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Fonni :: si trova nel territorio del Gennargentu dove sul Monte Bruncu Spina e sul Monte Spada esistono impianti di risalita per sciatori inoltre Fonni è famosa per i suoi Biscotti Tipici. Fonni è il paese più in alto della Sardegna, a 1000 metri sul livello del mare.

Località Sarde > Nuoro


Monte Spada, Fonni (NU), le cime di Montagna più alte della Sardegna.

Fonni

Il comune di Fonni è inserito nello straordinario scenario del Gennargentu che, come è noto, rappresenta una delle aree naturalistiche più belle d'Italia: sul Monte Bruncu Spina e sul Monte Spada esistono impianti di risalita per sciatori e da qui si può partire a piedi per suggestive escursioni attraverso il Gennargentu. I reperti nuragici che si trovano nel territorio di Fonni hanno permesso di dedurre che questa zona fosse abitata sin dai tempi antichi. Si presume che il paese derivi da un insediamento romano di Sorabile. Nel periodo altomedioevale il paese ebbe uno straordinario sviluppo grazie alla presenza dei monaci francescani. Fonni è il paese più alto della Sardegna, a 1000 metri sul livello del mare. Non si conosce l'origine del termine Fonni, alcuni ritengono tragga origine dalla voce fenicia "phanna" (elevatezza, bell'aspetto, bella vista); altri pensano derivi dall'antica città di Sorabile, distrutta dai vandali prima della caduta dell'impero romano, le cui rovine sono tuttora visibili.

Abitanti: 4.371
Superficie: kmq 112,10
Provincia: Nuoro
Municipio: via San Pietro, 4 - tel. 0784 591300
Guardia medica: via Dante, 1 - tel. 0784 57024
Polizia municipale: via San Pietro, 4 - tel. 0784 591342
Biblioteca: via Sassari - tel. 0784 591300
Ufficio postale: via Mannironi, 7 - tel. 0784 57069

Stemma di Fonni
Fonni ritratto del 1921
Fonni bottoni d'oro

Informazioni Turistiche e Curiosità su Fonni

L'attuale assetto urbano deriva da un'espansione intorno alla chiesa di San Giovanni Battista costruita nel XVI secolo. Nei primi anni del 1700 si ebbe una seconda espansione intorno al Santuario della Vergine dei Martiri, intorno alla quale vennero costruite le case dei fedeli (cumbessias). Il suo territorio è ricco di specie vegetali e faunistiche di particolare interesse naturalistico: timo, ginestra, elicriso, tasso, quercie, roverella, leccio, essenze arboree di noci, ciliegi e acero, fioriture di peonia, genziana e rosa selvatica. Dal Monte Spada (1594 m.) verso settentrione si intravede, oltre all'abitato, il lago artificiale del Govossai, la cima della Madonna del Monte, mentre a sud si possono distinguere Punta La Marmora e il Monte Novu. La prima immagine che si coglie di questo paese, giungendo da Pratobello, è quella di un pugno di case che emergono dal verde, addossate al pendio della montagna. Fonni è uno dei paesi più alti della Sardegna (1000 m di quota) ed è a metà strada tra l'economia tradizionale e lo sviluppo di un turismo per villeggianti attratti dal clima e dalla posizione. Interessante l'artigianato (dolci, tessuti e tappeti). Ai margini del paese sorge il complesso francescano della Madonna dei Martiri che risale al XVII secolo. In esso è custodita una piccola statua della Madonna realizzata frantumando e impastando tra loro antiche reliquie risalenti all'età romana. La festa che qui si celebra a giugno ricorda il ritorno dei pastori dalla lunga transumanza.





Testi di Michele Tatti

Il territorio È riuscito a trasformare la neve da maledizione inricchezza, il «bizzarro paese adagiato sulla cima di un monte come un avvoltoio in riposo». Fonni, centro più alto della Sardegna, nella descrizione di Grazia Deledda, «d’inverno era quasi deserto, perché i numerosi pastori nomadi scendevano con le greggi nelle tiepide pianure». I mille metri sul livello del mare non hanno frenato la nascita e la crescita di una comunità che, grazie anche agli scambi culturali stimolati dalla transumanza, primeggia nel turismo montano e nell’agroalimentare. Nel 1970, infatti, è stato costruito a Monte Spada il primo grande albergo, mentre l’unica stazione sciistica dell’isola è nata a Bruncuspina, nello stesso massiccio dominato da Punta La Marmora, la vetta della Sardegna con i suoi 1834 metri d’altezza. Anticamente temuta ed esorcizzata, la neve oggi si fa desiderare soprattutto dagli operatori che gestiscono quattro hotel, cinque ristoranti e sei agriturismo. Colpa anche dei mutamenti climatici provocati dalla presenza dei laghi: alla diga del Govossai capace di invasare tre milioni di metri cubi d’acqua si è aggiunta ad est quella di Olai al confine di Orgosolo (16 milioni), poi ancora i salti del Flumendosa nella vicina Villagrande (269 milioni) e, a ovest, in condominio con le campagne di Gavoi, lo sbarramento del Gùsana Taloro (47 milioni) e levicine riserve idriche a Ovodda e Teti per l’idroelettrico di Cucchinadorza (15 milioni) e Benzone (un milione di metri cubi).
Tra la neve e l’acqua Il destino di Fonni resta, in ogni caso, legato indissolubilmente all’acqua, tanto che molti studiosi spiegano il toponimo (Onne nella parlata locale, Fonne per la Sardegna), proprio con la presenza di innumerevoli fonti. Tra le varie teorie non manca chi fa risalire il nome al termine fenicio phanna (“elevatezza, bella vista”), mentre il linguista Massimo Pittau ne indica l’origine nella «locuzione latina “(villa) Fonni, (tenuta) di Fonnio”, da un gentilizio latino Fonnius». Giacomino Zirottu nei suoi studi ha scoperto un documento datato 1358: nell’elenco delle decime pagate dalle parrocchie sarde alla Chiesa di Roma, compare per la prima volta il nome Fomie. Passando per vari errori di trascrizione, si arriva poi al 1388 quando, nell’ambito del trattato tra Eleonora d’Arborea e re Giovanni d’Aragona, il documento riporta anche i rappresentanti della Villa di Fonni tra i sottoscrittori della pace. Atti ufficiali a parte, l’uomo ha vissuto da sempre in questo contrafforte del Gennargentu protetto dai valichi di Tascusì a sbarrare il versante di Desulo e Correboi quello dell’Ogliastra, a cui si aggiungono le porte naturali verso il Campidano della vallata segnata come confine dal lago del Taloro e dell’altopiano di Pratobello ad aprirsi verso le colline di Mamoiada e Nuoro. Gli archeologi ne hanno, infatti, datato la presenza fin dal Neolitico, oltre seimila anni fa. È stato il professor Antonio Mereu, ispettore onorario delle Belle arti, a compiere nei primi anni Settanta del secolo scorso il primo vero censimento degli ipogei prenuragici e nuragici: 44 nuraghi, 25 Tombe di giganti, 18 villaggi con i resti di oltre mille capanne, 6 dolmen e 33 menhir. Le ricerche soprattutto di Giovanni Lilliu, padre dell’archeologia sarda e cittadino onorario di Fonni, hanno portato alla luce testimonianze preziose anche dal punto di vista turistico. Con alcune peculiarità (il tempietto di Logomàche), o monumenti facilmente visitabili come le Tombe di giganti di Bidìstili e Madau o il tempio per il culto delle acque di Grèmanu.
Una storia resistenziale: il cane fonnese Il territorio di Fonni è un immenso scrigno che custodisce gelosamente ancora molte testimonianze di una storia resistenziale. A Sorabile, a poche centinaia di metri dal centro abitato, sono ancora visibili i resti dell’avamposto romano, ultimo baluardo militare contro i barbaricini arroccati sui monti, costruito a difesa della strada Cagliari-Olbia di cui ancora si possono vedere le tracce dei ponti nel lago di Gusana e sul rio Govossòleo, al confine con Lodine. Della dominazione romana resta poi una testimonianza considerata vera e propria archeologia vivente: il cane di Fonni, razza nata dall’incrocio tra i levrieroidi locali e il canis pugnax o i sagaces canes, feroci molossi portati in Sardegna nel 231 a.C. dal console romano Marco Pomponio Matone per scovare i Barbaricini ribelli. Se nel 1774 padre Francesco Cetti nella sua Storia naturale della Sardegna parlava di «cani di grossa taglia e di bell’apparenza», Baldassarre Luciano in Cenni sulla Sardegna nel 1841, ne indicava con precisione l’impiego: «Nel villaggio stanno a guardia delle case, nel salto a custodia delle greggi contro i ladri e le volpi. Compagni de’ banditi li vegliano e li aiutano negli incontri lanciandosi sul nemico benché armato e in sella, e cogliendolo e precipitandolo con gravi ferite al collo se non sia respinto». Mastino da guardia, cane pastore, ma anche guerriero. La leggenda vuole arrivati dal Gennargentu
i cani aizzati contro gli invasori francesi sbarcati a Cagliari nel 1793, ma è certo l’impiego di trecento mastini nella campagna di Libia del 1912: acquistati per 50 lire a capo, furono addestrati e, divisi in cinque plotoni, impiegati a fianco dei soldati italiani contro i ribelli Senussi a Tripoli, Bengasi, Homs, Derna e Tobruk.

Fonni, tessitrice, foto antica primi del 900.

Testi di Michele Tatti

Le guerre dei pascoli Proprio il cane fonnese, con le odierne ricerche per valorizzare una razza ricercatissima dagli appassionati cinofili, è la metafora di una comunità che cerca e trova nella storia la sua vera ricchezza. Anche la transumanza, con gli allevatori costretti a cercare per 4-5 mesi l’anno pascoli alternativi, ha finito infatti per segnare in positivo questo centro del Gennargentu. Il freddo ai primi di novembre e la necessità di far riposare i pascoli in estate soprattutto nei terreni comunali, costringeva gli allevatori a spostarsi nei Campidani e, in parte, nella Nurra. Questa doppia ricerca, questa difesa dello spazio vitale ha da sempre provocato gravi conflitti, con i fonnesi famosi come accaparratori di terre fuori del paese e a fronteggiarsi in loco tra loro e i centri vicini in lunghissime e cruente guerre dei pascoli. Significativa la secolare controversia tra Fonni, Villagrande Strisaili e Villanova Strisaili per il salto di Monte Novu, campagne comunitarie oltre il passo del Correboi di uso comune e dai confini non definiti, come quelle al limite con Desulo che, dopo l’accordo, ha visto cambiare il toponimo Indivissu (Indiviso) in Divissu (Diviso). Nei sei anni successivi al 1650 una grave pestilenza costrinse, per sfuggire al contagio, i pastori che svernavano in pianura a rientrare a Fonni con le loro greggi. Proprio le campagne di Monte Novu diventarono preziosissime per far sopravvivere l’alterato carico di bestiame, ma Villagrande e Villanova respinsero i fonnesi che usarono ogni mezzo per attaccare e difendersi. Tra sentenze, tentativi di pacificazione, frequenti sconfinamenti, scontri che coinvolsero tutta la popolazione, ovili occupati e rioccupati, distrutti e ricostruiti da una parte e l’altra, si arrivò al 29 novembre del 1811, quando il re Vittorio Emanuele I con un suo editto assegnò al comune di Fonni in enfiteusi perpetua un terzo del salto di Monte Novu. Maturava, intanto, una nuova guerra dei pascoli destinata a segnare la storia della Sardegna. Fonni è stato tra i paesi che si opposero con gran vigore a quella legge delle chiudende che nel 1820 aveva scatenato gli appetiti dei printzipales, sconvolgendo per decenni, con la privatizzazione da parte di pochi delle terre comunitarie, l’equilibrio economico e sociale. Sindaci e sacerdoti che si schieravano con i pastori senza pascolo finirono in esilio, in tanti furono uccisi, arrestati o confinati, mentre il giudice del Regio Consiglio in una lettera al viceré parlava il 9 settembre del 1832 di guerra civile e di 200 uomini armati che distruggevano le chiudende erette, nonostante anche l’opposizione del Consiglio comunale, nelle campagne comunitarie. L’autorità costituita si schierò con i novelli proprietari terrieri, come dimostrò un rapporto datato 29 settembre 1832 in cui il maggiore Cottalorda, comandante dei carabinieri reali, parlava di Fonni come di «un villaggio che partorisce uomini non ad altro dati se non al maleficio, alla rapina e ai delitti; diedero quegli abitanti delle prove dei loro difetti di natura, perché non contenti di devastare i chiusi vi appiccarono pure il fuoco, al fine di cagionare maggiore danno a coloro che cercano di crescere i loro beni».
Dalla montagna alla pianura Gli unici terreni di proprietà comunale sono quelli di Monte Novu, di cui una parte (3558 ettari) risultano dal 1993 gestiti dall’Ente foreste della Regione che dà lavoro nel cantiere a 90 operai. Anche il cantiere forestale, con novanta buste paga distribuite, ha contribuito a diversificare un’economia che non ha sentito l’effetto degli ovili della montagna trasferiti e trasformati in azienda di pianura. In tanti ancora oggi, ogni giorno, di primo mattino, si mettono in viaggio per la piana di Ottana o dell’Oristanese dove conducono il gregge, ma solo le normative europee che impongono la residenza nel luogo di lavoro, accompagnate dal disincanto delle nuove generazioni, hanno convinto i più ad emigrare anche per l’anagrafe. Si spiega così il calo dei residenti che al picco del 1961 (5451) ha portato ai 4420 abitanti registrati nel 2001. Anche l’ordine pubblico ha però influito sulla diaspora. Ancora non si è persa la memoria della sanguinosa faida nella seconda metà del Novecento riesplosa, con un corollario di attentati, intimidazioni e omicidi non riconducibili però ad un’unica matrice, negli anni a cavallo del 1990. Una criminalità molto diversa e meno romantica di quella, cantata in una famosa canzone da Bachis Vracone (Bachisio Falconi), poeta-bandito condannato nel 1938 a 30 anni di reclusione per l’omicidio di un carabiniere: proclamatosi sempre innocente, nel 1940 evase e visse alla macchia nei monti del suo paese fino al dicembre del 1949, quando fu ucciso in un misterioso conflitto a fuoco con i carabinieri.
La patata del Gennargentu e il pane “carasau” Nonostante le contraddizioni e grazie alla sua capacità di chiudere anche le pagine più drammatiche della sua storia, Fonni era ed è il paese più popoloso della zona. Gli archivi parrocchiali del ducato di Mandas tramandano nel 1688 la presenza di 585 “fuochi” contro i 420 di Mamoiada e i 340 di Gavoi, mentre nei vari censimenti dal 1751 (2606 residenti), tra i comuni del circondario è preceduto da Nuoro, Dorgali e, oggi, da Oliena. I figli dei pastori sono diventati imprenditori, aprendo spesso strade nuove da indicare ai centri vicini: ora difendono i nidi d’aquila che i loro padri distruggevano e si ritrovano magari a gestire ai piedi del Monte Spada un parco privato ripopolato anche con i daini scomparsi da un secolo. Non manca poi chi, anche nel nome delle biodiversità, ha saputo superare lo storico steccato con Gavoi proprio nel nome di quella patata regina di tante dispute campanilistiche che un consorzio di venti produttori dei due paesi commercializza semplicemente come patata del Gennargentu. Mentre cerca di sfruttare commercialmente anche le acque diuretiche delle fonti di Donnortei conosciute in tutta la Sardegna, Fonni vanta fin dal 1975 i primi laboratori artigianali per la produzione di pane carasau che, con forni innovativi e impastatrici adattate, hanno trasformato in bene di largo consumo quel prodotto a lunga conservazione che si cuoceva nel forno di casa per essere consumato dai pastori nei lunghi periodi di lontananza dal paese. Si è così sviluppata una piccola imprenditoria capace di rompere la monocultura della pecora. L’esempio più eclatante nell’agroalimentare sono i laboratori di biscotti (quel soffice savoiardo che nessuno ancora è riuscito ad imitare), i salumifici e i piccoli caseifici.
“S’Istangiatu” della Madonna dei Martiri La cultura del pastore resta però una locomotiva capace di trascinare tanti vagoni. Basti pensare al gran Palio dei Comuni in programma ogni anno nella prima domenica d’agosto, che ha contribuito a riscoprire e valorizzare il cavallo puntando proprio sulle abilità acrobatiche degli uomini di campagna ad abbandonarsi nelle discese a pariglia. Anche questa manifestazione equestre ha un fortissimo legame con la memoria e ritrova la sua linfa vitale in S’Istangiatu, i cavalieri della Madonna dei Martiri, unica formazione organizzata in stile militare della Sardegna, che ogni anno apre la processione della Madonna, di Corpus Domini e di San Giovanni. La festa della Madonna dei Martiri è la più sentita con il suo carico di memoria popolare e di fede racchiuso nel convento francescano il cui primo nucleo, con l’arrivo dei frati, risale ai primi anni del Seicento. Su ’Umbentu è cresciuto cento anni dopo con la costruzione della basilica che ospita la piccola statua della Vergine costruita con la polvere di ossa dei martiri rinvenute nelle catacombe romane di Lucina: una sola navata, con una cappella emisferica per parte, il presbiterio sormontato dalla cupola ottagonale decorata in stile barocco da alcuni artisti sardi tra cui i fratelli Are, e il vestibolo rettangolare con volta a botte che introduce al santuario sotterraneo ricco di
arredi e decorazioni. La spettacolare processione della Madonna dei Martiri, il primo lunedì di giugno, con i cavalieri in costume e gli sgargianti colori degli abiti tradizionali femminili, ricordano anche altri periodi storici. Alla colonizzazione spagnola rimandano, già nel nome (sos Currillos), i cavalieri e un particolare costume femminile (su Vardellinu), mentre della dominazione bizantina, oltre ad un convento scomparso, resta il culto molto sentito dagli ortodossi dalla chiesa campestre di San Cristoforo e da quella, ormai distrutta, di San Michele.
“Su cohone de frores” Religione e storia indatabile caratterizzano anche la festa del patrono, San Giovanni, chiamata ancora significativamente Sa die de frores (“il giorno dei fiori”), a richiamare i riti pagani del solstizio d’estate e con una peculiarità tutta da spiegare: su cohone, un pane votivo portato prima dal priore in processione e poi affidato ai cavalieri per benedire la folla nella prima discesa delle pariglie, formato da uccellini in pasta, fissati su lunghi stecchini di legno disposti per tre file e sormontato da una chioccia con i pulcini. Al termine della festa il priore tiene per sé come ricordo benedetto chioccia e pulcini e consegna ai suoi parenti e collaboratori un uccellino di pasta da custodire gelosamente in famiglia a perenne protezione del focolare. Forse su Cohone de frores può essere considerato il vero simbolo della cultura fonnese che vanta molte altre peculiarità ad iniziare dalla lingua, con la sua variante dal logudorese caratterizzata da quel colpo di glottide che fin dai primi del Novecento attirò l’attenzione di Max Leopold Wagner, il geniale linguista tedesco che, con i suoi studi nel primo cinquantennio del Novecento, diede su basi storiche e scientifiche dignità di lingua al sardo. Termini come buburissìna (formica), pane ’e corra (fungo, letteralmente “pane della cornacchia”), caciccìone (gattino), si trovano infatti solo nel vocabolario fonnese. Come Fonni, ha una cadenza musicale tutta sua nel canto a tenores e un’impostazione del ballo molto particolare perché ogni uomo danza con due donne, eseguendo una coreografia essenziale, senza eguali in Sardegna.

Santuario della
Vergine dei Martiri

Come arrivare Percorrendo la SS 131 si trova il bivio per Lanusei-Mamoiada, quindi quello per Fonni e proseguendo per circa 8 km si arriva al paese.
Per raggiungere il santuario bisogna procedere lungo la via principale e arrivare nella piazza Europa dove si affaccia il complesso architettonico dei Minori Osservanti che comprende il convento, la basilica e l'oratorio di San Michele, tutti prospicienti un ampio piazzale delimitato da "cumbessias".
Descrizione Il 14 aprile 1610 il padre francescano Giorgio d'Acillara prese possesso del luogo dove sarebbero dovuti sorgere la chiesa e il convento. Il sito, donato dal fonnese don Stefano Melis, era ubicato nel rione Logotza della "villa" di Fonni appartenente al feudo di Mandas. Sulla facciata della chiesa ancora oggi è ben visibile, sopra il portale principale, lo stemma gentilizio della famiglia: un melo carico di frutti.
Convento e chiesa, dedicata alla Santissima Trinità, vennero ultimati dopo molteplici interruzioni intorno al 1632-33. La pianta della chiesa era molto semplice: un'aula mononavata, voltata a botte, con tre cappelle per parte e il presbiterio sopraelevato dove si trova il quadro di Antonio Todde raffigurante la Trinità. Annesso vi era il convento dal classico impianto francescano: un quadrilatero di celle affacciate sul chiostro, dove si trova il pozzo centrale. Nel 1702, dopo la demolizione della cappella del Rosario, per iniziativa di padre Pacifico Guiso Pirella di Nuoro (1675-1735), s'iniziò la costruzione del nuovo organismo dedicato alla Vergine dei Martiri, che s'innestava su quello dedicato alla Trinità. Il progetto di padre Guiso, comprendente la chiesa superiore e un santuario sotterraneo (la cripta), venne realizzato dall'architetto-capomastro milanese Giuseppe Quallio e da alcuni suoi conterranei: Giovanni Battista Corbellini, Ambrogio Mutoni e Giovan Battista Reti. I lavori terminarono nell'ottobre del 1706. La cappella-basilica è costituita da una navata centrale coperta con volta a botte sulla quale si affacciano due cappelle semicircolari. Conclude la struttura il presbiterio rialzato che ospita l'altare della Madonna dei Martiri. All'incrocio con le cappelle, su un alto tamburo finestrato insiste la cupola ottagonale. La fastosa decorazione scultorea della basilica è arricchita dalle pitture di Pietro Antonio e Gregorio Are (padre e figlio). Il santuario sotterraneo dedicato a Sant'Efisio e a San Gregorio Magno, considerati i Padri della fede dei Barbaricini, è strutturato in due ambienti che originariamente erano separati da un'inferriata: il vestibolo e il santuario. Nel primo, a pianta rettangolare con copertura a botte, cinque nicchie per lato ospitano busti di Santi legati alla tradizione francescana. Nel secondo ambiente, sempre a pianta rettangolare e voltato a botte, si trovano numerosi altari e simulacri in stucco policromo realizzati dal Mutoni e dal Corbellino. Le tempere nella volta sono state eseguite dagli Are. L'oratorio di San Michele Arcangelo venne eretto tra il 1758-1759 su modelli lombardi importati dal Quallio e dai suoi collaboratori. La cupola dell'edificio è decorata con le tempere di Gregorio Are. All'interno del Convento è conservata una preziosa collezione di dipinti del Seicento e del Settecento, eseguiti da artisti che hanno lavorato nel cantiere francescano: Antonio Todde, Giuseppe Lopez e Pietro Antonio Are.

La Basilica dei Martiri. Fonni (NU)
La Basilica dei Martiri, particolare interno. Fonni (NU)
Tomba di giganti di Madau, Fonni (NU)

Tombe di giganti di Madau

Come arrivare
Uscire da Nuoro sulla SS 389 in direzione di Mamoiada; oltrepassato l'abitato si prende la strada per Fonni e, dopo alcuni chilometri, si svolta a sinistra per la strada di Pratobello; superata la frazione, si prosegue sulla SP 2 per Lanusei sino al km 7,2.
Le tombe si trovano sulla destra, a breve distanza dalla strada.
Le sepolture sorgono al centro della vallata del riu Madau, in direzione del passo di Corru 'e Boi, sulla sommità di un basso pianoro, nella Barbagia di Ollolai, regione della Sardegna centrale.
Descrizione
II sito, una vera necropoli di tombe di giganti, comprende quattro sepolture rivolte a SE.
La sepoltura maggiore conserva il corpo tombale (lungh. m 22,20) preceduto da un'ampia esedra (corda m 24; freccia m 4,5) che delimita lo spazio destinato alle cerimonie funebri.
II corpo tombale presenta la struttura interna costituita da un sistema di setti murari paralleli che rincalzano il vano tombale. Questa struttura è coperta da un tumulo delimitato da una crepidine di lastroni lavorati: tra questi alcuni frammenti di una stele con coppella appartenente ad una tomba di giganti più antica.
La parte sommitale del corpo tombale termina con una struttura muraria a "naveta" formata da ortostati di base inclinati sui quali poggiano conci disposti su filari regolari in ritiro verso la sommità arcuata.
L'emiciclo dell'esedra - impostato su un basamento formato da lastroni con funzione di bancone per le offerte - è delimitato da ortostati sui quali si sovrappongono file orizzontali di conci di dimensioni decrescenti verso l’alto.
Al centro dell'esedra è presente il portello d'ingresso architravato che ha per soglia un frammento della lunetta superiore di una stele di una tomba di giganti.
Sull'architrave poggiava, forse, il fregio a dentelli formato da due blocchi sovrapposti orizzontalmente: quello superiore è un concio di forma pentagonale che riproduce sulla faccia a vista i dentelli (largh. m 1,02, alt. m 0,22); 1'elemento sottostante è un lastrone trapezoidale (largh. m 1,40/0,82, alt. m 0,35) con dentelli collimanti con quelli della pietra sovrastante.
Davanti all'ingresso si trova anche il chiusino del portello rettangolare con un incavo alla sommità per la presa (largh. m 0,57/0,52; alt. m 0,64).
L'ingresso immette nel vano funerario di pianta trapezoidale (lungh. m 9; largh. m 1,20/1,10) che presenta pareti realizzate con blocchi ben lavorati e disposti su filari orizzontali aggettanti; la copertura è ad ogiva (alt. m 1,50). La pavimentazione è costituita da grandi lastroni con incavi, facenti parte della tomba più antica.
Anche la Tomba III di Madau venne ricostruita sui resti di una tomba di giganti più antica.
La sepoltura presenta il corpo tombale (lungh. m 11,20; largh. m 5,10; alt. m 3) preceduto dall’esedra (arco m 12,50; freccia m 5,80) al centro della quale si apre l'ingresso (largh. cm 54/44; alt. cm 60) che introduce nella camera funeraria (lungh. m 7; largh. m 1,03; alt. m 2,10).
La ristrutturazione del monumento ha comportato l’ampliamento del vano tombale che presenta sulla parete d. e sul fondo una risega funzionale alla deposizione dei corredi.
Il rifacimento della camera è evidenziato dalla differente tecnica muraria della nuova struttura, realizzata con filari di conci ben lavorati poggianti sui piu antichi ortostati di base.
Anche l'esedra venne ristrutturata con la riedificazione del bancone-sedile (sollevato rispetto al precedente).
L'esedra inoltre presenta la particolarità di chiudere in tondo lo spazio antistante alla sepoltura.
Come nella tomba maggiore, il prospetto presenta un paramento a filari poggianti su un basamento di ortostati, un portello con architrave, forse, sovrastato dai conci a dentelli (m 0,85 x 0,40 x 1,44/97) e, nella parte terminale, una piccola stele a lunetta semicircolare (cm 84 x 57 x 31).
La sommità del corpo tombale culmina con una struttura a "naveta" documentata nella tomba maggiore.
Le tombe risalgono all'Età del Bronzo Recente-Bronzo Finale.

Fonni la sagra dei Martiri
Camera interna Tomba dei Giganti Madau, Fonni

Feste, sagre ed eventi nel paese di Fonni



Carnevale di Fonni

Arrasehare Onnesu

Il carnevale di Fonni è caratterizzato dalle antiche maschere de s'Urthu e sos Buttudos che rappresentano la lotta quotidiana dell'uomo contro gli elementi della natura. S'Urthu è vestito di pelli di montone o di caprone di colore bianco o nero, ha un grosso campanaccio legato al collo, la faccia annerita dal sughero carbonizzato ("s'inthiveddu"), ed è tenuto al guinzaglio con una rumorosa catena di ferro. Sos Buttudos indossano un cappotto di orbace sopra abiti di velluto, scarponi e gambali di cuoio, sulle spalle i campanacci ("sonaggias"). S'Urhtu, l'orso, lotta continuamente tentando di liberarsi dalle catene, aggredendo uomini e cose che incontra sul suo cammino, arrampicandosi dappertutto, sugli alberi e sui balconi, aizzato ad avventarsi sulla gente e soprattutto sulle ragazze che subiscono le sue esuberanze, mentre sos Buttudos tentano di domarlo. Oltre a s'Urthu e sos Buttudos, maschere maschili, sono protagoniste del carnevale fonnese sas Mascaras Limpias. Impersonate sia da uomini che da donne, sas Mascaras Limpias rappresentano l'eleganza e la bellezza, indossano parti del costume tradizionale fonnese femminile: "su vardellinu" (la gonna), "su brathallu" (la camicia bianca) e "su cippone" (una giacca di panno o broccato), portano in testa un cappello di paglia o di cartone coperto con tovaglie ricamate e ornate da nastri variopinti ("sos vroccos") e un velo sul viso ("sa facciola").
Contatti
Comune di Fonni, via San Pietro 4, Fonni
tel. +39 0784 591300,
Sito internet: www.comune-fonni.it


Fonni, Cortes Apertas
Il paese più alto dell'Isola, a 1000 m di altezza, apre le proprie case, schiude le numerose cortes per accogliere i visitatori e far loro conoscere le tradizioni più autentiche della Barbagia. La musica tradizionale, con cori di voci femminili e cori di voci maschili, accompagna gli itinerari all’interno del paese all'insegna della riscoperta dei sapori, dei profumi, degli oggetti che un tempo erano al centro della vita quotidiana, dei valori che animavano e spesso ancora animano una comunità come quella fonnese, dove i rapporti umani sono ancora l'elemento centrale del viver comune.
Chi visita il paese di Fonni sarà colpito anche dai suoi numerosi murales, che decorano il paese aprendo scenari inaspettati o dipingendo ambientazioni di vita domestica dal vivido realismo, con qualche accenno di protesta politica.
Da qui è possibile accedere agli impianti sciistici del Monte Spada, che offrono l'opportunità di un turismo alternativo rispetto al consueto appuntamento balneare dell'estate sarda. Dalle vette più alte dell'Isola Fonni promette dunque un binomio impareggiabile tra tradizioni e natura, che la tappa di Autunno in Barbagia permette di scoprire in tutte le sue sfaccettature.

Fuoco di Sant'Antonio


Orosei, il falò per la notte di Sant'Antonio

La notte tra il 16 e il 17 gennaio da Dorgali a Bolotana, da Bosa a Desulo, da Budoni ad Escalaplano, da Samugheo a Orosei e in tanti altri paesi ancora si accendono i falò in onore di Sant'Antonio Abate, esponente importante dell'ascetismo egiziano del III secolo d. C. Un culto antico e radicato quello per questo santo, visto dalla collettività cristiana come uno strenuo oppositore dei diavoli e delle fiamme dell'inferno. La leggenda, infatti, racconta che Sant'Antonio avrebbe rubato una favilla incandescente dal Regno degli Inferi per regalarla all'umanità, dotandola, così, del fuoco. La notte del 16 gennaio si chiedono al Santo grazie e miracoli in un contesto quasi magico, dominato dall'imponente falò che consuma enormi cataste di legna. Questo rito, che mescola devozione cristiana ad antiche tradizioni pagane, è documentato fin dalla metà del XIX secolo, ma le sue origini sono sicuramente più remote. Dopo i riti liturgici e la benedizione del fuoco, i partecipanti stazionano di fronte ad esso, intenti ad intessere conversazioni, cantare, gustare dolci ed assaporare vini offerti dalla comunità. Il fuoco arde tutta la notte: sarà il disegno del fumo emanato a suggerire auspici e profezie.


Madonna dei Martiri di Fonni


Fonni, la festa dei Martiri (prima metà del Novecento)

La festa dei Martiri di Fonni (Sa festa de sos martires) si svolge ogni anno la prima domenica di giugno presso la basilica della Madonna dei Martiri. Il complesso religioso, preceduto da un cortile dove trovano spazio le cumbessias o muristenes (cioè i vani chiusi dove dimorano i novenanti ed i pellegrini) era costituito in origine dalla chiesa dedicata alla Santissima Trinità (databile al 1632) e dal convento francescano. Successivamente, fra il 1702 ed il 1706, fu realizzato il nuovo organismo dedicato alla Vergine dei Martiri, che si innesta su quello dedicato alla Trinità e comprende la chiesa superiore ed il santuario sotterraneo (la cripta). L'oratorio di San Michele Arcangelo venne, invece, eretto tra il 1758 ed il 1759. L'organizzazione della festa, che affonda le sue radici nel XVII secolo, viene tramandata di padre in figlio, nell'ambito di due rami della famiglia Mureddu. Le celebrazioni religiose, precedute dalla novena, iniziano la domenica mattina con la messa solenne e proseguono il lunedì mattina con la messa celebrata dal vescovo. Il lunedì sera si svolge la processione durante la quale il simulacro della Madonna viene accompagnato per le vie del paese dai fedeli, dai gruppi che indossano i costumi tipici di Fonni e di numerosi altri paesi e dal corteo equestre "S'istangiartu" (cioè lo stendardo che accompagna la Madonna durante le processioni). A ciò si aggiunge la suggestione dei "gosos", i canti sacri in lingua sarda, che vengono intonati in onore della Vergine.

Su Cohone e Vrores, leggende della tradizione sarda, Fonni.

Su Cohone e Vrores

Nella parlata locale viene chiamato su co’one de vrores il pane dedicato alla festa dei fiori, ossia la primavera. Preparato in occasione della festa di San Giovanni Battista (24 giugno), viene confezionato da un'artigiana, l'unica rimasta a custodire quest'arte antica, Anna Coinu, per conto della "Società San Giovanni Battista". Si tratta di una complessa elaborazione composta da una focaccia a forma di torta (40 cm. di diametro e una decina di centimetri di spessore), sulla quale vengono infilati dei bastoncini di canna che reggono 160 pugiones (uccelli) e cinque puddas (galline). Al centro della composizione si trova il nido (cinque centimetri di diametro) decorato con dei chicchi di grano finto e con sopra tre pugioneddos (uccellini). Attorno al nido, vi sono quattro puddas, una delle quali porta sul dorso un pugioneddu. Il tutto è costituito da un impasto di acqua di sorgente con semola molto fina: miele, su pistíddu (mandorle grattugiate), manteca (composto di sostanze grasse fra le quali il burro). Il costo di su co’one si aggira intorno al milione e mezzo di lire e ha un peso di circa 8 chili. Per la sua preparazione occorrono cinque o sei mesi di lavorazione. Saranno inoltre confezionati altri circa 150 pugioneddos che, una volta terminati i festeggiamenti, verranno distribuiti ai soci, alle autorità, ai parenti ed amici del "cassiere", l'organizzatore dei festeggiamenti civili in onore del Patrono. Tre giorni prima della festa, un piccolo corteo con in testa un ragazzino che tiene sa pandela (lo stendardo) di San Giovanni Battista, parte dalla casa del "cassiere", per giungere poi nell'abitazione dell’artigiana, la quale consegnerà su co’one al nuovo cassiere. Il giorno della festa il pane verrà benedetto dal sacerdote appena prima della solenne Minsa ‘antada (Messa cantata). Accanto alla statua di San Giovanni sarà portato a braccia in processione dal cassiere e da altri soci che gli daranno il cambio durante il tragitto. Il corteo, aperto dai "Cavalieri della Madonna dei Martiri", attraverserà le vie principali del paese al rintocco delle campane a festa. Al termine della processione i cavalieri di S’Istangiartu riportano su co’one ’e vrores in casa del cassiere. Questo pane rituale lo si può ammirare anche durante la corsa dei cavalli in onore del patrono, sa ‘arrela de Santu Juvanni o meglio sa 'arrela de vrores. Innalzato al cielo da un cavaliere in costume che esegue la tradizionale pariglia stando in piedi sulla sella, su co’one suscita ancora oggi grandi emozioni e strappa gli applausi dei presenti. Durante la tradizionale 'arrela ‘e vrores' la "Commissione di San Giovanni" offre sos pugioneddos ai cavalieri. Questi si lanciano nelle pariglie con in bocca l'asticella di supporto che tiene su pugione. Su co’one verrà scomposto il 29 agosto, ricorrenza del martirio di Santu Juvanni isconcau (San Giovanni decapitato). Il "nido" assieme alla gallina che ha sul dorso su pugioneddu spetta al cassiere, le altre due galline vanno, una al presidente del Comitato festeggiamenti e l'altra al vicepresidente, mentre sos pugiones saranno distribuiti fra i componenti del Comitato.
Le origini della leggenda
Le origini e il significato di questo rito restano però ancora avvolte nel mistero. Alcune storie sono arrivate fino ai nostri giorni e i vecchi le raccontano con dovizia di particolari. Il 1865 fu un anno tremendo per i contadini e per i pastori di Fonni. Un'invasione di viviciris (cavallette) distrusse grano e orzo. La gente chiese l'intercessione del Santo Patrono, San Giovanni Battista. Fu tutto inutile. Le stesse benedizioni dei campi da parte dei sacerdoti non produssero gli effetti sperati. Nella disperazione si fece ricorso a tutto, anche alle pratiche magico-religiose. In Barbagia, aveva gran fama di essere un maiargiu (mago) un certo Predi Murru, un prete che con il suo asinello andava in giro per gli ovili a chiedere l'elemosina in compagnia di un frate del Convento della Madonna dei Martiri.

Si racconta che un giorno, mentre erano in corso i festeggiamenti in onore di San Francesco, Predi Murru, sempre in compagnia del frate stesse per avvicinarsi ad un ovile tra Orune, Lollove e Nuoro, dove vi erano pastori di pecore, fra i quali anche alcuni fonnesi, quando, alla vista dei due religiosi quelli esclamarono "arrivano i corvi, sleghiamo i cani". Mentre i feroci animali, cinque o sei cani, stavano per avventarsi contro i due mendicanti, PrediMurru impugnò un crocifisso che portava sempre con sé e pronunziò queste parole: "A tra bos ateros!" (Fra di voi!). A quel punto i cani si azzannarono a vicenda finché non trovarono la morte. Oltre al crocifisso il prete portava con sé un corno di cervo contenente dell'olio e della cera che, come si sa, sono strumenti per i riti magico-religiosi. Quando erano gli uccelli a danneggiare il raccolto, allora recitava in questo modo: «Baidinde isturru/ non tinde papes sa gheressia/ in ordine de Pedri Murru/ e de tottu sa legge le Cressia (Vattene storno/ non mangiarti le ciliegie/ per ordine del sacerdote Murru/ e di tutta legge della Chiesa). Deo so' Pedri Murru/ e so’ amigu de Cressia/ arrecumando a s'isturru/ chi mi rispette sa gheressia (Io sono il prete Murru/ e sono l'amico della Chiesa/ comando allo storno/ che mi rispetti le ciliegie)». Una volta lo storno gli rispose: «E deo so' s'isturru/ inimigu sa Cressia/ minde papo sa cheressia/ e minde frigo de Pedri Murru (Ed io sono lo storno/ nemico della Chiesa/ mi mangio le ciliegie/ e non mi importa del prete Murru)». Ma Predi Murru non era San Francesco. Quando benedice eseguendo con la mano tre segni di croce, come per incanto gli uccelli cessavano di vivere. Predi Murru, dunque, chiamato dai fonnesi, giunse con il suo asinello nel centro barbaricino. Informato della situazione, il religioso andò a benedire le campagne del paese, invase dalle cavallette. Nella zona di ‘Arpile, tra S'Alinu e Pithu 'e Monte, a sette chilometri da Fonni, secondo il racconto, si svolse il rito che produsse i suoi effetti; con un imprevisto, però: sparirono le cavallette, ma con esse anche sos isturros, truddos e taculas (stornelli, tordi e taccole); per fortuna si salvarono sos cucos (cuculi), e rimasero i nidi di altri uccelli con le rispettive uova. Allora due o tre cuculi prepararono un grande nido e anche i contadini della zona si impegnarono a dare una mano d 'aiuto. I cuculi trasportarono dai piccoli nidi le uova delle varie specie per collocarle nel grande nido finto e procedere così alla covata. Dopo un po' di tempo, un uovo di storno si schiuse prima degli altri, e al primo volo su pugioneddu si posò sul dorso del cuculo. In seguito si schiusero le altre uova e la campagna si ripopolò di nuovo con uccellini di tante specie. Da quel giorno la vita riprese il suo cammino normale e la terra tornò a produrre le sue messi. L'anno successivo, nel 1866, i contadini confezionarono Su Co’one de Vrores, in ricordo del nido che ridiede la vita agli uccelli e fece rifiorire i campi. Nei giorni nostri, la scena viene riproposta in su co’one de vrores con una differenza: il cuculo non è considerato come tale ma prende il nome di gallina. Da quella data, nella ricorrenza di San Giovanni Battista, su Co’one ‘e Vrores fece la sua comparsa in processione.


Palio di Fonni


Se il palio di Siena coinvolge emotivamente una intera città coi i suoi rioni o contrade, il Palio di Fonni risulta ancora più coinvolgente per la sua particolare formula che permette a tutti i comuni dell'Isola di partecipare alla competizione. Non solo. Al Palio di Fonni, detto anche Palio dei Comuni, che si tiene ai primi di agosto nel galoppatoio comunale "San Cristoforo", possono partecipare anche quei comuni della penisola con tradizioni ippiche ben radicate. Negli ultimi anni si è vista la partecipazione dei comuni di Asti, Siena, Grosseto, Roma, Milano e persino di alcuni municipi del Belgio e della Corsica. Il Palio di Fonni sta ormai diventando una tradizione molto importante e sempre più in crescita. Grazie alla intraprendente Società Ippica Fonnese, ma anche alla rinnovata passione per le corse dei cavalli da parte di numerosissime persone particolarmente attratte dalle competizioni ippiche. Gli organizzatori, consci dell'importanza dell'avvenimento ippico, predispongono ogni anno un regolamento abbastanza rigido per chi intende partecipare al Palio. Ecco in sintesi alcune regole: alla competizione è ammesso un solo fantino, purché maggiorenne, per ogni comune di appartenenza o frazione; i fantini devono indossare una divisa che rappresenti i colori del Comune di appartenenza e dimostrare di esservi residenti da almeno tre mesi; i cavalli devono essere montati "a pelo"; può essere usato un frustino di lunghezza massima di 40 centimetri; il peso minimo consentito per l'ammissione alla gara è di Kg. 60; contrariamente al Palio di Siena sono squalificati quei Comuni i cui cavalli tagliano il guardo senza fantino; le batterie di qualificazione e le posizioni di steccato vengono sorteggiate alcune ore prima della gara tra i Comuni iscritti in presenza di un rappresentante di ogni Comune partecipante; difendere i colori del Comune di Fonni spetta al fantino vincitore del Palio di San Giovanni Battista. Il percorso nel quale si svolge la finale è di circa due chilometri, mentre è di circa un chilometro e mezzo per le batterie qualificazione. Il premio per il vincitore arriva anche a 20 milioni di lire. Ogni anno vi partecipano in media 35 Comuni. Durante l’intervallo della manifestazione i cavalieri fonnesi indossanti il costume tradizionale danno vita alle spettacolari parillias. Per l'occasione giungono a Fonni migliaia di visitatori provenienti da ogni parte dell'isola. La kermesse è preceduta dalla sfilata dei cavalieri in costume sardo che attraversano la pista i mostrando lo stendardo del municipio e su co’one de vrores. La prima edizione del Palio di agosto si svolse nel 1985 vincitore fu proprio un allevatore fonnese, Tonino Duras, col cavallo Exploit. Il momento culminante del palio si svolge quasi al tramonto. I cavalli scalpitano con gli zoccoli pronti per la partenza. Il pubblico col fiato sospeso non è più spettatore ma protagonista. Cavallo-fantino-popolo diventano un tutt'uno. La partenza avviene col canapo. La tensione è alle stelle. Si alza la polvere e con essa un grido, quello della folla. La gara è valida, l'incitamento accompagna il galoppo mentre i cavalli sfrecciano nel cuore della tifoseria. Tutti cavalcano per vincere, un solo cavallo taglierà per primo il traguardo. Vittoriosi, cavallo e fantino assaporano i momenti della gloria: stremati, grondanti di sudore ricevono le carezze e i complimenti del pubblico. Col calare del sole cala anche il sipario, ma la festa continua. Il tintinnio dei campanelli appesi al collare dei cavalli che fanno rientro in paese si confonde con il rombo dei motori. La sintonia tra l'antico e il moderno sembra riassumere le vicende di queste terre e dei suoi uomini. In controluce emerge il cavaliere fonnese.



Monte Novu, Fonni
Monte Novu, Fonni

Monte Novu Storia
La guerra Fonni-Villagrande Villanova Strisaili

Tra il 1652 e il 1656 quando la Sardegna era sotto la dominazione spagnola, i pastori fonnesi che abitualmente svernavano nel campidano di Cagliari e Oristano, a causa di una grave pestilenza furono costretti a rientrare a Fonni con le loro greggi, per evitare il contagio. Per questo motivo i territori fonnesi adibiti a pascolo furono insufficienti per quell'enorme carico di bestiame perciò i pastori si spostarono nei territori limitrofi di Villanova Strisaili e Villagrande dove già vantavano diritti di promiscua. Questo fatto non fu accettato dalle popolazioni ogliastrine, fu così che ebbe inizio la diatriba che fu dapprima di tipo civile e successivamente sfociò in un vero scontro armato che durò più di un secolo. Altre fonti parlano invece di una pestilenza che interessò l'antico paese di Onnis, ora scomparso, originariamente ubicato nei pressi dell'attuale cantoniera di Pira e' Onni, gli abitanti superstiti chiesero rifugio presso le ville ogliastrine limitrofe le quali rifiutarono di accoglierli. I rifugiati vennero invece accolti a Fonni e sistemati nell'antico rione di Tarunele, per questo motivo intorno allo sfruttamento del territorio di Onnis nacque il secolare contenzioso con Villanova e Villagrande Strisaili. Il governo spagnolo intervenne più volte per sedare le sommosse, ma le condanne somministrate dal governo non furono eseguite perché i rei si davano alla latitanza, proprio su quelle montagne. Il 2 agosto 1674 ci fu una sentenza del governo spagnolo che, dando torto ai fonnesi, assegnò il Monte Novu alle comunità di Villanova Strisaili e Villagrande. I fonnesi non accettarono questa sentenza e occuparono con la forza altri territori arrogandosi il diritto di pascolo e legnatico, ma vennero nuovamente denunciati per abuso da parte delle ville ogliastrine. Nell'anno 1698 la Reale Udienza di Cagliari emanò un'altra sentenza, dando nuovamente torto ai fonnesi, dove si ordinava lo sgombero immediato di Monte Novu. Il consiglio comunitativo di Fonni fece ricorso, ma la sentenza del 1702, fu di nuovo favorevole agli ogliastrini. La protesta dei pastori fonnesi continuò anche sotto la dominazione dei Savoia, ormai era una protesta che utilizzava tutti i mezzi possibili, compresi gli "archibugi e i cani mastini fonnesi". In un primo tempo, Carlo Emanuele III re di Savoia, riconfermò, con una sentenza del 10 maggio 1787, la linea politica del governo spagnolo. I disordini, a questo punto, diventarono cruenti e incontrollabili, ma grazie all'intervento del viceré Conte d'Ajes si iniziò a considerare la vertenza "Monte Novu" con maggiore riguardo nei confronti della posizione fonnese, il viceré diede una svolta in questa vicenda in quanto si rese conto della gravità della situazione e della mancanza di "spazio vitale" per gli armenti molto numerosi, tanto che i pastori erano costretti alla macellazione proprio per la mancanza di pascolo. All'ombra di "s'elihe 'e su re", ( che gli ogliastrini chiamavano "s'ilisgi de su pattu riali") in "sa sedda 'e sa tanca", secondo alcune testimonianze, il viceré si convinse delle ragioni dei fonnesi . Il 24 dicembre 1799, un decreto del re Carlo Emanuele IV destinò 2/3 di terreno ai paesi di Villanova Strisaili e Villagrande e 1/3 al paese di Fonni, questo fu possibile anche grazie all'intervento e alle sollecitazioni del teologo fonnese prof. Antonio Casula.
Il 13 maggio 1800 la sentenza divenne esecutiva e si procedette alla divisione dei terreni. Gli ogliastrini respinsero tale sentenza e con la forza rioccuparono gli ovili assegnati ai fonnesi. A questo punto scoppiò la tragedia, i fonnesi radunarono nella piazza del paese, "sa preda manna", tutti gli uomini validi che a cavallo seguiti dai fedeli cani mastini, raggiunsero Monte Novu dove attaccarono, trucidarono e depredarono gli occupanti, spostando i confini previsti dalla sentenza. Il re inviò sul posto militari e giudici che processarono, misero in cella e portarono al capestro, in località "preda ferros" alcuni pastori rei di questi fatti sanguinosi. Dopo questi tragici avvenimenti il re Vittorio Emanuele I pose fine alla "disamistade" con la carta reale del 29 novembre 1811, che assegnava al comune di Fonni, in enfiteusi perpetua, 1/3 del salto di Monte Novu, dietro pagamento di un canone di 200 lire sarde in favore delle ville d'ogliastra. I fonnesi si impegnarono sul loro onore a non oltrepassare più i limiti fissati dal sovrano.

Il Monte Novu oggi.
Attualmente, dei 3621 ettari del Monte Novu oltre 3550 sono interessati da un cantiere di rimboschimento dell'Ente Foreste. Il perimetro, in enfiteusi perpetua al Comune di Fonni, ricade in agro di Villagrande e nella cartografia I.G.M. in scala 1:25.000 si inquadra nel foglio 516 sez. I Fonni e sez. II Desulo. La quota più elevata della foresta è rappresentata dal Bruncu Spina (1829 m s.l.m.) la più bassa all'incrocio tra rio "Badu e Cresia" e rio "Calaresu" (870 m.s.l.m.). La morfologia a tratti ondulata, seppure con pendii talvolta solcati da valli più o meno ampie e profonde, si alterna a zone aspre e accidentate con rocciosità e pietrosità elevate conferendo al paesaggio un aspetto brullo e selvaggio. Sul versante settentrionale del Bruncu Spina sono ubicate le piste da sci.

Aspetti Geologici
Dal punto di vista geologico e secondo la "Carta dei Suoli della Sardegna" nell'area sono riscontrabili le seguenti formazioni:

  • Formazioni delle quarziti scistose, di colore variabile dal bianco al verdognolo e dal nocciola al grigio scuro.
  • Formazioni delle Filladi e filladi carboniose, caratterizzate da finissima scistosita', di colore variabile dal grigio-verde al nero graffitoso.
  • Formazione dei marmi, costituita da marmi piu' o meno dolomitici quasi sempre molto scistosi, di vario colore.
  • Formazione del post-glandiano, costituita da filladi e arenarie feldspatiche, scistose che si susseguono in alternanza di colore grigio con inclusioni di quarzo.


I suoli originatisi in queste formazioni geologiche sono rappresentati dalla associazione Ranker, litosuoli, roccia affiorante, protoranker su roccia metamorfica. Il clima della zona e' caratterizzato da inverni freddi, nevosi ed umidi ed estati calde e siccitose ed il regime pluviometrico e' di tipo IPAE.

La vegetazione
La vegetazione attuale e' costituita da stadi di degradazione molto accentuati causati oltre che dall'eccessivo carico di bestiame anche dai ripetuti incendi. In passato fino a quote di 1500 - 1600 mt nelle esposizioni sud e sud-est la vegetazione era caratterizzata dalla presenza di estese leccete montane mentre nelle esposizioni più a nord e ad ovest si sviluppavano estesi boschi di roverella. Colonie sparse di tassi, agrifogli e ginepri doveva essere la vegetazione delle quote superiori accompagnate da arbusteti montani prostrati. Attualmente le formazioni vegetali presenti sono derivate dalla degradazione delle preesistenti e sono costituite in prevalenza da macchie basse ad erica e ginestra e dominano quasi completamente il paesaggio vegetale. Alcuni lembi residuali di lecceta montana nelle quote inferiori ai 1400-1500 mt sono riscontrabili in zona Is Coviles, Sedda is Colovros, Sas Iscalas. Individui o gruppi isolati di roverella si rinvengono qua e là in varie parti del complesso accompagnate spesso da esemplari di ginepro rosso. Si tratta in genere di roverelle di grosso diametro ormai in fase senescente. Caratteristica lungo i corsi d'acqua principali e' la vegetazione riparia costituita in prevalenza da ontano nero. Nelle zone situate ad una quota superiore ai 1600 m, l'uso indiscriminato e ripetuto del fuoco ed il pascolo, ha portato al progressivo degrado delle formazioni ad arbusteto e all'insediamento di formazioni prative steppiche accompagnate da un rapido insediarsi della genista corsica, ginepro nano, timo, santolina. Dall'apertura del cantiere fino ad oggi gli interventi di rimboschimento hanno costituito la parte più importante degli investimenti e ne sono stati realizzati circa 400 ettari. Considerata la notevole quantità di bestiame che gravita nella zona per numerosi periodi dell' anno e la presenza di terreni suscettibili di interventi agronomici, anche in questo perimetro sono stati più volte previsti, oltre che interventi di carattere forestale anche interventi di tipo misto, quali prati pascolo alberati e miglioramenti pascolo.



Il Museo della Cultura Pastorale



Il Museo della cultura pastorale di Fonni voluto dall'amministrazione comunale di Fonni, con il contributo della Regione Sardegna, ha sede in un edificio ottocentesco del centro storico di Fonni. Il suo recupero restituisce un esempio di edilizia abitativa locale, testimonianza di un modo di costruire, mentre la destinazione a museo diventa l'occasione per raccontare un modo di abitare e vivere che appartengono al recente passato della comunità fonnese, per raccontare il mondo pastorale di ieri e di oggi. L'allestimento si snoda nei locali dell'antica casa Loddo Campana, nel cuore del centro storico di Fonni. La casa, che conserva alcuni arredi originari e atmosfere dell'abitare tradizionale, recuperata e adattata alla nuova funzione di museo, si presenta oggi con una nuova identità e un nuovo importante ruolo nella comunità e nel paese.
Il percorso museale Il percorso museale con le sue articolazioni tematiche vuole dar conto per grandi linee dei tratti salienti della cultura tradizionale locale e presentare un significativo esempio di pastoralismo sardo e mediterraneo. Attraverso la raccolta e l'esposizione di fonti scritte, orali, iconografiche e audiovisive si ricostruisce una memoria collettiva, luogo di intersezione di destini individuali e collettivi, di eventi della "grande storia". Il percorso espositivo guarda però anche all'oggi e all'attualità, messi in relazione col passato a partire dai documenti e dalla memoria delle vecchie generazioni e proiettati nel futuro a partire dalle aspirazioni delle giovani generazioni.

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Cortes apertas a Fonni 6 7 8 dicembre 2014, Autunno in Barbagia a Fonni 2014.
Cartina Cortes apertas a Fonni 6 7 8 dicembre 2014, Autunno in Barbagia a Fonni 2014.

Cortes apertas a Fonni 6 7 8 Dicembre 2014
Autunno in Barbagia a Fonni 2014 programma completo:



Sabato 6 dicembre 2014
Ore 10.00 - Apertura delle Cortes.
Visite guidate al Museo, alla Basilica dei Martiri e Convento, ai Presepi dei Rioni.
Ore 10.00 - Inaugurazione delle Mostre “Mammas - Le Madri” e le Mostre della Tradizione:
1 - Madre da 6000 anni. Tra tradizione e innovazione - Mostra Fotografica e di ceramica nuragica a cura dei fotografi Mario Cadau e Antonello Usai e del ceramista Raffaele Cau - presso Museo.
2 - “Mammai” Le Madri di Fonni - Mostra di creazioni artistiche su tele fotografiche - a Cura di Chiara Curreli e Matteo Setzu - presso Casa Boeledda Murroccu.
3 - La Madre Sacra dei Fonnesi - Mostra dei tesori della Madonna dei Martiri - presso Basilica dei Martiri - Visite guidate alla basilica e al convento.
4 - Le Madri di un’Isola. Un viaggio proiettato sulla Dea Madre Sarda - Mostra di riproduzioni delle Dea Madre Sarda e mostra sulla valorizzazione dei siti archeologici di Fonni a cura di Salvatorangelo Uccheddu presso Chiostro Basilica dei Martiri.
5 - La Madre del Creare - “Un intreccio di saperi e colori”. Mostra del Costume Femminile - a cura della Proloco - casa Loi.
6 - La Madre del Fare - “Un intreccio di saperi e colori”. Mostra “Fili e Trame” - a cura della Proloco - Casa Loi.
7 - Mammas in festa - “Un intreccio di saperi e colori”. Mostra “de sas Maschera Limpias” - a cura della Proloco - Casa Loi.
8 - La Madre Sacra - Su Cohone e’ Vrores. Il suggestivo pane votivo di San Giovanni - presso Casa Puddu.
9 - La Madre del Creare - Magie di Carta di Giovanna Pirellas - presso Casa Grogoccia.
10 - La Madre del Creare - “Emozioni e Tradizioni” - Mostra Fotografica di Annamaria Pirellas - presso Casa Grogoccia.
11 - La Madre del Creare - “Trinas de Oro” di Maria Serusi - presso Casa Grogoccia.
12 - La Madre Terra - “Immagini di un mito fecondo” - Mostra sulla Maschera tipica “Urthos e Buttudos” - a cura dell’Associazione Culturale Urthos e Buttudos - presso Casa Cheru.
13 - Mammas in festa - “Ballos e Sonos” - Mostra sui balli tradizionali Fonnesi e del Folklore di Fonni - a cura dell’Associazione Culturale Brathallos - presso Casa Cheru.
14 - Madre Terra - Mostra Fotografica del Cane Fonnese presso casa Campana.
15 - “Briciole d’Arte” - Mostra e Laboratorio Artistico Creativo degli alunni della scuola primaria - presso Scuola Elementare Grazia Deledda.
Ore 12.00 - Spettacolo Teatrale “La Dea Madre” - a cura di Oreste Braghieri e il gruppo teatrale di Fonni - presso Piazza S. Matteo.
Dalle ore 16.00 alle 18.00 - La Madre del Fare - Preparazione “de sos cohones” presso la corte Cenere a cura del Panificio Sa Vressa di Francesca Cugusi.
Ore 17.00 - La Madre del Fare - “Il meraviglioso mondo delle api” a cura di Claudio Carboni - presso Casa Murroccu.
Ore 18.00 - Spettacolo teatrale “Le lavandaie” - a cura di Oreste Braghieri e il gruppo teatrale di Fonni- presso Via Secchi.
Ore 19.00 - II°Edizione Premio per la valorizzazione culturale Fonnese - Assegnazione “Su Puggioneddu” de Argento - Sala Consiglio Comunale.
Ore 23:00 - Serata danzante a cura della Polisportiva.

Domenica 7 dicembre 2014
Ore 10.00 - Riapertura Cortes.
Il percorso dei Murales: visita guidata con il trenino. Visita guidata al Museo, alla Basilica dei Martiri, al Convento e ai Presepi dei Rioni.
Riapertura Mostre.
Ore 10.00 - Visita ai Presepi nei Rioni.
Ore 10.00 - La Madre Terra - Uscradura de Su Mannale - presso Piazza Italia/Via Roma.
Ore 10.30 - La Madre Terra Presentazione della storia del cane di Fonni da parte di anziani fonnesi ed esposizione del cane fonnese - presso Corte Campana.
Ore 10.30 - Presepe Vivente “Arti e mestieri della tradizione Fonnese” presso Piazza Martiri.
Ore 10.30 - La Tipico merenda - giochi e merenda in piazza, presso piazza Lamarmora.
Ore 11.00 - La Madre del Fare - Vestizione del costume Fonnese - a cura dell’associazione Brathallos - presso Casa Cheru.
Ore 11.30 - La Madre Sacra - “Dai Goigs ai Coccios”: Il canto Francescano nel Convento e nell’Arciconfraternita della Madonna dei Martiri di Fonni - a cura dell’Associazione Culturale Tenores Sos Battor Moros, con la partecipazione straordinaria del Coro Polifonico d’Assisi - presso Basilica dei Martiri.
Ore 11.30 - Le Antiche Tradizioni - Il Battestimo della Sella - presso Corte Gregu.
Ore 12.00 - I vecchi mestieri - Erradura e pipioladura de su Ovaddu - presso Corte Isperde.
Ore 12.30 - Spettacolo Teatrale “La nascita”- a cura di Oreste Braghieri e il gruppo teatrale di Fonni presso Piazza Martiri.
Ore 15.00 - La Madre Sacra - “Il lungo cammino di Maria” - Presepe Vivente Itinerante - “Istrangios e Onnessos venie a Lu donare e a L’amare” - Partenza Chiesa San Giovanni Battista - Arrivo Basilica dei Martiri.
Ore 16.30 - La Madre Sacra - Il coro Polifonico di Assisi con i Tenores Battor Moros omaggia l’arrivo del presepe vivente - presso Cortile della Madonna dei Martiri.
Ore 17.00 - Presentazione lavoro discografico Ballos de Onne “A Boghe Sola” a cura di Andrea Nonne - presso il Salone Parrocchiale Don A. Bussu.
Ore 18.00 - Spettacolo teatrale “Il lavoro” - a cura di Oreste Braghieri e il gruppo teatrale di Fonni - presso Via Roma.
Ore 23:00 - Serata danzante a cura della Polisportiva.

Lunedi 8 dicembre 2014
Ore 10.00 - Riapertura Cortes.
Il percorso dei Murales: visita guidata con il trenino ai Murales di Fonni.
Visita ai presepi nei rioni.
Riapertura Mostre.
Ore 10.00 - La Madre Terra - Lavorazione del formaggio - presso la Corte Campana.
Ore 10.30 - La Madre Terra - S’ispinadura de su prohu - presso Piazza Italia/Via Roma.
Ore 11.00 - La Madre Futura - Su Donu e’ Lunis (I doni degli Sposi) - percorso: da Casa Mattu al Museo del Pastore.
Ore 12.00 - Spettacolo Teatrale “La Dea Madre” - a cura di Oreste Braghieri e il gruppo teatrale di Fonni - presso Piazza Italia.
Ore 12.15 - Le Antiche Tradizioni - il battesimo della Sella - presso Corte Gregu.
Ore 12.30 - La Madre del Fare - “Il meraviglioso mondo delle api” a cura di Claudio Carboni - presso Casa Murroccu.
Ore 15.00 - La Madre del Fare - Vestizione del costume Fonnese - a cura dell’associazione Brathallos - presso Casa Cheru.
Ore 15.30 - Spettacolo teatrale “Il lutto/La morte” - a cura di Oreste Braghieri e il gruppo teatrale di Fonni - presso Piazza Italia.
Ore 16.00 - Su ‘Arrasse’are Onnessu - Anticipo del Carnevale di Fonni - Percorso Itinerante de “Sas Mascheras Limpias” - Partenza Casa Loi.
Ore 16.30 - Su ‘Arrasse’are Onnessu - Anticipo del Carnevale di Fonni - Vestizione e sfilata Urthos e Buttudos - Piazza Italia.
Ore 17.30 - Castagnata in Piazza Europa a cura dell’AVIS FONNI - balli in piazza a cura del gruppo Folk Brathallos.
CHIUSURA MANIFESTAZIONE CORTES APERTAS 2014



A Atteros annos mengius!!!

INFO
Per informazioni su tutte le strutture di ricettività e
ristorazione: www.comune-fonni.it

Particolare Costume femminile Cortes aperta a Fonni I Colori della Cultura 6 7 8  dicembre  2013.
Pane Carasau Cortes aperta a Fonni I Colori della Cultura 6 7 8  dicembre  2013.


Gastronomia Nonne RAMADA SRL nasce dall'esperienza di professionisti da sempre coinvolti nel mondo dell'alimentazione, un'azienda dinamica con profonda conoscenza dei meccanismi del mercato. Nasce nel 2004 con grandi aspirazioni: sviluppare un innovativo modello in un momento in cui il mercato chiede l'ottimizzazione dei costi e prodotti sempre più di qualità. Azienda certificata UNI EN ISO 9001:2008 conforme alle norme europee. La ditta si avvale di uno laboratorio innovativo CENTRO DI COTTURA A FONNI (struttura di 800 mq.) modernamente attrezzato.

Siamo una gastronomia situata a Fonni (NU), nel cuore del Parco Nazionale del Gennargentu, specializzata in servizi di catering in Sardegna di qualsiasi tipo, con diverse combinazioni di menù, adattabili a qualsiasi tipo di esigenza del cliente.

Il nostro
staff, altamente esperto e competente, accompagnerà il cliente in tutte le fasi di allestimento del catering e di servizio banqueting. Potrete contare su uno staff di professionisti del settore, pronti a soddisfare qualsiasi vostra richiesta con tempestività, cortesia e precisione.





I Nostri Servizi
Gastronomia Nonne con la sua grande professionalità offre una vastità di servizi di ottima qualità in tutta la Sardegna: Catering; gestione mense aziendali; gestione mense scolastiche; pasti per aziende; pasti per case di riposo; pasti per scuola; pasti trasportati; produzione pasti; servizi per la ristorazione. Buffet per matrimoni, battesimi, cresime, compleanni, feste. Catering sul Gennargentu.
Offriamo inoltre servizi di escursioni, naturalistiche e archeologiche alla scoperta di una civiltà millenaria, nonché la conoscenza del territorio del Gennargentu, dove tradizioni antichissime rimangono vive e si esprimono con autenticità nella cultura locale, offrendoti un tuffo nei sapori con i piatti tipici della cucina del pastore.

Preventivi
Per ordini, informazioni e preventivi gratuiti, contattaci tramite e-mail o telefonicamente. Ti risponderemo tempestivamente.

Contatti
GASTRONOMIA NONNE
Via Sassari n° 163 - 08023 - Fonni (NU)
Tel: 0784 1823624 - Cell: 349 7940827

E-mail: frescofreddo@tiscali.it



La vetrina delle Aziende Sarde
Gennargentu, panorama lungo la strada per la vetta di Bruncu Spina.

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