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Elmas :: situato a soli cinque chilometri da Cagliari, ospita nel suo territorio una delle più moderne aerostazioni d'Italia. Scoprilo sul Portale Le Vie della Sardegna.

Località Sarde > Cagliari


Elmas anni 50, San Sebastiano.jpg
Elmas, chiesetta campestre di Santa Caterina.

Elmas

Il paese è stato una frazione di Cagliari sino al 1990. L'economia, basata su agricoltura e pesca, oggi si è allargata ad altri settori: terziario, artigianato e pubblico impiego. Lo sviluppo del più importante aeroporto sardo ha contribuito alla crescita economica del comune. Da visitare la chiesa di Santa Caterina di Alessandria.


Abitanti: 8.137
Superficie: kmq 13,26
Provincia: Cagliari
Municipio: via del Pino Solitario - tel. 070 21921
Guardia medica: via Gilliacquas, 8 - tel. 070 215723
Polizia municipale: via del Pino Solitario - tel. 070 219260
Biblioteca: via dell'Arma Azzurra, 3 - tel. 070 2135095
Ufficio postale: via del Pino Solitario - tel. 070 216448

Stemma Elmas

Il paese di Elmas, situato a soli cinque chilometri da Cagliari, ospita nel suo territorio una delle più moderne aerostazioni d'Italia. Nato come paese di pescatori e agricoltori sulle rive della laguna di Santa Gilla, oggi vive un'alta densità demografica.
Le prime testimonianze che attestano una frequentazione della zona del territorio di Elmas risalgono al periodo prenuragico e precisamente alla prima età del rame. Notevoli sono anche i ritrovamenti di basamenti di capanne risalenti alla civiltà nuragica nonché le emergenze archeologiche di epoca fenicio-punica e romana. Il primo abitato di Elmas infatti era ubicato sulle rive della laguna di Santa Gilla, sfruttata per la produzione del sale e per la pesca. A pochi passi dalla "Carales" punica e poi romana la zona doveva sicuramente costituire un punto strategico per i commerci e per le coltivazioni. In epoca romana, così come testimoniato da alcune campagne di scavi condotte a metà del secolo scorso, nella zona dovevano essere state edificate le abitazioni dei grandi potenti romani e un probabile tempio di cui si sospetta l'esistenza. Sono numerosi infatti i ritrovamenti di conci calcarei, marmorei, colonne e tessere di mosaico, documentati anche nella tradizione orale degli anziani masesi, che ricordano la zona prima dei numerosi saccheggi a cui nel corso del tempo è stata esposta. Durante il Medioevo la zona fu abitata dai monaci benedettini di San Vittore di Marsiglia che vi si stabilirono ed edificarono un convento, ormai non più visibile, ed una chiesa, Santa Caterina di Semelia, piccolo gioiello dell'architettura romanica, presente ancora oggi.

Il primo insediamento urbano sulle rive della laguna in periodo medievale aveva il nome di "Semelia". Il villaggio retto dai vittorini venne poi espropriato alla fine del XIII secolo dai Pisani e successivamente cadde sotto mano aragonese. Pian piano il villaggio si spopolò per poi risultare totalmente abbandonato nella seconda metà del XVI secolo.
Gli abitanti lasciarono le rive della laguna per spingersi verso l'interno, in quelli che erano una volta i terreni coltivati dagli abitanti di "Semelia", nel cosiddetto "Mansu", dal quale deriverebbe l'attuale nome del paese. La parola "mansu" starebbe ad indicare il minimo complesso patrimoniale necessario alla vita di un dato ente ecclesiastico.

Il territorio di Elmas conserva delle bellezze paesaggistiche e artistiche poco conosciute ma meritevoli di una visita. La laguna di Santa Gilla può senz'altro costituire un itinerario interessante: la mattina presto e al tramonto è possibile osservare i meravigliosi fenicotteri rosa che popolano le acque della laguna e che offrono scenari coloratissimi tra mare e cielo. Una struttura di grande importanza è l'aeroporto militare. Sorto nel 1925 sulle rive dello stagno di Santa Gilla, fu testimone, due anni dopo, delle memorabili imprese di De Pinedo e Balbo. Nei primi anni Trenta, con la nascita del Comando Aviazione Sardegna, vennero costruiti gli edifici più importanti, esempio di architettura razionalista italiana. La grande caserma degli avieri è uno degli edifici più interessanti del complesso. Pur inglobando un precedente fabbricato dalle caratteristiche neomanieriste, reca precise linee razionaliste. Sul grande atrio si affaccia l'elemento più spettacolare dell'intera costruzione: la grande rampa elicoidale per la salita e discesa degli avieri.

Di importanza storica è la chiesetta campestre di Santa Caterina edificata dai monaci vittorini di Marsiglia. Di impianto romanico ad unica navata absidata, conserva un tetto a capriate lignee e all'interno il pavimento e la soglia sono risalenti all'impianto originario; è situata entro una grande corte con delle "cumbessias" (novenari) ai suoi lati, dove soggiornavano i pellegrini durante i giorni di festa. Le celebrazioni in onore della Santa si svolgono a partire dal lunedì di Pentecoste e durano tre giorni.
La parrocchiale del paese dedicata a San Sebastiano è di più recente costruzione. I festeggiamenti in suo onore si svolgono il 20 gennaio di ogni anno. Un grande fuoco viene acceso per tradizione e degustazioni di prodotti tipici vengono offerte ai fedeli.

L'ambasciatrice USA Clara Luce Boothe al suo arrivo all'aeroporto di Elmas 1954

L'ambasciatrice USA Clara Luce Boothe
al suo arrivo all'aeroporto di Elmas 1954


"Nel 1946, col secondo governo De Gasperi, mentre Antonio Segni era Ministro dell'Agricoltura, fu emanato un insieme di leggi finalizzate alla realizzazione di un progetto sintetizzabile sotto il nome di Riforma Agraria. In tale quadro d’intenti nacque, nel maggio del 1951, l'ETFAS, ossia l'Ente per la trasformazione fondiaria e agraria in Sardegna. Il progetto prese forma, innanzitutto, con l'esproprio delle terre incolte, la messa in atto di vasti piani di colonizzazione, di trasformazione, unitamente alla creazione d’importanti infrastrutture. Vennero bonificate le zone paludose e realizzate dighe, canali, acquedotti e strade. Ai contadini vennero assegnati i poderi derivanti dagli espropri. Ogni assegnatario aveva l'obbligo di coltivare il proprio fondo, producendo quantità di raccolto tali da garantire per almeno il sostentamento del relativo nucleo familiare. L'ETFAS rappresentò la struttura cui vennero assegnati tutti i compiti di espropriazione, bonifica, trasformazione e assegnazione dei terreni ai contadini, al fine di risvegliare e rivitalizzare l'agricoltura sarda segnata da millenni di abbandono. L'ETFAS venne progressivamente modificato fino a diventare nel 1984 Ente Regionale di Sviluppo e Assistenza Tecnica in Agricoltura (ERSAT), la cui attività si è chiusa il 31 luglio 2007 e parte del personale è confluito nell'agenzia Laore Sardegna."

Raccolta: Collezione Riforma Agraria
Curatore raccolta: ERSAT
Comune: Elmas
Argomento: Economia e società, Storia e tradizioni
Data di realizzazione: 1954
Proprietario della risorsa: Agenzia Laore, Regione Autonoma della Sardegna.

Aeroporto militare Elmas

Aeroporto militare Elmas

Come arrivare
Elmas è una cittadina alle porte di Cagliari, nota per l'aeroporto civile di Cagliari-Elmas.
Il complesso dell'aeroporto militare si trova all'interno di una vera e propria "cittadella dell'aria" che conserva ancora l'impianto simmetrico e ordinato, nonostante le trasformazioni d'uso e le aggiunte avvenute nel tempo.
Descrizione
Il piano generale è dovuto all'ingegnere ferrarese Giorgio Gandini, attivo soprattutto negli anni trenta del Novecento, ed è realizzato sulle sponde della laguna di Santa Gilla, non lontano dall'aerostazione civile attuale. Tutti i principali edifici sono interessanti, ciascuno per aspetti diversi, e tutti riconducibili a una concezione unitaria che utilizza il linguaggio architettonico del Movimento Moderno. L'ingresso è inquadrato da una pensilina ad ali di aeroplano, antistante i corpi di guardia, che richiama il culto della "macchina" del Futurismo. La palazzina del Comando, già scuola allievi, ha un corpo centrale curvilineo e ali ad angoli spezzati con finestre regolari e simmetriche. La caserma degli avieri ha inglobato un precedente edificio, come si può dedurre dalle due parti laterali leggermente differenti, e si sviluppa in un lungo fronte, distinguendosi soprattutto per l'ingresso centrale che racchiude una spettacolare rampa elicoidale.
Il circolo ufficiali, situato in una felice posizione davanti allo stagno, ha il fronte principale segnato da una scala d'accesso con una bussola, un tempo aperta ed ora schermata da serramenti: l'interno conserva ancora lo scalone e l'arredo d'epoca. Sono conservati in modo quasi integrale anche gli edifici di servizio (centrale elettrica e stazione radiotelegrafica). La più grande delle due aviorimesse, lunga più di 100 m, è chiamata "Savigliano", in quanto realizzata dalla Società Nazionale delle Officine di Savigliano (Cuneo) su un prototipo disegnato nel 1933. È un funzionale ricovero per gli aerei, in acciaio, con tralicci che fanno scorrere le aperture da entrambi i lati lunghi per consentire agevolmente l'ingresso e l'uscita dei velivoli.
Storia degli studi
Una rassegna degli studi si trova nella bibliografia relativa alla scheda nel volume della "Storia dell'arte in Sardegna" sull'architettura otto-novecentesca (2001).

Il Circolo Ufficiali.

F. Masala, Architettura dall’Unità d’Italia alla fine del ‘900
Collana “Storia dell’arte in Sardegna”,
Nuoro, Ilisso, 2001.

Aeroporto militare Elmas

La località di Elmas, sulle rive dello stagno di Santa Gilla, fu individuata nel 1925 per la costruzione di un idroscalo e già due anni dopo erano disponibili i primi fabbricati utilizzati sia da Francesco De Pinedo, sia da Italo Balbo, per le grandi imprese aviatorie. Con l’istituzione del Comando dell’Aviazione della Sardegna (1933) si rese necessario un piano regolatore per l’aeroporto, redatto nel 1934, con una netta separazione tra la parte riservata agli scopi militari e il villaggio per gli ufficiali. Nel 1937 si inaugurava anche l’aerostazione civile, intitolata a Mario Mameli. L’aspetto distributivo dell’aeroporto era garantito dal grande asse centrale rispetto al quale si disponevano gli edifici, realizzati con una spiccata impronta razionalista, su progetto dell’ing. Giorgio Gandini. Questi, ferrarese e quindi probabilmente protégé di Balbo, è ricordato anche come progettista di alcuni edifici del primo piano regolatore per Fertilia, redatto nel 1936, e precisamente la Casa del Fascio, la Casa del Balilla, la sede del Comune, gli Uffici agrari di Bonifica. Né per Elmas, né per Fertilia è possibile però il riscontro documentario. In un numero della rivista “L’Architettura Italiana” (1936) fu pubblicato un ampio servizio sull’aeroporto con l’indicazione del progetto del Genio aeronautico e la direzione dell’ufficio tecnico del Demanio Aeronautico di Cagliari: le fotografie e i disegni riproducono edifici ancora esistenti che hanno subito alcune variazioni, ma nonostante le trasformazioni d’uso e le aggiunte del dopoguerra, l’impianto simmetrico e ordinato della “cittadella dell’aria” di Elmas è ancora leggibile con una certa compattezza, a cominciare dall’ingresso, inquadrato dalla futuristica pensilina ad ali di aeroplano, antistante i corpi di guardia dai volumi curvilinei. Uno degli edifici più interessanti è la caserma degli avieri, che ingloba il precedente edificio neomanierista, ancora marcato all’interno da ringhiere Déco, in una costruzione lunga incernierata alla parte vecchia con un corpo scandito da pilastri nei quali non è difficile immaginare i fasci, e con una spettacolare rampa elicoidale che occupa l’ingresso centrale. Movimentato da angoli spezzati è l’edificio del Comando con un corpo centrale in curva e finestre d’angolo a cavallo dello spigolo nei vari piani. In realtà la primitiva palazzina del Comando, nata dall’aggregazione di parallelepipedi con l’aggiunta di un corpo “absidato”, è oggi adibita ad altri scopi con un pesante rimaneggiamento che per esempio ha cancellato la lunga balconata con ringhiera, parzialmente visibile nella foto d’epoca della centrale elettrica, invece integralmente conservata e segnata da funzionali blocchi prismatici di differente volumetria. Il circolo ufficiali, ubicato in una felice posizione davanti allo stagno, è un altro dei fabbricati del tutto conservati ed ha i due fronti perfettamente definiti, ma anche diversi, privilegiando la scala d’accesso in quello principale (dove la bussola, un tempo a giorno, è ora schermata da serramenti) e segnando quello posteriore con garbati elementi decorativi ricavati dalla struttura stessa. Tranne i rifacimenti del pavimento a mosaico con figure inneggianti al regime, l’interno conserva ancora lo scalone e l’arredo d’epoca. Per ragioni pratiche sono conservati in modo quasi integrale anche l’edificio della centrale elettrica e le due aviorimesse, la più grande delle quali, lunga più di m 100, nasce dal prototipo disegnato nel 1933 dall’arch. Arturo Midana, uno dei collaboratori di Giuseppe Pagano all’Esposizione di Torino nel 1928. Essa consta di un funzionale ricovero per gli aerei, ancorato ai lati con due costruzioni per uffici e per il serbatoio dell’acqua. La parte tecnologicamente avanzata è anche la più interessante, realizzata sui tralicci di ferro saldati che consentono di far scorrere le aperture da entrambi i lati lunghi, liberando l’ingresso e l’uscita dei velivoli. Quattro grandi lampioni verticali segnano gli estremi della rimessa, mentre il lungo fronte presenta una interruzione, staticamente necessaria, dove era indicato l’anno dell’era fascista, oggi rimosso, ed era previsto l’alloggio di un fregio di lamiera metallica di Gino Levi Montalcini, raffigurante l’Italia alata e qui mancante.


"Con l'istituzione del Comando dell'Aviazione della Sardegna (1933) si rese necessario un piano regolatore per l'aeroporto, redatto nel 1934, con una netta separazione tra la parte riservata agli scopi militari e il villaggio per gli ufficiali.
Il piano generale è dovuto all'ingegnere ferrarese Giorgio Gandini, attivo soprattutto negli anni trenta del Novecento, ed è realizzato sulle sponde della laguna di Santa Gilla, non lontano dall'aerostazione civile attuale. L'ingresso è inquadrato da una pensilina ad ali di aeroplano, antistante i corpi di guardia, che richiama il culto della "macchina" del Futurismo.
L'edificio del Comando è movimentato da angoli spezzati, con un corpo centrale in curva e finestre d'angolo a cavallo dello spigolo nei vari piani. In realtà la primitiva palazzina del Comando è oggi adibita ad altri scopi con un pesante rimaneggiamento che per esempio ha cancellato la lunga balconata con ringhiera.
La caserma degli avieri ingloba il precedente edificio neomanierista, ancora marcato all'interno da ringhiere Déco, in una costruzione lunga incernierata alla parte vecchia con un corpo scandito da pilastri nei quali non è difficile immaginare i fasci, e con una spettacolare rampa elicoidale che occupa l'ingresso centrale.
La più grande delle due aviorimesse, lunga più di 100 metri, nasce dal prototipo disegnato nel 1933 dall'architetto Arturo Midana. Essa consta di un funzionale ricovero per gli aerei, ancorato ai lati con due costruzioni per uffici e per il serbatoio dell'acqua.
Il Circolo Ufficiali, ubicato in una felice posizione davanti allo stagno, ha due fronti perfettamente definiti, ma anche diversi, privilegiando la scala d'accesso in quello pricipale (dove la bussola, un tempo a giorno, è ora schermata da serramenti)."

Elmas, Aeroporto Militare
Elmas, Aeroporto Militare.

Storia

La posizione geografica di Elmas ha dato notevole impulso al suo sviluppo già in epoca preistorica. A testimonianza di ciò in zona "Tanca e linarbus" sono state portate alla luce importanti emergenze nuragiche e in località "Su planu" sono emersi alcuni resti risalenti al Neolitico recente. Inoltre la forte antropizzazione dei popoli punici, spinti allo stanziamento nel territorio dalle acque pescose e dalla produzione del sale, ha lasciato traccia lungo lo stagno di Santa Gilla.
Nacquero dunque numerosi nuclei abitativi, costituiti da capanne per pescatori, e si sviluppò nel corso dei secoli, a partire dalla dominazione romana, una "mansio", sorta di villaggio organizzato al servizio di alcune famiglie patrizie che nei dintorni avevano fissato la loro residenza. Proprio in quel periodo videro la luce i tre centri abitati di Semelia, Moguru e Sa mura. Durante il 1300 la "mansio" assunse le tipiche caratteristiche della villa romana, con una sua organizzazione amministrativa, sociale ed economica.
Il territorio di Semelia è citato in un importante documento della seconda metà del 1300 dal quale è inoltre possibile evincere i confini del suo territorio che pare si spingesse fino al quartiere della "Marina" di Cagliari.
Proprio l'esistenza di una chiesa nell'abitato di Semelia è testimoniata dalla bolla papale di papa Urbano II che, sancendo le proprietà dei monaci benedettini di San Vittore di Marsiglia, noti per avere reso maggiormente produttive le stazioni di produzione del sale, citava fra i possedimenti del cagliaritano anche la chiesa di Santa Caterina, situata ai confini del giudicato di Cagliari. Spopolatosi il centro di Semelia, la chiesa venne in seguito affidata ad un monaco eremita, come testimonia l'iscrizione su una delle acquasantiere tuttora presenti nella chiesa.

Attualmente la chiesa di Santa Caterina sorge dietro l'aeroporto e rimane l'unica testimonianza del periodo giudicale a Elmas. Dedicata alla Santa la cui statua, secondo la tradizione, fu trovata dai monaci lungo le sponde dello stagno, la chiesa a una sola navata è ubicata all'interno di un ampio cortile in cui ancora permangono le antiche celle dei religiosi, poi diventate stanze per accogliere i pellegrini in occasione delle feste ("Cumbessias"). Dell'impianto originale si conserva l'abside e il pavimento, mentre un frammento di capitello romano inserito nella parete segnala la presenza romana.
Altra chiesa molto importante per Elmas è quella parrocchiale, dedicata a San Sebastiano, risalente al XV secolo. Conserva opere in bronzo e mosaici di artisti sardi.
Durante il Medioevo il territorio della "mansio" fu tra i territori del giudicato di Cagliari e successivamente possedimento della corona d'Aragona. Proprio nel 1323 fu infatti teatro di una cruenta e ben nota battaglia fra Alfonso d'Aragonai e i pisani, capitanati da Manfredi della Gherardesca, in cui era in ballo il controllo della costa e delle immediate valli del Campidano.
Dopo la battaglia del 1409, svoltasi a Sanluri, il paese fu di proprietà di Francesco Bernat e passò ai Sanjust nel 1528 quando Carlo V lo volle donare a Isabella Sanjust. Nell'atto della donazione la frazione di Semelia è citata come spopolata, mentre il nucleo chiamato Villa del Mas è indicato come popolato.
Nel periodo aragonese e poi spagnolo la "mansio" divenne "El maso" e, alla fine del 1600, fu nota come "Villa del Mas", già oggetto di numerose incursioni e saccheggi da parte di predoni del mare.
Nel 1839, Elmas fu riscattato e ottenne una relativa autonomia che mantenne fino all'unificazione italiana.
Nel 1800 e 1900 il paese seguì le sorti di Cagliari e poco prima delle due guerre mondiali andò incontro ad un notevole rilancio dovuto alla naturale posizione del suo vecchio idroscalo, famoso in tutti gli anni Venti anche grazie a Francesco De Pinedo, noto aviatore, che proprio da lì iniziò la sua trasvolata fino alle Americhe con il suo Savoia-Marchetti S55.
La sempre più graduale importanza dell'idroscalo di Elmas sarà riconosciuta nel 1928 con l'attivazione dei collegamenti con l'idroscalo di Ostia e, dopo l'apertura di una scuola di pilotaggio, darà origine alla cosiddetta "Cittadella dell'aria".
Circa dieci anni dopo venne inaugurato il terminal per passeggeri che prese il nome di Mario Mameli, giovane aviatore morto durante una trasvolata in Africa. Negli anni precedenti alla Seconda guerra mondiale venne utilizzato come aeroporto militare per poi riprendere le sue funzioni nell'immediato dopoguerra. Nei primi anni Sessanta l'aeroporto Mario Mameli fu continuamente ampliato fino ad arrivare alle modifiche del 2003 con l'apertura di un nuovo comprensorio.
Il Comune di Elmas fu infine soppresso e aggregato al comune di Cagliari nel 1937. Soltanto nel 1989, dopo un partecipato referendum, ha riottenuto l'autonomia precedente persa.

Tradizioni

I saperi e le tradizioni di Elmas sono fortemente legati ai festeggiamenti per Santa Caterina, già ricordata da Vittorio Angius nel 1830 per la corte sabauda, che iniziano il lunedì di Pentecoste con una processione accompagnata dai canti tradizionali e dalle preghiere dei fedeli.
Il viaggiare del simulacro nei campi circostanti la chiesetta richiama gli antichi riti pagani per il buon raccolto e da l'avvio ai festeggiamenti civili durante i quali vengono offerti prodotti tipici e musiche folkloristiche.
I balli tradizionali, insieme ai meravigliosi vestiti caratterizzati specialmente nella versione femminile da ricchi ricami, sono con grande forza recuperati e offerti al pubblico dai due maggiori gruppi folk del paese, "Su masu" e "Sa nassa".
Fra gli artisti ai quali Elmas ha dato i natali o accoglienza, simbolo di un'apertura al confronto che è caratteristica del paese, si ricordano Franco D'Aspro, autore di numerose opere scultoree fra le quali le famose caravelle antistanti la Basilica di Bonaria, Giampiero Frau, creatore di sculture in bronzo e trachite, Emanuele Garau e Clara Murtas, formidabili cantanti della tradizione sarda, Sandra Ligas, concertista jazz, e Alessandro Valentini, attore e regista.

Territorio

Il territorio di Elmas è attraversato da corsi d'acqua a regime torrentizio e costeggiato dalla laguna di Santa Gilla. La laguna si estende su un territorio di più di tremila ettari e rappresenta per Cagliari e per i paesi ad essa vicini una risorsa avifaunistica di primaria importanza.
Fra le specie faunistiche si ricordano il fenicottero rosa, che ormai nidifica abitualmente nella laguna, l'avocetta, la folaga, i cormorani e gli aironi.

Il territorio comunale si estende per 13, 70 km2 e confina, oltre che con lo stagno di Cagliari, con i comuni di Cagliari, Sestu e Assemini. Si tratta di una porzione della piana campidanese, di origine alluvionale, ricca di acque e molto fertile. Le comunicazioni sono assicurate dal fitto reticolo di strade che caratterizza la regione, tutta densamente popolata, in particolare la superstrada 130 che da Cagliari si dirige verso Iglesias; cui si aggiunge la ferrovia Cagliari-Oristano, che passa, e ha una stazione, alla periferia occidentale dell’abitato. Non lontano dall’abitato, situato tra lo stagno di Cagliari – o Santa Gilla – e la omonima base militare, sorge il moderno aeroporto di Cagliari Elmas: si tratta dello scalo piu` importante della Sardegna; e` stato completamente ricostruito negli ultimianni con uno stile funzionale dai molti pregi architettonici ed e` dotato di tutti i servizi necessari a soddisfare le esigenze di un traffico di passeggeri residenti e di turisti in transito il cui numero e` crescente.

Economia

Il paese di Elmas si estende a cinque chilometri da Cagliari e ospita uno dei più moderni aeroporti d'Italia.
Nato come centro di pesca ed estrazione del sale, ha recentemente conosciuto una forte crescita urbanistica e industriale, quest'ultima specialmente improntata all'attività delle piccole e medie imprese del comparto trasporti e del settore dell'artigianato.










La storia della piana di Santa Caterina

A pochi passi dallo scalo aeroportuale, dalla ferrovia e dallo stagno di Santa Gilla, un grande pezzo di storia tenta di resistere al passare del tempo e alle pressioni di sviluppo che potrebbero minarne l’integrità e la futura visibilità e frequentazione.
Il sito in questione è quello della piana di Santa Caterina, anticamente chiamato villaggio di Semelia durante il periodo medioevale. Sito di grande importanza storica così come fortemente evidenziato dalle numerose tracce di emergenze archeologiche visibili semplicemente ad occhio nudo e zona strategica per la vicinissima presenza dello stagno, approdo facile e sicuro e fonte di ricchezza produttiva per la pesca e la raccolta del sale, la zona di Santa Caterina ha conosciuto frequentazioni fin dal periodo neolitico, testimoniate con evidenti emergenze anche nel periodo nuragico, in quello fenicio – punico e durante la dominazione romana nell’isola.
A pochi passi dalla Carales punica e poi romana la zona di Santa Caterina doveva costituire un punto strategico per i commerci e per le coltivazioni. In periodo romano così come testimoniato da alcune campagne di scavi condotte a metà del secolo scorso, nella zona dovevano essere state edificate le ville dei grandi potenti romani e un tempio di cui si sospetta l’esistenza visti i numerosi resti di conci calcarei, marmorei, colonne e tessere di mosaico documentate anche dalla tradizione orale degli ormai vecchi masesi che ricordano la zona prima dei numerosi saccheggi alla quale nel corso degli anni è stata esposta.
I numerosissimi ritrovamenti di cocci di ceramica fanno anche supporre la presenza di fabbriche per la lavorazione dell’argilla che veniva depositata a poca distanza dallo stagno dai torrenti che attraversano la pianura del campidano e cippi funerari e numerosi materiali epigrafici e di ornato architettonico nel territorio di Elmas portano a evidenziare come tutta la zona fosse in periodo romano molto frequentata e adibita nei suoi spazi anche ai riti dell’inumazione.

Dal primo villaggio di Semelia fino all’insediamento verso Elmas

La prima attestazione del villaggio di Semelia e della chiesa di Santa Caterina risale al 1095 ed è attestata da una bolla papale con cui Papa Urbano II° confermava i possessi dei monaci benedettini dell’ordine di San Vittore di Marsiglia nel giudicato cagliaritano. Il villaggio di Semelia in periodo giudicale si trovava a pochi passi dalla capitale del giudicato di Caller, che si estendeva dall’attuale Viale Trieste fino alle rive dello stagno di Santa Gilla. Cosicché Semelia doveva costituire quasi una sorta di frazione della Cagliari di allora. Costituita da pochi agglomerati di case con relative pertinenze di terre, servi e animali venne concessa ai monaci vittorini che per tutto il medioevo se ne occuparono sfruttando la terra per la coltivazione degli olivi e lo stagno per la pesca e per la raccolta del sale.
La chiesa di Santa Caterina di Semelia faceva parte della lunga catena di chiese di proprietà dei vittorini lungo tutto il litorale del golfo di Cagliari. Basti pensare alla chiesa di Sant’Efisio di Nora e alla chiesa di Sant’Elia presso l’omonimo promontorio. Nella prima metà del XII secolo erano nelle mani dei Vittorini vaste proprietà dell'attuale provincia di Cagliari: nel Campidano (Cagliari, Decimoputzu, Elmas, Maracalagonis, Monserrato, Pirri, Quartucciu, Quartu Sant'Elena, Serramanna, Sinnai, Uta, Vallermosa, Villacidro, Villasor, Villaspeciosa), nel Parteolla (Ussana), nel Sulcis-Iglesiente (Pula, Sant'Antioco, San Giovanni Suergiu, Siliqua, Villamassargia), nella Trexenta (Gesico, Selegas). Qualche altro possedimento era in Provincia di Nuoro, a Posada; alcuni infine nella Provincia di Sassari.
Il villaggio di Semelia durante la proprietà dei vittorini era un villaggio produttivo soprattutto per l’approvvigionamento del sale. I monaci dell’ordine di San Vittore di Marsiglia si erano infatti sempre distinti per la loro grande abilità nei commerci. La produzione e la vendita del sale erano attività solitamente esercitate dai monaci Vittorini che anche nella regione marsigliese possedevano numerose saline: in Sardegna riuscirono a rendere produttiva l'industria del sale, alimentando un'attività commerciale con la Francia meridionale e favorendo l'apertura di empori da parte della classe mercantile della Provenza. Cosa questa che disturbava i pisani che proprio nel 1266 riuscirono a portar via il monopolio del sale dalle mani dei Vittorini. Pian piano i monaci dell’ordine, con l’espropriazione prima da parte dei pisani, poi da parte degli aragonesi di numerosi possedimenti nel territorio cagliaritano e del controllo delle saline, abbandonarono l’isola e nello specifico la proprietà di Semelia e la chiesa di Santa Caterina passarono nel XIV° secolo alla mensa arcivescovile di Cagliari.
In un documento del 1365 che riguarda Semelia e la mensa arcivescovile, è possibile evincere i confini del villaggio che si spingeva fino all’attuale zona della “marina” di Cagliari. Intorno alla metà del ‘300 il villaggio di Semelia doveva essere abitato da una quarantina di persone, non poche per quel periodo in cui aveva fatto in Sardegna per la prima volta la sua comparsa, la peste. Ma pian piano il centro e il fulcro della vita di Semelia venne meno tanto che l’ultima classificazione della chiesa di Santa Caterina con la definizione di parrocchia risale al 1524. Cosa che fa supporre ad un piccolo nucleo di popolazione che era ancora presente nella zona. Ma è il 1528 l’anno certo del suo definitivo spopolamento, documentato dalla donazione fatta dall’imperatore Carlo V° a Isabella di Sanjust dei territori di Villa del Mas, popolata, e di Semelia e Moguru indicati come spopolati. La chiesa di Santa Caterina venne così affidata ad un monaco eremitano così come risulta da un’epigrafe situata in un’ acquasantiera all’interno della chiesa.
Semelia finiva così la sua esistenza di centro abitato e i suoi abitanti si spostarono verso l’interno. In quelle che una volta erano le campagne coltivate della villa di Semelia: Su Masu. Numerosi studiosi nel corso dell’ultimo secolo hanno tentato di dare una spiegazione del toponimo del nostro paese attraverso l’analisi di diversi documenti e di testimonianze in tal senso. La tesi più valida e convincente finora formulata è quella di Francesco Alziator secondo cui Elmas, forma spagnola di su
Masu, può indicare un insediamento successivo a Semelia in primis, perché il toponimo sembra derivare dalla voce latino medievale mansum. Inoltre perché la voce mansum ha tra i vari significati anche quello di “minimo complesso patrimoniale necessario alla vita di un dato ente ecclesiastico.
E’ quindi possibile che Su Masu sia da porre in stretto rapporto con il centro vittorino di Santa Caterina, nel senso che fosse il mansum di quella comunità. Le terre su cui si formerà il villaggio di Elmas costituivano un’unità prediale di superficie determinata, cioè con parola latina medievale, un Maso o Masu in sardo. Il Maso era una dipendenza della Domus di Semelia (domus= agglomerato di case rurali da cui dipendevano porzioni di terre messe a colture di cereali o adibite a pascolo). Per un po’ di tempo, i due centri di Semelia e Su Masu, coesistettero.
Questo fino al XVI secolo, in quanto tutti i documenti posteriori al 1524 definiscono Semelia spopolata. Per cui si potrebbe concludere che prima Su Masu era solo campagna, poi con la perdita d’importanza del centro urbano di Semelia a causa di diversi fattori divenne Villa centrale e primo centro abitato della zona. Gli abitanti di Semelia andarono dunque ad insediare quelle che una volta erano le campagne della villa fondandoci un villaggio che continuarono a chiamare Masu. Con la dominazione aragonese – spagnola il termine venne modificato in El Mas termine prettamente catalano.

La chiesa di Santa Caterina



La Chiesa di Santa Caterina di Semelia in territorio di Elmas si trova nell’entro terra dello stagno di Santa Gilla. Proprietà dei monaci benedettini dell’ordine di San Vittore di Marsiglia, edificata intorno all’XI secolo è testimoniata per la prima volta in una bolla papale del 1095 con cui Papa Urbano II confermava i possessi dei Vittorini nel giudicato cagliaritano. Situata dietro la zona dell’attuale aeroporto, e a pochi passi dalla linea ferroviaria, rimane unica testimonianza visibile del primo insediamento nel territorio masese durante l’età dei giudicati.
La chiesa di Santa Caterina è inserita al centro di un grande casolare con un vastissimo cortile attorno al quale si ritrovano gli esempi di quelli che dovevano essere gli alloggi dei monaci Vittorini, divenuti poi “cumbessias” ( locali attigui alla chiesa) per accogliere i pellegrini durante le feste. La chiesa è ad impianto mononavato, con in facciata campanile a vela di recente rifacimento e finestra rettangolare sopra il portale unica fonte di luce per l’interno. Era originariamente costituita da una copertura lignea a capriata considerata la totale assenza di ammorsature degli archi doubleaux che potrebbero far supporre ad una copertura con volta a botte. Per l’edificazione della chiesa romanica, in muratura eterogenea sono stati utilizzati conci risalenti al periodo romano di cui si rileva testimonianza anche nell’ingresso del portale e nel lato esterno destro della chiesa. Dell’impianto originale della chiesa si conserva l’abside di proporzioni ampie e basse che, anche se molto rimaneggiato, doveva essere costituito da una copertura a falda di cono con travi opportunamente disposte. Anche la soglia d’ingresso e il pavimento sono risalenti al primo impianto. Accanto al portale, nella parete destra della facciata, internamente , si apre una piccola nicchia ad arco a ogiva fatta in arenaria di recente individuazione che era stata murata e dove è stata recuperata una statua lignea della Madonna Immacolata, risalente ad una data di incerta interpretazione. Nella parete longitudinale sinistra della chiesa si può osservare un oculo aperto, a mezza altezza rivolto verso la costruzione che affianca la chiesa e che al tempo dei vittorini doveva costituire l’ossario. Sempre nella stessa parete molto rimaneggiata, si osserva l’inserimento di un pezzo di capitello di epoca romana. Dietro l’abside sono state riscontrate tracce delle fondamenta della chiesa primitiva. Tutto intorno alla struttura sono presenti testimonianze di epoca romana. Capitelli corinzi, basi e frammenti di colonne. L’attuale copertura lignea è frutto di un intervento di ristrutturazione dell’edificio avvenuto nei primi anni ’90.

Il motivo dell’intitolazione della chiesa

Ogni chiesa viene intitolata ad un determinato santo in base a motivazioni ben precise. Nel caso della chiesa di Santa Caterina di Semelia poche sono le certezze sulla motivazione della sua intitolazione mentre la leggenda aiuta in soccorso quel che la storia e i documenti non hanno mai chiarito.
Si tratta di una storia molto curiosa legata nei suoi eventi e nella sua vicenda alla storia della chiesa di Nostra Signora di Bonaria di Cagliari tramandata nella tradizione orale dei vecchi del paese. Pare che i monaci vittorini, fossero presenti già nel sito di Santa Caterina prima del 1095, (anno di cui si ha la prima attestazione scritta della presenza della chiesa di Santa Caterina) con il convento e che fossero proprietari di tutta la zona circostante. Vivevano di agricoltura, pesca e commercio del sale. Per il commercio del sale si avvalevano della collaborazione di pescatori che abitavano nei centri vicini.
Secondo la leggenda, un giorno alcuni pescatori impegnati nello stagno, che lavoravano al servizio dei monaci, videro una cassa di legno semisommersa dall’acqua. La portarono a riva e la aprirono. All’interno vi trovarono una statuetta in corallo di Santa Caterina. Nella storia di quel periodo, sono stati attestati molti eventi simili a questo relativi a ritrovamenti di statue di santi all’interno di casse di legno trovate in mare. Secondo le fonti era un’usanza tipica degli spagnoli che erano soliti gettare in mare le casse in legno con all’interno simulacri di santi per sedare il mare in tempesta. Da allora si decise, sempre secondo la leggenda, di intitolare la chiesa già esistente alla Santa il cui simulacro era così misteriosamente arrivato dal mare. Simulacro che nei primi del ‘900 venne però venduto da uno dei tanti proprietari della chiesa che si sono avvicendati nel precedente secolo.

La festa di Santa Caterina

Santa Caterina d’Alessandria viene festeggiata ad Elmas il lunedì di Pentecoste in conformità con l’antica tradizione di cui si parla in numerosi documenti. I festeggiamenti in suo onore sono itineranti in un percorso che si snoda dalla parrocchiale del paese di San Sebastiano, fino alla chiesetta campestre di Santa Caterina. La festa ha la durata di tre giorni e riti sacri e profani accompagnano le giornate in onore della santa vergine e martire.

I riti sacri

I riti iniziano la sera della domenica di Pentecoste con una cerimonia durante la quale viene consegnata la bandiera di Santa Caterina al nuovo presidente del comitato che assume la carica per quel determinato anno. Si procede poi con la vestizione della Santa e il simulacro accompagnato dai devoti inizia il suo percorso nelle vie storiche del paese fino all’arrivo nella chiesa campestre dove viene celebrata una Santa Messa. Il lunedì di Pentecoste è il vero e proprio giorno della festa. Al mattino viene celebrata una messa solenne dedicata quasi esclusivamente ai malati e agli anziani del paese. Nel primo pomeriggio il simulacro della Santa viene portato in processione nei campi attigui alla chiesetta in un lento e ritmico incalzare di canti e suoni di launeddas. Rito di origine antichissima vede la sua motivazione nella augurale benedizione e quindi prosperità dei campi e dei raccolti. A tarda sera il simulacro della Santa accompagnato dai fedeli, dai gruppi folk e dalla banda del paese compie il processo inverso. Lascia la chiesa di campagna per tornare in processione verso la parrocchiale del paese. Nella giornata di martedì, giorno conclusivo della festa viene officiata una solenne celebrazione eucaristica con panegirico in onore della Santa e con una processione per le vie del paese si concludono i riti sacri.

I riti profani

I festeggiamenti civili si svolgono la sera della domenica presso la chiesa campestre con una degustazione di prodotti tipici, esibizione dei gruppi folk del paese, mentre negli altri due giorni di festeggiamenti, la storica piazza Suella diventa protagonista dei riti profani.

Il motore della festa

Il motore della festa è il Comitato Associativo si Santa Caterina che si occupa ogni anno dell’organizzazione della festa. Costituitosi nel 2000 si occupa di presiedere ai festeggiamenti civili e religiosi in onore di Santa Caterina d’Alessandria cercando di preservare, curare, valorizzare e far conoscere le tradizioni legate a questa festa. Provvede alla vestizione del simulacro della santa e all’ornamento delle strade del paese e all’abbellimento della chiesa campestre per i giorni della festa. All’interno possiede una sua struttura organizzativa, con un presidente che rimane in carica per un anno e viene rieletto l’anno successivo. Un vicepresidente, un economo o cassiere e un “andadori” cioè colui che si occupa di raccogliere le offerte per il buon svolgimento della festa.



Testi di Elisabetta Pinna
Tratti dal sito del Comune di Elmas

Cagliari, aeroporto di Elmas
Cagliari, aeroporto di Elmas

Nell’aeroporto di Cagliari-Elmas

L’aeroporto di Cagliari rappresenta uno dei principali nodi del sistema dei trasporti della Sardegna e accoglie più della metà del traffico aereo in partenza e in arrivo dall’isola. La struttura ha sede ad Elmas, piccolo centro a circa 10 chilometri dal capoluogo. La nuova aerostazione, inaugurata nel giugno 2003, è una delle più moderne ed ampie d’Italia. L’avveniristica struttura si sviluppa su tre livelli: il primo destinato agli arrivi nazionali ed internazionali, il secondo alle partenze ed il terzo prevalentemente ad uffici. Atterrati all’aeroporto di Cagliari incontrate, prima ancora di uscire dall’area riservata ai viaggiatori, l’ufficio di assistenza bagagli che risponde al numero 3357858148 per i trasporti effettuati dalla compagnia Airone, allo 07021094000 per Alitalia e allo 3351232436 per tutte le altre compagnie che operano con voli sull’aeroporto di Cagliari. Una volta lasciata l’area riservata, appena usciti nella hall ‘arrivi’, leggermente sulla vostra sinistra troverete un info-point aperto dalle 8 alle 24, che fornisce informazioni turistiche, sui trasporti e sulla recettività albergiera.

Proseguendo sulla vostra sinistra trovate una filiale della Banca di Sassari con sportello bancomat. Proseguendo nella stessa direzione arrivate all’ufficio di Poste Italiane, aperto dal lunedì al sabato dalle ore 8.00 alle
13.15. L’aerostazione di Cagliari offre una vasta scelta di autonoleggi, ospitati in un ampio spazio dell’area ‘arrivi’, situato sempre sulla sinistra rispetto all’uscita della zona riservata.

Vi operano le seguenti compagnie:

•A.M. Service, tel. 070240569, 3356954835, auto.amservice@tiscali.it
•Auto Europa, tel. 070240101, 3486539051.
•Autonoleggio Matta, tel. 070240050, e-mail mattaautonoleggio@tin.it
•Autonoleggio Pinna, tel. 070240276, 3395396688,www.autonoleggiopinna.it
•Autonoleggio Pintauro, tel. 070240345, 3388472058.
•Autonoleggio Ruvioli, tel. 070240323/2111046, www.ruvioli.it
•Dollar Thrifty, tel. 070212096, 3384312950, www.thrifty.it
•Easy Car, tel. 070240806.
•Euro Rent, tel 070240129, www.rent.it
•Mida Rent, tel. 0702110271, 3493151087, www.midarent.com
•Sardinya, tel. 070240444, sardinya.autonoleggi@tiscali.it

Uscendo dall’area arrivi dell’aerostazione, a circa 100 metri sulla destra, sono posizionati gli uffici ed il parco macchine di altre cinque compagnie di autonoleggio.

Si tratta di

•Avis, tel 070240081, centro prenotazioni 06452108391, www.avisautonoleggio.it
•Europcar, tel. 070240126, centro prenotazioni numero verde 800014410, www.europcar.it
•Hertz, tel. 070240037, centro prenotazioni 0269682445, www.hertz.it
•Maggiore, tel. 070240069, centro prenotazioni 848867067, ww.maggiore.it
•Sixt, tel. 3473095890, centro prenotazioni 199100666, www.sixt.it.

Tornando all’interno dell’area ‘arrivi’ dell’aerostazione, va segnalata la presenza di un’attrezzata infermeria, contattabile al numero 070240098, e uno spazioso bar con annessa gelateria.

Il secondo livello dell’aerostazione, raggiungibile sia attraverso scale mobili che con ascensori, offre una vasta area commerciale, un’area affari e una piccola cappella.
È in via di allestimento anche una sala amica, destinata all’accoglienza delle persone con esigenze particolari e a mobilità ridotta, mentre dal mese di settembre 2005 è operativa una VIP Lounge della compagnia Meridiana. La parte destra è destinata ai banchi per l’espletamento delle procedure di imbarco e consegna dei bagagli, e agli sportelli delle compagnie aeree. Verso sinistra, dopo lo sportello bancomat della Banca Nazionale del Lavoro, è posizionata l’area affari, che occupa circa 800 metri quadrati ed ospita, oltre ad uno spazio convegni con tre sale, ben 6 uffici destinati ad incontri di lavoro e piccole riunioni. Eventuali informazioni su disponibilità, costi del servizio e prenotazioni possono essere effettuate direttamente on line compilando il modulo presente sul sito www.sogaer.it/richiesta_info/info/ oppure inoltrando un fax al numero 070241013.
Nella stessa area è presente una piccola cappella dove viene celebrata la Messa tutte i giorni festivi e le domeniche alle ore 10.30. Proseguendo nella stessa direzione incontrate l’area commerciale, nella quale sono presenti una rivendita di prodotti tipici, un negozio di artigianato e, oltrepassate le porte scorrevoli, un negozio di abbigliamento, una gioielleria, una vasta libreria, un’edicola tabacchi, un piccolo fast food ed un bar che apre in concomitanza con il primo volo in partenza e chiude con l’ultimo.
Nella stessa zona, in prossimità delle scale mobili che conducono al terzo piano, è presente anche un wine bar che offre la possibilità di degustare ed acquistare vini ed altri prodotti tipici della Sardegna che, per eventuali prenotazioni, risponde al numero 0702128077.
Il terzo livello dell’aerostazione ospita, oltre agli uffici degli enti di Stato e delle compagnie aeree, una vasta area dedicata alla ristorazione. Potrete scegliere fra un ristorante, una pizzeria oppure un bar con terrazza all’aperto. Informazioni ed eventuali prenotazioni potranno essere effettuate al numero 0702110343.

Presso ciascun piano sono adeguatamente segnalati i servizi, attrezzati per i passeggeri con differente abilità.

Nella struttura sono presenti uffici di tutte le forze di pubblica sicurezza:

Carabinieri, (tel. 070240049); Guardia di Finanza, (tel. 070240100);
Polizia di Frontiera, (tel. 070210141) e Vigili del fuoco, (tel. 070240336).

Il collegamento fra l’aeroporto e la città, circa 15 minuti di percorrenza, è assicurato da un efficiente servizio di bus-navetta fino alla autostazione dell’ARST, Azienda Regionale Sarda Trasporti, dalla quale è possibile sia imbarcarsi sugli autobus verso tutti i principali centri dell’isola, sia raggiungere la stazione delle Ferrovie dello Stato, collocata a circa cinquanta metri di distanza.

Il servizio navetta effettua partenze regolari alle ore 08:45; 09:30; 10:30; 11:30; 12:30; 13:30; 14:30; 15:30; 16:30; 17:30; 18:30; 19:30; 20:30; 21:00; 22:10; 22:30; 23:00.

Per eventuali informazioni è possibile contattare il numero verde 800865042 oppure il sito internet www.arst.sardegna.it/.

Potete raggiungere Cagliari anche con gli Autobus delle autolinee Pani che effettuano partenze regolari, con arrivo innanzi alla stazione ARST, nei seguenti orari:
10.32; 13.32; 17.47; 23.11.

La stessa compagnia effettua inoltre trasporti dall’aeroporto verso i principali centri dell’isola. Per eventuali informazioni è possibile contattare il numero 079260066 oppure collegarsi con il sito www.organizzazionepani.it.
Innanzi all’uscita del terminal ‘arrivi’ trovate, infine, una vasta area destinata alla sosta dei taxi, il cui servizio radio risponde ai numeri 070400101, 0706655.
Il costo medio per una corsa ordinaria verso il centro di Cagliari è di circa 12-15 euro.


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