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Santa Giusta :: Santa Giusta è situato al centro del Campidano di Oristano. Il paese anticamente denominato Othoca, sorge sulla sponda nord est dello stagno omonimo che rappresenta per il territorio un'importante risorsa ambientale ed economica. Particolarmente interessante dal punto di vista artistico la bella cattedrale del XII secolo.

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Abitato di Santa Giusta al di la dello stagno omonimo

Santa Giusta

Santa Giusta è situato al centro del Campidano di Oristano. Il paese anticamente denominato Othoca, sorge sulla sponda nord est dello stagno omonimo che rappresenta per il territorio un'importante risorsa ambientale ed economica. Particolarmente interessante dal punto di vista artistico la bella cattedrale del XII secolo.


Abitanti: 4.489
Superficie: kmq 69,08
Provincia: Oristano
Municipio: via Garibaldi, 84 - tel. 0783 35451 - 354500
Guardia medica: (Oristano) - tel. 0783 303373
Polizia municipale: tel. 0783 359614
Biblioteca: vico Fermi, 1
Ufficio postale: vicolo G. Garibaldi , 6 - tel. 0783 358597
Farmacia Sau via Rockefeller, 3 - tel. 0783 358030
Ospedale San Martino via Rockfeller, 23 - Oristano - tel. 0783 3171


Come arrivare: Santa Giusta è facilmente raggiungibile, qualunque sia il punto di partenza. Si deve percorrere la S.S. 131 in direzione Oristano fino al Km 83, svoltando al bivio per Santa Giusta.

Stemma di Santa Giusta Provincia di Oristano Sardegna Italia.
I resti del ponte romano, Santa Giusta.

Il territorio di Santa Giusta occupa parte della regione storica del Campidano di Simaxis. I limiti geografici sono segnati a nord dal comune di Oristano, ad est/sud-est dalle pendici dei Monti Arci e Grighine che includono i confini con i comuni di Palmas Arborea, Pau, Ales, Morgongiori, a sud dalle zone lagunose di S’Ena Arrubia e di Sassu e dai territori comunali di Marrubiu ed Arborea per finire ad ovest con il Golfo di Oristano. La piana alluvionale che ospita il centro abitato si caratterizza per la presenza di vaste zone umide di notevole valore economico e paesaggistico. Lo stagno di Santa Giusta, specchio d’acqua di forma circolare che chiude ad ovest il paese, ricopre circa 800 ettari di suolo e risulta collegato ai bacini minori di Pauli Majore, riserva naturale dal 1989 secondo la Convenzione di Ramsar, e Pauli ’e Figu per una superficie umida totale pari a 839 ettari. Classificato per le sue dimensioni come il terzo stagno della Sardegna, recentemente inserito tra i siti di interesse comunitario per la presenza di specie floristiche e faunistiche di rilievo, ha subito profondi cambiamenti nell’arco del tempo che hanno messo in pericolo la sua stessa sopravvivenza. Attualmente interventi mirati cercano di ripristinare le condizioni migliori per la salvaguardia della preziosa risorsa naturalistica. Un breve canale lo collega a Pauli Majore che, chiuso da una fitta serie di canneti misti a tamerici che formano il più vasto frangivento della regione Sardegna, consente la nidificazione di Porciglioni, Tarabusini, Tarabusi, Falchi di Palude, Fenicotteri, Garzette, Cavalieri d’Italia, Pollo Sultano, Cormorani. Verso sud la laguna di Pauli ’e Figu, è anch’essa zona umida con caratteristiche simili alle altre lagune, costeggiando la quale giungiamo alla spiaggia di Santa Giusta, Abarossa (istituzione di un tratto di fascia costiera destinata ai bagnanti con cani al seguito – Stagione Estiva 2013). L’idrografia del territorio è dominata dalla presenza del Tirso che nel passato comunicava con lo stagno di Santa Giusta senza la possibilità di alcun ricambio idrico, che procurava una forte moria di pesci. Si pensò così di creare un canale di comunicazione al mare. Il decorso dei fiumi che attraversano questa zona, il Tirso e il rio Mogoro, ha sempre creato gravi problemi soprattutto nel passato a causa di un deflusso del tutto irregolare. La svolta arrivò con l’imponente opera di bonifica delle terre acquitrinose del 1930 che interessò anche la bassa valle del Tirso. Altri corsi d’acqua a prevalente regime torrentizio derivano dalle numerose sorgenti del Monte Arci e si riversano negli stagni di Pauli e Figu, ovvero il rio Sa Roiedda e il rio Sa Cruxitta, e di Pauli Majore in cui confluiscono il rio Palmas e il rio Arriottu. Sono ancora visibili, all’ingresso sud di Santa Giusta, alcune strutture logistiche della Società Bonifiche Sarde. Attualmente sono riconvertite ad altri usi ma restano a memoria del complesso progetto di bonifica integrale condotto su circa 20.000 ettari di territorio compreso tra Santa Giusta, Terralba, Marrubiu e Uras. Lasciando la costa ci inoltriamo nella parte della piana sfruttata per colture agricole e per l’allevamento. Giungiamo così alle pendici occidentali del Monte Arci dove il comune di Santa Giusta amministra una zona boschiva con utilizzo limitato. Nel territorio del Monte Arci è visitabile il Museo Naturalistico omonimo che espone una raccolta significativa del patrimonio di fauna e flora locale.

La cattedrale di Santa Giusta, significativo esempio di romanico sardo, nella omonima piazza.

Cenni Storici su Santa Giusta La presenza dell’uomo è testimoniata a partire dal Neolitico. I primi coloni erano attratti sicuramente dalla vicinanza con il Monte Arci, unico luogo di estrazione in Sardegna dell’ ossidiana detta anche “Oro nero dell’antichità”, e solo successivamente si rivolsero verso le coste desiderosi di commercializzare i loro prodotti. Le contaminazioni nate successivamente con popolazioni provenienti dal mare incentivarono lo sfruttamento delle lagune. I nuraghi individuati nel territorio di Santa Giusta sembrerebbero essere del tipo monotorre come il Nuraghe Sassu, il Nuragheddu, il Nuracciana ed il Nuraghe di Santa Giusta. Sino al secolo scorso quest’ultimo si ergeva sul poggio dove oggi sorge la Basilica. Nella cripta della cattedrale, infatti, sono stati rinvenuti una serie di muri in blocchi di basalto poliedrici attribuibili con buona probabilità ad un nuraghe complesso ed a capanne di un villaggio. In località Sant’Elia, sulla sponda meridionale del canale di Pesaria, è stato rinvenuto un altro insediamento nuragico privo di monumento. I Fenici riuscirono a radicarsi fortemente sul territorio attraverso la loro attività commerciale. Attratti dagli approdi protetti esistenti nello stagno di Santa Giusta, svilupparono sapientemente i traffici commerciali di prodotti esotici con le nascenti aristocrazie nuragiche. Da questo spostamento d’interesse dalla montagna verso la costa ebbe origine Othoca, città fondata dai Fenici nella seconda metà del VIII sec. a.c.
Othoca La scoperta casuale della “città antica”- Othoca è da attribuire ad un antiquario oristanese, Giovannico Busachi. Appassionato di ricerche archeologiche nella zona del Sinis, questi decise di andare alla ricerca di Eaden, la città sprofondata nella laguna a causa dell’iniquità dei suoi abitanti: questo luogo leggendario che affascinò Busachi avrebbe dato i natali alle sante Giusta, Giustina ed Enedina. La decisione di iniziare gli scavi a sue spese, presa nel 1861, portò alla luce, in corrispondenza della chiesa di Santa Severa, la necropoli fenicio-punica con la famosa tomba a camera costruita, di cui si conoscono altri esempi nel Mediterraneo a Cipro, Cartagine e in Spagna. I lavori interrotti furono ripresi in seguito da Antonio Pischedda, avvocato oristanese con la passione per le antichità. A quel tempo ancora non si credeva che il sito di Othoca, fino a quel momento considerato coincidente con la città di Oristano, potesse essere spostato sulle sponde dello stagno di Santa Giusta. Per stabilirlo furono necessari ulteriori scavi diretti nel 1910 da Antonio Taramelli, soprintendente delle opere di antichità e d’arte della Sardegna. In coincidenza con l’imponente opera di bonifica condotta in prossimità degli stagni dal Genio Civile si svelarono i resti di una necropoli punica ascrivibile alla città di Othoca. L’ultima campagna di scavi fu condotta nel 1983 sotto la guida dell’ispettore onorario per l’Archeologia prof. Peppetto Pau con il beneplacito dei sindaci santagiustesi Luigi Garau e Tino Melis. Durata oltre dieci anni, questa ha consentito di portare alla luce la vasta necropoli di Santa Severa - Is Forrixeddus, l’abitato con l’acropoli nell’altura della Basilica e l’impianto portuale lagunare. L’attribuzione della fondazione della città ai Fenici risale al 1976, a seguito dell’analisi accurata del fascicolo relativo agli scavi del 1910 ad opera del prof. Raimondo Zucca. Sotto Roma La “città vecchia”, il cui ruolo era andato calando sotto il dominio punico, si consegnò senza combattere ai Romani che nel 238 a.C. invasero l’isola. Il centro lagunare rifiorì durante l’epoca imperiale, grazie al ruolo di snodo e di crocevia di traffici commerciali che facevano capo alle due grandi arterie stradali dell’isola: la via Tibulas-Sulcis-Castelsardo-Sant’Antioco e la strada centrale che da Turre Libisonis-Porto Torres raggiungeva Karales. Parte di questo importante asse viario è visibile in ciò che resta del Ponte Maggiore risalente alla fine dell’età repubblicana-prima età Imperiale: articolato in cinque arcate a tutto sesto con quella centrale maggiore e le laterali minori, realizzato in malta di calce, pozzolana e sabbia, rivestito da blocchi di trachite verde e grigiastra, superava le acque del rio Palmas.
La diocesi di Sancta Justa In epoca medioevale il territorio di Othoca coincise con il distretto del Giudicato d’Arborea detto Campidano di Simaxis che comprendeva altre sette ville tra cui Oristano. Il periodo vandalico e bizantino non è sufficientemente documentato ma il vasellame importato in città fece supporre un’intensa attività del porto. La diocesi di Forum Traiani, la cui presenza è attestata sin dal 484, venne trasferita nell’alto Medioevo ad Othoca. La nascita della diocesi di Sancta Justa è fissata intorno al IX-X secolo, quando si definì la ripartizione della Sardegna in quattro Giudicati e il territorio di Othoca venne incluso probabilmente nella curatoria del Campidano di Simaxis. Si ipotizza che Othoca-Sancta Justa divenne sede vescovile con il trasferimento della cattedra episcopale di Forum Traiani e che fu nel XI sec. sostituita nel ruolo da Aristiane-Oristano in quanto capitale del Giudicato e sede dell’arcivescovo arborense. La scelta del luogo in cui edificare l’edificio sacro più rappresentativo per la diocesi cadde sul poggio più alto della villa. Per la costruzione della Cattedrale, tra il 1130 e il 1145, si fece largo uso dell’arenaria dorata del Sinis, che conferì leggerezza e chiarore ad una struttura imponente. Si fecero le cose in grande richiamando maestranze dal continente, soprattutto da Pisa, dove nel 1118 era già stato consacrato il corpo principale del duomo, e facendo affluire artigiani di scuola araba. Lo stile pisano si impose negli archi ciechi sostenuti dalle lunghe lesene che caratterizzano le pareti laterali e l’abside semicircolare, nella grande trifora della facciata e nella cornice di marmo bianco del portale d’ingresso, coronato dalla croce nera di basalto. L’influenza della scuola lombarda è ravvisabile nella tripartizione della facciata, scandita da tre arcate che inquadrano il portale al cui fianco si collocano due colonne romane tronche di spoglio. Il timpano sovrastante risulta guarnito dal rombo gradonato di scuola pisana. Lo spazio interno è suddiviso in tre navate da colonne in marmo con capitelli e basi di spoglio provenienti da edifici delle vicine città di Othoca, Tharros e Neapolis, e in parte prodotte dal cantiere della Cattedrale. Il presbiterio sopraelevato ospita nella parte sottostante una cripta che custodisce le reliquie delle Sante vergini e martiri Justa, Justina ed Enedina, tornate a riposare qui il 2 maggio 2004. L’evento più significativo per la diocesi fu celebrato il 13 novembre 1226 con il Concilio nazionale ecumenico che vide radunarsi qui tutti gli arcivescovi, vescovi e prelati sardi sotto la guida di Gotofredo, governatore di Roma, suddiacono e cappellano del papa Onorio III. Ma già nell’atto di pace del 1388 tra Eleonora d’Arborea e il re Giovanni d’Aragona, Sancta Justa appare ormai come semplice villa; tra le strutture urbane vi era una torre merlata detta Porta di Santa Giusta, oggi non più visibile, situata a sud del ponte sul rio Palmas. A questo periodo dovrebbe ascriversi anche la costruzione della chiesa di Santa Severa, situata presso l’antica necropoli fenicia del VI secolo a.C. La diocesi continuò ad essere attiva fino al secolo XV, quando cominciò il periodo di decadenza legato anche alle sorti del Giudicato di Arborea, tanto da determinare papa Giulio II, con bolla pontificia dell’8 dicembre 1503, ad unirla alla diocesi di Oristano. In questo secolo la Cattedrale vide la costruzione delle due cappelle laterali dedicate al Rosario e allo Spirito Santo. La prima, coperta da affreschi che incorniciano un antico crocifisso di pregevole fattura, ospita un retablo ligneo del Settecento con la statua di Sant’Antonio da Padova, mentre la seconda è abbellita da un affresco dell’Arcangelo Gabriele. Una volta soppressa la diocesi, il paese fu abbandonato dalla popolazione a causa delle frequenti incursioni dei pirati barbareschi che imperversavano sulle coste sarde. Nel 1767 venne acquisito nel marchesato D’Arcais feudo dei Flores Nurra, e tale rimase fino all’abolizione dei feudi avvenuta nel 1838 per opera del re Carlo Alberto.
Dall’Ottocento a oggi Tra gli eventi di rilievo del XIX sec. si ricordano i lavori esterni effettuati alla basilica romanica. L’allora sindaco di Santa Giusta Eugenio Corrias diede inizio ai lavori di consolidamento del sagrato con la costruzione del lastricato di basalto e delle due gradinate d’accesso a contenimento del poggio. Le pietre furono recuperate in gran parte dall’orto del vecchio cimitero, mentre i lastroni di basalto venivano da Abbasanta. Nel 1908 venne ricostruito il campanile, in sostituzione del vecchio a vela con due monofore, crollato nel 1860. Nei primi anni del XX secolo il centro fu protagonista assieme ad Uras, Terralba e Palmas Arborea della grandiosa opera di bonifica delle terre. Nel 1910 furono costruite dal Genio Civile le case degli operai nell’ingresso sud del paese, attualmente ristrutturate dal Comune ed adibite ad altri usi sociali. La storia più recente vede l’amministrazione cittadina impegnata nel recupero e nella valorizzazione delle zone umide e nella ricostruzione attenta di una forte identità storica, anche con la promozione di un museo della civiltà fenicia.

La partenza della processione dalla chiesa di Santa Giusta in una vecchia foto
La partenza della processione dalla chiesa di Santa Giusta in una vecchia foto

Il paese Sorta sui resti dell’antica Othoca, assunse il nome di Santa Giusta con il prevalere del cristianesimo nei primi tempi dell’impero romano, intorno al XII secolo. In quel tempo la città dovette ricoprire un ruolo importante, come attesta il fatto che divenne capoluogo di un intera diocesi. La visione del centro abitato ci restituisce la sensazione che gli elementi dominanti che caratterizzano il borgo siano rimasti immutati nel tempo, nonostante un allargamento considerevole della zona abitata. Il poggio con la basilica e gli specchi d’acqua stagnante, oggi come un tempo, focalizzano l’attenzione del visitatore. La tipologia abitativa era quella tipica delle zone campidanesi, dove prevalevano le costruzioni ad un piano con corte retrostante, costruite con mattoni di fango. Una particolarità delle case del luogo, legata ai problemi derivanti dalla presenza di vaste zone paludose, era l’assenza dell’intonacatura bianca esterna per non attirare le zanzare. Anche all’interno si prediligevano tinte tenui rosa pallido, verdolino, azzurro. Le strutture educative presenti nel paese sono la scuola materna, quella elementare e la scuola media. Esiste, inoltre, un rinomato centro di formazione professionale gestito dall’ANAP. La scuola, inaugurata il 23 settembre 1963, nasceva dal “Piano di Rinascita”. Con questo si voleva riconoscere un ruolo prioritario alla formazione professionale come strumento strategico per lo sviluppo economico dell’isola. A tutt’oggi oltre 10.000 studenti si sono qualificati nei vari corsi di muratore, saldatore, elettricista tra i tanti avviati e conclusi in questi quarant’anni di attività, contribuendo ad offrire un futuro lavorativo concreto ai giovani. Tra gli altri servizi pubblici sono presenti in paese uno sportello delle Poste, una farmacia, un presidio medico, un Museo Civico non ancora operativo, un cinematografo multisala ed una Biblioteca.
Le tradizioni Attraverso la memoria orale di chi ancora custodisce gelosamente le tradizioni popolari, come la signora Pierina Garau abile tessitrice santagiustese, possiamo ricostruire il costume tradizionale femminile, quello da matrimonio e quello di uso quotidiano, ed il costume maschile. Il costume da matrimonio era costituito da una gonna in panno rosso plissettata che nella parte terminale aveva una balza in raso nero, con delle rose verdi stampate sullo sfondo e un trine dorato nel punto di unione delle due stoffe e nella parte terminale della gonna; questo stesso raso nero, stampato con rose verdi, costituiva anche il grembiule sopra la gonna, sul quale si indossava un ulteriore grembiule di tulle nero ricamato. Sopra si metteva la camicia di lino con il collo e i polsini finemente ricamati a mano; il corsetto o busto era di stoffa viola, damascata oro sulla schiena, completato da due fazzoletti a disegni floreali, su fondo chiaro, a circondare le braccia e a chiudersi sotto il seno. Il giubbetto di raso nero pesante ricamato si indossava nelle giornate più fredde. Il costume da sposa prevedeva sulla testa un fazzoletto di seta color crema, con stampe o senza, un velo bianco di tulle ricamato e sopra un grembiule di raso nero stampato con motivi floreali. Nella quotidianità il costume era più semplice; intanto la gonna era di orbace nero dritta. Lo stesso dicasi per le stoffe, meno ricercate. Per il capo si usavano fazzoletti stampati di vari colori, per lo più scuri, annodati sotto il mento. Una pratica ormai scomparsa era far dipingere a mano delle tele di cotone chiaro, più o meno fine, da artigiani del posto che impreziosivano così delle tele altrimenti anonime dando vita a dei piccoli capolavori. Il costume da uomo, oltre alla camicia bianca di lino ricamata e alle brache di tela bianca, prevedeva il gilet di orbace nero a doppiopetto ornato da fiocchetti rossi, un gonnellino di orbace nero a pieghe sopra le brache di tela e dei calzari in orbace nero con lacci viola a stringere il polpaccio.

Eventi Sagre e Manifestazioni Religiose a Santa Giusta

A Pasqua si svolgono processioni de Su scravamentu e S’incontru. Molto importante anche una ricorrenza chiamata Is perdonanzas, in uso fin dal XIV-XV secolo, quando il centro era sede della diocesi, e durata sino al 1940; il vescovo durante la funzione del Lunedì di Pasqua concedeva l’indulgenza plenaria ai ladri che restituivano il maltolto, depositandolo nella cripta della basilica.
Per ben 10 giorni,
a partire dal 13 maggio, si festeggia la patrona Santa Giusta, con solenni celebrazioni religiose, processione preceduta da banda musicale, accensione del falò notturno il 13 sera e ricco programma di festeggiamenti civili.
Il
23-24 giugno si celebra la festa di San Giovanni nel quartiere de Is Concias; alle 18 dalla basilica parte la processione per la cappella costruita nel quartiere. Dopo la messa si festeggia con la pecora bollita preparata dal comitato.
A fine Agosto ha luogo la Regata de Is Fassois che comprende tre prove: fassois a remi, fassois a cantoi ed anche gare di cius, le barche in legno della laguna, a fondo piatto.
La terza domenica di settembre si celebra la festa di Santa Severa. La chiesa attualmente è aperta tutte le domeniche: in occasione della festa si celebra la messa dopo la processione; la festa si svolge dietro il Palazzo del municipio, dove la Pro Loco distribuisce “Is malloreddus a sa campidanesa”.

Testi di
Maria Francesca Meloni

Laguna di Santa Giusta 29-30-31 agosto 2014 Regata di Is Fassois

Comune di Santa Giusta
Regata de “Is Fassois”
29/30/31 agosto 2014

Anche quest’anno prende il via la tradizionale Regata de “Is Fassois” a Santa Giusta, giunta alla 36° edizione.


Programma


VENERDI 29 AGOSTO 2014
Ore 19.30
Degustazione e promozione dei prodotti locali: Sebadas, patata americana, riso e pasta della Sardegna a KM 0.
A cura di: Artigiani,Associazione «Arregodus» e Coldiretti.
Convegno di presentazione dei prodotti agroalimentari, e gara di cucina.
Ore 21.00
Spettacolo Folkloristico con i gruppi di Curcuris, Furtei e Gonnosnò.
Alla fisarmonica Gianfranco Massa di Morgongiori.

SABATO 30 AGOSTO 2014
Ore 19.30
Sagra dell’anguilla arrosto e pasta con i granchi.
Ore 21.00
Spettacolo dei «Sine Dubio – Progetto Salis&Salis»
The Flame, gruppo di Carla Lai.
Presenta Marinella Foddis.

DOMENICA 31 AGOSTO 2014
Ore 9.00
Sfilata Regatanti, con gruppi Folk, costumi tradizionali Launeddas e Organetto.
Partenza Piazza del Comune
Ore 10.00
Esibizione-regata con i fassòis dei ragazzi del laboratorio di intreccio e conduzione
Ore 11.00
Inizio Regata dei Fassòis
Ore 12.30
Degustazione prodotti ittici lagunari, Muggini e Anguille, e prodotti agro-alimentari Sardi
Dalle 15.00 alle 20.00
Visite guidate gratuite alla basilica di Santa Giusta
Dalle 17.00
Tour Archeologico-etnografico di Othoca.
Partenza dalla Basilica
Ore 19.30
Sagra dei Muggini arrosto con la collaborazione delle Pro loco Sarde, che presentano pietanze tipiche da degustare
Ore 22.00
Spettacolo del gruppo etnico Galusè a ballos e cantos.

Eventi Collaterali

Mostra permanente degli strumenti della pesca dell’artigianato locale e mostra fotografica sugli antichi mestieri di santa giusta e del costume tradizionale (presso Open Space).

Attività di promozione dei prodotti agroalimentari tipici a Km 0 a marchio di origine.
Esposizione coltelli tradizionali Sardi di Alan Cammedda (presso Zona Boschetto).


Is Fassois tra storia e tradizione

Is Fassois è il nome sardo delle primitive imbarcazioni utilizzate come strumento di lavoro dalle popolazioni nuragiche, fenicie e romane. Costruito con fieno palustre, thifa o “fenu”, un’erba che è oggi oggetto di tutela da parte della Regione che ne ha delimitato e protetto le zone dove essa si sviluppa, abilmente intrecciato in modo da rendere appuntita la prua e tronca la poppa. E' lungo 4 m. circa, largo 0,90 m., con uno spessore del fondo di 30 di 30 cm. e le sponde alte 25 cm.



Tale imbarcazione ha subito nel corso del tempo una continua evoluzione fino ad arrivare alla conformazione degli attuali “fassonis” più snelli ed agili costruiti con l’estremità piegata verso l’alto. Originariamente i pescatori disponevano di una lunga asta (“su cantoni”) che poggiavano sul fondo dello stagno per imprimere all’imbarcazione la spinta necessaria a scivolare nell’acqua e che ha anche la funzione di timone. L’antica presenza di quest’imbarcazione è documentata da un’immagine tracciata sulle pareti dell’ipogeo del Santuario di S. Salvatore a S. Giovanni di Sinis (IV sec. d.C.). Imbarcazioni similari sono presenti in Perù, in Egitto e nel Golfo Persico. La presenza di imbarcazioni similari in Perù, ha reso possibile, grazie alla collaborazione dell’Ambasciatrice del Governo Peruviano, dott.sa Marcela Lopez Bravo (presente alla regata de is fassois del 2001) la creazione di un gemellaggio tra il Comune di S.Giusta e le città di Huanchaco e Puno, nelle quali le popolazioni presenti utilizzano ancora oggi tali imbarcazioni per l’attività di pesca. Questa idea è nata dalla comune affinità tra la nostra imbarcazione, su fassois, e quelle presenti nel Lago Titicaca e nella costa nord del Perù, dette Caballitos de tortora, anch’esse realizzate con erbe palustri, “totora” o “tupo”. Dal 1978 a Santa Giusta nel mese di agosto si ripete la tradizione con la “Regata de is fassois”, una manifestazione popolare che si svolge nelle sponde della laguna, la quale oltre ad arricchire di elementi storici e culturali l’ambiente lagunare, assume un alto valore di qualità ed esalta le doti di abilità e di antagonismo dei regatanti.

Testo tratto dal sito del comune di Santa Giusta (OR)



Santa Giusta, regata de is fassois
 Santa Giusta, cripta della Basilica

Chiesa di Santa Giusta

Come arrivare Santa Giusta dista pochi chilometri da Oristano ed è facilmente raggiungibile dalla SS 131. La parrocchiale è compresa nell'abitato a cui ha dato il nome. Ubicata sulle rive dello stagno omonimo, Santa Giusta condivide con Oristano la vicinanza al fiume Tirso e alle alture del Monte Arci. Il suo territorio, occupato sin dall'età preistorica, fu sede dell'antica città fenicio-punica e poi romana di Othoca, abbandonata nel corso del Medioevo, quando l'abitato si concentrò attorno al poggio occupato dalla cattedrale romanica intitolata alle martiri Giusta, Giustina ed Enedina. A breve distanza da quest'ultima si trova la chiesa medievale di Santa Severa.
Descrizione La chiesa di Santa Giusta è uno dei monumenti più significativi dell'architettura romanica e dell'intero patrimonio artistico sardo. La particolare integrità delle sue strutture medievali lo rende importante anche in ambito extraisolano. Nonostante l'imponenza della chiesa e il ruolo di antica cattedrale dell'omonima diocesi, soppressa agli inizi del XVI secolo, nessun documento conserva memoria della data di costruzione, che si può collocare per via ipotetica nella prima metà del XII secolo. L'edificio (m 28 x 14, alto 21 m circa) consiste nell'aula e nella sottostante cripta. L'aula è divisa in tre navate da colonne di reimpiego, tutte differenti così come diversi sono i capitelli, quasi tutti marmorei di epoca romana, riutilizzati talvolta con rilavorazioni. La copertura della navata centrale è lignea, mentre le navatelle hanno volte a crociera. La cripta è l'unica del Romanico sardo costruita per intero in muratura. Ha pianta rettangolare con volte a crociera che scaricano su colonne. Come nell'aula, anche qui le colonne sono antiche e i capitelli di reimpiego, rilavorati al momento della fabbrica romanica. All'esterno i paramenti murari in calcare accuratamente lavorato spiccano per elementi di originalità rispetto ad altre fabbriche romaniche dell'isola. Nei fianchi della chiesa gli specchi sono scanditi da lesene fortemente aggettanti, raccordate da ampi archetti. In facciata le lesene sono solo due e salgono fino a raccordarsi mediante una grande arcata che comprende una trifora. Nell'abside le lesene lasciano il posto a semicolonne, sormontate da capitelli sui quali si impostano gli archetti. Nel portale della facciata sono scolpiti un leone e una leonessa, affrontati per le terga, che adunghiano cervi. Le due fiere si caratterizzano per il senso naturalistico, tanto da differenziarsi per il sesso. Il campanile a d. dell'edificio è frutto di ricostruzione, così come gli altri ambienti addossati al fianco S.
Storia degli studi Sono numerosissimi gli studi sulla chiesa. Si parte dalla voce "Santa Giusta" curata da Vittorio Angius nel 1849. L'analisi storico-artistica inizia nel 1907 con il contributo di Dionigi Scano e prosegue nel 1953 con l'importante pubblicazione di Raffaello Delogu, che evidenzia la dipendenza del monumento dai modi stilistici della fase buschetiana della cattedrale di Pisa. Diversi i contributi di Renata Serra, fra cui quello del 1989 nel volume sull'architettura romanica in Sardegna. A Roberto Coroneo spetta la sintetica scheda in "Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300" (1993).





Santa Giusta, basilica di Santa Giusta
Santa Giusta, basilica di Santa Giusta
Basilica di Santa Giusta
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