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Teti :: Paese della Provincia di Nuoro famoso per diversi villaggi nuragici: di Abini, di s'Urbale, di su Carratzu e di su Ballu. Molto interessanti da visitare anche i nuraghi Alinedu e Turria e le tombe dei giganti di Atzadalai e di s'Urbale.

Località Sarde > Nuoro


La chiesa parrocchiale di San Sebastiano, Comune di Teti
Teti, bronzetto del capotribù, Museo Archeologico Teti

Teti
Teti è un piccolo centro del Mandrolisai situato sulle montagne della Barbagia di Ollolai, nella splendida valle del Taloro. Il territorio è interessante sia dal punto di vista archeologico, per la presenza dei villaggi nuragici di "Abini" e "S'urbale", sia dal punto di vista naturalistico, grazie ai fitti boschi di lecci, sughere e roverelle ricchi di sorgenti.

Abitanti: 796
Superficie: kmq 43,92
Municipio: corso Italia, 45 - tel. 0784 68023
Cap: 08030
Guardia medica: (Ovodda) - tel. 0784 54116
Polizia municipale: tel. 0784 68082
Biblioteca: piazza Gramsci - tel. 0784 68280
Ufficio postale: corso Italia, 101 - tel. 0784 68218

Stemma di Teti comune della Provincia di Nuoro
Teti, processione di San Sebastiano.

Informazioni Turistiche e Curiosità su Teti

Il paese di Teti si trova in posizione panoramica sullo sfondo delle vette rocciose che circondano il lago di Cucchinadorza che costituisce il secondo dei bacini artificiali del fiume Taloro. Il territorio di Teti presenta un patrimonio ambientale di grande interesse, sia dal punto di vista floristico che faunistico. Situato in una posizione pregevole, conserva numerose testimonianze archeologiche risalenti al periodo prenuragico e nuragico. Il suo nome dovrebbe derivare dalla pianta "Smilax aspera", chiamata "titione" nel dialetto di Teti, che cresce in tutto il territorio. Ricco di fitti boschi e sorgenti, cosituisce una meta ambita per chi ama fare lunghe passeggiate nel verde. Tra le testimonianze di natura archeologica diversi villaggi nuragici, tra cui il villaggio di Abini, di s'Urbale, di su Carratzu e di su Ballu. Molto interessanti da visitare anche i nuraghi Alinedu e Turria e le tombe dei giganti di Atzadalai e di s'Urbale. Il paese conta oggi circa ottocento abitanti e l'economia è prevalentemente basata sul terziario e sulla pastorizia. Oltre ai meravigliosi e fitti boschi di lecci e sugherete secolari, nelle campagne di Teti si possono ancor oggi avvistare cervi, daini, cinghiali, volpi e lepri. Di notevole pregio la chiesa di Santa Maria della Neve, patrona del paese ubicata nel centro storico. Risalente come primo impianto al XVII secolo conserva degli arredi interni interessanti. Un'altra chiesa più modesta e situata nelle campagne del territorio ed è quella dedicata a San Sebastiano posta ad un livello più basso rispetto al paese. L'edificio, ad unica navata, è riconducibile ad origini gotico-aragonesi.
Per quanto riguarda le tradizioni tipiche, gli abitanti di Teti nutrono un grande senso di identità e questo li porta a partecipare attivamente alle feste che si svolgono durante l'anno. Fra le più sentite sicuramente la festa di Sant'Antonio Abate che si svolge il 15, il 16 e il 17 gennaio di ogni anno e che prevede delle preghiere intorno ad un grosso fuoco che viene benedetto in occasione della festa. La sera conclusiva della festa vengono anche offerte delle degustazioni di prodotti tipici. Tra le altre feste, quella di San Sebastiano che si celebra l'ultima domenica di agosto e che prevede la processione fino alla chiesa campestre, dove nelle "cumbessias" (novenari) vengono ospitate le famiglie dei fedeli che seguono il Santo. La patrona del paese è Santa Maria della Neve che viene festeggiata il 5 agosto di ogni anno.

Teti, santuario di Abini

Teti, santuario di Abini (Foto Sopra)
Descrizione: Il villaggio-santuario di Abini è uno dei più famosi e importanti della Sardegna nuragica. È costituito da numerose capanne e da un pozzo sacro protetto da un recinto. Le capanne sono prevalentemente a pianta circolare. La copertura dei vani era costituita da pali e frasche; è possibile, tuttavia, che negli ambienti di minori dimensioni il soffitto fosse ottenuto con lastrine litiche aggettanti.
Datazione soggetto: 1600-900 a.C.

Teti, su buffulitu (Foto Sotto)
Descrizione: Su buffulitu è una sorta di panforte guarnito con noci, nocciole, uva passa e confettini colorati. A Teti si preparava, in particolare, in occasione della festa di Sant'Antonio Abate.

Teti, su buffulitu.

Storia di Teti Sulla nascita dell'abitato di Teti non si hanno notizie certe, secondo la teoria più stimata pare derivi dalla pianta "smilax aspera", nel dialetto della zona "titione", una pianta che cresce in tutto il territorio circostante. Il paese ha origini antiche, come testimoniano i numerosi reperti ritrovati nei villaggi nuragici di Abini, S'urbale, Su ballu, Carratzu e nella tomba dei giganti di Atzadalai. Il villaggio-santuario di Abini, risalente al VIII e VII secolo a.C., è uno dei più famosi e importanti della Sardegna nuragica. I suoi resti sono in buona parte interrati in una vallata percorsa da un fiume che sfocia nella valle del Tirso. È costituito da numerose capanne e da un pozzo sacro protetto da un recinto. L'uso religioso del villaggio era probabilmente legato al culto dell'acqua. La grande quantità di oggetti in bronzo restituiti dagli scavi, effettuati nel 1930 dal Tamarelli, attestano le abilità metallurgiche acquisite dalle popolazioni locali ed il ruolo particolarmente importante del villaggio-santuario che richiamava le popolazioni di un vasto territorio.
Secondo un'antica leggenda il sito fu scavato per la prima volta nel 1865 da un gruppo di pastori guidati da sogni premonitori. Il villaggio nuragico di S'urbale conta invece una cinquantina di capanne. La copertura era costituita da pali e frasche, come nelle attuali "pinnettas" dei pastori. L'area archeologica fu scavata per la prima volta nel 1931. Il villaggio nuragico di Su ballu, situato nella parte più alta del comune di Teti, è composto da piccole capanne di forma circolare e da un recinto fortificatorio megalitico. Il materiale ceramico rinvenuto è attribuibile ad un ambito culturale nuragico. Quello di Carratzu invece è costituito da una serie di capanne di forma circolare di cui solo due sono chiaramente individuabili, realizzate con pietre di modeste dimensioni. Testimonianze hanno fornito notizie sul ritrovamento di ceramiche pressoché intatte.
La tomba dei giganti di Atzadalai si trova in un'area collinare non molto distante dal paese. Attualmente di questo ritrovamento rimane ben poco perchè è quasi totalmente distrutto. Sono visibili soltanto quattro lastre, di cui una era la parete di fondo e le altre tre accennano quello che nell'antichità era una tomba. Il centro abitato attuale ha origini medioevali. In quell'epoca apparteneva al giudicato d'Arborea ed era incluso nella curatoria di Austis. Dopo la caduta del giudicato fu amministrato direttamente da funzionari reali, anche se la sua popolazione mantenne la propria autonomia. Nel 1461 Teti, con tutto il territorio di Austis, fu acquistato dal marchese di Oristano e rimase incluso nel marchesato fino a quando non fu sequestrato a Leonardo Alagon. Nel 1478 fu concesso in feudo a Pietro Pujades che morì senza eredi nel 1503. Nel 1504 il paese fece parte del feudo acquistato da Matteo Arbosich, ma i suoi abitanti avevano ancora profondo il senso della loro autonomia e nel 1514, unitamente agli abitanti di Tiana, entrarono in conflitto con gli abitanti di Ovodda per il controllo dei pascoli costringendo l'Arbosich ad intervenire con energia per porre fine alla controversia. In seguito il villaggio passò dagli Arbosich ai De Sena, che si estinsero nel 1580, anno in cui Filippa, figlia dell'ultimo erede Matteo, portò Teti in dote al marito Bernardino Cervellon. Nel corso del XVII secolo i nuovi feudatari definirono il sistema amministrativo del villaggio e l'ammontare dei suoi carichi fiscali. Estinti i Cervellon nel 1718, il piccolo borgo fu ereditato da Pietro Manca Guiso, la cui discendenza si estinse nel 1788 e Maria Maddalena, sorella dell'ultimo erede Raffaele, fece passare il villaggio agli Amat. Nel 1821 fu incluso nella provincia di Oristano; nel 1848 entrò a far parte della divisione amministrativa di Cagliari e nel 1859 della omonima provincia. Il centro urbano, che ha avuto uno sviluppo notevole, in gran parte ha perso il suo assetto tradizionale. La costruzione più caratteristica è la chiesa di San Sebastiano, parrocchiale che domina l'abitato, e che presenta un'architettura molto semplice, con un impianto a una navata. A breve distanza è posto il Museo archeologico comprensoriale destinato a raccogliere i materiali provenienti anche dal territorio circostante, in particolare della Barbagia-Mandrolisai. Vi sono esposti materiali bronzei provenienti dai più recenti scavi dei villaggi nuragici di Abini e di S'Urbale. Tra i numerosi reperti esposti, meritano menzione per la loro bellezza i bronzetti raffiguranti esseri demoniaci e guerrieri. Molto graziosa è anche la chiesa campestre di San Sebastiano che sorge in una valle riparata ad 1 km dal paese.
Tradizioni usi e costumi di Teti Le tradizioni di Teti sono riscoperte in occasione della rassegna Cortes Apertas. Uno splendido allestimento valorizza i prodotti più caratteristici della gastronomia locale: dai vari tipi di formaggio al pane "moddizzosu" proposti con estrema semplicità e sapiente esperienza produttiva che riscontra consensi durante le diverse degustazioni. Sotto la spinta della neonata Pro Loco e di alcune associazioni culturali, prime fra tutte quelle che fanno capo al “Coro polifonico San Sebastiano” e a “S’Arza”, si stanno riscoprendo e valorizzando antiche tradizioni ormai in via di estinzione. Di recente è stato ricostruito il costume maschile del quale si erano perse le tracce con la scomparsa, nel 1965, di tiu Jubanni Zuseppe Deiana, l’ultimo tetiese ad averlo indossato. È stata poi rispolverata, e in qualche modo modernizzata, la secolare tradizione della serenata in limba che, nella notte del 24 giugno (festa di san Giovanni Battista), si faceva davanti alle case delle ragazze da marito (sas bagadìbas). Tra le sagre, la più sentita dalla comunità continua ad essere quella in onore di San Sebastiano. Si festeggia per otto giorni di fila a partire dall’ultima domenica d’agosto: in passato le manifestazioni si aprivano con il terzo lunedì di settembre. Il 5 agosto si festeggia la Madonna della Neve, patrona del paese (fino al 1930 il patrono era San Giovenale), e il 16 e 17 gennaio Sant’Antonio Abate. Per Sant’Antonio i tetiesi trascorrono la notte in piazza davanti al tradizionale fuoco di tronchi, mangiando salsicce arrosto, su buffulitu (dolce tipico a base di frutta secca, uva passa, farina e miele) e bevendo vino d’annata. Altro importante appuntamento è da sempre il Carnevale, che a Teti si chiude il Mercoledì delle ceneri con la baldoria de sos intintos. Fino ai primi anni Ottanta il piatto forte era l’uccisione a fucilate di un gallo: l’esecuzione avveniva nel pomeriggio del Mercoledì delle ceneri alla periferia del paese. L’intervento della sezione oristanese dell’Ente Protezione Animali pose fine per sempre alla cruenta e, per certi versi, incivile manifestazione. Al posto del povero pennuto da allora viene processato e condannato al rogo un mastodontico gallo di cartapesta.
Territorio Teti è un piccolo borgo del Mandrolisai posto al centro di una fitta vegetazione ricca di sorgenti. Il paese è situato sulle montagne della Barbagia di Ollolai, nel suggestivo paesaggio della valle del Taloro, lungo il versante occidentale del Gennargentu. La vegetazione prevalente è costituita da lecci, sughere, roverelle, castagni e dalle piante tipiche della macchia mediterranea come i corbezzoli e i lentischi. L'habitat naturale ricco di boschi favorisce la crescita di diverse specie di funghi. La fauna è particolarmente variegata, sono presenti volpi, cinghiali, donnole e numerose specie di rapaci fra cui l'aquila reale e l'astore. Il paese domina l'invaso artificiale del Cucchinadorza dove abbonda la fauna lacustre. Questo bacino artificiale è stato creato mediante lo sbarramento del fiume Taloro.
Economia Le attività di base dell'economia di Teti sono l'allevamento del bestiame, in particolare di ovini, caprini, suini e bovini, e l'agricoltura, soprattutto la cerealicoltura, la frutticoltura, la viticoltura e l'olivicoltura. Negli ultimi decenni si sta sviluppando anche una modesta attività industriale nei comparti edile e della produzione dell'energia elettrica.


Santuario di Abini, Capanna, Teti (NU).
Santuario di Abini, grande ambiente circolare, Teti (NU).
Santuario di Abini, Resti di strutture, Teti (NU).

Santuario di Abini
Come arrivare Da Teti si va per il lago Benzone. Dopo aver percorso circa km 10, si svolta alla d. della deviazione e si continua per altri 2 km fino ad uno spiazzo che consente di parcheggiare la macchina. Dal cancello in legno si può accedere al villaggio nuragico. Il villaggio è localizzato in un'area ricca di lentischi e olivastri, lungo il corso del fiume Taloro, nella regione del Mandrolisai, al centro dell'isola.
Decrizione Il villaggio-santuario di Abini è uno dei più famosi e importanti della Sardegna nuragica. È costituito da numerose capanne e da un pozzo sacro protetto da un recinto. Le capanne sono prevalentemente a pianta circolare. La copertura dei vani era costituita da pali e frasche; è possibile, tuttavia, che negli ambienti di minori dimensioni il soffitto fosse ottenuto con lastrine litiche aggettanti. Alcune capanne presentano degli elementi distintivi, come il bancone sedile lungo il perimetro murario interno e il bacile in posizione centrale; altre hanno restituito scorie di rame dimostrando di essere luoghi di fusione del metallo. Nel pozzo, privo del vestibolo e della scala d'accesso, la bocca circolare si apre - così come accade nei comuni pozzi situati all'interno e nelle vicinanze dei nuraghe - a livello del piano di calpestio. Il pozzo è collegato con un cortile di pianta ellittica, diviso in due settori da un tramezzo rettilineo eccentrico con larga apertura mediana. L'accesso al pozzo avveniva dal settore di minori dimensioni che non mostra caratteristiche architettoniche particolari, mentre quello maggiore è dotato di un bancone-sedile.
Il settore minore comunica a sua volta con un grande recinto avente forma di tre quarti di ellisse, provvisto anch'esso di bancone-sedile. L'insieme della costruzione con i suoi due cortili si estende per una superficie di m 41 x 23 circa. L'assenza nel pozzo di vani tradizionali dell'architettura templare nuragica, come l'atrio e la scala, e la presenza invece di altri ambienti dotati di bancone-sedile, fanno ritenere che ad Abini la funzione sacra (o almeno pubblica) non spettasse tanto al pozzo quanto agli ambienti in cui esso era incluso. In prossimità del grande recinto si osservano, nascosti nella terra di risulta o inseriti nei moderni muri a secco, numerosi conci squadrati in vulcanite lavorata a martellina. Alcuni di essi mostrano delle incisioni e dei dentelli di incastro, simili a quelli rinvenuti in altri pozzi sardi con struttura isodoma. La grande quantità di oggetti in bronzo restituiti dagli scavi attestano le abilità metallurgiche acquisite dalle popolazioni locali ed il ruolo particolarmente importante del villaggio-santuario, che richiamava le popolazioni di un vasto territorio. Il materiale bronzeo comprendeva oggetti d'uso e di culto: spade votive, pugnali, braccialetti, anelli, e, soprattutto, le famose statuine. Queste ritraggono offerenti, oranti, arcieri saettanti e guerrieri con stocco e scudo, colti in preghiera e dotati di elmi sormontati da lunghe corna e da un'appendice appiattita ricurva in avanti. Le figure più famose rimangono comunque quelle degli esseri demoniaci, dove il moltiplicarsi degli occhi, delle braccia e degli scudi esprimono una concezione mitico-religiosa che rimanda a figurine iperantropiche orientali.
Storia degli scavi Il sito fu scavato per la prima volta nel 1865. I ritrovamenti ottocenteschi incrementarono notevolmente le collezioni del museo archeologico di Cagliari. Successivi scavi furono condotti da Antonio Taramelli (1931) e da Maria Ausilia Fadda ( a partire dal 1981).

Villaggio di S'Urbale

Villaggio di S'Urbale
Come arrivare All'uscita di Teti imboccare la strada per Austis-Sorgono. Dopo poche centinaia di metri svoltare sulla destra in una strada bianca e percorrerla fino a raggiungere il sito archeologico, segnalato da un cartello. Il villaggio è situato nella regione del Mandrolisai. Guarda da un colle verso la vallata del lago Coghinadorza, il Monte Marghine, il Monte Ballu e le colline portano verso la valle del Tirso.
Descrizione Il villaggio conta finora una cinquantina di capanne. I vani hanno pianta circolare e sono costruiti per la maggior parte con filari di blocchi di granito locale appena sbozzati (altezza residua m 1/1,50). Spesso inglobano massi di roccia affiorante per dare maggiore stabilità alle strutture. La copertura era costituita da pali e frasche, come nelle attuali "pinnettas" dei pastori. Argilla e sughero venivano utilizzati come materiali isolati per le coperture e gli interni. Le più recenti campagne di scavo hanno interessato 11 vani situati nella parte più alta del colle, giacché questo settore del villaggio - data l'asperità del terreno - non era stato sconvolto dai lavori agricoli e quindi offriva la possibilità di indagare situazioni stratigrafiche ancora intatte. Lo scavo di una di queste capanne, il cosiddetto "vano F" - edificato a ridosso di un grande affioramento di roccia naturale nel punto più alto della collina - ha restituito numerosi e significativi elementi culturali. L'ingresso, volto a S, presenta un breve andito strombato verso l'interno; due lastroni ortostatici delimitano il piccolo corridoio d'accesso. Il diametro esterno misura m 7,20. Lo spessore delle murature è di m 0,90, mentre l'altezza residua è di m 0,80. Sulla parete N si osservano ancora tracce dell'intonaco di argilla che ricopriva zeppe di sughero utilizzate per tamponare piccole fessure della muratura. In prossimità dell'ingresso è stata rinvenuta una grande lastra di granito fissata attraverso numerose zeppe, che veniva utilizzata, probabilmente, come piano d'appoggio. Nel lato N-O, lastroni infissi a coltello delimitavano un piccolo ripostiglio all'interno del quale sono state rinvenute numerose fusaiole fittili di forma diversa, rocchetti, pesi da telaio troncopiramidali con foro passante, una pintadera fittile, ed altro.
Il focolare, individuato al centro del vano, di forma quadrangolare, era realizzato con terra battuta sistemata su un vespaio di pietre di ridotte dimensioni che livellavano l'irregolarità del piano roccioso. Nei pressi del focolare sono emerse olle a collo distinto biansate, fornelli fittili integri, frammenti di ciotole carenate, pesi da telaio. Gli oggetti rinvenuti in questo vano, un centinaio, erano immersi in uno strato di terra sciolta carboniosa ricchissima di argilla che proveniva dall'intonaco delle pareti e dal battuto pavimentale. L'omogeneità del deposito archeologico del vano F attesta una sola fase di utilizzo dell'ambiente, attribuibile al IX sec. a.C. È probabile che la capanna sia stata abbandonata all'improvviso a causa di un violento incendio che ha causato il crollo delle coperture lignee. Nelle altre capanne del villaggio sono stati documentati, invece, diversi momenti culturali che vanno dalle fasi iniziali della media età del Bronzo fino alla prima età del Ferro. Una capanna di S'Urbale è fedelmente ricostruita, anche negli arredi, presso il civico museo archeologico di Teti.
Storia degli scavi L'area fu scavata per la prima volta nel 1931 da Antonio Taramelli; gli scavi sono ripresi, nel 1981, a cura di Maria Ausilia Fadda.

Teti, Museo Archeologico
Pintadera, Museo Archeologico Teti (NU).

Museo Archeologico Comprensoriale Teti (NU)

Il museo ospita i materiali archeologici provenienti dal territorio di Teti e dei comuni della Comunità Montana XII. Dal villaggio-santuario di Abini, in agro di Teti, un vasto agglomerato di capanne, recinto per riunioni e pozzo sacro, provengono numerosi bronzetti di uso cultuale. Notevoli sono i bronzetti di offerenti, oranti, arcieri e guerrieri di cui sono esposte le copie degli originali, in gran parte conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Tra i reperti originali esposti si annoverano anche pugnaletti e spade votive. Dagli scavi di S'Urbale, un villaggio di circa 50 capanne risalenti ad un periodo compreso tra l'inizio del Bronzo medio e la Prima età del ferro provengono interessanti reperti, ceramiche e utensili in pietra. Una delle capanne di S'Urbale è stata ricostruita in scala naturale, con materiali del luogo ed argilla prelevata dalla cava nuragica: di forma circolare, presenta un focolare centrale, un vano-ripostiglio delimitato da lastre sistemate a coltello e contenitori ceramici destinati a diverse funzioni. Il territorio comprensoriale è documentato, tra gli altri, dai materiali della cultura eneolitica di Monte Claro provenienti da Bidu 'e Concas e dai reperti litici e ceramici dal nuraghe Talei, entrambi in agro di Sorgono. La visita guidata permette di approfondire la conoscenza della storia più antica del territorio. Il pezzo forte della collezione museale è la ricostruzione della capanna di S'Urbale.
Servizi Esiste un servizio gratuito di visita guidata. Non esistono barriere architettoniche. Il museo organizza visite guidate nei siti archeologici del territorio (su prenotazione).
Informazioni di Contatto
Indirizzo: via Roma, 6 - 08030 Teti
tel. 0784 68120
Ente titolare: Comune di Teti
Gestione: Su Nuraghe s.n.c., via Garibaldi - 08030 Teti
Orari: 9.00 - 12.30 e 15.00 - 17.30 (invernale), 09.30 - 13.00 e 15.30 - 18,00 (estivo), lunedì chiuso aperto su prenotazione
Biglietto: € 2,50 (intero), € 1,50 (ridotto), € 1 (under 18, gruppi da 30). Esenzione per bambini fino ai 6 anni, militari, diversamente abili
sito internet: www.comunediteti.it / e-mail: abini@tiscali.it

Panoramica del lago di Cucchinadorza, Teti (NU)
Particolari su Teti, Cortes apertas Teti 29 30 novembre 1 dicembre 2013 S'Iscusorzu 'e Teti.
Interno abitazione Cortes apertas Teti 29 30 novembre 1 dicembre 2013 S'Iscusorzu 'e Teti
La vetrina delle Aziende Sarde
Cortes Apertas a Teti 28-29-30 novembre 2014, Autunno in Barbagia a Teti 2014
Cartina Cortes Apertas a Teti 28-29-30 novembre 2014, Autunno in Barbagia a Teti 2014


Programma Completo Cortes Apertas Teti 2014
Autunno in Barbagia 28/29/30 novembre 2014


VENERDÌ 28 NOVEMBRE 2014
Ore 16.00 - Apertura Cortes e inaugurazione Manifestazione “ S’ Iscusorzu ‘e Teti “.
Sabato 29 novembre 2014
Ore 9.00 - Apertura Cortes: degustazione prodotti locali.
Ore 10.00 - Apertura Mostra “Il Popolo di Bronzo” a cura di Angela Demontis presso il Museo Archeologico.
Ore 15.00 - Convegno-dibattito presso il Museo Archeologico su: la cucina nuragica, un percorso enogastronomico sull’evoluzione alimentare in Barbagia.
Ore 16.30 - Inaugurazione Statua “ Il Demone di Abini “ presso piazzetta “ Mulare “
Ore 17.00 - Accensione falò - Inizio rappresentazione “S’Iscusorzu ‘e Teti ”…come tutto ebbe inizio…il
rinvenimento dei Bronzi di Abini, a cura dell’Associazione culturale locale: “Su Sennoreddu e sos de S’Iscusorzu” con l’esibizione itinerante delle Associazioni e Cori polifonici locali
Ore 19.00 - Degustazione in piazza di prodotti risalenti alla cucina nuragica a base di cinghiale, in collaborazione con i cacciatori locali.
Ore 22.00 - Concerto di musica etnica con la partecipazione di diversi artisti sardi.

DOMENICA 30 NOVEMBRE 2014
Ore 09.00 - Apertura Cortes - degustazione prodotti locali.
Ore 10.30 - XXIV edizione del concorso di poesia in limba, “ Sa Madonna ‘e su Nibe “ presentazione elaborati e premiazione vincitori;
Ore 15.00 - Laboratorio di Archeologia sperimentale: fusione e colata del bronzo, creazione di un bronzetto rinvenuto ad Abini.
Dalle ore 15.00 - Esibizione itinerante delle maschere tradizionali barbaricine
Ore 16.00 - Presentazione della 2°campagna di scavi nel sito archeologico di Abini, realizzata nel 2014, a cura della Dr.ssa Anna Depalmas, Università di Sassari e Dr.ssa Nadia Canu, Soprintendenza per i Beni Archeologici di Nuoro e Sassari.
Ore 17.00 - Attorno ai falò - Inizio rappresentazione “S’Iscusorzu ‘e Teti”… come tutto ebbe inizio… il rinvenimento dei Bronzi di Abini, a cura delle Associazione culturale locale: “Su Sennoreddu e sos de S’Iscusorzu” con la partecipazione delle maschere tradizionali Barbaricine, e altri Artisti locali.
Ore 19.00 – Premiazione delle Corti più belle presso la sala convegni del Museo Archeologico.

Venerdì 28, Sabato 29 e Domenica 30 Novembre 2014
Laboratori e mostre sempre presenti durante l’evento:
- Laboratorio “ l’Orto didattico “ a cura dei ragazzi del progetto di inclusione sociale del Comune di Teti.
- Laboratorio “ … dal cartone al bronzetto “. Esposizione delle gigantografie dei bronzi di Abini a cura del’Associazione culturale locale “ Sos Bronzetos “.
- Mostra “ Il popolo di bronzo “ di Angela Demontis presso il Museo Archeologico
- “Antichi mestieri ”: Sa cotta ‘e su pane fresa; Bufulitu, bastone e altri dolci tipici.
- Prodotti dell’alveare: miele biologico certificato, melardente.
- Pasta fresca, latte e derivati.
- I prodotti dell’orto, del frutteto e del bosco.
- Prodotti del maiale.
- Vini e liquori artigianali.
- Laboratorio artigianale del ricamo.
- Maschere e sculture in legno.
- Laboratorio orafo - ceramista.
- Lavorazione terracotta.
- Riproduzione oggetti della civiltá nuragica.
- Pietre ornamentali, cesti artigianali.
- L’arte tintoria, uso tradizionale specie vegetali mediterranee.
- Sartoria artigianale, confezione abiti in velluto su misura.
- Lavorazione pelle scarpe su misura, borse e oggettistica in pelle.
- Sculture in legno, artigianato tipico - miniature.
- Lavorazione sughero: arredo e oggettistica.

* Nei giorni di
Sabato 29 e Domenica 30 novembre, dalle ore 9.30 alle ore 16.30 i Bus navetta accompagneranno i visitatori in un percorso culturale/ambientale, dal Museo Archeologico al Villaggio nuragico di Abini e S’Urbale al Parco comunale di San Sebastiano. Verranno anche proposti diversi itinerari naturalistici archeologici di breve durata da svolgere autonomamente in auto o a piedi.


DA VISITARE

- Museo Archeologico: visite guidate.
- Mostra “Il Popolo di Bronzo”a cura di Angela Demontis.
- Biblioteca Comunale: “L’arte nuragica come ispirazione”, collettiva di lavori artistici ispirati all’arte nuragica: forme, simboli, colori e atavico fascino.
- Villaggio nuragico di S’Urbale: visite guidate.
- Casa antica: arredi d’epoca della casa tradizionale Tetiese.
- Casa signorile: arredi d’epoca della casa signorile Tetiese.
- Sala espositiva Museo Archeologico: percorsi della memoria, tredici anni di pittura estemporanea.
- Esposizione Floro-Faunistica a cura dell’Ente Foreste.
- Parco comunale S. Sebastiano.
- Chiesa campestre San Sebastiano.
- Chiesa S. Maria della Neve.


PUNTO INFO

•Comune - e mail: comuneteti@tiscali.it - Tel. 0784/68023 - Fax 0784/68229 - cell. 3451092879 / 3492452799 / 3400631620
•Centro Commerciale Naturale "Bidda Mia" Tel. 078468211 - cell. 3402974371 / 3486129425

DOVE MANGIARE E DORMIRE A TETI
•Agriturismo Abini - loc. Abini - Tel. 0784-68274/ 3388025820
•Agriturismo Buzarzu - loc. Buzzarzu - Tel. 3896794656
•Ristorante pizzeria L’Oasi - Via Trento - Tel. 0784-68211
•B&B Teteleuni di Tomasina Soddu - Viale San Sebastiano - Tel. 0784-68124
•B&B Shardana - Via Trento n.10 - Tel. 0784/68211
Pasto caldo:
•Da Nanni e Martina Corso Italia n. 118 - cell. 3475318549
•Da Francesco Parco Comunale San Sebastiano - cell.3400631620
•Da Ilaria Via Roma n. 17 - cell. 3402390696
•Da Elena, Via Caserma n. 5 - cell. 3493508375
•Da Mario, Via E. Lussu Tel. 3335992056
Pasto veloce: Da Maurizio, Via Rinascita - cell. 3491125557
•Da Checco, Corso Italia cell.3496151059
•Da Vito, Corso Italia - cell. 3498083583
•Da Valentina, Via Caserma n. 5 - cell. 3408545630


* Se prenoti avvisa che arrivi dal Portale "leviedellasardegna.eu".

Cortes Apertas Sos iscusorzos de Teti. Un viaggio tra Archeologia, tradizioni e sapori. Autunno in Barbagia a Teti novembre, dicembre 2013.
Cortes Apertas Sos iscusorzos de Teti. Autunno in Barbagia a Teti 2013 programma completo.

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