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Muravera :: è uno dei più rilevanti centri agricoli dell'Isola, famosa per la Sagra delle Arance. Il centro è noto anche per le sue bellissime spiagge, come San Giovanni, Costa Rei, Feraxi e Colostrai, che fanno del suo territorio uno fra i più belli del Mediterraneo

Località Sarde > Cagliari


Panorama di Muravera. Fotografia di Gianni Alvito

Muravera
Muravera, centro del Sarrabus, è situato nell'area sud-orientale della Sardegna. Grazie alla presenza del fiume Flumendosa, è uno dei più rilevanti centri agricoli dell'Isola. Di grande interesse la parrocchiale di San Nicola di Bari risalente all'epoca gotico-catalana. Il centro è noto anche per le sue bellissime spiagge, come San Giovanni, Costa Rei, Feraxi e Colostrai, che fanno del suo territorio uno fra i più belli del Mediterraneo.

Abitanti: 4.650
Superficie: kmq 94,7
Municipio: piazza Europa, 1 - tel. 070 990001
Cap: 09043
Guardia medica: viale Rinascita - tel. 070 6097737
Biblioteca: piazza Europa, 1 - tel. 070 9932033
Ufficio postale: via Europa, 24 - tel. 070 9931152

Stemma araldico Muravera
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Testi di Giuseppina Baldoni

Il territorio Muravera è un paese in provincia di Cagliari, situato 60 km a nord-est del capoluogo sardo sulla Strada Statale 125 (vecchio tracciato dell’Orientale Sarda). Il territorio comunale si estende su una superficie di 94,70 kmq e comprende, oltre al centro principale, le località di Torre Salinas, Colostrai, Feraxi, Capo Ferrato, Costa Rei, Monte Nai. Confina a nord con Villaputzu, ad ovest con San Vito, a sud con Castiadas, a est col mar Tirreno. Il 45% della sua superficie è occupato da pianure, il resto da rilievi collinari che non superano quasi mai i 500 m di altitudine e si chiamano ugualmente monti: Monte Liuru (m 420), Monte Nai (238), Monte Ferru (300), Monte Su Zippiri (183), Monte S’Acqua Seccis (162). Le vette più alte sono: Bruncu Nieddu Mannu (574) e Punta Cardaxiu (531) in località Sa Sermentedda; seguono Bruncu Rio Molas (470) e Bruncu Padenteddu (368) in zona Padenteddu, Bruncu Su Tidori (442) in Serra Ponzianu. Dal punto di vista geologico il rilievo presenta queste caratteristiche: nella parte nord si hanno complessi sedimentario-metamorfici dell’era paleozoica, più noti come “scisti di SanVito”, a sud complessi magmatici intrusivi tipici dell’orogenesi erciniana e caledoniana tra cui spiccano i graniti. In località Monte Ferru e Cala Sa Figu invece prevalgono basalti dell’Oligo-Miocene e del Permiano. Caratteristica di questa zona è il rilievo a forma di cono, di colore grigio-cinereo. I fenomeni vulcanici hanno lasciato tracce osservabili sul cocuzzolo Perda Niedda e al Bruncu Sa Figu. Altri segni di eruzione si possono individuare nelle bellissime colate basaltiche a formazione prismatica e nei pittoreschi tafoni prodotti qua e là dall’erosione nella roccia trachitica. Dalla cima di Monte Ferru si può osservare globalmente il sistema vulcanico che, oltre al cono principale, comprende anche piccole bocche secondarie. Le pianure si sono formate nel Quaternario e sono del tipo alluvionale. Numerosi sono i torrenti che scendono a valle nei periodi di pioggia (causa, in passato, di disastrose alluvioni) e che rimangono in secca durante il periodo estivo. Di un certo rilievo sono il Riu Corr’ ’e Pruna e il Rio Picocca che si gettano nella zona lagunare di Feraxi e Colostrai. Al confine fra Muravera e Villaputzu scorre il Flumendosa, la cui foce a delta è imbrigliata in diversi canali: canale di San Giovanni, Foxi Padrionnas, Foxi Bau Obilu, Foxi Sa Carina e Flumini Becciu. Nel territorio si trovano anche gli stagni di Torre Salinas e Piscina Rei, le lagune costiere di Colostrai e Feraxi. In queste ultime l’acqua dolce dei torrenti si mescola a quella marina in seguito al fenomeno delle maree, creando un’oasi ideale per la fauna migratoria e per il ripopolamento ittico (area protetta dal 1998). Lungo il mar Tirreno il paesaggio si presenta quanto mai vario e affascinante per la diversa natura delle coste, ora alte e rocciose, ora rettilinee e sabbiose. I 30 km di litorale sono così ripartiti: 21,650 km ad arenile maggiore di 50 m in ampiezza, 2,625 km con arenile inferiore ai 50 m, 5,400 km del tipo roccioso accessibile, 7,980 km del tipo roccioso non accessibile. Sul mare si protendono i due promontori rocciosi di Torre Salinas e Capo Ferrato, dove esiste un faro per naviganti. Numerose le calette e i piccoli golfi, antichi luoghi d’attracco di imbarcazioni come Porto Pirastu, Porto S’Illixi. Famose le spiagge di San Giovanni, Cristolaxedu-Colostrai, Feraxi, Costa Rei. Il clima può essere considerato arido e siccitoso a causa della scarsa piovosità, forti escursioni di umidità relativa, limitata nelle ore diurne, altissima in quelle notturne (da 10-15% a 90-100%). D’inverno la temperatura non scende mai al di sotto di 0°C, mentre in estate raggiunge valori molto elevati. Le piogge sono concentrate in brevi periodi soprattutto in autunno-inverno. La zona è battuta da venti forti provenienti da ovest-nord-ovest (maestrale), da nord-est (greco) e da sud-est (scirocco). La superficie boschiva, formata prevalentemente da essenze mediterranee miste (olivastro, carrubo, pino, leccio, corbezzolo, mirto, ginepro, lentischio, fillirea), ammonta complessivamente a 3945 ettari, distribuiti nelle seguenti località: Baccu Arrodas, Padenteddu, Perda Lada-Senni, Monti Ferru. Esistono inoltre due pinete in zona Colostrai e Porto Pirastu. Interessante la flora costiera, che presenta una grande varietà di specie: le violacciocche di mare, il giglio marino o pancrazio, i papaveri gialli, lo spinosissimo eringio marittimo. Ma la caratteristica più interessante di questa zona è la cosiddetta “macchia ad oleandro”, dislocata quasi esclusivamente lungo i greti dei torrenti o alle foci di corsi d’acqua in formazioni imponenti specie all’epoca della fioritura (tarda primavera). Accanto all’oleandro prosperano salici, tamerici, la bella felce osmunda. La fauna è ricchissima. Basta ricordare quella degli stagni, che ospitano per lunghi periodi splendidi esemplari di uccelli: il cavaliere d’Italia, l’airone cinerino, il fenicottero rosa, l’anatra selvatica, la folaga.

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Testi di Giuseppina Baldoni

Le origini Nel territorio comunale hanno depositato diverse testimonianze la preistoria e la protostoria: villaggi preistorici, tombe ipogeiche, protonuraghi, allineamenti di menhirs, tombe a corridoio, pseudonuraghi, nuraghi complessi, Tombe di giganti. Esse sono ubicate prevalentemente nelle basse colline che anticipano i gradienti montuosi più elevati. Sul lato est solitamente è impiantato l’ipogeo funerario, mentre la costruzione megalitica di pianta semicircolare o circolare è localizzata sulla sommità dei rilievi montuosi. I protonuraghi sono associati a complessi megalitici costituiti da aggregati di menhir di trenta o quaranta elementi, ossia lastroni di granito con figure antropomorfe infitti nel terreno a distanze angolari e metriche modulari, probabilmente utilizzati con funzione di regolo astronomico e di calendario solare. I più significativi complessi, ritrovati in località Costa Rei, sono quelli di Cuili Piras e Piscina Rei. Quest’ultimo sorge a 200 m dalla spiaggia ed è costituito da 22 menhir. Vi è anche un blocco di granito con una cavità idonea alla raccolta di liquidi, e che potrebbe essere stato utilizzato con funzione di ara sacrificale. In località Monte Su Zippiri, Monte Madau e Monte Ferru sono state localizzate tombe ipogeiche bicellulari o domus de janas, scavate nel granito, sono attribuibili al terzo millennio a.C. L’epoca successiva, quella nuragica, fu caratterizzata da grandi insediamenti, con villaggi disposti intorno ad un mastio poderoso, protetto da torri e cortine murarie. Questa fase è rappresentata dal complesso nuragico di Sa Domu ’e S’Orcu in località Baccu de Monte Nai (Costa Rei) e, più vicino a Muravera, dal nuraghe S’Acqua Seccis. Il primo è ubicato a poche centinaia di metri dal mare ed è costituito da un mastio quadrilobato protetto da una cortina muraria rafforzata da cinque torri, avente chiaramente funzioni militari. Nei protonuraghi sono stati ritrovati resti di fusioni, il che fa pensare che queste costruzioni fossero utilizzate come forni fusori del minerale (ferro, piombo, rame), presente nei giacimenti metalliferi del Sarrabus.
Dalla fortezza punica alle torri costiere L’età fenicio-punica è rappresentata dalla fortezza di Baccu de Monte Nai e da resti di numerosi villaggi del I secolo a.C., distribuiti lungo la costa nei punti di approdo per le navi che transitavano nella zona. Un’intensa opera di colonizzazione romana, avvenuta in epoca imperiale, è testimoniata dalle rovine di antichi villaggi tra cui Porto Sipicio, a nord di Capo Ferrato, e Susalei, in prossimità dello stagno di Piscina Rei. Nel primo caso, poco lontano dal villaggio, sulla collina posta a sud-est, era ubicata un’estesa necropoli, costituita da tombe ad incinerazione, impiantate superficialmente e oggi pressoché distrutte. Sconosciuta o quasi è la storia del territorio durante il periodo medioevale. Sappiamo che Muravera esisteva già nel Trecento, ma abitato da pochissime persone che andarono via aumentando, probabilmente a seguito dello spopolamento delle coste. Più conosciuto era il paese di Pedredu, situato ad est ed inglobato poi nel nuovo centro urbano. Si sa inoltre con certezza che dal secolo XI il territorio fece parte del Giudicato di Cagliari. Nel 1258 passò ai Visconti, giudici di Gallura, e nel secolo XV ai Carroz, conti di Quirra. In seguito il feudo venne ereditato dai marchesi Centelles. La zona costiera fu intensamente popolata fino a tutto il XVI secolo, quando molti villaggi vennero abbandonati a causa delle incursioni dei pirati barbareschi. Nello stesso periodo, proprio per proteggere questi villaggi, fu impiantato un sistema di torri d’avvistamento armate d’artiglieria e fornite di guarnigione permanente. Nel territorio di Muravera queste torri sono tre. In località San Giovanni è situata la Torre dei dieci Cavalli o Torre della Porta. La prima denominazione è relativa al numero di soldati che costituivano la guarnigione, la seconda ad una caratteristica strutturale dell’impianto, costituito da una grande porta ad arco su cui si sviluppa la torre tronco-conica; essa era divisa in due parti, una stanza interna inferiore e una stanza superiore dove erano disposte le armi da fuoco, compreso un cannone; alla base, in un ampio recinto, erano custoditi i cavalli utilizzati dai cavalieri che perlustravano notte e giorno le spiagge e, in caso di pericolo, si recavano velocemente ad avvisare la popolazione dell’arrivo del nemico. Vi sono poi la Torre delle Saline situata sulla sommità dello sperone roccioso a ridosso dell’omonimo stagno, e la Torre di Monte Ferru, sulla cima dello stesso monte. Muravera fu dominata dagli Spagnoli fino agli inizi del Settecento, quando passò ai Piemontesi che ne fecero un capoluogo di mandamento con giurisdizione sopra le terre di San Vito e Villaputzu.



La laguna di Colostrai particolare.

Testi di Giuseppina Baldoni

I monumenti Il centro abitato vanta alcuni monumenti storici significativi: la chiesa parrocchiale intitolata a San Nicola di Bari, l’ex Palazzo municipale, il Portico. La chiesa, di stile tardo-gotico, ha subìto nel corso dei secoli numerosi rimaneggiamenti. L’interno è ad unica navata con transetto e quattro cappelle laterali. Di notevole interesse sono il superbo altare di marmo policromo, eseguito da Giovanni Battista Asquer nel 1767, due retabli in legno di stile barocco, una croce di argento cesellato, dono di uno schiavo che riacquistò la libertà dopo essere stato prigioniero dei saraceni, un superbo crocifisso di legno di Giuseppe Antonio Lonis. La chiesa è stata dotata ultimamente di un bellissimo organo a canne. L’ex Palazzo municipale fu costruito nel 1864. Restaurato negli anni Ottanta del Novecento, oggi ospita la biblioteca, un’aula multimediale e l’ufficio del giudice di pace. Il Portico, piccola costruzione in pietra della fine dell’Ottocento, è strutturato a forma di arco, sostenente un corridoio balconato. Questo metteva in comunicazione due case vicine, separate solo da un vicolo. Sono da segnalare, pur nella loro semplicità, la chiesa di Santa Lucia e le chiese rurali di Sant’Antioco, San Giovanni, Santa Maria. Memorie dell’antico argento. Tra le testimonianze storiche più interessanti possiamo infine citare l’ex miniera di Baccu Arrodas,nei pressi del centro abitato, il cui filone argentifero fu coltivato fino al primo dopoguerra. Questa zona, insieme ad altre del Sarrabus, forniva la maggiore e migliore quantità d’argento allo stato nativo di tutta Italia. Le prime esplorazioni vennero praticate nel 1863, sulle due sponde del rio Baccu Arrodas da parte di ricercatori di Muravera. Nel dicembre del 1872 i diritti di estrazione del minerale presente in questa zona e in località Baccu Tassonis e Baccu Rio Molas, venivano ceduti alla “Società Lanusei”. L’area concessa era di 400 ettari. Nella campagna 1881-82 si raggiunse il massimo di estrazione con 221 tonnellate di piombo argentifero. Furono impiegati nell’attività mineraria diversi operai, buona parte continentali; i manovali erano invece esclusivamente di Muravera e paesi limitrofi. Alla laveria e alla cernita erano adibite anche delle ragazze. Col procedere dei lavori si scoprì che i filoni si esaurivano e ciò decretò la chiusura dei cantieri, con grande disappunto della popolazione. Oggi il territorio è protetto dalla Forestale e, per la ricchezza della sua macchia, è considerato il polmone verde di Muravera.
L’abitato Il nome Muravera, secondo un’ipotesi abbastanza accreditata, deriva dal più antico termine dialettale Murera che significa “luogo di gelsi”, o more. Fino a poco tempo fa, infatti, intorno al paese si trovavano alberi di questo genere, oggi quasi del tutto scomparsi. Qualcun altro sostiene però che il nome derivi dal termine mara o marera (“luogo di acque stagnanti”). È un’ipotesi non trascurabile, visto che anticamente il Flumendosa, non ancora controllato dagli argini, straripava frequentemente, allagando la pianura. La popolazione complessiva, secondo l’ultimo rilevamento effettuato presso il Comune (26 febbraio 2007) è di 5046 unità, di cui 1533 giovani (fino ai 30 anni), 1591 (tra i 30 e i 50), 1922 gli anziani (oltre i 50). L’altitudine del centro abitato oscilla tra i 7 e i 12 m sul livello del mare. Il paese, sviluppatosi lungo il vecchio tracciato dell’Orientale Sarda, si presenta oggi al visitatore come un centro dall’aspetto vario, luogo di passaggio animato e vivace soprattutto nel periodo estivo. Strutture antiche si mescolano a quelle di stile più moderno, mentre i quartieri residenziali, sorti recentemente ai margini del centro urbano, conferiscono al paese una certa aria di cittadina accogliente e dinamica. Dal punto di vista edilizio dominano case del tipo mono o bifamiliare con piccoli cortili ben curati. Non mancano nei nuovi quartieri case a schiera o palazzi condominiali. Le strade, asfaltate o lastricate in pietra, seguono nella parte interna il percorso antico, mentre nei nuovi quartieri hanno un andamento più rettilineo e adeguato al nuovo traffico. In questi ultimi anni il verde pubblico è andato incrementandosi. A valle i fitti agrumeti, delimitati da alti cipressi o eucaliptus, creano una piacevole macchia di colore e di ombra. Strutture pubbliche importanti oltre al Municipio sono: le Scuole elementari e medie inferiori, il Liceo scientifico e tecnologico, l’Istituto tecnico commerciale e per geometri, l’Istituto professionale per l’agricoltura, le caserme dei Carabinieri, della Polizia Stradale, della Guardia di finanza, il comando della Stazione forestale, l’ospedale “San Marcellino”. Al presidio sanitario fanno capo non solo i cittadini del Sarrabus, ma anche quelli del Gerrei e i tantissimi turisti presenti in zona durante il periodo estivo. Sono due i musei all’interno del paese: il Museo Sanna-Sulis, che accoglie mostre itineranti, e il Museo dei Candelai che ospita l’opera scultorea di Pinuccio Sciola, “Gente de bidda”. Nel territorio la ricezione è garantita da tredici tra hotels e villaggi turistici, cinque campeggi, due agriturismo, sette bed&breakfast, moltissime case e appartamenti vacanze, diversi ristoranti e pizzerie. Non mancano centri ricreativi e sportivi: maneggi, campi da tennis, piscine, palestre, campi di calcio calcetto, un bocciodromo. A breve sarà edificato un nuovo cinema-teatro. Gli sport praticati sono: calcio, tennis, tennis-tavolo, pesca subacquea, ippica, ginnastica, surf, scinautico, canottaggio, tae kwon do, danza e tiro con l’arco. Diversi muraveresi praticano il gioco delle bocce e del biliardo. Il gonfalone cittadino è costituito da un drappo per metà giallo e per l’altra parte rosso. Al centro è rappresentato lo stemma, ornato di ricchi fregi d’argento, su cui è raffigurato un albero verde con otto frutti d’oro e una vacca di colore rosso. Sono presenti inoltre seguenti uffici: un’agenzia del Banco di Sardegna, un’agenzia della Banca Nazionale del Lavoro, l’ufficio postale, uffici di consulenza, immobiliari, tecnici, uffici assicurativi, un ufficio Aci.


La chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari Muravera

L’economia e la società La popolazione attiva si occupa di agricoltura, artigianato, commercio e servizi in genere. Secondo i dati ISTAT del 2000, all’agricoltura e zootecnia si dedicano 984 abitanti, in un numero complessivo di aziende di 344. Gli indirizzi produttivi sono agrumicoltura, viticoltura, cerealicoltura, olivicoltura, mentre l’allevamento del bestiame riguarda soprattutto ovini (2405 capi), caprini (742 capi), bovini (122 capi), suini (292 capi), avicoli (432 capi). Pochissimi sono i salariati agricoli per via della scarsa necessità di manodopera. Buona è infatti la meccanizzazione delle aziende, attrezzate di mezzi e impianti moderni. Il prodotto viene venduto sul mercato di Cagliari e dintorni. Per quanto riguarda l’agrumicoltura questi sono i dati: 250 ettari di terreno coltivato, una produzione che oscilla dai 30.000 ai 50.000 quintali l’anno, un fatturato annuo di alcuni milioni di euro. Le arance di Muravera sono rinomate in tutta la Sardegna per il loro profumo e l’alta qualità, tanto da ambire alla denominazione di origine controllata. Esiste sul posto una centrale di raccolta, confezionamento e vendita dei prodotti, nata per volontà di diversi soci, unitisi in cooperativa. Essa ha un potenziale di ricezione di 50.000 quintali, anche se attualmente ne lavora la metà, perché i maggiori produttori si sono dissociati e preferiscono vendere individualmente il proprio prodotto. L’uva, prodotta in notevole quantità, viene portata alla cantina sociale di Castiadas che serve tutto il Sarrabus e produce vini di qualità. I pastori non conducono più la vita di un tempo e non producono più il formaggio, il latte viene conferito alle industrie casearie della zona. A Muravera recentemente ne è sorta una. I pascoli sono privati o concessi in affitto. Sul posto, più precisamente nella zona di San Giovanni e nella laguna di Colostrai, opera una cooperativa di pescatori. Il prodotto ittico è costituito prevalentemente da muggini, orate, spigole, mormore, anguille e piccoli crostacei, cozze e ostriche. Proprio per favorire la pesca negli anni Settanta-Ottanta del Novecento furono realizzati con i contributi della Regione tre porticcioli o sbocchi a mare in località San Giovanni, Colostrai, Feraxi. Diverse sono in paese le imprese edili e le piccole aziende artigiane. Tra i laboratori più caratteristici si ricordano quelli di tessitura, ceramica, vetri e mosaici, oggetti d’arredo in rame. Recentemente è sorta un’industria di componenti meccanici di alta precisione, il cui prodotto è venduto nel resto d’Italia ed esportato all’estero su richiesta di grandi ditte automobilistiche. Altri muraveresi lavorano nella pubblica amministrazione o si dedicano a libere professioni. Non mancano i pendolari che si recano ogni mattina a Cagliari o alla base militare di San Lorenzo presso Quirra. Molte sono le persone che lavorano nel settore commerciale e turistico, in particolare negli alberghi, agenzie, campeggi, ristoranti e attività collaterali. Le presenze stagionali aumentano di anno in anno. Le punte più alte si registrano nei mesi di giugno, luglio e agosto. Molti gli stranieri di diversa nazionalità, ma numerosissimi anche gli italiani: si parla ormai di cifre vicino al mezzo milione di presenze. Negli ultimi anni sono sorte molte associazioni a carattere culturale, sociale, sportivo e di promozione turistica: se ne contano 23. Sono vecchie istituzioni: la Polisportiva, l’AVIS, il circolo di lettura “Salvatore Di Bella”, l’associazione teatrale “La Forgia”, l’associazione musicale “Giuseppe Verdi”, il “Gruppo Folk Muraverese”. È presente anche un’emittente radiofonica locale, “Radio La Voce”.



La lingua e le tradizioni A Muravera si parla ormai poco il vero originario dialetto campidanese. Si può dire piuttosto che il sardo si è italianizzato e solo alcune espressioni o termini rimangono a testimonianza di una cultura tradizionale ormai in via d’estinzione. Un tempo, ad esempio, la coperta veniva chiamata da tutti sa burra, oggi anche gli anziani la chiamano sa coberta; su trastu (l’attrezzo) oggi è per molti s’attrezzu e così via. In sardo si utilizzano ancora molti verbi: traballai (lavorare), marrai (zappare), pappai (mangiare), buffai (bere), croccai (coricare), ecc. Ed espressioni del tipo beni immoi (vieni adesso), beni innoi (vieni qui), baidindi (vattene), bai cun Deusu (ti saluto), ecc. Un tempo le consonanti -l-e-mposte all’inizio di una parola non venivano pronunciate, oggi questo non avviene più, se non in qualche raro caso. La pronuncia, comunque, non presenta particolari inflessioni o cadenze, né durezze di sillabe o vocali. Le usanze popolari sono ormai quasi del tutto scomparse, sotto la spinta dei nuovi modelli di vita imposti dalla civiltà dei consumi e per un’inevitabile integrazione con altre realtà nazionali. Restano ormai un ricordo del passato i banchetti nuziali realizzati tra le pareti domestiche, le promesse di matrimonio stipulate tra parenti, le feste campestri celebrate intorno alle bianche chiesette rurali. È ancora in uso presso molte famiglie l’offerta del pane in occasione del trigesimo della morte di un congiunto. Dopo la messa in onore del defunto, le donne si recano a casa dei familiari di questo e ricevono su pani de is animas, confezionato con pura semola. Altra usanza ancora oggi osservata è quella de Is Animeddas. Alla vigilia della festa di Ognissanti frotte di bambini girano ancora per il paese e bussano alle porte, chiedendo doni in onore dei morti. Quando trovano accoglienza, ricevono solitamente frutta, dolci e monetine. L’abbigliamento tipico dell’Ottocento é, indossato ora solo dai componenti dei gruppi folcloristici. Il costume maschile è costituito da un corpetto di velluto nero e azzurro, un giubbone di orbace nero che arriva sino alla cintura di cuoio alta un decimetro, una camicia bianca con maniche a sbuffo e con collo e polsini di pizzo inamidati. I calzoni sono bianchi con sopra brache nere a campana che scendono fino a metà femore, i borsacchini di tela bianca coprono le gambe e si stringono sotto o sopra il ginocchio. Le scarpe sono a grossa suola, strette con corregge, mentre la berretta di panno nera è trattenuta in testa da un fazzoletto colorato, raccolta totalmente sul capo o lasciata ricadere morbidamente da un lato. Il costume femminile invece si compone di questi capi: si parte da una camicia di cotone bianco con piegoline e ricami eseguiti a mano sul petto e sui polsi; in corrispondenza del collo vi sono due asole attraverso le quali si fanno passare i gemelli d’oro o d’argento, gli stessi che chiudono i polsi delle larghissime maniche. Lungo il bordo inferiore è cucita una sottogonna di tela più grossolana. Viene poi il corsetto spettorato di stoffa preziosa, per lo più broccato di seta con fili dorati o argentati che ricopre completamente le spalle. Foderato in cotone per renderlo più rigido, si chiude sul davanti con quattro ganci. In prossimità delle spalline sono applicati fiori, realizzati con nastri di vario colore. Sopra il corsetto si indossa il giubbetto di stoffa pesante, damascata, sui toni del viola e del marrone, assai corto con maniche lunghe e strette, allacciato solo ai polsi con ricca bottonieria. La gonna è generalmente in rasatello o in cotone, a motivi geometrici o floreali, con la parte anteriore liscia e quella posteriore fittamente pieghettata: è lunga fino alla caviglia e si chiude lateralmente a sinistra con dei lacci. La continuità del disegno è interrotta a qualche centimetro dall’orlo da una passamaneria colorata. Sopra la gonna s’indossa un grembiule a sfondo nero che si restringe in vita con pieghe, raccolte da una cintola di seta. Il copricapo di colore rosso serve a raccogliere la capigliatura. Sopra vi vien posto uno scialle nero di lana o di seta con le frange lavorate a macramé, oppure un largo tulle bianco con motivi floreali. Ornamenti d’oro e corallo completano l’abbigliamento. Nell’ambito delle tradizioni un discorso particolare meritano le launeddas, particolarmente in uso a Muravera come negli altri paesi del Sarrabus. Questo strumento a soffio continuo è composto da tre canne: la più lunga (Su Tumbu), la media (Sa Mancosa Manna) e la minore (Sa Mancosedda). Per Su Tumbu serve una canna femmina, facilmente reperibile lungo le rive del Flumendosa. Il suono che lo strumento produce richiama quello delle zampogne ed evoca un passato alla cui magia non si sono saputi sottrarre alcuni musicisti locali, che si esibiscono in occasione di festa popolari o religiose per dar vita ad un concerto unico nel suo genere.
La festa è arrivata Tra le feste paesane “la Sagra degli Agrumi” è arrivata quest’anno alla sua trentacinquesima edizione. Essa fu istituita nel lontano 1961 con il titolo di “Fiera folkloristica dell’agrume”: si trattò allora di una manifestazione di tipo espositivo, incentrata sull’esaltazione del prodotto locale più importante. Sospesa per un decennio, venne ripresa negli anni Settanta con uno spirito nuovo e continuata senza più interruzioni. Oggi la festa, che si svolge sempre fra marzo e aprile, ha acquisito connotati diversi. Per l’occasione si organizzano convegni, conferenze, visite guidate agli agrumeti. Ma l’attrattiva principale è l’imponente corteo che sfila fra ali di folla festosa lungo la via Roma. Lo animano i gruppi folkloristici provenienti da tutte le parti dell’isola e numerose etnotraccas, ossia carri-museo che ricordano, nell’allestimento e nella rappresentazione scenica, momenti di vita propri del passato. Per questo motivo è una manifestazione unica nel suo genere, che riesce, per alcuni giorni, a concentrare l’attenzione dei mass-media sulla piccola capitale degli agrumi. Altra festa è quella di Sant’Agostino, che si svolge ogni anno il 30 agosto. Essa risale a tempi lontanissimi. Era momento d’incontro tra le persone della comunità e gli emigrati che tornavano per l’occasione al paese d’origine. Oggi si celebra parte in chiesa, parte in piazza. A tarda sera si esibisce in un concerto applauditissimo la banda musicale locale, mentre una cascata di fuochi d’artificio conclude in bellezza i festeggiamenti. Tra luglio e agosto si svolgono infine due suggestive manifestazioni, istituite recentemente per il pubblico dei turisti. Si tratta di “Ohi Su Moru!”, una rappresentazione teatrale a carattere storico che rievoca l’invasione delle coste da parte dei pirati barbareschi, e del “Carnevale muraverese”, con le più importanti maschere della tradizione regionale sarda.
Personaggi illustri Il paese di Muravera ha dato i natali ad un personaggio femminile, sconosciuto ai più, ma di grande spessore sociale. Si tratta di donna Francesca Sanna Sulis, prima imprenditrice sarda per l’industria della seta, vissuta nel Settecento (nasce infatti nel 1716), la cui importanza è stata recentemente riconosciuta grazie ad uno studio e ad una pubblicazione sulla sua figura. La nobildonna, moglie di un importante uomo di legge di Cagliari, don Pietro Sanna Lecca, viene altresì ricordata per le ricche donazioni elargite a favore dei giovani, in particolar modo delle ragazze povere alla cui formazione professionale, in un’epoca di grande arretratezza culturale e sociale, dedicò gran parte della sua vita. Lo storico Vittorio Angius ne fa menzione nella voce “Muravera” redatta per il Dizionario storicogeografico dell’abate Casalis, elogiando l’imprenditrice muraverese per il grande spirito di carità da cui fu mossa. Ma il riconoscimento più grande venne a donna Francesca quarant’anni dopo la sua morte quando, nel 1850, il re conferì un diploma d’onore, elevandola a benemerita nel settore della pubblica istruzione. In omaggio alla sua memoria, Muravera ha voluto dedicarle il museo di Piazza di Chiesa.


“Sa perda de sa pipia”

Tra le leggende che ormai solo gli anziani ricordano vi è quella denominata
Sa perda de sa pipia. Una madre portò con sé al fiume la propria figlia, ancora bambina, perché la aiutasse a lavare il bucato. Ad un tratto la bimba si allontanò. Curiosa, salì su un’altura per guardare da lassù il panorama e giocare con l’eco. Ma lì sotto c’era un baratro e la piccola, che si era troppo esposta, precipitò in basso, finendo contro una grossa pietra. Quella pietra è ancora là a ricordare il tragico fatto, mentre l’eco prodotto dal vento tra le gole dei monti richiama alla mente del viandante il pianto disperato e inconsolabile della sventurata fanciulla.
Nella memoria popolare sopravvive ancora il racconto fantasioso di
Su Scrudroxiu (“il tesoro”). Un tempo era nella convinzione di molti che l’improvviso benessere di qualche famiglia fosse dovuto non tanto alle sue capacità lavorative quanto alla fortuna di aver ritrovato tesori nascosti, d’oro e d’argento o pietre preziose. La persona prescelta dalla sorte per ritrovare il tesoro veniva avvertita in sogno dallo spirito diabolico dell’esistenza de su scrudroxiu, chiuso entro vasi di terracotta, sepolti tra antiche mura o sottoterra. Il designato doveva dimostrare il suo coraggio andando di notte, da solo, a prelevarlo, affrontando senza paura terribili fantasmi, rettili mostruosi, mastini aggressivi. La persona preavvisata, inoltre, doveva mantenere il segreto, pena la punizione di veder tramutato il tesoro in cenere o carbone.

Lo stagno delle Saline Muravera
Lo stagno delle Saline Muravera
Il Territorio di Muravera Costa Rei
Itinerai per Muravera e la Costa Rei
Pasta fresca Muravera
Arance Muravera
Anguille arrosto Muravera
Porcetto arrosto Muravera
Costa Rei
Fenicotteri Muravera
Ristorazione a Muravera

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