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Olzai :: Olzai, affascinante paese della Barbagia, è circondato da fitti boschi di leccio e attraversato dal rio Bisine.

Località Sarde > Nuoro


Casa antica Olzai, Cortes Apertas, Autunno in Barbagia
Olzai, donna con abito tradizionale, Cortes apertas, Autunno in Barbagia, Provincia di Nuoro

Olzai
Olzai, affascinante paese della Barbagia, è circondato da fitti boschi di leccio e attraversato dal rio Bisine. Il paese ospita la chiesa di Santa Barbara, costruita nel XIII secolo, e antiche case in granito. Di grande interesse è "Su Mulinu Vezzu" considerato un vero e proprio gioiello dell'architettura pre-industriale. Degna di nota anche la casa museo del pittore e incisore Carmelo Floris, importante artista sardo del 1900.

Abitanti: 1.025
Superficie: kmq 69,80
Provincia: Nuoro
Municipio: corso Vittorio Emanuele, 25 - tel. 0784 55001
Cap: 08020
Guardia Medica: corso Vittorio Emanuele - tel. 0784 55263
Biblioteca: corso Vittorio Emanuele - tel. 0784 55001
Ufficio postale: via Guglielmo Marconi, 25 - tel. 0784 55121

Stemma di Olzai
Lavoratrice di asfodelo Olzai 1923.

Informazioni Turistiche e Curiosità su Olzai

Nel cuore della Barbagia, in provincia di Nuoro, si adagia il paese di Olzai, avvolto da una fitta corona di boschi di lecci dominati da un'aspra e imponente catena montuosa. In epoca medioevale Olzai faceva parte del giudicato di Arborea; nel 1410 passò al marchesato di Oristano per poi essere compreso nei domini degli Aragonesi a partire dal 1478, dopo la battaglia di Macomer. Antiche case in granito compongono l'abitato, gravitante intorno alla chiesa di Santa Barbara.
Il fascino di un borgo antico sospeso fra boschi e montagne. Le sue strade, nel periodo del Carnevale, fanno da scenario a vivaci sfilate che si snodano il mercoledì delle Ceneri e la domenica della Pentolaccia. Il territorio circostante è ricco di testimonianze archeologiche risalenti al periodo prenuragico e nuragico, in una zona di campagna irrorata dal fiume Taloro. Sul monte Gulana si trovano le rovine di un antico castello medievale mentre a poca distanza dal paese è possibile ammirare un menhir ed un dolmen. Merita particolare riguardo anche la tomba di giganti S'Ena 'e sa Vacca. Da visitare l'antico mulino ad acqua "Su Mulinu Vezzu", risalente al Settecento e tuttora funzionante. All'interno del paese spicca la chiesa di Santa Barbara, costruita nel XIV-XV secolo. Articolata in 3 navate, la chiesa ospita sull'altare maggiore il Retablo della Peste, dipinto nel XV secolo dal cosiddetto Maestro di Olzai, considerato da alcuni studiosi il capostipite della scuola pittorica sarda. Merita particolare riguardo la casa del pittore Carmelo Floris, situata nel rione di Sant'Anastasio. Appartenuta a don Sebastiano Melis, considerato uno degli ultimi "hidalgos" della Sardegna, passò in seguito per via ereditaria alla madre del pittore, che nelle stanze della grande casa trovò numerosi motivi di ispirazione, grazie anche agli splendidi paesaggi su cui questa si affaccia. Oggi l'edificio, acquistato dal Comune, è visitabile dal pubblico interessato a scoprire i segreti delle grandi case rurali. Il 27 giugno si celebra la festa del patrono del paese, San Giovanni Battista.

Appartato come è dalle principali vie di comunicazione, Olzai è un paese cui si arriva di proposito. Lo si scopre improvvisamente sotto la linea di displuvio, incastonato tra le ultime propaggini occidentali del Gennargentu e le alte colline che degradano verso la media valle del Tirso, definendo un anfiteatro naturale. Il comune appartiene alla provincia di Nuoro e alla regione storica della Barbagia di Ollolai. Al 1° gennaio 2007 erano registrati 964 residenti, confermando una progressiva tendenza allo spopolamento che ha portato dai 1884 abitanti del censimento del 1961 alla situazione attuale. Confina a nord con Sarule, a est con Ollolai, a sud con Teti, Austis, Nughedu S. Vittoria, a ovest con Sorradile e Sedilo, a nord-ovest con Ottana. Il centro abitato ha una altitudine media di 430 m s.l.m. Il territorio va dai 210 m al confine con Sedilo agli 800 al confine con Ollolai. L’estensione complessiva è di 69,85 kmq.



Casa Mesina Olzai.
Il canale Olzai


Storia di Olzai Olzai risale a tempi antichissimi, come dimostrano le numerose testimonianze archeologiche risalenti al periodo prenuragico e nuragico rinvenute nel territorio circostante. Sono stati riportati alla luce alcuni nuraghi: "Logulu" (detto anche Lochilo), "Andria mula", "Bumbas". A poca distanza dal paese è possibile ammirare un menhir ed un dolmen. In località "Sa tiria" sono stati rinvenuti reperti risalenti all'epoca romana come: tegole e ceramiche. Presso la chiesa campestre dell'Arcangelo Gabriele, sono stati trovati invece mattoni e altri materiali. Sul monte Gulana si trovano le rovine di un antico castello medievale, si ipotizza che sia stato costruito nel periodo bizantino come difesa del territorio dalle incursioni nemiche; nel Medioevo continuò ad essere utilizzato con le stesse finalità anche dai Giudici di Arborea. Nel XI secolo il paese fece parte del giudicato di Arborea (curatoria di Ollolai). Nel 1410 fu incluso nel territorio del marchesato di Oristano e in seguito, nel 1478, passò sotto la dominazione degli Aragonesi con la battaglia di Macomer. Dal 1604 al 1839 appartenne ai Tellez Giron d'Alcantara. Dal 1821 al 1848 fece parte della provincia di Nuoro. Nel 1859 fu incluso nella provincia di Sassari per poi passare nuovamente alla provincia di Nuoro nel 1927. L'antico centro storico di Olzai, sviluppatosi lungo le rive del "rio Bisine", si presenta tuttora ben conservato, con i suoi vicoli lastricati racchiusi da piccole casette in pietra granitica. Molto interessanti sono anche tre piccole chiese, la parrocchiale di San Giovanni Battista (patrono del paese) eretta nel XV secolo, la chiesa dedicata a Sant'Agostino e quella di Santa Barbara. Quest'ultima, edificata nel XIV-XV secolo, fu sede parrocchiale fino al 1738 e in seguito trasformata in oratorio per i confratelli della Santa Croce. Merita particolare riguardo la casa del pittore e incisore Carmelo Floris, importante artista sardo del 1900, situata nel rione di Sant'Anastasio. L'edificio, costruito certamente prima del 1700 e oggi completamente restaurato, è visitabile dal pubblico interessato a scoprire i segreti delle grandi case rurali. Le prime notizie del paese risalgono al Medioevo. Sono infatti presenti, nel 1388, alla firma del trattato di pace tra la casa d’Arborea e quella d’Aragona, il majore, quattro jurados e cinque habitatores de Oltai: una rappresentanza anche numericamente significativa che dimostra come il paese fosse legato da un rapporto privilegiato alla famiglia giudicale. È stato stimato che al 1688 avesse 569 abitanti. Sono stati censiti circa 17 nuraghi: alcuni, come Portoni, Andria Mula e Oritti, sono ancora discretamente conservati. Il monumento nuragico più noto è la Tomba di giganti di S’Ena ’e Sa Vacca, situato a ridosso della strada Olzai-Sedilo, km 17,4. Ha forma tombale absidata lunga 5,00 m, larga 3,20 con copertura costituita da un unico lastrone di 3,00 m per 2,50. Recenti scavi chiariscono l’impianto planimetrico del monumento sin qui classificato come dolmen o allée couverte, per la presenza della grande pietra piattabandata. I materiali rinvenuti consentono un inquadramento cronologico compreso nell’età del Bronzo medio quale forma arcaica di Tomba di giganti. Di fronte al monumento si conserva traccia dell’esedra dell’originario villaggio nuragico, compromessa dalla costruzione della strada. Gli insediamenti di Sedile e di Elei, quello di S’Ena ’e Sa Vacca, così come quello ancor più importante di Abini, sviluppatisi tutti sulla via del rio Bisine, presidiano il tracciato dell’antica via della transumanza che spiega la genesi del paese. Gli attuali confini amministrativi non devono infatti trarre in inganno. La ricerca del tempio perduto di Abini sta suggerendo che quel monumento apparteneva culturalmente più a Olzai, adagiato com’è sulle sponde del Bisine verso il Taloro, poi affluente del Tirso, piuttosto che a Teti, da cui è pressoché inaccessibile. I materiali provenienti dagli scavi di Elei, S’Ena ’e Sa Vacca, Sedile, sono dello stesso periodo di Abini piuttosto che di S’Urbale, sopra Teti, come la Soprintendenza archeologica va dimostrando. Di particolare interesse la chiesa in stile goticocatalano di Santa Barbara. Costruita nel Trecento, a tre navate, conserva il famoso Retablo della Peste, tempera su tavola con fondo d’oro: vi sono raffigurati dei santi che fanno da coro alla figura di Maria che allatta il Bambino, alla crocifissione, alla resurrezione e ad altre scene dalla vita del Cristo. Si ritiene che l’opera sia stata commissionata, come ex voto, dopo l’epidemia della peste del 1477. Opera di un autore anonimo indicato come il “Maestro di Olzai”, forse il capostipite dei Cavaro, pittori cagliaritani in Stampace, tra i maggiori esponenti della pittura in Sardegna. Negli ultimi anni è stato restaurato e reso funzionante un antico mulino ad acqua, Su mulinu vetzu, il più imponente dei sette che a fine Ottocento venivano utilizzati per macinare il grano e l’orzo, prodotti in abbondanza. La struttura, in cantonetti di granito, si sviluppa su due alti muri di 15 metri che accolgono la grande ruota in legno mossa dall’acqua che trasmette forza necessaria a una tradizionale pietra per la molitura. È un notevole esempio di architettura pre-industriale per l’utilizzazione dell’energia idraulica. Altro monumento caratteristico è l’Arginamento, prima grande opera di infrastrutturazione primaria di un paese del centro Sardegna, così imponente da caratterizzarne definitivamente l’impianto architettonico e paesaggistico. Fu costruito nel 1921, lungo l’attraversamento del rio Bisine per prevenire le piene invernali e l’accumulo dei rifiuti. L’imponente opera fu realizzata in granito a vista, tagliando in due il paese da est a ovest. Nel territorio, presso Benzone, è presente il terzo sbarramento del Taloro con relativo laghetto artificiale utilizzato per la produzione dell’energia elettrica ma anche per il rifornimento del sistema industriale della media valle del Tirso.

Tradizioni di Olzai In occasione della festa di Sant'Antonio Abate, il giorno della vigilia, è tradizione fare "Su pinnettu de Sant'Antoni" (il falò). In passato i preparativi erano affidati al priore, incaricato dal prete per allestire un particolare falò, "Su pinnettu eris", fatto con un tronco d'albero molto alto decorato con frasche e piccoli tronchi. Un altro momento molto caratteristico era "Sa promitta": ogni anno alcune persone facevano la promessa a Sant'Antonio portando in chiesa "Su cohone cun sappa" che, dopo la benedizione, veniva diviso in tredici parti e distribuito ad altrettante persone che avevano il nome Antonio. Durante la festa venivano offerti anche altri dolci fatti in casa ("Sos druhes eris") come "Su pistiddu", "Papassinu" e "Panettone". Il costume locale, abbandonato in omaggio alla vantata modernità ottocentesca, è stato recentemente riproposto sulla base di modelli d’epoca, fotografie ed analitiche descrizioni. Oltre a Francesco Antonio Boi, Pietro Meloni Satta e Carmelo Floris Olzai è patria di tanti personaggi illustri, tra cui il deputato Francesco Dore i suoi figli, Antonio, Giampietro Maria Giovanna (madre Peppina Dore benedettina), Grazia e Raffaela. È stata patria elettiva del poeta satirico Diego Mele. Particolare importanza ha avuto la famiglia Mesina-Cardia: Tito Livio Mesina è stato sottosegretario di Stato negli anni Venti. Salvatore Ladu, ultimo segretario della DC in Sardegna, è stato sottosegretario nel primo governo Prodi. La principale festa religiosa è quella di Santa Barbara, che si svolge a fine agosto. Si festeggia solennemente Sant’Antonio Abate con il rito del fuoco dei pinnèttos nei vari rioni e il Carnevale con alcune maschere recenti, Maimònes e Juvànne Martissero. Più interessante quella de Su Murronàrzu, che originariamente, in assenza di maschera lignea, pare fosse costituita dal muso del maiale essiccato e tenuto intorno al viso con un legaccio di pelle. Nel Mercoledì delle Ceneri tengono banco Sos intìntos. Sino a pochi anni fa veniva celebrato un rito beneaugurante, Sa terra rùbia, creando casualmente e giocosamente coppie tra celibi e nubili di qualsiasi età proprio allo scoccare del nuovo anno. Si pensava che Sa terra rùbia favorisse le unioni e portasse prosperità. Vi è traccia di riti analoghi a Bolotana, Ollolai e Ozieri. L’ultima edizione fu promossa dall’Amministrazione comunale nel 1995.
Territorio di Olzai Il territorio del piccolo Comune di Olzai è situato in un'affascinante vallata ad un'altitudine di 474 metri sul livello del mare, bagnato dal fiume Taloro lungo il confine con Teti e Austis. E' circondato da splendidi boschi di leccio che si sviluppano sui monti circostanti denominati S'ispiliu, Eliai, San Sebastiano, Nodu Gosolodine e San Basilio. Nella suggestiva località di "Bisine" sorge "Su Mulinu Vezzu", l'antico mulino ad acqua del 1800, appartenente alla famiglia dei Cardia-Mesina. La sua imponente struttura in granito, unica in Sardegna, è stata restaurata di recente, questo le ha restituito il suo antico splendore. Considerato un vero e proprio gioiello dell'architettura pre-industriale, il vecchio mulino racconta l'antica storia di Olzai. Il Comune fa parte della IX Comunità Montana del Nuorese. Il paese è attraversato per tutta la sua lunghezza dal rio Bisine, affluente di destra del fiume Taloro che a sua volta segna i confini meridionali con Teti. La posizione naturale lo ripara fortemente dai venti ma lo penalizza nei mesi estivi. Si collega, con una bretella, alla direttrice Ottana-Sarule e da essa alla SS 131 bis. Poco frequentata la strada “Badu ’e Orane” per la SS 128. Funzionale, nei mesi invernali, quella per il Mandrolisai attraverso Teti. La particolare forma allungata del territorio spiega anche la funzione del paese, che sin dall’insediamento dei primi nuclei abitativi favoriva il collegamento tra le regioni interne e il Campidano. L’agro ha una precisa caratterizzazione paesaggistica per la prevalenza di rocce granitoidi che ne informano l’orografia. Il territorio si estende sino alle porte dei comuni di Sorradile e Sedilo, nella bassa piana del Tirso. 60 ettari meridionali sono interessati dall’invaso del lago Omodeo.
Economia di Olzai Grande apporto all'economia del territorio è dato dalle aziende operanti nel settore dell'allevamento ovino, oggi alcune divenute tra le più innovative in Sardegna. Visitando le antiche case con i loro cortili (le cortes), si possono assaporare i tipici prodotti dell'economia agropastorale del territorio, dalla pasta ai dolci, dai formaggi al miele. Il caratteristico centro è noto anche per l'artigianato dei canestri.

Panorama del paese di Olzai

Tomba di giganti di S'Ena 'e sa Vacca
Come arrivare Da Sedilo si prende la SS 537 Sedilo-Olzai. Quattro chilometri dopo aver passato il cavalcavia sopra la SS 131, al km 17,4, parcheggiare e dirigersi verso il lato destro della strada, camminando sino alla scarpata. Il monumento sorge sul bordo di un dirupo, nelle campagne di Olzai, centro della Barbagia di Ollolai, nella Sardegna centrale.
Descrizione La tomba di giganti di S'Ena 'e Sa Vacca è particolarmente interessante per alcune caratteristiche architettoniche che in passato hanno indotto gli studiosi a considerarla una struttura dolmenica. La sepoltura è costituita da un corpo tombale absidato (lungh. m 5,00; largh. m 3,20) – del quale residua solamente un filare di blocchi sbozzati - che racchiude una camera funeraria rettangolare (lungh. m 3,80; largh. m 0,80; alt. m 1,00). Il vano è accessibile mediante un angusto ingresso (prof. m 0,60; largh. m 0,50; alt. m 1,00) delimitato da due blocchi. Le pareti della camera funeraria sono costituite da un basamento di ortostati - ben lavorati sulla superficie a vista - sui quali poggiano filari di massi disposti in leggero aggetto, funzionali a regolarizzare il piano di posa della copertura a piattabanda. Quest'ultima è costituita da un unico grande lastrone poligonale (lungh. m 3,00; largh. m 2,50; spess. m 0,35). Un paramento murario realizzato nella massa del corpo tombale in parallelo alle pareti della camera funeraria doveva rinforzare le strutture di quest'ultima. Sulla fronte del corpo tombale si conserva ancora traccia dell'emiciclo dell'esedra (arco residuo m 4,00): tre blocchi dell'ala sinistra e un masso dell'ala destra.
La specialità di questa sepoltura è data dal grande lastrone di copertura, privo di qualsiasi rifinitura, che, ricoprendo per intero il vano tombale, conferisce al monumento l'aspetto di un dolmen allungato o "allée couverte". Il lastrone è però sorretto da un'opera muraria a filari tipica delle tombe di giganti di fase evoluta, caratterizzate dalla scomparsa della stele centinata. Esso, inoltre, si mostra sproporzionato rispetto alle dimensioni del vano tombale, mentre nelle strutture dolmeniche le dimensioni della copertura e quelle della camera funeraria sono coincidenti. Riassumendo, le caratteristiche del corpo tombale, la presenza dell'esedra e l'opera muraria a filari della camera funeraria, sono tutti elementi che portano a considerare il monumento di S'Ena 'e Sa Vacca una tomba di giganti nuragica. Più arduo risulta giustificare la presenza di una copertura caratteristica di una differente tipologia tombale, espressione di un'altra epoca e di un'altra cultura. Probabilmente, ad un certo punto, la tomba di giganti "a filari" di S'Ena 'e sa Vacca subì dei danni e fu riedificata utilizzando come copertura il lastrone di un dolmen che sorgeva, forse, poco lontano. La sepoltura è databile al Bronzo medio, Bronzo recente.


Panoramica del Mulino di Olzai.
Prospetto Mulino di Olzai.
Canaletta Mulino di Olzai.

Il mulino di Olzai
Come arrivare Si lascia la SS 131 dir all'altezza di Ottana, seguendo le indicazioni per Olzai. Il mulino si raggiunge dall'abitato. Il mulino ad acqua, chiamato "Su Mulinu Vezzu" si trova nella parte alta del paese, particolarmente suggestiva anche per la folta vegetazione. È strettamente legato all'economia di un tempo, quando il paese era tra i più attivi dell'isola quanto a produzione del grano e lavorazione dei suoi derivati.
Descrizione Il mulino risale al Settecento ed è stato restaurato e reso nuovamente funzionante tanto da permetterne l'uso tuttora. È una costruzione realizzata con pietra a vista e si sviluppa in due parti complementari: a d due alti muri contengono la grande ruota ad acqua che con la sua forza motrice mette in azione la pietra necessaria alla molitura. Sopra di essa, incassata nella pietra, è presente una canaletta che raccoglie l'acqua. A fianco si colloca il fabbricato del mulino vero e proprio con una facciata uniforme e interrotta soltanto da due piccole finestre. All'interno, pavimentato in pietra, sono visibili gli ingranaggi in legno che ricevendo la forza motrice dell'acqua mettono in movimento il meccanismo che permette alla grande mola di pietra di macinare il grano. Oggetti e strumenti tipici della macinazione sono esposti nei vari ambienti.

Storia: l'alluvione del 1921 e l'arginamento nel Rio Bisine del 1926
Sino alla fine dell'800, gli olzaesi sfruttarono sapientemente le acque del Rio Bisine che discendono dalle montagne di Ollolai e, favoriti dal clima temperato della vallata, coltivarono uno splendido giardino circondato da boschi secolari. Ma a quei tempi funestava la malaria e i medici di Olzai si adoperarono per il risanamento igienico dell'abitato. Nel 1909 il Consiglio Comunale approvò un progetto per la bonifica delle acque palustri, ma gli elaborati tecnici vennero inspiegabilmente smarriti e ricompilati nel 1914. Sei anni dopo iniziarono i lavori di costruzione di un canale artificiale con fondazioni in granito e due murature laterali in cemento. Ma il pomeriggio del 10 settembre 1921, mentre l'impresa Nieddu di Orani stava completando i lavori di copertura dell'argine, improvvisamente si scatenò un furioso uragano e il Rio Bisine si gonfiò paurosamente travolgendo quanto incontrava sul suo corso. Il terribile nubifragio distrusse il cantiere dell'arginamento e tutte le coltivazioni. Dei mulini idraulici non rimase alcuna traccia e l'humus dell'intera vallata fu asportato sino alla nuda roccia. L'impeto della corrente devastò interi rioni, rase al suolo cinque abitazioni, allagando i magazzini di grano e orzo. L'acqua penetrò con violenza sino al secondo piano di una casa e ricoprì di fanghiglia la camera da letto. L'alluvione distrusse S'Iscala (l'antica mulattiera Olzai-Ollolai) e trascinò a valle enormi blocchi di granito insieme al ponte della piazza Su Nodu Mannu (Su ponte 'e Serrone). L'inondazione si elevò fino al cimitero vecchio, abbatté il muro del recinto sacro, numerose croci e lapidi. Le decine di tombe scoperchiate offrirono uno spettacolo agghiacciante. Benché le operazioni di salvataggio delle persone risultassero difficilissime, non ci fu nessuna vittima ma i fulmini fecero strage di animali domestici e di greggi. Per avere un'idea della tempesta basta ricordare che, in due ore, il pluviometro della casa Marchi registrò 25 litri di acqua, cioè molto più di quanto non ne venne giù tutto l'anno che pure era stato abbondante di piogge. Il giorno dopo arrivarono i primi soccorritori, muniti di una grande tendopoli destinata ad accogliere 120 persone. Non fu necessario montarla perché le numerose famiglie senza tetto erano già ospiti dei loro parenti. Giunsero anche le autorità e trovarono la popolazione già all'opera di ricostruzione delle passerelle sul Rio Bisine. Il dottor Efisio Mesina costituì un 'comitato di soccorso' e la notizia dell'alluvione rimbalzò sino a Roma. Il nubifragio mise in ginocchio la già poverissima popolazione olzaese e mandò in crisi le finanze del Comune. Fu così che Su ponte 'e Susu venne ricostruito con le offerte e lavoro di alcuni volontari. Olzai invocò la solidarietà nazionale tramite i suoi concittadini più illustri, come l'avvocato Tito Livio Mesina, all'epoca Direttore Capo di Divisione del Ministero dei Lavori Pubblici e futuro Consigliere di Stato. La voce degli olzaesi arrivò sino al Parlamento e, un anno dopo, il Re Vittorio Emanuele III promulgò una legge con la quale vennero adottati provvedimenti straordinari a sollievo dei danni subiti dai Comuni di Olzai, Gavoi e Ollolai. Ma i contributi maggiori arrivarono al municipio di Olzai che poté così costruire il nuovo argine, costato 1.200.000 lire e ben più solido del precedente.

Giangavino Murgia
(presidente associazione Kérylos) - Dal quotidiano ''L'Unione Sarda'', 26 marzo 1996


Ritratto di Zio Francesco Antonio Marchi opera di Carmelo Floris.jpg
Ragazzo opera di Carmelo Floris



La casa di Carmelo Floris è stata acquistata dal Comune di Olzai nel 1999 dalla vedova dell'artista per creare un museo intitolato all'insigne pittore e incisore olzaese. Nel Settecento l'edificio situato nello storico rione ''S'Umbrosu'' apparteneva al nobile don Sebastiano Melis e rappresenta ancora oggi un'importante testimonianza delle case padronali tipiche del florido passato comunitario. Ereditata dalla madre dell'artista, l'abitazione era famosa per l'ospitalità: ''La mia casa ha quattro porte e sono sempre aperte'' ripeteva sempre Carmelo Floris. Dopo i lavori di restauro, il museo è stato inaugurato nel dicembre 2003 e accoglie oggi alcune opere significative dell'artista, arredi originali, documenti e immagini fotografiche del pittore e della sua famiglia. Il fabbricato è posto su tre livelli, dispone di un cortile, un giardino e vari ambienti: al piano terra l'ingresso dalla via Sant'Anastasio, l'andito, la reception del museo e un altro locale espositivo ricavati dai vecchi magazzini; un locale per la panificazione, con su ''foghile'' al centro, il camino e il tipico forno per il ''pane carasau''; nel primo piano si trova la cucina con caminetto; la stanza da letto della madre del pittore; l'ampio soggiorno e un'altra stanza di passaggio con scala e soppalco in legno; la camera matrimoniale del pittore con annessa toilette con caldaia a legna per la produzione di acqua calda. Attraverso una scaletta, si raggiunge il luminoso studio del pittore con ampi finestroni verso la montagna di Urriai e la vallata con il Monte Gulana e, nell'altro versante, un ampio panorama del centro storico di Olzai. All'interno, sono conservati l'antico torchio per la stampa delle xilografie, la radio a valvole Siemens, pennelli, gessetti e tavolozze, il banchetto da falegname per costruire le cornici, un piccolo forno per le ceramiche, manichini, arnesi e utensili vari lasciati nel creativo disordine in cui si trovava al momento della sua morte. In questo studio Carmelo Floris trascorse gran parte della sua vita, lavorando nella quiete della Barbagia e traendo una continua ispirazione dal fatato paesaggio olzaese.


Per informazioni e visite guidate nel museo: tel. 348.609.47.27
Email: museocarmelofloris@gmail.com

I funerali di Ziu Bore opera di Carmelo Floris.

LA PINACOTECA COMUNALE CARMELO FLORIS

Il 20 marzo 1987 il Consiglio Comunale istituisce la ''Pinacoteca Comunale Carmelo Floris'', per onorare la figura del grande Maestro e raccogliere le opere donate dagli artisti partecipanti alle prime due edizioni della ''Tre giorni di pittura'' (1982 e 1985): una manifestazione ideata dall'associazione culturale Grazia Dore nell'ambito della ''Sagra della Satira'', con la direzione artistica del professor Enrico Piras, pittore olzaese e allievo del Floris.
Il 28 agosto 1988, la pinacoteca venne inaugurata nei locali dell'ex Asilo Infantile San Vincenzo alla presenza dei più famosi esponenti dell'arte figurativa isolana contemporanea che avevano donato le prime trentanove opere all'Amministrazione comunale.
Nel 1991, in occasione del ''Centenario della nascita di Carmelo Floris'', la Giunta Comunale decide di acquistare il ''Ritratto di bimbo'' e nella pinacoteca viene esposta la prima opera originale di Carmelo Floris.
In occasione del convegno di studi e inaugurazione della Mostra Retrospettiva del 10 novembre 1991, la signora Maria Porcu, vedova del Floris, donava la tela ''Sagra campestre'' e altre undici stampe.
Nello stesso anno, la galleria comunale si arricchisce con la preziosa collezione ''Olzai nelle incisioni di Enrico Piras'' e altre opere di Stanis Dessy, Salvatore Pirisi, Liliana Canu e Luigi Pinna donate dal professor Piras e ora esposte nei locali del Municipio.
Nel 2003, in occasione dell'inaugurazione del ''Museo Carmelo Floris'', l'intera collezione della pinacoteca viene trasferita nella casa del pittore sino al 2009 insieme ad altre quaranta opere donate dai pittori partecipanti alla terza e quarta edizione della ''Tre giorni di pittura''(2003 e 2005).
Nel 2007 e 2008 il Comune di Olzai acquista altre opere originali di Carmelo Floris (tre dipinti a olio, due xilografie e un'acquaforte), mentre il signor Giancarlo Fantoni di Oristano dona il ''Ritratto di vecchio in costume''.
Nel mese di ottobre 2009 il professor Enrico Piras ha donato ventidue dipinti a olio con scorci e paesaggi di Olzai esposti permanentemente nella sala del Consiglio comunale.
Nel 2010 il Comune di Olzai acquista la grande lunetta sopraporta ''Alla fonte'', uno dei più famosi capolavori del Floris; la collezione della pinacoteca ritorna nei locali dell'ex Asilo Infantile, mentre le opere originali di Carmelo Floris rimangono esposte permanentemente nella casa museo di via Sant'Anastasio.
Grazie all'impegno e sensibilità per l'arte e la cultura degli amministratori comunali, alla generosità dei pittori contemporanei e principalmente del professor Enrico Piras, oggi il Comune di Olzai può vantare un patrimonio artistico di oltre 250 opere.
CATALOGHI: il 3 dicembre 2011, l'Amministrazione Comunale ha presentato il primo catalogo della Pinacoteca Comunale interamente dedicato alla collezione ''Olzai nelle incisioni di Enrico Piras''.



Elenco degli artisti presenti nella collezione comunale

Giulio Albergoni, Antonio Amore, Francesco Argiolu, Gino Bacchiddu, Massimo Bacci, Grazia Bardi Lunesu, Francesco Becciu, Gian Mario Bordicchia, Franco Bussu, Graziano Cadalanu, Vittorio Calvi, G. Battista Camedda, Liliana Cano, Franco Carenti, Gianni Casule, Gigi Cau, Tino Columbu, Gianni Coronas, Antonio Corriga (1923-2011), Antonio Debidda, Antonio Delitala, Mario Delitala (1887-1990), Stanis Dessy (1900-1986), Salvatore Fara, Luca Galletti, Mario Gaspa, Guido Guidi, Antonio Ledda, Antioco Lostia, Dario Madarese, Pietro Antonio Manca (1892-1975), Lina Mannu, Lido Marchetti, Filippo Martinez, Manlio Masu, Valerio Mazzanti, Edimo Mura (1933-2008), Costantino Nivola (1911-1988), Pietro Nuvoli ( ……./ …….), Augusto Oppo, Primo Pantoli, Stefano Paolicchi, Giovanni Maria Pelleu (1915-1995), Costantino Pes, Luigi Pinna, Vincenzo Pinna, Enrico Piras, Salvatore Pirisi (1927-1990), Giorgio Princivalle (1925-1989), Mauro Putzolu, Pia Ruggiu, Tonino Ruiu (1923-2006), Alberto Sanna, Giovanni Sanna, Alberto Scalas, P. Solinas, Aline Spada, Ettore Spada, Turi Spada, Ausonio Tanda (1925-1988), Enzo Tanda, Sisinnio Usai, Mario Zedda.

Cortes Apertas a Olzai 21 22 23 novembre 2014, Autunno in Barbagia 2014 a Olzai
Cartina Cortes Apertas a Olzai 21 22 23 novembre 2014, Autunno in Barbagia 2014 a Olzai

Cortes Apertas a Olzai
21 22 23 novembre
2014


VENERDÌ 21 NOVEMBRE 2014
Ore 15,00 - piazza “Su Nodu Mannu”
apertura delle Cortes, punto informazioni e accoglienza.
Ore 15,30 - presentazione del libro di Grazia Dore
“Villaggio” e altri racconti.

SABATO 22 NOVEMBRE 2014
Lavorazione e degustazione dei pani tipici di Olzai (Su pane fresa e pane modde) negli antichi forni del paese.
Ore 10,00 - cerimonia di premiazione degli artisti della 2° biennale dell’incisione italiana presso salone casa Mesina.
Nell’antico mulino idraulico nel Rio Bisine: tecniche ed esempi di molitura del grano “Capelli” coltivato nei campi di Olzai .
Nell’antica sede della Società di Mutuo Soccorso del Bestiame di Olzai, in piazza Sant’Antonio: lavorazione dell’asfodelo ed esposizione di antichi manufatti di uso comune della tradizione contadina, a cura della Pro Loco Bisine.
Apertura dei punti di ristoro dislocati in diverse Cortes nel centro storico con somministrazione di prodotti e piatti tipici locali.
Dalle ore 15,00 - animazione nel centro storico con l’esibizione degli allievi del corso di organetto della scuola civica di musica dell’Unione dei Comuni Barbagia.

DOMENICA 23 NOVEMBRE 2014
Lavorazione e degustazione dei pani tipici di Olzai (Su pane fresa e pane modde) negli antichi forni del paese.
Nell’antico mulino idraulico nel Rio Bisine: tecniche ed esempi di molitura del grano “Capelli” coltivato nei campi di Olzai.
Nell’antica sede della Società di Mutuo Soccorso del Bestiame di Olzai, in piazza Sant’Antonio: lavorazione
dell’asfodelo ed esposizione di antichi manufatti di uso comune della tradizione contadina, a cura della Pro Loco Bisine.
Apertura dei punti di ristoro dislocati in diverse cortes nel centro storico con somministrazione di prodotti e piatti tipici locali.
Dalle ore 15,00 - animazione nel centro storico con l’esibizione degli allievi del corso di organetto della scuola civica di musica dell’Unione dei Comuni Barbagia, del Coro polifonico di Olzai.


Da visitare
Casa Mesina: Mostra 1° Biennale dell’Incisione Italiana Carmelo Floris, con quaranta opere realizzate da
maestri dell’arte incisoria italiana.
Retablo della Pestilenza (XV sec.), chiesa Santa Barbara.
Retablo (XV sec.), chiesa Sant’Anastasio.
Chiesa parrocchiale di San Giovanni (XVII sec.)
Antico mulino idraulico nel Rio Bisine, con dimostrazione della molitura del grano “Capelli” coltivato nel territorio di Olzai.
Casa Museo Carmelo Floris - via Sant’Anastasio.
Pinacoteca Carmelo Floris - piazza San Giovanni.
Sala Consiglio comunale - “Omaggio a Olzai”, dipinti a olio di Enrico Piras.
“Sa domo de dottor Franziscu Dore” - via Regina Margherita, con visite guidate nella casa dell’onorevole Francesco Dore, a cura di Lorenzo Dore.
Mostra delle “Medaglie Sacre dal 1600 al 1900”, a cura di Enrico Piras.

Per tutta la durata della manifestazione, un trenino percorrerà le vie del centro storico agevolando gli spostamenti dei visitatori .
*Servizio navetta per visita all’antico mulino ad acqua.


Organizzazione

Comune di Olzai
tel. 0784 55001, fax. 0784 55170,
web: www.comune.olzai.nu.it
email: comuneolzai@tiscali.it
Collaborazione organizzativa
Pro Loco Bisine Olzai e associazioni locali
Informazioni turistiche
Pro Loco Bisine Olzai
tel. 0784 55074, cell. 346 3146374
email: proloco.olzai@tiscali.it

Per visite guidate
Casa Museo Carmelo Floris e Pinacoteca Comunale “Carmelo Floris”
Società Su ‘Antaru snc tel. 348 6094727
email: museocarmelofloris@gmail.com

Dove dormire
“B&B I Limoni” di Barbara Azuni, via Cavour 10 tel. 0784 55290, 349 00889472
“B&B Quattro G” di Giuseppe Saccu, corso V. Emanuele 29 tel. 0784 559030, cell. 338 7609117
“B&B Da Peppina” di Giuseppina Atzori, via Atzuni 8 tel. 0784 55109
“B&B Sole e Luna” di Melis Gabriella, via Pietro Meloni Satta 6, cell. 349 1590310
email: mariagabriellamelis72@gmail.com

Dove mangiare
Agriturismo “Agritur Olzai - Su Pinnettu”, loc. Badu ‘e Carru cell. 368 3655668
“Bar Pizzeria Gardenia” di Franco Noli, via Taloro tel. 0784 55356, cell. 346 2438260
Punto di ristoro ambulante di Maria Giovanna Sechi
Paninoteca e bibite, tel. 340 2517161





* Se prenoti avvisa che arrivi dal Portale "leviedellasardegna.eu".

Autunno in Barbagia: Olzai Cortes Apertas 13 14  15 dicembre 2013
La vetrina delle Aziende Sarde

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