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I Territori Centrali della Sardegna

Territorio > Territori Storici Sardi


Goceano, sentiero di San Francesco
Ponte Ezzu, nei pressi di Illorai. Edificato dai romani, subì vari rimaneggiamenti e distruzioni fino ad assumere la sua forma attuale nel XII secolo per opera dei pisani, allora in guerra per il possesso del Goceano. Le tre arcate sono lunghe complessivamente 35 metri.

I Territori Centrali

Il cuore pulsante dell'Isola abita qui, in questo pezzo di Sardegna che abbraccia calorosamente i territori di Barigadu, Barbagia, Goceano, Mandrolisai, Marghine, Marmilla e Sarcidano, un'oasi di tradizione e cultura, caratterizzato da un paesaggio variegato che spazia dalla montagna alla morbida collina, dal corso fluviale alle cascate, tutto condito con una natura incontaminata e aspra, ricca di specie endemiche florofaunistiche. Sono poi i prodotti enogastronomici a farla da padroni: una cucina densa di sapori e genuinità si accompagna con vini dai bouquet continuamente rinnovati.




Goceano

Il territorio del Goceano si presenta come un'area decisamente montuosa, confinante con il Monte Acuto, la Barbagia e il Marghine ed è caratterizzato dalla presenza dell'omonima catena montuosa, che ha nel monte Rasu, con i suoi 1259 metri, la sua cima più alta. La zona è bagnata dal fiume Tirso, da tutti i suoi confluenti e da molteplici torrenti come il "Rio de sos Campaneddos", che durante l'inverno straripano formando paludi abitate da svariate specie di uccelli acquatici. Il paesaggio appare variegato, arricchito da una vegetazione di querce, sughere, lecci e olivi, ma anche alberi da frutta, vitigni, macchia mediterranea con lentisco, cisto e mirto; il territorio ospita una ricca fauna, costituita da pernici, lepri, cinghiali, volpi, cervi e nei corsi d'acqua nuotano folaghe ed anatre. Sicuramente da visitare le foreste di Anela e Bono, oltre a quella lussureggiante di Burgos, dove si allevano i cavalli sardi e da dove è risalire il monte Rasu attraverso un percorso decisamente affascinante. Sono inoltre presenti numerose sorgenti, le cui acque sono particolarmente apprezzate per l'ottima qualità e perché ritenute salutari. La fonte di Torosile e "Sa funtana des'iscalas" sono tra le più abbondanti. Abitato fin da tempi antichissimi, il Goceano ha nelle terme di San Saturnino, nel comune di Benetutti, una delle attrazioni di epoca romana di indubbio interesse, mentre il castello di Burgos, costruito nel XII secolo per volontà del giudice Gonario di Torres, offre importante testimonianza dell'età medievale. Anche l'artigianato rende caratteristica la zona, un esempio per tutti la produzione dei tipici tappeti sardi a Nule, unici nel loro genere.


Marghine

Il Marghine prende il nome dalla catena montuosa non molto estesa, idealmente collegata alla vicina catena del Goceano, oggi caratterizzata dalla presenza di piccoli paesi. Il paesaggio è piuttosto variegato e offre la possibilità di effettuare escursioni archeologiche e paesaggistiche alla scoperta di ambienti e località incontaminati. Il territorio, infatti, conserva intatto un patrimonio ambientale eccezionale: la presenza del grifone, una delle ultime colonie presenti nel bacino del mediterraneo, è un chiaro esempio della valenza naturalistica di quest'area. L'area presenta la più alta concentrazione di monumenti di epoca prenuragica e nuragica di tutta l'Isola. Tra i vari siti possiamo menzionare l'area del Tamuli, nuraghe presso il quale si trovano tre tombe dei giganti e sei pietre sacre di forma conica; la necropoli di Filigosa, dove alle domus de janas si affianca il nuraghe di Santa Barbara, con quattro torri laterali; presso Birori, poi, le tombe dei giganti di Palattu e di Lassia. Pur non avendo edifici monumentali, i paesi del Marghine custodiscono piccoli gioielli architettonici, come la chiesa romanica di San Bachisio, a Bolotana, ristrutturata con decorazioni in stile aragonese, la chiesa aragonese in trachite rossa di Santa Maria degli Angeli, a Bortigali, la piccola chiesetta romanica di San Pietro a Sindìa e la chiesa di San Pantaleo risalente al XVI secolo in stile gotico aragonese a Macomer, ideale capoluogo del Margine. Una forte cultura locale ha mantenuto intatto un patrimonio sia di antiche tradizioni artigianali, attraverso produzioni locali particolarmente ricercate, come i cestini di canna e asfodelo presenti ovunque nei piccoli centri, sia gastronomiche con sapori di terra, accompagnati da rinomati vini di produzione locale.

Borore, Museo del Pane Rituale pane decorato con zafferano.
Silanus, chiesa di Santa Sabina

Barbagia

Leggendario nucleo della Sardegna più selvaggia, la regione della Barbagia deve il suo nome ai Romani, che la chiamarono Barbaria perché inconquistabile. Oggi non lo è più: si lascia conquistare dai forestieri offrendo loro un'ospitalità speciale, ma prima di tutto li seduce con la sua intensa e feroce bellezza. Si distende tra Nuorese e Goceano a Nord e Gennargentu e Mandrolisai a Sud, spartendosi nelle zone di Ollolai, Belvì, Bitti e Seùlo. Aree, quelle della Barbagia, vegliate da montagne severe, porte robuste da cui mai sono uscite le più remote tradizioni che ancora oggi rumoreggiano, colorano ed emozionano. Così come persistono da secoli i segreti di un'arte gastronomica che fa dell'eccellenza la sua arma imbattibile, riconosciuta ovunque: nei formaggi, nelle carni, nei salumi come nei dolci e nei vini. Nel suo territorio la Barbagia tributa omaggi alla storia dell'arte, che vede nella chiesa di San Nicola di Ottana un momento importantissimo dell'architettura romanica in Sardegna. Un territorio denso di pathos, ritratto, peraltro, dai più grandi pittori del '900 sardo, alcuni dei quali vi ebbero i natali, come Mario Delitala di Orani, città di nascita anche del grande scultore Costantino Nivola.

Costantino Nivola, RITRATTO DI FAMIGLIA (1948-49)
Mario Delitala, LA SCUOLA DI ANATOMIA DEL COMUNE DI SASSARI (1930), olio su tela, Sassari, Aula Magna dell’Universita

Barigadu

Sulla sponda meridionale del lago Omodeo, il più grande lago artificiale dell'Isola, si affaccia il territorio del Barigàdu, uno dei distretti amministrativi dell'antico giudicato di Arborea. Il paesaggio è composto da una vasta distesa pianeggiante arricchita da una serie di colline. Vi sono aree di grande importanza naturalistica, come l'oasi faunistica di Assai e del Monte Santa Vittoria, tra Neoneli e Nughedu o il Monte Grighine tra Allai e Fordongianus. In tutto il territorio si possono ritrovare i tipici esemplari della macchia mediterranea quali il leccio, la sughera, il lentisco, ma anche il mirto e il corbezzolo; il Barigàdu è inoltre rifugio per tanti animali selvatici come la lepre, la volpe, la donnola, la martora, il gatto selvatico, il daino, il cervo, il cinghiale, oltre a diverse specie di volatili come la pernice, il falco, la tortora. Busachi era, con Neoneli, l'antica capitale della curatoria e nel suo centro storico si trova oggi il museo del Lino e del Costume. L'altra capitale, Neoneli, è oggi famoso anche per il coro polifonico tradizionale (coro a tenores) recentemente arrivato alla ribalta nella musica nazionale. La cucina locale è poi impreziosita da sapori tradizionali, con antiche ricette rese speciali, come su pane pintau, il pane di semola su cui vengono riprodotte alcune figure, o su pane cun gerdas condito con i ciccioli di maiale; esclusivo è su succu di Busachi, a base di pasta preparata in casa, cotta nel brodo di carne e condita con formaggio e zafferano. Non mancano ovviamente specialità dolciarie decorate con la glassa. Tra i centri che sorgono nel territorio di Barigadu il paese di Paulilatino si contraddistingue non soltanto per le testimonianze archeologiche come il pozzo sacro di Santa Cristina (esempio significativo di architettura religiosa nuragica nell'isola), ma anche per la sua intensa attività culturale che trova spazio nei programmi di prosa, danza e musica proposti dal Teatro Grazia Deledda. A poca distanza da Ghilarza, impreziosita dalla chiesa romanica di San Palmerio e dalla Torre Aragonese, sorgono i paesi di Tadasuni e Bidonì, noti per la presenza di musei che illustrano due aspetti importanti della cultura isolana. Il primo, quello di Tadasuni, mette in mostra gli esemplari di strumenti della tradizione musicale isolana, mentre il secondo, a Bidonì, è dedicato alla stregoneria, al diavolo e agli esseri fantastici delle leggende della Sardegna. Nel territorio del Barigadu sorge, inoltre, il paese di Sedilo, noto per la famosa Ardia di San Costantino che si svolge a luglio animando le strade dell'abitato. La festa equestre ruota intorno alla chiesa di San Costantino, risalente al XVI secolo, èubicata su un'altura che guarda verso il lago Omodeo. Nello spazio antistante si svolge appunto l'animosa cavalcata in cui abili cavalieri si misurano con corse spericolate e coinvolgenti. A Fordongianus, disposte su vari livelli, sgorgano le antiche "Aquae Ypsitanae" composte da due stabilimenti: in uno di questi è ancora conservata una piscina rettangolare con acqua che raggiunge una temperatura di circa 54 gradi. I resti delle antiche terme avvolti dal vapore rendono lo scenario a dir poco indimenticabile.

Sedilo, veduta panoramica lago Omodeo.

Mandrolisai

Cuore pulsante della Sardegna, tra la Barbagia e il Barigadu, il territorio del Mandrolisai è caratterizzato dall'alternanza di altopiani con profonde vallate adatte al pascolo, con boschi di sughere e castagno; ma sono i vitigni, soprattutto il Bovale sardo, anche se non mancano il Cannonau e il Monica, ad occupare ampie aree. La produzione del Mandrolisai, vino reso nelle tipologie rosato e rosso, ha infatti un peso rilevante nell'economia del territorio. È Sorgono il centro principale della zona: a 700 metri sul livello del mare, si gode di un clima gradevole anche in piena estate. Nei suoi dintorni, si estende il Parco Perd'e Maura, ricco della tipica vegetazione montana, e vi si trova anche la chiesa campestre di San Mauro di stile gotico-aragonese. Il borgo più antico è Atzara, centro rinomato per la produzione artigianale di manufatti in lana, come i tappeti, e di vini pregiati, soprattutto il Cannonau. Il paese ospita inoltre il Museo Regionale d'Arte Moderna e Contemporanea dedicato al pittore spagnolo Antonio Ortiz Echagüe, che vi soggiornò fra il 1906 e il 1909. Anche il paese di Ortueri risulta immerso in una natura incontaminata che conserva resti di antiche costruzioni di epoca preistorica, ma soprattutto una tradizione artigianale nella lavorazione del sughero, una ricca produzione di vini che è possibile degustare ed acquistare anche in occasione della manifestazione Magasinos Apertos, 'cantine aperte ai visitatori'. Il suo nome è inoltre legato alla preparazione di un dolce al miele unico in Sardegna, l'angule. Nella zona circostante si trova il parco Mui Muscas, ricco di sorgenti e di esemplari del caratteristico asino sardo ed alcune specie di animali selvatici, quali cinghiali, lepri, conigli e volpi.

Atzara, vigneti, Mandrolisai Territorio storico centrale della Sardegna.
Una locomotiva nella storica stazione di Sorgono, paese nel territorio storico del Mandrolisai in Sardegna.
La vetrina delle Aziende Sarde

Sarcidano

La regione del Sarcidano si estende tra il territorio campidanese e quello barbaricino.
Le sue zone offrono una sequenza di ambienti e paesaggi d'altopiano vivacemente colorati. Nelle sue campagne lussureggianti, abitate dalla quercia e dai castagni, si estendono i due laghi artificiali del Mulargia e del Flumendosa, utili per l'approvvigionamento d'acqua destinata all'irrigazione ed anche teatro di manifestazioni sportive fra le quali gare di canottaggio e di pesca. Oltre alla vocazione agropastorale, fra le sue genti ferve l'attività tessile e orafa: Isili è famosa per i suoi manufatti in rame, mentre a Nurri e Orroli ci si dedica alla produzione di macine da mulino in basalto locale, attività ormai quasi scomparsa nel resto della Sardegna. Il territorio è costellato di numerose testimonianze archeologiche, come le architetture dei nuraghi Is Paras ad Isili – teatro anche di un interessante museo dedicato alla lavorazione del rame, il primo nel quale si possono ascoltare i suoni dell'officina del fabbro. Ogni zona del Sarcidano è infatti un microcosmo tutto da conoscere: per le bellezze delle architetture ma anche la freschezza delle sue vallate, con strutture ricettive attrezzate anche per gli sport lacustri.

Sarcidano, Laconi, cavalli nell'area di Su Dominariu, Sarcidano territorio Storico della Sardegna.

Marmilla

Nell'area centrale dell'Isola, in prossimità del Campidano, della Trexenta, del Sarcidano, del Mandrolisai, del Barigadu e dell'Oristanese, si estende il territorio della Marmilla, caratterizzato da ampie aree pianeggianti e da morbide colline. In antichità era uno dei distretti amministrativi del Regno giudicale di Arborea. A caratterizzare il territorio la grande quantità di reperti archeologici, segno evidente che anche le antiche civiltà insediatesi nell'Isola lo trovarono particolarmente adatto all'insediamento umano. Così è possibile visitare, nelle vicinanze di Barumini, il complesso nuragico di Su Nuraxi, integralmente riportato alla luce dopo lunghi scavi; quindi il complesso di Genna Mària, nei pressi del villaggio di Villanovaforru; Sa Domu 'e s'Orcu di Siddi, una tomba di giganti fra le più rappresentative della Sardegna di tale forma sepolcrale. Sulla vetta della più alta collina della zona, spicca il castello di Las Plassas, edificato nel XII secolo, quale difesa del confine meridionale del giudicato d'Arborea, la più longeva delle quattro entità statuali – insieme a Gallura, Cagliari e Torres – nelle quali la Sardegna si divise in epoca medievale; il castello è stato dichiarato nel 1902 Monumento nazionale e vi è stato allestito un museo che propone una descrizione dettagliata di quella che doveva essere la vita del borgo. La Marmilla ospita inoltre importanti architetture religiose, come la romanica Chiesa di Santa Tecla a Barumini, che oggi ospita i reperti rinvenuti negli scavi condotti a Su Nuraxi, ma è nota anche per l'artigianato (i famosi tappeti e arazzi di Mògoro), e per la produzione vinicola. A Tuili merita una visita la chiesa di Sant'Antonio, costruita con una architettura di stile spagnolo coloniale, circondata da un ampio muro di cinta, la parrocchiale di S.Pietro, gli eleganti edifici neoclassici, come la Villa Pitzalis, progettata da Gaetano Cima e Villa Asquer. All'interno della parrochiale di San Pietro si può ammirare il celebre retablo del Maestro di Castelsardo. Nel cuore del centro storico di Villamar si trova un caratteristico borgo chiamato "Quartiere maiorchino", dove è possibile scorgere i segni della stagione storica che vide il paese, nel XVI secolo, colonizzata da una cospicua colonia di mercanti maiorchini, individuabili nel cosiddetto "quartiere maiorchino" e a cui è dedicata la mostra allestita nei locali dell'ex biblioteca comunale, intitolata "Sulla via del grano". Fra le strutture museali dislocate nella Marmilla si distingue il Museo "Sa Corona Arrubia", a Lunamatrona nato dalla scelta condivisa da alcuni comuni unitisi in Consorzio per proporre un'offerta globale del territorio dal punto di vista delle risorse culturali e turistiche. L'esposizione propone diverse sezioni tematiche, che illustrano gli aspetti botanici, faunistici, geologici e antropici del territorio. Suggestivi diorami, moderni strumenti di didattica museale, rappresentano tridimensionalmente spaccati del territorio, il bosco, gli altopiani delle giare, gli ambienti in cui l'uomo interagisce con la natura. La fedeltà delle riproduzioni permette di apprezzare gli ecosistemi e di coinvolgere i visitatori nelle attività didattiche museali.

 Barumini, veduta esterna di Su Nuraxi, Marmilla territorio Storico della Sardegna.

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