino in Provincia di Sassari, Il Vino di Usini (SS), Cagnulari Vino provincia di Sassari, Cantigos Cannonau di Usini, Laccheddos Vermentino di Sardegna.
Cantina Gianluigi Deaddis Azienda Agricola Vitivinicola, Via Leonardo da Vinci, 30 Sedini (SS). Ultana Isola dei Nuraghi IGT Rosso, Produzione e vendita Prodotti Sardi.
Tenute Dettori Località Badde Nigolosu, 07036 Sennori (SS), Vino di Sennori, dove degustare il Vino di Sennori, vino Provincia di Sassari, dove acquistare il vino a Sennori.
Ristorantino Bella Bè S.r.l. Via Usai, 8/a Sassari (SS), Ristoranti a Sassari, Dove mangiare a Sassari, trattorie pizzerie locande a Sassari, mangiare a Sassari, Turismo a Sassari.
Camelot Ristorante, Trattoria Cucina Tipica Sassarese,  Cucina Tipica Sarda, Locanda Camelot Sassari, Via Sebastiano Satta, 23 - 07100 Sassari, Ristoranti Trattorie Locande a Sassari, Camelot Trattoria a Sassari, turismo a Sassari, dove mangiare a Sassari.
Villa l'Ulivo B&B, Località: La Landrigga - Strada Vicinale Mastru Santu 18 - Sassari (SS), Dove dormir a sassari, B&B di Sassari, turismo a Sassari.
Kent'Annos Agriturismo, Sennori (SS), Agriturismi a Sassari, dove mangiare a Sassari, degustazioni di vino vicinanze Sassari.
Antica Dolceria Via Roma 19,  Sassari, Dolci Sardi dove comprare a Sassari, pasticcerie a sassari, dolci a sassari, rivendita dolci sardi sassari.
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Giardini Pubblici di Sassari, foto Le Vie della Sardegna

La Fontana di Rosello è un'architettura storica di Sassari, spesso identificata come simbolo della città, è collocata al centro della Valle del Rosello, sovrastata dal Ponte Rosello del periodo fascista, ed a piedi del sempre omonimo quartiere di Monte Rosello. La fontana attraverso il significato allegorico riassume il fluire del tempo, simboleggiato dalle dodici bocche, chiamate cantaros e con la presenza di quattro statue raffiguranti le stagioni. Agli inizi del Seicento la Fontana del Rosello costituiva una novità nelle sue forme derivate dai modelli e temi tardo-rinascimentali, che ne fanno un monumento unico in tutta la Sardegna. Le più antiche notizie sulla fontana di Rosello risalgono al 1295. L'importanza per l'approvvigionamento idrico della città è testimoniata dai numerosi interventi di manutenzione e restauro che la municipalità le ha rivolto nel corso dei secoli. Non si ha alcuna descrizione della configurazione medievale, fatta eccezione per la notizia che informa che l'acqua usciva da dodici cannelle di bronzo in forma di teste leonine. L'aspetto attuale è il risultato dei lavori di sistemazione avvenuti nel primo decennio del XVII secolo, che hanno dato al monumento le forme del Manierismo severo. Sebbene non vi siano elementi per collegare l'esecuzione dell'opera a un preciso nome o bottega, non è da escludere che alla sua realizzazione abbiano preso parte maestranze liguri, come di frequente accadeva per molti manufatti scultorei giunti o eseguiti in Sardegna nel XVII secolo. La fontana è composta da due corpi a cassone, di cui il superiore rientrato, con paramento in marmo bianco e partiture geometriche in marmo grigio; su tre lati al di sotto della cornice del cassone inferiore corre l'iscrizione dedicatoria che testimonia i lavori eseguiti tra il 1605 e il 1606 sotto il sovrano Filippo III, mentre il quarto lato è decorato a fogliame. Sugli angoli di ciascun cassone si innalzano le torri quadrangolari simbolo della città; un'ulteriore torre, circolare, più grande delle altre e con inciso lo stemma di Aragona, si trova sul lato del corpo inferiore rivolto all'abitato. L'acqua sgorga da otto mascheroni alla base della struttura - tre su ciascun lato maggiore e uno sui lati minori - e dalle statue agli angoli che rappresentano le stagioni. Queste, aggiunte nel 1828, sostituiscono le originali collocate nel 1603 e andate distrutte durante i moti antifeudali del 1795; di esse sopravvive solo quella raffigurante l'Estate, molto danneggiata e attualmente custodita all'interno del Palazzo Ducale. Anche le due arcate incrociate, alla cui sommità, su un plinto, stava la statua di San Gavino, sono andate perdute e ricostruite nel 1843, mentre la statua di San Gavino è una copia moderna dell'originale. Al di sotto della crociera una quinta statua, originaria, raffigura un dio fluviale sdraiato e testimonia dell'impostazione manieristica che caratterizzava tutto l'apparato scultoreo. La figura della fontana così configurata venne rappresentata per la prima volta dal pittore gesuita Giovanni Bilevelt nell'Incoronazione della Vergine, nell'altare del transetto d. della chiesa di Gesù e Maria (oggi Santa Caterina), dipinta entro il terzo decennio del Seicento.


Fontana di RoselloPiazza d'ItaliaPiazza TolaDuomo di Sassari

I 66 Comuni della
Provincia di Sassari

ALGHERO
ANELA
ARDARA
BANARI
BENETUTTI
BESSUDE
BONNANNARO
BONO
BONORVA
BORUTTA
BOTTIDDA
BULTEI
BULZI
BURGOS
CARGEGHE
CASTELSARDO
CHEREMULE
CHIARAMONTI
CODRONGIANOS
COSSOINE
ERULA
ESPORLATU
FLORINAS
GIAVE
ILLORAI
ITTIREDDU
ITTIRI
LAERRU
MARA
MARTIS
MONTELEONE ROCCA DORIA
MORES
MUROS


Un Candeliere durante la Discesa Sassari

I 66 Comuni della
Provincia di Sassari

NUGHEDU DI SAN NICOLO'
NULE
NULVI
OLMEDO
OSILO
OSSI
OZIERI
PADRIA
PATTADA
PERFUGAS
PLOAGHE
PORTO TORRES
POZZOMAGGIORE
PUTIFIGARI
ROMANA
SANTA MARIA COGHINAS
SASSARI
SEDINI
SEMESTENE
SENNORI
SILIGO
SORSO
STINTINO
TERGU
THIESI
TISSI
TORRALBA
TULA
URI
USINI
VALLEDORIA
VIDDALBA
VILLANOVA MONTELEONE

Fontana in Via Brigata Sassari, Città di Sassari

Faradda di li Candareri
(Discesa dei Candelieri)


Il 14 agosto si celebra a Sassari la solenne festa dei Candelieri. Si tratta di una processione devozionale durante la quale nove imponenti ceri lignei vengono trasportati da piazza Castello alla chiesa di Santa Maria di Betlem, nel cui altare sono deposti per ricevere la benedizione. L'origine di questa festa è antichissima: nasce come ringraziamento alla Vergine Assunta per aver liberato il popolo sassarese dal flagello della peste. La processione risulta documentata fin dal 1580, ma la sua istituzione potrebbe essere ben più remota, potendo considerarla come frutto di una mutuazione dalla tradizione culturale pisana, che nella seconda metà del Duecento esercitava la sua influenza in alcune zone della Sardegna. Ad incedere nelle vie sassaresi con questi oggetti votivi sono i vari rappresentanti dei "gremi", antiche associazioni corporativo-religiose istituite nel XVI secolo e da sempre vere animatrici dell'evento. A loro si deve, infatti, la conservazione di questa importante tradizione.
Il carattere votivo si è mantenuto inalterato nel tempo, conservando un profondo significato di gratitudine verso la Vergine ma anche propiziatorio per la vita futura. Così ogni anno si compie la "faradda", in sardo sassarese "discesa", dei Candelieri, eroicamente sostenuti dai rappresentanti dei Massai, Viandanti, Piccapietre, Muratori, Ortolani, Sarti, Calzolai, Contadini, Falegnami e Fabbri, che pur sorreggendo un peso gravoso eseguono movimenti ritmici con il corpo, quasi una vera e propria danza. La mattina della festa i rappresentanti dei gremi prelevano il proprio candeliere dalla cappella sede dell'associazione; nell'abitazione dell'"obriere di candeliere", massima carica del gremio, il cero viene riccamente addobbato con nastri colorati, fiori e ghirlande. Ogni candeliere è seguito dai componenti del gremio che procedono in ordine gerarchico.








Cavalcata Sarda


La penultima domenica di maggio la città di Sassari è teatro di una delle più importanti rassegne folkloristiche della Sardegna. La manifestazione è una preziosa occasione per ammirare, in un percorso che si snoda lungo le strade del centro storico, i magnifici colori degli abiti e dei gioielli tradizionali dei paesi di quasi tutta l'isola. È una cerimonia diversa, profana, dove non è solo la religione ad essere protagonista, ma anche i costumi, i canti, i suoni, le danze e i cavalieri con le loro spettacolari acrobazie. La Cavalcata, arrivata nel 2009 alla sua centodecima edizione, nella sua versione attuale ricorda la sfilata organizzata il 20 aprile 1899 in onore di Umberto I di Savoia e sua moglie Margherita, arrivati nel capoluogo del Capo di Sopra per l'inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele II. Nella sua "Storia di Sassari", però, Enrico Costa ricorda che già nel 1711, negli ultimi anni di dominazione spagnola, il Consiglio Comunale deliberò una "cavalcata" in onore del re Filippo V, cui partecipò tutta la nobiltà sassarese, orgogliosa di mettere in mostra i propri costumi e tradizioni. Solo dagli anni '50, in realtà, la manifestazione ha assunto un carattere turistico, arrivando a diventare uno degli appuntamenti più importanti del folklore in Sardegna, insieme a Sant'Efisio a Cagliari e al Redentore a Nuoro.
La manifestazione si apre con la sfilata mattutina, cui partecipano gruppi provenienti da tutta la Sardegna, con migliaia di figuranti in abito tradizionale che procedono a piedi, sulle traccas (i caratteristici carri addobbati con fiori e oggetti della quotidianità) o a cavallo in un itinerario che attraversa tutta la città, dalla periferia fino a Piazza d'Italia. Il pomeriggio i visitatori possono assistere alle acrobazie dei cavalieri che si lanciano in una corsa sfrenata in ardite pariglie, secondo una consuetudine radicata nei secoli. Infine la sera i gruppi che hanno partecipato alla processione si ritrovano in Piazza d'Italia per esibirsi sulle note di launeddas e fisarmoniche nei tipici balli sardi. Una giornata di festa, in cui l'identità del popolo sardo si concretizza in una tavolozza infinita di colori, di sonorità senza tempo e acrobazie audaci. Un'atmosfera familiare e affascinante che sorprende ogni anno e rende immortali usi e costumi di questa terra magica.





Storia di Sassari, informazioni turistiche e curiosità sulla città.

Le tracce risalenti all'età preistorica presenti nell'attuale territorio del comune, sono concentrate verso Porto Torres. Si ritiene che in età romana Sassari costituisse il retroterra di "Turris Libissonis", l'attuale Porto Torres, quando questa colonia romana attraversava il periodo della sua massima importanza. L'attuale centro fu fondato nel XII secolo dalle popolazioni della zona costiera fuggite dalle incursioni barbariche. Il nome Sassari è citato per la prima volta in un antico registro risalente al 1131 ritrovato nel monastero di San Pietro in Silki, situato nella periferia della città. Lo sviluppo del villaggio venne favorito dalla posizione particolarmente felice, al centro del giudicato di Torres. All'inizio del Duecento Sassari ebbe un notevole sviluppo, durante tutto il secolo avvenne la sua lenta emancipazione e la formazione di una cultura urbana, grazie alla sempre crescente importanza economica della città che costituiva un punto di riferimento negli scambi commerciali, prima dei mercanti pisani e poi dei genovesi. Nel 1294 si costituì il comune di Sassari e vennero promulgati gli "Statuti sassaresi" che regolavano i rapporti della vita politica e amministrativa della città. Il periodo della dominazione aragonese fu segnato da ribellioni causate dall'imposizione di restrizioni della libertà, di lotte per il predominio tra i catalani, i Doria e i giudici d'Arborea e, a causa delle incursioni dei barbari e la conseguente diminuzione dei traffici e delle esportazioni, la città dovette sopportare frequenti carestie. Nel 1410 riconquistò la sua posizione dominante nel nord Sardegna e nel 1421 il parlamento riconobbe alla città i propri privilegi, compresi gli "statuti" che rimasero in vigore sino al 1771. Durante il regno sabaudo si ebbero segni di ripresa nello sviluppo dell'economia agricola, grazie a nuove colture come l'olivo, dei commerci e della vita cittadina. Risale a questo periodo la costruzione del Palazzo Ducale. Il periodo dell'Ottocento fu caratterizzato da continui scontri tra conservatori e democratici, in questo periodo Sassari acquisì la fama di città repubblicana. Nel 1851 venne fondata da artigiani e operai la "società operaia di mutuo soccorso". Dal secondo dopoguerra ad oggi la popolazione è pressochè raddoppiata, da 72.000 agli attuali 129.000 abitanti. La città ha manifestato una discreta vivacità culturale e politica. Ubicata a 225 metri sul livello del mare nel nord-ovest della Sardegna, al centro di un tavolato calcareo che digrada verso il golfo dell'Asinara, il suo territorio si estende per circa sessanta ettari. E' la seconda città dell'isola per numero di abitanti e il terzo comune d'Italia per estensione territoriale.
Per la vastità del territorio presenta una varietà che alterna tratti di spiagge bianche, come quella di Platamona e Stintino, e chilometri di coste frastagliate. Poco distante dal centro urbano si trova il lago di Baratz, l'unico lago naturale della Sardegna. L'economia è basata sul settore terziario, affiancata dalle produzioni agricole. Particolarmente sviluppate quella olearia, vinicola, ortofrutticola e casearia.

Tradizioni e Appuntamenti di Sassari

La Cavalcata sarda risale al 1899 durante una visita del re a Sassari, venne ripresa nel 1951 e da allora si svolge tutti gli anni nella seconda metà del mese di maggio. E' una delle più suggestive manifestazioni, durante la quale è possibile ammirare le spericolate corse di cavalli chiamate pariglie e i costumi tradizionali provenienti da tutta la Sardegna. Oggi è inserita, con altre iniziative, all'interno di una rassegna folcloristica chiamata maggio sassarese.
La discesa dei Candelieri, chiamata anche "la festa grande" dei sassaresi, è la manifestazione più spettacolare della città. La festa in onore della Vergine Assunta si celebra alla vigilia di Ferragosto, quando nove ceri di circa 200-300 chili di peso ciascuno, adornati da nastri di raso variopinto, attraversano il centro della città. Essa trae origine dal rito pisano dell'offerta della cera risalente al XIII secolo, ma durante i secoli si è trasformata in voto della città come ringraziamento alla Madonna per la fine delle pestilenze del XVI secolo.
Mostra mercato dell'antiquariato
Ultima domenica di ogni mese, solo la mattina fino alle 14:00 (escluso il mese di agosto).
E' la mostra dell'antiquariato, delle arti e dei mestieri, del collezionismo e delle curiosità. Si svolge nel centro storico, in piazza Santa Caterina. Gli antiquari espongono oggettistica e mobili, si esibiscono in dimostrazioni pratiche maestri vetrai, intagliatori del legno, artisti del pane e ceramisti.
I riti della Settimana Santa
marzo - aprile
Le confraternite, di antichissime origini, nella settimana precedente la Pasqua, organizzano le processioni che attraversano il vecchio centro cittadino al suono del tamburo.
Sassariestate
giugno - agosto
Le serate sassaresi, sono animate da spettacoli teatrali, musica, concerti, cinema all'aperto e rassegne cinematografiche.
Festa in onore di Maria SS. della Mercede
4 ottobre
La popolazione, indossando gli antichi costumi di foggia spagnola delle confraternite e delle maestranze locali "Gremi", accompagna il simulacro della Vergine in una spettacolare processione con fiaccolata. Le solenni celebrazioni religiose si svolgono nella chiesa di San Giuseppe.
Festa di San Nicola
6 di Dicembre
Festa del patrono della città con solenni cerimonie religiose al termine delle quali si rinnova la tradizione della "dote di S. Nicola", con la quale viene fatta una donazione di denaro a tre future spose. Questa tradizione si riferisce ad una analogo evento attribuito a San Nicola, vissuto nel IV secolo e vescovo di Mira, nei confronti di tre orfane di questa città dell'Asia Minore.






Sassari Piazza Azuni maggio 2014
Sassari, industria abbandonata in località Argentiera
Sassari, industria abbandonata in localita Argentiera

Miniera dell'Argentiera

Come arrivare Dopo l'uscita da Sassari verso la SP dell'Argentiera, si attraversa il territorio della Nurra, parzialmente bonificato, fino al villaggio rurale di Palmadula dove si imbocca la strada per Porto Palmas. La miniera dell'Argentiera è situata in una felice posizione, dove si concludono due piccole valli separate da un'altura che domina l'agglomerato nella cala di San Nicolò.
Descrizione Interessata nel 1838 da un'avventurosa esplorazione dello scrittore francese Honoré de Balzac, finita in modo estremamente negativo, la miniera fu rilevata a metà Ottocento da una società belga, alla quale subentrò la Società di Corr'e boi, che la dismise nel 1963. La fase più fortunata dell'Argentiera arriva fino agli anni Quaranta anche con una notevole espansione di costruzioni. I tre nuclei principali Miniera Vecchia, Plata e Argentiera sono vicini al mare con un andamento articolato delle strade, derivato dalle curve di livello del territorio. Il primo insediamento si è sviluppato a monte lungo i lati della strada, mentre il successivo nucleo della laveria e degli impianti industriali verso il mare hanno favorito la nascita di uno spiazzo, che oggi appare stravolto da discutibili interventi: una sorta di rotonda con un arredo urbano del tutto stonato rispetto alle preesistenze, derivata da un piano di conversione turistica, bloccato nel 1981 dal pretore di Sassari per irregolarità e abusi. Vi sono poi gli edifici isolati - l'asilo, la chiesa, il cinema, la foresteria - e disseminati in un ampio spazio. La singolarità dell'Argentiera è dato dalla laveria, realizzata con un materiale del tutto insolito - il legno pitch-pine - per rendere più leggera la struttura e più facili le sostituzioni di parti deteriorate. L'esterno presenta una serie di volumi aggregati a livelli diversi, mentre l'interno, ormai abbandonato, conserva ancora elementi meccanici degradati. Sono interessanti anche alcune costruzioni legate al linguaggio razionalista: la sede della direzione rivela modi aggiornati e funzionali, con volumi geometrici su 'pilotis' e finestre in lunghezza, la copertura a terrazza e ringhiere metalliche. Contrariamente al solito, la palazzina non sovrasta l'agglomerato ma è riparata sotto un costone parallelamente alla vallata, per evitare i venti prevalenti. Conserva ancora le palme come elemento distintivo del verde circostante. La chiesa, invece, costruita negli anni Quaranta al culmine di una lunga scalinata, domina l'insediamento, mentre il cinema è collocato a ridosso del mare. Anche il dopolavoro è costruito razionalmente e si adatta all'andamento semicircolare del sito in cui sorge, oggi pesantemente alterato dagli interventi di ristrutturazione turistica. Gli edifici residenziali, in genere a due piani, sono variamente distribuiti intorno agli impianti principali ed hanno in genere volumi semplici e sottolineati da avancorpi, nel caso delle abitazioni plurifamiliari risalenti al primo Novecento. La miniera fa parte del Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna, riconosciuto dall'UNESCO.
Storia degli studi La miniera è compresa nelle principali opere sull'archeologia industriale in Sardegna.

Le vecchie miniere sono in disuso dagli anni Sessanta.
Il restauro dopo anni di abbandono.
Sette milioni di euro per restaurare una parte dell'antico borgo minerario.
Iniziato il recupero dell'Argentiera
La laveria diventa un museo.

La vecchia ragnatela di legno diventerà il museo della miniera. E. iniziato il restauro di una delle strutture più affascinanti dell'isola, la laveria dell.Argentiera. La struttura sarà recuperata dopo anni di incuria e abbandono, grazie al grande progetto di riqualificazione della borgata che ha preso il via negli ultimi mesi (2010 Giunta del Sindaco Gianfranco Ganau). In tutto saranno spesi 7.600.000 euro per rimettere a nuovo la laveria e il pozzo Podestà. Il cantiere, che si dovrebbe chiudere entro l'estate del 2009, interesserà anche la piazzetta circolare e la stradina che porta alla spiaggia costeggiando la laveria. Sarà anche riqualificato il parcheggio all'ingresso della borgata. Per arrivare all'inizio dei lavori è stato necessario superare una miriade di ostacoli. Gran parte dovuti a questioni legate alle pro- prietà degli immobili. La situazione si è sbloccata con la cessione al Comune della laveria e del pozzo Podestà da parte della società proprietaria degli edifici minerari. Il restauro è stato concordato con la Soprintendenza ai beni architettonici e rispetta la storia e la funzione delle diverse strutture. Il complesso della laveria ospiterà un museo dedicato alle vicende e alle suggestioni di questa borgata minieraria che sta tornando a nuova vita. (pm)


Come sarà la laveria al termine dei lavori







Da Lampianu a Porto Palmas con i nuovi percori naturalistici realizzati dal Comune
Nei sentieri sul mare di fuori alla scoperta della costa ovest

Migliorare l'accessibilità e la godibilità dell'ambiente costiero del Comune di Sassari, in particolare l'area tra Alghero e Stintino, caratterizzata da un bellissimo paesaggio. È questo lo spirito che ha caratterizzato l'intervento realizzato dall'Assessorato all'Ambiente per l'attivazione di una rete di percorsi turistici differenziati, in parte carrabili e in parte pedonali, che dalle frazioni dell'Argentiera, Palmadula, La Petraia e Biancareddu, consente di raggiungere e di poter fruire di luoghi di notevole interesse come spiagge e siti di pregio.


Spiagge del Comune di Sassari come arrivare.


Cala dell'Argentiera La Cala dell'Argentiera si trova nella località omonima, nel comune di Sassari, ed è raggiungibile percorrendo la strada che da Porto Torres conduce fino a Palmadula.
Lampianu Lampianu si trova nella località omonima, nel comune di Sassari. E' raggiungibile percorrendo la strada provinciale 57 in direzione Stintino.
Porto Ferro La spiaggia di Porto Ferro, limite settentrionale della riviera del Corallo, si estende per circa 2 km, dominata da tre torri di avvistamento spagnole risalenti al XVII secolo. E' ricoperta da una sabbia color ocra i cui granelli si mescolano, a tratti, con conchiglie; qua e là affiorano degli scogli. La bella cala attrae ogni anno un numero consistente di bagnanti per vari motivi. Il primo risiede nella sua bellezza, data dalle acque terse e cristalline che penetrano nella profonda insenatura giocando con la riva sabbiosa e con gli scogli in trachite rossa. Poi bisogna considerare il fatto che la spiaggia sia incorniciata da una magnifica distesa verde, pineta che la collega con il vicino lago di Baratz, l'unico naturale di tutta la Sardegna.
Come arrivare Porto Ferro si trova nella località omonima, nel comune di Sassari, ed è raggiungibile percorrendo la strada 55 bis, quindi svoltando all'indicazione per Porto Ferro.
Informazioni e servizi In questa scenografica posizione, la spiaggia di Porto Ferro dispone di un ampio e capiente parcheggio dove è consentito anche far sostare i camper, mezzi prediletti da chi ami vivere vacanze itineranti spostandosi da un luogo all'altro in assoluta indipendenza. Lo stesso spirito muove anche i campeggiatori, che nella cala possono disporre di un'area per il camping. Quando il mare è mosso dal vento regala grande divertimento a chi pratica wind surf e surf, mentre nelle giornate calme è l'ideale per noleggiare un patino ed esplorare il bel tratto costiero. Il mare inoltre, molto pescoso, è meta prediletta dai subacquei. La spiaggia di Porto Ferro è di facile accesso per i diversamente abili.
Porto Palmas Porto Palmas si trova nella località di Palmadula, nel comune di Sassari, ed è raggiungibile percorrendo la strada che da Porto Torres conduce fino a Palmadula; bisogna proseguire sulla provinciale 18 in direzione Argentiera quindi imboccare una stradina sterrata che conduce alla spiaggia.
Rena Majori della Nurra Rena Majori si trova nella località di Lampianu, nel comune di Sassari. Per raggiungerla bisogna percorrere la strada provinciale 57 in direzione Stintino ed imboccare, 800 metri dopo il bivio per Lampianu, la strada che conduce all'ex villaggio turistico Nurra; da qui proseguire per 400 metri quindi svoltare a destra e percorrere 500 metri di strada sterrata, che conduce ad uno spiazzo.
Spiaggia di Pilo La spiaggia di Pilo confina con lo Stagno di Pilo, nel comune di Sassari. E' raggiungibile percorrendo la strada provinciale 57 per Stintino e imboccando, a destra, una strada che fiancheggia per 2 km la centrale eolica, il cui ingresso segna anche quello per la spiaggia, a sinistra.
Spiaggia di Fiume Santo (dove troverete nell'estate 2014, 60 metri di arenile dedicati alla spiaggia per cani di Sassari) La spiaggia di Fiume Santo è ubicata nel tratto di arenile compreso tra la Centrale Elettrica di Fiume Santo e la spiaggia Pilo che prende nome dall'omonimo stagno con cui confina. La strada quindi da percorrere per raggiungere questa spiaggia dedicata agli amici a 4 zampe é la stessa della Spiaggia Pilo.


Informazioni turistiche:
Località Balneari della Provincia di Sassari, dove andare e come arrivare.

Sassari, località Argentiera
Costa rocciosa nella Nurra a Lampianu
Torre di Bantine Sale e promontorio di Porto Ferro
Sassari, spiaggia in località Lampianu
Sassari, Porto Ferro, paesaggio marino
Sassari, spiaggia di Platamona

Le tradizioni Non si hanno notizie precise sul costume di Sassari: esso è stato recentemente ricostruito grazie al lavoro di ricerca promosso dal Liceo scientifico “Guglielmo Marconi” di Sassari. È stato possibile ricostruire gli abiti maschile e femminile in uso nella classe popolare a metà del XIX secolo: da sempre, infatti, in città le classi medie (borghesi, mercanti ecc.) e le classi alte seguivano la “moda europea”, ossia vestivano con abiti le cui fogge (e manifatture a volte) provenivano dal paese dominante di turno (Spagna, Piemonte). Per l’abito femminile quotidiano, vestito dalle popolane, si è utilizzata una tempera della Collezione “Luzietti” conservata presso la Biblioteca universitaria di Cagliari, raffigurante una popolana (ritratta di fronte e di spalle a figura intera). Questo abito è somigliante a quelli in uso nei paesi circostanti (ad esempio Codrongianos) e ancora conservato con alcuni esemplari, per esempio ad Ittiri. I gioielli dovevano essere quelli tipici sardi: principalmente bottoni in filigrana o lamina d’argento con pietra rocca o celeste alla sommità. L’abito maschile ricostruito è quello festivo degli ortolani sassaresi benestanti e dei massai (gli zappatori ed il ceto popolare povero avevano, pare, un costume severo e scuro). L’abito è molto simile al costume maschile di Villanova Monteleone, di Ittiri, di Cossoine e altri centri del Sassarese. A distinguerlo dagli abiti in uso nei centri logudoresi erano il copricapo ed alcune sopravesti. Il copricapo è una cuffia in panno rosso anticamente diffusa nell’Italia rinascimentale e sopravvissuta a Sassari: la sopraveste che caratterizza l’abito sassarese è il cugliettu, ossia un giustacuore scollato terminante in basso con diverse falde che toccano il ginocchio, confezionato in pelle scamosciata color giallo, spesso pelle di cervo o di daino. Questo elemento si trova ancora utilizzato nelle “divise” dei novizi del Gremio dei Viandanti. I Gremi sono le corporazioni di arti e mestieri sorte nel Medioevo come in tante altre città italiane e europee; a Sassari nel tempo il loro ruolo nell’economia della vita quotidiana si è rafforzato grazie alla componente religiosa, soprattutto in occasione delle pestilenze nei secoli XVI e XVII. Le corporazioni celebravano di norma una festa in onore del loro santo patrono e partecipavano coralmente alle celebrazioni diocesane più importanti offrendo dei grandi ceri. Con il passare del tempo ai ceri si sostituirono delle colonne di legno, i cosiddetti “candelieri”, abbelliti da immagini sacre dipinte, decorazioni scultore, ghirlande e nastri. Con la pestilenza del 1652 e il voto alla Vergine Assunta i Gremi diventarono protagonisti dell’evento religioso, in rappresentanza di gran parte della popolazione: da allora sono loro che annualmente rinnovano il voto alla Vergine. Nel tempo il numero dei Gremi partecipanti alla processione del 14 agosto è aumentato; oggi vi partecipano il Gremio dei Fabbri (Frairaggi in sassarese) sotto il patronato di Sant’Eligio e con cappella nel Duomo; il Gremio dei Piccapietre (Piccapiddreri) sotto il patronato della Madonna della Salute e con cappella nella chiesa di Santa Maria di Betlem; il Gremio dei Viandanti sotto il patronato della Beata Vergine del Buoncammino e con cappella nella chiesa di Sant’Agostino; il Gremio dei Contadini (Zappadori) sotto il patronato di San Giovanni Battista e con cappella nella chiesa di Santa Maria di Betlem; il Gremio dei Falegnami (Masthri d’ascia) sotto il patronato di San Giuseppe da Copertino e con cappella nella chiesa di Santa Maria di Betlem; il Gremio degli Ortolani (Orthurani) sotto il patronato della Madonna di Valverde e con cappella nella chiesa di Santa Maria di Betlem; il Gremio dei Calzolai (Cazzuraggi) sotto il patronato di Santa Lucia e con cappella nel Duomo; il Gremio dei Muratori (Frabbiggamuri) sotto il patronato della Madonna degli Angeli e cappella nella chiesa di Santa Maria di Betlem; il Gremio dei Sarti (Trapperi) sotto il patronato della Madonna di Monserrato e cappella nella chiesa di Santa Maria di Betlem; infine il Gremio dei Massai sotto il patronato della Madonna delle Grazie e con cappella nella chiesa di San Pietro in Silki. Altri Gremi che non partecipano al momento alla processione dei Candelieri sono quello dei Macellai, quello di San Cristoforo e quello della Madonna della Mercede. La città di Sassari vive due principali eventi, vere feste di popolo, una nella tarda primavera e in una piena estate. La prima manifestazione, la Cavalcata sarda, ha carattere laico, la seconda, la Discesa dei Candelieri, è invece una processione religiosa. Nella penultima domenica di maggio la città è teatro della Cavalcata sarda, che dal 1951 è organizzata con cadenza annuale. La prima edizione si colloca nel 1899: fu una parata di figuranti a cavallo, uomini e donne di tutti i villaggi della provincia di Sassari (che allora si estendeva fin sotto Nuoro) nei tradizionali abiti della festa, che sfilarono per rendere omaggio ai regnanti Umberto I e Margherita in visita a Sassari.





La manifestazione, a carattere laico, consiste oggi nella sfilata di gruppi folcloristici provenienti da varie zone della Sardegna che, a piedi o a cavallo e indossando i propri costumi tradizionali, mostrano al pubblico aspetti etnografici ed eno-gastronomici della cultura sarda. Il 14 agosto ricorre la Festha Manna, ossia la “Festa grande”. Nel corso Vittorio Emanuele passa la Faradda di li candareri, la “Discesa dei candelieri”, processione che inizia nel secondo pomeriggio in Piazza Castello e si conclude nella chiesa di Santa Maria di Betlem verso mezzanotte. Una messa, schierati i candelieri nella navata, viene celebrata a chiusura per sciogliere il voto alla Vergine Assunta che nel 1652 salvò la città dalla peste. I cittadini partecipano numerosi e il posto d’onore lo hanno i diversi Gremi, i cui portatori hanno per ore fatto “ballare” festosamente sulle proprie spalle i candelieri riccamente ornati. Il rullo dei tamburi accompagna la discesa nel corso dei Gremi che seguono il proprio candeliere in spalla ai portatori. La festa è molto sentita dalla popolazione, che per l’evento si riversa nelle vie del centro storico interessate dal percorso processionale dal primo pomeriggio sino a tarda notte. Le due manifestazioni sono capaci di richiamare da decenni molti turisti italiani e stranieri. Da non dimenticare è anche la Settimana Santa. A Sassari la Pasqua vede molto attive le confraternite storiche, impegnate nelle processioni che scandiscono i sette giorni antecedenti la Resurrezione. Sono attive 5 confraternite: Confraternita di Santa Croce (la più antica.), dei Servi di Maria, dell’Orazione e Morte, del Santissimo Sacramento e dei Misteri.





I personaggi illustri
Sassari ha dato i natali, dal Medioevo all’età contemporanea, a personaggi che si sono segnalati a livello regionale e nazionale in vari campi, dalle scienze alle lettere, dalla medicina alla politica, alle arti. Negli ultimi quattro secoli la città ha anche ospitato, per periodi più o meno lunghi, noti cattedratici presso l’Università turritana o l’ospedale “SS. Annunziata”.
Ricordiamo dapprima i personaggi storici e le personalità non più in vita: Michele Zanche (Sassari prima metà del XIII secolo-1275) fu un politico vicino a Enzo re di Sardegna, collocato da Dante nell’Inferno tra i barattieri; Angelo Marongiu (Sassari prima metà del XV secolo-1479) fu capitano d’armi e feudatario del Meilogu, combatté contro Leonardo Alagon nella battaglia di Macomer e morì vittima di una congiura; Salvatore Alepus (Valencia prima metà del XVI secolo-Sassari 1566) fu arcivescovo di Torres, teologo apprezzato durante il Concilio di Trento e poeta; Gavino Sambigucci (Sassari rima metà del XVI secolomorto
dopo il 1570) fu medico e umanista, accademico bocchiano a Bologna e protetto dell’Alepus; Gerolamo Araolla (Sassari prima metà del XVI secolo-Roma 1615) fu sacerdote e rinomato poeta, tra i primi a scrivere in sardo; Antonio Canopolo (Sassari 1540-Oristano 1621) fu sacerdote e ricoprì la carica di arcivescovo d’Oristano, a Sassari aprì la prima tipografia (1616) e vi fondò un collegio di studi (1619); Domenico Alberto Azuni (Sassari 1749-Cagliari 1827) fu insigne giurista, celebre la sua opera sul diritto marittimo internazionale edita a Parigi tra il 1795 e il 1796; Pasquale Tola (Sassari 1800-Genova 1874) fu giurista e autore di importanti opere storiografiche; suo fratello Efisio Tola (Sassari 1803-Chambéry 1833), fu militare e fervente mazziniano: coinvolto nei moti del 1830-31, fu fucilato; Giovanni Antonio Sanna (Sassari 1819-Roma 1875) fu imprenditore, politico e mecenate delle arti;
Enrico Costa (Sassari 1841-1909) fu letterato e storico: autore di romanzi e libretti d’opera, è ricordato per la monumentale opera storica Sassari, dedicata alla sua città; Luigi Canepa (Sassari 1849-1914) fu un apprezzato musicista: allievo di Saverio Mercadante, autore di alcune opere e numerose romanze; Luigi Falchi (Sassari 1873-1940) fu giornalista e critico letterario, a Roma fece parte della segreteria del deputato Francesco Cocco Ortu e fu poi Assessore della Pubblica Istruzione nella giunta comunale di Roma sotto il sindaco Nathan; Pompeo Calvia (Sassari 1857-1919) fu un apprezzato poeta dialettale e grande animatore della vita culturale cittadina; Salvator Ruju (Sassari 1878-1966) fu poeta e letterato di livello nazionale (seguì Angelo Sommaruga e fu lodato da Gabriele D’Annunzio), con lo pseudonimo di Agniru Canu dal 1928 pubblicò poesie dialettali a Sassari; Mario Sironi (Sassari 1885-Milano 1969) fu pittore di livello nazionale: aderì al Futurismo e al gruppo “Novecento” (1922); Giuseppe Biasi (Sassari 1885-Adorno Micca 1945) fu celebre pittore e aderì alla Secessione romana (1913): viaggiò molto in Africa settentrionale e si interessò molto all’artigianato, considerato un’arte applicata ricca di significato; Annunzio Cervi (Sassari 1892-Bassano del Grappa 1918) fu poeta ed entrò nel cenacolo napoletano “La Diana”: durante la Prima guerra mondiale guadagnò due medaglie d’argento e morì poi sul Monte Grappa; Edina Altara (Sassari 1898-Lanusei1983) fu pittrice e ceramista: figura poliedrica di artista, allieva di Biasi, introdusse per prima il collage in Sardegna e collaborò con la ditta Lenci; Eugenio Tavolara (Sassari 1901-1963) fu un rinomato scultore e critico d’arte: si occupò molto dell’artigianato artistico, che rilanciò nel secondo dopoguerra; Fernando Clemente (Sassari 1917-Cagliari 1988) fu architetto e urbanista: allievo di Giovanni Michelucci, progettò numerosi edifici in Sardegna e in Italia; Mario Berlinguer (Sassari 1891-Roma 1969) fu avvocato e politico: entrò giovanissimo nella politica sassarese, aderendo ai gruppi repubblicani, si oppose al fascismo e nel dopoguerra fu deputato socialista fino al 1963; Enrico Berlinguer (Sassari 1922-Padova 1984) fu segretario generale del Partito Comunista Italiano dal 1972 fino alla morte; Antonio Segni (Sassari 1891-Roma 1972) è stato il quarto presidente della Repubblica dall’elezione del 6 maggio 1962 sino alle dimissioni volontarie del 6 dicembre 1964; Antonio Pigliaru (Orune 1922-Sassari 1969) fu giurista e filosofo del diritto: da ricordare la sua interpretazione dei problemi socio-economici delle zone interne della Sardegna, che inquadrò e tentò di spiegare nell’ambito della propria visione etico-politica. Tra i personaggi contemporanei che a Sassari hanno avuto i natali o che dalla città sono stati “adottati”, colpisce il numero di protagonisti della politica nazionale: Giovanni Berlinguer (Sassari 1924) europarlamentare, già dirigente del Pci e dei Democratici di Sinistra, oggi in Sinistra Democratica; Luigi Berlinguer (Sassari 1932), già ministro dell’Istruzione, rettore dell’Università di Siena e membro laico del CSM; Sergio Berlinguer (Sassari 1934) ha rivestito le cariche di ambasciatore e ministro, segretario generale della Repubblica; Gavino Angius (Sassari 1946), già senatore, dirigente del Pci e dei Ds, ora nel Partito Democratico; Francesco Cossiga (Sassari 1928) politico, giurista e docente: ha ricoperto le cariche di deputato e di senatore della Dc, di presidente del Consiglio dei ministri e di ottavo presidente della Repubblica dal 1985 al 1992; Arturo Parisi (San Mango Piemonte, presso Salerno, 1940) è docente e politico: deputato, è stato sottosegretario alla Presidenza nel Governo Prodi I e ministro della Difesa nel Governo Prodi II (2006-2008), dirigente de I Democratici, della Margherita e oggi del Partito Democratico; Bruno Dettori (Sassari 1941) è docente universitario e politico: ha ricoperto le cariche di senatore e di sottosegretario all’Ambiente nel Governo Prodi II (2006-2008); Luigi Manconi (Sassari 1948) è politico, sociologo e giornalista: già segretario nazionale dei Verdi, è stato sottosegretario alla Giustizia del Governo Prodi II (2006-2008); Piero Testoni (Sassari 1951) è deputato e dirigente del Pdl: responsabile della comunicazione a livello nazionale, è impegnato per il partito anche a livello regionale; Mariotto Segni (Sassari 1939) è politico e docente: è stato consigliere regionale, parlamentare nazionale (la prima volta nel 1976) ed europeo; Bianca Pitzorno (Sassari 1942), scrittrice, è autrice soprattutto di romanzi per ragazzi; Salvatore Mannuzzu (Pitigliano 1930) scrittore, magistrato e politico, è stato magistrato fino al 1976 e deputato fino al 1987: ha al suo attivo numerosi romanzi vincitori anche di premi importanti come il “Viareggio” e il “Grinzane Cavour”; Antonello Grimaldi (Sassari 1955) è attore e regista con all’attivo varie pellicole: come attore Nulla ci può fermare (1990), Il cielo è sempre più blu (1995), Ecco fatto e Come te nessuno mai (di Gabriele Muccino), Guardami (di Davide Ferrario, 1999), come regista Asini (1999), Un delitto impossibile (2000), Caos calmo (2008).




LI CANDALERI
Li candaleri farani in piazza,
cun li vetti di rasu trimulendi;
fattu fattu li borri cu la mazza
e lu sindaggu in mezzu saluddendi.
Tutti saludda senza distinzioni,
finza li bandareddi di lu vinu.
Arruglia lu tamburu di cuntinu
e lu piffaru sona li canzoni.
Lu piffaru chi poni l’alligria
e accumpagna li setti candaleri
finza a la gianna di Santa Maria.
Inchiddà ni l’istrazzani li vetti
e zi l’entrani in gesgia più lizzeri
in mezzu a li vaggiani e a li
cuglietti.

POMPEO CALVIA




SIRINADA
Passù in carrera pa tè,
pa fatti la sirinada.
Chi bedda notti isthillada!
Canta luzi in zeru v’è!
Si abà se’ sonnïendi,
sunnièggiadi a me soru.
Cansamiru chisthu doru,
no mi lassà suipirendi.
Passu in carrera pa te.
La ghiterra sona e dizi
lu ghi suffru a tutti l’ori.
Pigliadiru lu me cori,
fallu pa sempri firizi.
La ghiterra torra a dì
ch’edda puru è affriggida.
No è vida la me’ vida.
si tu no m’ami, Rusì.
Passu in carrera pa tè.
Si abà sei isciddada
dammi un signari d’amori:
gettami soru un fiorì
da la pasthera incantada.

AGNIRU CANU
(
Salvator Ruju)







Cucina Sassarese i Piatti Tipici della Città




La cucina tipica sassarese è ricca e variegata, composta da molte pietanze fortemente legate alla tradizione contadina della città ma diffusa e legata anche alle tradizioni dei centri vicini. Le verdure sono infatti regine nella maggior parte delle pietanze locali, assieme alle parti meno pregiate degli animali da macello, in particolare agnello e maiale. Gli ortaggi più conosciuti ed utilizzati della cucina sassarese sono la melanzana (mirinzana), la cipolla (ziodda) e le fave (faba). Tra i primi piatti troviamo la mineshtra e fasgiori o mineshtra e patati, una zuppa preparata con fagioli, patate, lardo, finocchietto selvatico e pomodori secchi. La classica fabadda viene tradizionalmente preparata nel periodo di carnevale: è una zuppa molto densa a base di fave secche, cavolo, finocchi, cotenna e carne di maiale. In genere è consumata in occasioni conviviali, con larga presenza di parenti o amici. Tra i primi a base di pasta ricordiamo i giggioni, ossia gli gnocchi conditi con sugo di salsiccia. Altri piatti a base di verdure sono le fave cotte a ribisari, cioè lessate e condite con aglio e prezzemolo; e i carciofi, preparati tradizionalmente con le patate (ischazzofa e patati). Tra i secondi piatti, principalmente a base di carne, troviamo la cordula con piselli, un piatto preparato con le interiora dell'agnello avvolte nell'intestino e cotte con piselli, cipolle e salsa di pomodoro; la trippa cotta nel sugo di pomodoro da mangiare spolverata di abbondante pecorino grattugiato; i pedi d'agnoni, ovvero i piedini dell'agnello cotti in salsa di pomodoro oppure con solo aglio e prezzemolo. Un posto importantissimo occupano le chiocciole (spesso chiamate lumache) nelle loro varie pezzature: dalle lumachine "Theba pisana"(ciogga minudda) lessate con delle patate, alle lumache "Eobania vermuculata" (ciogga grossa) preparate con un sugo piccante o con aglio e prezzemolo ai lumaconi "Helix aspersa" (coccoi) che vengono serviti ripieni di un impasto di formaggio, uova, prezzemolo saporitta e pangrattato. Non mancano le monzette, cotte in padella con aglio, olio, prezzemolo e pangrattato. Il piatto tipico più conosciuto è invece lo ziminu, zimino , cotto in grabiglia, cioè le interiora del vitello come diaframma (parasangu), intestino (cannaculu), cuore, fegato e milza, cotte in graticola sulla brace. Attualmente le norme emanate dalla Comunità Europea in materia di encefalopatia spongiforme bovina impediscono la commercializzazione e il consumo della specialità. Alla brace vengono preparate anche le sardine, anche queste molto apprezzate dai sassaresi. Tra i dolci, oltre a quelli tipici della Sardegna settentrionale come papassini, tiricche e seadas, sono proprie della città e dei dintorni le frittelle lunghe (li frisgiori longhi o "sas frigjolas"): preparate principalmente durante il carnevale, sono fatte di un impasto di farina, acqua, zucchero, anice e scorza d'arancia grattugiata, fritto in forma di lunghi cordoni. Piatto tipico "adottato" è la fainé genovese. È ottenuta da un impasto molto semplice di farina di ceci, olio, acqua e sale (spesso arricchita da più ingredienti a piacere come le cipolle o le salsicce), cotta in teglia ad alta temperatura e servita già tagliata, spesso con pepe nero tritato. Viene preparata in alcuni locali tipici (dove è l'unico piatto servito) ma anche in molte pizzerie e paninoteche.



Musei di Sassari

Museo Nazionale Archeologico-Etnografico "G. A. Sanna"

Il Museo Nazionale "Giovanni Antonio Sanna" di Sassari è la principale istituzione museale della Sardegna centro-settentrionale per dimensioni e importanza scientifica delle sue raccolte, nonché un importante riferimento culturale per il nord dell’Isola.
Le strutture e le funzioni del Museo dipendono direttamente dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici per le province di Sassari e Nuoro che:

  • assicura la conservazione e la fruizione dei beni custoditi nel Museo;
  • promuove mostre, convegni e manifestazioni;
  • cura la pubblicazione di cataloghi, monografie, descrizioni generali e guide del Museo;
  • assicura il raccordo con le istituzioni scolastiche, anche attraverso la realizzazione di attività nelle scuole e mostre tematiche

A tali compiti sono finalizzati: il Laboratorio di Restauro, i Servizi Educativi, il Catalogo, gli Archivi (cartaceo e fotografico), la Biblioteca, gli uffici Amministrativo e del Personale.
Ospitato in un edificio di gusto neoclassico (della fine degli anni Venti del secolo scorso) - cui si raccorda una moderna e luminosa struttura contemporanea - il Museo è inserito in un curatissimo giardino lungo la via Roma, a breve distanza dall’elegante piazza d’Italia e dal centro storico medievale.
Per maggiori informazioni e curiosità visita il sito: www.museosannasassari.it

Museo Nazionale Archeologico-Etnografico "G. A. Sanna" Via Roma 64 - 07100 Sassari Tel. 079-27.22.03 - fax 079-27.15.24 Orario di apertura: Chiusura settimanale il lunedì. Orario continuato 9.00/20.00 dal martedì alla domenica la biglietteria chiude alle ore 19.30.

Museo G.A. Sanna

Museo Storico della "Brigata Sassari"

Il museo, realizzato nel 1992 con il supporto scientifico di M. Brigaglia e G. Fois dell’Università di Sassari, è ubicato al piano terreno della Caserma “La Marmora”, struttura sorta alla fine del secolo scorso nel sito dell’antico castello aragonese cittadino. Esso è stato realizzato per ricordare le gloriose tradizioni della Brigata “Sassari”, Unità costituita nel 1915 e alimentata con reclutamento interamente su base regionale.
L’esposizione, articolata in cinque sale, si sviluppa nel modo seguente:

  • SALA 1: notizie generali, carte dei testi delle battaglie della 1° Guerra Mondiale e parete d’Onore con citazioni al merito;
  • SALA 2: documentazione fotografica delle principali battaglie sostenute dalla Brigata “Sassari”, esposizione di cimeli e reperti;
  • SALA 3: ricostruzione di parte di una trincea della 1° Guerra Mondiale e documentazione fotografica della guerra in trincea;
  • SALA 4: la vita al fronte, la morte, la prigionia, ed esposizione di cimeli, documenti ed uniformi originali dell’epoca;
  • SALA 5: la Brigata “Sassari” dopo la 1° Guerra Mondiale fino ad oggi, esposizione di documenti e fotografie.


Il Museo Storico della "Brigata Sassari" è sito presso la Caserma La Marmora a Sassari in P.zza Castello.
Per maggiori informazioni e curiosità visita il sito: www.assonazbrigatasassari.it


Il Museo è sito presso la Caserma La Marmora P.zza Castello n. 9, 07100 - Sassari. Orari di apertura del Museo dal Lunedi al Venerdi dalle ore 08.00 alle ore 16.30. Il Sabato dalle ore 08.00 alle ore 13.00. L'ingresso è libero. Per ulteriori informazioni: 079 2085308

Museo Brigata Sassari

Museo Sassari Arte (MUS'A)

Il Mus'a: una Pinacoteca e un Centro d'Arte a Sassari, CANOPOLENO. Sito monumentale, nel cuore del centro storico di Sassari - in antico racchiuso da una poderosa cinta di mura - che è ben noto agli abitanti della città, ma che lascia stupiti tutti gli altri. La pinacoteca è allestita all'interno del restaurato ex collegio gesuitico del Canopoleno, storico edificio eretto tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento, nel cuore del centro storico in prossimità dei maggiori e più significativi edifici monumentali della città. L'attigua antica chiesa gesuitica di Gesù e Maria, ora intitolata a Santa Caterina, ne faceva parte integrante. La sua recente costituzione è nata dall'esigenza di rendere fruibile il ricco patrimonio di opere d'arte pervenute allo Stato attraverso una serie di donazioni di privati cittadini, che tranne una piccola sezione esposta nel Museo Archeologico Nazionale G.A. Sanna, giaceva nei depositi. L'esposizione si sviluppa su tre piani e raggruppa oltre quattrocento opere prevalentemente pittoriche suddivise per tematiche (tema religioso, mitologico, storico, ritratto, nature morte, scene di genere etc.), organizzate al loro interno in ordine cronologico e capaci di documentare la produzione di diverse scuole ed artisti italiani ed europei dal medioevo alla metà del Novecento, compresa una significativa rassegna di artisti sardi del primo Novecento ed una ricca sezione di grafica. Le origini della Pinacoteca cittadina sono piuttosto complesse; essa nasce infatti nel 1875, alla morte del sassarese Giovanni Antonio Sanna, munifico imprenditore e uomo politico, che nel suo testamento scrisse: 'Lego alla città di Sassari, mia patria, tutti i quadri d'arte e gli oggetti archeologici che possiedo [...] Questo legato desidero che possa essere d'incentivo a formare nella mia cara patria un Museo di Antichità'. La cospicua elargizione comprendeva una considerevole raccolta di reperti archeologici e ben 254 quadri, appesi alle pareti di 14 stanze nella sua casa di Sassari sita nell'odierno Emiciclo Garibaldi; vi erano inoltre un rotolo con quattro tele dipinte e undici disegni a matita, tutti di autori e epoche varie. Per maggiori informazioni e curiosità visita il sito: www.pinacotecamusa.it

Via S. Caterina - Piazza del Comune - Via Canopolo. Pinacoteca Mus´a al Canopoleno (Museo Sassari Arte) Piazza S. Caterina 4, 07100 Sassari, Tel. 079 231 560

Chiesa Santa Caterina



Parchi e giardini


Giardini pubblici
Parco di Monserrato
Parco di Baddimanna
Parco extraurbano di Bunnari
Parco della solidarietà - Li Punti
Pineta attrezzata di Platamona
Lago di Baratz




Edifici storici


Mura medievali
Fontana di Rosello
Palazzo di città
Palazzo della Frumentaria
Palazzo d'Usini
Palazzo Ducale
Palazzo Giordano
Palazzo dell' Università
Infermeria San Pietro
Villa S. Elia
Piazza d'Italia
Piazza Tola






Le chiese


Cattedrale di S. Nicola
Santa Maria di Betlem
S. Donato
S. Apollinare
Santa Caterina
Chiesa del Rosario
San Giacomo


La vetrina delle Aziende Sarde

Quartiere Monte Rosello La zona di Monte Rosello si sviluppa oltre piazza Mercato, all'inizio della via Pascoli, e si collega al primo nucleo di Sassari con un ponte denominato Ponte Littorio, inaugurato nel 1934 e oggi chiamato Ponte Rosello. Nelle sue immediate vicinanze sorge la celebre Fontana del Rosello, uno dei monumenti più significativi della storia dell'arte in Sardegna. Si tratta di un elegante monumento eretto da artisti genovesi nei primi anni del Seicento in uno stile improntato al Manierismo severo, un linguaggio artistico diffuso in Italia nella seconda metà del XVI secolo. Due corpi a cassone sovrapposti e animati da statue spiccano nella loro suggestiva bicromia marmorea nel verde del parco in cui è ubicata la fontana a pochi metri dall'antico lavatoio di Sassari. Proseguendo lungo la via Pascoli ed imboccando le vie Grazia Deledda, Manzoni e Prati, si può attraversare la pineta di Baddimanna fino a raggiungere il Monumento alla Brigata Sassari: un semplice edificio in granito e metallo costruito nel 1982. Imboccando la prosecuzione di via Manzoni, via Sulcis, e proseguendo nel viadotto dell'Eba Chiara, si può raggiungere la chiesa di San Francesco, risalente al XVII secolo.
Quartiere Porcellana Il quartiere residenziale di Porcellana si è originato a partire dagli anni '30 del Novecento per rispondere alle esigenze determinate in quegli anni dalla cospicua crescita demografica. Oltre agli istituti universitari, Porcellana ospita il viale Italia, divenuto l'arteria principia della città e, quasi di fronte all'Emiciclo Garibaldi, l'ampia area dei giardini pubblici, polmone verde di Sassari. Con una deviazione a sinistra lungo viale Italia è possibile raggiungere la chiesa di San Pietro di Silki, la cui fondazione risale al XII secolo. La facciata che si erge sull'atrio venne costruita nel 1675; delle precedenti fasi costruttive rimangono la parte inferiore del campanile del XIII secolo. Di grande pregio l'altare maggiore in legno intagliato del XVII secolo. Dopo aver percorso l'intero tracciato di viale Italia si possono visitare i giardini pubblici. Una passeggiata fra i suoi vialetti può essere di grande interesse non solo per l'amenità naturalistica, ma anche per la presenza del Padiglione dell'artigianato Eugenio Tavolara. Questo pregevole edificio, che rappresenta uno degli episodi più significativi dell'edilizia moderna, venne costruito da Ubaldo Badas nel 1956 con lo scopo di esporre i prodotti dell'artigianato sardo e di valorizzarne l'immagine agli occhi del pubblico. Immerso nel verde, il palazzo presenta interessanti combinazioni di materiali e forme: volumi squadrati, interrotti da luminose vetrate, si incastrano fra loro per ospitare ampi spazi espositivi interni, disposti intorno al cortile centrale. Di grande pregio la scala interna decorata con rilievi in steatite della Cavalcata Sarda firmati dal famoso artista contemporaneo Eugenio Tavolara. Il padiglione oggi conserva oggetti appartenenti alla tradizione artigianale sarda come gioielli, cestini, arazzi e tappeti; inoltre, alcuni spazi vengono adibiti a mostre temporanee ed eventi culturali.
Centro storico Il nucleo originario della città di Sassari, un tempo delimitato dalle mura e porte risalenti al XII e XIV secolo, si sviluppa intorno al corso Vittorio Emanuele II, che insiste sul tracciato della medioevale Plata de Codinas. Il corso collega piazza Castello, a sud, e piazza Sant'Antonio a nord, attraversando il quartiere formato da viuzze strette e inerpicate. La piazza Castello prende il nome dall'antico castello aragonese edificato intorno al 1330 e per lungo tempo adibito a tribunale dell'Inquisizione poi demolito nel 1877. Oggi al suo posto si trova la caserma La Marmora, risalente alla fine dell'800, che ospita al suo interno il Museo storico della Brigata Sassari, dedicato ai protagonisti delle imprese marziali compiute dalla fanteria durante la prima guerra mondiale. Nel lato occidentale della piazza si erge la chiesa della Madonna del Rosario, impreziosita dal ricco altare barocco intagliato e dorato risalente alla seconda metà del 1600. Lungo il corso Vittorio Emanuele II, nell'area un tempo occupata dal municipio, si trova il Teatro Civico, costruito nel 1826 da Giuseppe Cominotti su modello del celebre Carignano di Torino. Proseguendo verso nord, si incontra la chiesa di Sant'Andrea, la cui facciata seicentesca si ispira a modelli liguri. La piazza Sant'Antonio, con cui si conclude il corso, ospita la chiesa di Sant'Antonio Abate, conclusa nel 1709, che conserva al suo interno il fastoso e ricco altare in legno intarsiato e dorato realizzato da Bartolomeo Augusto, e una tavola dipinta nella prima metà del Cinquecento raffigurante un Santo Diacono, attribuibile al Maestro di Castelsardo. A sinistra della piazza si trova un tratto delle antiche mura medioevali con torre merlata, mentre al centro si erge la colonna di Sant'Antonio realizzata nel 1954 da Eugenio Tavolara.





Scavando nella storia di Sassari

Dal Castello e dai pozzi medievali una nuova sfida per lo sviluppo

La città si sta progressivamente trasformando. Sono sotto gli occhi di tutti i risultati delle opere pubbliche messe in campo in questi anni.
Gli spazi riconquistati Sassari sta lentamente riconquistando spazi per la cultura (Teatro Civico, Frumentaria); per lo sport (piscine, palestre, campi da calcio e da tennis); riorganizzando la circolazione (rotatorie, parcheggi interrati, piazze e ampie aree pedonali); recuperando parchi e giardini (Monserrato, Li Punti, Baddimanna, Bunnari); migliorando l'ambiente (sottoservizi nel centro storico, nuovo depuratore a Caniga, raccolta differenziata); ridefinendosi a misura di tutti (abbattimento barriere architettoniche, scivoli disabili, percorsi guidati per ipovedenti); rafforzando la solidarietà sociale (centri di aggregazione, il servizio di sostegno per le difficoltà economiche, rete di consultazione di tutti gli operatori); recuperando la sua antica tradizione culturale di qualità con una ricchezza di proposte forse dimenticata (ad esempio maggio sassarese con i suoi 100 eventi); avviando l'aspirazione di città turistica con interventi di valorizzazione ambientale (Argentiera, sentieristica costiera, museo della Miniera, recupero Pozzo Podestà) e attivazione di servizi ricettivi nelle borgate costiere (Ostello della Gioventù).
Dalle radici alla modernizzazione Sassari sta finalmente programmando il suo futuro (Piani strategici comunali e sovra comunali). E' una trasformazione che punta al recupero dei ritardi storici e alla modernizzazione della città. In questo quadro di interventi sta ritrovando le radici e la propria storia. Ne è un esempio la scoperta dei resti dell'antico castello aragonese, di cui tutti hanno colto l'importanza in termini di valorizzazione turistica ma anche di documentazione di una storia. Troppo spesso la nostra città ha cancellato le testimonianze del suo passato. In questo quadro il ritrovato Castello può diventare simbolo di una Sassari nuova, proiettata verso il futuro, e moderna ma saldamente legata alle sue tradizioni e al suo passato. Abbiamo imboccato una strada difficile che stiamo percorrendo con tutte le difficoltà che l'innovazione e il recupero dei ritardi comportano.
Il nuovo Puc Ci attendono ancora grandi prove: l'approvazione di un piano urbanistico che dopo oltre 20 anni definisca le regole per lo sviluppo della città, rappresenta la grande scommessa. I prossimi mesi saranno decisivi per l'acquisizione delle importanti risorse economiche che la progettazione europea 2007-2013 mette a disposizione della nostra Regione e che potrà consentire, anche alle prossime amministrazioni, la prosecuzione di questo percorso. E' un percorso difficile ma insieme possiamo farlo.


Gianfranco Ganau Sindaco di Sassari



Sotto i grattacieli rispunta il castello

Cunicoli e bocche di fuoco nel cosiddetto "antemurale" cinquecentesco



Nella piazza dove i sassaresi hanno ascoltato più volte le sirene della modernità, il passato è riemerso con tutto il suo carico di fascino e misteri. Se il castello fu sacrificato per far spazio a una caserma più funzionale, nel dopoguerra vennero impiantati qui i due grattacieli simbolo della voglia di futuro dell'epoca. Il dissoterramento della fortezza aragonese rimette le cose a posto e restituisce alla piazza tutte le sue funzioni, antiche e moderne. Quelli che stanno emergendo grazie ai lavori del Pit non sono i resti del castello abbattuto nel 1880, ma forse la cosiddetta parte antemurale, realizzata nel Cinquecento e occultata due secoli dopo. Qui l.esplosivo non fece danni perché cunicoli e mura con bocche di fuoco erano state coperte quando si decise di livellare la piazza. In questo scrigno scavato nella roccia si accede attraverso una scala circolare, che conduce ad un corridoio largo circa un metro e mezzo e lungo sette. Il vano, liberato dai detriti, per ora è alto un metro e ottanta e presenta nel lato verso i giardini le bocche di cannone. Le tre finestre circolari sono orientate verso l'attuale centro storico della città, quello che in passato era l'originario nucleo urbano. Lo studio del sito, diretto da Daniela Rovina della Soprintendenza archeologica, proseguirà lungo tutto il perimetro del vecchio castello. Contemporaneamente allo scavo si inizia l'opera di consolidamento della struttura muraria riemersa.

Pietro Masala



Il rifugio antiaereo incrocia la dragonaia
Sotto l'incrocio tra piazza Castello e via Brigata Sassari ce n'è un altro simile, ma decisamente più buio. E' dove si incrontrano i due rami del rifugio antiaereo riemerso durante i lavori. Un'altra chicca dimenticata che sta solleticando l'interesse degli archeologi e la fantasia di chi vorrebbe costruirci un percorso sotterraneo. La galleria scavata nel tufo è uguale a quelle mappate negli anni scorsi un po. in tutti i quartieri della città. In una parte intercetta la dragonaia del castello, famosa per la limpidezza delle sue acque.

Viaggiando nel tempo in fondo al pozzo
Una piccola nocciola portafortuna rimasta intatta per oltre sette secoli. E' uno degli oggetti più affascinanti ritrovato dagli archeologi in fondo al pozzo scoperto in via Sebastiano Satta durante i lavori per il Pit. La nocciola ha un foro all'interno del quale era stata versata una goccia di mercurio che l'aveva trasformata in un amuleto contro il malocchio, come avveniva in Spagna. L'oggetto è vecchissimo perché il pozzo era stato sigillato nel Trecento e rappresenta una delle meraviglie che permetteranno di conoscere meglio le abitudini dei nostri antenati.


Il rifugio antiaereo incrocia la dragonaia. Foto dell'archeologo Luca Sanna


La vera storia della demolizione

Intervista a Paolo Cau, direttore dell'Archivio storico comunale
Non si può dire che fu una scelta avventata. Ci vollero diversi decenni per metabolizzare l'idea di cancellare il castello aragonese. A ricostruire la vicenda è il direttore dell'Archivio storico comunale, Paolo Cau, che insieme ai suoi collaboratori ha ripreso in mano i faldoni sul castello conservati all'ultimo piano di Palazzo Ducale.
Quella scelta così criticata dai posteri non fu un colpo di testa. Direi di no. E' una storia che, come si suole dire, viene da lontano: almeno dagli anni Quaranta dell'Ottocento. Si voleva dotare la città di una caserma dove poter alloggiare un distaccamento consistente di militari. Probabilmente in origine non venne messo in discussione il trecentesco castello aragonese che proprio in quei tempi aveva una destinazione d'uso polifunzionale: prigione al piano terra, caserma dei Carabinieri Reali al primo piano. Una torre era destinata a carcere per i condannati a morte. In quale terreno doveva sorgere la caserma? In origine era stata destinato il lotto numero 17 delle cosiddette "Appendici", l'area che nel Piano di ampliamento della città del 1837 doveva sorgere oltre la linea del castello. Invece la prima ala della caserma venne costruita nel 1863 sull'attuale via Cagliari. Un documento dell'epoca (pubblicato sotto) ipotizza addirittura un collegamento (presumibilmente temporaneo) tra i due edifici. Quand'è che la caserma ebbe la meglio sulla vecchia fortezza? Nel 1867 il castello versava in pessime condizioni. Il Consiglio comunale chiese che venisse abbattuta una parte del maniero per allargare la piazza, e che le macerie venissero utilizzate per proseguire i lavori della caserma. Così, si legge nella delibera, si poteva anche garantire "un impiego alla manodopera locale e anche a quei coatti confinati in città, altrimenti destinati all'accattonaggio". Quali furono le tappe successive? Dopo lunghe trattative e ripensamenti, nel 1874 il Comune si impegnò a cedere all'Amministrazione militare un'area verso viale Umberto. Nel 1876 venne pubblicato l'avviso d'asta per la demolizione del castello e la costruzione della caserma. Per l'opera vennero stanziate 450mila lire. I lavori, iniziati nel 1877, furono funestati da quelle che oggi chiamiamo "morti bianche". Due operai morirono nella costruzione della caserma. Leggendo le carte, colpisce la durezza delle parole adoperate dal presidente della Società di mutuo soccorso: "...il nostro soccorso, tenue sì, valga però ad addimostrare la solidarietà coi fratelli operai muratori ed protestare contro la ingiustizia che vuole immuni gli avari speculatori causa del massacro dei fratelli nostri". Il castello venne quindi abbattuto senza pentimenti. Dopo l'iniziale consenso, ci fu un ripensamento sulla validità dell'intervento. A distanza di quarant'anni ci fu chi, come il senatore Giuseppe Giordano Apostoli nel 1919, addirittura ipotizzò la ricostruzione della sola facciata del castello.

Maria Grazia Ledda



Sassari, Cattedrale di San Nicola, 1854
Sassari, Porta Sant'Antonio, 1854

Sassari (Tàtthàri) Sassari, ubicata al centro della vasta regione a Nord-Ovest della Sardegna, è con i suoi 129.000 abitanti, la seconda città dell'isola. Il nome di Sassari lo troviamo per la prima volta in un antico registro del monastero di San Pietro di Silki, dove in un atto del 1131 è nominato "Jordi de Sassaro". Nel 1135 si parla invece della chiesa di Sancti Nicolai de Tathari. Sassari è una città "giovane" ma il suo territorio e il Museo Sanna offrono numerose testimonianze della presenza dell'uomo del Neolitico recente: dall'imponente ziqqurat di Monte d'Accodi edificato verso il 2400 A.C. ai 170 nuraghi e alle vestigia romane del Il Secolo d.C. Nella seconda metà del Xlll secolo Sassari, Comune governato da un podestà, alleato prima con Pisa e in seguito con Genova, contava più di 10.000 abitanti. Le case costruite all'interno delle mura si alternavano con campi e corti, ed erano separate da stradine strette e tortuose. Lungo l'asse sud-nord si estendeva la "Platha de Cothinas": l'attuale Corso Vittorio Emanuele. Nella sua parte centrale, dove oggi è il Teatro Civico, si apriva la piazza del Comune con il Palazzo Comunale. Nel 1294 la città si costituì in libero Comune e promulgò gli "Statuti Sassaresi" che rappresentavano l'organizzazione giuridica, politica ed amministrativa della città. Il passaggio sotto la dominazione aragonese segnò l'avvento di un secolo di ribellioni, carestie e pestilenze che spopolarono la città, la quale rifiorì con la pace del 1420 e riconquistò la sua posizione dominante nel Nord della Sardegna. Il Castello Aragonese del XIV secolo fu demolito alla fine del XIX secolo. "L'Albergo Cittadino", il Palazzo Comunale nel Corso ed alcune belle dimore nel tratto della "Platha", restano comunque testimonianza di quel periodo. Il successivo quarto del XVI secolo vede una marcata influenza delle tendenze italiane nell'architettura di Sassari, soprattutto grazie all'arrivo dei Gesuiti e all'influenza degli architetti militari italiani chiamati in città per costruire le fortificazioni che dovevano proteggere l'isola dalle incursioni dei pirati. Vanno ricordate come testimonianze di questo periodo la nascita del Collegio di Studi di San Giuseppe o Studio Generale, che nel 1634 verrà denominato Università di Sassari, prima Università della Sardegna. La Fontana di Rosello, eretta nel 1605 - 1606 in stile tardo-rinascimentale, divenne il simbolo della città e del suo legame alla terra. Dopo la peste del 1652 e fino ai primi decenni del XVIII secolo si assiste ad un vero boom dell'edificazione, soprattutto per quanto riguarda gli edifici religiosi ed in particolare della cattedrale di San Nicola. Il passaggio alla dominazione piemontese intorno al 1718 si rifletterà, sull'architettura cittadina solo 50 anni dopo. Se ne ritrova testimonianza nel Palazzo Ducale, sede attuale dell'Amministrazione cittadina e sulle facciate di altre case aristocratiche. Negli anni seguenti vengono costruiti il Teatro Verdi, il nuovo ospedale, le carceri. Viene creato un sistema di piazze secondo un asse longitudinale che va dalla Piazza Azuni a Piazza d'Italia. Intorno al 1870, in Piazza d'Italia, sorge il maestoso Palazzo della Provincia e il neo gotico Palazzo Giordano. L'edilizia conosce un nuovo rilancio dopo la crisi della fine del XIX secolo, rilancio segnato questa volta dall'eclettismo di fine 800 che includeva il "neo gotico" e "l'esotico" con influenze esterne al pari dell'utilizzo di materiali di costruzione insoliti. Un accostamento tra l'eleganza e la bizzarria si trova nelle ville "art nouveau" e la severità degli edifici pubblici (Umberto I) che vedranno, in seguito alla prima guerra mondiale , l'espressione della "restaurazione" e "l'art dèco" incarnarsi nel ritorno alle forme architettoniche dei decenni precedenti e nel "razionalismo moderno". In effetti, negli anni 30 del 1900 la crescita demografica va di pari passo con la nuova frenesia di costruzione, dando il via al quartiere residenziale di viale Italia, con case in stile nazionalista ed il quartiere popolare di Monte Rosello, unito alla città dal Ponte dei Fasci, emblema del fascismo Italiano. La trachite locale viene usata a profusione per costruire a ridosso delle carceri il Palazzo di Giustizia, di stile neoclassico, e nella Piazza Conte di Moriana, in stile razionalista, ed altri diversi palazzi. Dopo la seconda Guerra Mondiale la popolazione è pressoché raddoppiata: da 72.000 agli attuali 129.000 abitanti.
Costume di Sassari Oltre 60 comunità sarde, dopo un'interruzione più o meno lunga dell'uso e della confezione dei propri abiti popolari, hanno recentemente sentito l'esigenza di ricostruirli (un'altra cinquantina di località, invece ha conservato fino a tempi recentissimi i propri costumi). Questa necessità di recupero e riappropriazione di un elemento importantissimo della propria identità ha motivato ricostruzioni condotte, a seconda delle diverse situazioni con l'ausilio di capi di vestiario sopravvissuti, della memoria degli anziani e di fonti scritte e figurate del passato. Oristano ad esempio, sin dal 1960 ha ricostruito i propri costumi festivi, scomparsi da l primo ottocento; Alghero li ha riproposti ispirandosi a fogge catalane; Ghilarza ha egregiamente rifatto i costumi scomparsi di diverse epoche storiche; pesino il cosiddetto "costume della vedova " di Tempio è una ricostruzione degli anni 20/30 del 1900 ( in seguito è stato riproposto anche il costume "settecentesco" nelle fogge maschili e femminili). Il solo capoluogo della provincia sinora privo di "costume" era Sassari (rappresentato nella "sfilata del folklore" dai rappresentanti dei gremi). A Sassari, contrariamente a quanto generalmente si pensa, nel primo ottocento, massai, zappadori, artigiani, viandanti (il ceto popolare) indossavano il "costume sardo" poi scomparso nella seconda metà del secolo: lo provano innumerevoli documenti (fonti letterarie, liste dotali, testamenti ed inventari, disegni, acquerelli e litografie).
Lo studio di queste fonti ha consentito ore di proporre un'attendibile ricostruzione del costume sassarese, grazie alla ricerca condotta dal Liceo Scientifico "Guglielmo Marconi" di Sassari.

Visita il sito del "Gruppo folk città di Sassari"


Abito femminile quotidiano (circa 1850)
Attestato in una tempera della "Collezione Lazietti" ove la "donna di Sassari" è colta di fronte e di spalle, a figura intera. L'assenza del giubbetto denuncia la destinazione non festiva della foggia. La tipologia del "costume" trova riscontro in alcuni atti d'archivio sassaresi, ove si fà riferimento a camicie di tela, busti rigidi investiti di damasco o vellutino, gonne di saia (stoffa simile al panno) rossa o marrone.
Descrizione dell'abito
La somiglianza con le fogge quotidiane attestate nei paesi circostanti (Codrongianos) ed ancora conservato in svariati esemplati Iittiri) è stretta. Completano l'abito calze di cotone o seta candide a scarpe a tacco, basse, scollate, di pelle nera, spesso ornate di una fibbia d'argento rettangolare, ovale o quadrata. I gioielli constano principalmente in bottoni, in filigrana o lamina d'argento con pietra rocca o celeste alla sommità: In alcune immagini di Tiole, assicurato ad un "vellutino" che circonda il collo, si osserva il ciondolo formato da una croce d'oro ed una doppia catena che pare rimandare ai tipici gioielli piemontesi e valdostani.

Abito maschile festivo (1790 - 1850)
L'abito maschile ricostruito tipico degli ortolani benestanti e dei massai (gli zappatori ed il ceto popolare meno abbiente erano contrassegnati da un costume severo e scuro) è analogo negli indumenti principali a quello di tutta l'isola ed in particolare ai costumi maschili conservati a Villanovamonteleone, Ittiri e Cossoine e nell'800 in numerosissimi centri del sassarese (Tissi, Ossi; Usini, Sennori, Ploaghe ecc). Il tipo del copricapo ed alcune sopravesti rendono, invece il costume maschile sassarese, inconfondibile, come attestano fra gli altri gli acquerelli di Luzietti; Cominotti e Tiole.
Descrizione dell'abito
Una sopraveste importante è rappresentata dal ”cugliettu” (sardo coeru, colette, o cogliette), nel primo 800 discretamente diffusa nei costumi sardi di tutta l’isola è scomparso dal 1850. E’ un giusto cuore scollato che termina in basso con diverse falde che giungono sino al ginocchio, eseguito in pelle scamosciata ( o tipo ”cuoio”J giallina (spesso di cervo o di daino) ancora conservato nelle “divise” dei novizi del gremio sassarese dei viandanti. L’indumento, spesso riccamente ricamato lungo lo scollo con sete policrome, chiude mediamente una cintura di pelle o di velluto, con fibbia/e rettangolare/i. E’ questo un capo di vestiario di origine militare (nel 1500 in tutta Europa il colete o coleto veniva indossato sotto la corazza), poi adottato anche nella moda borghese e aristocratica di tutta Europa (è raffigurato in numerose opere di Caravaggio, Velasquez, De la Tour etc), scomparso già alla fine del 1600 e conservato soltanto in Sardegna. Altre sopravesti molto usate erano, giacche, corte o lunghe sino ai talloni, di panno marrone o mollettone bianco o scarlatto ed ornate di applicazioni policrome alle tasche ed ai gheroni Queste casacche erano munite di cappuccio ed erano un lussuoso accessorio, probabilmente introdotte da sarti greci, in alternativa a più semplici gabbani d’arbace nero. Scarpe scure con fibbie d’argento completavano l’abbigliamento maschile festivo che oltre a ricche “buttonere” d’argento alle maniche, prevedeva talora una pancera d’argento per sostenere la giacca sul petto.

Testi tratti dal sito Istituzionale del Comune di Sassari


Abito femminile quotidiano di Sassari
Abito maschile festivo di Sassari

Università di Sassari
Come arrivare
Sassari è la seconda città dell'isola. L'Università è nel centro storico.
La sede storica dell'Ateneo sassarese si trova ai margini del centro antico.
Descrizione
L'Università degli Studi di Sassari è ospitata in un edificio che racchiude la storia plurisecolare dell'istituzione, fondata nel 1632. La parte posteriore, situata lungo il corso Margherita di Savoia, è segnata con grande evidenza dai grandi archi di rinforzo della ex Casa Professa gesuitica, mentre l'ampia facciata principale si affaccia sulla piazza Università, includendo due corpi preesistenti riuniti in un nuovo progetto affidato all'ing. Raffaello Oggiano come adattamento della vecchia sede. La veste formale del fabbricato rientra nello stile "ministeriale" degli edifici di istruzione pubblica, diffuso ampiamente anche a Cagliari, ma su modelli accademici romani. L'attuale lunga e ripetitiva facciata si differenzia solo nella parte centrale per la maggiore ampiezza delle aperture con grandi finestre tripartite, sottolineate da membrature verticali in pietra artificiale di colore rosso. Anche l'ampio e luminoso cortile riprende semplificandole le membrature dell'esterno, mentre l'atrio ha un sobrio rivestimento di travertino nei pilastri cruciformi e nelle pareti, che contengono gli antichi stemmi dell'Università, data la sistemazione realizzata nel 1940 da Filippo Figari con il concorso degli allievi dell'Istituto d'Arte. La decorazione dell'aula magna è invece il risultato di due concorsi (1926 e 1927), vinti da Mario Delitala. I soggetti dei grandi dipinti riguardano episodi di storia sassarese ("Il fondatore del primo collegio di studi Alessio Fontana consegna e spiega il suo testamento, La scuola di anatomia, Il Comune di Sassari ottiene dalla Cancelleria regia di Madrid la Carta Real, Lettura solenne del Decreto Bogino del 1766", quest'ultimo ritoccato e ridatato 1947 dallo stesso Delitala). I due pannelli laterali con "Libro e moschetto" e i ritratti di Vittorio Emanuele III e di Mussolini furono rimossi dopo la caduta del regime. Altre decorazioni di Delitala (1933) sono nelle sale del rettore e del consiglio d'amministrazione e nella segreteria.
Storia degli studi
Una rassegna degli studi si trova nella bibliografia relativa alla scheda nel volume della "Storia dell'arte in Sardegna" sull'architettura otto-novecentesca (2001).

Raffaello Oggiano, Università degli Studi, 1927, Sassari

La sede storica dell’Ateneo sassarese è ospitata nella ex Casa Professa gesuitica, nella quale si innesta l’ampia facciata principale rientrante nel genere “ministeriale” dell’edificio di istruzione pubblica, perfettamente simile alle soluzioni cagliaritane, a loro volta mutuate da modelli accademici romani rivisitati in chiave eclettica secondo gli esempi di Gaetano Koch. In origine per entrambe le Università sarde il progettista è lo stesso arch. Gustavo Tognetti, ma a Sassari i due grandi edifici (1920) sulle vie Rolando, Mancini e Muroni per gli istituti scientifici, furono terminati solo nel 1937. Successivamente, fu affidato all’ing. Raffaello Oggiano un nuovo progetto come adattamento della vecchia sede. I due corpi preesistenti, però, anziché suggerire una articolazione più mossa hanno causato l’attuale lunga e ripetitiva facciata, differenziata solo nella parte centrale per la maggiore complessità delle bucature. Anche l’ampio cortile riprende semplificandolo l’impianto esterno, mentre l’atrio fu sistemato nel 1940 da Filippo Figari: è una sobria soluzione che riveste di travertino i pilastri cruciformi e le pareti, inserendovi antichi stemmi dell’Università. Fu invece oggetto di due concorsi, espletati nel 1926 e nel 1927, la decorazione dell’Aula Magna. Ad entrambi partecipò Mario Delitala, vincitore del secondo, che si avvalse della collaborazione dell’arch. Gustavo Iscra. Nel 1933 fu affidato ancora a Delitala l’incarico di decorare gli uffici amministrativi.

Chiostro dell'antica Università di Sassari.
Univesità di Sassari atrio d'ingresso


Chiesa di San Pietro di Silki

Come arrivare
Dalla piazza Sant'Agostino si prende il viale S. Pietro, lungo il quale si succedono le cliniche della Facoltà di Medicina e dell'Università; voltando a d. nel viale delle Croci, si arriva alla piazza dove sorge il complesso conventuale.
Collocata alla periferia della città di Sassari, in quella che un tempo era aperta campagna, la chiesa si affaccia su un ampio piazzale, cui si accede da un lungo viale che fiancheggia le mura dell'oliveto del convento.
Descrizione
La fondazione della chiesa e dell'abbazia delle Benedettine ad essa annessa, secondo quanto testimonia il "Libellus Judicum Turritanorum", andrebbe collocata tra il 1065 e il 1082, durante il giudicato di Mariano I de Lacon Gunale. Dell'edificio romanico rimangono solamente i primi due ordini inferiori del campanile, opera di maestranze attive nell'isola nel XIII secolo, e alcuni tratti dell'aula mononavata.
Verso la fine del XVI secolo iniziarono i lavori di ristrutturazione del complesso, ormai passato alla gestione dei Minori Francescani già dalla metà del secolo precedente. Si conclusero entro il 1641, stando alla data incisa sull'architrave della porta di ingresso al chiostro. Ma già prima furono realizzate delle modifiche alla chiesa, a cominciare dall'aggiunta nel 1473-75 della cappella della Madonna delle Grazie (la prima a N), secondo la tradizione eretta in seguito al ritrovamento miracoloso del simulacro della Vergine, durante una predica tenuta da fra Bernardino da Feltre nel piazzale antistante l'edificio. Verso la metà del '500 furono edificate le altre due cappelle laterali. La ristrutturazione seicentesca, responsabile dell'aspetto attuale dell'edificio, si concluse alla fine del secolo con il rifacimento della facciata, grazie ai lasciti del cagliaritano Antonio Mereu. Sull'unica navata della chiesa si affacciano tre cappelle laterali di diverse dimensioni, tutte sul lato O dell'edificio; sull'altro lato, infatti è addossato quello che era l'antico monastero, oggi adibito a ricovero per anziani. La cappella della Madonna delle Grazie è coperta da una volta a crociera dotata di gemma pendula su cui è scolpita una Madonna con Bambino; vi si accede mediante un arco ogivale sorretto da pilastri polistili, culminanti in capitelli scolpiti con figure sacre, di gusto gotico-catalano. Nel rifacimento del XVII secolo la si ampliò con un vano di forma rettangolare, coperto da volta a vela, e con un altro voltato a botte che ospita un altare marmoreo. Le altre due cappelle sullo stesso lato, a pianta rettangolare, hanno rispettivamente copertura a botte e a crociera. Una quarta cappella si apre nel presbiterio sul lato E dell'edificio, coperta da una volta lunettata, e ospita un altare ligneo seicentesco che contiene una delle statue della Vergine più antiche dell'isola. L'originaria copertura a capriate lignee dell'aula nel 1672 fu sostituita con una volta a botte lunettata. Una cantoria è ricavata sopra l'atrio d'ingresso. La facciata della chiesa è divisa orizzontalmente in due ordini da una cornice e verticalmente da quattro paraste. Nelle tre sezioni così risultanti si aprono nella parte bassa tre arcate, di cui quella centrale con la cancellata di ingresso, e nella parte alta, corrispondente alla cantoria dell'interno, tre finestre rettangolari, due delle quali timpanate. Sopra l'arcata di ingresso trova posto lo stemma del Mereu, finanziatore del rifacimento della facciata, decorato con motivi fitomorfi di stampo tardomanieristico. Il coronamento è semicircolare, come nella chiesa sassarese di Gesù e Maria (oggi Santa Caterina).
Storia degli studi
La chiesa è oggetto di una sintetica scheda nel volume di Francesca Segni Pulvirenti e Aldo Sari sull'architettura tardogotica e d'influsso rinascimentale (1994) ed è analizzata compiutamente in quello di Marisa Porcu Gaias sulla storia urbanistica e architettonica di Sassari (1996).


Le Mura di Sassari

Come arrivare
Per visitare la cinta muraria di Sassari si può iniziare da Porta Castello, da cui ci si immette nella via Torre Tonda. Si percorre corso Margherita per arrivare a Porta Utzeri e girare in corso Vico fino a Porta Sant'Antonio. Si svolta per corso Trinità fino alla Porta del Rosello, per immettersi infine in viale Umberto.
La cinta muraria di Sassari è ormai inglobata dall'espansione urbanistica della città, capoluogo di provincia e seconda in Sardegna per numero di abitanti.
Descrizione
Le mura di Sassari si conservano oggi solo in minima parte, ma evocano ugualmente il passato medioevale della città, contraddistinto da una forte spinta autonomistica, culminata nell'elevazione a libero Comune, unico esempio in Sardegna di affermazione di quella classe mercantile che altrove in Italia diede vita a forme significative di governo locale. La cerchia originaria risale ad anni anteriori al 1278, quando secondo la tradizione cinque villaggi, che facevano capo alle parrocchiali del centro storico, furono accorpati per dar vita a un unico centro urbano, raccolto attorno alla chiesa di San Nicola, che nel 1441 divenne cattedrale della diocesi turritana, ereditando l'antico ruolo della basilica di San Gavino. Le mura furono certamente potenziate attorno al 1236, quando Sassari si diede gli Statuti comunali, dai quali risulta che i cittadini erano tenuti a pagare una tassa annua per la loro manutenzione e che gli stranieri dovevano pagare un pedaggio per l'ingresso in città. La cinta era costruita in pietre calcaree, aveva una forma pentagonale e una lunghezza di circa 2 km. Era composta da 35 torri a pianta quadrangolare e una circolare detta Turondola. Le torri erano in conci squadrati, dotate di piani in legno con la parte aperta rivolta alla città; erano merlate e avevano delle feritoie. La Turondola, a differenza delle altre, era strutturata a pilastro centrale con volte a raggiera. Le porte si aprivano in corrispondenza dei quattro punti cardinali: a N la porta di Sant'Antonio, a E la porta Macello o di Rosello, a O la porta di Utzeri, a S la porta di Capu de Villa, poi denominata porta Castello. Nel 1616 venne aperta una porta a lato dell'Università su richiesta dei Gesuiti, detta porta Nuova, affinché gli studenti potessero accedere al collegio dalle campagne. La costante cura della cinta muraria nel Trecento, con l'imposizione di dazi per le fortificazioni, e gli interventi per tutto il corso del Cinquecento non sono bastati a preservarla dal degrado. Datano dal XVI secolo le concessioni ai privati e alle congregazioni religiose, che trasformarono torri in case, con il conseguente declino e l'evidente perdita di efficacia ai fini difensivi. Nel 1694 i varchi nelle mura erano innumerevoli, come ricorda una lettera inviata dal sindaco alla corte di Madrid. Nel 1712, sotto il dominio austriaco, si operò un restauro e un altro nel 1730 sotto i Savoia. Il piano regolatore del 1837 causò l'apertura di numerosi varchi, ma fu solo nel 1844 che venne demolito il tratto presso porta Castello. Nel 1853-56 fu abbattuta la porta di Rosello, nel 1857 la porta di Utzeri. Nel 1863 si apri il portico del Carmelo. Seguirono nel 1866 la demolizione della porta di Sant'Antonio, nel 1874 quella di porta Nuova. Le fotografie ottocentesche del Delessert, mostrano ancora le porte del Rosello e di Sant'Antonio.
Storia degli studi
Sulla storia urbanistica di Sassari lo studio più completo è di Marisa Porcu Gaias (1996). Sulle mura è sempre utile il contributo di Alma Casula (1989).


Chiesa di Santa Maria di Betlem

Come arrivare
La chiesa prospetta sull'omonima piazza nel centro storico di Sassari.
Attualmente la chiesa è compresa nell'abitato, ma un tempo si trovava al di fuori delle mura presso la ormai demolita porta Utzeri. Da qui partono i Candelieri nell'annuale processione devozionale che vede coinvolte le corporazioni di mestieri e l'intera popolazione sassarese.
Descrizione
Santa Maria di Betlem si impone nel panorama monumentale sassarese per via dell'interesse e della ricchezza delle sue forme architettoniche, che abbracciano un lungo arco cronologico, dal XIII al XIX secolo. La comunità francescana si sarebbe insediata nell'area dal 1274 e ancora oggi il complesso è annesso a un convento di frati minori. L'impianto gotico originario, probabilmente dell'ultimo quarto del XIII secolo, doveva essere a croce "commissa", con paramenti murari in calcare, aula mononavata con transetto e copertura lignea. In seguito la demolizione del transetto e l'innalzamento di una pseudocupola cancellarono le strutture d'impianto nella zona presbiteriale, più volte rimaneggiata a partire dal XIV secolo. Di questo periodo si conserva una cappella presbiteriale, con volta a crociera su archi ogivali che nascono da capitelli con foglie a "crochet". La facciata duecentesca è tripartita in orizzontale e delimitata da due robuste paraste. Il portale è architravato e strombato con una successione di tori e gole. Diviso da una cornice modanata, il secondo ordine ospita un grande oculo coevo all'impianto duecentesco. Nel frontone in asse con il portale e l'oculo si apre un'altra luce, probabilmente del 1711.
Storia degli studi
La chiesa è menzionata da Vittorio Angius (1849) e il generale Alberto Della Marmora (1860) la cita nel suo "Itinerario". La ricerca storico-artistica è stata intrapresa negli anni cinquanta del secolo scorso da Raffaello Delogu. I contributi più completi sono di Roberto Coroneo (1993) e di Marisa Porcu Gaias (1996).

Le Mura della Citta di Sassari
Chiesa di San Pietro di Silki, Sassari
Chiesa di Santa Maria di Betlem, Sassari

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