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Bosa :: Città fluviale della Provincia di Oristano famosa per il Castello Malaspina che sorge in cima al colle chiamato di Serravalle a ridosso al quale si sviluppa l'attuale città di Bosa.

Località Sarde > Oristano


Bosa Fiume Temo, Informazioni turistiche e Curiosità, dove dormire e dove mangiare a Bosa

Bosa
Bosa sorge sulla costa nord occidentale della Sardegna, in una valle caratterizzata dalla presenza del fiume Temo e circondata da rilievi montuosi di origine vulcanica. La città, ricca di storia e di monumenti, è dominata dal castello dei Malaspina, intorno al quale si stringono le alte case del borgo medioevale. Vicina al centro urbano è situata la grande spiaggia di Bosa Marina.

Abitanti: 8.075
Superficie: kmq 135,84
Municipio: corso Garibaldi, 8 - tel. 0785 368000
Cap: 08013
Guardia medica: via Pischedda - tel. 0785 225100
Polizia municipale: via Logudoro, 1 - tel. 0785 377090
Biblioteca: corso Garibaldi, 8 - tel. 0785 377041
Ufficio postale: via Pischedda, 1 - tel. 0785 373139

Informazioni Turistiche e Curiosità su Bosa

Una città adagiata sul fondovalle lungo il quale scorre il fiume Temo (unico fiume navigabile della Sardegna per circa Km 6), poco distante dalle acque cristalline del mare occidentale, dominata dal castello dei Malaspina sul colle di Serravalle, intorno al quale si stringono le alte case del Borgo medioevale che scendono fino alla sponda del Temo, che con il suo corso sinuoso attraversa la città da est a ovest. Questo è il suggestivo paesaggio che all'improvviso Bosa offre affascinando per l'armonia del panorama e per la vitalità dei suoi colori: il verde intenso degli ulivi secolari, l'azzurro del mare sullo sfondo, il rosa della pietra con cui sono ingentilite le case del centro antico, il rosso, il giallo delle tradizionali imbarcazioni dei pescatori locali. Bosa è anche una città di mare, con le sue spiagge dalle caratteristiche uniche (la sabbia, ad alto contenuto di ferro, possiede delle caratteristiche terapeutiche per la cura dei reumatismi), e le numerose calette raggiungibili solo in barca, dove il mare conserva ancora tutto il suo fascino. Il fondale marino di Bosa offre panorami di rara bellezza. La costa incontaminata offre al visitatore paesaggi naturali di particolare bellezza che possono essere meta di escursioni nel corso delle quali è possibile osservare il volo lento dei Grifoni che nidificano sui picchi più alti. Il comune fa parte della Strada della Malvasia di Bosa.

Bosa, piazza Umberto I, Funtana Manna.


Bosa si stende sulla riva destra del fiume Temo, l'unico navigabile della Sardegna, a pochi chilometri dalla foce. Le origini della città risalgono ai Fenici, anche se il centro era più arretrato. In epoca medievale, per sfuggire alle incursioni piratesche, il borgo si spostò alle pendici del colle di Serravalle sotto la protezione dei Malaspina. Il suo fascino è indiscutibile, con i fabbricati di Sas Conzas (magazzini un tempo adibiti alla concia e alla lavorazione delle pelli) che si specchiano nelle acque calme del fiume e il quartiere di Sa Costa tutto stradine e scalinate dove ancora qualche donna siede sull'uscio a lavorare il filet. Dell'imponente castello dei Malaspina, costruito nel 1112 dai marchesi di Malaspina dello Spino Secco, rimangono le torri e il muro di cinta, al cui interno è rimasta in piedi la chiesa di Nostra Signora di Regnos Altos, costruita nel '300; da qui proviene un ciclo di affreschi di scuola catalana. Notevole la Cattedrale di Bosa, ristrutturata nell'Ottocento in tardo stile barocco piemontese di cui conserva la maestosità. Nella località campestre di Calamedia, sulla sponda sinistra del Temo, sorge invece la ex cattedrale romanica di San Pietro, in trachite rossa, della seconda metà dell'XI secolo. La via più importante della città, Corso Vittorio Emanuele, era anticamente chiamata Sa Piatta per indicare, appunto, la strada principale. Lungo i lati della strada si innalzano gli edifici più antichi di Bosa dove in passato vivevano le famiglie nobili, come per esempio il Palazzo di Don Carlo. Una componente che caratterizza il paesaggio fluviale bosano è la coltivazione dell’olivo sui versanti collinari che costeggiano entrambe le sponde del Temo. La valle è circondata da rilievi montuosi di origine vulcanica variamente stratificati, l’area costiera è caratterizzata da promontori e insenature pittoresche, con sabbia ricca di ferro e utilizzata per la cura dei reumatismi. La flora e la fauna della valle sono fortemente influenzate dalla presenza del fiume; dal punto di vista faunistico questa è un’area molto importante in quanto ospita molti esemplari di avvoltoio grifone. Inoltre, sono presenti nella riserva specie come il nibbio reale, l’aquila reale, l’aquila del Bonelli e il falco pellegrino. Una particolare attenzione è da dare alla possibile presenza della foca monaca, specie minacciata di estinzione. Infine, si segnala la presenza del corallo nei fondali attorno a Capo Marrargiu. Dove un tempo sorgeva la chiesa dedicata alla Beata Vergine del Soccorso, oggi sorge la bella chiesa settecentesca del Carmine. Più antica invece la chiesa di San Giovanni al Cimitero, ampliamento di una precedente chiesa del XII secolo e molto interessante per la presenza al suo interno di lacerti di un ciclo di affreschi, forse risalenti al XIV secolo. Altri monumenti storici da non perdere sono il Mercato Civico, dalla curiosa forma ottagonale, realizzato nel 1929 e lggi convertito in Teatro. Sempre dell'inizio del '900 è l'ex orfanotrofio Puggioni - Piga, oggi municipio, realizzato nel particolare stile del neo-romanico lombardo. Interessante la visita di Casa Deriu, abitazione signorile del secolo XIX, oggi Pinacoteca Civica, con la raccolta di Melkiorre Melis, artista bosano tra i principali promotori delle arti applicate del Novecento in Sardegna. Sempre in un antico palazzo del centro storico si trova anche l’esposizione permanente del pittore Antonio Atza, bosano d’adozione. Altro museo da visitare infine la Collezione Etnografica Stara, che documenta gli aspetti della cultura tradizionale agropastorale, marinara ed artigiana di Bosa e della Planargia tra l’Ottocento e il Novecento. Vicina al centro urbano è la grande spiaggia di Bosa Marina, cinque vele nella Guida Blu di Legambiente, che ospita anche la Torre Torre Aragonese dell’Isola Rossa, detta anche Torre del Porto, del XV secolo. Di grande fascino il tragitto del trenino verde da Bosa Marina a Macomer, che costeggia la spiaggia di Pedras Nieddas e risale la valletta del Rio Abba Mala verso Modolo, Tresnuraghes e Sindia. Su un affioramento roccioso che domina la valle di Modolo si sviluppa infine la necropoli di Coroneddu, risalente al neolitico recente e costituita da tre domus de janas con più vani. Delle tradizioni bosane molto suggestivo è il Carnevale Bosano, con maschere peculiari, tra cui quella della donna che compie s'Attittidu (lamento funebre). Da non perdere inoltre la gustosa cucina di Bosa, impreziosita dai suoi succulenti piatti di mare soprattutto a base di aragosta, dai suoi tipici pani della quotidianità e da quelli realizzati per le feste, il tutto accompagnato da un dolce bicchiere di Malvasia di Bosa DOC. La cittadina è infatti grande produttrice di questo squisito vino da dessert e fa parte della Strada della Malvasia di Bosa, che comprende anche i vicini paesi di Modolo, Magomadas, Suni e Flussio.




I Monumenti

Sa funtana manna

La città di Bosa, nodo di commerci e culture, conserva il richiamo storico della tradizionale denominazione "Sa Piatta", quella parte di centro storico posta più a ridosso del corso del fiume e dove tradizionalmente si svolgevano gli incontri di affari e quelli più semplici di intrattenimento. Lungo il Corso Vittorio Emanuele in una di queste piazze troviamo "Sa Funtana Manna", una grande fontana costruita in trachite rossa locale e pregiato marmo bianco. La sua costruzione risale al 1881 a ricordo dell'inaugurazione dell'acquedotto, uno dei primi in Sardegna, avvenuta nel 1877. La Piazza Costituzione, chiamata inizialmente della Maddalena e, in seguito, Piazza Umberto I, dal nome del re savoiardo, è circondata da belle abitazioni come il Palazzo con porticato dei Delitala. Fu costruita nel 1877 nel luogo dove un tempo sorgeva la chiesa della Maddalena, abbattuta nel 1872 per seguire il progetto di riassetto urbano dell’ingegner Cadolini (Piano d’ornato) che prevedeva la risistemazione del Corso Vittorio Emanule. La Piazza venne edificata in occasione della costruzione del primo acquedotto pubblico di Bosa. Tra il 1881 e il 1882 venne edificato il fontanone con base in trachite rossa a tre livelli su cui si erige la fontana marmorea a quattro alzate con, nella sommità, un mazzo di rose con foro centrale per lo zampillo dell’acqua.

Sa Funtana Manna Bosa, Piazza Costituzione, o Piazza Fontana, Bosa, Piazza Umberto I.

Cattedrale dell'Immacolata

L'attuale edificio sostituisce l'antica cattedrale dedicata a S. Maria, risalente agli inizi del XII secolo e restaurata nel XV. La ristrutturazione completa dell'edificio fu terminata successivamente alla stessa consacrazione ufficiale avvenuta nel 1809. L'interno si presenta ad una navata; il presbiterio rettangolare, rialzato rispetto alla navata, è caratterizzato da una volta a botte spezzata, che sostituisce la tradizionale copertura a crociera; all'interno, sulla parete destra, si estende un braccio con cappelle laterali e, alla testa, un vano absidato e cupolato. La chiesa dedicata all’Immacolata Concezione è il duomo di Bosa, concattedrale della diocesi di Alghero- Bosa. Le sue origini risalgono al XII secolo, ma l’edificio subì diversi rimaneggiamenti nel corso del tempo, particolarmente nel XV secolo. L’edificio attuale, frutto dei restauri effettuati a partire dal 1803 dall’architetto bosano Salvatore Are e il capomastro sassarese Ramelli, venne consacrato nel 1809. L’apparato decorativo venne completato nel corso del XIX secolo. Il tempio è caratterizzato esternamente da due cupole, coperte di maioliche colorate, e dal tozzo campanile in trachite rossa, incompleto e recante scolpita la data 1683. La stessa roccia caratterizza anche altre parti dell’edificio, tra cui le decorazioni rococò della facciata e le lesene e cornici di gusto classico. L’interno è a navata unica, voltata a botte e suddivisa in campate da paraste e archi traversi, con quattro cappelle per lato. La prima a destra è il cappellone del Sacro Cuore, molto sviluppato in lunghezza e organizzato come una piccola chiesa a sé, perpendicolare al duomo. L’arco di accesso al presbiterio è più stretto della navata e retto da due paraste. L’area presbiteriale, molto profonda, coperta da cupola ottagonale (progettata ai primi dell’Ottocento dall’architetto Domenico Franco) e conclusa da un’abside semicircolare, è rialzata e separata dalla navata da una balaustra marmorea. Si accede al presbiterio tramite una gradinata centrale con alla base due leoni marmorei e due laterali. In marmo è anche l’altare maggiore seicentesco, coronato dalle statue dell’Immacolata e dei santi Emilio e Priamo, patroni di Bosa. Dietro l’altare sono disposti gli stalli intagliati del pregevole coro ligneo. Sull’ingresso principale di contro al presbiterio, domina l’alta tribuna, che occupa tutta la larghezza della grande navata circa 11.50 metri, dove troneggia l’organo contenuto in una grandiosa cassa. Le pitture che decorano le pareti della cattedrale furono realizzate dall’artista parmense Emilio Scherer tra il 1877 e il 1878.





Cattedrale dell'Immacolata, Bosa, Monumenti.

Castello Malaspina

Tra i monumenti sardi, il castello di Bosa conserva intatta la propria singolare originalità: esso identifica in qualche modo la città del Temo e mantiene il fascino di vicende che scivolano ora nella storia, ora nella leggenda. Possente struttura militare, venne edificato nel 1112 dai Marchesi Malaspina. Punto di forza e di difesa, sorge in cima al colle chiamato di Serravalle a ridosso al quale si sviluppa l'attuale città di Bosa. Nel corso dei secoli la struttura venne più volte ampliata ad opera di pisani aragonesi e spagnoli. L'antica costruzione si andò ingrandendo sino a diventare un complesso circolare. Oggi si presenta integro il mastio centrale o torre regina, grande punto di forza del castello. Questo è circondato da una cinta muraria costruita in trachite chiara sulla quale si elevano torri di avvistamento disposte a quasi uguale distanza lungo la cinta muraria dalla quale è possibile osservare un suggestivo panorama che domina tutto il paesaggio circostante. Nella piazza d'armi all'interno del castello è eretta una piccola chiesetta che gli abitanti di Bosa chiamano di "Regnos Altos" impreziosita da affreschi trecenteschi di scuola toscana.
Situato sul colle di Serravalle, è una delle fortificazioni medievali più conosciute dell’isola che subì, nel tempo, modifiche ed ampliamenti dettati da esigenze di difesa e protezione degli abitanti in caso di bisogno. L’impianto più antico è attribuito ai marchesi Malaspina, del ramo dello Spino Secco, originari della Lunigiana, giunti nel XII secolo in Sardegna con una flotta per difendere le coste dalle incursioni arabe. La storia di Marcusa de Gunale, moglie di Costantino Giudice di Torres, originaria di Bosa Manna, e del figlio Gonario, nato nel 1110, parla del momento in cui la Bosa Vetus cominciò a coesistere con quella nuova sotto la protezione del castello. Sotto i Malaspina la nuova Bosa ebbe un’organizzazione signorile di tipo pisano con un vero statuto o Breve. Alla fine del XIII secolo risalgono già i primi restauri e la realizzazione di alcune torri di forma quadrangolare, tra le quali spicca il mastio costruito nei primi anni del trecento dall’Arch. Giovanni Capula, lo stesso che progettò le torri dell’Elefante e di San Pancrazio di Cagliari. Interamente in trachite color ocra, sulla parete esterna, rivolta a nord, presenta due stemmi araldici, uno dei quali riconducibile agli Aragonesi. A ridosso del mastio sono visibili i ruderi che componevano la zona abitativa, costituita da cantine, magazzini, cucine, stalle e ambienti residenziali e di servizio. Nei primi anni del XIV secolo il Castello venne ceduto in pegno e poi venduto al Giudicato di Arborea e diventò residenza giudicale, insieme a quella di Oristano. In epoca regia, fu affidato ad alcuni feudatari e lentamente abbandonato dagli spagnoli nel XVII secolo, allorché divenne dimora dei più indigenti. Nell’ottocento fu in parte smantellato della trachite, per costruire molte abitazioni cittadine. Dell’imponente complesso rimangono: la cinta muraria, le torri e i ruderi della zona abitativa.


Castello Malaspina Bosa

Torre Isola Rossa

La Torre del porto di Bosa, detta anche Torre dell'Isola Rossa, è la più antica ed importante della zona, una delle più imponenti della Sardegna. Le sue caratteristiche architettoniche sono ascrivibili al XV secolo.
La Torre del porto di Bosa, detta anche dell’Isola Rossa, fu edificata probabilmente nella metà del XVI secolo, ed è citata per la prima volta nel 1572 (Relazione Camos) e già restaurata nel 1579. Sopra l’ingresso è tuttora visibile l’arma, quattro pali verticali, appartenente ai Villamarì, signori della città fino al 1556. Considerata una delle più grandi in Sardegna,veniva utilizzata per la difesa pesante ed era presidiata da un Alcaide, (Antonio Ruyz è il primo alcaide documentato della torre bosana), un artigliere e sei soldati. Oltre che come difesa contro i barbareschi, assolse funzioni di prigione, doganali, sanitarie e di guardia del porto. L’interno, a cui si accedeva tramite una scala di legno, era tramezzato per ricavarne le camere ed era provvisto di grande camino. Presenta tuttora numerosi elementi decorativi catalano-aragonesi in trachite rossa e la volta a cupola con grandi nervature e pilastro centrale. La torre è in stretto collegamento visivo con la Torre di Columbargia a sud e la Torre Argentina a Nord. Nel periodo estivo la Torre Aragonese viene utilizzata per l’allestimento di mostre.
Attualmente chiusa per restauro, si può ammirare solo esternamente.


Torre aragonese, Bosa

Le vecchie concerie

L'ubicazione dell'industria conciaria lungo la riva del fiume dipende direttamente dalla necessità di usare l'acqua salmastra nella lavorazione delle pelli. Questa industria ha costituito un propulsore della vita economica cittadina a partire dal Seicento e la lunga teoria di casette basse con le caratteristiche facciate ornate di trachite, ne costituisce l'espressione architettonica ottocentesca. Oggi, monumento di archeologia industriale, con decreto del 1989, il quartiere si presenta con tutto il suo splendore arricchito, lungo le rive del fiume, da uno splendido porticciolo turistico che ne esalta la sua bellezza e suggestione.
Giungendo in città, a sinistra del ponte a tre arcate in trachite rossa, colpisce una lunga fila di strutture modulari che si specchia nelle acque del fiume Temo. Sono le antiche , una serie di edifici a fronte continuo che risalgono alla prima metà dell’Ottocento. Presentano tetto a doppio spiovente e grandi finestre. Le costruzioni furono realizzate a ridosso del fiume che garantiva l’approvvigionamento di acqua salmastra, utile nella lavorazione delle pelli, ma anche sufficientemente lontane per evitare gli sgradevoli effluvi derivanti dai processi lavorativi. Sono un esempio di architettura proto-industriale, testimonianza di una tradizione antichissima e continuativa, che probabilmente affonda le sue radici nel neolitico. Alla semplicità dell’esterno corrispondeva l’organizzazione funzionale degli interni: due piani con soffitti in legno, collegati da scale e completati con macchine e arnesi per la lavorazione del pellame. Generalmente il piano superiore era riservato alle fasi di finitura di due particolari prodotti: la suola e la vacchetta - richiesti soprattutto a Cagliari dai legatori di libri. L’attività conciaria a Bosa fu fiorente per tutto l’Ottocento, con sistemi di produzione all’avanguardia, con esportazioni non solo in Italia ma anche all’estero e particolarmente in Francia. La tradizione risalirebbe almeno ai tempi dei Romani (alcuni scavi risalenti a quell’epoca hanno riportato alla luce, in località , alcune vasche) e sarebbe perdurata fino alla metà del Novecento quando l’ultima conceria chiuse definitivamente i battenti. Nel 1989 sono state dichiarate Monumento Nazionale con Decreto del Ministro per i Beni Culturali e Ambientali. In occasione della prima edizione di a Bosa, l’Amministrazione comunale aprirà il Museo delle Conce, che è stato realizzato in una delle antiche Conce restaurata per questo scopo.







Concerie Bosa, Le Conce, Bosa.

Corso Vittorio Emanuele

Il Corso Vittorio Emanuele II è la più importante via della città di Bosa. Un tempo veniva chiamato Sa Piatta, nome che deriva dalla parola platha, che in tutta la Sardegna indicava la via principale. La sua pavimentazione è composta da ciottoli e lastroni in basalto allineati. Lungo i due lati si innalzano i suoi edifici prestigiosi, un tempo residenza della nobile borghesia cittadina con forme e stili diversi, alcuni dei quali del periodo cinque-seicentesco, altri del settecento, come il Palazzo Don Carlo che si trova di fronte alla piazza Costituzione. All’ottocento risale il restauro di gran parte delle abitazioni del Corso da parte della nascente classe nobile-borghese che ingrandiva i propri spazi abitativi acquistando gli stabili confinanti trasformandoli in un unico palazzo. Prova di questi restauri sono il palazzo Uras-Chelo, oggi Casa Deriu, il palazzo Sargenti- Randaccio, il palazzo Demuro-Spada, il palazzo Delitala e altri. Generalmente costruiti su tre livelli oltre al piano terra, la pianta presenta solitamente due stanze grandi che si affacciano sul corso Vittorio Emanuele, due centrali piccole, senza presa di luce, e altre due che si affacciano sulla via parallela. Le facciate, di impostazione neoclassica, presentano colori tenui, decorazioni in trachite e fregi che rappresentano stemmi di nobili casate, ampi portali in legno e uno o due balconi su strada in ferro battuto. Gli interni presentano decorazioni e affreschi del pittore parmense E. Scherer. Verso Est sorge la Cattedrale dell’Immacolata e proseguendo verso piazza Costituzione, a metà circa del Corso, incontriamo la chiesa del Rosario dalla facciata in stile barocco, dove nel 1875 fu collocato il grande orologio della città.




Corso Vittorio Emanuele, Bosa.
Bosa, Torre Isola Rossa.
Bosa, fiume Temo.

Sagre e Spettacoli

Durante i mesi estivi (da giugno a settembre) si succedono nella città e nel suo borgo marino diverse manifestazioni quali mostre presso "Casa Deriu", antica casa padronale del centro storico ristrutturata interamente con i sui arredi originali, e presso la torre aragonese dell'Isola Rossa a Bosa Marina; eventi musicali e rappresentazioni teatrali anche nelle vie del centro storico. Di particolare interesse le varie edizioni di mostre mercato nei settori agroalimentare, oggetti d'antiquariato e artigianato locale.

Sagra di Santa Maria del Mare 1ª domenica di Agosto
Al mattino il simulacro della Madonna viene trasportato con una regata da Bosa Marina a Bosa. La processione a piedi parte quindi dal molo fluviale e raggiunge la cattedrale. Nel pomeriggio, la statua della Madonna viene riportata sempre con una regata lungo il fiume nella rada dl- Bosa Marina, dove viene celebrata la messa all'aperto. Segue la processione. La Sagra si conclude con feste popolari e spettacoli pirotecnici.
Sagra di Nostra Signora di Regnos Altos 2ª domenica di Settembre
Questa sagra è il più variopinto e singolare appuntamento dell'estate bosana. Lungo le strade del quartiere di Sa Costa si snoda la lunga processione che quindi raggiunge la piazza d'armi del castello, dove viene celebrata la messa all'aperto. Per le strade grandi abbuffate di gastronomia locale, concorsi di altarittos, canti e balli sardi. Da più di 150 anni, a Bosa, il secondo fine settimana di settembre è dedicato ai festeggiamenti in onore di Nostra Signora de sos Regnos Altos. La festa ebbe origine nel 1847, quando una piccola statua lignea della Madonna, forse tardo-medievale, fu rinvenuta da un bambino tra le rovine del castello dei Malaspina, che domina la cittadina fluviale dalla sua alta rocca. La statuetta, denominata Nostra Signora di Regnos Altos, fu da quel momento in poi custodita nella chiesa all’interno delle mura del castello. Questo piccolo edificio ecclesiastico, fino ad allora intitolato a Sant’ Andrea, è costituito da aula unica, risalente al XII secolo, con la zona presbiteriale completamente rifatta nel corso del XIV. Si ignora se la sua costruzione sia precedente o successiva a quella del castello, databile, pare, al 1112, ad opera della nobile famiglia toscana dei Malaspina, trapiantata nell’isola a metà del secolo precedente. Al XIV secolo si ascrive, invece, il ciclo di affreschi che si svolge sulla parete di fondo e sulle due laterali, danneggiato dalla ricostruzione dell’abside e nascosto poi fino al 1973 sotto uno strato di calce. In occasione della festa una processione si snoda per le strade del paese addobbate con fiori, frasche e bandierine ed in particolare attraverso quelle del quartiere di Sa Costa, alle pendici del colle, per accompagnare la statua della Madonna al santuario all’interno delle mura del castello. Lungo il percorso i fedeli che vi abitano allestiscono “sos altarittos”, piccoli altari ornati di fiori e di pizzi in filet, realizzati dalle stesse donne bosane, che hanno reso quest’arte un prodotto tradizionale della loro cittadina. In lunghe tavolate vengono offerti ai fedeli ed ai turisti piatti tipici della gastronomia locale (“fae a landinu”, “azzada”, lumache) e mescite di vino, in particolare della celebre malvasia di Bosa. Accompagnano la processione la confraternita e numerosi gruppi folcloristici.
Festa di Santi Cosma e Damiano 26 Settembre
Festa campestre, occasione per gite fuori porta con balli, canti e grandi bevute nella verde campagna bosana. Novena caratteristica in lingua sarda.
Carrasegare Osincu
A Bosa si svolgono tre feste principali durante l’anno. Il Carnevale, Santa Maria del Mare e Regno Altos.
Il Carnevale di Bosa è senza dubbio la più coinvolgente, trasgressiva e divertente manifestazione della Città e i giorni di maggior fermento sono le date corrispondenti alle festività carnevalesche. Il Giovedì Grasso si tiene la sfilata della Scuole; il Sabato si svolge la festa delle Cantine e, molte di queste, ubicate nel centro storico, vengono aperte al pubblico con la generosa offerta di un bicchiere di Vino Locale. L’ultimo giorno del Carnevale è il Martedì Grasso ed è l’appuntamento abituale delle Maschere maggiormente conosciute della festa, S’Attittidu e Giolzi.
S’Attittidu Il primo appuntamento previsto per la mattina del Martedì Grasso, è “S’Attittidu”. Per l’occasione la gente si veste di nero come le anziane in lutto e vanno in giro piangendo e chiedendo alle donne un goccetto di latte per sfamare il bimbo che muore: il Carnevale ormai è alla fine. In questo appuntamento c’è un chiaro richiamo sessuale.
Giolzi Il secondo appuntamento della festa di Martedì Grasso è chiamato “Giolzi” e prende avvio di sera, quando tutti indossano abiti bianchi, ricchi e elaborati, oppure ricavati da federe e lenzuola. Così abbigliate le maschere vanno in giro – lanterne alla mano – invocando il re del Carnevale, “Giolzi” per l’appunto. Quasi ogni gruppo prepara un pupazzo di paglia che rappresenta il re, anima del Carnevale, e a conclusione della Festa, i fantocci vengono bruciati in piazza o lungo le strade, evento che rappresenta la fine della festa.

Bosa il paese, provincia di Oristano

Storia Il territorio di Bosa fu abitato fin dall'epoca preistorica, come dimostrano i vari ritrovamenti tra cui le domus de janas di Coronedu e Ispilluncas, e i nuraghi di monte Furru, Sesamo e Tiria. L'origine del centro risale al tempo dei Fenici, la cui presenza è attestata da un'epigrafe, oggi perduta ma databile intorno al IX secolo a.C., che documenterebbe anche il toponimo, ripreso successivamente da Tolomeo e dall' "Itinerarium Antonini". Secondo una leggenda l'antica Bosa vetus venne fondata da Calmedia, figlia di Sardus, eroe dei primi abitatori dell'isola. La città romana, invece, sorgeva più a monte del probabile centro fenicio, situato presumibilmente in una zona molto vicina alla foce del Temo. E' possibile che il vecchio sito romano non sia stato mai abbandonato, anche durante le incursioni arabe, tant'è vero che nel 1062 ebbe inizio la costruzione della Cattedrale dedicata a San Pietro. Nel 1112 i marchesi Malaspina costruirono un castello in posizione strategica sulla sommità del colle Serravalle. E' facile pensare che da questa fase in avanti ebbe inizio un graduale processo di trasferimento urbano dal vecchio al nuovo sito. Dopo un breve periodo sotto i giudici d'Arborea, con la conquista catalano-aragonese Bosa fu concessa in feudo, nel 1330, al catalano Pietro Ortiz. La città tornò agli Arborea con Mariano IV e rimase alla casata sarda per circa un secolo, durante il quale si ipotizza abbia mantenuto la propria autonomia municipale regolata da statuti. Nel 1499 Ferdinando il Cattolico dichiarò Bosa città reale, con tutti gli onori e i privilegi connessi a tale titolo, pur lasciando il castello privo di feudo all'ammiraglio di Villamari. A quest'epoca la funzione del feudatario era quella di esercitare una specie di protettorato sulla città. In realtà si trattava di una funzione solo nominale perché, mentre la città cresceva e prosperava, l'interesse dei feudatari verso il loro possedimento diminuiva progressivamente e il castello iniziava così la sua decadenza. Tuttavia, i privilegi concessi alla città rimasero immutati sino alla riforma dei consigli civici, voluta dai Savoia nel 1771. In base alle successive suddivisioni amministrative del territorio, ad opera del governo sardo-piemontese, Bosa fu capoluogo di provincia dal 1807 al 1821. Nel 1848, quando vennero istituiti i comuni, fu inclusa nella divisione amministrativa di Nuoro. Con l'istituzione della provincia di Nuoro, nel 1927, la città ne entrò a far parte fino al 2005, anno in cui è passata alla provincia di Oristano. La città vecchia, situata alle pendici del colle Serravalle, è caratterizzata da strette vie in pietra e alti palazzi e digrada verso la zona moderna, la cui planimetria è più regolare, con tendenza a espandersi in direzione della costa. Sulla riva sinistra del fiume sorgono Sas conzas, le storiche concerie costruite in pietra rosa, ormai in disuso, tutte allineate presso il fiume Temo, ognuna con un suo pontile.
Tradizioni Le tradizioni civili, religiose e la cultura popolare bosana offrono al visitatore delle forti suggestioni durante tutto l'anno, a cominciare dal carnevale di Bosa, appuntamento di richiamo per tutta l'Isola, con le sue maschere tradizionali ed estemporanee. In primavera, la festa dei Santissimi Pietro e Paolo vede riaprirsi per l'occasione la cattedrale romanica di San Pietro (1062), che viene raggiunta in barca dai fedeli. In estate due appuntamenti di grande impatto, anche in senso scenico, sono la festa dedicata a Santa Maria del Mare, protettrice dei pescatori, la cui statua viene accompagnata lungo il fiume da un corteo di barche addobbate, e la festa dedicata a Nostra Signora di Regnos Altos, caratterizzata dai cosiddetti "altarittos", realizzati dagli abitanti del quartiere di "Sa costa", e da lunghe tavolate in cui è possibile gustare bevande e piatti tipici della gastronomia locale. La gastronomia è, infatti, uno degli aspetti più interessanti della tradizione di Bosa. I menù delle cucina bosana, principalmente a base di pesce, sono molto ricchi e variegati. Si va dagli antipasti tipici di mare, tra i quali è particolarmente noto "S'azzada", realizzato con "S'iscritta" (la razza) e "Baldolos" (il gattuccio) per arrivare al piatto forte della cucina di mare: l'aragosta. E' di particolare interesse anche l'attività che le donne di Bosa si tramandano da generazioni sull'uscio di casa: il filet. Per osservare dal vivo le fasi del lavoro al telaio e la preparazione di "su randadu" è sufficiente passeggiare per i vicoli del centro storico dove si incontrano gruppi di donne impegnate a ricamare. I turisti si fermano incuriositi a osservare dal vivo la lavorazione pregiata ed esclusiva di tende, tovaglie e centrini.
Territorio Il fiume Temo fa da sfondo a una natura ricca di specie animali e vegetali, che fanno del territorio di Bosa un'oasi naturale tra le più singolari e affascinanti della Sardegna. La conformazione morfologica del territorio è molto varia e particolare, e permette di spaziare con facilità dall'ambiente costiero a quello montano. La zona fluviale è caratterizzata dalla coltura dell'olivo sui versanti collinari a destra e a sinistra del Temo. L'area costiera è invece articolata in promontori e insenature di rara bellezza. Vicina al centro urbano è situata Bosa Marina, con le sue spiagge di sabbia rossa, ricca di ferro, dalle caratteristiche terapeutiche per la cura di alcune malattie reumatiche. La vegetazione dei rilievi montani di origine vulcanica comprende la formazione di gariga costiera, di macchia mediterranea, residui di leccete e, per quanto riguarda la zona di monte Mannu, di praterie montane.

Dal punto di vista faunistico l'area è nota in quanto ospita il nucleo più consistente di avvoltoio grifone su tutto il territorio nazionale. Il parco biomarino di Capo Marrargiu è compreso nel tratto di costa tra la foce del fiume Temo e l'isolotto di Sa pagliosa. E' da segnalare la presenza, su questo tratto, di uccelli acquatici come il gabbiano corso, il martin pescatore, il cormorano e rapaci come il grifone, il falco pellegrino, l'aquila reale e il nibbio reale. Infine il paesaggio della valle interna del fiume Temo e dei suoi affluenti è contraddistinto da una conformazione naturale resa suggestiva dall'incisione della valle del fiume contornata da pendii e da ripiani, non intaccati dall'opera dell'uomo, come quello di Sa paule di pedrasenta.
Economia L'economia di Bosa si fonda principalmente sull'agricoltura e sull'artigianato, in particolare quello orafo. La concia delle pelli, il famoso "filet", l'intaglio del legno, la filigrana in oro e argento, la raccolta e la lavorazione del corallo e la pesca sono alcune delle attività che hanno reso famosa questa città e che oggi attirano e incuriosiscono i turisti. Bosa è nota anche per la produzione della Malvasia, un vino dal sapore ricco e dal colore ambrato.

Pessighette Dimora di Campagna, dove dormire e dove mangiare a Bosa (OR), Località Pessighette, Bosa (OR). Produzione Vine e locanda tipica.
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Dove Dormire, Dove Mangiare e Cosa Fare a Bosa


Pessighette Dimora di Campagna,

un angolo di relax immerso nel verde ad un passo dallo splendido mare di Sardegna.
Vi aspettiamo, per un rilassante soggiorno in un ambiente accogliente e familiare e, se volete, per gustare la genuinità della cucina tipica del territorio.
Siamo aperti tutto l’anno… basta una telefonata o una e-mail per prenotare!

Bosa Diving Center
Un diving center galleggiante (floatting diving). Alla foce del fiume Temo, a poche decine di metri del lido dell'incantevole cittadina di Bosa, in Provincia di Oristano. Il Temo, che è l'unico corso d'acqua navigabile dell'isola, separa l'antico abitato, e il centro storico, dalla frazione balneare di Bosa marina caratterizzata, appunto, da una bella spiaggia e da un porticciolo. La nostra posizione è invidiabile grazie all'innovativa struttura galleggiante. Tutta la logistica, pre e dopo immersione, è facilitata da una serie di opportunità: intanto la posizione sull'acqua, i comodi parcheggi adiacenti, i servizi dati dagli hotel li prossimi insieme alla facilità di raggiungere il lido con le attività ricreative ad esso connesse.

Cesto in asfodelo, Bosa, Artigianato Locale
Lavorazione dei cesti in asfodelo, Bosa

Artigianato e gastronomia

Il filet è un merletto di grande pregio, la cui lavorazione è di antica usanza bosana. La rete venne inventata dapprima per i pescatori; le donne poi sfruttarono lo stesso punto per ricavarne un pizzo ricamando la rete al telaio. Il filet di Bosa, con la delicatezza dei suoi disegni più raffinati, richiama origini legate ai ginecei dei primi monasteri, alle stanze femminili del castello, agli harem delle corti saracene. Pavonesse e colombi, tralci di vite e grappoli d'uva provengono dalla simbologia religiosa dei monaci bizantini. Gli orafi di Bosa "sos mastros de oro", sono conosciuti anche col titolo di "ragni della filigrana, per quel loro trattare i fili d'oro e d'argento con la maestria dell'insetto acrobata". La lavorazione del Corallo è praticata a Bosa dal 1200, anno in cui i marsigliesi ottennero dal Vicario del re Enzo, un "privilegio" che concedeva loro libertà di pesca e franchigia in perpetuo. Con l'avvento della moderna attività subacquea, i sommozzatori, veri temerari, si spingono a profondità elevate, oltre i 100 metri, per raccogliere interi cespugli di corallo. La lavorazione del corallo, oltre a costituire vere sculture vendute singolarmente, si integra con quella orafa, sviluppandosi in creazioni il più delle volte uniche, così come unici sono i pezzi lavorati. Bosa: non solo bella da visitare per la storia e la cultura, ma anche da gustare. Profumi, colori e sapori che nascono dal connubio tra mare e terra. Famose le aragoste, uniche in tutto il bacino del Mediterraneo per la particolare pastura lungo le coste. Inoltre il suo ricco menù gastronomico di mare presenta piatti tipici come "S'Azada" piatto realizzato con "S'Iscritta" (Razza) e Gattuccio (Baldolos). Da non scordare, le salse con cui si condiscono degli abbondanti primi piatti. Le salse regina sono senza dubbio quella all'aragosta e quella ai ricci di mare. Rinomatissima La zuppa d'Astice, piatto unico che ha ricevuto grossi riconoscimenti a livello nazionale.
Malvasia di Bosa DOC La produzione è molto limitata ma sicuramente è tra i vini più pregiati d'Italia. Per la sua particolarità può essere consumato sia giovane che invecchiato. Dal colore paglierino con riflessi verdognoli; profumo intenso e persistente di frutta matura che ricorda l'albicocca e la pesca; al gusto è amabile o dolce, morbido e suadente che lo rendono fine ed elegante. Se invecchiato ha colore giallo oro tendente all'ambrato, profumo etereo e ammandorlato; al gusto è secco, morbido e pieno con lunga persistenza gusto-olfattiva. Ottimo con i dolci oppure a fine pasto. Eccellente vino "da conversazione" e da "meditazione".

Museo Casa Deriu



Informazioni
Indirizzo: corso Vittorio Emanuele 59, 08013 Bosa; telefono: +39 0785 377043
Ente titolare: Comune di Bosa
Gestione: Società La città del sole - Servizi per il turismo culturale, di Crisponi Stefania & C. snc,
via Gramsci sn, Bosa
Orari: 10.00-13.00 e 16.00-18.00 (inverno, altri orari solo su prenotazione); chiuso il lunedì (aperto solo su prenotazione)
Biglietto: € 4,50 (intero), € 3,00 (ridotto), € 2,00 (gruppi), € 1,50 (scolaresche); comprende la visita alla Pinacoteca Atza
Esenzione biglietto:
e-mail: info@bosaonline.com

Il museo è situato nel corso Vittorio Emanuele, nella zona detta "Sa Piatta", in un palazzo ottocentesco. L'edificio, su tre piani, è il risultato dell'accorpamento di più abitazioni e costituisce, con le sue volte affrescate e i suoi arredi, una bella testimonianza di abitazione borghese del centro storico bosano. L'esposizione è strutturata in tre ambienti tematici: una parte ospita l'allestimento di mostre temporanee sugli usi, costumi e tradizioni bosane. Un'altra parte comprende il cosiddetto piano nobile, un autentico appartamento signorile rimasto esattamente com'era nell'Ottocento. Il fulcro del percorso museale è la mostra permanente della produzione artistica di Melkiorre Melis. Attraverso questa collezione si ha una conoscenza della produzione del più importante ed eclettico pittore bosano, che comprende, oltre ai quadri, anche manufatti di varia ispirazione. Sono numerose le opere esposte, in quanto l'artista si è dedicato alla creazione di mobili, oggetti e ceramiche, e comprendono anche il periodo africano. La sua esperienza libica come direttore della Scuola di Arte e Mestieri Indigeni a Tripoli gli aveva permesso infatti di rinnovare la sua produzione sulla base di suggestioni primitiviste e delle affinità fra queste e la produzione artistica della Sardegna. La visita guidata permette di approfondire la conoscenza delle risorse storiche e artistiche presenti nel territorio bosano ma, soprattutto, permette di conoscere l'enorme produzione melisiana che, abbracciando le molteplici espressioni dell'arte, distinguerà il Melis dagli altri artisti sardi suoi contemporanei.
Servizi Esiste un servizio di visita guidata compreso nel prezzo del biglietto. È aperto il bookshop. Esistono barriere architettoniche. Il museo organizza visite guidate alla torre spagnola nel periodo primavera-estate (su prenotazione in inverno).

Collezione Permanente "Pinacoteca Antonio Atza"




Informazioni
Indirizzo: corso Vittorio Emanuele 74, 08013 Bosa; telefono: +39 0785 377043
Ente titolare: Comune di Bosa
Gestione: Società La città del sole. Servizi per il turismo culturale, di Crisponi Stefania & C. snc,
via Gramsci, sn Bosa
Orari: 10.00-13.00 e 16.00-18.00 (inverno, altri orari solo su prenotazione); chiuso il lunedì (aperto solo su prenotazione)
Biglietto: € 4,50 (intero), € 3,00 (ridotto), € 2,00 (gruppi), € 1,50 (scolaresche); comprende la visita alla Casa Deriu
Esenzione biglietto:
Sito internet: www.bosaonline.it
e-mail: info@bosaonline.com

Il museo La Pinacoteca Atza è situata nel corso Vittorio Emanuele, di fronte alla Casa Deriu, e occupa i locali della ex Biblioteca comunale. Al suo interno si trova una ricca esposizione permanente che permette di conoscere le tele del pittore Antonio Atza, bosano d'adozione, e scoprire le varie fasi del suo percorso artistico. L'esposizione, suddivisa in varie sale, è composta da opere donate dallo stesso autore al Comune di Bosa e comprende sia alcune delle primissime esecuzioni realistiche, sia alcuni di quei dipinti "surrealisti", che lo inseriscono fra i protagonisti dell'arte sarda del dopoguerra. Pezzi importanti del suo percorso pittorico sono le famose "Sabbie", dipinte alla fine degli anni cinquanta, i "Blues" dei primi anni sessanta e le opere di chiara ispirazione futurista, come l'"Autoritratto" e i "Venditori di brocche". Uno spazio è dedicato alle opere dei vari artisti con i quali Antonio Atza aveva stretto rapporti di amicizia: Stanis Dessy, Giovanni Thermes e Giovanni Pisano. Il museo permette la conoscenza di un artista annoverato tra i maestri dell'arte sarda del secondo Novecento. I suoi quadri sono, a tutt'oggi, ricercati e ambiti dai collezionisti e dipinti di Antonio Atza sono presenti nei principali musei dell'isola.
Servizi
Esiste un servizio di visita guidata compreso nel prezzo del biglietto. È aperto il bookshop. Esistono barriere architettoniche. Con lo stesso biglietto è possibile la visita guidata alla Casa Deriu. Il Museo organizza visite guidate alla Torre spagnola nel periodo primavera-estate.



Collezione etnografica Stara
Informazioni
Indirizzo: via della Repubblica 10, Bosa
Telefono: 0785 373459
Ente titolare: Luigi Cristoforo Stara

Il museo È articolato in una serie di pannelli, vetrine e bacheche distribuiti per categorie. La collezione, esposta in un unico ambiente di 300 mq, è suddivisa in 26 sezioni e costituita da una grande quantità e varietà di utensili d'uso domestico e di strumenti da lavoro della civiltà contadina, pastorale, marinara ed artigianale di Bosa e della Planaria nell'Ottocento e nel primo Novecento. Sezione del contadino. Arnesi per la lavorazione della terra, sarchiatura, pulitura e semina (aratri, zappe, picconi, vanghe), fienagione, mietitura (furlane, falci, falcetti), raccolta e conservazione dei cereali e dei legumi (pale, tridenti, stacci), potatura degli olivi e delle viti (seghetti, roncole e loro supporti, scuri, coltelli); finimenti per cavalcature (selle); recipienti per vino e olio; torchio per uva della fine dell'Ottocento; macine per uva e mole per il grano. Armeria. Armi e accessori utilizzati nei passati conflitti. Sezione del falegname. Banco da lavoro, asce, cardini, cerniere, ganci, paletti, serrature per porte, martelli, pialle, seghe, succhielli, tenaglie. Sezione del maniscalco-stagnaio-meccanico. Arnesi per la ferratura del bestiame, saldatori, ingrassatori, tenaglie, chiavi. Sezione del pescatore. Aghi per riparare le reti, lenze, ancore, ancorotti, arpioni, ami, carrucole, nasse, bruciatori, coltelli, rezzaglio, tenaglie per catturare le anguille. Sezione dell'elettricista. Isolatori, campanelli elettrici, cinture e staffe per pali. Sezione del calzolaio e del conciatore. Banco da lavoro del calzolaio, cucitrice, forme, martelli, palanchini, pinze, trincetti, grembiule in pelle, marchio per la pelle, raschino, scarpe di legno e zoccoli. Sezione dei casalinghi. Stoviglie da cucina e da tavola, fornelli; strumenti per la panificazione ("corbule", canestri, setacci, sassole), riscaldamento degli ambienti, lavanderia, stireria, illuminazione (lampade, lucerne), filatura, tessitura; camere da letto. Sezione degli arredi sacri. Acquasantiere, inginocchiatoi, stendardi, statue, santini. Sezione del muratore. Carrucole, martelli, mazzette, frattone, pennelli. Sezione del pastore. Forme per la confezione del formaggio e della ricotta, campanelle per gli animali, recipienti per il trasporto del latte, forbici per tosare, marchi per il bestiame. Sezione del sarto. Ferri da stiro, forbici, macchine da cucire, mezzelune. Sezione del medico. Utensili da infermeria, siringhe, vasi per medicinali. Sezione del barbiere. Macchinette da barba, pennelli, rasoi, seggiolino per salone. Non sono presenti barriere architettoniche. È importante per la sua varietà e completezza utile per far conoscere la cultura, gli usi e costumi del tempo passato.
Servizi Collaborazioni con la dirigenza delle scuole medie inferiori e superiori locali per incontri di approfondimento a tema. Visite guidate su appuntamento per gruppi formati da più di 10 persone.


Casa Deriu



Come arrivare
Bosa si raggiunge da Macomer lungo la SS 129 bis, da Alghero lungo la SP 49 o da Oristano lungo la SS 292. Alla casa Deriu si accede dal corso Vittorio Emanuele II, che percorre il centro urbano arginando l'intrico viario di "cortes" e "cascios" dell'abitato medievale, sulla direttrice parallela al fiume Temo. Il corso è uno dei pochi risultati del "Piano d'ornato" voluto dall'amministrazione cittadina e progettato fra il 1864 e il 1867 dall'ing. Pietro Cadolini. L'intervento di allineamento dei fronti degli edifici e di regolarizzazione della strada ebbe un momento particolarmente importante nella demolizione della chiesa della Maddalena (1870) e nella contestuale apertura della piazza Costituzione, ornata qualche anno dopo (1881-82) con il fontanone di vulcanite e marmo, punto d'arrivo dell'acquedotto ottocentesco.
Descrizione Casa Deriu, uno degli edifici più belli del lato d. del corso, è precedente al progetto urbanistico di Pietro Cadolini, poiché vi è scolpita la data 1838 (che peraltro potrebbe riferirsi alla ristrutturazione di un edificio preesistente) al lato di una delle mostre dei due portoni di facciata, arricchiti da trabeazione aggettante e colonne scolpite nella locale trachite rossa. L'androne d'ingresso è caratterizzato - secondo una tipologia diffusa nelle antiche abitazioni bosane - dalla presenza di tre archi. Uno dà accesso ai magazzini, l'altro al vano scala il centrale, mentre il terzo ha funzione ornamentale. La pianta dei tre livelli è la stessa: due stanze di maggiori dimensioni con affaccio sul corso, due minori prospicienti la piazza Modoleddu a N e due piccoli ambienti interni senza prese di luce. Il primo piano è riservato alle mostre temporanee, compresa una saletta destinata all'esposizione dell'artigianato locale. Il terzo piano ospita la pinacoteca civica permanente "Raccolta Melkiorre Melis", legata dagli eredi Melis al Comune di Bosa nel 1989. Il piano nobile, che era riservato ad abitazione padronale, è un esempio intatto di abitazione ottocentesca per famiglie di censo elevato, in uso fino a un passato recente con arredi in gran parte originali. L'attuale sistemazione dell'appartamento propone un percorso circolare, a partire dall'ingresso a sinistra del pianerottolo, che consente l'accesso al salotto, comunicante con la camera da letto (con annesso guardaroba). Di qui si passa per una sorta di anticamera, con doppio accesso alla sala da pranzo, da cui si esce nuovamente sul pianerottolo attraverso un breve corridoio ricavato con tramezzi di legno, che costituiscono le pareti dei servizi igienici e di altro ambiente destinato probabilmente alla servitù. Fra gli arredi e le decorazioni sono pregevoli il parquet del salotto, con motivi geometrici ripresi dagli ornati del soffitto a finti cassettoni; il pavimento della camera da letto in maioliche di manifattura campana del XIX secolo, ben armonizzate con la volta dipinta con cornici e vasi di fiori di gusto neosettecentesco; infine gli ornati Jugendstil della sala da pranzo, ascrivibili al primo decennio del Novecento.
Storia degli studi Il palazzo è compreso nelle principali opere sull'architettura bosana.



Castello di Serravalle




Come arrivare Si abbandona la SS 131 all'altezza di Macomer, svoltando al bivio per Bosa, che si raggiunge dopo 29 km percorrendo la 129 bis. L'abitato di Bosa si stende sulle rive del fiume Temo, inerpicandosi con le abitazioni lungo il pendio del colle alla sommità del quale fu edificato il castello di Serravalle. Il nucleo originario della città si trovava sempre lungo il Temo, ma più all'interno, nel sito della chiesa di San Pietro extra muros.
Descrizione L'attuale cittadina di Bosa, con i palazzi e le chiese del centro storico, il castello e l'ex cattedrale romanica di San Pietro extra muros, le antiche concerie lungo il Temo, è uno dei luoghi fluviali di maggiore attrazione turistica in Sardegna, ricco di emergenze storico-artistiche. Il suo centro storico corrisponde a Bosa "nova", rifondata sulle rive del fiume Temo in prossimità del porto fluviale. Proprio a partire dal fiume il borgo si espande fino a giungere alle pendici della collina, dove si colloca il rione sa Costa, alla cui sommità fu costruito il castello di Serravalle. Nei pressi della cattedrale di San Pietro, sulla riva opposta del Temo, si trova il nucleo di Bosa "vetus", centro originario dell'abitato di Bosa. A 81 metri s.l.m. si erge il castello di Serravalle. Comunemente denominato castello dei Malaspina, deve questo appellativo alla tradizione secondo cui sarebbe stato costruito nel 1112 dall'omonima famiglia di nobili toscani trapiantati nell'isola alla metà dell'XI secolo. L'intero complesso del castello di Serravalle occupa un ettaro, all'interno del quale si colloca il castello vero e proprio, dell'ampiezza di 2000 mq. La fortificazione è ancora oggetto di studi e scavi archeologici per ridefinirne chiaramente la cronologia e gli interventi. Si è soliti individuare tre fasi cronologiche distinte a partire dal primo impianto, forse nel XII secolo, a cui apparterrebbero parti del muro a nord comprendente una torre. Degli inizi del XIV secolo sarebbe la ricostruzione della torre N/E, tipologicamente assimilabile alle torri dell'Elefante e di San Pancrazio, a Cagliari, erette tra il 1305 ed il 1307. La torre è realizzata in vulcanite chiara, priva di merli, ma terminante in una serie di mensole sporgenti. Era divisa in tre piani. Successivamente sarebbe stata costruita la grande cinta di mura che include sette torri di diversa forma, cinta che oltre a difendere il castello vero e proprio racchiude anche la chiesa di Nostra Signora de Sos Regnos Altos. Recenti scavi rivoluzionerebbero la cronologia del sito, ascrivendo a epoca successiva alla conquista arborense la realizzazione delle strutture oggi visibili. Tuttavia è necessario attendere il completamento di questi studi per rivedere la storia del castello di Bosa, monumento complesso non solo per le stratificazioni al suo interno, ma anche per le vicende storiche che lo caratterizzarono.
Storia degli studi Gli studi sul castello di Bosa e il suo abitato sono numerosissimi, data l'importanza del sito nella storia dell'arte isolana. Si vedano il testo di Mario Pintor dal titolo "Bosa e il suo castello" (1963), la monografia a cura di Salvatorangelo Spanu dal titolo "Il castello di Bosa" (1981), così come la parte relativa a questa fortificazione inserita nel volume di Foiso Fois "Castelli della Sardegna medioevale" (1992); del 1993 è la scheda sintetica nel volume di Roberto Coroneo "Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300".


Pianta Castello Serravalle

La vetrina delle Aziende Sarde

Chiesa di Nostra Signora de sos Regnos Altos



Come arrivare Si abbandona la SS 131 all'altezza di Macomer, svoltando al bivio per Bosa, che si raggiunge dopo 29 km percorrendo la 129 bis. La chiesa è compresa nella cerchia muraria del castello, che domina il centro storico della cittadina. L'abitato di Bosa si stende sulle rive del fiume Temo, inerpicandosi con le abitazioni lungo il pendio del colle alla sommità del quale fu edificato il castello di Serravalle, a 81 m s.l.m. Comunemente denominato castello dei Malaspina, deve questo appellativo alla tradizione secondo cui sarebbe stato costruito nel 1112 dall'omonima famiglia di nobili toscani trapiantati nell'isola alla metà dell'XI secolo. La chiesa di Nostra Signora de Sos Regnos Altos, edificata entro le mura del castello, svolse funzione di cappella palatina.
Descrizione Più che sotto il profilo architettonico, la chiesa di Nostra Signora de sos Regnos Altos suscita interesse per lo straordinario ciclo di affreschi trecenteschi, emerso al suo interno. La cronologia della cappella è incerta: non si è ancora riusciti a stabilire se questa sia stata costruita prima del castello e poi restaurata o se fosse successiva alla struttura fortificata. Nei registri catastali la prima intitolazione della chiesa era a Sant'Andrea apostolo e solo intorno alla fine del XIX secolo ha assunto il nome odierno. Non si hanno menzioni della struttura originaria dell'edificio, che nei secoli ha subito interventi pesanti; oggi si presenta come una chiesa ad aula unica, dove la zona presbiteriale è stata interamente rifatta. Gli studi più recenti hanno comunque proposto una datazione dell'edificio al XII secolo e una serie di interventi successivi nel corso del XIV. Fra questi interventi vi è anche la realizzazione del ciclo di affreschi che si può ammirare in tre delle quattro pareti della chiesa. Questi si collocano in controfacciata e nei due lati lunghi e sono stati pesantemente mutilati dalla ricostruzione dell'abside, in periodo non documentato. Anche la datazione degli affreschi, come della chiesa, ha creato non pochi problemi agli studiosi, che sono arrivati a collocarli addirittura nel XV secolo; oggi si ritiene che questi siano stati realizzati nel XIV secolo, presumibilmente da un pittore di origine toscana.
Storia degli studi Gli studi sulla chiesa bosana si intrecciano con quelli riguardanti il castello. Sulla sua cappella e in particolare sugli affreschi che decorano l'interno si segnalano gli studi di Attilio Mastino (1991), Gianni Fois (1996) e Corrado Zedda (1996). Nel 1999 è uscita un'approfondita monografia di Fernanda Poli.



Bosa le Concerie



Come arrivare Si lascia la SS 131 all'altezza di Macomer, svoltando al bivio per Bosa, che si raggiunge dopo 29 km percorrendo la 129 bis.
Il paesaggio urbano di Bosa si caratterizza per la schiera di concerie costruite sulla sponda sinistra del Temo.
Descrizione Si tratta di una serie di edifici a fronte continuo, risalenti soprattutto all'Ottocento, anche se situati in un'area prescelta per l'attività conciaria almeno nel Seicento, per la necessità di utilizzare l'acqua salmastra nella lavorazione delle pelli. Le costruzioni infatti furono realizzate a ridosso del fiume, in prossimità della città per essere facilmente raggiungibili dagli operai, ma anche sufficientemente lontane per evitare gli sgradevoli effluvi derivanti dalla lavorazione. Gli edifici delle conce richiamano le abitazioni della città, poiché utilizzano la vulcanite trachite rossa nelle cornici di porte e finestre e l'intonaco rosato ottenuto dalla miscela della calce con la polvere vulcanica. In tutti si ripetono i timpani e i tetti a capanna, che formano una facciata unica e pressoché ininterrotta. Alla semplicità dell'esterno corrispondeva l'organizzazione funzionale degli interni: due piani con soffitti di legno, collegati da scale e completati con macchine e arnesi per la lavorazione del pellame. In genere il piano superiore era riservato alle fasi di finitura di due prodotti in particolare - la suola e la vacchetta - richiesti soprattutto a Cagliari dai legatori di libri. Dopo la suddivisione tra diversi produttori durata fino al primo Ottocento si passò ad una moderna organizzazione d'impresa, con poche famiglie proprietarie dell'attività, cessata definitivamente negli anni sessanta del Novecento. Nel 1989 le concerie sono state dichiarate monumento nazionale.
Storia degli studi Una rassegna degli studi si trova nella bibliografia relativa alla scheda nel volume della "Storia dell'arte in Sardegna" sull'architettura otto-novecentesca (2001).


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