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Carbonia :: La città nacque grazie alla scoperta dell'imponente bacino carbonifero a sud del rio Cixerri.

Località Sarde > Carbonia Iglesias


Carbonia monumento di Giò  Pomodoro Frammento di vuoto
Carbonia, Piazza Marmilla

Carbonia

Nel 1936, dove oggi sorge Carbonia, vi era solo un territorio incolto. La città nacque grazie alla scoperta dell'imponente bacino carbonifero a sud del rio Cixerri. L'ambiente naturale carboniese presenta tante varietà paesaggistiche. La sua posizione favorisce il turismo in qualsiasi periodo dell'anno. Punto di forza dell'economia della città è l'artigianato.

Abitanti: 30.659
Superficie: kmq 145,78
Municipio: piazza Roma, 1 - tel. 0781 6941
Cap: 09013
Guardia medica: via Brigata Sassari, 1 - tel. 0781 61541
Polizia municipale: via Mazzini, 66 - tel. 0781 62257
Biblioteca: via Della Vittoria, 1 - tel. 0781 675074
Ufficio postale: piazza Rinascita, 14 - tel. 0781 667313

Stemma Carbonia
Carbonia piazza Roma

Nel 1936, dove oggi sorge Carbonia, vi era solo un territorio incolto. La città nacque grazie alla scoperta dell'imponente bacino carbonifero a sud del rio Cixerri. L'ambiente naturale carboniese presenta tante varietà paesaggistiche. La sua posizione favorisce il turismo in qualsiasi periodo dell'anno. Punto di forza dell'economia della città è l'artigianato. Carbonia nacque ufficialmente nel 1938, costruita in due soli anni allo scopo di garantire l'alloggio ai lavoratori del vicino bacino carbonifero Sirai-Serbariu. Il nome del centro fu chiaramente ispirato alla principale attività economica. Attualmente la città di Carbonia condivide con la città di Iglesias il ruolo di capoluogo della nuova provincia di Carbonia-Iglesias. Questa Provincia istituita nel 2001 e attiva dal 2005, comprende 23 comuni delle regioni del Sulcis e dell'Iglesiente, ed è la più piccola provincia per estensione della Sardegna. Confina con la Provincia del Medio Campidano a nord e con la Provincia di Cagliari a est e a sud, mentre a ovest le sue coste sono bagnate dal mare di Sardegna, in cui si trovano anche le isole di Sant'Antioco e San Pietro (oltre ad altre minori), anch'esse parte del territorio provinciale.

La Città L'impianto urbanistico è quello tipico delle città ''di fondazione'', con ampie strade alberate che segnano la viabilità di un centro impostato secondo criteri gerarchici: nel cuore della città la grande piazza Roma, intorno a cui sorgono la chiesa di S. Ponziano (col campanile che riproduce, in piccolo, quello di Aquileia), il Municipio, il Cinema Centrale, il Dopolavoro e la Torre Littoria; intorno a questo nucleo l'abitazione del direttore della miniera (Villa Sulcis, oggi sede del Museo Archeologico), dei dirigenti e, verso la periferia, quelle degli impiegati e infine degli operai.

Informazioni turistiche su Carbonia

Su una collina a pochi chilometri da Carbonia sorge l'importante sito archeologico di Monte Sirai, sede di un centro urbano fenicio-punico ben conservato, da cui si gode un ampio panorama su tutto il Golfo di Palmas. Presso la frazione di Sirri è il riparo sotto la roccia di Su Carropu, da cui provengono i reperti più antichi del Neolitico sardo. All'ingresso della città, in prossimità della SS 126, si trova la Grande Miniera di Serbariu, sito minerario carbonifero recentemente recuperato a fini museali. Oggi ospita il Museo del Carbone, che include nel percorso di visita una galleria sotterranea e un'esposizione permanente sulla storia di Carbonia e della miniera. Di grande interesse naturalistico la vicina laguna di S. Antioco, presso la quale si osservano a distanza ravvicinata fenicotteri rosa, garzette, aironi, folaghe e avocette. Ogni estate Carbonia, insieme ad altri otto centri del Sulcis-Iglesiente e del Guspinese, è sede di ''Mare e Miniere'', manifestazione volta alla riscoperta dei luoghi, dei simboli e della cultura materiale del territorio, con oltre 50 appuntamenti di cinema, teatro, musica, letteratura ed enogastronomia.

Serbariu Serbariu è oggi una frazione di Carbonia, ma nacque nel corso del XVIII e XIX secolo dall'unione di numerosi insediamenti rurali sparsi (furriadroxius), finché nel 1853 fu elevato alla dignità di comune. Solo con la fondazione di Carbonia, nel 1938, il suo territorio con gli oltre 3000 abitanti fu completamente inglobato in quello della nuova città. Nel 1936 venne individuato a Serbariu il giacimento omonimo, che conobbe un intenso sfruttamento negli anni del regime fascista, ma già a partire dal 1947 cadde in una crisi che terminò nel 1964 con la chiusura dell'impianto estrattivo. L'incuria portò negli anni tutto il complesso minerario di Serbariu alla rovina, finché il sito è stato inserito nel progetto, riconosciuto dall'Unesco, per la creazione del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna. Oggi le strutture, restaurate, sono pronte ad ospitare eventi e manifestazioni culturali e ad essere fruite a scopo turistico, didattico e scientifico. Particolarmente suggestivi sono i castelli metallici del Pozzo 1 e del Pozzo 2, nei pressi degli edifici destinati agli uffici, la lampisteria e la centrale elettrica. Assai interessante è inoltre la struttura dell'impianto di raffreddamento contenuto in una torre di base poligonale che si restringe verso l'alto, retta da pilastri di cemento a cavalletto. All'epoca in cui Serbariu divenne comune risale la costruzione della chiesa dedicata a S. Narciso (1855-1860), purtroppo demolita e sostituita da un nuovo edificio di culto intorno al 1950. Non lontano da essa sorgeva l'antico cimitero, dismesso verso i primi del '900 e caduto nell'oblio, dopo essere stato sostituito dal Cimitero Monumentale. Recentemente alcuni lavori di sterro e di pulizia hanno riportato alla luce i resti degli inumati del vecchio cimitero: l'area è stata così trasformata in una piazza che ospita un monumento in memoria degli antichi abitanti di Serbariu.


Carbonia miniera di Serbariu
Carbonia miniera di Serbariu

Carbonia miniera di Serbariu

Informazioni
Gestione: Centro Italiano della Cultura del Carbone.
Biglietto: € 6.00 intero; € 4.00 ridotto (ragazzi tra i 6 e i 12 anni, scolaresche, gruppi di almeno 25 persone, carta giovani, anziani oltre i 65 anni di età).
Orari:
10.00 - 19.00 (dal 21 giugno al 20 settembre, tutti i giorni);
10.00 - 18.00 (dal 21 settembre al 20 giugno);
chiuso il lunedì non festivo, Natale e Capodanno.
Visita guidata in lingua italiana, inglese, francese e tedesca.
Tel. 0781 670591; 0781 62727 (biglietteria).
e-mail: prenotazioni@museodelcarbone.it; info@museodelcarbone.it
sito internet: www.museodelcarbone.it
Nel Museo si trovano il bookshop, la caffetteria e la sala conferenze.

Come arrivare Dalla SS. 130 direzione Iglesias, in corrispondenza del km. 44 uscire per Villamassargia/Carbonia. A Villamassargia, girare a destra al primo semaforo in direzione Carbonia. Presso Carbonia, proseguire sulla SS 126 in direzione S.Antioco. Alle rotonde seguire l’indicazione per la Grande Miniera di Serbariu.L'area è di notevole interesse per l'archeologia industriale in Sardegna.

Descrizione Il sito minerario di Serbariu, attivo dal 1937 al 1964, ha caratterizzato l'economia del Sulcis e rappresentato tra gli anni '30 e '50 una delle più importanti risorse energetiche d'Italia. Il complesso è stato recuperato e ristrutturato a fini museali e didattici, valorizzando il sito e rendendo fruibili gli edifici e le strutture minerarie che oggi costituiscono il "Museo del Carbone".
Il Museo include i locali della lampisteria, della galleria sotterranea e della sala argani. Nella lampisteria ha sede l'esposizione permanente sulla storia del carbone, della miniera e della città di Carbonia; l'ampio locale accoglie una preziosa collezione di lampade da miniera, attrezzi da lavoro, strumenti, oggetti di uso quotidiano, fotografie, documenti, filmati d'epoca e videointerviste ai minatori. La galleria sotterranea mostra l'evoluzione delle tecniche di coltivazione del carbone utilizzate a Serbariu dagli anni '30 alla cessazione dell'attività, in ambienti fedelmente riallestiti con attrezzi dell'epoca e grandi macchinari ancora oggi in uso in miniere carbonifere attive. La sala argani, infine, conserva intatte al suo interno le grandi ruote dell'argano con cui si manovrava la discesa e la risalita delle gabbie nei pozzi per il trasporto dei minatori e delle berline vuote o cariche di carbone. Il museo è accessibile ai visitatori diversamente abili sia nella lampisteria che, parzialmente, nella galleria sotterranea. L'allestimento include inoltre vetrine tattili con diverse tipologie di lampade, caschi e frammenti di carbone estratto nella miniera. Il Centro Italiano della Cultura del Carbone (CICC) nasce nel 2006 come associazione tra il Comune di Carbonia e il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, con lo scopo di gestire e valorizzare il sito della Grande Miniera di Serbariu.
Storia degli studiLa miniera è menzionata in diverse opere sull'archeologia industriale in Sardegna.

Bibliografia
S. Mezzolani-A. Simoncini, Sardegna da salvare. Paesaggi e architettura delle miniere, Nuoro, Archivio Fotografico Sardo, 1993, pp. 237-241;
Luciano Ottelli, "Serbariu - Storia di una miniera", Tema Editrice, 2005.

Bacu Abis minatori all'uscita da una galleria Carbonia Sardegna foto Storica

La Storia di Carbonia Nel 1936, dove oggi sorge Carbonia, vi era solo un territorio incolto e disabitato. Erano circa tremila le persone che vivevano in piccoli villaggi come Bacu Abis, Barbusi, Piolanas, Acquascallentis, Serbariu. A sud del fiume Cixerri nel 1851 era stato scoperto un importante bacino carbonifero e proprio grazie a questa scoperta che nascerà poi Carbonia. L'estrazione del carbone nella zona del Sulcis, risale a molti anni prima dell'avvento del fascismo, anche se in tutti questi anni, l'attività estrattiva del carbone è stata sempre accompagnata da crisi dovute alla scarsa qualità del minerale (ricco di zolfo, corrosivo per le caldaie e con una scarsa capacità di riscaldamento). Tra una crisi e l'altra si arriva al 12 aprile del 1933, giorno in cui viene dichiarato il fallimento della Società di Bacu Abis, l'unica rimasta operante. Alla Bacu Abis, subentra l'unione Fascista Lavoratori dell'Industria, che riesce a tenere aperta la miniera fino al 1935, producendo 77.000 tonnellate di materiale. Il 9 giugno dello stesso anno, il duce Benito Mussolini, capo del governo, dichiara di voler dare alla produzione del carbone una propria autonomia, annunciando così la nascita di una nuova città e la creazione dell'Azienda Carboni Italiani. Gli stessi fascisti erano di due idee diverse, c'era chi voleva rivalutare e potenziare la zona dell'Iglesiente e chi invece, come Mussolini, voleva la nascita di una nuova città, vista come simbolo di potere. La nuova città prese il nome di Carbonia e la nascita avvenne in poco tempo. Ci vollero infatti 13 mesi e fu creata in prossimità della miniera, in modo da minimizzare i costi per il trasporto. Per la Sardegna la "nuova città" fascista, non era un esperimento, infatti prima di Carbonia erano nate Arborea e Fertilia. Il comune di Carbonia viene così istituito il 5 novembre 1937, la fondazione avviene il 9 giugno dello stesso anno. L'inaugurazione, alla presenza di Mussolini, ha luogo il 18 dicembre 1938 e il duce parla dalla Torre Littoria in piazza Roma, un discorso stranamente breve, appena una quindicina di righe. Carbonia aveva 12.000 abitanti, ma se ne prevedevano il doppio, anche se all'inaugurazione la città non era ancora completa. Oltre alla sua costruzione, nel progetto era prevista l'apertura di nuove miniere e il potenziamento di quelle già presenti nella zona. Con gli accadimenti storici tutto il progetto saltò e il comune di Serbariu fu incorporato in quello di Carbonia. Anche parte dei territori di Gonnesa e Iglesias, fecero poi parte del nuovo comune.

Territorio L'ambiente naturale carboniese si presenta come un mosaico, tante sono le varietà paesaggistiche. Ammirando la zona dall'alto dei suoi rilievi, lo sguardo spazia dai campi coltivati delle vicine campagne ai paesaggi delle colline, delle pianure e in lontananza le zone costiere, le isole di San Pietro e la laguna di S. Antioco, presso la quale è possibile osservare fenicotteri rosa, garzette, aironi, folaghe e avocette. La macchia mediterranea, coi suoi olivastri secolari scolpiti dal vento, offre riparo a varie specie animali quali volpi e lepri, pernici, tordi, donnole e porcospini. La sua posizione favorisce il turismo in qualsiasi periodo dell'anno. In estate fanno da padroni il mare e le spiagge, in altri periodi dell'anno è possibile visitare l'interno con le sue montagne, le grotte, i percorsi di trekking e tutto ciò che la natura offre.

Economia Punto di forza dell'economia di Carbonia è l'artigianato. Numerose sono le imprese dedite a questo settore. Famosa è la lavorazione tessile dei tappeti e delle pelli, del legno, della ceramica, del vetro, dell'oro, dell'argento e altri metalli non preziosi.

Carbonia piazza Marmilla opera di Giò Pomodoro

Eventi

Carnevale 18 Febbraio
L'Amministrazione Comunale di Carbonia, ormai da tanti anni, organizza un Carnevale che ha assunto una valenza di carattere provinciale e che vede una grande affluenza di partecipanti e di pubblico provenienti da tutto il territorio della provincia, per partecipare alla sfilata di gruppi e carri allegorici.
Festa di San Ponziano secondo giovedì di maggio
Festeggiamenti in onore del Santo patrono con manifestazioni civili e religiose.
Monumenti Aperti 12-13 maggio
L'iniziativa consente visite guidate ai siti archeologici e ai monumenti cittadini, compresi quelli normalmente non fruibili, quali la miniera di Serbariu e la chiesa dei minatori. L'evento non ha fini di lucro, ma è stato ideato affinchè ci sia una riscoperta e una valorizzazione della città e della sua storia.
Festa del Sacro Cuore di Gesù 15 giugno
In località Cortoghiana si festeggia il Sacro Cuore di Gesù, patrono della frazione.
Rassegna "Estiamoinsieme" giugno - settembre
L'Amministrazione Comunale organizza un ricco programma di iniziative culturali, sportive e di intrattenimento. La città ospita concerti, spettacoli, mostre, esibizioni e rappresentazioni teatrali. Da giugno a settembre le serate sono popolate di artisti e musicisti che intrattengono cittadini e turisti.
Golden Salti 23 Luglio
Gara internazionale di atletica leggera caratterizzata dall'effettuazione di salti con l'asta e salti in lungo, nella centralissima piazza Roma.
Mare e Miniere luglio – agosto
Evento a carattere culturale con spettacoli teatrali, concerti, proiezioni cinematografiche d'autore, presentazioni di libri, laboratori di animazione, percorsi enogastronomici, visite guidate e degustazioni.
Sagra della pecora prima settimana di agosto
Cena con degustazione della carne e di altri prodotti tipici locali. Serata danzante musicale nella frazione di Cortoghiana.
Rassegna di musica etnica prima settimana di agosto
Valorizzazione della lingua e cultura sarda, rassegna di musica etnica, canto e poesia.
Festa di Santa Barbara prima settimana di agosto
Festeggiamenti in onore della Santa con manifestazioni civili e religiose nella frazione di Bacu Abis.
Addio all'estate 31 Agosto
Un'appuntamento fisso che si ripete ogni anno è la grande festa dell'addio all'estate che vede la partecipazione di migliaia di giovani che ballano sino a tarda notte in piazza Roma.
Festa della Beata Vergine Addolorata 19 settembre
I festeggiamenti religiosi in onore della Santa patrona iniziano con la celebrazione della Santa Messa nell'omonima parrocchia, seguiti dalla solenne processione.
Festa patronale Serbariu dal 27 al 29 ottobre
Festeggiamenti in onore dei patroni San Narciso e Santa Giuliana, con processione solenne accompagnata dalla banda musicale e dal gruppo folk.
Festa di San Narciso e Santa Giuliana 29 ottobre
Processione in onore dei suoi patroni San Narciso e Santa Giuliana. Una manifestazione di fede tra le più sentite nel Sulcis, che vede numerosi fedeli accompagnare il simulacro del Santo.
Festa di Santa Barbara 4 dicembre
Festeggiamenti religiosi in onore della Santa protettrice dei minatori.
Anniversario dell'inaugurazione della città 18 dicembre
Le manifestazioni prevedono il concerto per Carbonia, organizzato dalla "polifonica Santa Cecilia", la premiazione di studenti, atleti e personalità che si sono distinte nei diversi campi sociali e culturali, varie mostre d'arte e il concerto di voci bianche del teatro lirico.



Carbonia, monumento di Giò Pomodoro

I 23 Comuni della Provincia
Carbonia Iglesias


BUGGERRU
CALASETTA
CARBONIA
CARLOFORTE
DOMUSNOVAS
FLUMINIMAGGIORE
GIBA
GONNESA
IGLESIAS
MASAINAS
MUSEI
NARCAO
NUXIS
PERDAXIUS
PISCINAS
PORTOSCUSO
SAN GIOVANNI SUERGIU
SANT'ANNA ARRESI
SANT'ANTIOCO
SANTADI
TRATALIAS
VILLAMASSARGIA
VILLAPERUCCIO

Carbonia Monte Sirai. Come centro urbano, forse fondato dai Fenici di Sulky o di Portoscuso, Monte Sirai risulta stabilmente abitato già attorno al 730 a.C. L'insediamento subcostiero si trova in una regione ricca di risorse minerarie e a diretto contatto con numerosi insediamenti nuragici. Il periodo propriamente fenicio (VIII-VI secolo a.C.) risulta documentato in ambito sia abitativo sia funerario. Sull'acropoli sono state indagate alcune abitazioni, tra cui la "casa del lucernario di Talco", che restituiscono l'immagine di un florido centro che si consolida tra VII e VI secolo a.C., quando il tessuto urbano raggiunge dimensioni considerevoli. Datazione soggetto: sec. VIII - sec. II a.C.

Carbonia Monte Sirai

Monte Sirai

Come arrivare Dalla SS 130 da Iglesias si prende la SP 126 in direzione di Sant'Antioco. Oltrepassato lo svincolo per Carbonia, al km 17 si svolta a d. e si seguono le indicazioni. La strada prosegue lungo il fianco del monte fino al pianoro sommitale. L'area archeologica è dotata di strutture ricettive e ampio parcheggio. L'insediamento sorge a pochi chilometri dalla costa, su un pianoro a 191 m s.l.m. È in posizione strategica, di controllo del bacino minerario dell'Iglesiente e della valle del Cixerri, raccordo tra il Sulcis e le fertili pianure del Campidano.

Descrizione Le prime tracce di vita si estendono dal Neolitico all'età nuragica. Come centro urbano, forse fondato dai Fenici di Sulky o di Portoscuso, Monte Sirai risulta stabilmente abitato già attorno al 730 a.C. L'insediamento subcostiero si trova in una regione ricca di risorse minerarie e a diretto contatto con numerosi insediamenti nuragici. Il periodo propriamente fenicio (VIII-VI secolo a.C.) risulta documentato in ambito sia abitativo sia funerario. Sull'acropoli sono state indagate alcune abitazioni, tra cui la "casa del lucernario di Talco", che restituiscono l'immagine di un florido centro che si consolida tra VII e VI secolo a.C., quando il tessuto urbano raggiunge dimensioni considerevoli. Le abitazioni, edificate su quattro isolati disposti in senso longitudinale, erano costituite da vani articolati attorno ad una corte centrale, vero fulcro di tutte le attività domestiche. La presenza di piani sopraelevati, di muri intonacati e di canalizzazioni per il deflusso delle acque evidenziano la perizia delle tecniche costruttive. Un santuario con cella bipartita dedicato alla dea Astarte (la cui statua di culto si conserva nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari) venne edificato riutilizzando in parte alcune precedenti strutture di un nuraghe monotorre. Nell'area della necropoli alcune tra le numerose sepolture ad incinerazione e alcune inumazioni si riferiscono ad individui infantili e di sesso femminile. Questo fatto, come pure la totale assenza delle armi tra gli elementi di corredo delle sepolture maschili, sembrano indicare come l'insediamento sia stato concepito principalmente per un uso civile. Questo contrariamente alla funzione militare e di centro fortificato, proposta in passato per Monte Sirai, che è stata ormai definitivamente ricondotta ad una breve parentesi nell'intera storia dell'insediamento. Infatti le mura di Monte Sirai furono erette attorno ai primi anni del IV secolo a.C. (375 a.C.) e durarono in opera fino allo smantellamento seguito alla conquista romana del 238 a.C. Gli eventi storici che segnarono la fase di passaggio alla dominazione punica hanno lasciato tangibili tracce in termini di stratificazione archeologica. Infatti, alla fine del VI secolo a.C. le tipologie tombali mutarono radicalmente con l'introduzione dell'inumazione in sepolcri ipogei con corto "dromos" d'accesso. Nel settore abitativo si sono riscontrate cospicue tracce di distruzione nei livelli di vita della seconda metà del VI secolo a.C., attribuibili all'offensiva cartaginese. Durante i primi anni del V secolo a.C. si assiste, pertanto, ad una fase di recessione economica che si traduce in un forte ridimensionamento del tessuto abitativo che comporta il totale abbandono di aree in precedenza utilizzate anche per scopi abitativi. In seguito, nel corso del IV secolo a.C. si registra una sostanziale ripresa con l'apprestamento delle fortificazioni e l'installazione del "tofet", mentre nel corso della prima metà del III secolo a.C. il notevole sviluppo urbanistico comportò una rivitalizzazione di aree in precedenza defunzionalizzate. Il definitivo abbandono del pianoro avvenne verso la fine del II secolo a.C. (110 a.C.), probabilmente a causa della repressione dell'attività di brigantaggio ad opera degli eserciti romani. Questo sembrerebbe suggerito dalla totale assenza di piccoli oggetti negli ultimi livelli di vita dell'abitato in cui sussistono unicamente i manufatti di grandi dimensioni, chiaro sintomo di un abbandono repentino. Le ultime tracce di una sporadica frequentazione del pianoro sono costituite da una moneta del IV secolo d.C. rinvenuta nell'area del tofet e da un reperto ceramico del VII secolo d.C. dalla cisterna del tempio sull'acropoli.









Storia degli studi Gli scavi archeologici, iniziati nel 1963 da Sabatino Moscati e Ferruccio Barreca, sono tuttora in corso a cura di Piero Bartoloni.

Bibliografia
P. Bernardini, "Le origini di Sulcis e Monte Sirai", in Studi di egittologia e di antichità puniche, 4 , 1989, pp. 45-66;
P. Bartoloni, "Monte Sirai: genesi di un insediamento", in Incontro "I Fenici", Cagliari, Regione Autonoma della Sardegna, 1990, pp. 31-36;
P. Bartoloni-S.F. Bondì-L.A. Marras, Monte Sirai, collana " Itinerari" , Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1992;
P. Bartoloni, "L'impianto urbanistico di Monte Sirai nell'età repubblicana", in Atti del X Convegno di studio "L'Africa Romana" (Oristano, 11-13 dicembre 1992), Sassari, Gallizzi, 1994, pp. 817-829;
P. Bartoloni, La necropoli di Monte Sirai, Roma, Istituto per la civiltà fenicia e punica, 2000;
Monte Sirai. Le opere e i giorni, a cura di P. Bernardini, C. Perra, Carbonia, 2001;
P. Bartoloni, "Monte Sirai 1999-2000. Nuove indagini nell'insula B", in Rivista di Studi Fenici, 30, 2002, pp. 41-46;





Per maggiori informazioni visita il sito
della Regione Sardegna

Carbonia Monte Sirai. Nell'area della necropoli alcune tra le numerose sepolture ad incinerazione e alcune inumazioni si riferiscono ad individui infantili e di sesso femminile. Questo fatto, come pure la totale assenza delle armi tra gli elementi di corredo delle sepolture maschili, sembrano indicare come l'insediamento sia stato concepito principalmente per un uso civile. Datazione soggetto: sec. VIII - sec. II a.C.

Carbonia Monte Sirai



Carbonia scorci della parte centrale della città

Carbonia città di fondazione
Come arrivare Carbonia è nel Sulcis, a poca distanza da Iglesias. La vocazione industriale della città è strettamente collegata al carbone ed è anche all'origine della sua ascesa e della sua sfortuna: città autarchica per eccellenza, essa rivela le speranze e le contraddizioni del Ventennio. Nell'immediato dopoguerra la crisi mineraria mise in evidenza i gravissimi problemi sociali ed economici, che più recentemente hanno condotto la città ad assumere il ruolo di centro di servizi particolarmente importante per il Sulcis.
Descrizione Carbonia, tipico insediamento a bocca di miniera, è forse la più importante e ambiziosa tra le città di fondazione del fascismo e fu inaugurata il 18 dicembre 1938, dopo meno di un anno di lavoro. Il piano di fondazione, redatto da Ignazio Guidi e Cesare Valle, con la collaborazione di Gustavo Pulitzer Finali, prevedeva una popolazione di 20000 abitanti, aumentata poi di 35000 nel piano di ampliamento, dovuto ad Eugenio Montuori, essendo ormai i primi due progettisti attivi in Etiopia per il piano di Addis Abeba. Il fulcro della città è la piazza articolata in un sistema di spazi che si raccolgono intorno al nucleo centrale, contenente i principali edifici pubblici come altrettanti monumenti della città medioevale: il municipio, su progetto di Enrico Del Debbio, la torre littoria e il dopolavoro di Pulitzer Finali, le poste dovute a Raffaello Fagnoni, la chiesa di Guidi e Valle. Essi via via digradano verso il verde della villa del direttore delle miniere, progettata da Eugenio Montuori e divenuta oggi la struttura pubblica che ospita il Museo archeologico. Tra gli edifici pubblici, che oscillano tra semplificazioni classiciste e suggestioni medioevali, meritano un cenno particolare per motivi differenti la chiesa, l'albergo per gli impiegati e la scuola elementare, oggi liceo classico. La chiesa principale è intitolata a San Ponziano, papa del primo cristianesimo condannato "ad metalla" nelle miniere del Sulcis e quindi assunto a protettore della città del carbone. L'edificio è piuttosto massiccio anche per l'uso della trachite, sia nell'alto campanile sul modello di quello di Aquileia, sia nella facciata interrotta soltanto da un rosone, che conteneva una vetrata dipinta da Filippo Figari, perduta durante la seconda guerra mondiale. L'albergo, costruito su progetto di Eugenio Montuori, è situato su un lato, poco lontano dalla piazza centrale. È formato da due blocchi di differenti altezze e disposti a L e si distingue per la sequenza di ampi balconi protetti da tende avvolgibili, che si ripetono anche sul lato breve. L'aspetto più singolare sono i rivestimenti interni in marmo di Carrara, che rientrano perfettamente nella logica autarchica dell'uso di materiali di produzione italiana o locale, al pari della trachite, adoperata come basamento e per le strutture portanti di molti edifici della città del carbone. L'ex scuola elementare, sempre di Montuori, è situata in via Brigata Sassari e si articola in uno spazio ampio su più corpi disposti a U con un altro braccio perpendicolare. Nonostante le alterazioni e gli adattamenti, è ancora possibile osservare la linea razionalista dell'edificio, soprattutto nel raccordo con il corpo più basso, un tempo refettorio e ora palestra, raccordato con un atrio oggi chiuso da vetrate. I criteri di distribuzione delle residenze seguono le gerarchie sociali e del lavoro nell'industria mineraria e sono progressivamente sempre più lontane dal centro Sono villette o case bifamiliari riservate ai funzionari, che aumentano nel volume e nella quantità di appartamenti, destinati a impiegati, operai e minatori. Le abitazioni hanno tipologie diverse e seguono modelli proposti dall'Azienda Carboni Italiani, ente di diritto pubblico, che gestiva Carbonia, ricorrendo all'uso abbondante della pietra locale ed un ricorso al ferro minimo, data l'economia autarchica del tempo. I solai infatti sono generalmente retti da voltine in laterizio. Si passa dalle case su due piani con alloggi per quattro famiglie con ingressi indipendenti ed un orto familiare ai blocchi edilizi per gli impiegati, comprendenti da 24 a 48 appartamenti, con semplici aperture ritagliate nelle facciate e balconi a filo della parete.
Storia degli studi Una rassegna degli studi si trova nella bibliografia relativa alla scheda nel volume della "Storia dell'arte in Sardegna" sull'architettura otto-novecentesca (2001).

Bibliografia
V. Maltese, "Carbonia 18-XII-1938", A. XVII", in L'economia italiana, 1938;
"Carbonia, nuova città della Sardegna", in Architettura, 9, 1940, pp. 435-452;
R. Mariani, Fascismo e "città nuove", Milano, Feltrinelli, 1976;
R. Martinelli-L. Nuti, "Le città nuove del ventennio da Mussolinia a Carbonia", in Le città di fondazione, Venezia, Marsilio, 1978, pp. 271-93;
I. Delogu, Carbonia. Utopia e progetto, Roma, 1988;
M. Pintus, "La città progettata: Carbonia", in L'uomo e le miniere in Sardegna, a cura di T.K. Kirova, Cagliari, Edizioni della Torre, 1993, pp. 137-152;
R. Pisano, "Carbonia e il Sulcis: le vicende di un popolamento", in Le città di fondazione in Sardegna, a cura di A. Lino, Cagliari, Cuec, 1998, pp. 148-162;
Città di fondazione italiane 1928-1942, Latina, Novecento, 2005, pp. 261-271.


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