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Il Massiccio del Gennargentu :: Località Montane dal Portale Le Vie della Sardegna. Il Gennargentu la Fauna la Flora e i suoi impianti sciistici.

Territorio > I Monti di Sardegna


Fonni, le cime innevate del Gennargentu.
Bruncu Spina Impianto sciistico

Massiccio del Gennargentu

Il Gennargentu è un massiccio montuoso che ospita le vette più elevate dell’Isola (Punta La Marmora 1834 m e Bruncu Spina 1828 m). Da qui si gode di un panorama che spazia su tutta l’Isola. L’area è di grande pregio per la presenza di habitat e specie endemiche e rare. Qui è possibile vedere l’aquila reale o imbattersi in gruppi di mufloni. La vegetazione è costituita da prati, garighe e macchie, presenti anche fitti ontaneti e roverelle monumentali. Chi percorre i sentieri potrà dissetarsi presso le freschissime sorgenti, ammirare fioriture di rara bellezza e un sorprendente numero di insetti. Nei fondovalle si trovano gli antichi ovili, a volte ancora in uso. Nei paesi è possibile visitare musei, degustare i prodotti locali e acquistare i manufatti dell’artigianato.
Cime dalle tonalità argentate modellano il profilo montuoso del Gennargentu, "porta d'argento": un complesso montuoso articolato in una serie di propaggini (di cui una è il Supramonte) che arrivano a nord quasi fino a Nuoro, a sud fino alla vallata del Flumendosa, in direzione est ovest vanno dal Tirreno al Tirso. Vi si originano i principali corsi d'acqua che discendono verso la costa orientale sarda, come il Cedrino e il Flumendosa. Le vette più elevate sono il Bruncu Spina (1829 m) e Punta La Marmora (1834 m): qui è possibile sostare per godere di una vista che spazia a 360° su un panorama estremamente suggestivo.
Il Gennargentu offre uno degli scenari naturalistici più caratteristici della Sardegna: è un vasto territorio in gran parte incontaminato e selvaggio, frequentato da una fauna di notevole pregio naturalistico, dove non mancano profonde gole e canyon. Nel cielo è possibile avvistare gli eleganti volteggi dell'aquila reale e del Bonelli, del nibbio reale, grifone, mentre la zona è frequentata dal cinghiale, volpe, martora, gatto selvatico. Prezioso anche il repertorio botanico, che annovera roverelle secolari, lecci, tassi, castagni, noccioli, ginepri nani, timo, elicriso, santolina.
Per quanto concerne la morfologia geologica, il complesso montuoso è dominato dallo scisto, a volte accompagnato dal granito, entrambi risalenti all'Era Primaria. Sono invece più recenti le aree calcaree dei tacchi e toneri, formatesi in Era Secondaria. Le aree protette si trovano nelle valli e montagne di Uazzo (Tonara e Belvì) e Funtata Cungiada (Aritzo). Tascusì è un punto interessante per visitare il versante sud-occidentale del Gennargentu. La zona, conosciuta come Gennargentu di Desulo, è punteggiata di interessanti vestigia archeologiche: presso il passo di Tascusì si trova il nuraghe Ura 'e sola, ubicato ad un'altezza di circa 1331 metri. Dal passo, in direzione orientale, si dipartono due strade: quella più settentrionale percorre la valle del Rio Aratu, con splendidi punti panoramici. Passando sotto Monte d'Iscudu (1599 metri), dopo aver percorso una breve strada, si può raggiungere il Bruncu Spina, alto ben 1829 metri.
Come arrivare
La punta di Bruncu Spina è raggiungibile percorrendo dalla provinciale per Desulo 5 chilometri dopo
Fonni. In prossimità di Tascusì si può anche imboccare una strada asfaltata che porta al rifugio S'Arena (1500 m dopo Fonni), da cui si può raggiungere a piedi il Bruncu Spina o la Punta Lamarmora.

Il comprensorio Bruncu Spina

Fra le nevi del Gennargentu, immerso nella natura della Barbagia sorge il comprensorio Bruncu Spina ( Fonni) la più importante stazione invernale della Sardegna.
Esso è dotato di 2 impianti di risalita, una manovia della lunghezza di 200 metri per il campo scuola e uno skilift di 926 metri della portata oraria di 800 persone che arriva fino ai 1820 metri di quota.
Le piste sono 3 più un fuoripista per una lunghezza totale di oltre 3km. Sono in dotazione al comprensorio un battipista Leitner e una moderna motoslitta.

S'Arena

Sul versante desulese del Bruncu Spina in località S'Arena si trova un'altra piccola stazione invernale completamente attrezzata. La quota varia dai 1400 metri ai 1600 slm e gli impianti di risalita consistono un moderno Tapis Roulant di 100 metri di lunghezza e due manovie mobili.

Monte Spada

NEVE-2000 è il nuovo polo sciistico privato sulle falde del Monte Spada a 1320 metri di quota nei pressi del parco Donnortei. La piccola stazione adatta ai principianti e bambini garantisce la pratica dello sci sui dolci pendii grazie a due manovie per una lunghezza complessiva di circa 400 metri e a un sistema di innevamento programmato. E' disponibile il noleggio attrezzatura completa e il servizio ristoro-tavola calda.

Per maggiori informazioni visita il sito
www.bruncuspina.it


Attività praticabili
Nell'area del Gennargentu è possibile compiere percorsi di trekking ed escursioni a zone archeologiche e culturali.
Si può praticare lo sci nei rilievi di Bruncu Spina e Monte Spada, dotate di impianti sciistici e serviti da Informazioni utili e servizi
In alcune aree del Gennargentu sono presenti diverse strutture di ristoro, rifugi, impianti sciistici.
Sci-Club Fonni: tel. 320 2480189, fax 178 6042693 strutture di ristoro.

Gennargentu, impianti di risalita di Bruncu Spina, come arrivare, dove andare.

I MONTI DEL GENNARGENTU

Geomorfologia L’area dei monti del Gennargentu si trova quasi al centro della Sardegna, leggermente verso est. Confina a nord con la Barbagia di Ollolai, a ovest con la regione del Mandrolisai, a sud con le Barbagie di Belvì e Seulo, ad est con I’Ogliastra. Questi rilievi raggiungono le maggiori altezze dell’isola e sono caratterizzati da estese praterie e garighe, su dolci e solenni forme rotondeggianti, interrotte, ogni tanto, da profondi valloni e da aspri rilievi con pareti di scisti verdi o scuri, di porfidi e graniti grigi o rossastri. Per la maggior parte, queste montagne, sono costituite da un complesso di rocce scistose risalenti a varie età paleozoiche metamorfosate e piegate durante i grandiosi fenomeni orogenetici della fine del Paleozoico. Queste antiche rocce sono visibili nelle formazioni di scisti filladici che si presentano di colore nero in località Arcu Corr’e Boi, mentre sono di color grigio-verde a nord-ovest di Punta Perda Crapìas, m. 1834 slm,
nota come Punta La Marmora. Tutto il complesso di scisti del Gennargentu presenta abbondanti intrusioni di vari tipi di granito. A loro volta, scisti e granisono attraversati da numerosi filoni di porfido quarzifero grigio e rossastro, che forma la struttura della dorsale che va da Arcu Corr’e Boi a Punta La Marmora e scende a Monte Tuddai. Le gole percorse da torrenti e ruscelli di queste località, formanti cascate e laghetti, sono di grande interesse naturalistico.
Flora Le montagne del Gennargentu si presentano come rilievi brulli, con poca copertura arborea localizzata in qualche versante dei canaloni o “Accus”. La dolcezza dei rilievi, che diventano aspri solo in poche zone, ha favorito da millenni l’utilizzo a pascolo del territorio e questo ha impoverito la montagna delle sue vaste foreste. Soltanto i boschi di leccio, ritenuti utili per la produzione delle ghiande per l’allevamento brado dei suini si sono salvati dal taglio. Ora non rimangono che poche zone residue per darci un’idea delle superbe foreste che vegetavano in questi luoghi: alcuni grandi lecci dei resti della foresta di Iscassè, l’isolato leccio monumentale di Perreddu, nel territorio di Arzana; gli agrifogli secolari lungo il rio Aratu ed alcune roverelle a Girgini, nel territorio di Dèsulo, diverse piccole stazioni di Taxus bacata lungo diversi versanti, i più notevoli dei quali sono in località CuileTedderì, Arzana. Splendide e solenni roverelle vegetano lungo le falde est, presso Arcu Corr’e Boi e presso Genna Arcedili, nel territorio di Villagrande. Qui insieme a vecchi e tormentati ginepri. Nella fascia compresa fra i mille ed i millecinquecento metri sul mare, si trovano anche càrpini neri, sorbi montani, castagni. Lungo i canaloni, gli “Accus”, che scendono dai versanti dei diversi rilievi, abbondano gli ontàni che segnalano col tenero color verde, la presenza del corso d’acqua. Oltre i 1500 metri di quota le superfici sono ricoperte dallo strisciante ginepro nano, da cespugli di pruno prostrato, da timo, da “cuscini” poco invitanti di spinose ginestre e da varia vegetazione formante l’estesa gariga delle zone cacuminali. Nelle distese prative, in primavera, fioriscono numerose varietà di orchidee, I’astragalo, la santolina, I’elicriso, i ciclamini ed altre varietà floreali. Tra questi fiori la palma della regina spetta alla bellissima peonia selvatica che fiorisce ovunque, fino a 1400 metri di quota.

La Flora de Gennargentu

Fauna

Naturalmente i boschi e le praterie sono popolati da diverse specie di animali: volpi, màrtore, donnole, gatti selvatici, cinghiali, lepri. La specie mammifera più rappresentativa di queste montagne è sicuramente il muflone.
Qui si può incontrare abbastanza facilmente, in estate o in inverno, in branchi più o meno numerosi, formati da esemplari robusti e sani. La fauna avicola è ben rappresentata. Si osserva con facilità qualche coppia di aquila reale e di corvo imperiale, mentre il maestoso gipeto, I’avvoltoio monaco ed il grifone sono estinti. Si osservano poiane e gheppi, la chiassosa ghiandaia, insidiata da qualche raro astòre. Nelle praterie e sulle rocce vivono pernici, colombi e colombacci, corvi e cornacchie, codirossoni, magnanine sarde. Nelle radure e lungo i bordi dei boschi vivono pettirossi, cardellini, cince more sarde, picchi rossi, merli, fringuelli, verdoni, scriccioli, codirossi. Si nota l’averla maggiore e quella capirossa.
Fra i rapaci notturni è presente il barbagianni che nidifica nei ruderi di qualche antico manufatto, nonché I’assiòlo, ospite di vecchi alberi; alle quote un po’ più basse vive la civetta comune. Nel Gennargentu arrivano
il rondone e il balestruccio, mentre la rondine è più vicina ai centri abitati.
I corsi d’acqua ed i laghetti hanno i loro abitanti come, tra gli anfibi, i rari euprotto sardo, il geotritone, il discoglosso, i più comuni raganella e rospo.
Sulle rocce calde di sole si crogiolano numerose lucertole, il colubro ferro di cavallo, la biscia viperina e quella da collare, il gòngilo. Fra i pesci troviamo l’anguilla e la trota. Fra le centinaia di specie di insetti, alcune sono tipiche di quest’area, come la Rhitrogena Nuragica Belfiore che popola le acque del rio Aratu.

Muflone Della Sardegna
Capra selvatica di Sardegna

Attività umane

La grande area del Gennargentu è stata abitata dall’uomo fin dal Neolitico, per la presenza di pascoli e di abbondante selvaggina, come testimonia un deposito di ossidiana rinvenuto sul Monte Spada. La zona è stata occupata da popolazioni nuragiche. Di quest’epoca troviamo numerosi nuraghi con annessa area abitativa e tombe di giganti, come a Ruinas, a quota 1205, ed in località Sa Tanca dove si trovano le rovine di un grande villaggio nuragico e di tombe di giganti. Anche nella vicina valle di Tedderieddu, nel versante sud, si trova il nuraghe Unturgiadore con villaggio.
Nel territorio di Villagrande Strisaili si trovano belle e ben conservate tombe di giganti, il prezioso tempietto "a megaron" di S’Arcu de 1s Forrus, il tempietto di Sa Carcaredda presso Bau Mela. A nord est, presso il passo di Caravai, nel territorio di Fonni, è stato rinvenuto un importante insediamento nuragico con evoluti impianti per la condotta delle acque.
Nel territorio di Desulo esistono altri manufatti nuragici. Inoltre, tutt’intorno e nell’adiacente territorio si trovano importanti tombe di giganti, fortezze nuragiche, tempietti che confermano un’intensa attività umana, socialmente bene organizzata.
In periodi più recenti l’attività pastorale ha favorito la costruzione di capanne pastorali con base di pietra e copertura in tronchi di ginepro, a pianta circolare e quadrangolare, con annessi i recinti per gli animali.

La selvaggia parete di Bruncu Pabal strapiomba sulla gola di Pirincanes
Cascata di riu forru gennargentu


GOLA DI PIRINCANES
CASCATE DI RIU ‘E FORRU

Accesso: queste località si possono raggiungere da due direzioni.

  • La prima possibilità di accesso è prendere la SS 198 per Seui, 9 Km. dopo l’uscita dal paese si trova un bivio, a sinistra c’è la sterrata per i Tonneri-Perda Liana. Percorsi 20 Krn. si raggiunge un altro bivio dove si trova il cartello indicatore "Gennargentu": seguirlo. Ora la sterrata scende con alcuni tornanti nella valle del Fluinendosa e raggiunge una piazzola dove vegeta un vecchio, robusto leccio. Poco oltre svoltare a sinistra, nel senso di marcia, e parcheggiare la vettura nelle piazzole che si trovano vicino al ponte.
  • La seconda possibilità di accesso viene data dalla SS 389 Nuoro-Lanusei. Raggiunto il bivio per la stazione di Villagrande, si oltrepassa il ponte e si prosegue sulla rotabile asfaltata che segue la sponda sud-occidentale del Lago Alto del Flurnendosa. Giunti al bivio con il cartello indicatore "Gennargentu" seguire le indicazioni come per l’accesso dalla SS 198.


Punti panoramici per l’osservazione: entrambe le località si visitano percorrendole.

Dislivello della gola di Pirincanes: a monte slm 680; a valle slrn 650.

Dislivello delle cascate del Riu ‘e Forru: a monte slrn 700; a valle slrn 660.

Strutture ricettive e di ristoro: alberghi e locande si trovano a Seui, a Villanova Strisaili, ad Arzana ed a Lanusei.

Riu ‘e Forru è un affluente di destra del rio Bacu ‘e Mandara, o Calaresu. Scende dalle falde del Massiccio del Gennargentu, percorrendo una valle che nel tempo ha profondamente segnato, passando sotto la Serra Manaxili fino al Bruncu Coxinadorgiu, sotto il quale il Riu ‘e Forru forma una stretta gola con diverse cascate. Per visitare questa forra, risalire la sponda destra del rio Bacu ‘e Mandara-Calaresu. Oltrepassato il roveto, l’arco naturale, ed una serie di piccole e grandi pozze d’acqua e banchi di sabbia, si raggiunge la confluenza del Riu ‘e Forru con il Calaresu che si presenta in modo quasi inaspettato, poiché è nascosta da un alto costone granitico. Aggirato questo, ci si inoltra in una stretta gola, circondata da alte, verticali pareti, adornate di alcuni magri ciuffi di vegetazione. Trovato un punto dove il torrente scorre tra strette rive, nel laghetto che si è formato vegeta un ontaiio, si passa sulla sponda sinistra, si risalgono alcune strette cengie per raggiungere, arrampicando sul costone, una piazzola a mezza costa che ci permetterà di osservare, da vicino, le cascate e le gole del Riu ‘e Forru. Sono visibili, da questa piazzola, tre cascate: la prima, alta circa 15 metri, scende al centro di un rotondo, perfetto laghetto, attorniato da lisce pareti granitiche. Sulla sinistra di questo Iaghetto, all’interno di una rientranza, vegeta un ontano. Subito dopo l’acqua forma un’altra cascata e cambia immediatamente direzione, scorrendo da sud-est verso sud, per formare una larga e profonda pozza oblunga, delimitata a sud da una alta, granitica parete; e di nuovo I’acqua cambia direzione, scorrendo verso sud-est, fino alla confluenza con il Riu Calaresu. Per osservare la gola del Riu ‘e Forru da un altro punto panoramico, occorre oltrepassare il ponte e, raggiunto un bivio, prendere la sterrata a destra che porta ad un ovile. A lato di questo, in direzione nord, si trova un
sentierino che scende lungo un ripido pendio fino al greto del Riu ‘e Forru.
Qui si prosegue tra i massi accatastati, in sponda destra, fino all’orlo della cascata più alta.


Gola Di Pirincanes-Bacu Mandara Parcheggiata l’auto nel piazzale vicino al ponte, scendere sul greto del rio Bacu ‘e Mandara-Calaresu, percorrendo un sentierino che si prende a monte del ponticello stesso e che ci porta sul greto del rio, in sponda destra. Fin da questo luogo l’aspetto del torrente è quello di una larga gola con rive che si alzano erte e frastagliate, ricoperte di una flora rigogliosa. Il sentiero s’inoltra fra la vegetazione, costituita da lecci, corbezzoli, ontani, carpini neri e oleandri, il tutto ornato da diversi festoni di rovi, percorrendo la valle dove scorre il rio Bacu ''e Mandara-Calaresu, in direzione nord-est, sempre sulla destra. Inoltrandosi sempre più nella vallata, sulla sinistra incombono le alte, franose pareti di Bruncu Margiani Iola, povere di vegetazione, mentre sulla destra si attraversa uno spesso roveto, al di là del quale ci si trova dinanzi ad un arco naturale di pietra, alto circa 5 metri. Si può attraversarlo e proseguire agevolmente, oppure aggirarlo, scendendo sulla riva. La gola di Pirincanes inizia alla confluenza del Calaresu con il Riu ''e Forru, suo affluente di destra. Sulla sinistra i fianchi di Bruncu Margiani Iola, lasciano il posto ai contrafforti di Bruncu Pabal. Le pareti di questo monte di porfido rossastro, si presentano alte, verticali, inaccessibili al normale escursionista.
Poche piante si arrampicano, solo qualche magro ginepro, euforbie e cespugli di ginestra. Ci sono diversi nidi di gheppi. Proseguendo lungo il greto del torrente, in direzione dapprima nord, poi nord-est, la gola si restringe alquanto tra le pareti, e si raggiunge la prima delle larghe pozze che il Riu Calaresu forma in località Pirincanes. L'acqua occupa tutto lo spazio della ristretta gola, non ci sono zone ripariali sulle quali proseguire, o si scende in acqua, magari con un canottino, oppure si procede arrampicandosi lungo la parete della sponda destra, più accessibile. Dopo circa 500 metri di questo percorso, di nuovo si scende nel greto del Calaresu. La corrente dell'acqua è pigra, dolce; lungo le zone ripariali e nei canneti si scoprono
piccoli prati fioriti di ranuncoli, garofanini, arinerie, astri e bellissimi iris gialli.
Risalendo poco prima che la valle giri a nord-est, si trova un grande lago, tra due alte pareti rocciose, che occupa il fondovalle, sulla sinistra le pareti di Bruncu Pabal, piombano nell'acqua senza interruzioni né lasciano zone dove procedere agevolmente. Occorre arrampicarsi sulle rocce della destra e scendere al di là del lago, per continuare lungo la destra, in direzione est, mentre di nuovo la valle cambia direzione verso nord-est. Ora la gola si apre, e le pareti cedono la verticalità delle rocce ad un caos di macigni e frane, ricoperte da una densa, giovane vegetazione di corbezzoli e ginepri, sulla destra, mentre sulla sinistra vegetano lembi di bosco più antico. Trovando un luogo adatto si può guadare il torrente e portarsi sulla sponda sinistra, dove si trova una mulattiera che conduce, passando per il ponte de sa Canna, dove c'è un ponte in cemento, a Genna Arcedili, a nord del Lago Alto Flumendosa.

Peonia selvatica a Cuile Liùru
Bruncu Spina

Parco nazionale
Area del Golfo di Orosei - Gennargentu.


Area tra le più suggestive e incontaminate dell'isola e d'Italia, ricade nei territori circostanti la Barbagia di Belvì.

Comprende i comuni di Aritzo, Arzana, Baunei, Belvì, Desulo, Dorgali, Fonni, Gairo, Lodine, Meana Sardo, Oliena, Ollolai, Olzai, Orgosolo, Ovodda, Seui, Seulo, Sorgono, Talana, Tiana, Tonara, Urzulei, Ussassai, Villagrande-Strisaili. Comprende tre grandi sistemi: il Gennargentu (“porta d’argento”), imponente complesso di scisti paleozoici dalle pendici boscate e le cime steppose, che costituisce la massima elevazione dell’isola (Punta Lamarmora, 1834); il Supramonte , vastissimo altopiano di calcari e dolomie del mesozoico (Monte Corrasi, m 1463), ricco di acque sotterranee e caratterizzato da un paesaggio tormentato e selvaggio.
Tra i siti più belli: il Supramonte di Oliena e la valle di Lanaittu; il Supramonte di Orgosolo, nel quale sopravvivono lecci ultrasecolari (Foresta Demaniale Montes); la sorgente carsica di Su Gologone, la più importante della Sardegna; il canyon di Su Gorropu, il più profondo d’Italia e forse d’Europa, con pareti alte sino a 450 m; la dolina di Su Suercone, immenso inghiottitoio che include una stazione di tassi secolari, cavità e voragini; le grotte Su Bentu e Sa Oche, estese per circa 15 km; il golfo di Orosei, naturale appendice a mare del Supramonte, che si estende da Cala Gonone a Santa Maria Navarrese con scenografiche pareti calcaree a falesia , dove si aprono grotte (Bue Marino-Dorgali) ed incantevoli calette (Cala Luna-Dorgali) .
Il paesaggio vegetale del Gennargentu muta col salire di quota: alle pendici residuano lembi della lecceta che fino all’800 interessava l’intera montagna; più in alto sono presenti roverelle, aceri, ginepri, formazioni di agrifoglio e isolati tassi; sulle cime crescono erbe perenni ed arbusti prostrati, con preziosi endemismi e specie esclusive (Lamyropis microcephala). Nel Supramonte dominano le foreste di leccio, autentici santuari della natura e mai tagliate in alcune località .
Molto ricca la fauna, con specie endemiche esclusive della Sardegna: tra i mammiferi i mufloni, la cui popolazione è in ripresa, cervi sardi e daini reintrodotti, gatti selvatici, volpi e ghiri; l’avifauna annovera quasi cento specie nidificanti, tra cui il grifone, il falco della regina, l’aquila reale, l’astore, lo sparviero, la poiana; anfibi, rettili e insetti, con la rara farfalla Papilio hospiton; importanti anche gli invertebrati degli ambienti di grotta e la foca monaca, che ha dato il nome alla Grotta del Bue Marino ed i cui avvistamenti nelle acque del Golfo di Orosei sono sempre più rari .
L’area, in particolare il Supramonte di Oliena e il Lanaittu, conserva importanti siti archeologici: la grotta Corbeddu, che ha restituito i più antichi resti ossei della Sardegna (paleolitico inferiore); il villaggio nuragico del Monte Tiscali, quasi intatto nel profondo di una dolina, e quello di Sa Sedda ‘e Sos Carros, cui è annessa un’ area sacra. Risalgono al neolitico i graffiti rupestri della grotta del Bue Marino-Dorgali, ma abbondano nel restante territorio i monumenti prenuragici (domus de janas, dolmen, menhir) e nuragici (nuraghi, villaggi, santuari, tombe dei giganti).


Gennargentu, Acero minore in autunno.
Gennargentu, castagno in autunno.
Gennargentu, neve.
Arzana, paesaggio del Gennargentu
La vetrina delle Aziende Sarde

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