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Buggerru :: Paese nella Provincia di Carbonia Iglesias famoso per le spiagge la più conosciuta è Cala Domestica.

Località Sarde > Carbonia Iglesias


Buggerru, porto.
Spiaggia di Cala Domestica.

Buggerru
Il comune si trova sulla costa occidentale della Sardegna. La sua nascita, nel 1864 è legata alle vicende minerarie della Sardegna sud-occidentale. Il paese, caratterizzato da casette disposte a ventaglio, si trova sullo scenografico sbocco a mare di un impervia valle, il Canale Malfidano, che ha dato il nome alla più importante miniera della zona.

Abitanti: 1.152
Superficie: kmq 48,76
Provincia: Carbonia-Iglesias
Municipio: via Roma, 59 - tel. 0781 54023
Guardia medica: via Flumini, 15 – tel. 0781 548021
Ufficio postale: via Dei Minatori, 5 – tel. 0781 54062


Buggerru Stemma
Buggerru panorama, vista del paese e del porto

La cala di Buggerru si trova nella parte sud-occidentale della Sardegna, nel Fluminese verso il Mediterraneo.
È a 39° 23’ di latitudine nord e 8° 22’ longitudine est di Greenwich, confina a nord col comune di Fluminimaggiore, a sud con quello di Iglesias e ad ovest col mare Mediterraneo. È circondata da montagne le cui cime sono: punta Perdosa (485 m), monte Rosmarino (250 m), monte Malfidano (350 m) e monte Palma (405 m); la punta più alta del territorio comunale è monte Scrocca a 700 metri. Scorrono lungo il territorio due fiumi a corso perenne: il rio San Salvatore, che nasce dalla sorgente omonima e si versa in mare in località San Nicolò, e il rio Mannu che nasce nel Fluminese e sfocia nel litorale di Portixeddu.

Sorto nel 1864, ex villaggio minerario che si concentra sul fondo di una valletta affacciata sul mare, Buggerru si è da poco riconvertito al turismo con l'apertura di un comodo porto turistico (l'unico tra Carloforte e Oristano). Fondato nel secolo scorso in una zona ricca di giacimenti, divenne in pochi anni un fiorente borgo minerario, centro direzionale della francese Société Anonyme des Mines des Malfidano. Il 4 settembre del 1904, a Buggerru, si svolse la prima rivolta sindacale condotta dai minatori (i famosi moti di Buggerru), da cui nacque il primo sciopero generale in Italia. Nel paese, già da allora, c'erano allora la corrente elettrica, un ospedale, scuole, librerie, una società di Mutuo Soccorso e un piccolo teatro dove si esibivano cantanti d'opera lirica. Nella parte bassa del paese sono esposte le sculture che Pinuccio Sciola ha dedicato ai minatori morti nel 1904, in occasione dei primi moti operai.

Buggerru Informazioni turistiche e curiosità

Nei dintorni del paese si trova la costa più selvaggia dell'isola. Alta e scoscesa, a sud si apre sulla baia di Cala Domestica, una delle più belle della Sardegna, ben protetta in fondo a un fiordo roccioso sorvegliato da una torre spagnola. Sulla piccola spiaggia un tempo venivano imbarcati i minerali estratti a Montecani, sopra Masua. La costa fino a Capo Pecora è bassa e sabbiosa, protetta da alte dune. Il porto è sovrastato dall'uscita della Galleria Henry, percorsa un tempo da un treno a vapore che trasportava il minerale estratto dalle vicine miniere. Oggi la visita consente di osservare il luogo di lavoro dei minatori e di apprezzare in diversi punti panorami straordinari sul mare e sulle falesie.
Il territorio La composizione del suolo del territorio evoca alcune delle antiche vicende geologiche non solo della Sardegna ma dell'intero complesso italiano. Nell'Era Primaria e nel Cambriano (da 600 a 500 milioni di anni fa), si sono originate le rocce di natura carbonatica (il calcare “ceroide” e la dolomia) e si sono depositate le mineralizzazioni di ossidi e di solfuri di zinco (la blenda e l'ossido e i solfuri di piombo: la galena). Durante l'orogenesi si formarono le montagne modellate dagli agenti atmosferici; dal mare la costa si è concretizzata a “falesia” fino a Cala Domestica. Nelle arenarie di Canali Grandi esistono ottimi esemplari di Trilobiti. La flora è la tipica macchia mediterranea: lecci, fillirea, lentischio, olivastro, carrubie e varietà del ginepro. Il disboscamento indiscriminato del secolo scorso, i pascoli e gli incendi hanno distrutto gran parte della flora originaria; resistono esemplari di Pinus Pinaster, mentre nel 1961 è stato rimboschito il deserto di sabbia di San Nicolò a Portixeddu. Tra la fauna abbonda ancora la selvaggina: pernici, quaglie, tortore, conigli, lepri e cinghiali. Il territorio comunale si estende per 4825 ettari, fa parte della provincia di Carbonia-Iglesias, e del circondario di Iglesias da cui dista 36 km. Il paese si estende dalla battigia verso l'interno per 1350 metri raggiungendo i 40 metri s.l.m.
La storia Nel territorio esistono tracce superficiali della presenza dei Fenici e dei Romani; ma in realtà il paese nacque con la scoperta della miniera. La notizia di una ricerca fatta dalla società La Fortuna nel 1855 giunse in Francia con i vapori che trasportavano il legname dei boschi della zona; nel 1864 furono riprese con successo altre ricerche per cui a Parigi fu fondata la “Societè Anonime des Mines de Malfidano”
che coltivò la miniera ed edificò un villaggio di minatori che divenne un paese. Il centro minerario prosperò tanto da divenire nel 1911 il più grande produttore di zinco in Europa. Esso divenne famoso per il risalto che ebbe, nello svolgimento dal primo sciopero nazionale, partito il 4 settembre 1904, la notizia dell'uccisione a Buggerru di tre minatori e il ferimento di altri. Il paese, come tutta la zona mineraria, subì poi le sventure nazionali: la prima guerra mondiale, il crollo di Wall Street nel 1929,la seconda guerra mondiale: crisi che determinarono la chiusura, la riapertura e le alterne crisi della miniera, esodi e rientri. Le crisi hanno sempre portato un decremento demografico, che continua ancora oggi. La speranza della ripresa è ormai tutta affidata al turismo con programmi in fase di realizzazione. Buggerru è stata la prima frazione in Italia a far ricorso all'istituto del referendum per ottenere l'autonomia comunale (5 luglio 1956). La pittura e la letteratura sarda si sono ispirate alle lotte e alle sofferenze della miniera: l'ode Ai morti di Buggerru di Sebastiano Satta ne è l'esempio più conosciuto.
Il paese Buggerru appare improvvisamente dietro una curva offrendo allo sguardo uno spettacolo di immagini: il mare limpido e trasparente in bonaccia, o impetuoso e pericoloso in tempesta si offre in tutta la sua maestosa bellezza. Lo contorna una lunga spiaggia accogliente nella stagione estiva e il porto che alimenta attese di prosperità. Risalendo dal mare, lungo la via Roma, si elevano i vecchi ruderi degli impianti di arricchimento di minerali: reperti, ormai, dell'archeologia industriale isolana. Si incontra poi, il monumento che Pinuccio Sciola ha dedicato ai minatori morti nell’eccidio seguito ad uno sciopero del settembre 1904: le vittime giaciono su un prato verde, accanto ad alcuni strumenti del loro lavoro. Al fianco del piccolo sacrario, realizzato nel 1984 (Ottantesimo anniversario dell’evento), è stata portata anche la lapide che era stata preparata nel 1954 (Cinquantesimo) e collocata alla presenza di Di Vittorio. Il centro gravita poco oltre nella piazza Municipio intorno alla quale sono la caserma dei Carabinieri, bar, market e una pizzeria. Più oltre s'incontra una piazza letteralmente ricoperta in tutta la sua estensione dal verde di una enorme pianta. Nella parte superiore e nella buona stagione, la via Roma diventa un viale colorato dai fiori e dal verde delle piante fino alla miniera di Malfidano. Qui abbondano discariche abbandonate, imbocchi di gallerie crollate, coltivazioni a gradino in disordine, il castello del pozzo e massi franati per abbandono. Tutto, tristemente, è testimone di un passato operoso. La chiesa con il colonnato, stile Pantheon, domina il paese fino al mare. Il territorio comunale è cosparso di punti di coltivazioni minerarie abbandonate dove ora pascolano le greggi; sul letto dei due fiumi il tempo ha portato riporti di terra fertilissima a Portixeddu e San Nicolò; fra le due località nel quaternario si sono formate dune e spiagge di sabbia. La costa si estende con rocce che cadono a strapiombo sul mare dove emergono dall'acqua i faraglioni; si scorgono grotte fino alle sicure cale di un porto naturale a Cala Domestica. La società mineraria organizzò le strutture di un consorzio civile già nel secolo scorso. Erano presenti sin da allora la caserma dei Carabinieri e della Finanza, l'ufficio postale, il Municipio, la chiesa, il cimitero, l'ospedale (oggi ambulatorio), la farmacia. Sono stati questi servizi, con l'aggiunta di alcuni più recenti come il telefono e un ottimo servizio di autobus, ad essere usati come argomenti per rivendicare l'autonomia comunale. Le scuole, un tempo limitate alle elementari, si estendono oggi anche alle medie dell'obbligo. Lo sport vanta vecchie tradizioni nella società di calcio, alla quale si è aggiunta una polisportiva che pratica atletica leggera, pallavolo e pallacanestro e organizza un campionato regionale di corsa su strada. Esistono un campo sportivo, una palestra coperta e una scoperta.
L'economia L’attività estrattiva è stata il settore trainante dell’economia locale sino algi anni Settanta, poi è stata abbandonata. Tra le altre occupazioni va citata la pesca, che ha avuto un qualche vantaggio dall’entrata in funzione del nuovo porto. L'agricoltura, praticata a San Nicolò, è poco remunerativa, mentre a Portixeddu prospera e offre risorse ad alcuni allevatori di suini e ovini. La pastorizia, praticata un tempo dai fluminesi, fu incrementata dai barbaricini ed oggi vede occupati anche ex-minatori locali. Il turismo è allo stato nativo: ma si sta sviluppando e nei programmi dovrebbe diventare il settore primario. La Pro Loco si adopera per la valorizzazione del centro. La ricettività è ancora modesta, manca un albergo e il pernottamento è possibile presso una pensione o presso privati che locano stagionalmente gli appartamenti ai turisti. Da qualche tempo, come si è accennato, è in funzione un nuovo porto turistico e peschereccio, le cui banchine confinano con la parte bassa del paese e può quindi contribuire decisamente allo sviluppo di Bugerru come centro di villeggiatura estiva. Purtroppo l’accesso tende a colmarsi di sabbia e si rendono necessari necessari continui interventi di dragaggio.
Le tradizioni Per le sue stesse origini Buggerru fu sin dall'inizio paese cosmopolita. Vi giungevano tecnici da ogni parte d'Europa, quindi vi si impose naturalmente la lingua italiana; gli emigrati sardi parlavano invece prevalentemente il campidanese. Oggi vi si parlano dialetti diversi: il campidanese, il carlofortino, il napoletano e il barbaricino nella variante di Desulo e Orune. Non esiste un costume tipico ma documenti del passato testimoniano di una società a due classi, con il lusso “civile” degli impiegati e il costume sardo degli operai. Le feste più importanti sono: San Pietro protettore dei pescatori, che apre la stagione turistica (29 giugno), Santa Barbara, protettrice dei minatori (4 dicembre), e il Ferragosto buggerraio, con spettacoli e gare. Il Carnevale si svolge con maschere locali e con carri allegorici che finiscono al rogo nella piazza principale. I personaggi più ricordati nella breve storia del paese sono Alcibiade Battelli, che ha legato il suo nome alla storia del movimento operaio nell'età giolittiana, e Paolo Santarelli, primo sindaco “referendario”, eletto nel 1960 e rimasto in carica fino al 1979.

Testi di Franco Manis


Buggerru, galleria Henry.
Buggerru, località Gutturu Cardaxius.

Buggerru, miniera di Malfidano




Informazioni
È visitabile la "Galleria Henry".
Gestione: IGEA s.p.a. Interventi Geo Ambientali.
Biglietto: individuale € 8.00; ragazzi (6-12 anni) € 4.50; gruppi (superiori a 25) € 6.00;
scuole € 4.50. Il biglietto comprende il servizio di guida al sito.
tel. 0781 491300 - 348 1549556 - 349 5503147 fax. 0781 491395
e-mail: segr.dir@igeaminiere.it
sito internet: www.igeaminiere.it
Il sito è visitabile esclusivamente su prenotazione. Per le scuole e i gruppi è richiesta una caparra pari al 30% dell'importo complessivo da effettuarsi tramite versamento in c/c postale al n. 14354096 intestato a IGEA s.p.a. Interventi Geo Ambientali, con l'indicazione della causale del versamento. L'attestazione dell'avvenuto versamento dovrà essere anticipata via fax al numero 0781 491395.
Come arrivare
Uscendo da Iglesias dalla via Cattaneo, la miniera di Malfidano si raggiunge dalla deviazione della SS 126 verso Funtanamare, che dopo aver toccato Montecani e Acquaresi arriva a Buggerru.
Gli impianti minerari occupano una vasta area in prossimità del mare.
Descrizione
È l'esempio più importante di centro minerario progressivamente cresciuto fino a raggiungere l'autonomia amministrativa dal comune di Fluminimaggiore nel 1960. Il nucleo iniziale degli impianti e le prime residenze in prossimità del mare sorsero nella seconda metà dell'Ottocento per risalire la valle e occupare i differenti livelli del canalone nato dall'erosione fluviale nell'entroterra.
Lo sviluppo di Buggerru, di proprietà della Société anonyme des mines de Malfidano, fu tale che già nel 1896 era dotato di energia elettrica, secondo soltanto a Monteponi. La fortuna di Buggerru diminuì con le due guerre mondiali e risentì più in generale della crisi internazionale del 1929.
Tra gli impianti della miniera piombo-zincifera, utilizzata all'incirca tra il 1870 e il 1977, si segnalano soprattutto le strutture che sono collocate nell'ampia apertura verso il mare: qui sono visibili i grandiosi resti della laveria Lamarmora, mai entrata in funzione per problemi con il demanio marittimo, e, sul lato opposto, la laveria Malfidano con strutture in pietra e legno ed aperture ad arco.
Il porto è sovrastato dall'uscita della Galleria Henry che attraversa l'altipiano di Planu Sartu ed era percorsa un tempo da un treno a vapore che trasportava il minerale estratto dalle coltivazioni minerarie circostanti alle laverie. Oggi la visita consente di attraversare il luogo di lavoro dei minatori, affacciandosi di volta in volta su panorami straordinari che alternano il mare e rocce a falesia di grandissima suggestione.
L'abitato di Buggerru si snoda lungo la via Malfidano, asse portante dell'insediamento, disponendosi lungo i terrazzamenti di calcare che hanno favorito in modo ricorrente il sistema di case a schiera, alcune delle quali - le più antiche - sono ancora visibili nella parte vecchia del nucleo abitato con la caratteristica scala esterna. Anche la nuova edilizia continua la disposizione su livelli differenti, pur presentando spesso richiami ad una discutibile "architettura mediterranea".
Anche a Buggerru la chiesa e la casa della direzione sono gli edifici preminenti: la prima, consacrata nel 1882, ha una facciata di gusto classico con timpano e colonne doriche, completata nel 1948 da una scenografica scalinata. La direzione è in vicinanza del mare, protetta da un terrapieno con una massicciata.
Di fronte al porto, in un fabbricato destinato dalla fine dell'Ottocento ad officina e falegnameria con torni e fresatrici nella posizione originaria, oggi è allestito il museo sulla storia di Buggerru e del suo territorio, con reperti archeologici, fossili, minerali, utensili, documenti, carte. Sono ricostruiti anche lo spaccio della miniera e il vecchio cinema, con pezzi autentici. Proprio nella falegnameria, nel 1904, scoppiò la protesta dei lavoratori con uno sciopero, maturato in seno alle condizioni difficili del lavoro in miniera e terminato con la morte di tre minatori uccisi dalle forze dell'ordine.
La miniera fa parte del Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna, riconosciuto dall'UNESCO.
Storia degli studi
Gli impianti minerari di Buggerru sono menzionati in diverse opere sull'archeologia industriale in Sardegna.

Buggerru, torre di Cala Domestica



Come arrivare
La torre può essere raggiunta dalla strada che da Buggerru sale verso il villaggio "Planu Sartu" e poi prosegue sino a Cala Domestica. Oppure si segue il percorso che da Gonnesa conduce a Masua e Acquaresi. Da qui si costeggia sulla s. un fiume, sino alla spiaggia e si risalire a piedi il promontorio di Cala Domestica per circa 300 m.
La torre sorvegliava l'ingresso alla spiaggia in cui era un porticciolo d'imbarco dei minerali provenienti dalle varie miniere della zona. Dal fortilizio si possono vedere le torri di Porto Paglia, Forte di San Vittorio, l'isola Piana e capo Pecora, dove si trovava la "guardia morta" (vedetta mobile senza torre) in località Sa Guardia de Is Turcus.
Descrizione
Il nome del fortilizio deriva dall'omonima baia di Cala Domestica. Il significato di questo toponimo è forse riconducibile alla presenza di una fattoria medievale o "domestia".
Appare incerta la data di edificazione della torre, presente nella carta dell'architetto Rocco Cappellino, che la data al 1577. La torre però non appare nelle relazioni successive, fino al 1798, quando è citata nella relazione del viceré Vivalda, sul bilancio e spese della Reale Amministrazione della Torri. Secondo questa relazione la torre allo stato di progetto si sarebbe dovuta chiamare "torre di capo Pecora" o "punta San Nicola", ovvero torre di "San Nicolò", perché inizialmente si pensava di costruirla in quel promontorio. Solo quando fu costruita nel promontorio di Cala Domestica ebbe il suo nome definitivo. La costruzione ebbe avuto inizio nel 1765, ma ancora nel 1777 non era conclusa. Successivamente furono approntati i lavori per l'edificazione del baluardo secondo il progetto dell'ingegner Daristo; in realtà a causa dei lavori malamente eseguiti dall'impresario Caredda, la struttura era parzialmente crollata. Solo dopo altri interventi la torre fu ultimata fra il 1785 e 1786.
La struttura, in calcare, presenta forma cilindrica di circa 12 m di diametro e 11 m d'altezza dallo zoccolo al lastrico. Il boccaporto, realizzato con piedritti e architrave in pietra e arco di scarico a sesto ribassato, aperto a circa 6 m dal suolo, immette in un'unica camera voltata a cupola di circa 7 m di diametro, in cui le aperture delle sei troniere, cioè delle feritoie e della scala d'accesso sono disposte in maniera simmetrica. L'ambiente era ventilato grazie ad un foro di aerazione posto sulla chiave di volta della camera, oggi chiuso. Vi sono inoltre un caminetto e la botola della cisterna; quest'ultima è accessibile grazie ad un'apertura nella muratura di base. Nella piazza d'armi (la piattaforma esterna), rimaneggiata durante la seconda guerra mondiale quando il fortilizio divenne un punto d'osservazione, sono visibili le tracce delle cannoniere e di quattro garitte disposte anche queste in giacitura simmetrica. Sempre all'esterno, all'altezza del piano di copertura, sono presenti alcune mensole, costruite in tufo, che sostenevano l'impalcatura di difesa.
Dal 1820 al 1831 sono ricordati interventi di restauro. Nel 1843 la torre era ancora presidiata. Nella seconda guerra mondiale fu un punto d'osservazione. La scala in ferro al suo interno, ancora in situ, risale a quell'epoca.
Storia degli studi
La torre è compresa nelle principali opere sulle fortificazioni costiere in Sardegna.

Buggerru, panorama
Porto di Buggerru.
La vetrina delle Aziende Sarde

LA DOMENICA DI SANGUE
Girolamo Sotgiu, Storia della Sardegna dopo l’Unità, Bari, Laterza, 1986


L’eccidio di Buggerru va assai oltre i confini di una cronaca locale perché, si può ben dire, il sangue versato nel piazzale della miniera della Malfidano ha contribuito a mutare il corso delle vicende nazionali. Scrisse “L’Avanti!” a pochi giorni dall’eccidio, che a Buggerru «i lavoratori erano troppo vessati, sfruttati crudelmente e contro la loro organizzazione erano sorte le rappresaglie padronali, […] si lavorava faticosamente 12 ore al giorno e i bisogni aumentavano mentre il salario si assottigliava: le paghe che oscillavano da 2,50 a 80 centesimi per gli uomini e da 60 centesimi a L. 1,20 per le donne! Come se questo non bastasse, il direttore, un certo Georgiadis, un greco furbo e caparbio, dopo aver tentato altre volte per la rappresaglia di togliere gli operai la “festa della paga”, il solo giorno di riposo del mese, azzardò la riduzione del riposo accordato per la magra colazione». Fu questa la scintilla che fece divampare l’incendio. «Era fatale. Era inevitabile – scrisse Jago Siotto su “Primavera umana” -. Il direttore di Buggerru, il turco che sotto gli abiti europei e la vernice della civiltà conserva inalterati tutti gli istinti barbarici della sua razza, aveva sete di sangue, era arso dalla brama di sangue proletario, del rosso sangue del canagliume operaio, il quale aveva osato ribellarsi alla sua suprema dispotica autorità, aveva osato discutere gli ordini emanati da lui, legittimo rappresentante in Italia di S.M. il sultano Abdul Hamid, di colui che il vecchio savio inglese, il ministro Gladstone, chiamò il grande assassino». Nella narrazione di Jago Siotto, uno dei massimi dirigenti del Partito socialista, c’è, come si vede, anche quel pizzico di razzismo che ai socialisti di allora inculcava la scuola antropologica criminale, e anche quel tono acceso e truculento caratteristico della prima propaganda antipadronale, ma tuttavia è viva e precisa la narrazione dei fatti drammatici: il tentativo del direttore Georgiadis di aggravare l’orario di lavoro, il rifiuto dei lavoratori, la trattativa subito avviata dai dirigenti sindacali, Alcibiade Battellie Giuseppe Cavallera, e poi, improvviso, quando già sembrava che la situazione si potesse comporre, l’arrivo di due compagnie di soldati che erano state chiamate dal direttore non appena gli operai avevano deciso di scioperare.
«La giornata era bigia – continua la narrazione di Jago Siotto – il cielo oscuro. Il vento urlava un lungo lamento straziante. Il mare era tempestoso. Salivano alla direzione, posta presso alla riva marittima, le cupe voci del mare, quando a quando dominante, soffocate dai lenti, profondi, terribili ululati della folla impaziente». Ed ecco ad un tratto «si ode, distinto, il tonfo di pietre, scagliate con forza. Era la sassaiola. Poi, acute, fischianti, ininterrotte, una ventina di fucilate. Era l’eccidio. Il sangue proletario innaffiava anche questa arsa e infelice terra sarda, il sangue dei poveri bagnava Buggerru».
Felice Lettera e Salvatore Montixi giacevano a terra morti, Giovanni Pilloni, colpito alla schiena, e quindi certamente non in grado di minacciare la truppa, moriva poco dopo. Una ventina erano i feriti, colpiti in modo più o meno grave. L’eccidio di Buggerru è uno dei momenti più drammatici del movimento che si è sviluppato nei bacini minerari dell’Iglesiente e del Guspinese a partire dallo sciopero di Montevecchio, nel quale anche si era fatta sentire la repressione perché erano stati arrestati 18 operai.

Bugerru la solitudine delle montagne
Buggerru caletta al riparo tra le rocce in basso

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