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Barumini :: Paese del Medio Campidano famoso per il complesso nuragico di "Su Nuraxi", uno dei più importanti siti archeologici della Sardegna,il primo tra i nuraghi ad essere scavato con criteri scientifici, da Giovanni Lilliu.

Località Sarde > Medio Campidano


Barumini, Su Nuraxi.
L'archeologo Giovanni Lilliu.

Barumini

Barumini si trova nel cuore della Marmilla. Il paese è noto per il complesso nuragico di "Su Nuraxi", uno dei più importanti siti archeologici della Sardegna. All'interno del paese, la chiesa medievale di San Giovanni Battista e l'antica casa della famiglia Zapata, raro esempio di architettura civile ispanica.

Abitanti: 1.416
Superficie: kmq 26,31
Provincia: Medio Campidano
Municipio: via S'Anziana, 3 - tel. 070 9368024
Guardia medica: piazza Giovanni XXIII, 1 - 070 9368053
Biblioteca: "Antonio Segni" viale San Francesco, 8 - tel. 070 9361020
Ufficio postale: viale Umberto - tel. 0709 368012

Stemma Barumini

Barumini è situato ai piedi della Giara di Gesturi, nella valle del fiume Mannu, in piena Marmilla. E' famoso nel mondo per la presenza del complesso monumentale di Su Nuraxi, oggi patrimonio dell'umanità tutelato dall'UNESCO.

L'origine del toponimo è dato dalla radice bar che significa cavità, al suffisso umini che significa luogo spazioso. Barumini ha origini antichissime testimoniate dalla presenza del Nuraxi e' Cresia, nuraghe situato al centro del paese che presenta una datazione risalente a 3500 anni fa. Il complesso nuragico di Su Nuraxi, situato invece all'ingresso del paese, costituisce una delle massime espressioni della civiltà megalitica sarda. Gli scavi condotti dal famoso archeologo Giovanni Lilliu a partire dal 1951 hanno riportato alla luce un grandioso monumento risalente al II millennio a.C. Barumini fu abitata anche in periodo romano come testimoniano ampie tracce di muratura. Durante il periodo giudicale venne annessa al giudicato di Arborea mentre nel 1541 entrò a far parte della baronia di Las Plassas che venne concessa alla famiglia dei Zapata.

Marmilla

Nell'area centrale dell'Isola, in prossimità del Campidano, della Trexenta, del Sarcidano, del Mandrolisai, del Barigadu e dell'Oristanese, si estende il territorio della Marmilla, caratterizzato da ampie aree pianeggianti e da morbide colline. In antichità era uno dei distretti amministrativi del Regno giudicale di Arborea.
A caratterizzare il territorio la grande quantità di reperti archeologici, segno evidente che anche le antiche civiltà insediatesi nell'Isola lo trovarono particolarmente adatto all'insediamento umano. Così è possibile visitare, nelle vicinanze di Barumini, il complesso nuragico di Su Nuraxi, integralmente riportato alla luce dopo lunghi scavi; quindi il complesso di Genna Mària, nei pressi del villaggio di Villanovaforru; Sa Domu 'e s'Orcu di Siddi, una tomba di giganti fra le più rappresentative della Sardegna di tale forma sepolcrale.
Sulla vetta della più alta collina della zona, spicca il castello di Las Plassas, edificato nel XII secolo, quale difesa del confine meridionale del giudicato d'Arborea, la più longeva delle quattro entità statuali – insieme a Gallura, Cagliari e Torres – nelle quali la Sardegna si divise in epoca medievale; il castello è stato dichiarato nel 1902 Monumento nazionale e vi è stato allestito un museo che propone una descrizione dettagliata di quella che doveva essere la vita del borgo.
La Marmilla ospita inoltre importanti architetture religiose, come la romanica Chiesa di Santa Tecla a Barumini, che oggi ospita i reperti rinvenuti negli scavi condotti a Su Nuraxi, ma è nota anche per l'artigianato (i famosi tappeti e arazzi di Mògoro), e per la produzione vinicola.
A Tuili merita una visita la chiesa di Sant'Antonio, costruita con una architettura di stile spagnolo coloniale, circondata da un ampio muro di cinta, la parrocchiale di S.Pietro, gli eleganti edifici neoclassici, come la Villa Pitzalis, progettata da Gaetano Cima e Villa Asquer. All'interno della parrochiale di San Pietro si può ammirare il celebre retablo del Maestro di Castelsardo.
Nel cuore del centro storico di Villamar si trova un caratteristico borgo chiamato "Quartiere maiorchino", dove è possibile scorgere i segni della stagione storica che vide il paese, nel XVI secolo, colonizzata da una cospicua colonia di mercanti maiorchini, individuabili nel cosiddetto "quartiere maiorchino" e a cui è dedicata la mostra allestita nei locali dell'ex biblioteca comunale, intitolata "Sulla via del grano".
Fra le strutture museali dislocate nella Marmilla si distingue il Museo "Sa Corona Arrubia", a Lunamatrona nato dalla scelta condivisa da alcuni comuni unitisi in Consorzio per proporre un'offerta globale del territorio dal punto di vista delle risorse culturali e turistiche.
L'esposizione propone diverse sezioni tematiche, che illustrano gli aspetti botanici, faunistici, geologici e antropici del territorio. Suggestivi diorami, moderni strumenti di didattica museale, rappresentano tridimensionalmente spaccati del territorio, il bosco, gli altopiani delle giare, gli ambienti in cui l'uomo interagisce con la natura. La fedeltà delle riproduzioni permette di apprezzare gli ecosistemi e di coinvolgere i visitatori nelle attività didattiche museali.

Barumini, palazzo Zapata.
Barumini, ponte romano


Barumini da Scoprire

Barumini conserva nel suo centro storico bellissimi esempi di architettura. Dalla chiesa di San Nicola di tipologia architettonica arcaico pisana alla chiesa di San Giovanni risalente al XIII secolo. Uno degli edifici architettonici di fondamentale importanza all'interno del paese è Casa Zapata. Edificata tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento, è degna di nota perché costituisce uno dei precoci e rari esempi di architettura civile ispanica ispirata a stilemi rinascimentali in ambito sardo. Di grande suggestione, al suo interno, i resti del Nuraxi e' Cresia che rendono l'ambiente ricco di storia e identità.

Da non perdere a metà maggio la festa di Sant'Isidoro, santo protettore degli agricoltori, e la festa di Santa Lucia i primi di luglio con processioni che partono dalla chiesetta campestre per raggiungere l'abitato e festeggiamenti profani.


Barumini, Casa Zapata



Come arrivare

Dalla "Carlo Felice" si imbocca la SS 197 che attraversa i paesi di Villamar e Las Plassas e conduce a Barumini. Lungo la statale che taglia il borgo si giunge a un piazzaletto alberato su cui prospetta, oltre alla parrocchiale dell'Immacolata, anche la casa Zapata.
Barumini è al centro della cosiddetta regione delle "giare", termine con cui sono comunemente chiamati gli squadrati altopiani basaltici dal profilo perfettamente orizzontale e coi fianchi scarpati. Prodotte da fenomeni vulcanici durante l'Oligocene, le giare costituiscono una formazione geologica caratteristica della zona N/E della Marmilla.
Descrizione
La nobile famiglia Zapata, in persona del marchese don Azor Zapata, "alcalde" di Cagliari dal 1529, acquisì il feudo di Barumini, Las Plassas e Villanovaforru intorno alla metà del XVI secolo per volontà di Carlo V. Casa Zapata, la cui costruzione venne avviata tra fine Cinquecento e gli inizi del Seicento, è degna di nota per il fatto che costituisce uno dei più precoci e rari esempi di architettura civile ispanica ispirata a stilemi rinascimentali in ambito sardo. La parte più significativa della dimora è costituita dal prospetto, scandito in due livelli dai partiti architettonici delle aperture ispirate a forme classicistiche. Il portale, in pietra vulcanica verdastra, ha stipiti modanati, lisce colonne aggettanti per tre quarti con basamento a duplice toro, capitello a canestro con stilizzazioni fitomorfe, lisce piattabande e timpano triangolare che contiene lo stemma araldico della famiglia. Un partito analogo caratterizza le finestre, poggianti su mensole modanate impostate su peducci arrotondati. I committenti si erano già orientati verso lo stesso gusto decorativo nel palazzo fatto edificare a Cagliari in via dei Genovesi ma le aperture della dimora rurale appaiono più massicce e più prossime al modulo quadrato rinascimentale. La loro disposizione sul piano di facciata, piuttosto disordinata e insensibile ai valori di simmetria, tradisce un'assimilazione superficiale delle istanze formali legate al Rinascimento, confermata anche dalla durezza e approssimazione dell'intaglio della pietra legato ancora a schemi arcaizzanti.
Storia degli studi
La casa è oggetto di sintetica scheda nel volume di Francesca Segni Pulvirenti e Aldo Sari sull'architettura tardogotica e rinascimentale in Sardegna (1994).



F. Segni Pulvirenti-A. Sari, Architettura tardogotica e d’influsso rinascimentale, collana “Storia dell’arte in Sardegna”, Nuoro, Ilisso, 1994, sch. 86: Casa Çapata (fine XVI-inizi XVII sec.)

Barumini

Il feudo di Barumini, Las Plassas e Villanovafranca il 6 maggio del 1541 passò, dopo essere stato incorporato nel fisco reale, al marchese don Azor Çapata per volontà di Carlo V e rimase ai Çapata fino al 1839. Tra fine Cinquecento e inizio Seicento venne avviata la costruzione della dimora rurale dei marchesi. La casa è degna di nota per essere uno dei più precoci e rari esempi di architettura civile ispirata a stilemi rinascimentali in ambito provinciale. La parte più significativa è il prospetto, scandito nei due livelli dai partiti architettonici delle aperture ispirate a forme classicistiche. Una scalinata conduce al piano nobile; il portale in pietra trachitica verdastra ha stipiti modanati, lisce colonne aggettanti per tre quarti con basamento a duplice toro, capitello a canestro con stilizzazioni fitomorfe, liscia piattabanda e timpano triangolare. Analogo partito caratterizza le finestre, poggianti su mensole modanate impostate su peducci arrotondati. I committenti si erano già orientati verso lo stesso gusto decorativo nel palazzo eretto a Cagliari, di poco precedente o, al massimo contemporaneo a quello di Barumini. Le aperture della dimora rurale appaiono però più massicce e prossime a un modulo quadrato e la disposizione piuttosto disordinata sul piano di facciata, insensibile ai valori di simmetria, tradisce un’assimilazione epidermica delle istanze formali legate al Rinascimento, confermata anche dalla durezza e approssimazione nell’intaglio della pietra ancora legato a schemi arcaizzanti.


Polo Espositivo "Casa Zapata"


Informazioni
Indirizzo: piazza Giovanni XXIII
tel. +39 070 9368476
Ente titolare: Comune di Barumini
Gestione: Fondazione Barumini Sistema Cultura
Orari: aperto tutti i giorni; Dicembre-Gennaio–Febbraio 10.00–13.30/15.00–17.00 (sabato e domenica orario continuato); Marzo 10.00–13.30/15.00–17.30 (sabato e domenica orario continuato); Aprile 10.00-19.00; Maggio-Giugno–Luglio–Agosto 10.00-20.00; Settembre 10.00-19.00; Ottobre 10.00-18.30; Novembre 10.30–13.30/15.00–17.30 (sabato e domenica orario continuato)
Biglietto: € 8,00 (intero), € 6,00 (ridotto per scolaresche, giovani fra 13 e 17 anni e gruppi di 20 persone), € 5,00 (ridotto per ragazzi fra 7 e 12 anni e adulti oltre i 65 anni). Biglietto cumulativo (area archeologica, Polo Espositivo e Centro Giovanni Lilliu): 10,00€ (intero), 8,00€ (ridotto per scolaresche, giovani fra i 7 e 17 anni, gruppi di 20 persone e adulti oltre i 65 anni). Esenzione biglietto: minori di anni 6, militari in servizio, portatori di handicap e accompagnatori (accompagnatore di almeno 15 alunni).
sito web: www.fondazionebarumini.it
e-mail: fondazionebarumini@tiscali.it

Il museo

Il Polo espositivo è costituito da tre distinte entità museali: una archeologica, una storica ed una etnografica, collocate all'interno delle strutture del pregevole “Palazzo Zapata”.
L’edificio, residenza dei feudatari di Barumini, Las Plassas e Villanovafranca, costituisce uno dei pochi esempi di architettura civile seicentesca in Sardegna. Presenta moduli architettonici classicisti (gli stessi che ispirarono il palazzo cagliaritano dei baroni Zapata, nel cuore del Castello) ed ha un piano-terra e un primo piano, quest’ultimo accessibile in facciata attraverso una scala dalle linee eleganti. Il portale e le finestre mostrano timpani triangolari poggianti su semicolonne con capitelli a canestro; sul timpano del portale è scolpito lo stemma della famiglia: lo scudo con i tre calzari.
Il palazzo fu costruito sulle rovine di un nuraghe trilobato, chiamato popolarmente “Nurax’e Cresia”, in quanto prossimo alla Parrocchiale della Beata Vergine Immacolata. Con la recente ristrutturazione a scopo museale degli interni del palazzo, è stato possibile mettere in luce tali rovine - tratti dell'antemurale e di una parte di villaggio- offrendo un’affascinante visione dall'alto del monumento nuragico, grazie ad un sistema di passerelle e di pavimenti trasparenti. Una serie di pannelli didattici disposti lungo le passerelle consente di addentrarsi progressivamente in un percorso di conoscenza generale sulla civiltà nuragica, reso più puntuale negli ambienti superiori, dedicati alle vicende ed agli scavi del celebre nuraghe “Su Nuraxi”, situato a poca distanza dal palazzotto feudale. Vengono presentati alcuni contesti particolarmente significativi, come la "capanna 80" da cui proviene un betilo in pietra in forma di nuraghe monotorre. Chiude il percorso una sala inferiore che mostra alcune tipologie di reperti con l'intento di esplicitarne le funzioni in rapporto alle pratiche di vita in età nuragica.
Le due sezioni storica ed etnografica sono allestite nelle strutture dell’antica corte rustica annessa al palazzo. La sezione storica mostra i documenti d'archivio della famiglia Zapata, alcuni in originale, altri, la parte più antica e rilevante, digitalizzati grazie alla disponibilità degli eredi. La storia familiare viene ricostruita a partire dal 1541, anno in cui Azor acquistò il feudo, proseguendo con i documenti relativi alle cariche, agli stipendi, ai privilegi, ecc. Si passa poi alla rappresentazione della vita quotidiana dei feudatari, al momento del riscatto del feudo (1839), per concludere con i ricordi di famiglia relativi soprattutto agli ultimi baroni, Lorenzo e Concettina.
La sezione etnografica ripropone gli oggetti della cultura contadina utilizzati fino a non molto tempo fa (e in qualche caso ancora oggi): aratri, zappe, gioghi, asce, pialle, cestini, setacci, tini, botti, ecc. con lo scopo di salvaguardare un patrimonio identitario minacciato dai ritmi della modernità. E’ inoltre presente una preziosa collezione di “launeddas”: antichi strumenti musicali a tre canne, tipici della Sardegna meridionale, inscritti nella famiglia mediterranea degli aerofoni policalami, aventi come antenati i clarinetti egizi e sumeri. Teche e pannelli illustrano le varie componenti dello strumento, le tecniche di costruzione e di assemblaggio, nonché i prodotti finiti con le varietà delle tonalità musicali.
Perché è importante visitarlo
Un signorile palazzotto seicentesco svela al suo interno inaspettate imponenti murature nuragiche, carte d’archivio raccontano di un’antica famiglia aragonese e del suo feudo, oggetti del vivere quotidiano diventano memoria popolare. E’ la storia di un angolo di Sardegna, reso illustre dal più celebre dei nuraghi, il “Su Nuraxi”, dichiarato patrimonio dell’umanità.
Servizi
Possibilità di visite guidate tutti i giorni e di attività didattiche con le scuole. Mancanza di barriere architettoniche.

Barumini, Casa Zapata. Teca espositiva 2.jpg
Barumini, Casa Zapata. Oggetti etnografici.
Barumini, casa Zapata. Teca espositiva.jpg


Barumini, Chiesa di San Giovanni Battista




Come arrivare
Imboccata da Cagliari la SS 131, dopo aver percorso 40 km si devia a d. e, dopo 4 km, si svolta di nuovo a d. e si prende la SS 197 per Villamar; superato il paese di Las Plassas, si arriva a Barumini. Complessivamente il tragitto è di circa 60 km.
Il paese di Barumini è ubicato alle pendici dell'altipiano basaltico della Giara di Gesturi. Il territorio è ricco di documentazione archeologica. A ovest di Barumini si trova il complesso megalitico quadrilobato di su Nuraxi, iscritto dal 1997 nella Lista UNESCO del Patrimonio dell'Umanità. La chiesa di San Giovanni Battista è situata nell'abitato, vicino alla parrocchiale dell'Immacolata (risalente al XVI secolo ma rimaneggiata in seguito) e alla casa Çapata, costruita tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo.
Descrizione
Nel 1206, quando Guglielmo I-Salusio IV de Lacon-Massa, giudice di Cagliari, e Ugone I de Bas-Serra, giudice di Arborea, concordarono il confine fra i rispettivi regni, una parte delle "ville" comprese nella curatoria della Marmilla, tra cui quella di Barumini, passarono dal giudicato di Arborea a quello di Cagliari, al quale rimasero fino alla sua caduta in mano pisana nel 1258, quando ritornarono all'Arborea. La chiesa di San Giovanni è caratterizzata dalla configurazione planimetrica a due navate absidate, realizzate però in due distinte fasi edilizie. Mancano notizie sulla fabbrica tardoromanica, costituita dalla navata meridionale e realizzata in conci di arenaria di media pezzatura, disposti senza regolarità, ascrivibile alla seconda metà del XIII secolo, epoca a cui risale anche la prima attestazione del toponimo Barumini.
La chiesa dovrebbe essere stata consacrata nel 1316. Nella parte della facciata corrispondente all'originaria aula mononavata, che ospita un portale con centina ogivale, sono presenti gli alloggi di perduti bacini ceramici. Ai fini della collocazione cronologica dell'edificio la presenza dei bacini ceramici non aiuta, poiché il loro utilizzo nella decorazione delle chiese romaniche sarde è documentato dalla seconda metà dell'XI secolo fino alla metà del XIV; nella seconda metà del XIII secolo furono comunque impiegati in modo preponderante. La navata N, edificata in filari di conci squadrati di vulcanite rossa, che creano un contrasto cromatico con quelli in arenaria gialla dell'altra, fu annessa all'impianto nel XV secolo; vi si apre un portale a tutto sesto, lungo cui corre una sottile modanatura a toro. Complessivamente la facciata, rivolta a SO, è larga m 7,95. Entrambe le navate, divise da pilastri, sono state rimaneggiate. Uno dei pilastri presenta dei fori lungo gli angoli, dove secondo la tradizione si legavano i condannati a morte in attesa dell'esecuzione.
Storia degli studi
Segnalata da Raffaello Delogu, la chiesa è stata descritta nel 1993 da Roberto Coroneo, che l'assegna alla seconda metà del XIII secolo.



Barumini, Complesso di Su Nuraxi




Come arrivare
Lungo la SS 131, a pochi km di distanza da Sanluri, un cavalcavia permette di immettersi nello svincolo che porta sulla SS 197, direzione Villamar. Si attraversano Villamar e Las Plassas e si giunge a Barumini; dal centro del paese si svolta a s. sulla SP 44 in direzione di Tuili. Ad un km di distanza, l'area archeologica è subito visibile sul margine sinistro.
Su Nuraxi è situato su un breve pianoro marnoso, ai piedi della Giara di Gesturi, nella regione della Marmilla.
Descrizione
Il monumento mostra un impianto planimetrico e architettonico tra i più straordinari che la
cultura nuragica abbia prodotto. È stato dichiarato nel 1997 dall'UNESCO patrimonio dell'umanità.
La fortezza fu il caposaldo di un sistema strategico di cui facevano parte altri nuraghi scaglionati lungo le pendici della Giara, in un'area non priva di risorse naturali e in una posizione che consentiva il controllo dell'importante via di penetrazione che dal Campidano di Cagliari conduceva all'interno dell'isola. Il complesso presenta varie fasi costruttive caratterizzate dall'uso della pietra locale: il basalto della Giara, che prevale largamente, e la marna calcarea.
La prima fase, del Bronzo medio avanzato (fine XV sec. a.C.-inizi XIII sec. a.C.), vide la creazione di una torre centrale troncoconica (o mastio) circondata da un bastione.
Il mastio, oggi svettato, realizzato in opera poligonale, aveva un diametro basale di circa m 12, tre piani ed un terrazzo, e si sviluppava per un'altezza di quasi m 19. L'ingresso si apriva a S, le camere erano voltate a "tholos". Il bastione era costituito da quattro torri raccordate da cortine rettilinee. Le torri avevano due piani ed erano dotate di due ordini di feritoie. Mastio, cortine e torri erano coronati da mensole che sostenevano ballatoi-piombatoi.
Un complesso sistema di collegamento verticale, che utilizzava scale e passaggi inclinati intramurari, scale e ponti mobili per gli accessi sopraelevati, univa i piani interni del mastio e delle torri, e gli spalti delle cortine, con le torri marginali, il mastio ed il cortile interno. Questo aveva forma semiellittica ed era accessibile anche dal piano-terra attraverso un ingresso che si apriva nella cortina di SE. Sullo stesso cortile, dotato di un pozzo di m 20 d'acqua sorgiva, si affacciavano gli anditi d'ingresso alle camere inferiori del mastio e delle torri O, E, S, nonché l'ambulacro che conduceva alla camera della torre N. Risale a questa fase cronologica anche l'erezione di un primitivo antemurale di cinque torri.
Nel Bronzo recente (inizi XIII sec. a.C.-fine XII sec. a.C.), per problemi statici causati dal cedimento del supporto marnoso, si rese necessario rifasciare il bastione con una possente camicia muraria (m 3 di spessore) che ne occluse feritoie e ingresso. Venne aperto un nuovo ingresso sopraelevato nella cortina di NE, mentre ragioni difensive portarono all'erezione di un più ampio antemurale di sette torri. Intorno al monumento sorsero delle capanne. Da questi strati provengono significativi reperti micenei (1210-1100 a. C.).
L'agglomerato di 200 capanne, oggi visibile ad E e a S del fortilizio, all'esterno e all'interno dell'antemurale, si sviluppò a partire dal Bronzo finale (fine XII sec. a.C.-inizi IX sec. a.C.). Sono di questo periodo la capanna 135, che ha rivelato un rituale di fondazione; la capanna 80 (o "del consiglio"), dotata di un sedile circolare e nicchie alla pareti, che ha restituito un modellino di nuraghe e che era probabilmente destinata a riunioni dalle valenze politiche e religiose.
Il villaggio si sviluppò ulteriormente nell'età del Ferro (inizi IX sec. a.C.-inizi VII sec. a.C.), con un primitivo ma chiaro tentativo di ordinamento urbanistico: comparvero viuzze, sistemi di canalizzazione delle acque e di fognatura, mentre le case, del tipo "a corte" pluricellulare, vennero dotate di un atrio centrale, vani radiali e talvolta un pozzo (isolati 11, 20, 42, 162). Ambienti con sedili anulari e bacili al centro furono forse destinati a riti connessi con il culto dell'acqua.
Alla fine dell'età del Ferro il complesso fu in gran parte distrutto. A lungo disabitato, fu riutilizzato in età punica e romana (V sec. a.C.-III sec. d.C.) a scopo insediativo, funerario e sacro. Si ebbero sporadiche frequentazioni anche nel V-VII sec. d.C.
Storia degli scavi
Fu il primo tra i nuraghi ad essere scavato con criteri scientifici, ad opera di
Giovanni Lilliu, negli anni cinquanta del Novecento. Negli anni ottanta Giovanni Ugas effettuò altre indagini stratigrafiche.



Area di Su Nuraxi
Su Nuraxi è situato su un breve pianoro marnoso, ai piedi della Giara di Gesturi, nella regione della Marmilla. Il monumento, con un impianto planimetrico e architettonico tra i più straordinari che la cultura nuragica abbia prodotto, presenta il mastio ed un bastione, costituito da quattro torri raccordate da cortine rettilinee. Ad E e a S del fortilizio, all'esterno e all'interno dell'antemurale, è visibile un'agglomerato di 200 capanne pertinenti al villaggio.
Informazioni
Esiste un servizio di visite guidate.
Telefono: 070 9368128
Gestione: Fondazione Barumini Sistema Cultura, viale San Francesco 16, 09021 Barumini (VS)
Orario: dicembre-gennaio-febbraio 9:00-17:00, marzo 9:00-17:30, aprile 9:00-19:00; maggio 9:00-20:00, giugno-luglio-agosto 9:00-20:30; settembre 9:00-19:30, ottobre 9:00-18:30, novembre 9:00-17:30
Biglietto: € 8,00 (intero), € 6,00 (ridotto per giovani fra 13 e 18 anni e gruppi di 20 persone), € 5,00 (ridotto per ragazzi fra 7 e 12 anni e adulti oltre i 65 anni)
Esenzione biglietto: minori di anni 6, militari, portatori di handicap e accompagnatori, accompagnatore di almeno 15 alunni
e-mail: fondazionebarumini@tiscali.it


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