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Canti Sardi :: Sono diverse le forme del Canto Sardo: a tenore, a cuncordu, a chitarra, definite non solo in base alle modalità tecniche di esecuzione, ma anche in base al contesto territoriale di appartenenza.

Musica Sarda


Nule, 27-7-1969. Festa a Monte Loddone. Si canta a tenore. Da sinistra a destra: Francesco Ladu, Angelino Masala e Giuseppe Mellino.

Festa a Monte Loddone. Si canta a tenore

Le diverse forme del Canto Sardo

Si danno diverse forme di canto: a tenore, a cuncordu, a chitarra, definite non solo in base alle modalità tecniche di esecuzione, ma anche in base al contesto territoriale di appartenenza. Il canto a tenore è una forma originale di canto polifonico di tradizione orale realizzato da quattro voci maschili con struttura armonica verticale ad accordo (con intervalli di terza, quinta e ottava). In alcuni paesi del Montiferru (Santu Lussurgiu, Cuglieri) l'espressione canto a cuncordu definisce la pratica del canto a più voci legata tradizionalmente alle confraternite laicali. Anche se impropriamente, negli ultimi anni l'espressione viene utilizzata per indicare nell'assieme i repertori a quattro parti d'argomento prevalentemente religioso, sovente con testo in latino di provenienza ecclesiastica (e per lo più a destinazione paraliturgica) diffusi nell'isola (in particolare nella parte centro-settentrionale), distinguendoli in tal modo dal canto a tenore. La pratica del canto solista con accompagnamento di chitarra è diffusa in tutta la Sardegna e si articola in tipologie diverse. La più importante è senz'altro quella comunemente definita canto a chitarra (oppure "boghe a sa chitera, boghe a sa chitarrina" e via dicendo) che pare aver avuto luogo d'elezione nel Logudoro ed oggi è praticamente presente in tutto il centro-nord dell'isola.

Bitti i Tenores. Dichiarato patrimonio intangibile dell'Umanità dall'Unesco, il canto a tenore rappresenta una delle più alte espressioni artistiche della tradizione sarda, oltre ad essere espressione sociale del mondo agro-pastorale. Esso viene eseguito da un quartetto formato da "su bassu" (il basso), "sa contra" (il baritono), "sa mesu 'oghe" (il contralto) e "sa 'oghe" (la voce solista). Quest'ultima in particolare esegue il testo su cui si basa "su tenore", che in genere è una poesia rimata, e scandisce ritmo e tonalità che gli altri componenti del coro devono seguire armoniosamente. Al canto a tenore, ampiamente praticato a Bitti, è dedicato nel paese anche un museo multimendiale, che occupa un'ala del Museo della Civiltà Contadina e Pastorale.

 Bitti i Tenores

Canto a tenore

Col termine "tenore" (in alcuni paesi si usano i sinonimi "cuncordu, cussertu, cuntzertu, cunsonu, cuntrattu") si intende sia il canto stesso sia il coro di quattro cantori che lo esegue. Questi quattro cantori svolgono ruoli distinti e molto specialistici. Nel complesso il canto a tenore può essere descritto come un canto solista accompagnato "ad accordi" ("corfos") da un coro a tre parti vocali (a sua volta propriamente detto "su tenore"). Il solista, chiamato "sa boghe", canta un testo poetico in lingua sarda mentre gli altri tre cantori, "su bassu, sa contra, sa mesu boghe", ne accompagnano il canto con sillabe nonsense, emettendo (i primi due oppure uno solo tra i due) suoni gutturali dal peculiare colore vocale. L'esecuzione si costruisce a partire da formule melodico-armoniche elementari di base, ben note ai cantori, che vengono combinate al momento sulla base di un canovaccio che può essere variato dal solista o dal coro nel suo insieme (o dalle singole parti vocali). La successione musicale non è dunque preordinata in sequenze rigide, e attraverso questa i cantori hanno la possibilità di manifestare la propria sensibilità e gusto estetico, di esprimersi in modo sempre diverso, originale e irripetibile.

Il repertorio del canto a tenore si articola in tre forme principali:

- a "boghe sèria" (canto calmo, lento), detto anche a "boghe 'e notte" (canto notturno).
È la forma di canto più diffusa ed eseguita. Le sue strutture base sono "s'istèrrida" e "sa dirada". Consente al solista di esprimere compiutamente il testo verbale, di reiterare versi (prevalentemente endecasillabi) o strofe e consente al tenore di esprimere tutta la propria capacità di espressione e interpretazione timbrica e musicale. È uno dei canti connessi con le serenate notturne (pratica ormai quasi scomparsa) da cui sembra derivare il nome di "boghe 'e notte".

- a "muttos". Si tratta della versione a tenore dei "muttos", caratteristica forma poetica sarda, con testi d'argomento amoroso (destinati tradizionalmente alle serenate) oppure dal contenuto umoristico o satirico.

- a "boghe 'e ballu", ossia per l'accompagnamento dei balli sardi. Tale pratica esecutiva era molto diffusa in passato, ma è oggi meno in auge. Tuttavia, al di là della sua specifica funzione, le esecuzioni a "boghe 'e ballu", in virtù della piacevolezza nella scansione ritmica, sono le preferite dai più giovani.
Il tenore è anche "lo strumento" che accompagna i "cantadores" in poesia ovvero i poeti improvvisatori durante le loro "garas".

Poche e frammentarie sono le fonti che ci consentono di conoscere il passato del canto a tenore. Le più antiche risalgono ai primi decenni del XIX secolo (Giovanni Spano, Nicolò Oneto) e ci descrivono canti, repertori e composizione dei cori analoghi a quelli giunti fino a noi. Tali fonti concordano anche nel considerare già da allora questa forma di canto come antica. Del resto la sua diffusione capillare nel territorio e tra la popolazione dei singoli paesi, la ricchezza delle varianti e la complessità delle strutture formali fanno pensare a una pratica plurisecolare. L'area di diffusione attuale del canto a tenore è piuttosto vasta e comprende oltre sessanta paesi del centro nord dell'isola. A ciascuna comunità corrisponde un diverso modo di cantare a tenore: ogni singola comunità, infatti, ha sviluppato nel tempo un proprio codice, un linguaggio musicale locale chiamato traju, trattu o moda. La pratica del canto a tenore è oggi molto viva e pur non disponendo di dati certi si può ragionevolmente affermare che il numero dei cantori è dell'ordine di alcune migliaia. Come nel passato, "su tenore" viene eseguito nei "tzilleris" (bar), e soprattutto nelle feste (religiose e civili; così come in quelle a carattere familiare) e durante gli spuntini o "rebottas". Molti sono i giovani che praticano questa forma di canto tradizionale e in molti paesi del centro Sardegna cantare a tenore può essere definito "alla moda". Il canto a tenore rappresenta oggi, per le giovani generazioni, un concentrato simbolico identitario, anzi si potrebbe dire che il tramonto o l'affievolirsi di altri simboli lo ha caricato ancor più di tali significati. Ascoltare esecuzioni dal vivo di canto a tenore è molto facile in estate durante le varie feste patronali dei paesi, quando vengono organizzate in "su palcu" delle serate con la partecipazione di gruppi provenienti da diversi paesi. Un particolare sviluppo hanno altresì avuto le cosiddette "rassegne" di canto a tenore, degli incontri fra gruppi di più paesi o di uno stesso paese allestite a scadenza variabile, nei paesi dove più viva è la tradizione (Orgosolo, Orune, Oliena, Oniferi, Orosei, Bitti, Buddusò, Lula, Bolotana, Dorgali, Silanus, Bortigali, Seneghe, Torpé, Fonni, Irgoli, Mamoiada, Ollolai, Siniscola, Urzulei).

Il 9 ottobre del 2006 il canto a tenore è stato dichiarato dall'UNESCO
patrimonio immateriale dell'umanità.


Orgosolo 1954 uomini di spalle

Orgosolo Su tenore
Orgosolo è una delle comunità nelle quali la pratica del canto a tenore è più viva e più alto è il numero dei cantori e dei gruppi stabili che vi operano e che sono formati da veri e propri professionisti di questa particolare forma musicale. Il carattere identitario del canto a tenore nel paese è particolarmente sentito. Lo spiccato senso di appartenenza alla comunità degli orgolesi fa si che essi pongano particolare cura in tutti gli aspetti peculiari della loro cultura, cura che si esplica anche in un forte controllo collettivo su qualsiasi espressione culturale. Da qui l'impronta marcatamente conservativa del tenore orgolese che, lungi dall'imitare il canto di altri paesi, tende ad evidenziare e amplificare certe caratteristiche che sono sue proprie. Ciò, insieme all'elevato numero dei cantori, ha contribuito e contribuisce a produrre una notevole ricchezza lessicale nel linguaggio musicale (possibilità di variazioni ritmiche, armoniche, timbriche e melodiche) attraverso la grande varietà delle interpretazioni individuali, originali ma sempre sottoposte al filtro comunitario. Quali sono le caratteristiche peculiari del tenore di Orgosolo? Certamente il timbro, caratterizzato da un'apertura vocalica non riscontrabile in altre tradizioni. A creare l'effetto timbrico particolare contribuisce in modo determinante "su bassu": dal suono gutturale molto aperto e graffiato, con una nasalizzazione aspra che lo contraddistingue. A ciò si aggiunge il contrasto sonoro tra "bassu" e "contra" ottenuto ed accentuato da quest'ultima attraverso opportune variazioni vocaliche e ritmiche. La particolare brillantezza metallica de "sa mesu boche" e l'effetto di strozzatura che talvolta essa produce completano il quadro timbrico del tenore orgolese. Non piegandosi alle influenze musicali esterne il canto a "boche sèria" di Orgosolo ha conservato un proprio andamento che dà un'immagine di lentezza arcaica: un tempo dilatato che consente ai singoli cantori di esprimere estro e fantasia senza frettolose semplificazioni. Altra caratteristica tipica orgolese è rappresentata dalla macrostruttura dei canti a "boche 'e ballu" che, a differenza di quanto accade nelle tradizioni di altri paesi, è quasi sempre caratterizzata dall'alternanza nel canto tra solista ("sa boche") e coro ("tenore"), fatto che evidenzia la scansione del testo verbale consentendo la comprensione dello stesso. A costruire la fama del tenore di Orgosolo ha contribuito in modo determinante l'alta qualità delle "boches". La spiccata personalità dei cantori, la loro sensibilità poetica oltre che musicale, hanno permesso agli stessi di proporre sempre testi di alto contenuto poetico e di veicolarne il significato semantico. Mentre tutti gli altri "tenores" continuavano a cantare i testi più tradizionali, i "tenores" di Orgosolo proponevano ad esempio "tancas serradas a muru" un testo ottocentesco di carattere politico legato alla lotta contro la legge delle chiudende, oppure cantavano testi politici legati all'attualità ( come ad esempio la lotta di Pratobello) o riscoprivano i testi aspri e duri del poeta tonarese Peppinu Mereu. Il "tenore" di Orgosolo è apprezzato in tutta l'isola, anche (e soprattutto) dai cantori di altri paesi: è raro trovare, in un qualsiasi paese dove la tradizione è viva, un cantore a tenore che non abbia mai cantato "all'orgolese". Il canto a tenore di Orgosolo è stato studiato da diversi etnomusicologi e studiosi di tradizioni popolari, tra cui Diego Carpitella e Pietro Sassu. Molto ricca è la discografia dal momento che la tradizione di Orgosolo vanta il numero maggiore di incisioni e pubblicazioni (almeno sessanta supporti fino al 1996, stando all'Archivio Mario Cervo, Olbia) rispetto a tutti gli altri paesi. Per ascoltare dal vivo il tenore di Orgosolo basta recarsi in paese e soggiornarvi per alcuni giorni in qualunque periodo dell'anno, meglio in occasione della festa di ferragosto (S'Assunta). È anche possibile e molto probabile assistere ad un concerto di uno dei "tenores de palcu" orgolesi in una delle numerose feste paesane che si svolgono in estate in Sardegna.


Santu Lussurgiu canto a cuncordu
Aggius il coro del paese Cantu a Concordu

Canto a cuncordu

Come il canto a tenore, anche quello a cuncordu è di norma a quattro parti maschili, ciascuna delle quali viene eseguita da un solo cantore specializzato che secondo tradizione è membro di una confraternita laicale. Vi sono - o v'erano fino a poco tempo fa - delle eccezioni notevoli, costituite da repertori a cinque parti (come quello di Aggius) e a tre parti (a Bono), come pure l'esclusiva appartenenza a una confraternita oggi si verifica in pochi paesi - come Castelsardo e Santu Lussurgiu - mentre esistono diversi gruppi di cantori formati interamente da non confratelli. Comune al canto a tenore è la logica musicale basata sulla piena sonorità dell'accordo maggiore in posizione fondamentale (con analoga disposizione delle parti vocali), anche se il canto a cuncordu presenta sempre una maggiore ricchezza e varietà di combinazioni di accordi. Diversi sono invece l'impostazione delle voci (in particolare nel canto a cuncordu mancano i suoni gutturali) e il colore che risulta dalla loro combinazione, nonché l'impianto ritmico che nel canto a cuncordu è imperniato su note lunghe tenute i cui valori non hanno i rapporti di proporzionalità della musica d'arte occidentale (ossia senza che vi si possa individuare una scansione regolare). Significativamente differenti sono altresì gli scenari e le modalità dell'esecuzione. L'occasione principale del canto a cuncordu è costituita dai riti paraliturgici della Settimana Santa e in particolare dalle cerimonie del venerdì santo. Diversi da paese a paese, tali riti prevedono percorsi processionali e alcune azioni drammatiche - "s'incravamentu" (la crocefissione) e soprattutto "s'iscravamentu" (la deposizione) - che rappresentano i momenti principali della Passione. Ogni momento del rito prevede uno specifico brano a cuncordu: solitamente si tratta di versioni locali del Miserere e dello Stabat Mater. In tutti i casi, il canto qualifica gli spazi del sacro e determina i tempi dell'azione rituale, catalizzando l'attenzione dei partecipanti al rito e dando senso all'azione simbolica rappresentata. Le esecuzioni rituali del canto a cuncordu sono sempre regolate da precise norme e nulla viene lasciato al caso. Non si può cantare male, né sono permesse eccessive libertà rispetto ad una norma condivisa. I cantori propongono le proprie esecuzioni in una sorta di regime di delega collettiva: la loro esecuzione rappresenta l'intera comunità nel suo dialogo con il divino. I comportamenti musicali dei cantori incaricati delle esecuzioni rituali vengono pertanto attentamente vagliati dai partecipanti al rito e la loro performance viene giudicata fin nei particolari e oggetto di discussioni collettive nei giorni a seguire. Accanto ai brani destinati alla paraliturgia, parecchi repertori locali di canto a cuncordu comprendono le parti dell'Ordinarium Missae (Kyrie, Gloria, Agnus Dei, Sanctus e talvolta anche Credo) per l'accompagnamento delle messe solenni, vari canti per altre destinazioni rituali e devozionali dell'anno, nonché, nel caso di repertori propriamente confraternali, dei brani per i momenti principali della vita del sodalizio (il Te Deum per l'elezione del nuovo priore, l'ingresso dei novizi, eccetera) e specifiche versioni del Miserere per i riti funebri. Tutti i repertori di canto a cuncordu comprendono altresì brani con testi non religiosi e d'argomento profano che hanno tuttavia una struttura musicale del tutto simile a quella dei brani con testo religioso in latino. Tali brani non hanno solitamente una specifica destinazione contestuale e sono rivolti alle occasioni di ritrovo dei cantori, all'esecuzione durante gli numerosi spuntini e banchetti collettivi e i momenti dello stare insieme durante l'anno. Accanto a località dove la pratica del canto a cuncordu non ha avuto soluzione di continuità ed è documentata oramai da decenni (prime tra tutte Castelsardo e Santu Lussurgiu), ve ne sono altre in cui si è assistito (o si sta assistendo) ad una riscoperta della tradizione ad opera di gruppi di giovani, talvolta nell'ambito di una rinascita dell'istituzione confraternale.
Ecco alcune località dove, durante i riti della
Settimana Santa, è possibile ascoltare il canto a cuncordu: Castelsardo, Santu Lussurgiu, Cuglieri, Orosei, Aidomaggiore, Bonnannaro, Bortigali, Bosa, Nughedu San Nicolò, Galtellì, Ghilarza, Aggius, Irgoli, Sennariolo, Tempio Pausania.

 Nule, 15/5/1966. Festa all'ovile di Pepe Goddi. Francesco Scanu suona la chitarra mentre la compagnia aspetta la carne fuori casa

Canto a chitarra

Tradizionalmente connesso con le situazioni dell'intrattenimento collettivo, il canto a chitarra manifesta due distinti livelli esecutivi, uno amatoriale e uno specializzato. Il livello "amatoriale" è proprio delle occasioni di incontro collettivo (dalle riunioni serali fra amici al bar e nelle osterie, agli spuntini e feste private) ed è praticato da un numero indefinibile di uomini e donne (queste ultime nel caso di incontri nella sfera privato e familiare). Il livello specializzato è appannaggio di un ristretto insieme di cantori e suonatori (perlopiù uomini) professionisti o semiprofessionisti che ha il suo spazio primario nelle gare che si svolgono in "su palcu" durante delle feste di paese. In entrambi i livelli l'esecuzione prevede sempre un'alternanza fra più cantori sulla base di precise forme metriche e musicali. Nella pratica amatoriale non si ha mai un numero definito di cantori e tutti i partecipanti a un ritrovo possono, a turno, prendere parte al canto. Nelle gare, solitamente, sono tre o quattro i cantori ("sos cantadores") che si sfidano sulla base di un canovaccio melodico comune, ingaggiando complesse e assai raffinate performance vocali, in cui si mescolano virtuosismo ornamentale e ricercatezza nelle sfumature espressive, a beneficio di un vasto pubblico di appassionati ascoltatori ("sos amantiosos" o più normalmente tifosi) in grado di apprezzarle e valutarle. Ogni cantore professionista ha un proprio "traggiu", ossia un peculiare stile esecutivo. La forma metrico musicale alla base del canto a chitarra è il Canto in re ("Boghe in re"; spesso l'espressione definisce per metonimia il repertorio nel suo insieme), su versi ottonari e ritmo binario, che si caratterizza per l'andamento pacato e un'immediata cantabilità della melodia. Praticata da tutti i cantori, essa apre di norma le gare professionistiche in "su palcu". Altre forme piuttosto diffuse sono "Sa nuoresa", dall'andamento sostenuto in ritmo ternario, che nelle gare segue sempre il canto in re d'apertura, e "Sa corsicana", in ritmo pari, che parrebbe derivare dalla vicina Corsica, "Sos muttos" e "Sa disisperada". Altre forme sono normalmente riservate ai "cantadores" professionisti: è il caso del Mi e La, Si bemolle, Fa diesis, "Filugnana", "Gadduresa" e così via. L'accompagnamento della chitarra (propriamente di "chitarra sarda", la variante dalle dimensioni più grandi rispetto al normale strumento) oltre a garantire la base armonica al canto, si caratterizza (al livello professionistico soprattutto) per la varietà nelle tecniche d'arpeggio e per la realizzazione di ampie trame in contrappunto con il canto. Alla chitarra, dagli anni sessanta, si affianca (spesso nel livello amatoriale, quasi sempre in quello professionistico all'interno delle gare) la fisarmonica che sull'impianto armonico fissato dalla chitarra introduce elementi di brillante ornamentazione e brevi interludi fra gli interventi dei cantori. Il piccolo mondo del canto a chitarra logudorese coltiva un pantheon di nomi di grandi "cantadores" del passato, molti dei quali vengono ancora oggi ascoltati grazie alle numerose registrazioni sonore che hanno lasciato. Solo per citarne alcuni: Ciccheddu Mannoni, Leonardo Cabitza, Francesco Cubeddu, Serafino Murru, Francesco Falchi, Maria Teresa Cau, Luigino Cossu, Giuseppe Chelo, Tonino Canu e i vari chitarristi Adolfo Merella, Nicolino e Aldo Cabitza. Al giorno d'oggi, le sfide fra i cantori professionisti trovano spazio anche al di fuori dei contesti festivi e vengono trasmesse in diretta dalle radio e dalle televisioni, mentre nelle bancarelle si ritrovano in grande numero cassette e compact con incisioni dei singoli esecutori e delle grandi sfide fra i cantori più celebrati. Assistere ad una gara di canto a chitarra è normale in occasione di qualsiasi festa di paese. Fra le altre si possono segnalare quelle che annualmente si tengono a Bonnannaro, Ploaghe, Bonorva, Riola Sardo, e che richiamano numerosi appassionati. Da qualche tempo si organizzano manifestazioni in memoria di grandi "cantadores" del passato , per Serafino Murru a Zerfaliu e per Nicolino Cabitza a Codrongianos , che rappresentano occasioni per ascoltare esecuzioni di alto livello professionale. Un particolare rilievo hanno poi i concorsi, come il trentennale "Usignolo di Sardegna" che si svolge in estate (data variabile) ad Ozieri. Altri tipi di canto con accompagnamento di chitarra sono diffusi nel Sud dell'isola , il cosiddetto canto a "curba", il canto a "torrida" e il canto a "muttuttu", oggi quasi sempre a livello professionistico (o semiprofessionistico) e trovano spazio soprattutto all'interno della "cantada" campidanese.


Testi tratti dal sito della Regione Sardegna

Ozieri la cantautrice Maria Teresa Cau

Ozieri, la cantautrice Maria Teresa Cau
Nata nel 1944 e scomparsa nel 1977, Maria Teresa Cau si pone musicalmente in diretta continuità con l'interprete ozierese Maria Rosa Punzurudu. Le sue interpretazioni, incise principalmente per la "Vis Radio" lasciano sicuramente una traccia importante nella storia della musica sarda e ozierese.


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